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Medici indagati a Ravenna, chiesta la sospensione
Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria e nella propaganda mediatica che coinvolge alcuni medici di Ravenna finiti sotto indagine per non aver certificato l’idoneità sanitaria al trattenimento di alcune persone straniere destinate ai Centri di Permanenza per il rimpatrio (CPR). Secondo quanto emerso negli ultimi giorni dalla stampa, oltre alle indagini e alle perquisizioni già rese note, la procura avrebbe chiesto anche la sospensione cautelare dall’esercizio della professione per un anno nei confronti dei sanitari coinvolti. La misura interdittiva, che si aggiungerebbe agli accertamenti investigativi già in corso – comprese intercettazioni ambientali date in pasto ai media – riguarda l’attività di quei medici che avevano certificato l’incompatibilità delle persone di essere trattenute nei CPR. La vicenda, fin dal primo momento, ha suscitato la reazione di associazioni e realtà che si occupano di diritti delle persone migranti e di salute nei contesti di frontiera, con una raccolta firme online tuttora in corso (“La cura non è reato”) e con un partecipato presidio-flash mob che si era svolto il 16 febbraio davanti all’ospedale Santa Maria delle Croci. Notizie/CPR, Hotspot, CPA MEDICI SOTTO INDAGINE A RAVENNA PER LE NON IDONEITÀ AI CPR. L’APPELLO: «LA CURA NON È UN REATO» In corso un attacco all'autonomia medica, la risposta degli Ordini dei Medici e della Fnomceo Redazione 14 Febbraio 2026 In un comunicato diffuso giovedì, la Rete Mai più lager – No ai CPR evidenzia come questa nuova “caccia alle streghe” rischia nella realtà di incidere sull’autonomia professionale dei medici. Secondo la Rete, i provvedimenti richiesti dalla magistratura rischiano di avere effetti che vanno oltre la singola indagine. «Se la libera valutazione clinica della compatibilità con la detenzione amministrativa diventa oggetto non solo di indagini, ma anche di pesanti provvedimenti cautelari interdittivi», si legge nel comunicato, «ciò determina inevitabilmente un fortissimo condizionamento che rischia di compromettere l’indipendenza di chi opera in quei contesti». L’allarme riguarda soprattutto il clima che potrebbe crearsi tra i professionisti chiamati a valutare le condizioni di salute delle persone destinate alla detenzione amministrativa. «Il rischio è che il timore di ingiuste conseguenze personali e professionali finisca per condizionare l’autonomia diagnostica», scrive la rete, sottolineando che «il medico risponde solo alla coscienza e alla salute del paziente». Nel testo si richiama anche la campagna per fare luce sulle condizioni della detenzione amministrativa nei CPR, promossa negli ultimi anni da associazioni e operatori sanitari che lavorano nei contesti migratori. Il punto centrale, spiegano, è che certificare l’incompatibilità con la detenzione amministrativa è un atto clinico e non politico. Del resto, è lo stesso governo che con la circolare del 20 gennaio 2026 del Ministero dell’Interno spinge affinché la visita medica di idoneità venga effettuata solo dopo l’ingresso della persona nel CPR. Comunicati stampa e appelli/CPR, Hotspot, CPA LA SALUTE NON È UNA VARIABILE DELL’ORDINE PUBBLICO Appello dei professionisti della salute per la tutela delle persone migranti, in risposta alla Circolare del Ministero dell’Interno del 20/01/2026 28 Gennaio 2026 «Sospendere un medico dalla professione perché ha rilevato l’incompatibilità di una persona con la detenzione amministrativa è un paradosso pericoloso quanto illegittimo», afferma la Rete. «Non si può “sospendere” la tutela della salute in nome di una gestione securitaria delle frontiere». Secondo gli attivisti e i professionisti coinvolti nella campagna, provvedimenti di questo tipo rischiano di produrre un effetto di medicina difensiva nei luoghi più delicati del sistema migratorio. «Questi provvedimenti finiscono per creare un clima di paura, spingendo i clinici verso una medicina difensiva che ignora la sofferenza e la cura della persona». La presa di posizione collega inoltre la vicenda di Ravenna a una critica più ampia del sistema dei CPR. «La detenzione amministrativa è intrinsecamente patogena», afferma il comunicato, in quanto l’isolamento, l’incertezza e la privazione della libertà senza reato «producono attivamente malattia mentale e fisica». Un giudizio che trova riscontro anche in studi e posizioni istituzionali. Viene