Tag - remigrazione

L’appello di due giovani sulla remigrazione
Ci chiamiamo Kilian e Lukman, abbiamo deciso di scrivere una lettera per spiegare attraverso il nostro vissuto e la nostra storia, perché il concetto di remigrazione non solo sia impraticabile, ma sia profondamente ingiusto e violento. Una lettera che vuole far aprire gli occhi alla società civile, su una delle proposte più disumane nel dibattito politico… Qualcuno dice che persone come noi dovrebbero essere “remigrate” e nel secolo scorso avrebbero detto “deportate”, la domanda che ci viene spontanea è: dove? Forse la domanda è un’altra: Che Italia vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi? La verità è che abbiamo paura del 13 giugno. Non ci sentiremo sicuri a camminare per strada e questo ci fa schifo.  La Rete degli Studenti Medi del Lazio diffonde l’appello scritto dai due giovani: > Ci chiamiamo Kilian e Lukman e siamo due ragazzi italiani. > Non avremmo mai pensato di dover scrivere una lettera come questa. In realtà > non avremmo mai pensato di dover spiegare perché apparteniamo al Paese in cui > siamo cresciuti. Eppure, dopo aver sentito parlare di remigrazione e aver > visto che delle persone scenderanno in piazza per sostenerla, ci siamo resi > conto che il silenzio sarebbe stato più doloroso delle parole. > Siamo due ragazzi italiani. Non siamo un’idea politica. Non siamo uno slogan. > Non siamo una teoria da discutere in televisione come per molti. Per noi è una > questione personale. > Riguarda la nostra vita, le nostre famiglie, il nostro futuro. > Quando sentiamo parlare di remigrazione pensiamo a nostra madre che torna a > casa stanca dal lavoro e ci chiede com’è andata la giornata. Pensiamo a nostro > padre che si sveglia quando fuori è ancora buio per andare ad aprire un > negozio e iniziare un turno che finirà ore dopo. Pensiamo alle bollette pagate > a fine mese, alle tasse versate, ai sacrifici fatti per permettere a noi di > studiare e avere opportunità migliori. > Pensiamo a cose semplici, normali. Le stesse cose che fanno milioni di > famiglie italiane ogni > giorno. > Io tra poco affronterò l’esame di maturità. In questi giorni passo il tempo > sui libri, ripeto gli argomenti, cerco di gestire l’ansia e la paura di non > essere abbastanza preparato. Le stesse paure che hanno i miei compagni di > classe. Gli stessi sogni di chiunque abbia diciotto anni e si affacci alla > vita adulta. > Io invece studio psicologia all’università La Sapienza. Non ho mai immaginato > nulla di diverso da restare in Italia, lavorare nel mio paese, aiutare qui le > persone. Passo i pomeriggi tra lezioni ed esami, esulto e mi arrabbio > guardando la Roma, prendo in giro gli amici e vengo preso in giro come accade > in qualsiasi gruppo di ragazzi. Parlo con l’accento romano da quando ha > imparato a parlare. > Eppure qualcuno guarda ragazzi come noi e vede degli stranieri. Questa è la > parte che facciamo più fatica a comprendere. > Perché noi non abbiamo mai vissuto l’Italia come un luogo esterno da > osservare. L’abbiamo vissuta da dentro. Nelle scuole che abbiamo frequentato, > nei quartieri in cui siamo cresciuti, nei campetti dove abbiamo giocato da > bambini, nei professori che ci hanno insegnato a credere in noi stessi, a > studiare per diventare insegnanti, medici, psicologi, operai, ingegneri. > Quando qualcuno dice che persone come noi dovrebbero essere “remigrate”, e nel > secolo scorso avrebbe detto “deportate”, la domanda che ci viene spontanea è > molto semplice: dove? Dove dovrebbe andare una persona che è già a casa? > Qual è il luogo alternativo per chi ha costruito qui i propri ricordi più > importanti? Per chi qui ha imparato a leggere e scrivere, ha dato il primo > bacio, ha festeggiato i compleanni, ha pianto ai funerali delle persone care, > ha immaginato il proprio futuro? > La verità è che ciò che fa più paura non è soltanto l’esistenza