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SVEZIA: IL CENTROSINISTRA VINCE LE ELEZIONI POLITICHE. CROLLA L’ULTRADESTRA. “HA PESATO IL VOTO ANTIFASCISTA”
Dopo un lungo scrutinio durato 4 giorni, il centrosinistra ha vinto le elezioni in Svezia di misura: 176 seggi contro i 173 della destra al potere fino a oggi. La coalizione guidata dalla socialdemocratica Magdalena Andersoon avrà ora il compito, non semplice, di dar vita alla formazione di governo, potendo teoricamente contare sulla maggioranza assoluta formata da Socialdemocratici (99 seggi, 18 in meno, ma comunque primo partito), La Sinistra (che cresce notevolmente, passando da 24 a 30 seggi), il Partito di centro (25 seggi, uno in più) e i Verdi, che da 18 passano a 22 seggi. A destra, invece, decisivo il tonfo dell’ultradestra razzista, quella dei “Democratici svedesi”, che passa da 73 a 62 seggi. “Sicuramente c’è stato un voto antifascista, cioè il richiamo a una tradizione democratica nel paese che per 4 anni si è visto ostaggio del centrodestra – afferma Roberto Pietrobon ai nostri microfoni, e aggiunge –  Il fatto che il voto di sia polarizzato su La Sinistra e i Verdi dimostra che c’era bisogno di un’opposizione ancora più radicale. Insomma, le tematiche radicali hanno pagato molto di più rispetto a un atteggiamento “più timido” come quello adottato dai socialdemocratici”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’analisi di Roberto Pietrobon, giornalista esperto di Scandinavia e collaboratore de Il Manifesto Ascolta o scarica
September 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Svezia: la sinistra vince le elezioni, ma governare sarà (quasi) impossibile
Dopo cinque giorni di spoglio, il voto popolare svedese – la cui affluenza alle urne ha sfiorato l’85% – ha finalmente consegnato la vittoria alla coalizione di centrosinistra, guidata dai socialdemocratici. Sono 176 i seggi conquistati in Parlamento, contro i 173 dell’alleanza di governo uscente. Il premier Ulf Kristersson ha appena rassegnato le dimissioni, aprendo di fatto la strada al momento delle consultazioni. Sarà Magdalena Andersson, leader socialdemocratica, a dover trovare il giusto compromesso con le altre forze della coalizione: Verdi, Partito della Sinistra e Partito di Centro. Ad attenderli ci sarà eventualmente la sfida della governabilità, vista la maggioranza risicata di appena tre seggi. Alla fine è stato uno scarto minimo di 50mila voti — su un totale di oltre 6,7 milioni — a stabilire chi guiderà la Svezia per i prossimi quattro anni. All’appuntamento elettorale di domenica scorsa, le opposizioni si erano presentate dopo aver visto affievolirsi gradualmente il proprio vantaggio nei sondaggi, che alla vigilia prospettavano un serrato testa a testa. E così è stato. Con il 28% dei consensi e 99 seggi, i socialdemocratici si confermano — come da un secolo a questa parte — la formazione più votata, nonostante il calo di circa 2,3 punti percentuali rispetto alla tornata del 2022. Potrebbe averne giovato il Partito della Sinistra, cresciuto più di tutti rispetto a quattro anni fa. Di posizioni più radicali rispetto a quelle della formazione guidata da Andersson, il Partito della Sinistra ha ottenuto l’8,4% dei voti (+1,7%) e 30 seggi, 5 in più rispetto al Partito di Centro, scelto dal 7% dei votanti. Chiudono la coalizione i 22 seggi dei Verdi, che dal 5% del 2022 sono passati al 6,1%. L’alleanza di governo uscente — formata da Moderati, Democratici Cristiani e Liberali col sostegno esterno dei Democratici Svedesi — non è riuscita a riconfermarsi. I Democratici Svedesi, espressione dell’estrema destra, sono risultati essere la terza forza eletta, registrando però il calo più marcato e perdendo 3,1 punti percentuali rispetto al 2022. Si è così interrotta la crescita graduale che accompagnava il partito di Jimmie Åkesson dal 2010. L’inversione di rotta si configura come un’anomalia nel panorama europeo, segnato dalla crescita dell’estrema destra. Come nel caso delle recenti elezioni in Sassonia, che ha visto trionfare l’AFD. Per la Svezia si apre ora un periodo di consultazioni ed equilibrismi. L’ex premier Magdalena Andersson dovrà trovare la giusta ricetta e accontentare le quattro forze della coalizione, a partire dalla definizione del programma. In campagna elettorale, Andersson ha promesso maggiori investimenti nello stato sociale e un sistema fiscale più equo. Nucleare e immigrazione restano i nervi scoperti della coalizione, che nei prossimi giorni richiederanno la massima attenzione della leader socialdemocratica per trovare una posizione di sintesi. Altrimenti si tornerà alle urne per le elezioni suppletive. The post Svezia: la sinistra vince le elezioni, ma governare sarà (quasi) impossibile appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 17, 2026
L'INDIPENDENTE
Svezia: l’onda nera si arresta
Il giorno successivo alle elezioni il conteggio dei voti assegna 176 seggi al blocco rosso-verde (Socialdemocratici, Partito della sinistra, Verdi e Partito di centro) e 173 seggi alla coalizione di centrodestra (Moderati, Democratici di Svezia, Cristianodemocratici e Liberali). Il risultato tuttavia non è definitivo, perché bisogna attendere lo spoglio dei voti espressi in anticipo (opzione molto diffusa, in Svezia) e di quelli esteri. Qualche considerazione tuttavia si può già fare, partendo dai risultati ottenuti, in un sistema strettamente proporzionale (con soglia di sbarramento al 4%), dai singoli partiti; risultati che, secondo gli esperti, i voti non ancora conteggiati non dovrebbero stravolgere. > Dopo l’agghiacciante risultato dell’AFD in Sassonia-Anhalt, non si può che > partire dal messaggio incoraggiante che esce dalle elezioni svedesi: i > Democratici di Svezia (SD), non solo non sfonda ulteriormente, ma – per la > prima volta dal 2010, quando è entrato in parlamento – arretra, e di un non > risibile 3%, scendendo al 17,6%.  La discoteca, affittata dal partito suprematista e misogino nato alla fine degli anni Ottanta da gruppi neonazisti e guidato da Jimmie Åkesson dal 2005, per festeggiare la vittoria elettorale è rimasta malinconicamente vuota, la sera del 13 settembre. Sono svaniti i sogni di poter mantenere, anzi ampliare, la propria supremazia nel centrodestra e magari rivendicare addirittura il posto di primo ministro, i Moderati tornano a essere il primo partito della coalizione con il 19,9%. Gli SD arretrano persino nelle loro roccaforti, in Scania, e – altro dato positivo – calano vistosamente fra le e i giovani al primo voto. > Gli altri grandi sconfitti sono i Socialdemocratici, che, con il 28,1%, > rimangono il primo partito, lo sono da oltre un secolo, ma, perdendo il 2,3%, > registrano il peggior risultato della loro storia da quando è stato introdotto > il suffragio universale (1921).  I loro (potenziali) alleati crescono: + 1,5 per il Partito della sinistra che sale all’8,2%; + 1 per i Verdi, che festeggiano il miglior risultato di sempre, 6,1%; il Centro guadagna un modesto 0,3, attestandosi sul 7,1%. A zavorrare il centrosinistra è dunque proprio il partito a lungo egemone nella politica svedese e che fino a un paio di settimane fa nei sondaggi veleggiava con il vento in poppa, staccando di diversi punti gli avversari. Poi nelle rilevazioni è arrivato il tonfo, confermato dalle urne.  Risultati preliminari a confronto con il 2022 Partito 2026 2022 Variazione 2026–2022 Socialdemokraterna 28,1% 30,3% −2,3 ▼ Moderaterna 19,9% 19,1% +0,8 ▲ Sverigedemokraterna 17,5% 20,5% −3,0 ▼ Vänsterpartiet 8,2% 6,7% +1,5 ▲ Centerpartiet 7,1% 6,7% +0,3 ▲ Kristdemokraterna 6,2% 5,3% +0,9 ▲ Miljöpartiet de gröna 6,1% 5,1% +1,0 ▲ Liberalerna 5,4% 4,6% +0,8 ▲ 2026 2022 Fonte: Valmyndigheten · Risultati preliminari elezioni al Riksdag 2026 · confronto con risultati 2022 Il partito di Magdalena Andersson ha pagato una campagna elettorale schizofrenica: da una parte gridava al lupo «se vince la destra ci ritroveremo con dodici ministri dei Democratici di Svezia», dall’altra confermava la sua incapacità di attrarre l’elettorato con una pars construens, ossia un’alternativa convincente alle nefandezze compiute in questi quattro anni dal governo di destra. Un limite, questo, denunciato anche dalla corrente di sinistra del partito, i Riformisti.  