citato anche il recente materiale informativo diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e alcune pronunce del Consiglio di Stato che hanno messo in discussione l’adeguatezza delle condizioni sanitarie nei centri. Per questo, sostiene la Rete, quando un medico certifica l’incompatibilità con la detenzione «non sta compiendo un atto ideologico», ma «una diagnosi basata su evidenze scientifiche». «La tutela della vita e della dignità umana non può essere messa sotto inchiesta», conclude la Rete Mai più lager – No ai CPR, avvertendo che la posta in gioco va oltre il singolo procedimento giudiziario: «Se certificare la verità clinica diventa un rischio professionale, è l’intera tenuta democratica del nostro sistema sanitario a essere in pericolo».
L’idea di Meloni: i migranti fuori dalla razza umana
Link al rapporto del «Tavolo asilo e Immigrazione». Articoli di Franco Astengo e di Maurizio Fantoni Minnella. Sul caso Ippocrate-Ravenna tre testi rabbiosi di Vito Totire e un appello in solidarietà con i medici “sotto inquisizione”. Notizie da Verona (con un video-choc diffuso da Ilaria Cucchi) e dalla nave Humanity 1.   CPR d’Italia: istituzioni totali Il report del Tavolo
February 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Medici sotto indagine a Ravenna per le non idoneità ai CPR. L’appello: “La cura non è un reato”
Perquisizioni, personale medico posto sotto indagine e già esposto alla gogna politica e mediatica della destra per aver espresso un parere di incompatibilità sanitaria al trattenimento nei CPR. Succede a Ravenna, dove il reparto di Malattie infettive dell’ospedale cittadino è stato perquisito per l’intera giornata del 12 febbraio. Sono sei, al momento, i medici indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Ravenna, che – secondo quanto riporta l’Ansa – è inerente ai certificati di idoneità sanitaria necessari per il trattenimento delle persone straniere prive di titolo di soggiorno nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR). L’obiettivo degli inquirenti – prosegue l’agenzia di stampa – è verificare se le attestazioni di non idoneità al trattenimento, e quindi ad un possibile rimpatrio, fossero incomplete o del tutto arbitrarie.  Una contestazione che ha immediatamente sollevato una reazione compatta degli Ordini dei medici e della Federazione nazionale, che parlano di un attacco all’autonomia dell’atto medico e alla sua funzione esclusivamente clinica. LA PETIZIONE: “LA CURA NON È UN REATO” Per sollecitare una presa di posizione generale, è stata immediatamente lanciata una petizione online su Change.org dal titolo «Appello urgente: la cura non è un reato», indirizzata ai Presidenti degli Ordini dei Medici, alla Fnomceo, al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, alle società scientifiche e all’opinione pubblica. Nel testo si parla di «punto di rottura inaccettabile tra l’esercizio della medicina e le logiche di pubblica sicurezza» dopo la perquisizione prima dell’alba del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna il 12 febbraio 2026. Il testo, a firma del promotore Dott. Nicola Cocco, denuncia il grave l’episodio come «un attacco all’autonomia e alla deontologia medica» e invita medici, infermieri, psicologi e operatori sanitari a firmare e a trasformare il caso di Ravenna in una mobilitazione nazionale sull’autonomia della professione medica e sul diritto alla salute. «Sindacare una valutazione clinica di inidoneità al trasferimento in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) (…) attraverso strumenti repressivi significa trasformare un atto medico in un atto burocratico di polizia. Ribadiamo che la decisione clinica non può essere subordinata a esigenze di ordine pubblico o di gestione migratoria». Nel secondo punto si richiama anche un recente documento dell’World Health Organization (Policy Brief, gennaio 2026), sostenendo che «la detenzione amministrativa delle persone migranti è un driver diretto di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi» e che certificare l’inidoneità «significa prevenire un danno certo alla salute, in pieno adempimento del principio di non maleficenza». L’appello parla inoltre di «modus operandi lesivo della dignità ospedaliera», denunciando uno spiegamento di forze «tipico delle operazioni contro organizzazioni criminali» e affermando che tale condotta «si configura concretamente come interruzione di un pubblico servizio (Art. 340 