di certe idee. > Fa paura vedere quanto facilmente ci si abitua, si iniziano a considerare > normali parole che qualche anno fa avrebbero suscitato indignazione e oggi > vengono accolte con una scrollata di spalle. Fa paura accorgersi che sempre > più spesso si discute della vita delle persone come se si stesse parlando di > numeri, statistiche o problemi da gestire, dimenticando che dietro ci sono > ragazzi con un volto, una storia, dei legami: io sono stato il vostro compagno > di banco, mio zio quello da cui avete comprato la frutta, i miei genitori i > tuoi vicini di casa. > Perché la storia ci insegna che il momento più pericoloso non è quando nasce > un’idea disumana. È quando le persone smettono di reagire. Quando smettono di > sentire. > Tra qualche giorno io sosterrò l’esame di maturità. In questi anni, seduto tra > i banchi di scuola, ho studiato la storia europea e quanto sia pericoloso > abituarsi a certe parole e ho studiato anche la Costituzione italiana. Ho > letto l’articolo 3, quello che dice che tutti i cittadini hanno pari dignità > sociale e sono uguali davanti alla legge. Ricordo ancora i professori che > spiegavano quanto fosse importante quella frase e da quale storia fosse nata. > Per questo oggi fa un certo effetto sentirlo messo in discussione, perché non > è soltanto un nostro problema. È una questione che riguarda tutti. Riguarda la > qualità della nostra democrazia, il valore che attribuiamo alla dignità umana > e il futuro che vogliamo costruire insieme. > Noi continuiamo a credere che l’Italia sia migliore di questo. > Lo crediamo perché la conosciamo. Lo crediamo perché ogni giorno incontriamo > persone che ci giudicano per quello che facciamo e per come ci comportiamo, > non per le nostre origini. Lo crediamo perché sappiamo che questo Paese è > molto più grande delle paure che qualcuno prova ad alimentare per propaganda > politica. > Noi sappiamo quale Italia abbiamo conosciuto e quale Italia amiamo. > La verità è che abbiamo paura del 13 giugno. Non ci sentiremo sicuri a > camminare per strada, ad andare a sostenere l’esame, ad uscire con i nostri > amici: per le nostre origini e il colore della nostra pelle, e questo ci fa > schifo. > Per questo non vogliamo restare in silenzio. > E forse la domanda più importante non è se persone come noi appartengano > all’Italia. > Forse la domanda è un’altra: Che Italia vogliamo lasciare a chi verrà dopo di > noi? > Un’Italia che insegna ai ragazzi a sognare, studiare, impegnarsi e contribuire > alla società in cui vivono, oppure un’Italia che continua a ricordare ad > alcuni di loro che, qualunque cosa facciano, per qualcuno non saranno mai > abbastanza? > Perché il giorno in cui una persona deve difendere il proprio diritto a > chiamare casa il luogo in cui è cresciuta, non è soltanto quella persona a > essere messa in discussione, ma la libertà, la dignità e la coscienza di un > intero Paese. Redazione Roma
June 9, 2026
Pressenza
Il 13 giugno respingiamo pro-vita e remigrazione, due facce della stessa medaglia
IL 13 GIUGNO RESPINGIAMOLI! PRO-VITA E REMIGRAZIONE: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA //ORE 14.30 – PIAZZALE DEL VERANO, ROMA// Il 13 giugno 2026 Roma sarà attraversata da due cortei che, seppur distinti, si uniscono attorno a una stessa matrice. Da una parte, il “popolo antiabortista” e “pro-vita” ha organizzato la […] L'articolo Il 13 giugno respingiamo pro-vita e remigrazione, due facce della stessa medaglia su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
No alla remigrazione
