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Festival di Sanremo: il ruolo della Polizia nella Cyber Sicurezza
La sicurezza passa anche dalla rete e il Festival di Sanremo non poteva essere che l’ennesima occasione propizia per rilanciare il ruolo della divisione informatica della Polizia di Stato: clicca qui per la notizia. Del resto, le minacce cyber sono al centro delle attenzioni governative, come si evince anche da numerose uscite del Ministero e l’occasione della 76ª edizione del Festival di Sanremo era assai appetibile. Le guerre ibride sono al centro del non papello redatto dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, come si evince chiaramente da un passaggio eloquente nel testo reperibile sul sito del Ministero della difesa: Minacce cibernetiche, attività di spionaggio e campagne di disinformazione sono tra le principali modalità con cui questi attori cercano di destabilizzare il nostro Paese.  Gli strumenti utilizzati nelle campagne ibride sono in continua evoluzione e vengono adattati al contesto specifico. Tra i più comuni,  in Italia si possono individuare:  attacchi informatici diretti contro istituzioni governative, aziende private e infrastrutture critiche, che possono compromettere dati sensibili, interrompere servizi essenziali e causare danni economici;  campagne di disinformazione mediante la diffusione di notizie false e propaganda attraverso i social media o altri canali online, finalizzate a manipolare l’opinione pubblica, alimentare tensioni sociali e influenzare i processi elettorali;  utilizzo di leve economiche – come sanzioni commerciali mirate o investimenti strategici – impiegate per esercitare pressione politica e influenzare le decisioni del governo italiano;  sabotaggi contro infrastrutture critiche (reti elettriche, sistemi di comunicazione, trasporti), capaci di provocare disagi significativi e generare panico tra la popolazione. Fin qui nulla di nuovo se non fosse per la collaborazione tra specialisti della Polizia Postale e operatori Rai per altro in occasione di un Festival Musicale. Forse si pensa di far intervenire anche i servizi segreti per tutelare il voto degli spettatori onde evitare che dalla Russia o dalla Cina si decida il prossimo vincitore di Sanremo? L’ironia non è casuale, siamo davanti alla ennesima operazione di facciata che tuttavia occulta anche la sostanza del problema ossia il progetto di far apparire la presenza della Polizia Postale come atta a salvaguardare la società stessa e i cittadini. E al contempo ricordiamo la notizia, di alcuni anni or sono, dei droni di produzione israeliana che si erano levati in volo per impedire a droni pirata delle riprese non autorizzate. Il messaggio è chiaro: senza le forze dell’ordine non ci sarebbe il supporto della manifestazione e dei profili social utilizzati nel corso dell’evento. Poi si aggiunge di tutto e di più, dalle campagne contro le truffe on line in compagnia di qualche banca e dei loro contributi. Siete certi allora che si tratti solo di canzonette? Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università --------------------------------------------------------------------------------
FERMATO PER OMICIDIO VOLONTARIO IL POLIZIOTTO CHE HA UCCISO MANSOURI. FALSIFICATE LE PROVE, IL 28ENNE ERA DISARMATO. E (ORA) IL GOVERNO TACE
Eseguito il fermo, disposto dalla Procura di Milano, di Carmelo Cinturrino, il poliziotto e assistente capo accusato di omicidio volontario nei confronti di Abderrahim Mansouri, 28 anni, avvenuto il 26 gennaio a Rogoredo, Milano. Secondo la Procura, la vittima non impugnava alcuna pistola: l’arma – a salve – è stata posta accanto al corpo di Mansouri nella fase successiva da Cinturrino. Sulla pistola a salve risultano infatti solo le impronte del poliziotto. Erano bastate poche ore dalla morte di Mansouri perchè arrivassero attestati di solidarietà dalla maggior parte della destra al governo nei confronti del poliziotto, ora indagato per omicidio volontario. Salvini aveva scritto il giorno dopo: “un poliziotto si difende, un balordo muore“. A rafforzare le indagini contro il poliziotto un testimone oculare, che ha messo a verbale come il 28enne “non sarebbe stato armato” e che “sarebbe stato attinto mentre stava per scappare” e, una volta colpito, “sarebbe caduto frontalmente”. L’uomo è stato scaricato anche dagli altri quattro colleghi indagati e interrogati. Secondo le ricostruzioni, Carmelo Cinturrino ricattava, chiedendo denaro e droga, Abderrahim Mansouri, che però negli ultimi mesi si era rifiutato di fornire. Non solo: gli abusi in divisa del poliziotto 42enne sarebbero state ripetute anche contro altre persone della zona Rogoredo-Corvetto. Il commento di Adriano Chiarelli, autore – tra gli altri – di “Malapolizia” e sceneggiatore di Familia (2024). Ascolta o scarica.