c.p.), mettendo a rischio la continuità assistenziale». Infine, il richiamo all’articolo 32 della Costituzione: «La salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Questo diritto non decade con lo status giuridico di una persona». La petizione esprime «piena solidarietà ai colleghi indagati» e richiede «una presa di posizione ferma della FNOMCeO e degli Ordini provinciali per difendere l’inviolabilità dell’atto medico», nonché «l’intervento del Garante Nazionale per arginare lo sviluppo di un clima inquisitorio». «Quando la cura diventa un reato, è la democrazia stessa a essere in pericolo». La reazione compatta è arrivata nel corso della giornata di ieri da parte degli Ordini dei medici dell’Emilia-Romagna e della Federazione nazionale. LA NOTA UNITARIA DEGLI ORDINI In una presa di posizione firmata dalla presidente dell’Omceo di Ravenna, Gaia Saini, dal presidente dell’Omceo di Rimini, Maurizio Grossi, e dal presidente dell’Omceo di Forlì-Cesena, Michele Gaudio, i tre Ordini provinciali richiamano i principi fondanti della professione. «Il medico fonda la propria attività su valori irrinunciabili: rispetto della dignità della persona, tutela della salute, equità, indipendenza e responsabilità professionale. Ogni paziente viene visitato e assistito senza alcuna discriminazione legata a età, sesso, religione, orientamento politico, condizione sociale o provenienza. Questo principio è il presupposto essenziale della relazione di cura: il medico non giudica, non seleziona, non esclude, ma si prende cura». Gli Ordini ricordano che «l’art. 24 del Codice di deontologia medica impone al medico l’obbligo di rilasciare certificazioni sanitarie veritiere, precise e diligenti, basate su rilievi clinici diretti o documentati» e che, nel caso delle certificazioni per l’idoneità al trattenimento nei Cpr, «la visita è svolta secondo criteri rigorosamente clinici», includendo anamnesi, valutazione delle condizioni fisiche e psichiche, eventuali patologie, disturbi psichiatrici e condizioni di vulnerabilità. Un passaggio è centrale: «Il medico non “autorizza” il trattenimento: attesta esclusivamente se, in base alle condizioni cliniche rilevate al momento della visita, sussistano o meno elementi di incompatibilità sanitaria». E ancora: «Le indicazioni fornite dal medico non devono essere utilizzate come strumento di legittimazione o di responsabilità politica. Il parere clinico esprime un giudizio tecnico, circoscritto all’ambito sanitario, e non può né deve diventare un avallo di scelte amministrative che esulano dalla competenza medica». «Strumentalizzare l’atto medico per attribuirgli una funzione di garanzia dell’ordine pubblico o di giustificazione politica significa snaturarne il senso e compromettere l’autonomia e la responsabilità professionale. Difendere questa distinzione significa tutelare sia l’etica della professione sia i diritti fondamentali delle persone assistite». L’INTERVENTO DELLA FNOMCEO Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo le polemiche innescate sui social da un post del vicepremier Matteo Salvini, che aveva invocato, in caso di conferma delle accuse, «licenziamento, radiazione e arresto» per i medici coinvolti. «Alle sentenze sommarie sui social rispondiamo con le parole del nostro Codice deontologico: doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera». E prosegue: «L’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità. Questi sono i nostri doveri, questa è la nostra professione: lasciateci liberi di metterli in pratica». Il Dott. Anelli esprime «piena fiducia nell’azione della Magistratura», ma anche «solidarietà con questi colleghi, che hanno subito il trauma della perquisizione alle prime luci dell’alba; che hanno visto interrompere la loro attività lavorativa, la loro vita familiare, per rendersi disponibili. E che sono ora indagati a motivo dell’assistenza prestata attraverso una visita medica e la relativa certificazione». «Utilizzare i medici come strumenti di controllo dell’ordine pubblico è un errore: è contrario al nostro ordinamento, è contrario alla nostra deontologia. Soprattutto, non è funzionale a garantire quel diritto fondamentale alla tutela della Salute che la nostra Carta Costituzionale pone in capo a ogni individuo, per il solo fatto di essere persona umana. Il controllo della sicurezza lasciamolo alle Forze dell’Ordine: ai medici, che raccolgono la fiducia dell’86% degli italiani, affidiamo la cura delle persone».
