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Docente statunitense sospesa per un compito che citava la violenza contro i palestinesi
Savneet Talwar, professoressa ordinaria di arteterapia alla School of the Art Institute of Chicago (SAIC), è stata sospesa dall’insegnamento e persino posta sotto indagine per aver assegnato un compito in cui veniva semplicemente citata la violenza contro i palestinesi, senza nemmeno dichiarare il colpevole, ovvero Israele. Questo ennesimo atto repressivo, […] L'articolo Docente statunitense sospesa per un compito che citava la violenza contro i palestinesi su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
Erri De Luca ignora volutamente cosa sia il sionismo
Il 25 maggio 2026, mentre i morti certificati a Gaza superano i 70 mila mentre la realtà stessa e la Corte Internazionale di Giustizia parlando di “genocidio”, lo scrittore Erri De Luca ha rilasciato un’intervista a Israel Hayom — il quotidiano fondato dal miliardario trumpiano Sheldon Adelson come strumento di supporto a Netanyahu — in cui si dichiara “sionista” e dice che definire “genocidio” quello che accade a Gaza è “una distorsione storica e verbale” (qui una traduzione dell’intervista a De Luca). Dopo i numerosissimi commenti critici sui social, Erri De Luca è tornato a chiarire la sua posizione, via Facebook: “Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l’eliminazione d’Israele dalla carta geografica è antisionista.” Una definizione così larga da svuotare la parola di ogni contenuto storico e da renderla accettabile a chiunque. Dalle dichiarazioni, Erri De Luca dimostra non solo di non conoscere la storia, ma di non conoscere nemmeno il significato del termine “sionismo” e di continuare a perseverare nella sua ignoranza narrativa, tentando di risignificare in modo autoreferenziale e personalistico un termine (vedasi: “… è per me sionista”) che ha già la sua definizione. Il fatto che lui non lo conosca (o lo voglia volutamente manipolare e distorcere il significato) non significa che per il restante della popolazione informata, cosciente e che si occupa di Palestina, il significato della parola “sionismo” non sia chiaro. Il sionismo è un’ideologia politica nazionalistica, nata dall’ebreo ateo Theodore Herzl, il cui fine è la costruzione artificiale del “popolo ebraico” (leggasi “L’invenzione del popolo ebraico” di Shlomo Sand) e l’affermazione del suo presunto diritto all’autodeterminazione del “popolo ebraico” e il supporto alla formazione di uno “Stato ebraico” in qualsiasi parte del mondo. Originariamente le zone in cui si voleva far nascere lo Stato ebraico sono state molteplici: Argentina, Uganda, Madagascar ed altre ancora. Solo alla fine si è pensato alla Palestina come “terra ideale”, riesumando la diaspora ebraica del 70 d.C e rifacendosi alle citazioni del Tanakh e della Bibbia, che parlano di “Terra di Israele” come la “Terra Promessa”. Il sionismo ha piegato il messaggio ebraico della “terra promessa” ai suoi fini, in quanto per gli ebrei si sarebbe potuto tornare alla “terra promessa” solo con la venuta del Messiah, cosa che gli ebrei stanno ancora aspettando. La retorica della “terra promessa” ha giustificato la creazione dell’Entità sionista d’Israele attraverso la colonizzazione della Palestina storica, tentando, almeno a partire dagli anni 1930, di ottenerne un territorio il più esteso possibile e di ridurre al minimo la presenza di arabi palestinesi al suo interno. Il sionismo ha avuto il via libera grazie alla Dichiarazione Balfour del 1917, un documento ufficiale della politica del governo britannico in merito alla spartizione dell’Impero ottomano da realizzarsi all’indomani della prima guerra mondiale, in cui l’allora ministro degli esteri del Regno Unito Arthur Balfour (ultraconservatore, massone e dichiarato antisemita) scriveva a Lord Rothschild (inteso, quest’ultimo, come principale rappresentante della comunità ebraica del Regno Unito e referente del movimento sionista) che il governo del Regno Unito guardava con favore alla creazione di una “dimora nazionale per il popolo ebraico” in Palestina, allora ancora parte dell’Impero ottomano. le motivazioni di tale dichiarazione non erano filantropiche