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Immigrazione, diciamo No al nuovo testo unico: dal finto gratuito patrocinio all’avvocato collaborazionista
Rilanciamo questo prezioso contributo di Giorgio Bisagna, avvocato cassazionista del Foro di Palermo, redatto in merito  al Dl sicurezza, con il quale si prevede l’ introduzione della figura dell’avvocato collaborazionista, ovvero dei legali che assisteranno i cittadini stranieri nel programma di rimpatrio volontario_  Faccio l’avvocato da 31 anni e sono stato tra i primi a Palermo ad occuparmi di diritto dell’Immigrazione. Questo settore del diritto nel 1995 si può dire che non esisteva, quantomeno a livello di produzione normativa. Esistevano principalmente circolari, prassi e il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Le cose cominciarono a cambiare nel 1998 con l’introduzione del testo unico sull’immigrazione il decreto legislativo 286/1998. E anche per noi avvocati il mondo cambia, perché ci troviamo di fronte a un sistema giuridico misto che unisce istituti del diritto penale,del diritto processuale penale, del diritto civile e del diritto amministrativo e,soprattutto, introduce un istituto finora sconosciuto nel nostro ordinamento giuridico, la detenzione amministrativa. Per la prima volta viene stabilito che un soggetto, ancorché non abbia commesso reati, ma solo perché si trova in una condizione di irregolarità amministrativa (perché non ha un permesso di soggiorno o comunque è irregolare sul territorio dello Stato) possa essere espulso coattivamente dal territorio dello Stato e, ove ciò non possa farsi immediatamente, essere trattenuto, cioè privato della libertà personale in appositi centri, che all’epoca si chiamavano centri di permanenza temporanea, oggi cpr centri per il rimpatrio. Una normativa che all’epoca indignò tanti giuristi, e fece sorgere una nuova generazione di avvocati che si approcciarono a questo nuovo sistema giuridico che colpiva alle fondamenta i valori cui tanti di noi erano ancorati. Ah, dimenticavo, i centri di permanenza temporanea furono una scelta legislativa del centro sinistra. Ovviamente negli anni le cose sono andate a peggiorare. La legislazione si è progressivamente e inesorabilmente “incattivita” verso i migranti, rendendo difficile se non impossibile una migrazione regolare e una consequenziale inclusione effettiva dei migranti, non legata a politiche emergenziali o biecamente populiste, ma a realistiche e e razionali esigenze umanitarie e, perché no, utilitariste. Con l’ultimo Dl sicurezza, si è toccato il fondo. Intanto è stato soppresso il gratuito patrocinio preventivo nei procedimenti di espulsione di convalida dei provvedimenti restrittivi della libertà personale. In pratica, il migrante che deve essere rimpatriato o che deve essere trattenuto in un centro di detenzione, deve essere assistito da un avvocato, in quanto questi provvedimenti, poiché restrittivi della libertà personale, devono essere convalidati da un giudice. Questa convalida è necessaria perché lo prevede la Costituzione. Così  come, del pari, è necessario che vi sia in procedimenti così delicati che incidono sulla libertà personale, l’assistenza tecnica di un difensore di un difensore, di fiducia o anche di ufficio. Ebbene, mentre sino ad oggi proprio per garantire l’effettività del diritto di difesa, in questi procedimenti, il gratuito patrocinio era sostanzialmente automatico, con l’attuale decreto legge in corso di conversione, l’automatismo è saltato, e quindi il migrante può chiedere di essere ammesso al gratuito patrocinio, tuttavia la tempistica amministrativa, per il riconoscimento di tale beneficio, è sostanzialmente incompatibile con i procedimenti per i quali è richiesta l’assistenza legale. Insomma, l’hanno studiata bene. Non negano la possibilità astratta di ricorrere al gratuito patrocinio, ma in concreto la rendono impossibile. Chapeau! Ci vuole uno stomaco particolare, per lavorare