February 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Train to be cool…il progetto della PolFer e del MIM per diffondere la cultura della sicurezza: denuncia dei genitori
In quanto genitori «Non si ha però nessuna informazione sul merito del suddetto progetto, né è riportato nella comunicazione del calendario, né il docente coordinatore ci ha saputo dare ragguagli. In particolare non sono comunicate le finalità, le modalità dell’incontro e da quali figure professionali ed esperienziali sono svolte». E poi: «Il tema della sicurezza ferroviaria, che a nostro avviso attiene molto di più a questioni di organizzazione dei trasporti, della manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, alle condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore». E, quindi, perché viene affidato alle forze di polizia? La scuola ha risposto semplicemente rinviando al link della Polizia di Stato. Insomma, l’ennesima delega di questioni educative da parte della scuola e del corpo docente. Che non è sfuggita alla famiglia, la quale infatti risponde come segue. Gentile docente coordinatore, gentile Dirigente scolastico, Vi ringrazio per la risposta, che però ci (Vi scrivo a nome di tutta la famiglia) lascia insoddisfatti sotto vari aspetti. Da una parte siamo piuttosto amareggiati poiché, la scuola, che come primo compito ha quello di sviluppare spirito critico e far conoscere il mondo reale, si presti alla derubricazione della sicurezza ferroviaria ad un problema comportamentale dei giovani (o degli utenti in genere) quando, questa, come già scritto in precedenza, è caso mai ascrivibile ad altre questioni fondamentali in ambito ferroviario come la gestione della logistica, la manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, le condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore. Purtroppo sono fin troppo frequenti gli incidenti e i disastri ferroviari dovuti ad una sottovalutazione colposa, dettata da un sistema aziendalizzato teso esclusivamente al profitto. È questa piuttosto la realtà di questo settore su cui si dovrebbe affrontare una riflessione educante. Per altro verso, come genitori e quindi educatori, riteniamo svilente che la questione comportamentale, che dovrebbe essere appannaggio degli educatori, genitori ed insegnanti (e quando necessario di analisti e/o terapeuti), sia affidata ad altre professionalità a cui non appartiene questo ruolo. In ultima analisi, riteniamo che affidare l’educazione civica alle iniziative delle forze armate e alle forze di polizia che protocollo dopo protocollo entrano sempre più nelle scuole italiane sia un problema democratico. Le dichiarazione di ministri e sottosegretari coinvolti rendono evidente che lo scopo è funzionale sia a diffondere un’immagine positiva delle Forze Armate e delle forze di Polizia, ma anche a consolidare un vero e proprio ecosistema comunicativo, in cui media, accademia e industria convergono nel rafforzare la narrazione strategica del governo. Queste istituzioni che, finché rimangono nel solco della Costituzione , dovrebbero servire a difendere in extrema ratio la società dalla violenza e dall’arbitrio, avvalendosi esse stesse di violenza, repressione e arbitrio, si reggono sull’obbedienza, sulla capacità di eseguire ordini senza discuterli. Al contrario, la scuola se non è libera viene meno alla sua ragione di essere: la promozione dello spirito critico, la comprensione e l’accoglienza, anche nel tentativo di includere comportamenti devianti. La Costituzione riconosce questo principio all’articolo 33; inoltre la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al preambolo afferma: «In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà»; e all’art. 29: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite». Concludiamo citando Hannah Arendt: «Nessuno ha il diritto di Obbedire», e Lorenzo Milani: «L’obbedienza non è più una virtù», parole che sembravano un tempo recepite e che oggi non dobbiamo dimenticare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Welfare ed equità nelle politiche abitative: il caso della polizia a Pisa
