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101 giorni di Rivoluzione dei Fenicotteri: L’Albania non è in vendita, il governo sì
L’8 settembre la Rivoluzione dei Fenicotteri ha raggiunto il suo 101° giorno consecutivo. Un numero che, da solo, racconta solo in parte ciò che sta accadendo in Albania. Lunedì 7 settembre, in occasione del 100° giorno, era stata convocata una manifestazione nazionale. Il momento più significativo è stato sicuramente dopo il presidio sul Bulevardi Dëshmorët e Kombit, quando i manifestanti si sono presi per mano e hanno circondato simbolicamente la sede del governo, formando una catena umana in movimento circolare attorno all’edificio al grido di “Rama, dimettiti”, “Shqipëri e re” – una nuova Albania – e “Rama në burg, Berisha në burg”, marce che accompagnano da mesi le proteste e che abbiamo spiegato qui. La Rivoluzione dei Fenicotteri rappresenta ormai ufficialmente la protesta più lunga mai registrata in Albania. Poster per il 100esimo giorno della protesta della Flamingo Revolution (Foto di ©️Trivet) Poster per il 100esimo giorno della protesta della Flamingo Revolution L’8 SETTEMBRE: «L’ALBANIA NON È IN VENDITA, IN VENDITA È IL GOVERNO» Il 101° giorno è stato un giorno lungo e pieno di contestazioni. Alle 11 del mattino un gruppo di manifestanti si è presentato davanti alla Kryesia e Kuvendit, la Presidenza del Parlamento, mentre all’interno stava per riunirsi la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari. L’azione è durata poco: la polizia è intervenuta allontanandoli dall’ingresso dell’edificio. Alle ore 17, contemporaneamente all’apertura della seduta plenaria, la mobilitazione si è spostata davanti al Parlamento. Già diverse ore prima, gli accessi all’area erano stati chiusi al pubblico, compreso quello verso il centro commerciale Toptani, e l’intero perimetro era stato circondato da un imponente dispositivo di polizia. Sembra ci siano stati dei fermi anche prima dell’ora dell’inizio annunciato, ma le tensioni sono aumentate quando i deputati hanno iniziato a lasciare il Parlamento. Le cronache della serata riferiscono di circa 20 persone accompagnate nei commissariati. Particolarmente visibile è stata la presenza di agenti in borghese, intervenuti in diversi momenti per trascinare via singoli manifestanti. Polizia in abiti civili che trascina un manifestante durante il 101esimo giorno della protesta dei fenicotteri, a Tirana, in Albania (foto di ©️MARXHENPH)  Lo abbiamo già raccontato: quando il Parlamento si riunisce, alla protesta quotidiana del pomeriggio si aggiunge quella davanti all’istituzione. Era già successo a luglio e avevamo raccontato fermi, trascinamenti, gas lacrimogeni e intimidazioni, compreso il fermo della giornalista di Citizens.al Vjolanda Peca mentre documentava una manifestazione. Anche stavolta un giornalista, di News24, è stato fermato: Shpend Gashi. Con lui anche il leader del partito Shqipëria Bëhet (L’Albania Diventa), Adriatik Lapaj, rilasciato poco dopo. Una manifestante confronta la polizia durante il 101esimo giorno della protesta dei fenicotteri, a Tirana, in Albania (foto di ©️MARXHENPH) Perché questa seduta era importante Questa seduta segnava l’apertura del terzo periodo di lavori dell’XI legislatura, dopo la pausa estiva. L’ordine del giorno prevedeva l’approvazione dei verbali della seduta del 27 luglio e la nomina di Evis Kushi a vicepresidente del Parlamento in sostituzione di Klodiana Spahiu, a sua volta nominata ministra della Salute e del Welfare, dopo le dimissioni di Evis Sala. Queste ultime due decisioni approvate con 79 voti, mentre l’opposizione ha abbandonato l’aula al momento del voto. In questo nuovo semestre parlamentare, tra i dossier prioritari ci sono la riforma elettorale, le leggi collegate all’integrazione europea e soprattutto la nuova riforma amministrativo-territoriale che nelle ultime settimane ha generato proteste locali, come avevamo raccontato su Pressenza ad agosto. Da qui il senso politico dello slogan “Nuk na përfaqësoni | Non ci rappresentate”: molto più che