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Consenso o volontà contraria? Il DDL Bongiorno nel dibattito sulla violenza sessuale
A che punto è la discussione sul DDL Bongiorno (il cosiddetto Decreto “Stupri”) Torniamo a parlare di un argomento che è stato di grande attualità negli ultimi mesi ma che sembra sparito dalla ribalta politica; e ci sarebbe da aggiungere inspiegabilmente, data la sua rilevanza per l’ordine sociale del nostro Paese. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 abbiamo assistito a un braccio di ferro, in seno alle Camere, sulla riforma del codice penale in materia di violenza sessuale. Tutto è partito con la proposta delle deputate Boldrini, Di Biase, Ferrari, Forattini, Ghio e Serracchiani, approvata all’unanimità dalla Camera il 25 novembre 2025, che chiedeva la sostituzione dell’art. 609-bis con il seguente testo: «Art. 609-bis – (Violenza sessuale) – Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità ovvero induce taluno a compiere o a subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi». L’elemento sostanziale di novità era l’introduzione della nozione di consenso, a cui veniva attribuito un ruolo essenziale come manifestazione della libertà di compiere l’atto sessuale e la conseguente configurazione del reato di violenza contro la persona in sua assenza. Questa modifica recepiva, anche piuttosto tardivamente, le indicazioni vincolanti della Convenzione di Istanbul, il trattato internazionale contro la violenza sulle donne e la violenza domestica del 2011, ratificato dall’Italia nel 2013, ma mai divenuto pienamente attuativo. Nel passaggio al Senato, però, l’iter ha subito un arresto. Il 22 gennaio la senatrice Giulia Bongiorno ha infatti presentato una proposta di riformulazione del testo, nel corpo di un disegno unificato, che alla nozione di consenso sostituiva quella della “volontà contraria”. Il corpo dell’articolo veniva così riscritto: «Art. 609-bis – Violenza sessuale – Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando dell’impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». Tale modifica ha acceso immediatamente un dibattito non solo in Parlamento, ma soprattutto una forte agitazione sociale contro l’emendamento, animata dai movimenti femministi ma anche da tante forze politiche dell’opposizione. Il punto della questione non era tanto l’aspetto terminologico o tecnico-giuridico della riformulazione. Come evidenziato in vari comunicati della rete dei centri antiviolenza, mentre la proposta approvata dalla Camera recepiva le raccomandazioni delle convenzioni internazionali che considerano la violenza sessuale e, in generale, la violenza contro le donne quali violazioni dei diritti umani, la riforma Bongiorno andava a contrastare la cosiddetta cultura del sì, con la motivazione che la fattispecie del consenso avrebbe determinato forme di speculazione e aumentato, quindi, la proliferazione di falsi casi di violenza, o comunque di situazioni in cui la violazione non si era effettivamente verificata. Attualmente, il DDL Bongiorno è ancora fermo in Parlamento, ma molte voci tra quelle che sono state protagoniste delle contestazioni, riunitesi sotto lo slogan “se non è consenso è stupro”, prendono sempre più chiaramente le distanze dal testo (Roma, 1 aprile – “Il ddl Bongiorno, al centro delle contestazioni di questi mesi, non è più il riferimento del confronto parlamentare. È un primo risultato importante, che arriva anche grazie alla mobilitazione delle donne, dei centri antiviolenza, delle reti femministe e di tutte le realtà che in questi mesi hanno alzato la voce contro un arretramento culturale e giuridico inaccettabile. Ora si riparta dal testo della Camera”. Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil. Fonte: Ansa). L’argomento è però di scottante attualità. Nella visione di chi scrive, la proposta della senatrice Bongiorno ha agito come distrazione dal vero punto della questione e messo una foglia di fico su un problema culturale: il rifiuto del legame fra violenza sessuale e violazione dei diritti umani. In pratica, ha allontanato dal vero dilemma: cosa è il consenso? Abbiamo già detto che, sul piano internazionale, il riferimento è chiaro ed è contenuto nella Convenzione di Istanbul: qualsiasi atto sessuale senza il consenso libero e attuale della persona coinvolta costituisce reato. Il consenso deve essere esplicito, volontario e dato liberamente, non presunto da comportamenti passivi. Questo principio mira a superare la necessità di dimostrare la violenza o la minaccia. Come si sa, vi è