Un sindacato di Polizia, sulle pagine di cronaca del quotidiano Il Tirreno uscito in edicola il 27 gennaio 2026, ha fatto appello al Comune di Pisa per costruire delle politiche abitative a favore degli agenti che opereranno nella città e provincia di Pisa. Non si capisce la logica che spinge un sindacato a rivendicare una sorta di piano casa solo per alcune figure professionali, come se la carenza di alloggi riguardasse solo le forze dell’ordine. E non è umanamente comprensibile per quale ragione si rivendichi un trattamento privilegiato solo per le forze dell’ordine e non ai ricercatori, agli infermieri, ai docenti e a chiunque venga chiamato a lavorare da altre città. Tuttavia, a pensarci bene, la richiesta (corporativa e divisiva) ha una logica ossia la pretesa che il pubblico debba restituire parte dei benefici recati ai quartieri dalla maggior presenza delle forze dell’ordine. Ma i benefici per la salute derivanti da medici, personale sanitario operante nei nostri ospedali? Scambiare diritti sociali e collettivi per concessioni a pochi eletti lascia intendere la cultura corporativa, angusta e divisiva al fondo del soggetto sociale che per antonomasia dovrebbe unire la forza lavoro. Tuttavia, questo scenario dispotico ha una sua logica, visto che dal Governo si parla insistentemente di corsie preferenziali per i militari, un welfare apposito e delle norme previdenziali valide solo per loro con tanto di anticipo dell’età pensionabile mentre, per tutti gli altri, si allungano i tempi di lavoro applicando l’aumento della aspettativa di vita. «L’innesto di famiglie di operatori della sicurezza rappresenterebbe infatti un fattore concreto di presidio sociale, di maggiore vivibilità e di aumento della percezione di sicurezza per i cittadini» – si afferma -, ma in un contesto di welfare e non di warfare le politiche abitative serie, dedicate e immediatamente attuabili vanno costruite siano a beneficio della totalità dei cittadini e della forza lavoro senza discriminazioni di sorta o corsie preferenziali rispondenti a logiche securitarie L’economia di guerra al traino della “cultura della sicurezza“, che è l’orizzonte storico che su cui si staglia l’attuale militarizzazione della società, ha bisogno di trattamenti diseguali tra lavoratori e lavoratrici e corsie preferenziali per uomini e donne in divisa, anzi una sorta di welfare potenziato a loro beneficio, mentre lo stato sociale valido erga omnes è sempre più vittima di logiche perdenti come i tagli di spesa. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gallerie degli Uffizi e Polizia: riflessioni sulla militarizzazione della cultura
La notizia arriva direttamente dagli Uffizi con un comunicato stampa del 12 gennaio scorso che riportiamo integralmente per favorire la necessaria comprensione: «La Polizia di Stato e le Gallerie degli Uffizi insieme per la realizzazione del nuovo Museo della Polizia. Questa mattina il prefetto Vittorio Pisani, Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, e Simone Verde, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, hanno firmato un protocollo di collaborazione teso ad avviare una cooperazione di carattere tecnico, scientifico e culturale, finalizzata alla progettazione e all’allestimento del nuovo Polo Museale della Polizia di Stato. Il progetto si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e identitario dell’Istituzione, con finalità educative e di diffusione della cultura della legalità destinato all’integrazione del futuro Museo della Polizia nel Sistema Museale Nazionale. Grazie a questa intesa le Gallerie degli Uffizi di Firenze, istituto autonomo del Ministero della Cultura di rilevanza internazionale, forniranno il proprio contributo di esperienza e know-how, affiancando il Dipartimento della Pubblica Sicurezza nella definizione dei contenuti, nel supporto critico alle scelte architettoniche e museografiche e nella curatela degli allestimenti. L’iniziativa rafforza ulteriormente il dialogo istituzionale tra il mondo della sicurezza e quello della cultura, riaffermando il valore della memoria storica come strumento di conoscenza e partecipazione civile e contribuendo a consolidare il rapporto di fiducia tra la Polizia di Stato e il cittadino» (clicca qui per la notizia). Siamo davanti all’ennesimo esempio di come ogni ambito civile si stia piegando al militare portando acqua al mulino di logiche securitarie. In questi anni poi, in diversi Enti locali, governati dalle destre e no, sono nate aule e musei dedicati alle tradizioni, ove per tradizione si intende il riferimento ai fasti del passato del territorio che poi sono sempre identificati con battaglie e guerre condotte in epoche storiche lontane o a feste religiose antiche ed oggi ripresentate dentro un contesto di revisionismo storico o almeno di parziale lettura dei fatti. Numerosi sono i musei statali chiusi o aperti parzialmente per carenza di fondi e di personale, impossibilitati a garantire una maggiore apertura al pubblico ampliando i locali con il restauro di opere, si spende poco per il