Ravenna, abbattimenti di alberi a carte coperte
Il gruppo Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna è stato informato qualche tempo fa da un piccolo gruppo di cittadini in merito al possibile abbattimento di un bellissimo albero pluridecennale presente in via Doberdo’ a Ravenna, di proprietà condominiale. I cittadini desideravano saperne di più, in quanto l’albero, un pino domestico dalla foltissima chioma, dal fusto di oltre due metri di circonferenza e dall’elevato valore ornamentale, appare in ottima salute. Erano stati segnalati alcuni problemi di interferenza di radici, e si chiedevano se la distruzione dell’albero, ovvero la perdita di servizi ecosistemici gratuiti per migliaia di euro e il depauperamento della proprietà immobiliare, fosse l’unica soluzione praticabile.  Prontamente sono stati richiesti gli atti all’ufficio del verde del Comune tramite Lista per Ravenna. Era il 27 novembre dello scorso anno. Ebbene, dopo quasi tre mesi, e dopo numerosi solleciti da parte del consigliere Ancisi, ad oggi nessuna informazione è stata fornita dagli uffici, che hanno finora omesso gli atti richiesti. Nel frattempo, i cittadini disperati segnalano che l’albero sarà in abbattimento venerdì 13 febbraio. Pare anche che la decisione non sia nemmeno stata posta ai voti nell’assemblea condominiale, nonostante, a quanto sembra, qualcuno non approvasse. Amministratori di condominio ed amministratori pubblici procedono uniti nel liberare la città dagli sgraditi ospiti, gli alberi sani, saltando tutti i doverosi passaggi, compreso quello della trasparenza nel fornire le informazioni richieste? Abbiamo inviato diffida all’abbattimento all’amministratore del condomino e promettiamo di andare a fondo sullo sconcertante episodio.   Il gruppo Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna Redazione Romagna
February 12, 2026
Pressenza
Caso Ortazzino, AVS Ravenna: “Passare dai proclami ai fatti: subito la massima tutela per l’area”
Il consigliere Nicola Staloni deposita un’interrogazione: “A due anni dall’impegno del Comune, la riclassificazione a Zona B è ancora ferma. Intanto l’area è minacciata da attività incompatibili con l’ecosistema.” L’area dell’Ortazzino, gioiello naturalistico di Lido di Classe e cuore pulsante del Parco del Delta del Po, rimane in un limbo normativo che ne minaccia l’integrità. Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Ravenna esprime forte preoccupazione per il mancato avvio dell’iter di riclassificazione dell’area e annuncia il deposito di una formale interrogazione in Consiglio Comunale a firma di Nicola Staloni. Antonio Lazzari (portavoce di Europa Verde) ha ricostruito in questi mesi il percorso e ha più volte evidenziato come l’area sia in pericolo e necessiti una chiara e veloce riclassificazione del livello di protezione. Il 12 dicembre 2023, l’Amministrazione comunale si era ufficialmente impegnata a promuovere presso la Regione Emilia-Romagna e l’Ente Parco il passaggio dell’Ortazzino da “Zona C” (protezione parziale) a “Zona B” (protezione generale). “Nonostante l’impegno assunto quasi due anni fa, nulla sembra essersi mosso”, dichiarano i rappresentanti di AVS. “Mentre la burocrazia resta ferma, le attività private e l’impatto antropico nell’area continuano a crescere, mettendo a rischio un ecosistema unico.” L’Ortazzino non è solo un paesaggio suggestivo, ma un habitat vitale che ospita una delle poche famiglie residue di lupi della zona e funge da sito di nidificazione per avifauna migratoria di interesse europeo. AVS segnala con preoccupazione il rinnovo di autorizzazioni per escursioni a cavallo e attività turistico-ricreative che, sommate a sfalci e interventi silvici fuori stagione, causano un disturbo insostenibile per la fauna selvatica. La richiesta di maggiore tutela non è solo una battaglia politica, ma una necessità tecnica confermata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). L’Istituto si è già espresso favorevolmente alla riclassificazione e all’ampliamento della zona di tutela