ne tantomeno filo-ebraiche, ma anzi erano viste come l’occasione per Balfour, dichiaratamente antisemita, si sbarazzarsene degli ebrei inglesi, dando inizio a migrazioni più o meno volontarie. La colonizzazione della Palestina è stata permessa, in modo massiccio, proprio dagli Accordi di Haavara tra Germania nazista ed ebrei tedeschi sionisti firmato il 25 agosto 1933. L’accordo venne finalizzato dopo tre mesi di colloqui dalla Federazione sionista tedesca, dalla Banca anglo-palestinese (sotto la direttiva dell’Agenzia ebraica) e dalle autorità economiche della Germania nazista. Fu un fattore importante nel rendere possibile la migrazione di circa 60.000 ebrei tedeschi in Palestina tra il 1933 ed il 1939. Anche qui l’obiettivo non era filantropico, ma era connotato da profondo antisemitismo: le organizzazioni sioniste d’estrema destra tedesche erano simpatizzanti del Fuhrer e il loro obiettivo dichiarato era seguire l’obiettivo degli Accordi di Haavara, ovvero quello di spingere gli ebrei tedeschi, attraverso una propaganda idilliaca sulle possibilità di lavoro in Palestina, a migrare forzatamente in Palestina. Non a caso, se le organizzazioni ebraiche e giovanili di sinistra vennero messe fuorilegge dal Terzo Reich, le organizzazioni sioniste d’estrema destra appoggiarono il Reich e godettero del suo appoggio fino a quando non caddero vittime delle leggi razziali del 1935. Anche se poi, molti di loro diventarono collaborazionisti del Reich, come racconta molto bene Hannah Arendt nel suo capolavoro “La banalità del male”. Il sostegno al sionismo crebbe in particolare nel secondo dopoguerra, successivamente all’Olocausto e allo scadere del mandato britannico della Palestina: ciò portò condizioni più favorevoli per una dichiarazione d’indipendenza israeliana. La nascita dello Stato di Israele nel 1948 si fonda sulla nakba, ovvero la strage di palestinesi che diede origine a quello che lo storica israeliano Ilan Pappe chiama “genocidio incrementale” dal 1948 ad oggi, sfociato nell’escalation militare israeliana genocidiaria a Gaza del 2023. Il sionismo è un fenomeno che, per quanto si inserisca nei nazionalismi ottocenteschi, si concretizza come colonialismo d’insediamento caratterizzato da profondi sentimenti di anti-arabismo, etnocentrismo e suprematismo bianco. Per questi motivi, e per le sue radici ideologiche nazionaliste, il sionismo ha spaccato il mondo ebraico. Sionismo ed ebraismo sono due concetti diversi e, per quanto il sionismo si serva dell’ebraismo per giustificare se stesso, è ben diverso e distinto da esso. Moltissimi sono gli ebrei che si sono sempre dichiarati antisionisti ed hanno percepito il sionismo come un male per gli ebrei nel mondo. La stessa Hannah Arendt lo afferma. Questo è il sionismo, ovvero questa è la sua storia e questo è il suo presupposto, che esso sia di stampo religioso, messianico, revisionista (che poi è quello veramente maggioritario e simpatizzante con il fascismo storico) o liberale (alla Rabin). C’è chi continua a parlare del “sionismo buono”, quello dei famigerati kibbutz, che sarebbero delle idilliache ed edeniche comuni di stampo socialista: si tratta di una bufala. I kibbutz sono sorti su territori occupati, strappati ai palestinesi che ben poco avevano di socialista. Sarebbe interessanti invece collocarli nelle forme di comunitarismo e di rossobrunismo ante-litteram, ben diverso dagli ideali socialisti e di liberazioni nazionale che hanno caratterizzato la storia di tutto il Novecento. Per il resto, i “sionisti buoni” liberali, alla Rabin, e laburisti (non a cosa la derivazione è inglese), alla Golda Meir, sono tutto fuorchè “buoni”. Sono stati parte integrante di quelli che hanno spianato la strade all’estrema destra sionista di Netanyahu, perchè la gente, alla copia, preferisce sempre l’originale: meglio un fascista originale che una copia di fascista. Questo è ciò che è il sionismo, e non significa credere nella soluzione binazionale, ne tantomeno nei falliti Accordi di Oslo, che hanno sostanzialmente aperto alla colonizzazione a macchia di leopardo della Cisgiordania fino ad oggi, visto che Israele li ha sempre violati in modo sistematico. In tutto ciò Israele non è “l’unica