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Mehdi Bouzguenda è stato liberato
Dopo quasi tre settimane di detenzione illegale,  Mehdi Bouzguenda è stato liberato e si è ricongiunto con i suoi amici e la sua famiglia in Tunisia. Festeggiamo la sua libertà, ma dieci dei nostri volontari rapiti rimangono detenuti a Bengasi . Il loro rilascio immediato non è negoziabile. E non sono soli.  Quasi 10.000 prigionieri palestinesi sono detenuti dal regime israeliano. Ogni singolo giorno, decine di migliaia di persone in tutto il mondo sono detenute ingiustamente, i loro diritti ignorati, le loro sofferenze invisibili. Non distoglieremo lo sguardo. Nessuno di noi è libero finché non lo siamo tutti. Mobilitiamoci. Continuiamo a fare pressione. Global Sumud Flotilla
June 8, 2026
Pressenza
La scomparsa di Edgar Morin, una riflessione sul suo pensiero
Per quanto sia difficile sintetizzare in pochi elementi la ricerca dell’intellettuale e sociologo francese Edgar Morin (Parigi, 8 luglio 1921 – 29 maggio 2026), scomparso all’età di 104 anni, circondato da diffuso riconoscimento quale uno dei più autorevoli e influenti intellettuali del Novecento francese, è tuttavia possibile individuare gli elementi cardine della sua traiettoria intellettuale.  Si tratta di una traiettoria che ha disegnato un percorso esistenziale lungo un secolo e una traccia epistemologica di grande impatto nell’arco della seconda metà del XX e dell’inizio di questo XXI secolo, situata a crocevia tra sociologia, filosofia (con particolare riferimento all’epistemologia, spinta al punto da abbracciare la riflessione conoscitiva ed esistenziale sulla più vasta dimensione umana, e quindi connotata di ampi tratti di epistemologia umanistica) ed ecologia (nel senso più profondo che può essere assegnato a tale orientamento disciplinare, quale scienza delle relazioni e interazioni che intercorrono tra i viventi e i contesti ambientali, e anche come scienza degli ecosistemi, che, in quanto sistemi complessi di interazione, non può fare a meno della dimensione propria della complessità).  È possibile individuare, nella sua traiettoria, alcuni fattori influenti, che, se da un lato caratterizzano in maniera più spiccata il nucleo della sua riflessione, individuano in maniera più nitida, dall’altro, le sue componenti più incisive nella storia della ricerca sociale della seconda metà del XX secolo. Fondamentale fu, nella sua vicenda esistenziale e nella sua maturazione intellettuale, la scelta partigiana. Prese parte alla Resistenza antifascista: fu tenente delle forze combattenti, membro del Partito Comunista Francese dal 1941, tra i protagonisti della Liberazione di Parigi del 1944. È qui che matura la prima piena consapevolezza intorno ai destini dell’umano e alla complessità della dinamica sociale; ed è qui che trova conferma la sua collocazione politica a sinistra, tra le forze di progresso: aveva maturato il proprio orientamento socialista sin dai tempi del Fronte Popolare; militò nel Partito Comunista Francese dal 1941 al 1951; tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta tornò a una più forte relazione politica con il Partito Socialista Francese e, del resto, aveva conosciuto François Mitterrand sin dai tempi della Resistenza. Abbiamo cioè di fronte la figura di un intellettuale a tutto tondo, capace di unire all’esercizio intellettuale l’impegno pubblico, come dimostrò anche il suo impegno, negli anni Cinquanta, contro la Guerra in Algeria.  Il suo primo contributo fondamentale, a partire dalla distinzione da lui istituita tra “cultura” (il complesso dei saperi elaborati che caratterizza una determinata comunità) e “civiltà” (il processo di trasmissione delle conoscenze da una generazione all’altra e da una comunità all’altra), è l’elaborazione intorno alla (e finalizzata alla) “riforma del pensiero”. Il punto di partenza è avvertito nell’esigenza di un approccio contemporaneo alla questione del pensiero, all’elaborazione, formazione e, in definitiva, educazione del pensiero, educazione alla conoscenza. Il punto di arrivo è la formulazione di una teoria del pensiero non semplicemente in grado di abbracciare la dimensione della complessità, ma propriamente in grado di rispecchiare e organizzare tale complessità: è il nucleo fondamentale della sua teoria del “pensiero complesso”.  Si tratta, cioè, di superare la divisione e la frammentazione del pensiero: da un lato, la divisione del sapere nei due campi del sapere “umanistico” e del sapere “scientifico”; dall’altro, la frammentazione del sapere in mille discipline separate, che finiscono per privare il soggetto della capacità di comprendere, interpretare e trasformare i fenomeni nella loro articolazione e interrelazione, dialogica e dialettica, e lo rendono, di conseguenza, non un “intellettuale”, bensì un “esperto”, limitato a una conoscenza parziale, settoriale, incapace di fare i conti con le sfumature e le complessità. La conseguenza di tale postura è, inevitabilmente, la deresponsabilizzazione del conoscitore-esperto: se, da un lato, l’esperto “perde la capacità di concepire il globale”, il cittadino, dall’altro, “perde il suo diritto alla conoscenza piena” e l’intellettuale, avulso dalla complessità, smarrisce la capacità di penetrare il reale e di ingaggiare la sfida nella società per la sua trasformazione.  