fino alla foce del Bevano, evidenziando la necessità di garantire continuità ecologica a habitat di pregio nazionale. Attraverso l’interrogazione, Nicola Staloni e AVS chiedono all’Amministrazione chiarimenti urgenti in merito ai motivi che hanno portato ad una mancanza nello sviluppo dell’iter e delle azioni del comune oltre al permanere della volontà politica di completare il passaggio a Zona B in tempi brevi. Il partito inoltre chiede se vi è l’intenzione di sospendere le attività facendo esplicita richeista all’ente Parco, attività che a giudizi del partito andrebbero sospese immediatamente perché incompatibili con il livello di protezione che l’area merita. “I documenti che abbiamo visionato non ci lasciano tranquilli”, concludono da AVS. “L’Ortazzino è un patrimonio di tutti i ravennati e dell’Europa: non possiamo permettere che l’inerzia amministrativa ne pregiudichi il futuro.” Nicola Staloni Capogruppo AVS in consiglio comunale Antonio Lazzari portavoce Europa Verde. Redazione Romagna
February 12, 2026
Pressenza
I portuali disertano la guerra
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Immaginati la guerra non come violenza generica, ma morte su grande scala pianificata nel dettaglio; una enorme macchina di propaganda, logistica, produttiva. Dove in particolare è fondamentale la capacità di dislocare armi nel mondo. La protesta dei portuali contro guerra e traffico di armi di questo 6 febbraio è fondamentale (in coda gli appuntamenti in Italia): coinvolgerà almeno 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, (Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno…). È un’azione internazionale che indica la via, anche nel posizionamento del movimento sindacale rispetto al riarmo. Non abbiamo accettato il ricatto ambiente/lavoro, non accetteremo quello morte/salario, l’idea che il contenuto del lavoro sia neutro e indifferente, purché produca qualche forma di occupazione. Il riarmo è morte, impoverimento, tagli allo stato sociale. Può produrre momentaneamente un salario diretto per te, ma è tutta la tua classe a venirne indebolita. E anche tu, con ogni probabilità, perderai in salario indiretto quello che una commessa bellica sembra portarti nell’immediato. Ma se l’economia di guerra è la nuova normalità, impossibile fermare a oltranza l’intera economia senza una alternativa alla fonte: nella produzione. La lotta alla logistica di guerra si unisce a quella contro la produzione di guerra, per una riconversione radicale di tutte le produzione belliche e inquinanti a favore di produzioni di pace ed ecologiche. Questo piano di conversione ecologica si compone di ragioni, dati, statistiche, dimostrazioni della propria superiorità per il benessere generale. Ma, come ci ha dimostrato la flotilla, un esempio concreto vale più di mille parole per lo sviluppo del movimento reale. Per questo riteniamo chiave buttare giù il muro di gomma che oggi boicotta la possibile reindustrializzazione ecologica della ex Gkn. Per quello abbiamo fatto appello all’azionariato popolare: per salpare anche solo con un piccolo pezzo di fabbrica socialmente integrata. -------------------------------------------------------------------------------- Appuntamenti in Italia del 6 febbraio: Genova, ore 18,30: Varco San Benigno Livorno, ore 17,30: Piazza 4 Mori Trieste, ore 17,30: Via K. Ludwig Von Bruck (Autorità portuale) Ravenna, ore 15: Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona, ore 18: Piazza del Crocifisso Civitavecchia, ore 18: Piazza Pietro Gugliemotti Salerno, ore 17: Varco principale al porto Bari, ore 16: Terminal Porto Crotone, ore 17,30: Piazza Marinai d’Italia (c/o entrata del porto) Palermo, ore 16,30: Varco Santa Lucia Cagliari, ore 17: Via Roma lato porto -------------------------------------------------------------------------------- [Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI STEFANO ROTA: > Il vento di Genova -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I portuali disertano la guerra proviene da Comune-info.