La Svezia dell’accoglienza e del Welfare universalistico è diventata una palestra di stigmatizzazione della povertà, testimoniata dall’ulteriore ridimensionamento delle misure di protezione sociale e dalla criminalizzazione dell’immigrazione, con misure che comprendono la sospensione temporanea dei diritti, l’espulsione anche di minori, la remigrazione (per ora retribuita – e nondimeno pur sempre volta a far sentire le persone migranti indesiderate –ma, nelle intenzioni degli SD, destinata a diventare coatta) e l’inasprimento delle pene anche per i giovanissimi. Per tacere dell’uso isterico delle etichette di filoputinismo e antisemitismo per silenziare il dissenso.  > I Socialdemocratici non avevano né la volontà né la credibilità per porsi come > polo antagonista dell’agenda xenofoba e ultraliberista del governo, perché da > anni attuano politiche di privatizzazione sfrenata e, in materia di politica > penale e migratoria, hanno votato quasi sempre con la maggioranza.  Dulcis in fundo, nel corso della campagna elettorale hanno alluso più volte alla loro disponibilità ad alleanze trasversali, arrivando a flirtare con i Cristianodemocratici: quanto di più lontano ci sia da un partito vagamente progressista. Per paura di perdere, rincorrono la destra, diventando sempre più indistinguibili dai loro avversari. Il buon risultato del Partito della sinistra e dei Verdi dovrebbe indurli a qualche riflessione. A proposito di queste formazioni, va evidenziato come una settimana prima delle elezioni ci sia stata una grande manifestazione per il clima a Göteborg. Evidentemente i Verdi hanno raccolto questa spinta per la conversione ecologica, che è ormai radicata nel paese di Greta Thunberg, a dispetto del negazionismo climatico dei partiti di destra e del “disimpegno” sul tema anche dei Socialdemocratici e del Partito della sinistra. Questa retromarcia è solo una delle note dolenti del Partito della sinistra guidato da Nooshi Dadgostar. Ci si può rallegrare per il suo successo nei sobborghi più difficili, come Rinkeby a Stoccolma e Rosengård a Malmö, ma non si può tacere che si è totalmente appiattito sul bellicismo imperante nel paese. > Dadgostar ha dichiarato che sarebbe disposta a morire per la patria, non ha > mai messo in discussione le finalità e i limiti degli aiuti all’Ucraina e ha > punito – per timore di essere tacciato di antisemitismo, se non di > filoterrorismo – chi, nelle sue fila, si è spinto troppo oltre (!) nel > sostegno alla Palestina.  Da tempo Dadgostar ha posto una condizione ineludibile per appoggiare un governo socialdemocratico: ottenere un ministero; una richiesta che, dopo lustri e lustri di appoggio esterno, ha indubbiamente un senso, ma è stata criticata da una parte, minoritaria, delle e dei militanti perché ha focalizzato la campagna elettorale più su questo aut aut che su un programma condiviso con gli alleati. Tra questi, il Partito di centro ha espresso subito, in tono altrettanto ultimativo, la sua indisponibilità ad appoggiare un governo che includa il Partito della sinistra. Del resto, le due formazioni non hanno nulla in comune, se non il sostegno al riarmo…. Questa è la grana che Magdalena Andersson si troverà ad affrontare, ammesso che il blocco rossoverde si confermi vincitore delle elezioni. Riuscirà a mettere d’accordo i due alleati? O finirà per cercare voti a destra, perdendo così ogni residua credibilità? Oppure il primo ministro in carica, Ulf Kristersson, si assicurerà l’appoggio del partito ago della bilancia, quello di centro? Pur valorizzando lo spiraglio di ottimismo che ci consegnano le elezioni svedesi – anche la marea nera è soggetta alla risacca – non ci si può nascondere che tanto con un nuovo governo di destra quanto con un governo a guida socialdemocratica a decidere la politica svedese sarà ancora il capitale. A meno che i movimenti sociali non allarghino la crepa apertasi nel muro del tecnocapitalismo fascista. E questo non vale solo per la Svezia.  Immagine di copertina di Socialdemokrater via Flickr Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Svezia: l’onda nera si arresta proviene da DINAMOpress.
September 15, 2026
DINAMOpress
SVEZIA: ALLE ELEZIONI POLITICHE ARRETRA L’ULTRADESTRA DEI “DEMOCRATICI SVEDESI”. CRESCONO LA SINISTRA E I VERDI
Elezioni politiche generali in Svezia domenica 13 settembre 2026, segnate da un’affluenza particolarmente elevata (sopra l’80%) e da un arretramento netto dei cosiddetti “Democratici Svedesi”, forza di ultradestra analoga alla tedesca Afd e ad altre compagini dello stesso tenore in giro per mezza Europa. Lo scrutinio, nella giornata di lunedì 14 settembre, è fermo attorno al 94% e i dati definitivi sono attesi non prima di mercoledì 16 settembre. Al netto quindi dell’assegnazione degli ultimi seggi e delle alchimie per la formazione del futuro governo di Stoccolma (al momento la coalizione di centrosinistra ha 176 seggi, contro i 173 della destra; maggioranza assoluta fissata a 175), il dato politico che già emerge dal voto di Stoccolma è la prima sconfitta proprio dei “Democratici Svedesi”, che i sondaggi vedevano invece in rampa di lancio per superare come primo partito di destra i conservatori dei “Moderati”. In realtà l’estrema destra cala rispetto al voto 2022, passando dal 20.5% al 17,6%, mentre i Moderati del premier uscente Ulf Kristersson crescono, dal 19,1% al 19,9%. Sempre a destra, l’attuale “blocco blu” al potere vede aumentare lievemente il peso delle due forze minori meno estremiste, ossia i Liberali e il Kd (cristiano-conservatori), rispettivamente al 5,4% e al 6,2%. Nel “blocco rosso”, invece, i Socialdemocratici segnano il peggior risultato di sempre della loro storia, al 28,1% (erano al 30,3%). Un calo però ampiamente assorbito dalla crescita degli altri partiti della coalizione, a partire dal Vänsterpartiet (in foto l’ultimo congresso, nell’aprile 2026), il partito La Sinistra, che cresce di quasi un punto e mezzo percentuale, dal 6,8% sale al 8,2%. Bene anche i Verdi, che salgono di un punto percentuale, dal 5,1% al 6,1%. Lieve aumento pure i social-liberali del Partito di Centro, dal 6,7% al 7,1%. Su Radio Onda d’Urto l’intervista sulle elezioni politiche 2026 in Svezia a Roberto Pietrobon, giornalista esperto di Paesi Scandinavi e collaboratore del quotidiano “Il Manifesto”. Ascolta o scarica  
September 14, 2026
Radio Onda d`Urto
In Svezia oltre 50.000 persone hanno manifestato in difesa dell’ambiente
Un corteo da decine di migliaia di persone si è snodato tra le strade di Stoccolma, la capitale della Svezia. Erano in 50mila, secondo organizzatori e forze dell’ordine: tutti uniti nella richiesta di misure pubbliche a tutela dell’ambiente. Presente anche la giovane attivista Greta Thunberg, a guida di Fridays for Future (FFF), la sigla da lei fondata nel 2018. FFF faceva parte delle quasi 300 organizzazioni che hanno aderito al corteo, emerso come uno dei più partecipati degli ultimi anni. La manifestazione è stata organizzata a pochi giorni dalle elezioni, con le sigle promotrici che denunciano la sostanziale assenza della questione ambientale e del contrasto ai cambiamenti climatici all’interno del dibattito pubblico. Un corteo colorato, lungo chilometri e con partecipanti di ogni età si è mosso domenica scorsa tra le strade della capitale svedese. «Raduniamo le nostre forze e facciamo del cambiamento climatico la questione più importante delle elezioni! Trasformiamo l’ansia in azione e speranza per il futuro. Lo facciamo per poter guardare negli occhi i nostri figli, per il nostro futuro, per una politica che rifletta realmente ciò che pensiamo! Siamo la maggioranza: è tempo di venire ascoltati». Con queste parole Naturskyddsföreningen, tra le sigle promotrici, ha commentato la riuscita della manifestazione, a cui hanno aderito oltre 280 organizzazioni