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47 giorni di protesta a Tirana: la voce degli studenti
Ieri sera la Rivoluzione dei Fenicotteri è arrivata al suo quantasettesimo giorno. Il presidio si è via via ingrandito e il corteo che ogni sera segue un diverso itinerario per le vie di Tirana era formato da migliaia e migliaia di persone. Oggi però alcuni giovani hanno inscenato una performance vestiti da neo laureati con il tradizionale copricapo e un mantello nero. Diamo quindi a loro la parola traducendo i loro cartelli. Mi sono laureato: all’Accademia di Polizia, ma la decisione della commissione mi ha bloccato; in Giurisprudenza, ma un raccomando ha preso il mio posto; in Ingegneria, ma l’amico del Ministro ha ottenuto l’incarico al posto mio; come ingegnere forestale, ma le foreste sono diventate resort; in Scienze Politiche ma la burocrazia mi dava davvero sui nervi; in Finanza, ma devi accettare che 5×4=25 in Sicurezza Informatica, ma le spie del Partito mi sono passate avanti; in Urbanistica, ma le società straniere si sono aggiudicate i progetti; come attore, ma non posso permettermi il costo della vita; in Architettura, ma il figlio del sindaco ha ottenuto l’incarico al mio posto; in Marketing, ma il Primo Ministro ha nominato un altro al mio posto; come insegnante, ma una bustarella ha deciso per me; in Belle Arti, ma il nepotismo mi è stato di ostacolo; come Giornalista, ma la stampa non è libera; in Legge, ma il figlio di un criminale ha ottenuto il posto che sarebbe dovuto spettare a me; in Relazioni Internazionali, ma la posizione è stata presa dalla figlia di un oligarca; in Storia e stiamo scrivendo la Storia proprio ora. Mauro Carlo Zanella
July 17, 2026
Pressenza
In Albania continuano le proteste
Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese. Queste vanno avanti da ormai più di 45 giorni, animate da persone anche molto diverse tra loro. Il tema della svendita del territorio, delle pressioni USA e della corruzione rimangono al centro della discussione, mentre, ci spiega Julie, è sempre più chiaro che le persone si aspettano una vera e propria transizione politica. Nell’intervista anche un affondo sui primi risultati della mobilitazione e un invito a proseguire e sostenere questa lotta – legata alle tante forme di resistenza che vengono portate avanti anche qui e in altri paesi.
Ludmilla Iapira: “Oggi in Italia con il mio stipendio vivo dignitosamente. In Moldavia non ci riuscirei”
Ludmilla mi aspetta sulla porta di casa con il bicchiere di kwass già in mano – sa che lo adoro e che mi ricorda uno dei romanzi russi che porto nel cuore, “Oblomov” di Ivan Gončarov. Oggi mi racconterà del suo piccolo Paese, la Moldavia. Molti di noi, me inclusa, solo da qualche anno si sono accorti che le tante persone, tra cui moltissime donne, che silenziosamente e con grande discrezione sono entrate nelle nostre vite portano con sé una storia e una cultura propria. Liquidarle come immigrate da “staterelli” della vecchia U.R.S.S. è superficiale e un po’ arrogante. Dunque, vista l’ignoranza che aleggia su queste Repubbliche faccio un cappello con qualche dato geografico e storico. La Moldavia si estende per un territorio di 33.846kmq, nel quale vivono circa tre milioni e mezzo di persone, 105 abitanti per kmq. In sostanza è poco più grande della Lombardia (23.863,65 kmq con i suoi dieci milioni di abitanti– 422,33 ab per kmq) ma decisamente meno popolosa. Fu a lungo un principato dell’Impero Ottomano che godeva di ampia libertà, ma dopo la prima guerra mondiale passò sotto il dominio del Regno di Romania fino al 1940, quando parte del suo