così di fino, per colpire i diritti dei più deboli. Si potrebbe pensare: si è toccato il fondo? No, perché con un emendamento introdotto in sede di conversione si è creata una nuova figura di Avvocato: l’avvocato collaborazionista. La nuova norma che introduce un articolo nuovo al testo unico sull’immigrazione prevede un “benefit” di 600 € e rotti per l’avvocato che incoraggi e assista il proprio cliente a rimpatriare volontariamente, subordinando però l’erogazione di questo lauto assegno all’effettivo rimpatrio del migrante. Quindi l’avvocato che già deve lavorare gratis, non deve valutare se il migrante che deve essere espulso può essere oggetto di persecuzione al suo paese, se è un soggetto vulnerabile, se il procedimento di espulsione ha dei vizi formali e sostanziali rilevanti. No, tutto questo è intralcio alle politiche di governo. Anzi, è l’avvocato stesso che prova ad assolvere la sua missione istituzionale, un intralcio. L’unico  avvocato che può trovare tutela e legittimazione in questo nuovo sistema è quello che diventa complice e appunto collaborazionista. E anche qua chapeau! Perché spendere milioni di euro per creare milizie armate stile ICE, quando si può esternalizzare il lavoro sporco a cottimo? Quindi l’avvocato diventa oltre che complice e collaborazionista anche cottimista della remigrazione. Facendo risparmiare l’erario ed evitando i fastidi mediatici di quegli uomini cattivi con i passamontagna che arrestano i bambini. Non è una novità. La storia ahimè, ricorda tanti episodi infamanti per le toghe. Ma anche tanti momenti di gloria e di dignità. Qua non è in ballo una posizione politica, o una visione particolare del mondo. Qua la posta in gioco è molto più alta.  E’ la dignità della nostra categoria e prima ancora la nostra umanità. Mi resta una perplessità però. Agli avvocati che svolgeranno questo “nobile” compito verrà assegnata la qualifica di agente di pubblica sicurezza ? Vista la funzione che svolgeranno sarebbe il minimo. * AVVOCATO CASSAZIONISTA Redazione Italia
April 19, 2026
Pressenza
MILANO: MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA CONTRO LA CALATA XENOFOBA DEI “PATRIOTI EUROPEI”. LA DIRETTA
Oggi, sabato 18 aprile, la Milano antifascista e antirazzista si mobilita contro la calata xenofoba dei “Patrioti europei” organizzata dalla Lega di Salvini nel cuore del capoluogo lombardo con la parola d’ordine della “remigrazione”, a pochi giorni dal 25 aprile e sullo stesso percorso del corteo antifascista che ogni anno ricorda la Liberazione e la Resistenza. Centri sociali, associazioni, collettivi, partiti della sinistra istituzionale e numerose realtà di base antifasciste hanno lanciato quattro diversi appuntamenti di piazza con un unico obiettivo: accerchiare fascisti, razzisti e sovranisti di mezza Europa impedendone la sfilata. In Piazza Lima, alle ore 14, si sono dati appuntamento il centro sociale Cantiere, il C.O.A. T28 di via dei Transiti, L’Anpi, Non una di meno, Avs, e altre realtà dell’associazionismo. Raggiungeranno questo appuntamento anche le associazioni dei palestinesi e il centro sociale Vittoria, che hanno lanciato un pre-concentramento per la Palestina alle ore 13.30 in Piazza Argentina. Infine, c’è il concentramento lanciato dal centro sociale Lambretta e Zam, insieme ad altre realtà antifasciste, alle ore 14 in Piazza del Tricolore. La diretta della giornata sulle frequenze di Radio Onda d’Urto: Ore 11.20 – Francesco, che sarà inviato a Milano per la redazione di Radio Onda d’Urto oggi pomeriggio, spiega ad ascoltatori e ascoltatrici cos’è previsto durante la giornata a Milano e come sarà organizzata la diretta sulle nostre frequenze. Ascolta o scarica. Ore 11.10 – Con il nostro collaboratore milanese Luciano Mulhbauer, nello spazio approfondimenti del sabato mattina, facciamo il punto sulle intenzioni dei “Patrioti europei” e sulla mobilitazione della Milano antifascista prevista nel pomeriggio. Ascolta o scarica.