e almeno 50mila persone. «È commovente perché sono molti anni che non vedevo manifestazioni per il clima di questa portata in Svezia. È davvero ora che soprattutto gli adulti si diano da fare», ha dichiarato Greta Thunberg, presente al corteo. Nel mirino dei manifestanti è finito anzitutto l’indirizzo politico dell’attuale governo di centrodestra, guidato dal 2022 da Ulf Kristersson. Durante il proprio mandato la maggioranza ha invertito la rotta degli obiettivi climatici, tagliando il budget per gli interventi ambientali e le accise sulla benzina. L’incentivo all’uso dei combustibili fossili mina il raggiungimento degli obiettivi sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO₂). Entro il 2030, il Paese dovrebbe tagliare del 70 per cento le emissioni di CO₂ dei trasporti, rispetto ai livelli del 2010. Sullo sfondo si staglia poi la neutralità carbonica — la condizione dove le emissioni dei gas serra prodotte dall’attività umana vengono compensate o rimosse dall’atmosfera — da raggiungere entro il 2045. Tali emissioni contribuiscono al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici in corso. «Oggi ci opponiamo alla politica svedese sulle emissioni mortali, per il futuro dei nostri figli e per la giustizia globale», dichiarano i manifestanti scesi in piazza a Stoccolma. Questi ultimi puntano il dito non solo contro il governo ma verso l’intero arco partitico, reo di aver lasciato la questione ambientale fuori dal dibattito pubblico. Viene chiesta l’adozione di misure urgenti, a livello nazionale e sovranazionale, anche alla luce dei recenti eventi estremi, come le ondate di calore che si sono abbattute sull’Europa. L’obiettivo è chiaro: imporre dal basso il tema della difesa dell’ambiente nell’agenda politica, indipendentemente da chi sarà il vincitore alle prossime elezioni parlamentari in programma il 13 settembre. The post In Svezia oltre 50.000 persone hanno manifestato in difesa dell’ambiente appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 24, 2026
L'INDIPENDENTE
Spazi gratuiti per il calcio, così la Svezia prova a prevenire la criminalità giovanile
Il venerdì sera in decine di quartieri svedesi le porte di palestre e centri sportivi restano aperte fino a mezzanotte. Ragazzi e ragazze fino ai 25 anni possono entrare gratuitamente e giocare a calcio, seguiti da adulti e allenatori. Il progetto si chiama Nattfotboll, calcio notturno, e oggi viene organizzato in circa 60 aree del Paese, soprattutto nei quartieri dove esclusione sociale e criminalità espongono una parte dei più giovani al rischio di entrare in contatto con le gang. L’iniziativa è promossa dalla fondazione Goodsport insieme a società sportive, associazioni e amministrazioni lo... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Spazi gratuiti per il calcio, così la Svezia prova a prevenire la criminalità giovanile appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 19, 2026
L'INDIPENDENTE
Difesa civile. Sì, ma quale? “Civilizzare” la difesa armata? (2)
RILANCIAMO IL SECONDO DI TRE ARTICOLI (QUI IL PRIMO) DI ERMETE FERRARO, PRESIDENTE DIMISSIONARIO DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE (MIR), PUBBLICATI SUL BLOG ERMETESPEACEBOOK.BLOG CON IL QUALE SI ESPRIMONO ALCUNE PERPLESSITÀ IN RELAZIONE ALLA PDL UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE. L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, DOPO AVER LUNGAMENTE DISCUSSO LA QUESTIONE E APPROFONDITO COLLETTIVAMENTE LA POSTA IN GIOCO, HA ESPOSTO LA PROPRIA POSIZIONE IN UN DOCUMENTO REPERIBILE A QUESTO LINK. Nella prima parte della mia analisi dei limiti della proposta di legge d’iniziativa popolare sulla “Difesa Civile, Non-armata e nonviolenta” [i] ho cercato di argomentare quali siano le mie perplessità a riguardo, Ma quando si parla di ‘difesa civile’ – soprattutto se la maggioranza delle persone cui ci si rivolge, in particolare le più giovani, finora non ne hanno mai letto o saputo nulla – è opportuno fare riferimento a casi concreti, esperienze attuali e pratiche correnti.  Infatti, basta dare una scorsa ai siti web di alcuni ministeri della difesa, in particolare degli stati dell’Unione Europea, per farsi un’idea di quale significato e valore sia stato finora a livello istituzionale, a questa particolare, ma ancora poco usuale, espressione. Ovviamente le lingue di riferimento (e le rispettive traduzioni in italiano) complicano un po’ il riferimento ai casi citati, eppure risulta comunque chiaro che l’attributo ‘civile’, unito al sostantivo ‘difesa’, nella quasi totalità dei casi esprime più che altro una componente ‘non armata’ di quella funzione. Solitamente, in effetti, non si propone di ricorrere a una modalità alternativa (o comunque parzialmente sostitutiva) rispetto a quella propria degli apparati delle forze armate, con le loro consolidate tipologie organizzative e strategie militari. Si tratta semmai di prevedere, per motivi di opportunità e di controllo, anche l’istituzione ed organizzazione di funzioni aggiuntive ad essi ‘complementari’, differenti ma sostanzialmente integrative di quelle svolte dai militari. Lo scopo, più o meno dichiarato, è quello di evitare che le forze armate si accollino compiti non strettamente istituzionali, preferendo delegarli a reparti formati da volontari o personale civile, adibiti a compiti burocratici, sanitari e di protezione della popolazione da eventi bellici, calamità naturali ed altre gravi emergenze. BUNDESWEHR ŰBER ALLES Il primo caso che prendo in esame è quello della Repubblica Federale Tedesca, dove la consultazione del sito della Bundeswehr (le forze armate federali) chiarisce la logica entro la quale il governo tedesco ha già inserito la ‘difesa civile’. «La Strategia Nazionale di Sicurezza 2023 ha definito l’obiettivo di una politica di Sicurezza Integrata, come compito dell’insieme della società. “L’interazione collaborativa di tutti i rilevanti attori, risorse e strumenti che, combinandosi, possono garantire in modo comprensivo la sicurezza del nostro Paese e rafforzarlo nei confronti e contro minacce esterne”. Il Piano Operativo per la Germania è una componente militare essenziale per la difesa complessiva della Germania. Esso combina gli elementi-chiave militari della difesa nazionale e collettiva coi necessari servizi di supporto civile. La responsabilità principale del Piano operativo per la Germania è affidata al Comando delle forze congiunte della Bundeswehr» [ii]. Nella stessa pagina del sito troviamo più avanti altre precisazioni. «Un elemento essenziale del Piano Operativo per la Germania è fare da ponte tra gli elementi chiave militari della difesa nazionale e collettiva ed i necessari servizi di supporto civile.  Un elemento centrale del Piano Operativo per la Germania consiste nell’integrare le componenti militari chiave della difesa nazionale e collettiva coi necessari servizi di supporto civile, al fine di garantire un sostegno reciproco che coinvolga l’intero apparato statale ai vari livelli di escalation: in tempo di pace, in situazioni di minaccia ibrida, in caso di crisi e in guerra. Ciò comporta, da un lato, il supporto militare alla preparazione civile in vista di un eventuale conflitto e, dall’altro, il contributo civile alla pianificazione della difesa militare. Il piano comprende processi e responsabilità, ad esempio per quanto riguarda la cooperazione della Bundeswehr con enti civili o governativi in situazioni di emergenza» [iii]. Le espressioni-chiave utilizzate nei testi citati (ribadendo peraltro che la “responsabilità principale” delle operazioni congiunte resta comunque in capo alle forze armate) sono: “sicurezza integrata”, “interazione collaborativa”, “difesa complessiva/totale”, “difesa nazionale e collettiva”, “supporto civile”, “sostegno reciproco”, “cooperazione della BW con enti civili e governativi”. Risalta l’utilizzo d’un lessico improntato ad una visione integrata, e quindi totale, della difesa, mantenendo però un rapporto ancillare delle funzioni civili rispetto a quelle bellico-militari. Se si