February 3, 2026
Comune-info
Solidarietà attivist3 denunciat3 a Ravenna. Istruiamoci, agitiamoci e organizziamoci!
Ce lo aspettavamo! Lo avevamo previsto da quasi un anno, ancora prima che venisse approvato il pacchetto sicurezza del Governo Meloni. A distanza di diversi mesi dalle imponenti e diffuse mobilitazioni popolari dello scorso autunno in solidarietà per il popolo palestinese e contro quel genocidio ancora in corso, la morsa repressiva del Governo si stringe sulle zone più calde delle proteste: la Toscana, Bologna, Milano e Torino ormai diventato un laboratorio della repressione. Ma le denunce e le risposte repressive colpiranno ogni area del Paese dove si sono tenute manifestazioni, iniziative e proteste a fianco del popolo palestinese. E già sono partite le sanzioni contro i sindacati accusati di avere convocato lo sciopero appellandosi alla Carta e senza il preavviso di giorni. Il prezzo è alto, la repressione si prefigge alcuni obiettivi che vanno dalla repressione degli/delle attivisti/e a lanciare un monito a molti/e altri/e perché non scendano, un domani, nelle piazze. La Palestina sta nel nostro cuore, i palestinesi vittima di genocidio, cacciati dalle loro terre e oggi, in presenza di una finta tregua, vittime dell’ennesimo piano di colonizzazione. Ma nel nostro cuore sono tutti i popoli lottano per la loro autodeterminazione, i pacifisti che si oppongono alle politiche di riarmo della UE che ci trascinano verso la terza guerra mondiale. In Emilia-Romagna tra i destinatari degli avvisi di garanzia numerosi militanti tra i quali sindacalisti, attivisti politici come il segretario regionale del Partito dei CARC, attivo nel Coordinamento No NATO. Nello specifico, l’avviso delle indagini riguarda la manifestazione del 28 novembre a Ravenna per bloccare il traffico illegale delle armi che passano da quel porto per giungere in Israele. A tutti i destinatari degli avvisi di garanzia, alle vittime di repressione va la solidarietà dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, ribadiamo la nostra vicinanza alle lotte di Ravenna. Continueremo ad opporci alla repressione del Governo e del sistema delle forze neoliberiste ed imperialiste, seguendo le indicazioni di gramsciana memoria: continueremo ad istruirci, ad agitarci e ad organizzarci… AVANTI INSIEME! TUTTE LIBERE, TUTTI LIBERI! Link al video dei CARC: https://www.facebook.com/share/v/16jexowpah Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lido di Savio: la strage silenziosa di pini
Comunicato del gruppo «Salviamo gli alberi a Ravenna» La strage silenziosa di viale Romagna a Lido di Savio Abbattuti i pini tra assenza di ordinanze e totale disprezzo per cittadini, legge e patrimonio urbano Come coloro che agiscono nell’ombra coperti di bugie, si consuma la strage di pini che il Comune di Ravenna e l’assessorato ai Lavori pubblici hanno posto