Ddl Antisemitismo: mobilitazione permanente verso il 2/10 contro la “norma‑bavaglio”
Il Comitato promotore ribadisce la linea della mobilitazione: «Rifiutiamo la
presenza in piazza di bandiere e simboli di Stati o attori non statali
responsabili della violazione del diritto internazionale».
Oltre 300 sigle in piazza in 52 città. Dalle grandi metropoli ai piccoli centri,
come Fano nelle Marche, che si è aggiunto nelle ultime ore. Le manifestazioni
più grandi a Roma e a Milano. Questo il bilancio, in continuo aggiornamento,
della mobilitazione contro il cosiddetto ddl Antisemitismo, ribattezzato dagli
organizzatori “anti-dissenso”, in occasione della discussione prevista ieri alla
Camera in Commissione Affari Costituzionali, poi slittata e ora in attesa di
essere calendarizzata.
A Roma, con la maratona di interventi in piazza Capranica e davanti a
Montecitorio, e a Milano, con presìdi molto partecipati in Piazza Duomo e Piazza
Mercanti, diventate epicentro della mobilitazione nazionale.
Il Comitato promotore ribadisce con fermezza la natura pienamente democratica
della mobilitazione.
A tutela dei valori umani e costituzionali a cui si ispira, e prende le distanze
dall’esposizione in piazza di bandiere e simboli di Stati, regimi o attori non
statali responsabili di violazioni del diritto internazionale: «Rifiutiamo la
presenza in piazza di bandiere e simboli di stati o attori non statali
responsabili della violazione del diritto internazionale».
Inoltre, il Comitato promotore ribadisce con fermezza la natura pienamente
democratica della mobilitazione.
«Riteniamo fondamentale che la manifestazione resti uno spazio di libero
confronto civile, focalizzato sui diritti e privo di ogni strumentalizzazione».
Una mobilitazione permanente, diffusa e capillare ha attraversato l’Italia per
contestare il ddl Antisemitismo. Le realtà promotrici denunciano il carattere
liberticida del provvedimento, definito una vera “norma‑bavaglio”.
L’introduzione nella legge italiana della definizione IHRA – che in 7 degli 11
esempi esplicativi tende a sovrapporre critica politica e antisemitismo –
rischia di trasformare la denuncia delle violazioni dei diritti umani,
dell’apartheid in Palestina e del genocidio nella Striscia di Gaza in un
presunto atto di odio razziale.
Nel documento unitario si legge: “Si tratterebbe di una norma che amplierebbe
forzatamente il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno
strumento per la repressione del dissenso politico”.
Gli organizzatori hanno ribadito con forza la loro opposizione a una legge che
strumentalizza la tragedia del popolo ebraico per silenziare un’altra tragedia,
quella del popolo palestinese, e per oscurare le responsabilità del governo
israeliano guidato da Netanyahu, accusato di crimini gravissimi, del genocidio
in corso e della strage di oltre trecento operatori dell’informazione a Gaza.
La piazza ha ricordato di aver sempre praticato la lotta all’antisemitismo,
combattendo nazismo, fascismo, ogni forma di discriminazione, intolleranza e
razzismo. È proprio in nome di questa coerenza – hanno dichiarato – che
chiediamo di bloccare un ddl che non combatte l’antisemitismo, ma colpisce la
libertà di espressione, di critica, di dissentire e l’informazione libera.
La forza della mobilitazione sta nella pluralità delle voci presenti, che rende
evidente la trasversalità della protesta: le grandi organizzazioni sindacali, da
CGIL e Cobas alla USB; le reti giovanili e studentesche, dalla Rete degli
Studenti Medi a OSA; i gruppi ebraici antirazzisti, da Tikkun al L3A; le
principali ONG e associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International
Italia, ANPI, Bds Italia, Rete #NoBavaglio, Save the Children, Greenpeace
Italia, Oxfam ed Emergency; i partiti, dal Movimento 5 Stelle, Avs a Potere al
Popolo fino a Rifondazione Comunista e Sinistra Anticapitalista e i Giovani
Democratici, e ancora le realtà della libertà di stampa e dell’informazione, con
la FNSI, le redazioni mobilitate e l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, tra i
primi ad aver abbandonato la definizione IHRA; collettivi, comitati
territoriali, associazioni culturali, reti civiche e movimenti per la pace e
contro il riarmo.
In tutta Italia, dalla Sicilia al Trentino, si sono svolti presìdi: Varese,
Vanzago, Fano, Feltre, Lecce, Brescia, Milano, Vergato, Vittorio Veneto, Verona,
Genova, Reggio Emilia, Treviso, San Donà di Piave, Pordenone, Cagliari, Monza,
Marcon, Mogliano Veneto, Modena, Catania, Rovigo, Merano, Torino, Chieti, Cuneo,
Vicenza, Montecchio, Tirano, Bassano del Grappa, Firenze, Brindisi, Grosseto,
Castelfranco, Veneto, Pistoia, Cambiano, Palermo, Carloforte, Venezia, Verbania,
Savona, Camogli.
Le organizzazioni ricordano che esistono già strumenti normativi efficaci contro
tutti i crimini d’odio, come la Legge Mancino, e che l’Italia rischierebbe di
diventare l’unico dei Paesi europei ad adottare integralmente la definizione
IHRA con una legge dello Stato.
In alternativa, viene indicata la strada scelta dall’Ordine dei Giornalisti, che
ha adottato la Dichiarazione di Gerusalemme, più rispettosa della libertà di
critica e dei diritti umani. La mobilitazione del 9 settembre rappresenta un
passaggio cruciale: una pressione pubblica sul Parlamento per fermare una norma
giudicata liberticida e per difendere libertà di parola, ricerca, informazione e
denuncia dei crimini di guerra. Le organizzazioni annunciano che la protesta non
si fermerà: presìdi permanenti accompagneranno il percorso parlamentare del ddl
fino alla votazione del prossimo 2 ottobre, e anche oltre se necessario, quando
è previsto l’arrivo del provvedimento in Aula alla Camera.
ELENCO ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento)
> TUTTI I PROMOTORI e TUTTI I PRESIDI – MOBILITAZIONE PERMANENTE CONTRO Ddl
> 1004: “Criticare Israele non è antisemitismo. No alla norma-bavaglio”
MAPPA DEI PRESIDI IN ITALIA CON ELENCO DELLE PIAZZE (In aggiornamento):
https://www.amnesty.it/eventi/mobilitazione-contro-il-ddl-antisemitismo/
Rete #NOBAVAGLIO