Siamo in una pericolosa spirale totalitariaDi Angela Lano. Da alcuni anni siamo pienamente entrati in una pericolosa
spirale totalitaria: operazioni di guerre biologiche con annessa dittatura
sanitaria; guerra USA-NATO contro la Russia per interposta Ucraina – ancora in
corso e verso rapidi orizzonti di guerra mondiale, voluta dalle elite corrotte e
guerrafondaie europee, sempre più lontane e scollegate dai popoli che goverano e
da cui sono profodamente disprezzate. E, dal 2023 in poi, siamo spettatori
impotenti del genocidio gazawi e dell’espansione del colonialismo di
insediamento israeliano in tutta la Palestina storica, in Libano e in Siria…
Mentre il Sud globale si stacca dall’Occidente egemonico e strutturalmente
bellico e violento e non ne vuole più sapere di guerre, massacri, furti e
pirateria di risorse, il Sistema-mondo imperniato sui disvalori di 500 anni di
colonialismi brutali e genocidari volge gli artigli repressivi e totalitari
verso tutte le forme di dissidenza, di difesa dei popoli oppressi e di
informazione indipendente. E il passo verso la persecuzione politica è breve o
immediato.
Il Sistema-Italia, vassallo della più ampia struttura egemonica occidentale e
sionista in declino (il sionismo niente altro è che una emanazione del
colonialismo occidentale, e suo braccio armato nell’Asia occidentale e non
solo), scatena l’inferno, aiutato da un giornalismo disiformativo e sempre più
ridicolo e immorale, contro associazioni umanitarie e contro giornalisti engagé,
in senso gramsciano, nella denuncia delle atrocità israeliane a Gaza e in
Cisgiordania.
Per tappare la bocca all’informazione libera e alle pratiche di assistenza
umanitaria a quasi due milioni di sfollati gazawi, ha tirato fuori la collaudata
– da tutti i regimi totalitari passati e presenti – accusa di “terrorismo” e
minaccia alla democrazia – in una palese proiezione freudiana – contro chi non
si allinea o dissente.
Scrivere di Palestina, di genocidio a Gaza, raccontare di morti e feriti, di
bambini fatti a pezzi, di donne e uomini stuprati nelle prigioni israeliane vale
l’accusa di terrorismo, a quanto pare. Per renderla più credibile, nominano
Hamas – il movimento di resistenza islamica palestinese che lotta, secondo
quanto garatito dall’ONU, per la liberazione dal colonialismo israeliano in
terra nativa palestinese -, e mi redono, nientepopodimeno, la portavoce o
l’addetta alla propaganda ufficiale. Tutto ciò, su informative di Israele,
entità genocida e coloniale, che, come consueto, proietta e attribuisce agli
altri gli strumenti e le azioni che lei utilizza: in questo caso la hasbara,
ricca e potente propaganda.
Chiariamo, dunque, alcune cose: 1) non sono, non siamo, la propaganda o il
megafono di Hamas, ma del popolo palestinese oppresso e schiacchiato, e
informiamo sugli effetti, ben visibili a tutti, ma occultati da Israele e dai
media ad esso connessi, che il colonialismo di insediamento ha prodotto in oltre
100 anni nella Palestina storica, e negli ultimi tre nella Striscia di Gaza e in
Cisgiordania – stiamo parlando di qualcosa come 300-400 mila morti e dispersi da
ottobre 2023, oltre a un numero spaventoso di feriti e mutilati, tra cui decine
di migliaia di bambini e donne.
Stiamo svolgendo un ottimo e seguito lavoro di controinformazione, contrastando,
per come possiamo, la milionaria hasbara israeliana e i suoi valvassini in
Italia: per questa ragione, Israele ci ha inseriti nella sua mappa del
“terrorismo” – di nuovo, una proiezione freudiana del crimine di cui si macchia
e che è condannato dal mondo intero.
2) L’agenzia InfoPal è edita dall’omonima associazione, che provvede a
sostenerla materialmente: non sono soldi di Hamas o da Hamas, ma dei musulmai
italiani, che, come tradizione islamica, si tassano periodicamente per la zakat
e altre forme di offerte. A me spetta il compito di gestire il lavoro di
informazione, come qualsiasi altro giornalista di testate piccole o grandi,
mainstream o indipendenti.
Inoltre, come giornalista, storica e antropologa del Nord Africa e del Medio
Oriente, ho viaggiato, studiato, ricercato, incontrato, intervistato chi mi
pareva più interessate e utile, raccogliendo materiale, fotografie,
registrazioni, badge, cartoline, spillette, collane, bracciali, gadget, di
popoli, organizzazioni e fazioni politiche, culture, religioni e tradizioni, o
ricordi associati a interviste e incontri professionali. E’ un mio diritto, fa
parte della mia libertà di ricerca e lavoro, e non deve essere oggetto di
speculazioni o accuse, o di attacco della macchina del fango.
Sono una giornalista professionista, umanamente coinvolta nel mio lavoro, ma
anche una ricercatrice, una storica e un’antropologa, con titoli accademici e
pubblicazioni da far invidia alla media del gioralismo italico, poco preparato,
per non dire di peggio.
Sono anche un’intellettuale politicamente e socialmente impegnata, non organica
al Sistema, cosa di cui vado assolutamete fiera. Pertanto, lo squallido
sbertuggiamento di articoli, uno clone dell’altro, in stile gossip, contro di
me, rappresenta una palese manifestazione di un giornalismo degno della scadente
posizione in cui si trova nelle classifiche interazionali: la più recente, sulla
libertà di stampa nel 2025, lo colloca al 49° posto globale, secondo Reporters
Without Borders (RSF), la peggiore dell’Europa occidentale, indicando una salute
precaria dell’informazione nel nostro Paese… Un Paese che sta precipitando
rapidamente in forme totalitarie di oscura memoria, insieme alla sempre più
devastante situazione economica, e che ha bisogno di politici etici e dediti al
bene della Nazione e non a prendere ordini dall’estero, concorrendo, oltre
tutto, all’accusa di genocidio.