una stretta interdipendenza tra diritto e società: la società crea il diritto per regolare il vivere civile e il diritto riflette (o dovrebbe riflettere) i valori fondanti della società. Facciamo un passo indietro. Per capire meglio il quadro, va ricordato che, in Italia, la violenza sessuale è diventata un delitto contro la persona solo nel 1996, attraverso la disciplina dell’art. 609-bis del Codice Penale, che ha sostituito i vecchi reati di violenza carnale e atti di libidine (in Francia, lo stupro è stato così definito e normato già nel 1980, solo per prendere a esempio l’iter di un altro Paese europeo). La nostra cultura, è evidente, fa fatica ad avanzare su questo tema, per tante ragioni che non serve qui analizzare. Ma restiamo sul punto: troppa gente è ancora posizionata su una falsità, e cioè che la violenza sessuale abbia a che fare con il sesso. È una faccenda, invece, che ha a che fare con il corpo. Potrebbe sembrare una questione terminologica ma è fondamentale determinare cosa sia il corpo: non solo fisicità, ma una forma esistente che proviene da una storia, la nostra, che ci contiene, ci connota, ci situa, qualcosa di molto più complesso. Nella relazione con l’altro, è fondamentale chiarire i contorni del corpo. Solo chi conosce il valore del proprio corpo e lo rispetta può capire il valore del corpo altrui e rispettarlo. È un’equazione: se così non è e tra le parti in gioco vi è asimmetria, mancanza di sincronia, non reciprocità, ecco la disfunzionalità. E accade quindi che, per una persona, un tocco sfiorato su una specifica parte del corpo sia troppo, per l’altra troppo poco. Il vero punto di equilibrio sta, quindi, nel rapporto tra la percezione di quel contatto da parte di chi lo riceve e da parte di chi lo agisce. Sta nell’equilibrio tra le rispettive storie e in quello che esse attivano nella persona. In questo senso, il sesso è solo una parte di questa storia. Per questo, dice bene la Convenzione di Istanbul: la codifica di questo equilibrio è il termine “consenso”, che deve essere accompagnato dagli aggettivi “attivo” e “manifesto”, al fine di consentire a chi giudica un reato di violenza sessuale di avere un chiaro riferimento dell’esistenza della violazione. La nozione di “volontà contraria” sposta il confine troppo avanti, nel tempo e nello spazio, e presuppone persone capaci di fermarsi davanti al dubbio, riconoscendo l’altro. Ma le persone non sono tutte così: può accadere che, prima che si manifesti quella “volontà contraria”, sia già stato commesso un errore e determinato un danno irreparabile. In conclusione, il DDL Bongiorno è stato un tentativo, che sembra al momento sventato, di far arretrare il nostro Paese sul piano della tutela dei diritti umani, dando spazio a una sottocultura connessa con la struttura patriarcale che, invece, andrebbe decisamente combattuta. Si auspica che la discussione in Parlamento trovi presto una sua definizione, ripartendo dal testo della Camera, con l’adeguamento della nostra legislazione alle raccomandazioni delle convenzioni internazionali. Fonti Giurisprudenza Penale – Testo approvato dalla Camera Convenzione di Istanbul – ricerca DDL 1715 PDF Nuova proposta – volontà contraria Senato – fascicolo DDL Emma Centri Antiviolenza Nives Monda
April 22, 2026
Pressenza
Il cortocircuito sul consenso e i nodi politici del ddl Valditara e del ddl Bongiorno
Negli ultimi anni, il sistema scolastico italiano ha iniziato — con lentezza e tra molte ambiguità — a riconoscere che educare significa anche fornire strumenti per abitare consapevolmente le relazioni. In questo quadro, il concetto di consenso ha fatto il suo ingresso, seppur in modo frammentario, nei percorsi educativi: non come imposizione ideologica, ma come risposta a un’evidenza sociale sempre più difficile da ignorare. > Violenza di genere, incapacità diffusa di riconoscere i confini propri e > altrui, difficoltà ad accettare e rispettare le differenze — comprese quelle > legate all’orientamento sessuale e all’identità dellə più giovani — non sono > emergenze astratte, ma fenomeni concreti che attraversano anche le aule > scolastiche. Questo ingresso, tuttavia, non è stato il frutto di una strategia sistemica o di una chiara volontà istituzionale. Al contrario, è dipeso in larga misura dall’iniziativa di singolə insegnanti che, all’interno di un sistema scolastico fortemente femminilizzato, hanno scelto di assumersi il rischio di affrontare temi scomodi. Un lavoro alimentato dal dialogo costante con realtà del territorio, come associazioni transfemministe e centri