nostro ingente patrimonio culturale. Se avessimo risorse sufficienti potremmo, con tutti i beni culturali presenti nei magazzini, raddoppiare il numero dei musei oggi esistenti. Ma invece di valorizzare i beni culturali si pensa ad altro, al supporto di una iniziativa finalizzata alla apertura di un Museo di mera esaltazione della Polizia per conciliare la cultura con la stessa idea di sicurezza. Una visione angusta e astratta della cultura da qualunque parte la si voglia vedere, in assenza di adeguate risorse, di personale specializzato e retribuito con equità, come se la memoria storica poi dovesse essere indirizzata solo all’operato delle Forze dell’ordine o alle passate glorie patrie. Una cornice antistorica, che sottintende una funzione educativa da respingere ossia dare per scontato che una Galleria prestigiosa invece di andare per il mondo a presentare il proprio patrimonio debba con spirito di servizio piegarsi alla collaborazione con il Viminale. Le Gallerie degli Uffizi nell’ultimo periodo hanno visto, nel piazzale antistante all’ingresso, presidi della sua stessa forza lavoro, avrebbero bisogno di molti interventi, a cominciare dalla stabilizzazione del personale con contratti adeguati ai beni culturali, di una più ricca offerta didattica, biglietti d’ingresso economicamente inclusivi e non di un museo della Polizia in cui fornire il proprio contributo di esperienza e know-how, affiancando il Dipartimento della Pubblica Sicurezza nella definizione dei contenuti. È forse la prima volta che una prestigiosa istituzione viene chiamata a partecipare alla realizzazione di un Museo dedicato a una forza dell’ordine, ben altri dovrebbero essere i compiti e le funzioni, prima tra tutte la trasmissione e valorizzazione delle conoscenze e del patrimonio culturale. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Befana della Polizia 2026: un Natale di sorprese al Policlinico Gemelli
Anche quest’anno, nel 2026, la Befana della Polizia di Stato si è presentata al Policlinico Gemelli di Roma, a bordo della Lamborghini “Huracan”, per fare visita ai piccoli degenti del reparto pediatrico oncologico, con le calze, targate ovviamente Polizia di Stato (clicca qui). Ma la propaganda, quest’anno, non finisce qui perché questa si sviluppa a 360 gradi indirizzandosi a vari target di popolazione coinvolgendo nella campagna “promozionale” anche le testate giornalistiche locali che puntualmente segnalano enfaticamente tutte quelle notizie sulle forze dell’ordine che in un modo o nell’altro possono incuriosire il lettore per i loro “salvataggi” eroici o per fatti curiosi in puro stile circense. È il caso dello zainetto ritrovato a Verona da uno zelante poliziotto che subito dopo aver restituito la refurtiva al legittimo proprietario, si vede coinvolto, insieme ai colleghi del commissariato, in una richiesta di fidanzamento in diretta, tra il derubato e la propria giovane compagna (clicca qui per la notizia). Ci chiediamo se questo zelo nel raccontare queste notizie irrilevanti per la popolazione sia frutto di una povertà comunicativa e dell’inconsapevolezza di alcuni cronisti locali o sia invece una deliberata strategia a livello nazionale del Ministero degli Interni che da anni coinvolge stampa locale, l’ufficio centrale comunicazione e immagine del Ministero inserita in un quadro generalizzato di ricettività della popolazione. Quest’ultimo aspetto è sviluppato anche attraverso campagne di promozione dell’immagine “positiva” delle forze dell’ordine che vede delle accelerazioni notevoli proprio in occasione delle festività, in particolare il Natale durante il quale vige il diktat, derivante da un grande classico dei luoghi comuni, secondo il quale in questo periodo “tutti sono più buoni”. Uno dei tanti esempi può essere il mega cartellone luminoso all’aeroporto di Palermo che a gennaio inoltrato, propone ancora improbabili personaggi festosi che intorno ad un albero di Natale, maneggiano delle palle marchiate Polizia di Stato, in particolare una bambina che grazie alle braccia possenti di un poliziotto appende una palla nel ramo più alto. Tra i vari personaggi non potevano mancare, per completare il quadro retorico, le persone dalla pelle nera e i disabili, in questo caso un giovane con una protesi a una gamba. Disabilità, in tutte le sue forme, infanzia, genere femminile, cani affettuosi, ecc. sono i classici combustibili che alimentano questa retorica normalizzante. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alla Scuola di Polizia lezioni sioniste sulle menzogne della Palestina: e il contraddittorio?