soltanto una contestazione generica contro il legislatore. Una manifestante confronta la polizia durante il 101esimo giorno della protesta dei fenicotteri, a Tirana, in Albania (foto di ©️MARXHENPH) Dai lacrimogeni all’algoritmo Nel precedente articolo avevamo raccontato come settembre fosse iniziato con 14 arresti. Il 4 settembre, dopo 72 ore, il Tribunale di Tirana ha poi dichiarato illegittimi gli arresti e disposto la liberazione delle persone detenute. Nella notte tra il 2 e il 3 settembre decine di account Instagram collegati in vario modo alla Rivoluzione dei Fenicotteri sono stati limitati o disattivati quasi contemporaneamente. Alcuni attivisti avevano già subito nelle settimane precedenti rimozioni di video, contestazioni per presunte violazioni del copyright, impossibilità di utilizzare la funzione “collab” e forti riduzioni della visibilità dei contenuti: il cosiddetto shadowbanning. Tra le persone colpite figurano attivisti che documentavano quotidianamente le proteste, anche in inglese, e pagine studentesche e civiche. Repro Uncensored, organizzazione internazionale che documenta casi di censura digitale, ha dichiarato a Citizens.al di aver registrato decine di casi collegati alla protesta e ha chiesto che venga indagata la possibilità di segnalazioni coordinate. Meta ha poi riconosciuto che alcuni account erano stati rimossi per errore, ne ha ripristinati alcuni e si è scusata, ma non ha ancora fornito una spiegazione complessiva né chiarito se dietro l’ondata di segnalazioni vi sia stata un’azione coordinata. Il Partito Democratico Europeo ha chiesto trasparenza a Meta e attenzione alla Commissione europea. Rama ha invece negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento del governo. Dopo 101 giorni, la Rivoluzione dei Fenicotteri continua così a misurarsi con tanti spazi democratici contemporaneamente ed è diventata un banco di prova per la qualità della democrazia albanese: per il diritto di manifestare senza essere fermati, di documentare l’operato della polizia senza vedere la propria libertà negata per giorni, di contestare le decisioni delle istituzioni e di far circolare quelle immagini e quelle parole senza che vengano rese invisibili da meccanismi opachi di moderazione digitale. Cento giorni di protesta hanno già dimostrato che una grande parte della società albanese non è più disposta a essere spettatrice delle decisioni prese sul proprio territorio e sul proprio futuro. Decisioni che modificano territori, amministrazioni locali, beni comuni e vita quotidiana delle persone. Il prossimo passaggio sarà già sabato 12 settembre, quando la diaspora è chiamata a raggiungere Tirana per un nuovo corteo: partenza alle 19 da Sheshi Nënë Tereza e arrivo a Sheshi Skënderbej per unirsi alla protesta principale. Una marcia annunciata come civica, simbolica e pacifica. Dopo un’intera estate trascorsa nelle strade asfaltate di Tirana, tra presìdi, arresti, denunce, cortei e tentativi di oscuramento, il movimento continua così a ripetere la promessa con cui ha attraversato questi 101 giorni: «Nesër më shumë». Domani, ancora di più. Poster per il 102esimo giorno della Flamingo Revolution (grafica di ©️Trivet) Poster per il 102esimo giorno della Flamingo Revolution (grafica di ©️Trivet) Fioralba Duma
September 10, 2026
Pressenza
ALBANIA: “SIAMO LA NATURA CHE SI RIBELLA”. ANNUNCIATE SORPRESE IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO
Proseguono le proteste in Albania giunte al 19° giorno di protesta consecutivo. Nelle ultime settimane migliaia di manifestanti sono scesi in strada, fischietto in mano e reggendo sagome di fenicotteri di cartone, uno degli uccelli migratori protetti il cui habitat potrebbe essere minacciato dal previsto resort di lusso. Il premier Rama ha promesso di non “fare marcia indietro” sul progetto e ha difeso il bilancio ambientale del suo governo. Ha affermato che le proteste sono alimentate da attivisti informatici malintenzionati all’estero e ha accusato l’Iran di prendere di mira il suo esecutivo. Resta che le proteste assumono ormai