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Niscemi. Da Aprile 2025, l’allarme dalla base Muos per l’erosione del terreno nell’hub militare
Quella che segue e’ una notizia quasi sconosciuta, o meglio ignorata dai mass media e non solo. Nell’aprile 2025 la Regione Siciliana ha ricevuto la richiesta da parte del comando della Usa della base Muos di Niscemi per l’attivazione della procedura di Valutazione di incidenza ambientale (VINCA) per un “Progetto […] L'articolo Niscemi. Da Aprile 2025, l’allarme dalla base Muos per l’erosione del terreno nell’hub militare su Contropiano.
February 9, 2026
Contropiano
Niscemi resiste: USB in piazza col Movimento NO MUOS domenica 8 febbraio
La frana che in questi giorni ha colpito Niscemi, costringendo all’evacuazione centinaia di persone, non può essere ridotta a un evento meteorologico o a una fatalità: è un avvertimento politico, ambientale e sociale. È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali […] L'articolo Niscemi resiste: USB in piazza col Movimento NO MUOS domenica 8 febbraio su Contropiano.
February 7, 2026
Contropiano
Niscemi non cade. L’8 febbraio contro abbandono e militarizzazione
Il Movimento No Muos ha lanciato una manifestazione in solidarietà con la popolazione niscemese. Di seguito alcuni stralci del comunicato di indizione: “Siamo prima di tutto solidali con le persone colpite dalla frana, con chi è stato evacuato, con chi ha perso sicurezza, stabilità, serenità. Siamo solidali con una comunità che da anni vive dentro una condizione di esposizione permanente al rischio. Non arriviamo a Niscemi per fare passerelle. Non arriviamo protetti da cordoni di polizia. Non arriviamo per parlare al posto di qualcuno. Siamo a Niscemi perché siamo parte di questa storia. Siamo a casa nostra. Siamo in mezzo alla nostra gente. Siamo con le compagne e i compagni di Niscemi. Quello che è accaduto non è una fatalità. Non è solo “maltempo”. È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali che sostituiscono la prevenzione. È il prodotto di un modello che considera alcuni territori sacrificabili. A Niscemi questo modello si vede in modo lampante: mentre il territorio civile viene lasciato senza infrastrutture adeguate, senza messa in sicurezza strutturale, senza servizi, continua e si rafforza una delle più grandi installazioni militari statunitensi presenti in Italia.” Appuntamento in largo Mascione alle 10 Ne abbiamo parlato con Antonio Rampolla del Movimento No Muos Ascolta la diretta:
February 6, 2026
Radio Blackout - Info
CICLONE HARRY: NISCEMI EPICENTRO DI UN DISASTRO ESTESO A MEZZO SUD ITALIA. TRASMISSIONE A PIU’ VOCI TRA SICILIA E CALABRIA
Niscemi (Sicilia), dove nei prossimi giorni potrebbe tornare a piovere e la popolazione trattiene il fiato. Qui il governo non interviene per decreto, come vuole fare contro le manifestazioni di piazza ma balbetta e traccheggia, mentre continua a muoversi la frana, lunga 4 chilometri, con almeno ancora 1.300 sfollati. Oggi, martedì 3 febbraio, è precipitata nel baratro sottostante l’auto simbolo della frana, fotografata e ripresa più volte mentre era in bilico. Per la Protezione civile i movimenti della massa franosa – una volta e mezzo quella, devastante, del Vajont, nel 1963 – sono infatti sì “rallentati, ma non terminati, visto che resta ancora molta acqua a impregnare il terreno”. Intanto domenica 8 febbraio il Movimento No Muos chiama una piazza aperta, una presa di parola collettiva per la popolazione. “Niscemi non cade. Niscemi resiste. Niscemi parla” l’appello a partecipare all’iniziativa (ore 10, largo Mascione, a Niscemi), per uno “spazio di ascolto, confronto e denuncia”, aperto alla “realtà sociali, i movimenti, le associazioni, le singole persone solidali”. Non solo Niscemi, comunque: mezza Sicilia e Calabria contano i danni e le ferite inferte al territorio dal ciclone Harry, mentre