democrazia in Medioriente”, ma un tentativo di occidentalizzare il Medioriente (meglio definita come Asia Occidentale) attraverso l’unica etnocrazia al mondo priva di Costituzione, fondata sul teocon e che non possiede nemmeno confini precisi. Quando si parla dei “confine del 1967” solitamente si fa riferimento alla Risoluzione 181 dell’ONU come se avesse disposto la spartizione della Palestina. In realtà si tratta di un errore storico, giuridico e geografico: la Risoluzione 181 dell’Onu non dispone nessuna partizione e non ha nemmeno raccomandato quel confine anche perché, giuridicamente, Israele non ha confini. I cosiddetti “confini pre-5 giugno 1967” non sono altro che la linea dell’armistizio con cui è avvenuta l’acquisizione giuridicamente inaccettabile del 78% dei territori palestinesi (non del 56%, che “disponeva” la risoluzione ONU) su cui ad oggi non vige alcun trattato di pace. La retorica erronea e vergognosa dei “confini del 1967” è solo un favore gratuito ad Israele che gli permette di perseverare nell’occupazione coloniale di terre non sue. Israele non ha confini, se non nei suoi progetti e nelle sue mappe coloniali risalenti ben prima del 29 novembre 1947, ovvero con il Piano Dalet: il piano bellico stabilito dal movimento terrorista sionista d’estrema destra Haganah nel marzo 1948, stilato da Israël Ber e Moshe Pasternak, sotto la supervisione del capo delle operazioni dell’Haganah Yigael Yadin durante la guerra arabo-israeliana del 1948, con il fine di inglobare tutta la Palestina storica con parti di Siria, Giordania, Libano oltre all’intera Terra di Canaan. Israele non ha confini, se non quelli previsti dal Piano Yinon (ideato e scritto da Odeon Yinon nel 1982), che prevede una “grande Israele” creata un giorno dalla distruzione delle nazioni arabe oggi percepite come minacce per Israele. Il piano prevedeva di rovesciare i governi arabi esistenti, lasciandosi alle spalle sette caotiche e contrapposte di enclave musulmane facilmente conquistabili, che avrebbero, di fatto, giustificato una “grande Israele” dominante dal Mar Mediterraneo attraverso i fiumi Tigri ed Eufrate. Il Piano Yinon era pensato come una campagna sistematica per minare, dividere e distruggere con ogni mezzo necessario le diverse nazioni arabe per consentire a Israele di progredire senza ostacoli con il sostegno esterno delle correnti sioniste nei movimenti neoconservatori americani e fondamentalisti cristiani. Israele e i suoi governi stanno attuando con enormi successi ciò che sono questi obiettivi. Con l’attuale “soluzione finale” a Gaza sembra che Netanyahu abbia tratto ispirazione dal Piano D e dal Piano Yinon che li stia mettendo in atto sotto mentite spoglie. Tutti sanno cosa è il sionismo, se Erri De Luca non l’ha ancora capito o finge di non averlo capito, per di più negando il genocidio in atto a Gaza e la repressione sistematica in Cisgiordania, è problema ESCLUSIVAMENTE suo. Il tutto aggravato dal fatto che persegue nel suo negare il genocidio in atto a Gaza. Quindi lui non ha diritto ad aprire nessun dibattito: lui o non conosce o volutamente ignora una fetta di storia e continua a perseverare in questo. Non è “sionista chi sostiene la soluzione a due Stati”, ma è sionista chi sostiene il sionismo come ideale nazionalistico e come colonialismo di insediamento; come colonizzazione ed “occupazione belligerante” (come riconosciuta dall’ONU) della Palestina e delle alture del Golan con l’obiettivo della “grande Israele”; come repressione, violenza sistematica, apartheid razzista e coloniale nei confronti del popolo palestinese e delle minoranza non-bianche che Israele marginalizza; e come militarizzazione forzata e repressiva delle terre palestinesi. Chi collabora e sostiene tale sistema è complice di una violazione inaudita dei diritti umani, oltre a violare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Le parole di Erri De Luca, oltre a generare ulteriore confusione, rischiano di riaprire un dibattito inutile e sterile con l’obiettivo di riscrivere la storia con altre parole e definizioni: cosa che a lui piace molto. Se lui ha delle difficoltà a comprendere cosa sia o non vuole accettare che il sionismo sia un’altra cosa rispetto a quello che sostiene, deve informarsi o semplicemente stare in silenzio e non continuare a lanciare frecce nella speranza che qualcuno lo ri-citi e gli dia corda. Questo fa lui ed é disdicevole. Erri De Luca deve decidersi, o è sionista, o è per la soluzione binazionale (cosa ormai superata anche nei movimenti in solidarietà con la Palestina), o dichiararsi contro il genocidio, o continuare a fare lo “scemo di guerra”. Se vuole uscire dal suo stato di minorità, per citare Kant, potremmo aprire un dibattito, altrimenti ogni suo contributo è vano.   