una connotazione sempre più politica. Le richieste di bloccare il progetto di sviluppo sono state gradualmente sostituite da rivendicazioni esplicitamente politiche, incentrate sulle dimissioni di Rama e sulla richiesta di elezioni anticipate. Per sabato 20 giugno , giornata mondiale del rifugiato, non mancheranno le “sorprese” annunciano i manifestanti che oggi a Tirana sono scesi in piazza portando sagome di fenicotteri, simbolo della “natura che si ribella”. Da Tirana Fioralba Duma attivista italo-albanese di Italiani Senza Cittadinanza e dei collettivi albanesi decoloniali “Mesdhe” e “Palestina e lire” Ascolta o scarica 
June 19, 2026
Radio Onda d`Urto
Il grido di Tirana
Nonostante le minacce e gli insulti, dopo undici giorni consecutivi, il movimento non solo resiste, ma cresce. Martedì nella città di Fier, durante una tappa del tour che celebra il trentacinquesimo anno dalla fondazione del Partito Socialista, Edi Rama ha detto che per venerdì 12 giugno la discussione sulle richieste del movimento deve finire. Una sorta di ultimatum. Non è chiaro cosa intendesse nel concreto, ma sappiamo che venerdì Edi Rama prevede di fare in pompa magna la grande festa per il trentacinquesimo del suo partito proprio a Tirana. Il Primo Ministro nei giorni scorsi ha pubblicato anche un comunicato rivolto alla stampa internazionale, dai toni surreali, dove attacca tutti i media del mondo che hanno parlato delle proteste e spiega loro che dalle informazioni e i calcoli che il Governo ha fatto, sono 2.000 le persone che stanno protestando. Avete capito bene: duemila. La risposta alle più o meno velate minacce sulla giornata di venerdì 12 giugno e su questi calcoli, che sono diventati un boomerang che ha prodotto centinaia di meme, la vedete nella foto della piazza di giovedì sera. Non è intelligenza artificiale. Forse la manifestazione più grande da quando è scoppiata la rivoluzione. Lo scarto tra il nervosismo, la volgarità, la violenza verbale e becera, le fake news che vengono agitate contro il movimento e la creatività, la dissacrazione, la bellezza e la popolarità del movimento è sempre più evidente. Ogni arma contro il movimento viene ribaltata, “memetizzata”, disinnescata. Nel frattempo, sul piano documentale, inchieste di Reporter.al e Shteg.org hanno svelato passaggi di proprietà da 306.000 euro nell’area di Zvërnec, ma anche gli atti del Governo che hanno disposto il passaggio di 5,6 milioni di metri quadrati dell’isola di Sazan, il 90 per cento dell’isola, dal demanio pubblico ad una struttura statale che ha la missione di valorizzare il patrimonio e gli “investimenti strategici”. Nel corso dei giorni, tra i tanti slogan che rappresentano le voci del movimento e delle tantissime ragioni della protesta, che attacca tutto il sistema e tante altre situazioni oltre alla questione della laguna di Narta, ce n’è uno che ora dopo ora è diventato sempre più importante, sempre più duro, sempre più popolare: Dorëheqje, Dimissioni. La diaspora in tutto il mondo sta continuando ad organizzare manifestazioni e presidi ovunque, ma questo fine settimana, a partire da domani (oggi, ndr), il luogo dove essere per chi ne ha la possibilità è proprio Tirana, il cuore della rivoluzione. Comune-info
June 12, 2026
Pressenza
Albania: proteste a Tirana contro il mega progetto turistico di Kushner
Per il secondo giorno consecutivo, migliaia di persone si sono radunate a Tirana per protestare contro un progetto turistico di lusso sull’isola di Sazan, un parco nazionale protetto. Il progetto ha ottenuto lo status di «investitore strategico», che garantisce privilegi speciali e procedure accelerate ai sensi della legislazione albanese. La designazione è stata concessa alla Atlantic Incubation Partners LLC, una società legata alla rete imprenditoriale di Jared Kushner, genero di Trump e mediatore per gli Stati Uniti in diversi conflitti nel mondo. Il piano prevede un resort di lusso da 1,4 miliardi di euro che si estenderà su 45 ettari dell’isola di Sazan. La commissione che ha approvato lo status era presieduta dallo