antiviolenza, che in questi anni hanno portato nelle scuole pratiche fondamentali. Un contributo importante è arrivato anche dallə attivistə di Non Una di Meno che in diverse città sono intervenutə nelle scuole per colmare il vuoto di educazione sessuo-affettiva, chiamate direttamente dallə studenti durante i periodi di occupazione. È su questo lavoro sommerso di sinergia tra il dentro e il fuori scuola, non sempre riconosciuto e talvolta apertamente osteggiato, che si è costruito quel poco di educazione al consenso oggi presente nelle scuole. Un lavoro che ha richiesto non solo competenze pedagogiche, ma anche esposizione personale e capacità di resistere a pressioni culturali e istituzionali. > È precisamente su questo terreno fragile che interviene il disegno di legge > promosso da Giulia Bongiorno. Nel nuovo impianto, il reato di violenza > sessuale non si fonda più sull’assenza di un consenso libero e attuale, ma > sulla prova di un dissenso. È un passaggio tutt’altro che neutro. Significa > spostare il baricentro: non più verificare se ci sia stato un “sì”, ma se sia > stato espresso un “no”. È qui che la questione giuridica si intreccia con quella educativa. Se il diritto non parla di consenso, anche la cultura educativa perde un riferimento. La scuola si trova così in una posizione paradossale: da un lato tenta di costruire nellə studenti una grammatica del consenso; dall’altro, il quadro normativo si propone di tornare a privilegiare una logica del dissenso, della prova, della contestazione. Non è una contraddizione teorica, è un corto circuito concreto. Come si costruisce una cultura della responsabilità condivisa, se il modello giuridico ruota attorno alla capacità di opporsi? Il problema non è solo che il disegno di legge (ddl) sia “troppo debole” o “troppo forte”. Il problema è che si muove nella direzione opposta rispetto all’evoluzione culturale e giuridica europea. Un punto di riferimento fondamentale è la Convenzione di Istanbul, ratificata anche dall’Italia, che indica chiaramente nel consenso il criterio centrale per definire la violenza sessuale e assegna alla scuola un ruolo esplicito nella prevenzione: educare al rispetto reciproco, all’uguaglianza e all’autodeterminazione. > Il ddl si discosta da questa impostazione, tornando a un paradigma basato sul > dissenso. Le conseguenze non sono solo processuali, ma educative e dunque > sociali: non perché il ddl vieti l’educazione al consenso — non lo fa — ma > perché ne erode il fondamento. Trasmette un messaggio implicito: il problema > non è ottenere un sì, ma evitare un no. In questo quadro si inserisce l’approvazione definitiva del ddl Valditara, prevista al Senato per mercoledì 22 aprile, un provvedimento che va a colpire direttamente l’educazione sessuo-affettiva nelle aule. Il disegno di legge, che prende il nome del ministro dell’Istruzione e del Merito, rappresenta un grave attacco alla scuola pubblica e un torto importante a insegnanti, studenti, associazioni e realtà che operano quotidianamente nella scuola per promuovere la cultura del consenso. Vietando l’educazione sessuo-affettiva nella primaria e introducendo nella scuola secondaria un meccanismo di consenso informato che di fatto delega interamente la materia all’ambito familiare – si rinuncia a intervenire in quei contesti dove sarebbe più urgente farlo. Bambinə e ragazzə vengono così lasciatə isolatə in una condizione di maggiore vulnerabilità e solitudine e la scuola, in quanto istituzione, viene relegata a una posizione di subalternità rispetto alla famiglia, che esercita un ruolo di controllo e censura preventiva. > Il ddl Bongiorno e il ddl Valditara, pur agendo il tema del consenso in modo > paradossalmente opposto, intervengono entrambi producendo conseguenze > gravissime sul piano educativo e delineando un progetto comune, volto a > ostacolare l’educazione sessuo-affettiva e la prevenzione della violenza di > genere; una strategia che coinvolge altri dispositivi — come le nuove > Indicazioni Nazionali e le Linee Guida per l’Educazione Civica — ma di cui > questi due disegni di legge restano i pilastri più nocivi. Siamo fortemente convintə che la scuola non possa essere, in questa fase più ancora che in altre, un attore accessorio: è uno dei pochi spazi in cui è possibile costruire, in modo sistematico, una cultura delle relazioni basata sulla reciprocità e sul riconoscimento dell’altro. Proprio per questo,deve poter essere — e diventare sempre di più — uno spazio safe per tuttə, in cui ogni studentə possa esprimersi senza timore, riconoscersi ed