“Occhi aperti sulla corruzione”: le iniziative di LIBERA fino al 13 giugno
Flash mob, sit-in, incontri pubblici e azioni di monitoraggio civico per
chiedere più trasparenza, controllo e responsabilità.
Da ieri e fino al 13 giugno Libera promuove in tutta Italia la settimana di
mobilitazione “Occhi aperti sulla corruzione”, un’iniziativa che rientra nella
campagna nazionale “Fame di verità e giustizia”, nata per riportare al centro
della vita pubblica l’urgenza del contrasto alle mafie e alla corruzione.
In decine di piazze italiane saranno organizzate iniziative pubbliche dedicate a
casi e contesti specifici: dalla corruzione nel settore sanitario a Palermo,
Messina e Vibo Valentia, al fenomeno del cosiddetto “caro estinto” a Bologna;
dalla corruzione negli appalti tecnologici a Roma a quella politico-ambientale a
Pisa, fino agli approfondimenti sui presunti intrecci tra ‘ndrangheta, appalti
pubblici e politica a Torino e alle gare pubbliche per l’erogazione di servizi
dei Comuni e degli ambiti territoriali sociali a Napoli e Benevento.
L’iniziativa prende avvio da un dato allarmante: dal 1° gennaio al 1° giugno
2026, Libera ha censito attraverso fonti di stampa 38 inchieste per corruzione e
concussione, condotte da 23 procure in 10 regioni italiane, con 386 persone
indagate.
Le regioni maggiormente coinvolte risultano essere Campania, Lazio e Sicilia.
Le indagini riguardano reati che spaziano dalla corruzione per atti contrari ai
doveri d’ufficio al voto di scambio politico-mafioso, dalla turbativa d’asta
all’estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le vicende emerse raccontano di
tangenti pagate per ottenere false attestazioni di residenza finalizzate
all’acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis o falsi certificati
di morte, ma anche di presunti episodi corruttivi legati all’aggiudicazione di
appalti nella sanità, nella gestione dei rifiuti, nella realizzazione di opere
pubbliche, nel rilascio di licenze edilizie e nell’affidamento dei servizi di
refezione scolastica.
Lo sguardo si allarga ulteriormente se si considerano gli ultimi diciotto mesi:
dal monitoraggio realizzato da Libera emergono 105 inchieste per corruzione e
concussione e 1.507 persone indagate, tra cui 71 esponenti politici, tra
sindaci, assessori e consiglieri regionali e comunali. I dati sono stati
raccolti attraverso l’analisi di lanci di agenzia, articoli di stampa nazionali
e locali, rassegne istituzionali, comunicati delle Procure della Repubblica e
delle forze dell’ordine. Per tutte le persone coinvolte vale naturalmente il
principio della presunzione di non colpevolezza.
Nel contempo assistiamo ad un progressivo smantellamento dei principali
strumenti anticorruzione, sia repressivi che preventivi, introdotti a partire
dalla legge 190 del 2012, come:
* l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, che rende impuniti molti casi di
favoritismi e conflitti di interesse; la riforma del reato di traffico di
influenze illecite, che ora copre una parte molto più ristretta dei casi di
mediazione corruttiva;
* le limitazioni alle intercettazioni e ai trojan nelle indagini sulla
corruzione e sugli altri reati contro la pubblica amministrazione;
* la possibile eliminazione dell’obbligo di decadenza per amministratori locali
già condannati, anche se non in via definitiva;
* l’indebolimento del ruolo della Corte dei Conti, soprattutto sul controllo
degli appalti legati al PNRR;
* la riduzione dei poteri di vigilanza dell’ANAC, l’Autorità Anticorruzione,
prevista dal nuovo Codice Appalti.
“Occorre rinnovare un patto forte e lungimirante tra istituzioni responsabili e
cittadinanza attiva – ha sottolineato Francesca Rispoli, Copresidente nazionale
di Libera – Da un lato, le istituzioni devono consolidare i presìdi di
prevenzione e dotarsi di strumenti efficaci di contrasto alla corruzione,
anziché indebolirli. Dall’altro, è necessario rafforzare la capacità dei
cittadini di far sentire la propria voce attraverso la segnalazione, il
monitoraggio civico e l’impegno condiviso nella difesa dei beni comuni e
dell’interesse pubblico“.
La corruzione non è soltanto una questione giudiziaria. È un fenomeno che
sottrae risorse ai servizi pubblici, alimenta disuguaglianze, altera la
concorrenza e indebolisce la fiducia nelle istituzioni democratiche. Per questo,
il suo contrasto richiede responsabilità politica, strumenti adeguati e una
cittadinanza attiva e consapevole.
Libera chiede di:
– ripristinare efficaci strumenti di contrasto all’abuso di potere nella
pubblica amministrazione;
– rafforzare le norme sui conflitti di interesse, per garantire imparzialità e
indipendenza nelle decisioni pubbliche;
– assicurare una trasparenza amministrativa reale e accessibile ai cittadini;
– tutelare e valorizzare il whistleblowing, proteggendo chi segnala illeciti e
irregolarità;
– rendere più efficaci i controlli sui finanziamenti alla politica;
– sbloccare il registro dei titolari effettivi, strumento fondamentale per
conoscere chi controlla realmente società e imprese;
– introdurre una regolamentazione rigorosa e trasparente delle attività di
lobbying;
– rafforzare i controlli e i meccanismi di vigilanza negli appalti pubblici,
soprattutto nei settori più esposti al rischio corruttivo.
https://www.libera.it/it-schede-2727-fame_di_verita_e_giustiza_2
Giovanni Caprio