territorio originale divenne una Repubblica aderente alla Federazione Sovietica – l’altra metà rimane entro i confini rumeni e ucraini. La sua tradizione agricola è tuttora il motore portante del Paese. La UE ha accettato la sua candidatura di prossimo membro della Comunità; il suo ingresso è previsto per il 2030. Siamo coetanee, ma siamo cresciute in un mondo che era diviso in due e a parte la propaganda di entrambe le parti, sapevamo poco gli uni degli altri. Come si viveva nella vecchia Repubblica Moldava aderente all’U.R.S.S.? Sono cresciuta in campagna – i miei genitori lavoravano la terra – in un ambiente sereno in cui non ci mancava nulla. Mio padre soffriva di un problema cardiaco e pertanto riceveva una pensione con la quale praticamente viveva l’intera famiglia, quattro figli e i due genitori. Mia mamma era contadina nel settore del tabacco e ciò che lei guadagnava sceglievamo di accumularlo su un libretto di risparmio; sarebbe servito per emergenze, matrimoni, ecc. come facevano tutte le famiglie. Foto di Alina Iapira Come funzionava l’economia a quei tempi? Che cosa ti ha portata in Italia? Esistevano strutture simili alle vostre aziende agricole. Erano suddivise per ramo, per esempio potevi lavorare per quello della frutta, della verdura, del tabacco, dei cereali ecc. Lì convergeva la materia prima e ogni mese il lavoratore veniva retribuito di un tot stabilito con cui si viveva dignitosamente. Non c’era concorrenza tra le aziende perché il prezzo dei prodotti era stabilito dall’alto. Ma il momento più bello, quello che ogni moldavo attendeva come la “Grande Festa”, era la fine dell’anno: ogni gruppo divideva le rimanenze dell’annata fra tutti i lavoratori. Tutto il nostro mondo crollò, quasi all’improvviso, poco dopo la perestrojka e fu il caos. Ricordo mia madre piangere quando capì che la svalutazione aveva ridotto in fumo il suo lavoro di anni. Si continuò a lavorare, ma invece di pagarci in denaro ci davano prodotti o pseudo-buoni. Poi divisero la terra, ma lo fecero considerando gli anni che si erano prestati di lavoro, quindi a noi giovani non spettò nulla. Nel frattempo mi ero sposata ed erano arrivate le mie gioie, Alina e Andrey; i miei genitori si facevano in quattro per aiutarci, ma alla fine ho dovuto emigrare per dar da mangiare e assicurare un futuro ai miei figli. Recentemente ho letto un articolo uscito sul Fatto Quotidiano secondo cui il governo moldavo era caduto a causa della corruzione vicina ai suoi vertici. I moldavi si aspettavano tanta corruzione? Come stanno reagendo? Innanzitutto ti correggo: il governo di Maia Sandu, pur investito dallo scandalo, non è caduto. La corruzione nel nostro Paese ha preso piede da tanto tempo, ma prima la cosa era meno sfacciata e quelli di prima, i filo-russi, rubavano, ma davano qualcosa anche al popolo. Non fraintendermi, non li sto giustificando, ma capisco che se sei povero, come ormai sono diventati i miei compatrioti, anche una briciola fa la differenza. Per esempio prendi il peggiore, Vladimir Plahoniuc, che con Ilan Shor fu complice nel “furto del secolo”: quando fu arrestato ammise il crimine commesso e a sua discolpa fece notare le opere che aveva realizzato. L’attuale governo invece, oltre a essere molto opaco e sempre più dittatoriale, chiude infrastrutture pubbliche, spinge alla privatizzazione e, dulcis in fundo, strizza l’occhio a Bucarest; non gli dispiacerebbe annettere la Moldavia alla Romania. Per questo a volte ho paura che il mio piccolo Paese vogliano farlo sparire. Come si vive in Moldavia oggi? Con grande fatica e se va avanti così la gente inizierà davvero a morire di fame. Ti do due dati che puoi comparare con i prezzi italiani. Uno stipendio medio-alto è di 10.000-12.000 Leu moldavi, mentre il minimo è di 6.000-7.000Leu. 20 Leu corrispondono a 1 Euro. Dunque uno stipendio medio in Euro sarebbe 500-600 Euro, il minimo 300 Euro; un insegnante ricade nella categoria medio, un addetto alle pulizie nella minima. Ma quali sono i prezzi sul mercato?  