Niscemi non cade

Comune-info - Monday, February 2, 2026

Quello che è accaduto non è una fatalità. Meno ancora “maltempo”. È il prodotto di decenni di abbandono. È il prodotto di un modello che considera alcuni territori sacrificabili. Intorno al Movimento No Muos in Sicilia si muovono pezzi di società che vogliono aprire spazi per una gestione “democratica dell’emergenza e della messa in sicurezza del territorio” di Niscemi, una gestione partecipata e controllata dai comitati di cittadini, con accesso pubblico ai dati e ai progetti ma soprattutto alle decisioni. Perché la parola torni a chi vive questo territorio ogni giorno… “Niscemi non cade. Niscemi resiste. Niscemi parla…”: 8 febbraio, manifestazione e microfono aperto

Foto Nomuos.info

Siamo prima di tutto solidali con le persone colpite dalla frana, con chi è stato evacuato, con chi ha perso sicurezza, stabilità, serenità.
Siamo solidali con una comunità che da anni vive dentro una condizione di esposizione permanente al rischio.

Non arriviamo a Niscemi per fare passerelle.
Non arriviamo protetti da cordoni di polizia.
Non arriviamo per parlare al posto di qualcuno.

Siamo a Niscemi perché siamo parte di questa storia.
Siamo a casa nostra.
Siamo in mezzo alla nostra gente.
Siamo con le compagne e i compagni di Niscemi.

Quello che è accaduto non è una fatalità.
Non è solo “maltempo”.
È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali che sostituiscono la prevenzione.

È il prodotto di un modello che considera alcuni territori sacrificabili. A Niscemi questo modello si vede in modo lampante:
mentre il territorio civile viene lasciato senza infrastrutture adeguate, senza messa in sicurezza strutturale, senza servizi, continua e si rafforza una delle più grandi installazioni militari statunitensi presenti in Italia.

Mentre case sono precipitate nel vuoto, mentre molte altre sono oggi inabitabili perché sospese sull’orlo della frana, mentre è stata istituita una zona rossa di 150 metri dal coronamento del dissesto che ingloba abitazioni, tre scuole, la biblioteca comunale e l’ufficio postale, la base militare viene monitorata, consolidata, ampliata.

La zona rossa inizia a meno di cento passi dal municipio e dalla chiesa madre, e a poche decine di passi dalla piazza principale del paese.

Esistono due territori solo nella narrazione del potere:
uno civile, esposto e abbandonato;
uno militare, protetto e messo in sicurezza.

Ma la terra è una sola.
E i rischi ricadono su chi abita.

La frana è il segno visibile di una frattura più profonda: abbandono sociale, desertificazione economica, spopolamento, precarietà infrastrutturale, repressione del dissenso e avanzata della militarizzazione.

Noi rifiutiamo le logiche mafiose, clientelari e paternalistiche con cui da sempre vengono gestite emergenze, risorse e ricostruzioni.

Non chiediamo solo ristori.
Chiediamo diritti.
Chiediamo trasparenza.
Chiediamo sicurezza vera.

Chiediamo una gestione democratica dell’emergenza e della messa in sicurezza del territorio, sotto il controllo diretto dei comitati di cittadini, con accesso pubblico ai dati, alle decisioni, ai progetti. Chiediamo che la parola torni a chi vive questo territorio ogni giorno.

Per questo chiamiamo una manifestazione pubblica: una piazza aperta.
Una parola collettiva. Uno spazio di ascolto, confronto e denuncia.

Invitiamo le realtà sociali, i movimenti, le associazioni, le singole persone solidali a essere presenti.

Niscemi non cade.
Niscemi resiste.
Niscemi parla.

[Movimento No MUOS]

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