vuole conoscere la struttura organizzativa della ‘difesa integrata’ nella R.F.T., la risposta è in un’altra pagina del sito citato [iv], dove si evidenzia un’arbitraria quanto allarmante commistione delle funzioni relative alla protezione ambientale (Bundesamt für Infrastruktur, Umweltschutz und Dienstleistungen der Bundeswehr) con quelle della logistica e della sussistenza (Verpflegungsamt der Bundeswehr) e dei Vigili del Fuoco (Brandschutzamt der Bundeswehr), collegandole a quelle degli uffici che si occupano del personale civile della difesa e dei militari tedeschi impegnati all’estero. Da tale semplice elenco risulta evidente la militarizzazione già in atto nella R.F.T. d’importanti organismi di natura non militare, come i corpi di protezione civile e difesa dal fuoco e addirittura di enti statali che si occupano di protezione dell’ambiente. LIBERTÉ, ÉGALITÉ…VIVE LES ARMÉES! Nella Repubblica Francese, al di là della presenza d’un rilevante personale civile, prevalentemente nel settore amministrativo e logistico – già all’interno delle Forze Armate è comunque già in atto una ‘difesa civile’ integrata con quella militare. Formalmente, la Sécurité Civile (Protezione Civile, Corpo dei Pompieri, etc.) sarebbe una realtà istituzionale gestita dal Ministero degli Interni, che si occupa prevalentemente di protezione della popolazione da catastrofi, altre crisi ed emergenze [v]. A supporto della ‘difesa civile’ così intesa – come avviene anche in Italia – la legislazione francese ha previsto però anche interventi di natura militare, ad esempio per svolgere funzioni di ‘pubblica sicurezza’. Viceversa, le stesse norme assicurano un supporto degli organismi di protezione civile alle operazioni militari, ovviamente sotto il coordinamento (cioé il comando) delle forze armate. «Il ministro dell’interno riceve dal ministro della difesa, per lo sviluppo e l’attuazione dei suoi mezzi, il sostegno dei servizi e dell’infrastruttura delle forze armate e, in particolare, per il mantenimento dell’ordine pubblico, l’eventuale appoggio delle forze militari. Nelle zone dove si sviluppano operazioni militari, e su decisione del Governo, il comando militare designato a tale scopo diventa responsabile dell’ordine pubblico ed esercita il coordinamento delle misure di difesa civile con le operazioni militari. In caso di minaccia riguardante una o più installazioni prioritari della difesa, il comando militare designato a tale scopo può essere incaricato, per decreto del consiglio dei ministri, della responsabilità dell’ordine pubblico e del coordinamento delle misure di difesa civile con le misure militari di difesa interna del o dei settori di sicurezza delimitati attorno a queste installazioni dal Presidente della Repubblica in sede di consiglio di difesa e di sicurezza nazionale»[vi]. Se visitiamo il sito web del Ministero della Difesa francese [vii], al di là della designazione del servizio militare (volontario e selettivo) col titolo neutro di “Servizio Nazionale”, troviamo poi una pagina dedicata specificamente alla “Politica delle Risorse Umane militari e civili”, dove ci sono altre interessanti affermazioni. «Nel quadro di una professionalizzazione delle forze armate giunta a maturità, la politica delle risorse umane riafferma i principi e fondamenti inerenti all’identità del ministero, tra i quali figurano al primo posto la complementarietà tra civili e militari e l’importanza delle logiche di ambito […] Politiche comuni ai militari e ai civili. La mescolanza statutaria (personale militare e civile) è una particolarità strutturale del ministero delle forze armate. A dispetto di queste differenze statutarie, le due popolazioni che operano insieme e concorrono alla riuscita delle missioni affidate al ministero, beneficiano di politiche che sono loro comuni» [viii].   In questo caso, le espressioni-chiave riscontrate sono: “coordinamento delle misure di difesa civile con le operazioni militari”, “complementarietà tra civili e militari”, “politiche comuni ai militari e ai civili”. LA SPAGNA GIOCA IN “DEFENSA NACIONAL INTEGRADA” Va riconosciuto che il governo del Regno di Spagna, soprattutto nella fase più recente, sta cercando positivamente di sottrarsi alla perversa logica riarmista, militarista e bellicista che contamina anche i paesi della U.E. Le forze armate spagnole, s’altra parte, restano tradizionalmente un’istituzione forte e autorevole, integrata nella NATO e difficilmente sottraibile alle sue verticistiche direttive. Andando a cercare informazioni sul sito del Ministerio de Defensa, infatti, troviamo alcuni riferimenti utili alla nostra ricerca. «Integrazione della difesa e della protezione civile nella difesa nazionale. Gli sforzi militari volti a proteggere il territorio e le popolazioni degli alleati devono essere affiancati da una solida preparazione civile, capace di ridurre le potenziali vulnerabilità e mitigare i rischi, sia in tempo di pace che durante crisi o conflitti. Come già evidenziato, tale preparazione civile assolve tre funzioni essenziali: garantire la continuità dell’azione di governo, assicurare l’erogazione di servizi essenziali alla popolazione e fornire supporto civile alle operazioni militari. È dunque evidente che la resilienza deve fondarsi su una stretta cooperazione tra attori civili e militari: un modello reciprocamente vantaggioso, tanto in tempo di pace quanto in situazioni di crisi […] Ma come possiamo integrare questi due aspetti della resilienza, quello civile e quello militare? Esistono numerosi esempi in tal senso. Le esercitazioni rappresentano un paradigma eccellente e un metodo efficace per mettere alla prova la preparazione nazionale. A questo proposito, costituiscono un modello ideale per sperimentare le risposte a situazioni di emergenza su larga scala, come attacchi a sorpresa dagli effetti devastanti o scenari di guerra ibrida. È dunque fondamentale includere elementi di preparazione civile nelle esercitazioni militari, integrandoli a ogni livello: dalle esercitazioni di gestione delle crisi a livello strategico fino alle attività addestrative di livello tattico» [ix]. Non è casuale che i riferimenti per queste affermazioni hanno a che fare con le indicazioni della NATO in merito all’integrazione militare-civile in vista di una difesa totale, come dimostra anche l’esempio citato poco dopo. L’esercitazione Steadfast Defender 2024 — il più grande dispiegamento militare della NATO dalla fine della Guerra Fredda — è stata infatti portata ad esempio di “mobilitazione massiccia di truppe e mezzi militari attraverso diversi Paesi [in] stretto coordinamento con le autorità civili — in particolare per quanto riguarda trasporti, logistica e infrastrutture — sottolineando così la necessità di garantire la resilienza delle infrastrutture civili e la continuità dei servizi essenziali» [x]. Nei brani citati, ancora una volta, vanno sottolineate espressioni-chiave come: “integrazione della difesa e della protezione civile nella difesa nazionale”, “stretta cooperazione tra attori civili e militari”, “preparazione civile nelle esercitazioni militari”, “garantire la resilienza delle infrastrutture civili e la continuità dei servizi essenziali”. PER GLI INGLESI “RESILIENCE” FA RIMA CON “DEFENCE” Il Regno Unito (U.K.) – fedele e zelante membro della NATO, ma non più dell’Unione Europea – ha alle spalle una lunga tradizione militarista, che gli deriva ovviamente dalla sua storia imperiale. Anche sul sito del Ministry of Defence, pertanto, non mancano riferimenti alla dottrina dell’Alleanza atlantica in materia d’integrazione della difesa militare con quella ‘civile’. La parola-chiave, in questo caso, è “resilienza”, in nome della quale il governo britannico nel luglio 2025 ha appunto adottato il suo “Piano d’Azione per la Resilienza” e ha partecipato all’OSCE Forum for Security Co-operation, che si è tenuto a Vienna tre mesi dopo, intervenendovi con un suo delegato. «Il Regno Unito accoglie con favore l’iniziativa della Finlandia di convocare questo tempestivo Dialogo sulla