
Svezia: la sinistra vince le elezioni, ma governare sarà (quasi) impossibile
L'INDIPENDENTE - Thursday, September 17, 2026Dopo cinque giorni di spoglio, il voto popolare svedese – la cui affluenza alle urne ha sfiorato l’85% – ha finalmente consegnato la vittoria alla coalizione di centrosinistra, guidata dai socialdemocratici. Sono 176 i seggi conquistati in Parlamento, contro i 173 dell’alleanza di governo uscente. Il premier Ulf Kristersson ha appena rassegnato le dimissioni, aprendo di fatto la strada al momento delle consultazioni. Sarà Magdalena Andersson, leader socialdemocratica, a dover trovare il giusto compromesso con le altre forze della coalizione: Verdi, Partito della Sinistra e Partito di Centro. Ad attenderli ci sarà eventualmente la sfida della governabilità, vista la maggioranza risicata di appena tre seggi.
Alla fine è stato uno scarto minimo di 50mila voti — su un totale di oltre 6,7 milioni — a stabilire chi guiderà la Svezia per i prossimi quattro anni. All’appuntamento elettorale di domenica scorsa, le opposizioni si erano presentate dopo aver visto affievolirsi gradualmente il proprio vantaggio nei sondaggi, che alla vigilia prospettavano un serrato testa a testa. E così è stato. Con il 28% dei consensi e 99 seggi, i socialdemocratici si confermano — come da un secolo a questa parte — la formazione più votata, nonostante il calo di circa 2,3 punti percentuali rispetto alla tornata del 2022. Potrebbe averne giovato il Partito della Sinistra, cresciuto più di tutti rispetto a quattro anni fa. Di posizioni più radicali rispetto a quelle della formazione guidata da Andersson, il Partito della Sinistra ha ottenuto l’8,4% dei voti (+1,7%) e 30 seggi, 5 in più rispetto al Partito di Centro, scelto dal 7% dei votanti. Chiudono la coalizione i 22 seggi dei Verdi, che dal 5% del 2022 sono passati al 6,1%.
L’alleanza di governo uscente — formata da Moderati, Democratici Cristiani e Liberali col sostegno esterno dei Democratici Svedesi — non è riuscita a riconfermarsi. I Democratici Svedesi, espressione dell’estrema destra, sono risultati essere la terza forza eletta, registrando però il calo più marcato e perdendo 3,1 punti percentuali rispetto al 2022. Si è così interrotta la crescita graduale che accompagnava il partito di Jimmie Åkesson dal 2010. L’inversione di rotta si configura come un’anomalia nel panorama europeo, segnato dalla crescita dell’estrema destra. Come nel caso delle recenti elezioni in Sassonia, che ha visto trionfare l’AFD.
Per la Svezia si apre ora un periodo di consultazioni ed equilibrismi. L’ex premier Magdalena Andersson dovrà trovare la giusta ricetta e accontentare le quattro forze della coalizione, a partire dalla definizione del programma. In campagna elettorale, Andersson ha promesso maggiori investimenti nello stato sociale e un sistema fiscale più equo. Nucleare e immigrazione restano i nervi scoperti della coalizione, che nei prossimi giorni richiederanno la massima attenzione della leader socialdemocratica per trovare una posizione di sintesi. Altrimenti si tornerà alle urne per le elezioni suppletive.
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