in mare, nel Mediterraneo, sarebbero un migliaio i migranti dispersi durante la violenta tempesta dei giorni scorsi. Cosa pensa e chiede chi vive i territori, nel silenzio imbarazzato delle autorità, da quelle regionali al governo nazionale? Radio Onda d’Urto ha realizzato una trasmissione ad hoc, con Concetta Gualato, presidente del Comitato Mamme No Muos Niscemi; Salvo Torre, docente di geografia a Catania e tra i curatori della trasmissioni “Parole” e “Il Mondo Nuovo” su Radio Onda d’Urto; Mimmo Lucano, europarlamentare AVS e sindaco di Riace (Reggio Calabria); Tonino Perna, docente di sociologia economica all’Università di Messina e Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva, provincia di Catania. Ascolta o scarica
February 3, 2026
Radio Onda d`Urto
La frana di Niscemi è lo specchio del Paese
Il versante argilloso della collina su cui è costruita Niscemi scivola lentamente a valle. È il 12 ottobre del 1997. Intere famiglie sono costrette a lasciare le loro case, perdendo tutto. Da allora tutti i programmi di prevenzione e consolidamento della zona, che pure furono programmati, sono rimasti sulla carta. Il primo progetto avviato dalla Regione e dal Dipartimento della Protezione civile stanziava un investimento di 14,5 milioni di euro, ma furono eseguiti solo alcuni terrazzamenti, poi «per gravi ritardi dell’azienda appaltatrice» tutto fu abbandonato. Nel 2014, dopo che da quasi un decennio l’area era stata dichiarata a «rischio idrogeologico molto elevato», un’altra frana spinse la Regione a stanziare altri 9 milioni di euro Anche qui, dopo una serie di contenziosi, il progetto fu ritirato. Tra il 2020 e il 2024 altri 8 milioni di euro vennero messi a disposizione per interventi di drenaggio. Denaro che rimase sempre un’ipotesi, così come lo rimase l’ultimo atto ufficiale della regione Sicilia dell’agosto 2025 su Niscemi: un progetto di consolidamento della frana avvenuta trent’anni prima! > E poi sono arrivati i fondi del PNRR, che prevedevano circa 1,64 miliardi di > euro per il contrasto al dissesto idrogeologico. Il 40% delle risorse veniva > destinato al Mezzogiorno. Si è deciso però che si potevano dirottare altrove e > parte di questi fondi sono stati stralciati per una rimodulazione del Piano. Alla regione Sicilia erano destinati circa 99 milioni di euro per 46 progetti contro il dissesto, ma sono molti i casi di mancato utilizzo di tali fondi su zone ad alto rischio, come Niscemi, nonostante le esigenze territoriali. Esiste una stima di quanto serve per risolvere il problema del dissesto idrogeologico nel nostro Paese? Finora gli Enti locali hanno registrato sulla piattaforma RENDIS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) gestita dall’ISPRA la richiesta di 7.811 interventi per un totale di 26,58 miliardi di euro. Cifra enorme, ma non deve stupirci sapendo che il 15% della popolazione italiana vive in zone a medio e alto rischio idrogeologico. > Così come non deve stupirci che il 25 gennaio 2026 più di quattro chilometri > della collina su cui giace Niscemi sia franata creando uno strapiombo che ha > inghiottito edifici, strade e auto, costringendo oltre 1.500 persone ad > abbandonare le proprie case. Intanto la conta dei danni nella regione è impressionante. Case, strade, ponti, attività commerciali, è crollato tutto. È crollata anche la ferrovia nell’hinterland messinese, con questo binario sospeso nel vuoto che bloccherà per chissà quanto tempo i servizi per i pendolari. Su un territorio così fragile e compromesso il 20 gennaio si è abbattuto il ciclone Harry, una tempesta che ha colpito non solo la Sicilia, ma anche la Sardegna e la Calabria, provocando danni ovunque. Il cambiamento climatico (un ciclone alle nostre latitudini è indicativo!) aggrava criticità esistenti, rendendo maggiormente distruttivi eventi sempre più frequenti. Proprio di fronte a queste