Ulteriori informazioni sul sionista Erri De Luca: > Il paralogismo di Erri De Luca > Le parole di Erri De Luca hanno un peso determinante? > Erri De Luca a Gerusalemme Lorenzo Poli
May 28, 2026
Pressenza
Trailer «Silenzio stampa» – documentario sugli attacchi squadristi di stampo sionista a Roma
Il documentario «Silenzio stampa», realizzato dal collettivo Restiamo umani, di cui l’identità dei membri è rimasta anonima per tutela da eventuali rappresaglie, ha come obiettivo di denunciare e fare luce sull’impunità di cui godono gli autori dei numerosi attentati e aggressioni di matrice sionista che si sono verificati a Roma a partire dagli attacchi del 7 ottobre 2023. L’inchiesta, che uscirà nella sua versione integrale venerdì 29 maggio sui canali di Restiamo umani e che verrà ripresa anche su DinamoPress, descrive in dettaglio le continue minimizzazioni da parte degli organi stampa e istituzionali delle violenze perpetrate ai danni di militanti e attiviste antifasciste e antifascisti in contesti di manifestazioni di protesta contro il genocidio perpetrato a Gaza dall’esercito israeliano o in generale in solidarietà con la causa palestinese. Negli ultimi due anni infatti le intimidazioni e le violenze verso chi esprime solidarietà con il popolo palestinese si sono fatte sempre più frequenti. Questo fenomeno, presente in tutto il mondo, si è verificato con particolare intensità nella città di Roma, soprattutto nel quadrante sud orientale della capitale. Violenze a studenti liceali accusati di aver gridato “Free Palestine” nel cortile di una scuola, striscioni intimidatori contro il collettivo studentesco del liceo Manara, ordigni artigianali fatti esplodere davanti all’entrata del centro sociale La Strada, aggressioni, minacce e pestaggi si sono susseguiti nel corso degli ultimi mesi. Tutti episodi riconducibili, in modo più o meno rivendicato, alle frange più estremiste e militanti del sionismo romano, che negli ultimi anni ha adottato sempre di più un modus operandi e un’estetica legati alla tradizione dell’estrema destra italiana. Non perdere l’uscita della versione integrale del documentario, segui i canali di Restiamo umani (Instagram, Blog e Youtube) e le pagine web e social di DinamoPress per ogni aggiornamento. Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Trailer «Silenzio stampa» – documentario sugli attacchi squadristi di stampo sionista a Roma proviene da DINAMOpress.
May 27, 2026
DINAMOpress
La falsa morale dei complici
Il governo Meloni e la “sinistra per Israele” si indignano per Ben-Gvir solo quando l’umiliazione colpisce gli europei, ma hanno taciuto davanti al genocidio palestinese, alle torture, alla fame e …
#Firenze. Antisionismo e repressione Firenze per la Palestina presenta il dossier ANTISIONISMO E REPRESSIONE, excursus e attualità del decreto Romeo su #antisemitismo e #antisionismo collegato al pacchetto sicurezza 2026. Giovedì 7 maggio ORE 17:00. Presenti l’avvocato Sauro Poli e il giornalista Antonio Mazzeo. Sala Conferenze c/o Infopoint https://contropiano.org/eventi/firenze-antisionismo-e-repressione
May 5, 2026
Antonio Mazzeo
Starmer minaccia le proteste pro-Palestina, i solidali rilanciano le prossime piazze
Sale la polarizzazione politica nel Regno Unito intorno alla solidarietà con il popolo palestinese, con il tentativo del primo ministro Keir Starmer di strumentalizzare un caso di cronaca per imporre un ulteriore stretta sul diritto a manifestare e alla critica delle politiche terroriste e genocidiarie di Israele. La polemica è […] L'articolo Starmer minaccia le proteste pro-Palestina, i solidali rilanciano le prossime piazze su Contropiano.