Una famiglia tipica deve spendere almeno 50 Euro a settimana solo per mangiare; il gas costa 26 Leu a metrocubo, cioè 1,30 Euro, la benzina 29 Leu a litro cioè 1,45 Euro, e poi c’è il mercato immobiliare impazzito. L’affitto di un monolocale a Chișinău, la capitale, va da 250 Euro in su e il valore degli immobili si è raddoppiato in soli quattro anni, dunque lo stesso monolocale che nel 2022 costava 22.000 Euro oggi lo compri a 44.000 Euro. Chi se lo può permettere? Ci sono proteste contro il caro-vita? Certo, ma pochi scendono in piazza, perché chi lo ha fatto è stato picchiato dalla polizia, arrestato e criminalizzato dai media. Non è facile opporsi a questo governo. Come vedono i moldavi la guerra tra Russia e Ucraina appena al di là del confine? Se ne sente la presenza? All’inizio sì. Persino dalla capitale si sentivano deflagrazioni, ma oggi non più. Credo che chi vive in Moldavia debba fronteggiare ogni giorno tanta insicurezza economica che la guerra passa in secondo piano. Tuttavia c’è di che preoccuparsi. Non so che cosa progetta il governo, ma una nuova legge entrata in vigore lo scorso gennaio non mi piace per nulla: hanno deciso che ogni uomo fino ai quarantacinque anni non può lasciare il Paese per essere disponibile alla chiamata alle armi. Tempo fa una mia connazionale che vive a Bologna fece un appello sui social perché il figlio era stato bloccato all’aeroporto di Chișinău. Spero sia riuscita a riportarlo a casa. Anni fa ti vidi tornare felice dalla Moldavia; mi raccontasti che gioia era stato abbracciare i tuoi cari, mangiare il cibo della tua terra e che riannusare i suoi profumi ti aveva ricaricata di energia. Come ti senti oggi? Tempo fa sognavo di tornare nella mia prima patria per trascorrere la vecchiaia tra la mia gente, ma ho cambiato idea. É paradossale, ma oggi in Italia con il mio stipendio vivo dignitosamente, mentre in Moldavia non ci riuscirei. I due Paesi mi sono cari nello stesso modo e vorrei il meglio per entrambi. Purtroppo credo che in Moldavia, finché non ci sarà un cambio di politica che metta al centro le persone  e non gli interessi esteri, per i miei connazionali sarà molto dura e quando penso a loro mi si stringe il cuore. Nota: Vladimir Plahoniuc è un politico moldavo e Ilan Shor un banchiere di origine israeliana. Il primo è stato condannato a diciannove anni di carcere; fuggì ma fu arrestato in Grecia ed estradato; il secondo, condannato a quindici anni, si rifugiò prima in Israele e poi in Russia ed è tuttora libero. Sul “furto del secolo”, la colossale frode bancaria del 2014: https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_della_frode_bancaria_in_Moldavia Marina Serina
July 15, 2026
Pressenza
Continuano le proteste in Albania. Nel mirino c’è tutta la classe dirigente
È da quasi quattro settimane che la mobilitazione in Albania continua, e i suoi caratteri e obiettivi politici si sono ormai trasformati. Partite dalla critica ambientalista riguardante la svendita del patrimonio naturale del paese alla speculazione immobiliare guidata dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, ormai le piazze sono arrivate […] L'articolo Continuano le proteste in Albania. Nel mirino c’è tutta la classe dirigente su Contropiano.