April 18, 2026
Radio Onda d`Urto
La remigrazione per decreto
di Michele Gambirasi Il colpo di mano della destra, con un emendamento al dl sicurezza, il governo interviene sul testo di conversione per aumentare i rimpatri volontari. Laddove risulti difficile …
ITALIA: SOSPESI 32 DEPUTATI DI OPPOSIZIONE, IMPEDIRONO AI NEOFASCISTI DI ENTRARE A MONTECITORIO
Sospesi 32 deputati di opposizione: cinque giorni a 22 deputati (10 del PD, 8 di M5sSe 4 di AVS). Quattro giorni a 10 senatori (5 M5S e 5 PD. Ha deciso così l’ufficio di presidenza della Camera dei Deputati, a maggioranza, di sanzionare 32 deputati-e delle opposizioni per i fatti avvenuti lo scorso 30 gennaio. In quell’occasione,  un gruppo di parlamentari aveva occupato la sala stampa della Camera per impedire la conferenza stampa di esponenti neofascisti di Casapound e Veneto Fronte Skinhead sulla Remigrazione – leggasi “deportazione”, di tutti i migranti (anche regolari) presenti in Italia. All’evento, organizzato dal deputato della Lega Domenico Furgiuele, avrebbero dovuto partecipare esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra, tra cui il portavoce di CasaPound Luca Marsella, Giacomo Sogari di Veneto Fronte Skinheads, l’ex esponente di Forza Nuova Massetti e Ferrara della Rete dei Patrioti. Tra i deputati sospesi c’è Gilda Sportiello, del M5S, intervenuto ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
April 2, 2026
Radio Onda d`Urto
MANTOVA: CENTINAIA DI ANTIFASCISTI/E IMPEDISCONO IL CORTEO DEI FASCISTI E RAZZISTI DELLA “REMIGRAZIONE”
A Mantova centinaia di antifasciste e antifascisti si sono mobilitati contro il sedicente comitato razzista e neonazista della cosiddetta “Remigrazione e riconquista”, appoggiato dall’organizzazione fascista locale “Difendi Mantova”, che voleva sfilare in corteo per le vie della città. La presenza della piazza antifascista ha fatto sì che a fascisti e razzisti venisse vietato il corteo, costringendoli a ripiegare su un presidio statico nella defilata Piazza Virgiliana. La manifestazione antifascista, invece, ha riunito diverse realtà politiche mantovane nei Giardini della Resistenza di viale Piave sotto la parola d’ordine “No pasarán”. “Faremo in modo che queste persone che parlano di ‘remigrazione’ non riconquistino, come desiderano loro, quartiere dopo quartiere, Mantova e tutte le città” – ha detto dal palco la presidente dell’Anpi provinciale Paola Longari. “Il nostro – continua Longari – dev’essere un lavoro unitario per fare in modo che tutti quanti insieme, con le organizzazioni che si sono riunite e che devono continuare a rimanere unite, continuiamo in questo lavoro imperterrito”. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Enrico, dello spazio sociale La Boje: “Per noi è stato un momento molto importante verso la costruzione della giornata di mobilitazione del 25 aprile”, afferma ai nostri microfoni. “Abbiamo bloccato quella che era l’ipotesi di corteo neonazista sottraendo loro la piazza”, prosegue Enrico. “Al contrario di quello che raccontano i fascisti della ‘remigrazione’, in Italia non esiste alcuna emergenza di criminalità”, continua il compagno mantovano nella corrispondenza. “Esiste invece un problema di diritti sociali che si perdono: il diritto all’abitare, il lavoro garantito, il potere d’acquisto sempre più basso con il costo della vita sempre più alto. Un aspetto molto importante di oggi è che tutte le realtà antifasciste presenti hanno ribadito questo orizzonte di lotta”, conclude Enrico de La Boje. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza di Enrico, compagno dello spazio sociale La Boje di Mantova. Ascolta o scarica.