Il tema della educazione alla cultura viene quindi a declinarsi propriamente nei termini della educazione alla complessità. Si tratta, legato al precedente, del secondo contributo fondamentale della ricerca sociale di Morin: il principio della complessità. Il pensiero è complesso e allude a un vero e proprio “pensiero della complessità”, perché deve essere in grado di stabilire le interrelazioni tra le diverse discipline del sapere e i diversi fenomeni del reale, integrando unità e molteplicità, contrastando separazione e frammentazione, ma anche fissità e sclerotizzazione della conoscenza. La dinamica sociale risponde altresì al medesimo principio: essa è intrinsecamente complessa e la “politica della civiltà” ha tra i suoi compiti quelli di promuovere la conoscenza e l’interazione tra le culture e di costruire relazione e dialogo tra le civiltà, stabilendo gli opportuni nessi con le dinamiche di contesto.  Lontano da approcci sociali ideologici, Morin è convinto che l’indicazione qualitativa possa e debba prevalere sulla propensione meramente quantitativa, privilegiare il “meglio” anziché il “maggiore”, definire, a seconda dei contesti, dove far prevalere la dimensione della crescita e dove lasciar spazio al contenimento della crescita, e orientare nel senso della civiltà propriamente umana. È il principio della città dell’uomo, che porta con sé la tesi della “umanizzazione della città”. Rispecchia, tale principio, il motto che, in ambito pedagogico, resta tra i suoi lasciti più memorabili, la preferenza nei confronti di “una testa ben fatta anziché una testa ben piena”: non accumulazione delle conoscenze, bensì capacità, in base alla facoltà di organizzare e articolare, di definire il terreno della ricerca, di stabilire nessi e relazioni.  Da qui si giunge al terzo suo tema fondamentale: l’individuazione dei saperi necessari all’educazione. I saperi necessari sono sette: conoscere modi e forme della conoscenza; sviluppare una conoscenza globale, le questioni nella loro globalità e i fenomeni nei rispettivi contesti; conoscere la condizione umana, vale a dire la dimensione di complessità che è propria dell’identità (individuale e collettiva); conoscere l’identità terrestre e il destino planetario, la tesi della cosiddetta “terrestrità”, proprio perché il destino umano e il destino terrestre, planetario, non possono essere separati; la consapevolezza della dimensione di incertezza, o anche, con una formulazione tanto suggestiva quanto efficace, “apprendere a navigare in un oceano d’incertezze attraverso arcipelaghi di certezza”; educare alla comprensione, nella duplice direzione, della “responsabilità” e della “cittadinanza”; educare alla complessità della persona umana, in quanto soggetto in un contesto sociale, culturale, planetario, e in quanto articolazione e inter-connessione di individuo, parte di una società e parte di una specie. Anche questa interpretazione porta con sé una sfida di eminente carattere politico: in quanto individuo-parte di un contesto relazionale, di una società, si afferma l’esigenza e l’urgenza della democrazia; in quanto soggetto-parte di società e specie, si impone uno sguardo sulla umanità come “comunità umana di destino condiviso”, come comunità planetaria.  Educazione, società, cultura sono dunque le tre parole chiave che forse, meglio di altre, definiscono lo spazio della sua ricerca. Non è un caso che, nell’ambito della sua ricerca pedagogica, i suoi tre saggi fondamentali, “La testa ben fatta” (1999), “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” (2000) e “Insegnare a vivere” (2014), abbiano ricevuto il patrocinio dell’Unesco, proprio perché attrezzano una grammatica dell’educazione alla conoscenza e dell’educazione alla cultura all’altezza delle sfide della complessità e della cittadinanza planetaria. E così, il suo saggio più complesso, “Il Metodo” (1977-2004), in sei volumi, delinea i termini fondamentali della ricerca complessiva, sin dal tema di ciascun tomo: La Natura della Natura; La Vita della Vita; La Conoscenza della Conoscenza; Le Idee; L’Umanità dell’Umanità: l’Identità Umana; L’Etica. Cosa resta dunque della riflessione di Morin? Si tratta di una miriade di spunti di estrema attualità: contro le separatezze e il pensiero diviso, l’idea di una unica umanità, di un destino condiviso, di un pensiero guidato dall’etica e dalla responsabilità, di una battaglia necessaria a difesa della democrazia.  Gianmarco Pisa
May 30, 2026
Pressenza
Thiago e Saif liberati ed espulsi da Israele
Questa mattina, 10 maggio 2026, gli avvocati di Adalah hanno confermato la notizia che attendevamo da ieri: Thiago Avila e Saif Abukeshek, rapiti e arrestati in acque internazionali nella notte tra il 29 e il 30 aprile e detenuti in condizioni durissime in un carcere israeliano per più di una settimana sono stati liberati ed espulsi dal Paese. Secondo fonti della Global Sumud Flotilla, Saif, palestinese con cittadinanza spagnola, è stato portato ad Atene, da dove proseguirà per Madrid, mentre Thiago passerà dall’Egitto e da lì prenderà un volo per il Brasile. La loro liberazione è senz’altro frutto della mobilitazione internazionale e delle pressioni dei governi spagnolo e brasiliano, mentre il governo italiano ha brillato come al solito per inerzia e complicità con Israele, nonostante i due attivisti viaggiassero a bordo di una barca battente bandiera italiana. Le barche della flotilla scampate all’assalto israeliano stanno arrivando a Marmaris, in Turchia, dove si terrà un’assemblea per decidere come proseguire la missione per rompere l’assedio illegale di Gaza. Le hanno raggiunte cinque imbarcazioni greche e altre ancora provenienti dalla Turchia. Redazione Italia
May 10, 2026
Pressenza
Giorgio Marincola: «patria significa libertà e giustizia».