stesso Edi Rama, attuale Primo Ministro del Paese. L’isola di Sazan fa parte del Parco Nazionale Marino di Karaburun-Sazan, uno degli ecosistemi protetti più importanti dell’Albania. I gruppi ambientalisti sostengono che l’area sia vitale per la biodiversità, in particolare per la foca monaca del Mediterraneo, uno dei mammiferi marini più rari al mondo. Nel frattempo, la vicina laguna di Valona-Narta subisce una crescente pressione da due grandi progetti: l’aeroporto internazionale di Valona, sostenuto dal governo, e i progetti turistici su larga scala nelle aree di Vjosa-Narta e Sazan legati agli affari di Jared Kushner. La laguna è una delle zone umide più importanti d’Europa e una parte fondamentale dell’ecosistema del delta del Vjosa. Ospita più di 200 specie di uccelli e funge da importante tappa per gli uccelli migratori nel Mediterraneo, tra cui fenicotteri e pellicani. Con lo slogan “L’Albania non è in vendita”, i manifestanti chiedono l’annullamento del progetto e le dimissioni di Rama. Pressenza IPA
June 2, 2026
Pressenza
Balkan Talk: Confine Albania. Architetture coloniali che mutano forma
L’idea di un incontro pubblico sul “Confine Albania” è nata durante un Viaggio di Dinamo Press, a cura di Francesca Romana Fiano (urban archeologist e heritage specialist), Patrizia Montesanti (videomaker e giornalista), Marta D’Avanzo (fotografa e giornalista) e Daniela Galiè (scrittrice e giornalista). Siamo andate a Tirana per conoscere le attività del gruppo Social Justice ONG, incontrati al Forte Prenestino in occasione di Take Back the City, coordinamento internazionale contro la gentrificazione, e per conoscere la realtà urbana denunciata dalla rivista indipendente Citizens, megafono delle lotte per la giustizia abitativa e sociale in Albania. Da Tirana abbiamo raggiunto il nuovo centro italiano di detenzione per migranti a Gjader, e lì il nostro viaggio si è intrecciato a quello di Francesco Ferri (giurista e giornalista) e Rosalba Dumas (attivista italo-albanese). Il Talk di Dinamo Press, a distanza di un anno dal viaggio, vuole ripercorrere il filo rosso sulla bacheca di una indagine in corso, e riannodarlo in una trama collettiva fatta di inchieste, ricerche e rivendicazioni sul tema dell’incontro che era anche il motivo del viaggio. Un motivo apparentemente semplice: “superare il confine con l’Albania”. Ci eravamo infatti appena rese conto che a separarci non c’era solo un mare, tutto sommato facile da attraversare. Attraversato già nei ricordi da bambine dalla Vlora, tra le tante imbarcazioni arrivate in Italia sotto i riflettori degli anni 90, attraversato oggi al rovescio dall’esercito italiano con a bordo i migranti trasferiti a Gjader, attraversato dai più familiari traghetti del turismo estivo che ha recentemente cementificato una porzione di costa Mediterranea rimasta intatta fino a così poco fa. C’era un confine più strutturato, più interno, un confine immaginario e di immaginario, il “confine Albanaia”, con un territorio e un popolo al confine dell’Europa, al confine del progresso, al confine della storia. E confinata anche nella memoria collettiva o meglio nella “non memoria” del colonialismo italiano. Una storia tanto rimossa da non farci percepire territori e popoli così vicini, e fino a farli diventare addirittura così lontani. Di fatto questo presunto confine non ha impedito che i semi di una relazione si piantassero sulle due sponde dello stesso mare. Abbiamo iniziato a cogliere in superficie, nel presente, le radici dei processi storici che queste relazioni hanno intessuto. Due gli epifenomeni che hanno attirato la nostra attenzione: venire a conoscenza del violento processo di trasformazione urbana che avveniva nella capitale, Tirana, a firma di rinomati studi di architettura italiani – e i conflitti sociali che ne sono scaturiti – e l’illegittima iniziativa di trasferimento di migranti dall’Italia alla, non ancora politicamente ed economicamente parte dell’unione europea, Albania. È così che in filigrana due fenomeni apparentemente distinti hanno mostrato