La guerra all’Iran prosciuga gli arsenali USA: 33 miliardi di costi e scorte militari in crisiLa guerra in Iran sta mettendo sotto pressione le casse e la capacità di
produzione bellica industriale degli Stati Uniti: smentendo le dichiarazioni del
presidente statunitense Donald Trump, infatti, un rapporto ufficiale del
Dipartimento della Guerra (DoW) presentato al Congresso ha confermato che quella
denominata “Operazione Epic Fury” (OEF) ha causato una notevole carenza di
munizioni negli arsenali militari e che nei primi quattro mesi di guerra – nel
periodo compreso tra il 28 febbraio e il 29 giugno – gli USA hanno sborsato 33,4
miliardi di dollari per sostenere i costi del conflitto contro Teheran. Secondo
l’Ufficio dell’Ispettore Generale del DoW, “la spesa per munizioni nell’ambito
dell’operazione Epic Fury ha comportato carenze strategiche nelle scorte e ha
rivelato colli di bottiglia a livello industriale per il rifornimento di
munizioni”. Solo a luglio, il capo della Casa Bianca aveva assicurato in
un’intervista al Wall Street Journal che gli Stati Uniti hanno «molte più
munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo
bisogno».
Nello specifico, il Dipartimento della Guerra americano ha stimato che dei 33,4
miliardi di dollari spesi per sostenere le operazioni belliche, 7,4 riguardano i
costi incrementali per l’operazione OEF; 22,3 miliardi di dollari sono relativi
alle munizioni consumate e 3,7 miliardi di dollari comprendono le perdite di
equipaggiamento. La cifra però non include i costi per le riparazioni delle
infrastrutture bombardate: le spese di riparazione delle basi militari
danneggiate in Medio Oriente rimane, infatti, ancora da definire, considerato
non solo che la guerra è tutt’altro che conclusa, ma anche che non è ancora
chiaro se e quali basi verranno ricostruite. Secondo una stima interna del
Pentagono riferita dai media statunitensi, la cifra complessiva che include le
riparazioni alle basi statunitensi danneggiate, la sostituzione degli aerei
distrutti e il rifornimento delle scorte di armi ammonta a circa 80 –
100 miliardi di dollari. Il Congressional Budget Office (CBO) – un organismo
indipendente del Congresso USA – invece, ha stimato che dall’inizio del
conflitto fino al primo agosto, la guerra è costata agli Stati Uniti 38 miliardi
di dollari, circa tre miliardi in più ogni mese.
I costi sono alimentati proprio dalla stessa necessità di aumentare la
produzione di armi, in particolare munizioni, data la loro conclamata carenza:
come si legge nel rapporto del Pentagono, infatti, il Dipartimento della Guerra
“sta lavorando per snellire i processi di approvvigionamento e i tempi di
produzione, nonché per costituire scorte di materiali critici, componenti e
munizionamento selezionato, al fine di rispondere rapidamente a eventuali
situazioni di emergenza”. Il documento spiega inoltre che l’obiettivo è
espandere la capacità degli impianti della base industriale – sfruttando i
poteri conferiti dalla legge – mettendo in sicurezza le catene di
approvvigionamento critiche e integrandosi con gli alleati per compensare la
riduzione delle scorte statunitensi, aggiungendo anche che “la base industriale
della difesa richiede tempi di realizzazione significativi per espandere le
capacità produttive”. La relazione segnala poi importanti criticità nella
produzione di motori a propellente solido, nella disponibilità di esplosivi e
propellenti di alta qualità e nel reclutamento di manodopera specializzata per
la produzione. Secondo il documento, “Il Congressional Research Service ha
rilevato che il volume e il costo finanziario delle munizioni statunitensi
impiegate durante l’operazione OEF illustrano direttamente la portata e la
complessità del totale di obiettivi rappresentato dall’Iran”.
Il Dipartimento della Guerra ha informato il Congresso anche sul numero di
militari statunitensi uccisi, sulle basi, le strutture e gli equipaggiamenti
militari danneggiati nel corso della guerra: in totale, sette militari sono
stati uccisi in operazioni sul campo e altri sette in azioni non ostili
dall’inizio della guerra. Nello stesso periodo 417 militari sono stati feriti e
quattro ulteriori membri delle forze armate uccisi. Per quanto riguarda le
strutture e l’equipaggiamento militare, il CENTCOM (Comando Centrale degli Stati
Uniti) ha riferito che gli attacchi iraniani hanno danneggiato o distrutto
centinaia di edifici e strutture nelle basi americane in Kuwait, Bahrain, Qatar,
Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman, and Giordania durante il
conflitto. Inoltre, decine di velivoli statunitensi sono stati distrutti o
danneggiati, tra cui quattro caccia F-15E (tre distrutti dal fuoco amico e uno
dagli iraniani), un F35 danneggiato da fuoco nemico e sette aerei da
rifornimento KC-135 distrutti o danneggiati. Anche le strutture diplomatiche
statunitensi hanno subito danni dagli attacchi iraniani in quattro nazioni, con
un costo complessivo stimato di circa 184 milioni di dollari.
La guerra in Iran non sta solo prosciugando gli arsenali militari USA, ma sta
mettendo a dura prova l’economia statunitense e quella di tutto il mondo a causa
delle pressioni inflazionistiche causate dalla riduzione delle spedizioni di
petrolio e gas naturale. Allo stesso tempo, le prospettive di risoluzione del
conflitto sono ancora lontane e lasciano dunque presagire un ulteriore aumento
delle spese militari e inasprimento delle condizioni economiche.
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