Venga impedito lo svolgimento della manifestazione sulla remigrazione, proposta di legge razzista e xenofoba fatta da soggetti che dovrebbero essere tutti già stati sanzionati da tempo dalle Leggi Scelba e Mancino Il 3 giugno si terrà l’assemblea del coordinamento permanente “Roma città antifascista”, nato per rafforzare la risposta democratica e antifascista nella Capitale dopo i numerosi episodi di vandalismo, intimidazione e aggressione di matrice neofascista che, nel corso del 2025, hanno colpito sedi sindacali, spazi antifascisti, scuole e realtà politiche e sociali della città. A questi si aggiungono i numerosi e gravi episodi avvenuti nei primi mesi del 2026, da ultimo, gli spari contro due attivisti dell’ANPI Roma, avvenuti proprio durante le celebrazioni del 25 aprile e l’aggressione avvenuta durante la Consulta provinciale degli studenti nei confronti delle ragazze e dei ragazzi che protestavano pacificamente contro la cancellazione della parola antifascismo da una delle commissioni della Consulta stessa. Le compagne e i compagni che hanno subito tali aggressioni saranno presenti all’assemblea che, nel proseguire l’iniziativa unitaria contro ogni forma di neofascismo, razzismo, sessismo, omotransfobia e violenza politica nella Capitale, sarà anche un momento per rilanciare l’appello a tutte le istituzioni affinché venga impedito lo svolgimento della manifestazione sulla remigrazione, una proposta razzista e xenofoba che richiama le pagine più buie della storia del nostro Paese, in aperto contrasto con i valori della Costituzione, con i principi fondamentali della democrazia e con la natura antifascista della nostra Repubblica. ANPI Roma e Assemblea del Coordinamento permanente “Roma Città Antifascista” Redazione Italia
May 30, 2026
Pressenza
Mobilitazione nazionale contro remigrazione, razzismo e sfruttamento lavorativo
Nella data di domenica 24 maggio, si sono riuniti a Roma al Cinema L’Aquila decine di lavoratori immigrati e di rappresentanti di diverse comunità straniere presenti in Italia. L’assemblea ha concordato sulla necessità di una lotta organizzata contro sfruttamento, discriminazioni e il razzismo che vorrebbero dilagare in Italia e in Europa. La consapevolezza dei lavoratori immigrati di essere protagonisti della vita sociale, politica ed economica di questo Paese ha caratterizzato l’assemblea, nella quale sono state discusse le criticità di questo sistema capitalista che rapina i territori di provenienza dei lavoratori immigrati e che al tempo stesso li sfrutta e ricatta quando questi emigrano in Italia e in Europa alla ricerca di una vita migliore. L’assemblea ha portato al lancio di alcune proposte concrete, a partire da una mobilitazione diffusa sul territorio nazionale il 13 giugno, data in cui alcune organizzazioni fasciste stanno organizzando un corteo nazionale a Roma per la remigrazione e a cui ci opporremmo per ribadire il no alla remigrazione e il sì alla regolarizzazione di tutti i lavoratori e lavoratrici presenti sul territorio nazionale. Di seguito il testo di proposta prodotto dall’assemblea: Nel ricordo di SAKO BAKARI, SOUMALIA SACKO, ABDEL SAALAM, MOUSSA DIARRA, SATMAN SINGH, DAOUDA DIANE, BALA SAGOR  uccisi sul lavoro, uccisi da criminali italiani, uccisi perché stranieri. Oggi 24 maggio si sono riuniti a Roma decine di lavoratori migranti e di rappresentanti delle diverse comunità straniere in Italia, l’assemblea ha concordato che di fronte alla pericolosa azione razzista e fascista portata avanti con la proposta di legge popolare sulla remigrazione presentata da CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads, e Brescia ai Bresciani tutti i lavoratori stranieri devono rivendicare con forza il riconoscimento in Italia di tutti i diritti previsti, dalla cittadinanza alla al riconoscimento rapido del permesso di soggiorno, dal diritto alla casa, al diritto alla salute che sempre più negli anni i governi italiani hanno reso complicato e difficile. Siamo lavoratori e lavoratrici, produciamo ricchezza per questo paese, raccogliamo il cibo che arriva sulle vostre tavole, assistiamo i vostri familiari, lavoriamo nei magazzini e nei cantieri per portare merci e costruire case, vi serviamo nei negozi, nei ristoranti, vi portiamo il pranzo a