di Bruno Lai 4 maggio 1945: Giorgio Marincola muore combattendo per la libertà dell’Italia. Con l’insurrezione generale del 25 aprile del 1945, l’Italia dovrebbe essere liberata dall’occupante tedesco e dai criminali fascisti. Ma non è così dappertutto. Entro il 1° maggio quasi tutta l’Italia settentrionale è liberata grazie al coraggioso sacrificio dei patrioti antifascisti, i partigiani dei diversi orientamenti politici.
«Non siam scappati più»
di Bruno Lai 29 aprile 1945: nasce Paolo Pietrangeli. In un certo senso, potremmo considerare Paolo Pietrangeli un “figlio d’arte”. I genitori, infatti, sono il regista Antonio Pietrangeli e la montatrice cinematografica Margherita Ferrone. Paolo Pietrangeli è un intellettuale poliedrico, che svolge un ruolo fondamentale per la cultura italiana del secondo Novecento. Pietrangeli è, prima di tutto, un uomo di
Macerie su Macerie – PODCAST 27/04/26 Di Liberazione, Resistenza e guerra civile
A due giorni dalla Festa della Liberazione, questa puntata di Macerie su Macerie entra nelle crepe della memoria ufficiale per far emergere una parte della complessità simbolica della Liberazione. Prendendo avvio dal caso di Torino, dove l’insurrezione contro l’occupazione si sviluppò tra il 26 e il 28 aprile 1945, il racconto si allontana dalla retorica della data catartica per accennare al ritmo reale degli eventi, fatto di combattimenti urbani, decisioni collettive e di una varietà di tensioni sociali legate alla lotta contro il nazifascismo, che si riveleranno inconciliabili poco dopo la guerra. A guidare questa lettura è il lavoro del partigiano e storico Claudio Pavone (1920-2016), con il suo libro Una guerra civile, che interpreta la Resistenza come un intreccio di guerre, patriottica, civile e di classe, offrendo uno sguardo più profondo sulle tensioni che attraversavano l’Italia di allora e che permangono tutt’oggi. Tra vuoti di potere, incertezza istituzionale e nascita di nuove forme di legittimità, il quadro del biennio 1943-1945 descritto da Pavone appare umano e morale più che politico e storico.
April 28, 2026
Radio Blackout - Info
10mila in piazza a Bologna per un 25 aprile senza sconti
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA, GOVERNO MELONI E GIUNTA LEPORE. BOLOGNA SA DA CHE PARTE STARE Diecimila persone hanno attraversato Bologna nel giorno della Liberazione, da piazza dell’Unità fino a via del Pratello. Un corteo costruito al di fuori delle celebrazioni “ufficiali”, segnato da una distanza incolmabile rispetto alla vuota ritualità istituzionale […] L'articolo 10mila in piazza a Bologna per un 25 aprile senza sconti su Contropiano.
April 27, 2026
Contropiano
Usurpatori di libertà
di Mauro Armanino Nel giorno della Liberazione, tra memoria pubblica e rimozioni private, un viaggio a Genova interroga il presente: Costituzione tradita, guerra normalizzata e luoghi dell’orrore nascosti troppo a …
25 aprile 2026: le immagini dalle piazze
LE FOTO DI VERONICA FIGLIUZZI DA ROMA * * * * * * * * LE FOTO DI LUCA GRECO DA MILANO * * * * La copertina è di SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo 25 aprile 2026: le immagini dalle piazze proviene da DINAMOpress.
April 27, 2026
DINAMOpress
Lezioni dal 25 aprile di quest’anno
Il 25 aprile 2026 è stato un successo in quanto a partecipazione numerica ma anche in termini di chiarezza politica: migliaia di antifasciste e antifascisti in piazza in tutta Italia – e non solo nelle mobilitazioni istituzionali – e diversi veli che sono stati squarciati da una giornata incisiva. 1) […] L'articolo Lezioni dal 25 aprile di quest’anno su Contropiano.
April 27, 2026
Contropiano