trasformazioni bisognava agire in fretta per realizzare una rete di convogliamento delle acque e il consolidamento della frana. Nulla è stato fatto! «Quello che è successo è il risultato di decenni di assenza di prevenzione sul territorio, in un contesto in cui i cambiamenti climatici amplificano l’energia dei fenomeni meteomarini, rendendoli sempre più distruttivi» – scrive nel comunicato l’Assemblea No Ponte e continua: «In questo quadro drammatico, la prima cosa che il governo dovrebbe fare è dirottare le risorse che dovrebbero essere sperperate per l’inutile e dannoso ponte di Salvini alla realizzazione di tutte le opere necessarie a far rialzare la Sicilia e [le sue e, ndr] i suoi abitanti». > Sono più di 13 miliardi di euro le risorse per la costruzione del ponte e chi > in questi giorni è stato colpito dalla furia di quello che si ostinano a > chiamare “maltempo” è naturale che chieda l’utilizzo immediato di quei fondi. > Per ricostruire, ma ripensando al modo per farlo. La situazione di Niscemi è da anni oggetto delle lotte del Comitato No Muos, che ha evidenziato la militarizzazione del territorio, con la costruzione di una delle più grandi basi militari statunitensi in Italia, all’interno della quale è stato installato un sistema di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti. Contro questa installazione, collocata nella Sughereta di Niscemi, area naturale protetta, si sono battute le realtà territoriali denunciando l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare di quelle dimensioni, basandosi su studi, perizie, osservazioni tecniche e documentazione pubblica. Che si fosse a conoscenza della fragilità del territorio lo dimostra anche l’annuncio fatto tempo fa dalla Marina militare statunitense dell’esecuzione di lavori di messa in sicurezza della base, interessata da possibili smottamenti. Intanto continua a piovere a Niscemi. Un immobile di tre piani rimasto in bilico sul ciglio della frana è crollato. La città si sgretola e il ministro Musumeci ha firmato il decreto di costituzione di una Commissione di studio con il compito di approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso, la velocità del relativo movimento e le condizioni di rischio. Ricomincia l’iter dal quale siamo partiti. Vedremo ancora studi, progetti, programmi di prevenzione e consolidamento della zona che resteranno sulla carta, mentre il territorio ferito provocherà altre tragedie. Si pensa davvero a prevenire queste catastrofi oppure si resta in attesa pensando ai soccorsi? Come dice il ministro Salvini difendendo la sua opera: «col ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente». La copertina è di Gianfrancodp (Wikicommon) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La frana di Niscemi è lo specchio del Paese proviene da DINAMOpress.
February 3, 2026
DINAMOpress
Niscemi non cade
QUELLO CHE È ACCADUTO NON È UNA FATALITÀ. MENO ANCORA “MALTEMPO”. È IL PRODOTTO DI DECENNI DI ABBANDONO. È IL PRODOTTO DI UN MODELLO CHE CONSIDERA ALCUNI TERRITORI SACRIFICABILI. INTORNO AL MOVIMENTO NO MUOS IN SICILIA SI MUOVONO PEZZI DI SOCIETÀ CHE VOGLIONO APRIRE SPAZI PER UNA GESTIONE “DEMOCRATICA DELL’EMERGENZA E DELLA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO” DI NISCEMI, UNA GESTIONE PARTECIPATA E CONTROLLATA DAI COMITATI DI CITTADINI, CON ACCESSO PUBBLICO AI DATI E AI PROGETTI MA SOPRATTUTTO ALLE DECISIONI. PERCHÉ LA PAROLA TORNI A CHI VIVE QUESTO TERRITORIO OGNI GIORNO… “NISCEMI NON CADE. NISCEMI RESISTE. NISCEMI PARLA…”: 8 FEBBRAIO, MANIFESTAZIONE E MICROFONO APERTO Foto Nomuos.info -------------------------------------------------------------------------------- Siamo prima di tutto solidali con le persone colpite dalla frana, con chi è stato evacuato, con chi ha perso sicurezza, stabilità, serenità. Siamo solidali con una comunità che da anni vive dentro una condizione di esposizione