casa. Siamo veramente stufi. Vogliamo i nostri diritti, volgiamo essere regolarizzati! Basta discriminazioni, basta file per ottenere i documenti, basta attese e diritti negati. Abbiamo più volte denunciato le modalità con cui veniamo trattati dalle istituzioni, Comuni, Commissariati, Uffici Immigrazione, Prefetture: ovunque file e ritardi che incidono sulla vita quotidiana, espressione di un razzismo istituzionale che ci condanna all’invisibilità, dentro un sistema non solo inefficace ma profondamente iniquo, pensato per negare diritti anziché garantirli. Dobbiamo invertire la tendenza esistente in questo paese e in Europa, dobbiamo respingere le politiche della remigrazione, e ridare dignità e rispetto a tutti noi. Regolarizzazione rapida di tutti i lavoratori presenti. Permesso di soggiorno per ricerca di lavoro. Diritto alla casa, alla residenza e alla cittadinanza in 5 anni. Per questo invitiamo tutti i lavoratori stranieri, tutti i cittadini italiani, tutte le Comunità straniere, tutte le associazioni democratiche, antirazziste, antifasciste Ad unirsi alla giornata di lotta contro la REMIGRAZIONE E PER LA IMMEDIATA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI, a partecipare alla giornata nazionale di lotta contro la REMIGRAZIONE organizzando in ogni città manifestazioni di protesta contro ogni forma di razzismo istituzionale. IL 13 GIUGNO ORGANIZZIAMO INIZIATIVE DI PROTESTA IN OGNI CITTA’. L’Unione Sindacale di Base aderisce e promuove iniziative in ogni città per rispondere con la forza della solidarietà a questo ennesimo attacco fascista. Unione Sindacale di Base
May 26, 2026
Pressenza
Cooperazione non remigrazione
CREMA E’ CITTA’ ANTIFASCISTA E SCENDE IN PIAZZA PER OPPORSI ALLA PROPOSTA DI LEGGE CHE IL COMITATO REMIGRAZIONE STA PROMUOVENDO  Antefatto Nel mese di febbraio di quest’anno iniziarono a comparire in tutta la città di Crema manifesti sui quali il comitato RE invitava alla raccolta firme on line per la REMIGRAZIONE. Scansionando il QR code presente nell’annuncio fu facile arrivare al sito e comprendere la natura dei promotori, i loro obiettivi, le loro proposte.  Il 1° marzo, fra via XX settembre e piazza Giovanni XXIII, RE si manifestò con banchetto raccolta firme. Passavo di lì per caso, con i miei anziani genitori, tutti e tre rimanemmo impietriti. Dietro al banchetto c’erano uomini giovani con le braccia conserte abbigliati come moderni squadristi (l’abito non fa il monaco, questo è vero, ma molto spesso è espressione di visione e di pensiero e in quel caso fu inequivocabile). Provengo da una famiglia antifascista; negli occhi delle mie nonne e zie, che quand’ero bambina mi raccontavano esperienze del periodo nazifascista, ho sempre letto e fatto mio quell’orrore da loro vissuto e, quasi come se fosse un richiamo viscerale, quando mi trovo di fronte a quei simboli mi si schiaccia il cuore. A metà maggio la notizia che il Comitato RE sarebbe stato in città il 21 dello stesso mese per la proposta di legge sulla remigrazione ha mobilitato le associazioni e i gruppi democratici e antifascisti.  Comitato Remigrazione Per sfatare ogni dubbio, chi sono le realtà fondatrici del comitato Remigrazione e riconquista? Eccole qui:  CasaPound Italia: movimento politico di estrema destra italiano di matrice neofascista, i cui militanti si auto definiscono “fascisti del terzo millennio”. Il 12 febbraio 2026 dei militanti di CasaPound sono stati condannati dal tribunale di Bari per il reato di “riorganizzazione del disciolto partito fascista”. È la prima volta in Italia che una sentenza giudiziaria riconosce formalmente la condotta di membri di CasaPound come un tentativo strutturato di ricostituzione del partito fascista, superando la tesi della semplice “apologia” o del gesto isolato; Rete dei Patrioti: movimento politico di estrema destra nato dalla divisione di Forza Nuova, altro movimento di estrema destra neofascista; VFS, Veneto