May 4, 2026
Contropiano
“IL DDL ROMEO PER IL CONTRASTO ALL’ANTISEMITISMO E LE SUE CONSEGUENZE SULL’UNIVERSITA'”. SEMINARIO ONLINE MERCOLEDI 29 APRILE
Sesamo (Società per gli Studi sul Medio Oriente) e Asai (Associazione per gli studi africani in Italia) hanno organizzato mercoledi 29 aprile, online su zoom dalle 15 alle 17, il seminario “Il DDL Romeo per il contrasto all’antisemitismo e le sue conseguenze per l’Università”. L’incontro sarà dedicato a una riflessione sul decreto legge che recepisce la definizione IHRA di antisemitismo e sui possibili rischi per la libertà accademica. Sesamo e Asai in merito al disegno di legge, approvato lo scorso 4 marzo dal Senato, esprimono preoccupazione in ragione del rischio di attacchi alla libertà di espressione, di ricerca e insegnamento. In particolare, rilevano come siano preoccupanti i riferimenti alla Definizione operativa di antisemitismo promossa dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Come è noto, questa definizione è stata oggetto di ampie critiche a livello internazionale, anche da parte di numerosi/e studiosi/e, giuristi/e e intellettuali, tra cui esperte/i di origine ebraica, che hanno dimostrato come essa venga utilizzata per limitare la libertà di espressione, la ricerca accademica e la legittima critica politica, a causa dell’equivalenza tra antisemitismo (razzismo/discriminazione anti-ebraica), critica alle politiche dello stato di Israele, e antisionismo (dissenso verso un particolare progetto politico) che la Definizione delinea. Queste preoccupazioni non sono unicamente di carattere teorico-scientifico. Negli ultimi anni, diverse istituzioni accademiche, organizzazioni della società civile ed enti pubblici hanno analizzato l’effetto negativo che la definizione dell’IHRA ha sulla ricerca, l’insegnamento e il dibattito pubblico anche a fini repressivi. La Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando la condotta di Israele per violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario. In questo contesto, adottare una definizione che può qualificare come antisemita la denuncia di quei fatti significa non proteggere le persone ebree, ma criminalizzare chi si batte contro un genocidio e chi esprime solidarietà con il popolo palestinese. Link per partecipare: https://us02web.zoom.us/j/89100662037 La presentazione con Francesca Biancani dell’Universita’ di Bologna, una delle relatrici del seminario Ascolta o scarica     
April 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Per un 25 aprile antimperialista
Lettera Aperta dell’Assemblea Cittadina per la Palestina e delle Realtà Territoriali Decoloniali di Palermo Il prossimo 25 aprile si commemora l’81esimo Anniversario della Liberazione Antifascista. Oggi più che mai, è necessario ricordare che questa data non è una mera ricorrenza, ma un richiamo al dovere di contestualizzare le azioni eroiche delle partigiane e dei partigiani, collegandole ai gravissimi eventi globali in atto per attualizzare concretamente il nostro antifascismo. L’antifascismo oggi non può che essere sinonimo di antimperialismo, anti-neocolonialismo e lotta contro la censura e la repressione, e deve tradursi nel sostegno attivo alla resistenza di tutti i popoli oppressi. Il sistema delle democrazie rappresentative è nudo! I popoli del mondo, stanchi di essere diretti dalle élite della borghesia tecno-capitalista, coltivano i semi di una ribellione radicale. Il genocidio in corso a Gaza è solo l’ultimo degli orrori imposti da un sistema che si nutre della distruzione per poi trarre profitto dalla (ri)costruzione di un mondo ancora più diseguale. È in questo contesto brutale che, il 18 marzo 2026, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani hanno incontrato l’ambasciatore d’Israele in Italia, Jonathan Peled, colui che ha liquidato come “antisemite” le mobilitazioni per la Palestina e che si professa sostenitore del progetto della “grande Israele”. L’incontro si è svolto in segreto, salvo poi esserne data notizia attraverso i canali social