Ci siamo imbattuti in un articolo pubblicato su «Il Fatto Quotidiano» di inizio 2026 dal titolo E per i futuri agenti seminario su Gaza: “Sono tutte bugie” di Stefania Maurizi. In sostanza si denunciava un corso di aggiornamento alla scuola di polizia italiana tenuto da una associazione sionista, di nome ISGAP, che da anni opera una perseverante campagna contro i palestinesi, la cultura woke e la campagna di boicottaggio, il cosiddetto BDS. Sarebbe utile consultare il sito https://isgap.org/  e le pubblicazioni contenute a cura del Institute for the Study of Global Antisemitism & Policy (Isgap), per comprendere il tenore delle argomentazioni: «Il Genocidio contro Gaza? Non è mai esistito, si tratta di una macchinazione orchestrata dagli antisemiti, nelle università e nelle scuole sono in corso mobilitazioni a favore del popolo palestinese? sono frutto dell’odio e della penetrazione dei Fratelli Musulmani». Il Fatto Quotidiano riporta la notizia che l’Isgap avrebbe condotto un seminario alla Scuola di polizia italiana, la domanda che sorge spontanea è: per quale motivo ogni qual volta si parla della questione palestinese nella scuola il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara richiama al contraddittorio, ma se invece si tratta di formare i futuri tutori dell’ordine la sola campana ascoltata è quella degli ambienti sionisti che, come abbiamo visto, oscura e ridicolizza ogni posizione critica proveniente anche dalle stesse comunità ebraiche? Ma, attenzionato nei minimi particolari è proprio il mondo dell’istruzione, dalle scuole secondarie alle università pubbliche e private. Sia sufficiente menzionare una pubblicazione Negazione del terrorismo nel campus » ISGAP, da cui estrapoliamo un passaggio eloquente: «Alcuni studenti, principalmente stranieri o migranti provenienti da paesi anti-israeliani e antisemiti, sono arrivati negli Stati Uniti e in Europa con convinzioni predeterminate e radicali, percepiscono gli ebrei come malvagi e promuovono l’antisemitismo, opponendosi anche all’esistenza dell’unico stato ebraico – sostengono qualsiasi opposizione agli ebrei, all’ebraismo e a Israele. Alcuni studenti possono essere indottrinati in ideologie estremiste attraverso forum online, istituzioni religiose, centri accademici finanziati da paesi stranieri o gruppi di pari, portandoli a sostenere atti di terrorismo come mezzo per promuovere le proprie convinzioni. Le organizzazioni estremiste che finanziano centri “islamisti” o radicali di sinistra americani ed europei spesso si attaccano a individui vulnerabili, offrendo loro un senso di scopo e appartenenza attraverso ideologie radicali». Lo schema è sempre lo stesso, che ritroviamo anche su certa stampa occidentale, ossia che esiste un indottrinamento studiato a tavolino: i centri studi, le istituzioni religiose e non, i forum sono costruiti ad arte per l’indottrinamento, non mancano occulti finanziatori, si denuncia la saldatura tra islamisti e radicali di sinistra europei e statunitensi. Ergo, qualunque sia l’iniziativa deve essere attenzionata, sminuita, denunciata e repressa con un immediato capovolgimento della realtà (forse chiunque critichi l’operato di Israele è un nemico influenzato dal terrorismo israeliano?). Le pressioni sono indicibili perfino sul Parlamento europeo per spingere i Paesi UE a prendere posizione contro i movimenti filopalestinesi, quanto accade in Francia, Germania e Inghilterra tra arresti e messa fuori legge di organismi di solidarietà con il popolo palestinese dovrebbe essere fonte di insegnamento: I campus europei abbracciano l’aumento dell’antisemitismo: presentato al Parlamento Europeo (Bruxelles) » ISGAP. Sono quindi gli/le insegnanti, i/le ricercatori/trici, gli studenti e le studentesse mobilitatisi da mesi contro il genocidio i principali agenti dell’odio e della discriminazione; è il mondo della conoscenza a rappresentare un pericolo per la normalizzazione culturale e la propaganda del riarmo oltre al sostegno acritico verso l’operato di Israele che caratterizza la politica estera di tanti Paesi. E, alla luce di queste considerazioni, si capiscono meglio le ragioni delle ispezioni nelle scuole ordinate dal Ministro Giuseppe Valditara. Ci vogliono obbedienti e supini a una narrazione unica, quella narrazione che un sapere critico sa invece smontare e ridicolizzare. E articoli come Segui il denaro: Qatar e i Fratelli Musulmani finanziano l’istruzione superiore negli Stati Uniti » ISGAP dovrebbero indurre a riflettere sulla campagna di odio che ormai accompagna ogni dichiarazione di Francesca Albanese e di altri attivisti schierati contro il colonialismo da insediamento e il genocidio, è quel genere di giornalismo che presto prenderà il sopravvento anche in Italia. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Tra crisi sociale e Stato di Polizia: riflessioni sul capitale sociale