sicurezza dedicato alla resilienza attraverso una sicurezza globale e integrata. Sosteniamo pienamente l’enfasi posta sulla cooperazione civile-militare quale pilastro strategico della difesa nazionale. […] Consideriamo la resilienza non semplicemente come un meccanismo di risposta, bensì come un sistema proattivo e integrato che abbraccia governo, imprese, società civile e singoli cittadini. La nostra strategia privilegia la prevenzione, la preparazione, la risposta e il ripristino, garantendo la continuità delle funzioni sociali essenziali anche in condizioni di forte stress. Tale modello trova riscontro nella nostra Revisione strategica della difesa del 2025, che sottolinea l’importanza dell’integrazione civile-militare per la salvaguardia della sicurezza nazionale […] dalla difesa cibernetica e la protezione delle infrastrutture alla sanità pubblica e alla comunicazione in situazioni di crisi […] Nell’attuale panorama delle minacce — caratterizzato da tattiche ibride, disinformazione e diplomazia coercitiva — la resilienza rappresenta un imperativo strategico. Il Regno Unito apprezza l’approccio multidimensionale dell’OSCE e l’enfasi posta dal Codice di condotta sul controllo democratico delle forze armate. Consideriamo la cooperazione civile-militare non solo una risorsa per la difesa, ma anche un punto di forza democratico» [xi]. Nel testo citato troviamo espressioni-chiave ricorrenti, come: “sicurezza globale e integrata”, “cooperazione civile-militare”, “salvaguardia della sicurezza nazionale”, anche perché il riferimento comune è il documento-guida di 62 pagine nel quale, all’inizi degli anni 2000, la NATO ha enunciato la sua “Dottrina per la pianificazione, la condotta e la valutazione della cooperazione civile-militare (CIMIC) nel contesto delle operazioni congiunte alleate” [xii], fonte esplicita delle politiche adottate dal Regno Unito e da altri paesi membri in materia d’integrazione delle attività militari e civili in un concetto globale e totalizzante di ‘difesa’. Va sottolineato, a tal proposito, che il “Multinational CIMIC Group” della NATO (MNCG, composto da contingenti militari italiani, greci, ungheresi, portoghesi, rumeni e sloveni, con sede a Treviso) dal 2024 è comandato da un ufficiale italiano: il Col. Piero Furlan. Non posso Al termine della 19^ Conferenza dei vertici dell’organizzazione (che si è tenuta nel giugno 2026 proprio nella mia Napoli, presso il Comando NATO di Giugliano-Lago Patria,) è stata diramata, tra l’altro, questa dichiarazione: «La comprensione dell’ambiente civile, l’analisi basata sull’intelligenza artificiale, il giudizio umano, il contributo dei sottufficiali e la prontezza multinazionale non sono temi distinti. Fanno parte di un unico percorso: sviluppare il CIMIC come capacità militare rilevante per scenari di sicurezza complessi. Attraverso il CUCC 2026, il Multinational CIMIC Group continua a mettere in rete persone, esperienze e competenze all’interno della comunità CIMIC della NATO, trasformando il confronto professionale in indirizzo operativo» [xiii].   “CIVIL-MILITÄRT FÖRSVAR”: RISPOSTA INTEGRATA SVEDESE COME DETERRENZA Uno dei paesi sempre più allineati a questa dottrina è il Regno di Svezia, che anche recentemente ha ribadito sul sito del suo Ministero della Difesa (dotato di uno specifico ministro responsabile) che “la difesa civile e le attività correlate si fondano sulla preparazione della società a gestire le crisi e mirano a proteggere la popolazione, salvaguardare le funzioni sociali essenziali e contribuire alla capacità delle Forze armate svedesi di rispondere a un attacco armato – sia prima che durante una situazione di allerta rafforzata o in caso di guerra” [xiv]. Da poco (giugno 2026) il Governo svedese ha anche pubblicato un corposo rapporto di 42 pagine sul tema della c.d. “difesa totale”, cui ovviamente rimando [xv], limitandomi a citare alcuni brani più significativi del terzo capitolo. «Il sistema di difesa totale della Svezia comprende attività militari (difesa militare) e attività civili (difesa civile). Esso si fonda sulle risorse collettive della società. Difendere la Svezia e i suoi alleati da attacchi armati, nonché salvaguardare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale del Paese, non è solo un compito militare, ma una responsabilità dell’intera società. La difesa totale richiede il contributo personale di tutti i residenti; ciò presuppone una popolazione partecipe, per cui ci si attende che ciascuno offra il proprio contributo […] La difesa totale della Svezia deve possedere una forza, una composizione, una struttura di comando, una prontezza operativa e una capacità di tenuta tali da fungere da deterrente contro la guerra, svolgendo così una funzione preventiva e di mantenimento della pace. Una difesa totale svedese solida, dotata di capacità difensive credibile, rafforza la difesa collettiva della NATO e, di conseguenza, la complessiva capacità di deterrenza» [xvi]. Ritorna, in modo martellante, la visione d’una difesa globalizzante, che abbraccia e coordina le attività di natura militare e civile, per di più col pretesto di rendere partecipe e responsabile l’intera società e, ancor più paradossalmente, di promuovere la deterrenza contro la guerra cui invece i cittadini sono chiamati a prepararsi… In questo caso le espressioni-chiave riscontrabili sono: “responsabilità dell’intera società”, “contributo personale”, “prontezza operativa e capacità di tenuta”, “funzione preventiva e di mantenimento della pace”. “SIVILT-MILITÆRT SAMARBEID”: LA COOPERAZIONE DIFENSIVA IN NORVEGIA Non è molto diversa la situazione del fratello Regno di Norvegia, sul cui sito del Ministero della Difesa troviamo una pagina specifica del “Dipartimento per la Sicurezza e la Cooperazione Civile-Militare”, che a sua volta fa riferimento ad una specifica “Sezione per la Cooperazione nella Difesa Totale”. Per il periodo 2025-2036, inoltre, il Governo norvegese ha stilato un “Piano a lungo termine della Difesa”, da cui traggo il seguente brano. «È necessario un approccio che coinvolga l’intero apparato statale per migliorare la resilienza della società di fronte a minacce di natura militare e non militare. La cooperazione internazionale e la collaborazione tra enti governativi, imprese e popolazione – nell’ambito del concetto norvegese di difesa totale – costituiscono una priorità. La cooperazione civile-militare è parte integrante dell’impegno norvegese in materia di difesa»[xvii]. Se il messaggio non fosse stato abbastanza chiaro, un’esposizione dettagliata di cosa comporta la cooperazione difensiva norvegese la troviamo in un documento del 2018, a firma congiunta del ministro della difesa e di quello della giustizia e pubblica sicurezza, intitolato appunto: “Supporto e Cooperazione. Una descrizione della difesa totale in Norvegia”. «Esiste una netta distinzione tra responsabilità civili e militari, fondata su solide fondamenta politiche e costituzionali. Il Governo ha la responsabilità generale di garantire la sicurezza (security) pubblica e nazionale. Le autorità e gli enti civili sono responsabili di assicurare la sicurezza (safety) pubblica. Le Forze armate norvegesi hanno la responsabilità primaria di preservare l’indipendenza e i diritti sovrani della Norvegia, nonché di mantenere la sicurezza (security) nazionale, difendendo il Paese da attacchi esterni. Tuttavia, la preparazione alle emergenze e la gestione delle crisi – sia in ambito civile che militare – sono interdipendenti; e una cooperazione costante è quindi indispensabile. La cooperazione civile-militare è importante anche per ottimizzare l’impiego delle risorse complessive della società, contribuendo così a una buona gestione economica» [xviii]. Non mi soffermo oltre sulle affermazioni del governo norvegese sulla “difesa totale”, di cui si riconosce che le radici costituzionali sono piuttosto dubbie, sostenendo però di non poterne fare a meno. Tutto, ovviamente, per assicurare quella sicurezza che in italiano sembrerebbe un concetto unico, mentre in lingua inglese si articola più compiutamente in due differenti vocaboli: safety e security, come peraltro ho avuto modo di chiarire in un precedente articolo.