March 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Una Meloni di bosco e di sgoverno
Incuriosito dal dilemma meloniano fra “non condividere” e “non condannare” mi sono messo con grandi aspettative ad ascoltare l’integrale delle dichiarazioni al Senato dell’amletica Giorgia, che prometteva di sciogliere ogni dubbio sulla guerra e la strategia Ue. Invece per tre quarti dell’intervento una noia letale. Giorgia ha letto senza faccette e con voce monotona e non pochi inciampi il suo compitino, senza mai nominare Trump e Netanyahu e deprecando soprattutto le aggressioni iraniane agli stati del Golfo (non menzionando che erano una risposta ai bombardamenti). Ci ha risparmiato in quella sede, vero, la famiglia nel bosco, ma non che la vera aggressione e il vero pericolo è il fronte sud, cioè l’immigrazione di stupratori e assassini che lei cerca di bloccare e deviare su hub extra-Ue, malgrado l’incredibile sabotaggio dei giudici (ma perché semplicemente non li fa arrestare, se hanno compiuto tali crimini?). E qui si è animata, ha smesso di leggere gli appunti e i deputati del suo schieramento hanno applaudito, si sono alzati in piedi e insomma l’emiciclo si è acceso di sacro fuoco, mentre i deputati dell’opposizione «scuotevano la testa» (resoconto di “Repubblica”). IL FILO DEL DISCORSO Nella sostanza, cosa ha argomentato Meloni? Che la guerra in Medio Oriente è «una crisi complessa, che ci impone di agire con lucidità e serietà» e richiede uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica «che non aiuta nessuno a ragionare con profondità». L’Italia non è isolata né «complice di decisioni altrui», ma agisce «in stretto raccordo con i partner europei e in contatto costante con i leader del Medio Oriente e del Golfo, utilizzando tutti gli strumenti disponibili: diplomatici, militari, di sicurezza e di politica economica». Questa rappresentazione fantastica è il corrispettivo del silenzio sulle responsabilità di Usa e Israele e sul caos dell’Ue e in primo luogo della sua amica Ursula. Dalla coesione si passa immediatamente, non senza un riferimento democristiano a Draghi, all’appello all’unità nazionale intesa non come strategia politica ma come «sapersi compattare attorno alla difesa dei propri interessi nazionali» – proprio come non si era fatto accettando supinamente e in ordine sparso i dazi di Trump. Meloni constata poi, rigorosamente senza indicarne i responsabili attuali né condannare la cosa, che «siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso». Un processo iniziato da tempo ma le cui tappe decisive sono state l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022 e il pogrom del 7 ottobre. La colpa, insomma, è di Putin e Hamas. Per il Libano la colpa è scaricata su Hezbollah. > Comunque l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano e la > sua inaccettabile pretesa di procurarsi missili e ordigni nucleari (come > appunto Usa e Israele) è un intervento al quale l’Italia non prende parte e > non intende prendere parte. Posizione che sarà ribadita qualche giorno dopo dal Consiglio supremo di difesa, presieduto da Mattarella, che vi aggiunge l’inammissibilità di una partecipazione italiana anche in virtù dell’art. 11 della Costituzione – e non è uno svolazzo retorico come non lo è il richiama al ruolo dell’Onu e la sottintesa svalutazione del Board of Peace, cui Meloni aveva con prematuro entusiasmo aderito, in un ruolo peraltro servile e non deliberante.  Sulla spinosa questione dell’utilizzo Usa delle basi militari italiane Meloni svicola, tirando un sospiro di sollevo perché finora non ce le hanno chieste e, qualora lo facessero, rimettendosi al parere del Parlamento – cioè trasferendo la responsabilità della decisione dal Governo alla maggioranza ed evitando così un impegno di principio ex ante, come aveva fatto invece Sánchez. LE MISURE CORRETTIVE A proposito delle conseguenze economiche della guerra Meloni ha fatto finto di accogliere la proposta già poco incisiva dell’opposizione sulle cosiddette “accise mobili” (scorporando cioè il gettito accresciuto dell’Iva), per rimangiarsela due giorni dopo con la scusa della scarsa efficacia. Ha buttato lì alcune grida contro la speculazione, sapendo benissimo che una tassazione specifica azienda per azienda sui superprofitti è improbabile e incostituzionale e che la promessa di «monitorare i prezzi» è un classico pannicello caldo, già fallito con i cartelli alle pompe di benzina (stavolta manco replicato). Nel medio periodo ha chiesto all’Europa (che ha già smontato la proposta) una riforma delle quote ETS, che va nella direzione del picconamento