June 25, 2026
Contropiano
Continua la mobilitazione in Albania contro il governo, contro la guerra e gli interessi esterni sul proprio territorio
Le proteste scoppiate ormai venti giorni fa in Albania non accennano a smettere. La mobilitazione ha preso avvio dalla contrapposizione a un mega progetto turistico da oltre un miliardo di dollari promosso da Kushner, genero di Trump, ma hanno preso un’ampiezza sia in termini di rivendicazioni che di partecipazione molto significativa. Molte sono state anche le iniziative di solidarietà in tutto il mondo da parte della diaspora e in Albania, da Tirana ad altri centri più periferici, la protesta continua con regolarità dandosi appuntamento ogni giorno alle 18 per presidi, manifestazioni da migliaia di persone, blocchi e occupazioni di infrastrutture come strade e aeroporti. E’ molto interessante guardare alla composizione della mobilitazione perché è trasversale e popolare, tende a oltrepassare le forme delle organizzazioni classiche, non si riconosce in un partito ma sta assumendo forme di protesta sempre maggiormente radicali senza perdere il suo aspetto di massa. In questo senso l’intervista con Elon, compagno di Immigrital, è molto interessante perché approfondisce questi aspetti portando alla memoria alcune similitudini con il movimento di massa per la Palestina avvenuto in Italia a settembre e ottobre scorsi.
TAV delle meraviglie? O piccola storia ignobile?
Si è svolto pochi giorni fa l’ennesimo sopralluogo ai cantieri con visita guidata dei giornalisti nelle viscere di cemento della città. Grande attenzione alle fasi dei lavori, obliterando totalmente tutti i problemi. La prima cosa che non torna nelle cronache … Leggi tutto L'articolo TAV delle meraviglie? O piccola storia ignobile? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Ponte sullo Stretto. La corruzione è arrivata ancora prima dei cantieri
Non è ancora stato posato un solo pilone. Non è stato scavato un solo metro di cantiere. Eppure sul Ponte sullo Stretto si parla già di corruzione, favori e tentativi di condizionare gli organismi di controllo. Le notizie emerse dall’inchiesta della Procura di Roma, che dovrà naturalmente accertare ogni responsabilità, […] L'articolo Ponte sullo Stretto. La corruzione è arrivata ancora prima dei cantieri su Contropiano.
June 15, 2026
Contropiano
Indagini per corruzione sul Ponte sullo Stretto, prima ancora che inizino i lavori
La Procura di Roma ha avviato un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, intorno all’approvazione del progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Al centro dell’inchiesta ci sono tre figure chiave: un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti (in pensione da febbraio scorso), un avvocato […] L'articolo Indagini per corruzione sul Ponte sullo Stretto, prima ancora che inizino i lavori su Contropiano.
June 10, 2026
Contropiano
“Occhi aperti sulla corruzione”: le iniziative di LIBERA fino al 13 giugno
Flash mob, sit-in, incontri pubblici e azioni di monitoraggio civico per chiedere più trasparenza, controllo e responsabilità. Da ieri  e fino al 13 giugno Libera promuove in tutta Italia la settimana di mobilitazione “Occhi aperti sulla corruzione”, un’iniziativa che rientra nella campagna nazionale “Fame di verità e giustizia”, nata per riportare al centro della vita pubblica l’urgenza del contrasto alle mafie e alla corruzione. In decine di piazze italiane saranno organizzate iniziative pubbliche dedicate a casi e contesti specifici: dalla corruzione nel settore sanitario a Palermo, Messina e Vibo Valentia, al fenomeno del cosiddetto “caro estinto” a Bologna; dalla corruzione negli appalti tecnologici a Roma a quella politico-ambientale a Pisa, fino agli approfondimenti sui presunti intrecci tra ‘ndrangheta, appalti pubblici e politica a Torino e alle gare pubbliche per l’erogazione di servizi dei Comuni e degli ambiti territoriali sociali a Napoli e Benevento. L’iniziativa prende avvio da un dato allarmante: dal 1° gennaio al 1° giugno 2026, Libera ha censito attraverso fonti di stampa 38 inchieste per corruzione e concussione, condotte da 23 