essere riconosciutə, senza che le differenze diventino motivo di esclusione o violenza. Uno spazio in cui la relazione non sia un elemento marginale, ma il cuore stesso dell’esperienza educativa: dove si impari non solo a conoscere, ma a stare con l’altrə, a rispettarne i limiti, a comprendere il valore del consenso e della libertà reciproca, uno spazio dove immaginare e costruire relazioni di benessere. Non è un’esigenza astratta: negli ultimi anni le cronache segnalano un aumento degli episodi di molestie, pressioni e comportamenti violenti anche tra giovanissimə, spesso consumati proprio negli spazi della socialità quotidiana e non sempre riconosciuti come tali. > È urgente dunque riconoscere la scuola come un luogo in cui è possibile > intervenire in modo precoce e sistematico, contrastando stereotipi, dinamiche > di sopraffazione e modelli relazionali violenti e offrendo alternative > concrete fondate sull’ascolto, sul rispetto e per l’appunto sul consenso. Indebolire questo ruolo significa lasciare un vuoto che difficilmente può essere colmato altrove: rinunciare a uno dei pochi contesti in cui la violenza può essere non solo nominata, ma disinnescata, e in cui si può costruire, giorno dopo giorno, una cultura in cui la violenza non è normalizzata, ma riconosciuta e rifiutata. La questione riguarda allora l’idea di società che si vuole promuovere. Una società in cui le relazioni si fondano su un consenso esplicito e condiviso, oppure una in cui ciò che conta è, ancora una volta, dimostrare di aver detto “no” mettendo in tensione il linguaggio con cui una generazione imparerà a nominare — e a vivere — le proprie relazioni. La copertina è di Gabriele Pennisi SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Il cortocircuito sul consenso e i nodi politici del ddl Valditara e del ddl Bongiorno proviene da DINAMOpress.
April 22, 2026
DINAMOpress
[2026-04-08] NO al DDL Bongiorno - Senza consenso è sempre stupro @ Senato della Repubblica
NO AL DDL BONGIORNO - SENZA CONSENSO È SEMPRE STUPRO Senato della Repubblica - P.za Madama, 00186 Roma RM (mercoledì, 8 aprile 15:00) Senza Consenso è Sempre Stupro! No DdL Bongiorno! MOBILITIAMOCI! Appuntamento 8 Aprile ore 15 davanti al Senato (corsia Agonale) L'8 aprile in Senato si riunirà il comitato ristretto chiamato a trovare una mediazione politica sul testo del disegno di legge che modifica il reato di violenza sessuale. L'8 aprile a Roma alle ore 15 saremo davanti al Senato e in molte altre piazze in Italia insieme ai centri antiviolenza per dire forte e chiaro: nessuna mediazione sui nostri corpi! Senza consenso è sempre stupro! La sola modifica possibile alla legge sulla violenza sessuale è l'introduzione del consenso libero è attuale. Il "consenso riconoscibile" vuol dire Dissenso e non lo accetteremo!
April 8, 2026
Gancio de Roma
Senza Consenso è Sempre Stupro! No DdL Bongiorno!
MOBILITIAMOCI! L’8 aprile in Senato si riunirà il comitato ristretto chiamato a trovare una mediazione politica sul testo del disegno di legge che modifica il reato di violenza sessuale.  L’8 aprile a Roma alle ore 15 saremo davanti al Senato e in molte altre piazze in Italia insieme ai centri antiviolenza per dire forte e chiaro: nessuna mediazione sui nostri corpi! Senza consenso è sempre stupro! La sola modifica possibile alla legge sulla violenza sessuale è l’introduzione del consenso libero è attuale. Il “consenso riconoscibile” vuol dire Dissenso e non lo accetteremo! TUTTI GLI APPUNTAMENTI -------------------------------------------------------------------------------- ASTI ORE 17.00 CORSO ALFIERI ( DI FRONTE UNICREDIT) PRESIDIO BRESCIA ORE 18.00 PIAZZETTA NUDM (PIAZZETTA BELLA ITALIA) PRESIDIO RUMOROSO CATANIA ORE 18.00 VUA ETNEA ANGOLO PREFETTURA PRESIDIO CUNEO  ORE 18.00 PIAZZA GALIMBERTI PRESIDIO FIRENZE ORE 18.30 PIAZZA SS ANNUNZIATA PRESIDIO E RITO DI SORELLANZA PER I FEMMINICIDI LIVORNO ORE 18.00 DAVANTI LA PREFETTURA PRESIDIO PISA ORE 17:00 STRISCIONATE E INTERVENTI DAVANTI ALLA PREFETTURA MILANO  ORE 18.00 LARGO XII SETTEMBRE PREFETTURA PRESIDIO NOVARA VOLANTINAGGI NEI QUARTIERI  PADOVA  ORE 19.00 PIAZZA ANTENORE PRESIDIO E CORTEO PISTOIA ORE 19.00 PIAZZA DELLA SALA RITO DI SORELLANZA ORE 20.45 CIRCOLO ARCI HOCHIMINH ASSEMBLEA PUBBLICA PRATO ORE 16.30 RITO DI SORELLANZA E PRESIDIO IN ZONA FUCSIA  REGGIO EMILIA ROMA ORE 15.00 DAVANTI AL SENATO PRESIDIO TREVISO ORE 19.00 OSTINATE- VIA DEI DALL’ORO INCONTRO TRIESTE ORE 19.00 PIAZZA HORTIS PRESIDIO
April 7, 2026
Non Una Di Meno
Fermiamo il DDL Bongiorno: prossimi appuntamenti della mobilitazione.