del green deal, cui allude sfacciatamente portando ad esempio della diversificazione delle fonti energetiche il ricorso al mitico «nucleare di nuova generazione» e persino alla fusione nucleare, auspicabile ma per cui si prevedono tempi secolari. Va da sé che per la competitività europea si predica l’eliminazione dell’«eccesso di burocrazia e di alcune rigidità normative», che si suppongono essere di natura ecologica, come di deduce dai timori per la deindustrializzazione ricondotti essenzialmente alla crisi dell’automotive. Via le maledette regole, come chiedono Musk, Vance e Trump… Non una parola contro la politica di riarmo «a 360 grad», confermata insieme al tiepido appoggio all’Ucraina nell’intangibilità dei suoi confini, ma soprattutto grande enfasi sulla difesa del fianco meridionale della Ue, cioè sulla lotta senza quartiere ai migranti e la costruzione di hub appositi in Paesi extra-europei (modello Albania). E qui si sono aperte, come già accennato, le cataratte dei misfatti dei migranti e dei giudici che li fiancheggiano, gli alti lai sulla sicurezza, ecc. La via meloniana alla remigrazione. IL GIOCO DELLE PARTI Analogo vigore Giorgia ha dimostrato nella replica e nel passaggio alla Camera, quando è risultato evidente che l’offerta di collaborazione rivolto all’opposizione – sull’immortale modello del pescatore che invita il verme ad andare a pescare – era caduta nel vuoto con la beffarda replica di Schlein a deporre prima la clava. Vi sono state vaghe promesse di telefonate di consultazione, ma certo è difficile che possa instaurarsi un clima non dico di collaborazione ma di semplice interlocuzione, quando Meloni è subito tornata ai toni aggressivi e alle menzogne già nel comizione al teatro Parenti di Milano. «Se la riforma non passa stavolta molto probabilmente non avremo un’altra occasione – è la girandola finale dei fuochi d’artificio meloniani– e ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Ci saranno «immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà» (peggio di Almasri e del circuito Epstein del suo amico Trump) e poi «antagonisti che devastano senza alcuna conseguenza giudiziaria», mentre piangono a diritto i «figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco». Ecco qui finalmente il bosco, assurto ormai a dispositivo dual use dell’ideologia meloniana: come immagine di insicurezza (Rogoredo) e come simbolo di fuga libertaria dalle regole. Ma Giorgia non è Jünger, non ce la fa. In complesso: imbarazzo ed elusività nei confronti di Trump, nessun intervento concreto per frenare i contraccolpi economici della guerra, conferma dell’unanimità per le decisioni europee (cioè assist a Orbán), nessuna apertura al riutilizzo del gas russo (pur autorizzato da Trump). Del resto anche l’opposizione è tuttora impigliata nel nodo ucraino e si è scandalizzata – molto più della maggioranza, per non parlare di Salvini – per un allentamento delle sanzioni alla Russia. Se, per un verso, Meloni perde colpi (fino a vacillare sul referendum, che comunque vincerebbe nel migliore dei casi con un margine esiguo), l’opposizione resta divisa, con il cappio zelenskiano al collo, incapace perfino di una mozione unitaria (figuriamoci di un candidato spendibile). Si può essere peggio che servi di Trump? A volte sì. Per quanto ci riguarda, diamogli sotto con la campagna per il NO referendario: è comunque un tassello utile per acuire la crisi della destra e sanare qualche danno a sinistra. La copertina è tratta da Flickr SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Una Meloni di bosco e di sgoverno proviene da DINAMOpress.
March 16, 2026
DINAMOpress
PRATO: “OPERAIA, LIBERA, ANTIFASCISTA” SABATO 7 MARZO MANIFESTAZIONE CONTRO LE DEPORTAZIONI
Sabato 7 marzo si svolgerà a Prato la manifestazione “Prato libera, operaia e antifascista”, che partirà alle 15.30 da Piazza del Duomo. Una manifestazione di risposta alla chiamata nazionale del comitato neofascista “Remigrazione e Riconquista” che terra’ un presidio statico in Piazza Europa. Sabato 28 febbraio oltre duecentocinquanta persone si sono riunite riunite al Circolo Curiel per l’assemblea “Prato operaia, libera, antifascista”, per lanciare un appello alla piana e a tutto il territorio toscano a convergere su Prato nella giornata del 7 marzo. “Uno straordinario momento di partecipazione che ha unito operai protagonisti degli scioperi nel distretto a studenti, docenti, associazionismo, e tanti cittadini e cittadine che ritengono inaccettabile che Prato sia usata come luogo di propaganda per i progetti di deportazione di massa” hanno scritto i SuddCobas. “Le