Fronte Skinheads: fazione che abbraccia ideologie di supremazia bianca, neonaziste o neofasciste promuovendo esplicitamente razzismo, antisemitismo e posizioni identitarie. Non si rifanno al fascismo di Mussolini che ritengono “fallimentare”, ma hanno maggiori punti di attinenza con gli ambienti neofascisti e nazisti; Brescia ai Bresciani: comitato apartitico di cittadini bresciani che vogliono restituire Brescia ai Bresciani e l’Italia agli Italiani; più volte il comitato ha promosso azioni discriminatorie nei confronti degli immigrati islamici. Crema democratica e antifascista ha “chiamato la piazza” Dalle 15.00 alle 19.00 del 21 maggio in piazza Garibaldi si è svolto il presidio organizzato da associazioni, movimenti e gruppi politici, sindacali e terzo settore del territorio:  Anpi, Cgil, Arci territoriale di Cremona, Acli Crema, Partito socialista italiano, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Giovani Democratici, Associazione amicizia Italia Cuba, Arcigay Crema Pride, commissione Missionaria, commissione Migrantes, Europa Verde, Libreria La Storia, Coordinamento pace e disarmo Castelleone, Marciatori della pace Vaiano Cremasco – Romanengo, Fiab cremasco, Centro ricerca Alfredo Galmozzi, Presidio cremasco Libera contro le mafie, Associazione Sinistra futura di Cremona. Sotto un sole cocente molte persone si sono fermate a dare sostegno all’iniziativa mantenendo costante un capannello di circa un centinaio di persone. Intorno alle 17.30 sono intervenuti nell’ordine i seguenti portavoce. Paolo Balzari, presidente ANPI Crema, ha ribadito al microfono le dichiarazioni del comunicato stampa diffuso, esprimendo una condanna ferma del Comitato Remigrazione promotore di ideologie fondate sulla superiorità razziale, sull’esclusione e sull’odio, che oggi ci riportano alle pagine più vergognose della storia italiana. Gli organizzatori rifiutano la presenza di queste organizzazioni neofasciste, che considerano uno sfregio ad una comunità democratica e antifascista, storicamente fondata sui valori dell’accoglienza, del lavoro, della convivenza e dell’incontro tra culture diverse. Si sottolinea che la vera democrazia non ha bisogno di avere paura delle diversità, ma necessita invece di capacità di incontro, di conoscenze e di confronto. Manuela Bussacchini, presidente ANPI Spino d’Adda, rimarca che la demagogia di certe proposte di legge (in riferimento alla proposta del Comitato Remigrazione e Riconquista) è senza vergona e sta costruendo un “sentimento” razzista e xenofobo, che alimenta l’odio e la violenza tra le persone, normalizzando un linguaggio razzista, ostile, denigratorio. Esorta poi a non cadere nel tranello di chi sta presentando una proposta di legge sulla cosiddetta “Remigrazione” una parola che fa orrore e spavento. Ricorda il passato dell’Italia, paese di migranti, da secoli, che per bisogno hanno chiesto accoglienza a Stati Uniti, America del Sud, Europa e Australia e rammenta che gli italiani sanno bene quanto dolore c’è in ogni storia di migrazione. Pierluigi Bettenzoli, di Rifondazione comunista, esordisce dichiarandosi Bresciano a Crema e poi si focalizza su due punti. Il primo è la questione migratoria che ha coinvolto il nostro paese nel passato e oggi. Migrare è nella natura del nostro paese, delle nostre regioni e quindi perché opporci alla migrazione verso l’Italia. Il secondo punto è il dilagare del pensiero fascista che oggi torna, in un paese che ha subito prevaricazioni e barbare uccisioni durante la seconda guerra mondiale e stragi in epoche più recenti.  Giorgio Cardile, assessore alla cultura, turismo e politiche giovanili, porta il sostegno dell’Amministrazione Comunale agli organizzatori del presidio democratico e antifascista e ribadisce la ferma posizione del Comune di Crema, volta a proteggere gli ideali della democrazia e a continuare a promuovere azioni a favore dell’inclusività, dell’accoglienza,  nonché a difendere i principi sui quali è nata la nostra repubblica. Le quattro testimonianze hanno messo in luce che non basta indignarsi ma è necessario costruire reti a sostegno e in difesa dei valori della democrazia e della Costituzione in grado di “opporsi ad ogni rigurgito di intolleranza”.  