Con Carla Quinto, avvocata di BeFree, parliamo dei prossimi appuntamenti della mobilitazione contro il DDL Bongiorno. Domani giovedì 2 aprile alle 18 assemblea cittadina presso "Quelle", via dei Piceni 9/a Il DdL Bongiorno è la proposta del governo Meloni di modifica della legge sulla violenza sessuale. Arriverà al Senato per essere approvata subito dopo Pasqua. Il DDL Bongiorno modifica il reato di violenza sessuale. Introduce il principio del Dissenso, anziché il Consenso, come previsto dalla Convenzione di Istanbul — il trattato internazionale contro la violenza di genere ratificato anche dall'Italia — che definisce violenza ogni atto sessuale senza consenso libero e attuale. Vuol dire una cosa semplice: con il Dissenso nella legge sulla violenza sessuale, devi dimostrare di esserti sufficientemente opposta, di aver reagito, di aver resistito altrimenti non è violenza. Sembra assurdo, vero? Pensiamo ad altri tipi di reato: chi riceve un pugno o una coltellata deve dimostrare di essersi opposto e di non aver indotto l'aggressore a colpirlo? È un paradosso inaccettabile e inumano, discriminante e pericoloso, a tutti gli effetti ideologico e politico. Questo ribaltamento rende norma e aggrava la violenza nei tribunali, in cui il comportamento di chi ha subito abusi viene già messo sotto esame. Spingerebbe ancora di più chi subisce violenza a non denunciare, a non sottrarsi, a invertire la rotta della consapevolezza e del rifiuto maturata in questi anni. Introdurre nella legge il "dissenso" invece del "consenso" significa affermare che la ibertà sessuale dei nostri corpi non è un diritto pieno, ma qualcosa che dobbiamo contrattare e difendere costantemente. Non possiamo accettarlo: un atto sessuale senza consenso non è un malinteso. È violenza. E stupro. Lo abbiamo detto forte in decine di migliaia nel weekend lungo di sciopero transfemminista, lo abbiamo ribadito con il referendum sulla riforma della giustizia, lo ripeteremo ancora: per noi è NO! La vendetta del Governo alla sconfitta referendaria sarà violenta come le norme che propone, e il corpo femminile e femminilizzato sarà il campo di battaglia. L'opposizione a questa riforma deve essere di tutta, perché riguarda la società e i rapporti di potere che la regolano. Solo il consenso è sexy. Tutt3 sotto il senato! Il 7 e l'8 aprile tieniti liberx.    www.senzaconsensoèstupro.com    
April 1, 2026
Radio Onda Rossa
[2026-02-15] Mobilitazione Permanente NO al DDL Bongiorno @ Piazza Santi Apostoli
MOBILITAZIONE PERMANENTE NO AL DDL BONGIORNO Piazza Santi Apostoli - P.za dei Santi Apostoli, 00187 Roma RM, Italia (domenica, 15 febbraio 16:00) Il 15 febbraio 2026 saremo nuovamente in piazza, per continuare a gridare che SENZA CONSENSO È STUPRO con la stessa energia esplosa sotto il Senato durante la discussione della proposta in Commissione Giustizia. In occasione del trentennale della legge sulla violenza sessuale, frutto della lotta dei movimenti femministi, ci riuniremo per ribadire che il ddl Bongiorno è irricevibile e va bloccato! Non siamo dispostɜ ad accettare niente di meno che l'introduzione del consenso nella legge sulla violenza sessuale. Il 15 febbraio sarà giornata di mobilitazione diffusa, fin dalla mattina, arrivando al pomeriggio da ogni angolo della città per l'appuntamento a Piazza Santi Apostoli lanciato dai centri antiviolenza, dalle Case delle donne*, dai movimenti femministi e transfemministi, dalle collettive e i collettivi studenteschɜ, dalla società civile tutta.
February 14, 2026
Gancio de Roma