l’architettura comune di una certa forma di colonialismo che pur mutando forma ancora tenta di dominare la relazione che intercorre tra territori e popoli. Dominio espresso nella logica secondo la quale l’accettazione europea – da cui dovrebbe dipendere “la svolta” dell’Albania – passa per il contagio dei suoi mali: politiche migratorie illegittime, distruzione del patrimonio ambientale a favore di palazzinari mafiosi, rigenerazioni fasulle che spianano la strada alla gentrificazione e alla turistificazione più becera. Dominio affidato all’Italia, dominio da sovvertire. Il viaggio e gli attraversamenti che ha previsto ci ha permesso di raccogliere molti indizi a riguardo. Nella forma urbana, nelle sue architetture, e in quelle dei nuovi centri di detenzione per migranti. Questi indizi sono diventati racconti di chi dalle trasformazioni in corso viene espulso e sradicato o chi lotta affinché queste non diventino prigioni. Questi indizi si sono trasformati in domande e connessioni e cioè in quadro indiziario che intendiamo esplorare con gli ospiti invitati. 18 Aprile 2026, ore 17-21, a Esc Atelier OSPITI DEL TALK: #Discussant 1 Confine Albania di Francesca Romana Fiano: Pillola 1: Il tempo non è una linea: immagini dall’archivio fotografico del Getty Museum Interviene Luca Peretti, Storico – Università di Cambridge: semi e frutti del colonialismo italiano in Albania nell’ultimo secolo. #Discussant 2 Migrazioni di Francesco Ferri: Pillola 2: In viaggio verso Gjader: intervista a Fioralba Duma interviene Fioralba Duma, Attivista Italo-albanese (Italiani Senza Cittadinanza e Mesdhe): Il ruolo del “Confine Albania” nel ridefinire le tecniche di governo della mobilità e le politiche migratorie europee: nuove strategie di resistenza. #Discussant 3 Diritto all’abitare di Patrizia Montesanti e Marta D’Avanzo: Pillola 3: Tirana, lavori in corso: intervista a Social Justice ONG Interviene Fation Kryeziu, Architetto e Attivista per il diritto alla città: Le politiche urbane a scala nazionale scuotono le fondamenta del diritto all’abitare in Albania e stimolano nuove forme di organizzazione politica, lotta e comunicazione (il caso di Citizens). #Dibattito “Architetture e Narrazioni di un colonialismo che muta forma”, introduce Rossella Marchini, Architetta-Urbanista, Dinamopress Sono invitati alla discussione Fabio Alberti e Caterina Ballardini (UnPontePer – Tracce coloniali), Matteo Stefanori (Casa della Memoria), Daniela Galiè (Dinamo Press), Emilia Giorgi (Rete Territoriale San Lorenzo), Silvia Susanna (Architetto e Artista, Forte Prenestino/Take Back the City). PHOTO – VIDEO MAPPING: Il confine con l’Albania non lo abbiamo mai incontrato davvero, eppure lo abbiamo attraversato più volte, in luoghi, architetture e incontri. Attraversando i quartieri di Tirana, le trasformazioni urbane in corso rendono visibile un processo di gentrificazione sistemica: espulsione, finanziarizzazione, turistificazione, ridefinizione dello spazio urbano secondo logiche di mercato. Attraversando il territorio la stessa logica estrattiva, fatta di produzione di spazi di eccezione, esternalizzazione delle responsabilità e separazione tra corpi desiderabili e indesiderabili, riemerge nel CPR di Gjader, dove il confine europeo si sposta oltre, rivelando la continuità tra politiche urbane, turistiche e migratorie. Le architetture incontrate in queste transizioni urbane e territoriali ci hanno mostrato ferite, assenze e nuove presenze artificiali, sono diventate dispositivo di indagine per comprendere i processi materiali e immateriali del colonialismo contemporaneo. La fotografia di queste architetture, il dispositivo di restituzione narrativo e politico di un colonialismo che muta forma, capace di costruire un racconto condiviso tra memoria coloniale e trasformazioni contemporanee. Foto di copertina Marta D’Avanzo SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Balkan Talk: Confine Albania. Architetture coloniali che mutano forma proviene da DINAMOpress.
April 13, 2026
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