permanente al rischio. Non arriviamo a Niscemi per fare passerelle. Non arriviamo protetti da cordoni di polizia. Non arriviamo per parlare al posto di qualcuno. Siamo a Niscemi perché siamo parte di questa storia. Siamo a casa nostra. Siamo in mezzo alla nostra gente. Siamo con le compagne e i compagni di Niscemi. Quello che è accaduto non è una fatalità. Non è solo “maltempo”. È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali che sostituiscono la prevenzione. È il prodotto di un modello che considera alcuni territori sacrificabili. A Niscemi questo modello si vede in modo lampante: mentre il territorio civile viene lasciato senza infrastrutture adeguate, senza messa in sicurezza strutturale, senza servizi, continua e si rafforza una delle più grandi installazioni militari statunitensi presenti in Italia. Mentre case sono precipitate nel vuoto, mentre molte altre sono oggi inabitabili perché sospese sull’orlo della frana, mentre è stata istituita una zona rossa di 150 metri dal coronamento del dissesto che ingloba abitazioni, tre scuole, la biblioteca comunale e l’ufficio postale, la base militare viene monitorata, consolidata, ampliata. La zona rossa inizia a meno di cento passi dal municipio e dalla chiesa madre, e a poche decine di passi dalla piazza principale del paese. Esistono due territori solo nella narrazione del potere: uno civile, esposto e abbandonato; uno militare, protetto e messo in sicurezza. Ma la terra è una sola. E i rischi ricadono su chi abita. La frana è il segno visibile di una frattura più profonda: abbandono sociale, desertificazione economica, spopolamento, precarietà infrastrutturale, repressione del dissenso e avanzata della militarizzazione. Noi rifiutiamo le logiche mafiose, clientelari e paternalistiche con cui da sempre vengono gestite emergenze, risorse e ricostruzioni. Non chiediamo solo ristori. Chiediamo diritti. Chiediamo trasparenza. Chiediamo sicurezza vera. Chiediamo una gestione democratica dell’emergenza e della messa in sicurezza del territorio, sotto il controllo diretto dei comitati di cittadini, con accesso pubblico ai dati, alle decisioni, ai progetti. Chiediamo che la parola torni a chi vive questo territorio ogni giorno. Per questo chiamiamo una manifestazione pubblica: una piazza aperta. Una parola collettiva. Uno spazio di ascolto, confronto e denuncia. Invitiamo le realtà sociali, i movimenti, le associazioni, le singole persone solidali a essere presenti. Niscemi non cade. Niscemi resiste. Niscemi parla. [Movimento No MUOS] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI ENZO SCANDURRA: > Harry è passato, ma è solo un avvertimento -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Niscemi non cade proviene da Comune-info.
February 2, 2026
Comune-info
Niscemi. Il baratro
La frana tornata attiva con le piogge torrenziali di questi giorni aveva già portato a crolli ed evacuazioni nel 1997, quasi vent’anni fa. Oggi nuovi crolli e nuovi sfollati sono il segno delle responsabilità politiche di chi ha puntato sulla militarizzazione di un territorio, abbandonato all’incuria. Mentre le case cadono una dopo l’altra come castelli di carta nella sughereta di Niscemi svettano le mega antenne del Muos che forniscono dati per le guerre planetarie. Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo Ascolta la diretta:
January 30, 2026
Radio Blackout - Info
Frana a Niscemi: non è una fatalità, è il modello che crolla!
In questi giorni una grave frana ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, producendo oltre mille sfollati e rendendo inagibili interi quartieri: un burrone profondo 50 metri con una linea di frana posizionata a 150 metri dal bordo e la quasi certezza che le case entro 50-70 metri crolleranno. Il […] L'articolo Frana a Niscemi: non è una fatalità, è il modello che crolla! su Contropiano.
January 28, 2026
Contropiano