[xix] L’intera sezione 4 del testo citato è dedicata al “Ruolo della Società Civile nella Difesa Totale” e, anche in questo caso, le espressioni-chiave sono: “preparazione olistica e coordinata nel settore civile”, “dipendenza delle forze armate dal supporto civile”. L’ALFABETO DELLA “DIFESA TOTALE“ Questa rapida carrellata sulle modalità concrete di attuazione della ‘difesa civile’ nei paesi dell’E.U., a partire da una concezione sicuramente ‘altra’ piuttosto che ‘alternativa’ rispetto alla tradizionale difesa armata di natura militare, dovrebbe farci riflettere di più e meglio sul senso di  proposte legislative che, pur ipotizzando qualcosa di diverso, rischiano comunque di avvalorare l’omologazione dell’Italia al modello globale di ‘difesa totale’ dettato dalla NATO ai paesi membri col citato acronimo CIMIC, ossia avvalendosi di una strumentale ‘”Cooperazione Civile-Militare”. L’analisi linguistica dei testi citati, peraltro, mette in luce un lessico piuttosto omogeneo da parte dei governi degli Stati presi in esame, col ricorrente l’impiego delle parole-chiave già evidenziate che ora provo ad elaborare, ordinandole alfabeticamente e ricordando gli attributi che le accompagnano. * Contributo è un termine di sapore vagamente morale, riferito retoricamente a ciò che ogni ‘persona’ potrebbe (e, si lascia intendere, dovrebbe) fare per la sicurezza collettiva. * Cooperazione è la seconda importante key-word, intesa come collaborazione (non esattamente paritetica…) tra attori civili e militari in materia di difesa. * Complementarietà indicherebbe, almeno in teoria, un rapporto orizzontale e biunivoco tra civile e militare, che viene però contraddetto dal seguente termine: * Coordinamento, vocabolo in apparenza neutro, che indica invece un rapporto unidirezionale fra i due attori, affidando alle istituzioni militari il compito di co-ordinare le misure di difesa civile con le operazioni militari già programmate. * Difesa – la parola più centrale e basilare di tutte – è accompagnata da un poker di attributi, che la qualificano come: collettiva, complessiva, nazionale, preventiva e totale. E questoper sottolineare che si tratta di un concetto ‘globale’, peraltro ben diverso da quello tradizionale, in quanto ossimoricamente fa appello alla ‘preventività’ della risposta ad un’ipotetica minaccia. * Dipendenza: apparentemente da parte dei governi s’insiste su quella delle forze armate nei riguardi del ‘supporto civile’, ma è evidente la posizione ancillare di quest’ultimo nei confronti dell’organizzazione e controllo da sempre esercitati in tale ambito dalle forze armate. * Integrazione/interazione, pur non essendo sinonimi, alludono entrambi alla ricerca di una visione comune e complessiva della difesa nazionale, inglobando al suo interno la protezione civile e finendo quindi col militarizzarne di fatto le attività. * Preparazione/Prontezza, sebbene anche in questo caso non si tratti di sinonimi in senso stretto, traducono il concetto anglosassone di Preparadness/Readyness, che non indica tanto la fase di formazione preliminare degli attori ad un’azione congiunta civile-militare, quanto un efficientistico stato di prontezza ad intervenire hic et nunc laddove insorgano emergenze di vario genere o si temano attacchi armati. * Resilienza è un’altra delle parole-attaccapanni di moda, che servono a giustificare un po’ di tutto, con scarsa precisione semantica e finalità quanto meno ambigue. Essendomene occupato in un articolo di alcuni anni fa, rinvio ad esso per approfondirne il senso[xx]. Mi limito piuttosto a rilevare che questo termine è riferito specificamente alle ‘infrastrutture civili’ e alla ‘continuità dei servizi essenziali’, dando importanza alle istituzioni ed ai servizi più che alla salvaguardia dell’assetto democratico- costituzionale dello stato da ‘difendere’. * Responsabilità: è attribuita strumentalmente alla ‘intera società’, come se i decisori del modello di difesa, ma anche della protezione civile, fossero davvero i cittadini, o quanto meno gli organismi a loro più prossimi, anziché complesse strutture gerarchiche di natura militare. * Salvaguardia è una parola un po’ ambigua quando viene riferita alla ‘sicurezza nazionale’. Se questa viene assunta come un valore prioritario e indiscutibile, infatti, le ipotetiche minacce ad essa consentono l’adozione di interventi ‘eccezionali’, nel senso che – come ci racconta sempre più spesso la cronaca politica – possono fare eccezione alle normative ordinarie e perfino aggirare le garanzie costituzionali. * Sicurezza – come abbiamo visto concetto assai estensibile ed arbitrariamente interpretabile – è la principale motivazione e giustificazione per provvedimenti autoritari, repressivi ed antidemocratici, oltre che per una progressiva sterzata verso un ordinamento che ingloba nella c.d. ‘difesa totale’ finalità, compiti ed obiettivi eterogenei, in nome di una loro dichiarata interdipendenza. Gli attributi più comuni che la definiscono sono appunto: globale e integrata. * Sostegno/Supporto sono sostantivi simili che, accompagnati da un aggettivo come reciproco, lascerebbe intendere che l’intervento dei civili (volontari o personale retribuiti che siano) non comporti un mero servizio reso alle funzioni e strutture militari che ne avvertano il bisogno. Ma il comune prefisso su- dei due termini, che rinvia alla preposizione latina sub, indica invece una sostanziale subalternità di una componente della difesa nei confronti dell’altra. Concludendo, se qualcuno vuole meritoriamente far conoscere, diffondere e proporre concretamente la teoria e la pratica d’un modello di difesa davvero ‘civile’, alternativa e quindi contrapposta a quella militare, non dovrebbe cadere nella trappola di ricorrere a soluzioni pasticciate e di compromesso, né dovrebbe chiedere ad altri di sostenere proposte legislative quanto meno poco chiare. Questa mia mia breve rassegna di come i nostri partner europei e NATO intendono nei fatti l’integrazione fra difesa civile e militare, così come la denuncia dell’ambiguità semantica del lessico utilizzato per farla apparire indispensabile, vuol essere pertanto un personale contributo ad una necessaria presa di coscienza delle palesi contraddizioni che il movimento per pace italiano rischia di pagar caro. Ermete Ferraro [i] Cfr. Ermete Ferraro, Difesa civile. Sì, ma quale? (1) 08.07.2026. https://ermetespeacebook.blog/2026/07/08/difesa-civile-si-ma-quale/ [ii] Bundeswehr, Working together for defence. Operational Plan for Germany. A core military element of overall defence. https://www.bundeswehr.de/en/organization/bundeswehr-joint-force-command/missions/operational-plan-for-germany (trad. mia). [iii] Ibidem. [iv] Bundeswehr, Infrastructure, Environmental Protection and Services. https://www.bundeswehr.de/en/organization/infrastructure-environmental-protection-and-services. [v] Cfr. Wikipedia, voce “Sécurité civile en France”. https://fr.wikipedia.org/wiki/S%C3%A9curit%C3%A9_civile_en_France. [vi] République Française, Code de la défense, Titre II : Défense civile (Articles L1321-1.2). https://www.legifrance.gouv.fr/codes/section_lc/LEGITEXT000006071307/LEGISCTA000006151474/ -(trad. mia). [vii] Ministére del Armées et des Anciens Combattants. https://www.defense.gouv.fr/. [viii] Ivi, Secrétariat général pour l’administration, Politique RH militarie et civile. https://www.defense.gouv.fr/sga/au-service-armees/ressources-humaines/politique-rh-militaire-civile (trad. mia). [ix] Ministerio de Defensa, Portal de CESEDEN, IEEE., Miguel Ángel Pérez Franco, Gabinete Técnico de JEMAD, IEEE. Resiliencia y defensa nacional: la fortaleza de la sociedad civil en la nueva realidad geopolítica europeaResiliencia y defensa nacional: la fortaleza de la sociedad civil en la nueva realidad geopolítica europea. https://www.defensa.gob.es/ceseden/-/ieee/resiliencia-y-defensa-nacional-sociedad-civil  (trad. mia). [x] Ibidem. [xi] Gov.UK, Ministry of Defence, Resilience through Comprehensive Security: UK statement to the OSCE. https://www.gov.uk/government/speeches/resilience-through-comprehensive-security-uk-statement-to-the-osce (trad. mia). [xii] NATO Standard AJP-3.19, Allied Joint Doctrine for Civil-Military Cooperation, Edition B, Version 1, June 2025. https://assets.publishing.service.gov.uk/media/685a8bdce9509f1a908eb108/AJP_3_19_EdB_CIMIC.pdf. [xiii] Multinational CIMIC Group, After CUCC 2026: turning dialogue into direction. https://cimicgroup.org/after-cucc-2026-turning-dialogue-into-direction/. [xiv] Government Offices of Sweden, Civil defence. https://www.government.se/government-policy/civil-defence/ (trad. mia). [xv] Cfr. The Swedish Defence Commission’s interim report on the current state of Sweden’s total defence and the security situation, June 2026. https://www.government.se/contentassets/999b43e37fc84384827d09156be6a65f/report-the-swedish-defence-commissions-interim-report-on-the-current-state-of-swedens-total-defence-and-the-security-situation-june-2026.pdf. [xvi] Ivi, 3. Total defence, p. 20 (trad. mia). [xvii]  Norwegian Ministry of Defence, The Norwegian Defence Pledge Long-term Defence Plan 2025–2036. https://www.regjeringen.no/contentassets/0faae3f9efcf4c2fa0f43e2a15bfbc1d/en-gb/pdfs/the-norwegian-defence-pledge.pdf (trad. mia). [xviii] Norwegian Ministry of Defence – Norwegian Ministry of Justice and Public Security, Support and Cooperation. A description of the total defence in Norway. https://www.regjeringen.no/contentassets/5a9bd774183b4d548e33da101e7f7d43/support-and-cooperation.pdf. [xix] Ermete Ferraro, Etimostorie #15: SICUREZZA (01.12.2024) https://ermetespeacebook.blog/2024/12/01/etimostorie-15-sicurezza/. [xx] Ermete Ferraro, Etimostorie #9 – RESILIENZA (12.03.2023) https://ermetespeacebook.blog/2023/03/12/etimostorie-9-resilienza/ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Svezia: obbligo di segnalare le persone senza documenti
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Shrikant Ambawale su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Lo scorso 15 giugno, il Parlamento svedese ha adottato una legge che obbliga alcuni dipendenti pubblici a segnalare automaticamente alle autorità le persone prive di documenti. Questo obbligo riguarderà il Servizio pubblico per l’impiego, l’Agenzia per la previdenza sociale, il Servizio penitenziario e di libertà vigilata, l’Agenzia per l’esecuzione delle sentenze, l’Agenzia per le pensioni e l’Agenzia delle entrate. Si estende inoltre all’Autorità svedese per la lotta alla criminalità economica e alla Procura, qualora venga richiesto dalle forze dell’ordine. Queste ultime potranno trasmettere le informazioni all’Agenzia per l’immigrazione o al servizio di sicurezza. Lunedi 15, il Parlamento ha anche votato la cosiddetta “legge di buona condotta”, che permette alle autorità di ritirare i permessi di soggiorno basandosi su un concetto poco definito di “cattiva condotta” 1. Con effetto anche retroattivo, la norma non specifica quali tipi di comportamento siano considerati inaccettabili, ma il governo ha citato, come esempi, debiti non saldati, evasione fiscale, attività criminali e legami con organizzazioni estremiste. Queste leggi si inseriscono nel “cambio di paradigma” 2 della politica migratoria svedese, volto a ridurre il numero di persone che arrivano irregolarmente nel paese. L’obbligo di segnalazione nasce da una proposta del governo svedese nell’ambito dell’accordo di Tidö, stretto tra i partiti di Destra dopo le elezioni del 2022. La proposta, tuttavia, è stata approvata con 174 voti favorevoli e 172 contrari, evidenziando una forte opposizione nella società svedese, come riportato da John Stauffer di Civil Rights Defenders ad AP 3. AP riporta anche le parole di Jacob Lind, esperto di migrazioni all’Università di Malmö, che definisce questa misura simbolica come parte di una lunga lista di leggi problematiche sulla migrazione, in quanto consente a importanti agenzie statali di “spiare”. Infatti, sebbene la proposta preveda esenzioni per scuole, e servizi sociali e sanitari, non tutela in modo efficace le persone che usufruiscono di tali servizi 4. Una ricerca condotta a marzo illustra gli impatti reali della legge. Gli impiegati pubblici delle agenzie menzionate finirebbero per comportarsi a tutti gli effetti come guardie di frontiere, anziché concentrarsi sulla propria missione. Un aspetto particolarmente preoccupante è che la segnalazione avverrebbe quando una persona “ha ragione di credere” che un’altra non ha diritto di risiedere nel paese, lasciando un ampio margine di incertezza e un rischio altissimo di profilazione razziale. I ricercatori forniscono anche esempi concreti: un’ostetrica deve segnalare tempestivamente una nascita all’Agenzia delle Entrate svedese affinché il bambino possa essere registrato. Quindi, se anche questa agenzia è tenuta a condividere le informazioni, la presunta esenzione per gli operatori sanitari non offre una reale protezione. O allo stesso modo, sia il Servizio penitenziario e di libertà vigilata svedese che il Servizio pubblico per l’impiego basano i propri rapporti sulla riservatezza, ma sarebbero comunque obbligati a segnalare familiari senza documenti menzionati dagli utenti. Si tratta di scenari che, ora che la legge è stata approvata, rischiano concretamente di verificarsi. Questa legge incide direttamente sulla vita quotidiana delle persone sia senza documenti che coloro che devono segnalarle e, nonostante le esenzioni, limita la possibilità per queste persone di esercitare i propri diritti umani. La proposta e la successiva indagine 5 condotta dal governo per analizzarne le implicazioni erano state già ampiamente criticate. Questo obbligo contribuisce a creare un sentimento e clima di paura tra le persone senza documenti, i lavoratori pubblici e chi frequenta queste agenzie, come sottolinea Louise Bonneau, Advocacy officer per PICUM, ricordando che questo voto rappresenta una sconfitta per i diritti umani in Svezia. Platform for Undocumented Migrants (PICUM) riporta inoltre le parole di Jacob Lind, secondo cui le persone senza documenti saranno ulteriormente spinte ai margini della società, con diritti sempre più limitati. Questa legge viola i diritti dei bambini, mina l’indipendenza dei funzionari pubblici e danneggia la reputazione dello Stato, favorendo un clima ostile e di stampo autoritario nei confronti delle persone migranti. Infine, Jan Willem Goudriaan, segretario generale dell’Unione dei servizi pubblici europea, evidenzia come una misura tale mini il diritto di asilo, il principio di non refoulement e alimenti paura, sospetto e discriminazione. Tuttavia, dalla società civile ci si può aspettare una resistenza simile a quella già dimostrata finora, come ricorda Hannah Laustiola, direttrice di Médecins du Monde Svezia, che ha contribuito a ridurre l’ambito della proposta iniziale. Una misura del genere è assolutamente inaccettabile: mette i funzionari pubblici in una posizione impropria, minando la fiducia sociale e producendo gravi conseguenze per le persone senza documenti, i loro diritti, la loro vita quotidiana e il loro benessere. Oltre a violare il diritto internazionale e europeo, l’obbligo di segnalazione di persone senza documenti può comportare e aumentare abusi, violenza, sfruttamento, profilazione razziale, paura e marginalizzazione. 1. Sweden votes to back laws reinforcing its immigration crackdown – The Guardian, 16.06.2026 ︎ 2. The Government of Sweden ︎ 3. Sweden requires public workers to report migrants not authorized to live there – The Associated Press, 15.06.2026 ︎ 4. PICUM ︎ 5. Un riassunto in inglese dei risultati dell’indagine si può trovare da pagina 45 a 66 a questo link ︎ -------------------------------------------------------------------------------- [Gaia Facchini, Melting pot] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Svezia: obbligo di segnalare le persone senza documenti proviene da Comune-info.