A seguito del presidio la cronaca parla del 21 di maggio cremasco come di una giornata in cui in piazze diverse si sono espresse diversità di idee, pensiero, opinioni anche se opposte, ma sappiamo che il fascismo in Italia non è un’opinione, è un reato.  Oggi più che mai comprendiamo che colpire l’altro, con ogni forma di prevaricazione, comprese le più estreme (l’abominio del genocidio perpetrato da Israele verso il popolo palestinese è drammaticamente ancora in atto) come un boomerang porta inevitabilmente a nuocere a noi stessi e all’ambiente in cui stiamo. Non facciamo altro che superare le soglie dell’essere e del restare umani. Fomentare l’odio, il razzismo, vedere l’altro come un nemico, invece che riconoscere nel suo volto un fratello, una sorella è un fallimento per una società che dovrebbe evolversi socialmente, non regredire agli antichi e, per alcuni, nostalgici momenti dell’autarchico ventennio. Gli scambi culturali e la mescolanza fra i popoli, oggi come in passato costituiscono un valore aggiunto per la crescita delle società stesse. Mettersi contro l’altro è il preludio dell’implosione. Sono la cooperazione, la collaborazione e le relazioni culturali, l’equilibrio degli scambi a rendere sano il rapporto tra i popoli ed è per questo che dovremmo cercare di comprenderci vicendevolmente e prenderci cura gli uni degli altri.  Redazione Italia
May 23, 2026
Pressenza
Fuck remigration: verso il corteo del 13 giugno a Roma
Con Giovanni di Fuck remigration, parliamo dell'assemblea che c'è stata ieri a Giurisprudenza verso il 13 Giugno e dei prossimi momenti in strada contro la marcia a Roma dei fascisti di "Remigrazione e riconquista".  Di seguito, la convocazione per il 30 Maggio per un'assemblea pubblica a Piazza Vittorio verso il corteo del 13 Giugno.  "FCK REMIGRATION, IL MONDO E DI CHI SI MUOVE! Il 13 giugno a Roma ci sarà un corteo promosso dal comitato “Remigrazione e Riconquista”, a conclusione della raccolta firme per la proposta di legge sulla cosiddetta “remigrazione”. Chi sostiene questo concetto si arroga il diritto di definirsi gli unici veri “figli d’Italia” e, di conseguenza, pretende di decidere chi possa vivere in questo Paese e chi no. Ci vogliono vendere l’immagine di una Roma fondata da italianissimi e destinata ad appartenere solo agli italianissimi, quando persino il mito della fondazione di Roma nasce dalla storia di un migrante: Enea, un profugo di guerra. Da qui prende forma l’intero impianto ideologico dell’estrema destra: un discorso escludente fondato sull’identità nazionale, che dietro la retorica della sicurezza, nasconde la brutalità della deportazione. Perché la “remigrazione” non è altro che deportazione, mascherata da soluzione ai problemi sociali. La violenza nelle strade, che viene fatta passare come conseguenza di una cultura “estranea”, è invece il prodotto dell’abbandono istituzionale, della marginalizzazione e della ghettizzazione. La loro propaganda dice una verità quando afferma che il popolo è affamato. Ma mente quando individua nello straniero il responsabile di questa miseria. Sappiamo bene che le risorse per garantire una vita dignitosa a tutti esistono già, concentrate nelle mani di chi trae profitto dalla guerra, dallo sfruttamento e dalle disuguaglianze. Per questo dobbiamo dirlo chiaramente a chi, il 13 giugno, si presenterà come paladino della giustizia sociale tentando di convincerci che razzismo e pulizia etnica siano la soluzione al disagio collettivo. Roma non ci sta. E sarà pronta a dimostrarlo. GUERRA AGLI OPPRESSORI NON AGLI OPPRESSI"
May 22, 2026
Radio Onda Rossa