Mentre come ad ogni Natale e anno nuovo la Polizia di Stato ed altre forze armate o dell’ordine cercano di superarsi in folcloristiche partecipazioni in veste di angeli protettori, accudenti ed affettuosi, soprattutto verso i bambini e le bambine, preferibilmente se colpiti da tumore, quest’anno, proprio sotto le festività, abbiamo anche dovuto assistere ad imbarazzanti pubblicità di Leonardo SpA, in prima serata su LA7 e anche sulla TV di Stato. Tra un panettone e l’altro, un “prodotto” come Leonardo SpA, ovvero l’antitesi di un bene di largo consumo, ci viene proposto, in perfetto stile war-washing, puntando tutto sul meno compromettente “mondo digitale”. Possiamo dire, a buon diritto che l’ufficio comunicazione e immagine di questo produttore di morte, è leader anche in assenza totale di vergogna, se mai ne avesse avuto una. Ma, tornando alle strategie di comunicazione-propaganda della Polizia di Stato che quest’anno ha coinvolto addirittura il reparto di élite dei NOCS (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza) che si sono calati con delle funi, vestiti da Babbo Natale, dall’alto del Policlinico Umberto I di Roma per introdursi in un reparto di oncologia pediatrica passando dalla finestra, dobbiamo fare riferimento al concetto sociologico di “capitale sociale“. In particolare, dobbiamo guardare alla sua “crisi”, per spiegare anche l’affollarsi, sempre sotto le feste, anche di notizie di poliziotti o carabinieri che salvano o ritrovano vite o evitano suicidi. Viene definito come “capitale sociale” in sociologia e metodologia della ricerca sociale quel reticolo relazionale cui ognuno di noi può fare ricorso in caso di una qualsiasi necessità o anche semplicemente per sentirsi ed essere effettivamente/pienamente incluso socialmente. Una delle tendenze, in stile legalitario, della cultura militarizzante odierna, è quella che vede il mondo delle forze dell’ordine e militari, intromettersi in questo reticolo proponendosi come garante delle relazioni stesse: c’è una lite furibonda all’ interno di in una coppia? Si chiama il 112. C’è un ragazzino che da qualche giorno non si vede più? Alcune persone che lo vedono stazionare davanti a un negozio con dei disegni in mano, invece di chiedere direttamente al bimbo dove sta di casa o che fine hanno fatto i genitori, si affidano ancora una volta al 112. C’è un’anziana signora che sta per lanciarsi da un parapetto? perché è presa dallo sconforto di essere sola in un mondo intento ad addentare fette di panettone e scartare regali in famiglia? Anche qui il rimedio considerato evidentemente il più sicuro è il 112! Un’anziana signora, colpita da un vuoto di memoria si perde durante una passeggiata all’interno del mercato rionale di Testaccio a Roma? Anche qui si chiamano i militi e la signora ritorna sana e salva nella propria casa di riposo riuscendo fortunatamente a festeggiare il suo 87° compleanno circondata dall’affetto dei familiari che in quel caso erano ben presenti all’evento! In tutti  questi recenti casi, che rappresentano solo alcune tra le innumerevoli situazioni e che confermano quell’investimento di fiducia che viene rivolto a forze armate e forze dell’ordine segnalato da tutte le più recenti da indagini sociali, (ISTAT 2025 e 37° Rapporto Eurispes) l’intervento potrebbe essere risolto forse più efficacemente da un amico, un parente o da personale esperto. In una società che però ha puntato negli ultimi decenni sulla competizione e sull’individualismo, soprattutto nei centri urbani dove controllo sociale e appunto “capitale sociale” si sono notevolmente affievoliti, il 112 sembra l’ultimo baluardo per un controllo che di fatto è tutt’altro che “sociale”, ma nasconde invece un vero e proprio controllo poliziesco travestito da buon samaritano. A parte il