dell’ambasciatore. Il sindaco Lagalla ha giustificato l’opacità dell’incontro con generiche “ragioni di sicurezza”. Sebbene i contenuti del colloquio non siano noti con certezza, appare chiaro che le massime istituzioni cittadine e regionali puntino ad accordi sottobanco. Temiamo che questo sia il preludio a una svendita dei nostri territori agli interessi sionisti, rendendoci ingranaggi del sistema di distruzione e ricostruzione capitalista. La sintesi di questo meccanismo perverso è terribile: una Sicilia da cui parte e si organizza la guerra (Sigonella, Birgi, Niscemi) e che, contemporaneamente, offre relax ai soldati colpevoli di genocidio. Tutto ciò è in aperto contrasto con la volontà della cittadinanza palermitana, che si è schierata con forza al fianco della Palestina e contro ogni forma di imperialismo e discriminazione: Palermo continua a manifestare per la fine di un sistema che impone sofferenza ai popoli più e meno vicini, e pretende a gran voce la fine di ogni accordo con Israele, sostenendo attivamente la campagna www.stopaccordisicilia.com . Il 2 e 3 maggio, Palermo sarà protagonista di una “due giorni” presso l’Ecomuseo del Mare dedicata ai temi della decolonizzazione, dell’antimperialismo e delle resistenze di ieri e di oggi – dalla Palestina all’America Latina, dall’Africa passando per Iran, Libano e Yemen – denunciando al contempo i processi repressivi contro i movimenti sociali e i migranti. Nonostante la nostra netta opposizione, chi gestisce le istituzioni pensa di poter agire nell’ombra, sperando in una distrazione collettiva. Affermiamo chiaramente che il nostro unico interesse è vivere in un mondo senza guerre, dove la volontà popolare di non essere complici di miseria e sofferenza sia sovrana; un mondo decolonizzato in cui i popoli possano autodeterminarsi e ogni persona goda di pieni diritti sociali, economici, civili e di un reale accesso alla salute e all’istruzione. Per queste ragioni, riteniamo inaccettabile la presenza di Roberto Lagalla alle commemorazioni del 25 aprile e ne contestiamo fermamente la partecipazione. La cittadinanza di Palermo pretende: * L’interruzione immediata di ogni accordo e di ogni forma di dialogo con lo Stato d’Israele. * La ferma condanna degli attacchi contro l’Iran e il Libano condotti da Israele e Stati Uniti, per i quali le basi USA/NATO in Sicilia – di cui chiediamo la chiusura – ricoprono un ruolo logistico attivo. * La garanzia della libertà di opinione, insegnamento e ricerca, contrastando la crescente militarizzazione delle università e delle scuole palermitane. * La fine della complicità della Regione Siciliana con il sistema di tortura dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio). * Un impegno concreto affinché lə disoccupatə e lə lavoratorə di questa città possano vivere un’esistenza dignitosa e godere delle bellezze della propria terra, oggi svenduta alle logiche del turismo di massa. Ogni popolo deve essere il solo artefice del proprio destino! Realtà Firmatarie: Assemblea Cittadina Per La Palestina (Palermo), Assemblea Popolare Ecologista, Associazione Sicilia-Palestina, Associazione Radio Aut, Antudo, Cambiare Rotta (Palermo), Casa del Popolo “Peppino Impastato”, Comunità di Danisinni, Centro Sociale Anomalia, Centro Sociale Ex Karcere, Cobas Scuola (Palermo), Coordinamento Studenti in Lotta (Palermo), Cooperazione Internazionale Sud Sud (CISS), Collettivo Accura, Collettivo Universitario Scirocco, EPR for Palestine Palermo, Fronte Comunista Palermo, Global Sumud Italia – Global Sumud Sicilia, Gruppo Nuova Democrazia, Latinoamericanxs Migrante en Lucha, Maldusa (Palermo), Movimento Right TO BE, Non Una Di Meno (Palermo), Officina del PopoloOSA (Palermo), Osservatorio Contro La Militarizzazione delle Scuole, Partito dei CARC, Partito Comunista dei Lavoratori (PCL), Partito Comunista di Unità Popolare – Sicilia, Potere al Popolo, Sicilia Sud Globale, Terra Insumisa Alcamo, USB (Palermo), Voci nel silenzio (Comunità palestinese), Zona Aut Redazione Palermo
April 24, 2026
Pressenza