June 29, 2026
Comune-info
Svezia: l’obbligo di segnalare le persone senza documenti è legge
Lo scorso 15 giugno, il Parlamento svedese ha adottato una legge che obbliga alcuni dipendenti pubblici a segnalare automaticamente alle autorità le persone prive di documenti. Questo obbligo riguarderà il Servizio pubblico per l’impiego, l’Agenzia per la previdenza sociale, il Servizio penitenziario e di libertà vigilata, l’Agenzia per l’esecuzione delle sentenze, l’Agenzia per le pensioni e l’Agenzia delle entrate. Si estende inoltre all’Autorità svedese per la lotta alla criminalità economica e alla Procura, qualora venga richiesto dalle forze dell’ordine. Queste ultime potranno trasmettere le informazioni all’Agenzia per l’immigrazione o al servizio di sicurezza. Lunedi, il Parlamento ha anche votato la cosidetta “legge di buona condotta”, che permette alle autorità di ritirare i permessi di soggiorno basandosi su un concetto poco definito di “cattiva condotta” 1. Con effetto anche retroattivo, la norma non specifica quali tipi di comportamento siano considerati inaccettabili, ma il governo ha citato, come esempi, debiti non saldati, evasione fiscale, attività criminali e legami con organizzazioni estremiste. Queste leggi si inseriscono nel “cambio di paradigma” 2 della politica migratoria svedese, volto a ridurre il numero di persone che arrivano irregolarmente nel paese. L’obbligo di segnalazione nasce da una proposta del governo svedese nell’ambito dell’accordo di Tidö, stretto tra i partiti di Destra dopo le elezioni del 2022. La proposta, tuttavia, è stata approvata con 174 voti favorevoli e 172 contrari, evidenziando una forte opposizione nella società svedese, come riportato da John Stauffer di Civil Rights Defenders ad AP 3. Notizie INSEGNANTI, DOTTORI E BIBLIOTECARI SARANNO OBBLIGATI A DENUNCIARE LE PERSONE PRIVE DI DOCUMENTI IN SVEZIA? Il nuovo obbligo proposto dai partiti di destra svedesi Gaia Facchini 27 Giugno 2024 AP riporta anche le parole di Jacob Lind, esperto di migrazioni all’Università di Malmö, che definisce questa misura simbolica come parte di una lunga lista di leggi problematiche sulla migrazione, in quanto consente a importanti agenzie statali di “spiare”. Infatti, sebbene la proposta preveda esenzioni per scuole, e servizi sociali e sanitari, non tutela in modo efficace le persone che usufruiscono di tali servizi 4. Una ricerca condotta a marzo illustra gli impatti reali della legge. Gli impiegati pubblici delle agenzie menzionate finirebbero per comportarsi a tutti gli effetti come guardie di frontiere, anziché concentrarsi sulla propria missione. Un aspetto particolarmente preoccupante è che la segnalazione avverrebbe quando una persona “ha ragione di credere” che un’altra non ha diritto di risiedere nel paese, lasciando un ampio margine di incertezza e un rischio altissimo di profilazione razziale. I ricercatori forniscono anche esempi concreti: un’ostetrica deve segnalare tempestivamente una nascita all’Agenzia delle Entrate svedese affinché il bambino possa essere registrato. Quindi, se anche questa agenzia è tenuta a condividere le informazioni, la presunta esenzione per gli operatori sanitari non offre una reale protezione. O allo stesso modo, sia il Servizio penitenziario e di libertà vigilata svedese che il Servizio pubblico per l’impiego basano i propri rapporti sulla riservatezza, ma sarebbero comunque obbligati a segnalare familiari senza documenti menzionati dagli utenti. Si tratta di scenari che, ora che la legge è stata approvata, rischiano concretamente di verificarsi. Questa legge incide direttamente sulla vita quotidiana delle persone sia senza documenti che coloro che devono segnalarle e, nonostante le esenzioni, limita la possibilità per queste persone di esercitare i propri diritti umani. La proposta e la successiva indagine 5 condotta dal governo per analizzarne le implicazioni erano state già ampiamente criticate. Questo obbligo contribuisce a creare un sentimento e clima di paura tra le persone senza documenti, i lavoratori pubblici e chi frequenta queste agenzie, come sottolinea Louise Bonneau, Advocacy officer per PICUM, ricordando che questo voto rappresenta una sconfitta per i diritti umani in Svezia. Platform for Undocumented Migrants (PICUM) riporta inoltre le parole di Jacob Lind, secondo cui le persone senza documenti saranno ulteriormente spinte ai margini della società, con diritti sempre più limitati. Questa legge viola i diritti dei bambini, mina l’indipendenza dei funzionari pubblici e danneggia la reputazione dello Stato, favorendo un clima ostile e di stampo autoritario nei confronti delle persone migranti. Infine, Jan Willem Goudriaan, segretario generale dell’Unione dei servizi pubblici europea, evidenzia come una misura tale mini il diritto di asilo, il principio di non refoulement e alimenti paura, sospetto e discriminazione. Tuttavia, dalla società civile ci si può aspettare una resistenza simile a quella già dimostrata finora, come ricorda Hannah Laustiola, direttrice di Médecins du Monde Svezia, che ha contribuito a ridurre l’ambito della proposta iniziale. Una misura del genere è assolutamente inaccettabile: mette i funzionari pubblici in una posizione impropria, minando la fiducia sociale e producendo gravi conseguenze per le persone senza documenti, i loro diritti, la loro vita quotidiana e il loro benessere. Oltre a violare il diritto internazionale e europeo, l’obbligo di segnalazione di persone senza documenti può comportare e aumentare abusi, violenza, sfruttamento, profilazione razziale, paura e marginalizzazione. 1. Sweden votes to back laws reinforcing its immigration crackdown – The Guardian, 16.06.2026 ↩︎ 2. The Government of Sweden ↩︎ 3. Sweden requires public workers to report migrants not authorized to live there – The Associated Press, 15.06.2026 ↩︎ 4. PICUM ↩︎ 5. Un riassunto in inglese dei risultati dell’indagine si può trovare da pagina 45 a 66 a questo link ↩︎
Con il «no» svedese Bella Demhat rischia la vita
di Murat Cinar Bella Demhat, attivista trans e curda perseguitata in Turchia, rischia l’espulsione dalla Svezia nonostante il rischio certo di morte. Le istituzioni europee ignorano la violenza sistematica contro le persone lgbtqi+ in Turchia, preferendo alleanze geopolitiche alla protezione dei diritti umani. QUI L’ARTICOLO COMPLETO: https://ilmanifesto.it/trans-curda-attivista-bella-demhat-con-il-no-svedese-rischia-la-vita