tema della solitudine e delle carenze, appunto, di capitale sociale, sembra farsi strada una sorta di auto-censura qualunquista che spinge a non intervenire per non mettersi nei guai, per non compromettersi in prima persona e assumersi eventualmente una qualche responsabilità anche come educatori/trici e insegnanti. È capitato, ad esempio, che in presenza di una giovanissima studentessa di liceo con evidenti problemi psichici che durante una sua crisi, invece di essere contenuta amorevolmente dall’insegnante di sostegno coadiuvata eventualmente dai suoi colleghi, venisse chiamato, appunto, il 112 tramutando il caso in un problema di ordine pubblico; in un’altra situazione, un sospettato di spaccio di cannabis all’interno di una scuola in provincia di Roma, viene affidato a due carabinieri che in divisa fanno irruzione con la macchina di servizio proprio nell’orario di punta, alla fine delle lezioni, sfilando davanti a centinaia di studenti. Si può dire che parallelamente alla “medicalizzazione del comportamento non conforme” e quindi all’esplosione di forme di standardizzazione nel rapporto umano tra docenti e giovani a volte in stato di disagio e sofferenza(dai BES, ai DSA ecc.) si è fatto strada una sorta di visione legalitaria del rapporto stesso che pervade la società nel suo complesso e quindi anche il microcosmo della scuola. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Stand Esercito Italiano e Polizia al Lucca Comics&Games per parlare di Difesa
Dal 29 ottobre al 2 novembre 2025 si è tenuto il Lucca Comics&Games con oltre 280.000 biglietti venduti, la partecipazione di 17.000 professionisti e 900 ospiti.  Da dodici anni anche l’Esercito Italiano ha uno spazio espositivo alla fiera del Comics. Quest’anno nello stand i visitatori e le visitatrici potevano calarsi nella guida virtuale di mezzi militari in scenari operativi, toccare i materiali speciali degli equipaggiamenti moderni, sfogliare e abbonarsi alle riviste del settore militare, ricevere informazioni sulle prospettive professionali e di carriera nelle Forze Armate. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo che la presenza dell’Esercito Italiano al Lucca Comics&Games rientra nel Programma di Comunicazione 2019 del Ministero della Difesa (pag 27). Non solo il Lucca Comics, anche l’European Outdoor Expo a Parma, la manifestazione Firenze dei Bambini, il Salone Internazionale del Libro a Torino, il Salone dell’auto di Torino, Il Festival della Scienza a Genova, la Fiera del Levante di Bari, il Rimini Wellness, la Race for the Cure Roma etc.  Il Sistema Difesa è presente negli eventi propri della società civile per aumentare la sua influenza sulla dimensione cognitiva e sociale della gente comune, al fine di aumentare i suoi ammiratori e i suoi dipendenti. Come fosse un’azienda commerciale qualunque il Sistema Difesa entra in mostre, fiere, incontri culturali, organizza iniziative editoriali proprie, ha un suo brand. Al Lucca Comics c’era anche lo stand della Polizia con il fumetto Il commissario Mascherpa e il gioco di ruolo Collezione letale, Operazione Comics nel quale vestendo i panni degli investigatori si è giocato a raccogliere indizi e interrogare sospetti con il personale della Polizia scientifica, della Postale, della Ferroviaria, della Stradale e degli altri reparti della Polizia di Stato. (Sui fumetti e le graphic novel dei corpi militari leggi questo articolo). Potrebbe anche portare a qualche risultato il programma del Sistema Difesa di insistere con la sua presenza di segni e messaggi, negli stessi spazi ricreativi della popolazione civile, fino a manipolarne totalmente l’immaginario e conquistarlo. Ha i mezzi per riuscirci. Ma quale futuro sta disegnando per tutti noi? Niente di edificante, niente di divertente. Per questo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci auguriamo che tutti questi sforzi di arruolamento falliscano, che la società civile riesca presto a organizzarsi rigettando le logiche di annientamento/successo della competizione economica corrotta e delle guerre. Ci auguriamo che la narrazione che vede la guerra come insita nell’essere umano, dunque evitabile, e come unica soluzione per governare il mondo venga preso sovvertita. Basterebbe questo, tanto per iniziare. Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università