Gallerie degli Uffizi e Polizia: riflessioni sulla militarizzazione della cultura
La notizia arriva direttamente dagli Uffizi con un comunicato stampa del 12
gennaio scorso che riportiamo integralmente per favorire la necessaria
comprensione: «La Polizia di Stato e le Gallerie degli Uffizi insieme per la
realizzazione del nuovo Museo della Polizia. Questa mattina il prefetto Vittorio
Pisani, Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, e
Simone Verde, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, hanno firmato un protocollo
di collaborazione teso ad avviare una cooperazione di carattere tecnico,
scientifico e culturale, finalizzata alla progettazione e all’allestimento del
nuovo Polo Museale della Polizia di Stato. Il progetto si inserisce in un più
ampio percorso di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e identitario
dell’Istituzione, con finalità educative e di diffusione della cultura della
legalità destinato all’integrazione del futuro Museo della Polizia nel Sistema
Museale Nazionale. Grazie a questa intesa le Gallerie degli Uffizi di Firenze,
istituto autonomo del Ministero della Cultura di rilevanza internazionale,
forniranno il proprio contributo di esperienza e know-how, affiancando il
Dipartimento della Pubblica Sicurezza nella definizione dei contenuti, nel
supporto critico alle scelte architettoniche e museografiche e nella curatela
degli allestimenti. L’iniziativa rafforza ulteriormente il dialogo istituzionale
tra il mondo della sicurezza e quello della cultura, riaffermando il valore
della memoria storica come strumento di conoscenza e partecipazione civile e
contribuendo a consolidare il rapporto di fiducia tra la Polizia di Stato e il
cittadino» (clicca qui per la notizia).
Siamo davanti all’ennesimo esempio di come ogni ambito civile si stia piegando
al militare portando acqua al mulino di logiche securitarie. In questi anni poi,
in diversi Enti locali, governati dalle destre e no, sono nate aule e musei
dedicati alle tradizioni, ove per tradizione si intende il riferimento ai fasti
del passato del territorio che poi sono sempre identificati con battaglie e
guerre condotte in epoche storiche lontane o a feste religiose antiche ed oggi
ripresentate dentro un contesto di revisionismo storico o almeno di parziale
lettura dei fatti.
Numerosi sono i musei statali chiusi o aperti parzialmente per carenza di fondi
e di personale, impossibilitati a garantire una maggiore apertura al pubblico
ampliando i locali con il restauro di opere, si spende poco per il nostro
ingente patrimonio culturale.
Se avessimo risorse sufficienti potremmo, con tutti i beni culturali presenti
nei magazzini, raddoppiare il numero dei musei oggi esistenti. Ma invece di
valorizzare i beni culturali si pensa ad altro, al supporto di una iniziativa
finalizzata alla apertura di un Museo di mera esaltazione della Polizia per
conciliare la cultura con la stessa idea di sicurezza. Una visione angusta e
astratta della cultura da qualunque parte la si voglia vedere, in assenza di
adeguate risorse, di personale specializzato e retribuito con equità, come se la
memoria storica poi dovesse essere indirizzata solo all’operato delle Forze
dell’ordine o alle passate glorie patrie. Una cornice antistorica, che
sottintende una funzione educativa da respingere ossia dare per scontato che una
Galleria prestigiosa invece di andare per il mondo a presentare il proprio
patrimonio debba con spirito di servizio piegarsi alla collaborazione con il
Viminale.
Le Gallerie degli Uffizi nell’ultimo periodo hanno visto, nel piazzale
antistante all’ingresso, presidi della sua stessa forza lavoro, avrebbero
bisogno di molti interventi, a cominciare dalla stabilizzazione del personale
con contratti adeguati ai beni culturali, di una più ricca offerta didattica,
biglietti d’ingresso economicamente inclusivi e non di un museo della Polizia in
cui fornire il proprio contributo di esperienza e know-how, affiancando il
Dipartimento della Pubblica Sicurezza nella definizione dei contenuti.
È forse la prima volta che una prestigiosa istituzione viene chiamata a
partecipare alla realizzazione di un Museo dedicato a una forza dell’ordine, ben
altri dovrebbero essere i compiti e le funzioni, prima tra tutte la trasmissione
e valorizzazione delle conoscenze e del patrimonio culturale.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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