tante voci che si sono espresse hanno condiviso la necessità di avviare già da stasera la costruzione di un grande corteo popolare che partirà da Piazza del Duomo per raggiungere Piazza delle Carceri, luogo della deportazione degli operai in sciopero nel 7 marzo del 1944. Sarà il corteo degli operai sfruttati di questo distretto, di bambini e bambine senza cittadinanza delle nostre scuole, di cittadini e cittadine di questa città, invisibili e senza diritti. Con loro ci sarà tutto il territorio solidale e antifascista. Sarà un corteo contro le deportazioni, ma soprattutto un corteo per rivendicare pari dignità e diritti per tutti i lavoratori e lavoratrici senza cittadinanza. Su queste basi vogliamo costruire la massima convergenza ed unità. L’appello è a mettere da parte le bandiere e contrapporre al progetto delle destre trumpiane l’identità operaia ed immigrata della nostra città che sa stare al fianco, e non contro, i più sfruttati”. Gia’ nella giornata di venerdi 6 marzo sono previsti diversi appuntamenti: fin dalla mattina volantinaggi itineranti tra i capannoni del distretto. Nel pomeriggio tutti alla Casa del Popolo di Cafaggio per un iftar comunitario e alle 19 assemblea aperta. Sabato 7 marzo alle 15,30 si terrà la manifestazione da piazza Duomo a piazza delle Carceri “contro le deportazioni, perchè remigrazione vuol dire deportazione” promossa da Sudd Cobas, Collettivo di fabbrica-lavoratori Gkn Firenze e Comitato 25 aprile Prato. Per chi arriva in treno il consiglio è quello di scendere alla stazione di Porta Al Serraglio che si trova vicino a piazza Duomo. In Piazza delle Carceri si uniranno all’iniziativa “Mai più fascismi. Mai più deportazioni”. Iniziativa dalle 16 promossa da associazioni e partiti (Acli, Alleanza Verdi Sinistra, Aned, Anpi, Arci, Associazione 6 Settembre, Cgil, Cisl, Uil, Coordinamento migranti Prato, Communia associazione, Demos, Giovani democratici, Legambiente, Libertà e Giustizia, Movimento 5 Stelle, Partito comunista, Partito democratico, Partito socialista, Partito della Rifondazione comunista, Pax Christi, Sinistra civica ecologista). La data del 7 marzo è una data decisamente importante per la citta’ di Prato: in quel giorno nel 1944 a seguito degli scioperi che si svolsero nelle fabbriche in tutto il nord Italia contro l’occupante nazista e i complici fascisti, 133 cittadini pratesi vennero rastrellati per le strade e nei luoghi di lavoro dalle truppe naziste e fasciste, per essere imprigionati nel Castello dell’Imperatore e poi deportati verso i campi di lavoro di Mathausen ed Ebensee: solo pochi fecero ritorno a casa, dopo anni, dalle famiglie. La presentazione con Arturo dei SuddCobas Prato Ascolta o scarica 
March 5, 2026
Radio Onda d`Urto
“BOLZANO È PARTIGIANA”: MIGLIAIA DI ANTIFASCISTI/E IN CORTEO CONTRO I FASCISTI DELLA “REMIGRAZIONE”
Oltre quattromila antifasciste e antifascisti hanno attraversato in corteo, nel pomeriggio di sabato 28 febbraio, il centro storico della città di Bolzano dietro lo striscione “Bolzano è partigiana”. La manifestazione è stata organizzata da diverse realtà antifasciste e antirazziste altoatesine contro la calata in città, da tutto il nord Italia e oltre, dei neofascisti e neonazisti del sedicente Comitato “Remigrazione e riconquista”. Antifasciste e antifascisti – ben oltre duemila persone – si sono radunati, alle 15.30, nel piazzale davanti alla stazione ferroviaria di Bolzano, nella parte più antica del centro cittadino. I fascisti, invece, si sono trovati in circa quattrocento nel pezzo di centro città di epoca fascista, sotto il Monumento alla Vittoria. Il corteo antifascista è stato costretto a svilupparsi in uno spazio piuttosto ristretto, intorno alla zona della stazione, a causa di un imponente dispositivo poliziesco intenzionato a tenere lontane le due piazze, oltre a gestire la compresenza della partita di Serie B di calcio tra Sudtirol (la squadra di Bolzano) e Venezia. L’approccio della Questura alle due piazze, però, non è stato lo stesso. Mentre il corteo antifascista – di oltre 4mila persone – è stato costretto in quattro vie del centro, nella zona della stazione, i fascisti (circa 400 persone) hanno potuto muoversi più liberamente nell’altra metà del centro. Ore 15.40 – La prima corrispondenza di Lorenzo Vianini, di Radio Tandem, dal concentramento del corteo. Ascolta o scarica. Ore 17 – La seconda corrispondenza dal corteo, sempre con Lorenzo Vianini di Radio Tandem. “Se i fascisti sono due-trecento, qui saremo almeno 10 volte tanto”, dice Lorenzo Vianini nel collegamento. Ascolta o scarica.
February 28, 2026
Radio Onda d`Urto