procure in 10 regioni italiane, con 386 persone indagate. Le regioni maggiormente coinvolte risultano essere Campania, Lazio e Sicilia. Le indagini riguardano reati che spaziano dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio al voto di scambio politico-mafioso, dalla turbativa d’asta all’estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le vicende emerse raccontano di tangenti pagate per ottenere false attestazioni di residenza finalizzate all’acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis o falsi certificati di morte, ma anche di presunti episodi corruttivi legati all’aggiudicazione di appalti nella sanità, nella gestione dei rifiuti, nella realizzazione di opere pubbliche, nel rilascio di licenze edilizie e nell’affidamento dei servizi di refezione scolastica. Lo sguardo si allarga ulteriormente se si considerano gli ultimi diciotto mesi: dal monitoraggio realizzato da Libera emergono 105 inchieste per corruzione e concussione e 1.507 persone indagate, tra cui 71 esponenti politici, tra sindaci, assessori e consiglieri regionali e comunali. I dati sono stati raccolti attraverso l’analisi di lanci di agenzia, articoli di stampa nazionali e locali, rassegne istituzionali, comunicati delle Procure della Repubblica e delle forze dell’ordine. Per tutte le persone coinvolte vale naturalmente il principio della presunzione di non colpevolezza. Nel contempo assistiamo ad un progressivo smantellamento dei principali strumenti anticorruzione, sia repressivi che preventivi, introdotti a partire dalla legge 190 del 2012, come: * l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, che rende impuniti molti casi di favoritismi e conflitti di interesse; la riforma del reato di traffico di influenze illecite, che ora copre una parte molto più ristretta dei casi di mediazione corruttiva; * le limitazioni alle intercettazioni e ai trojan nelle indagini sulla corruzione e sugli altri reati contro la pubblica amministrazione; * la possibile eliminazione dell’obbligo di decadenza per amministratori locali già condannati, anche se non in via definitiva; * l’indebolimento del ruolo della Corte dei Conti, soprattutto sul controllo degli appalti legati al PNRR; * la riduzione dei poteri di vigilanza dell’ANAC, l’Autorità Anticorruzione, prevista dal nuovo Codice Appalti. “Occorre rinnovare un patto forte e lungimirante tra istituzioni responsabili e cittadinanza attiva – ha sottolineato Francesca Rispoli, Copresidente nazionale di Libera – Da un lato, le istituzioni devono consolidare i presìdi di prevenzione e dotarsi di strumenti efficaci di contrasto alla corruzione, anziché indebolirli. Dall’altro, è necessario rafforzare la capacità dei cittadini di far sentire la propria voce attraverso la segnalazione, il monitoraggio civico e l’impegno condiviso nella difesa dei beni comuni e dell’interesse pubblico“. La corruzione non è soltanto una questione giudiziaria. È un fenomeno che sottrae risorse ai servizi pubblici, alimenta disuguaglianze, altera la concorrenza e indebolisce la fiducia nelle istituzioni democratiche. Per questo, il suo contrasto richiede responsabilità politica, strumenti adeguati e una cittadinanza attiva e consapevole. Libera chiede di: – ripristinare efficaci strumenti di contrasto all’abuso di potere nella pubblica amministrazione; – rafforzare le norme sui conflitti di interesse, per garantire imparzialità e indipendenza nelle decisioni pubbliche; – assicurare una trasparenza amministrativa reale e accessibile ai cittadini; – tutelare e valorizzare il whistleblowing, proteggendo chi segnala illeciti e irregolarità; – rendere più efficaci i controlli sui finanziamenti alla politica; – sbloccare il registro dei titolari effettivi, strumento fondamentale per conoscere chi controlla realmente società e imprese; – introdurre una regolamentazione rigorosa e trasparente delle attività di lobbying; – rafforzare i controlli e i meccanismi di vigilanza negli appalti pubblici, soprattutto nei settori più esposti al rischio corruttivo. https://www.libera.it/it-schede-2727-fame_di_verita_e_giustiza_2 Giovanni Caprio
June 9, 2026
Pressenza