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Governo italiano rispetti la Costituzione e promuova cessate il fuoco immediato
Di fronte all’escalation che minaccia di trascinarci in un conflitto mondiale, dopo che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e l’Iran ha reagito bombardando nove Paesi della regione e una base militare a Cipro, il governo spagnolo ha segnato una strada che l’Europa intera può percorrere: anteporre il diritto internazionale e la protezione delle popolazioni civili all’uso delle armi. Anche l’Italia può fare lo stesso. Chiediamo al governo italiano di: Rispettare la Costituzione: La nostra Costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’Italia deve rifiutare ogni coinvolgimento diretto o indiretto in operazioni militari contro l’Iran. Negare l’uso delle basi: Chiediamo che il nostro territorio e le basi militari sul suolo italiano non vengano concessi per operazioni di attacco unilaterale fuori dal diritto internazionale, che servirebbero solo a moltiplicare la sofferenza umana e l’instabilità globale. Promuovere una diplomazia dei diritti: Condannare il regime iraniano colpevole di una repressione interna feroce è un dovere morale, ma farlo attraverso i bombardamenti è una contraddizione insostenibile. La solidarietà verso chi lotta per la propria libertà non si esercita con il lancio di missili che colpiscono indiscriminatamente gli stessi cittadini che si dichiara di voler proteggere. Rifiutare la retorica del “regime change” e della “anticipazione strategica”, che hanno di fatto legittimato negli ultimi vent’anni interventi militari fuori dalla legalità internazionale, portando instabilità cronica e immani sofferenze ai civili e che hanno fatto perdere credibilità all’Occidente di fronte al resto del mondo. Rispettare la legge 185/90, che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra, responsabili di violazioni dei diritti umani. Assumere un ruolo di mediazione in Europa: L’Italia può collaborare con il governo spagnolo e farsi promotrice di un cessate il fuoco immediato, adoperandosi per costruire un fronte comune con gli altri Paesi europei.  La guerra non è un destino inevitabile, è una scelta politica. È tempo che l’Italia dimostri che la politica può e deve essere uno strumento di pace, non di distruzione.   Emergency
March 6, 2026
Pressenza
Dal Carnevale di Viareggio un messaggio di pace
Pioveva forte oggi a Viareggio, ma il corteo mascherato non si è fermato e alla sua apertura il Forum per la Pace Versilia ha lanciato il suo appello rileggendo le parole che un anno fa ha pronunciato un sacerdote molto speciale, l’ultimo prete operaio di Viareggio, don Luigi Sonnenfeld. Amatissimo in città, ci ha lasciato a fine dicembre e noi abbiamo voluto ricordarlo così. La situazione mondiale non è cambiata, purtroppo, quindi il testo è attualissimo. Si ricordano i numerosi conflitti armati, circa 56, accompagnati da distruzione e sofferenze indicibili delle popolazioni civili. Si fa memoria dell’intuizione di Papa Francesco circa la terza guerra mondiale a pezzi. Cessate il fuoco ovunque! è il grido di allora e di oggi. Ci si indigna oggi come ieri di fronte agli ignobili progetti immaginati sul martoriato suolo palestinese. Si cita l’articolo 11 della Costituzione. Si sottolinea la pericolosità dell’arma nucleare e se ne chiede la messa al bando. Si conclude citando Pertini, per il ripudio di ogni guerra e la volontà di disarmo. Al termine viene letta la famosa poesia di Rodari sulla guerra da non fare mai. Anche i bellissimi carri allegorici richiamano il tema, a cominciare dalla denuncia del riarmo europeo e dell’economia di guerra (con la povera Pace ridotta a uno scheletro in gabbia). Poi il rischio nucleare,  il patriarcato, la riscossa dei popoli indigeni, la sfida ambientale.  Che tutto ciò sia di buon auspicio!   Redazione Toscana
February 7, 2026
Pressenza
Genocidio a Gaza: giorno 853. Continuano le stragi di civili. GMO: 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni
Gaza – InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in Italia. Una vergogna nella vergogna. Nel frattempo, con il Board of Peace, il processo di colonizzazione israelo-statunitense della Striscia prosegue impunemente. Un palestinese ucciso a Khan Yunis; altri due muoiono per le ferite. Un cittadino palestinese è stato ucciso dal fuoco israeliano a Khan Yunis, giovedì, mentre altri due sono morti a causa delle ferite riportate in precedenti attacchi sulla Striscia di Gaza. Secondo fonti mediatiche, un giovane identificato come Baha al-Fajam è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane nella città di Bani Suheila, a est di Khan Yunis. Un altro cittadino, Rami Abu Qirshein, è deceduto a causa delle ferite riportate mesi fa in un attacco israeliano su Khan Yunis. Anche l’ex prigioniero Basel al-Haymouni, un esiliato di al-Khalil/Hebron in Cisgiordania, è stato dichiarato morto oggi dopo aver ceduto alle ferite riportate in un attacco aereo israeliano che lo aveva preso di mira mercoledì a Gaza. Era stato forzatamente inviato a Gaza diversi anni fa dopo il suo rilascio nell’ambito dell’accordo di scambio dei prigionieri del 2011. Nel frattempo, giovedì mattina aerei, da guerra israeliani hanno lanciato attacchi su varie aree della Striscia di Gaza, mentre le forze di terra hanno demolito abitazioni a est della città di Gaza. Diversi raid sono stati effettuati anche a est di Deir al-Balah, nella parte centrale di Gaza, mentre l’artiglieria ha preso di mira aree a est della città di Gaza. Veicoli corazzati israeliani hanno aperto il fuoco a est di Khan Yunis, mentre elicotteri hanno sparato verso Rafah nel sud e il campo profughi di al-Bureij nel centro. Anche le cannoniere israeliane hanno aperto un intenso fuoco di mitragliatrici al largo delle coste di Khan Yunis e Rafah, nel sud. Inoltre, aerei da guerra hanno effettuato un altro attacco a est di Khan Yunis. Uno dei giorni più mortali dall’inizio del cessate il fuoco a Gaza: Israele uccide 23 palestinesi, chi erano le vittime. Gli attacchi israeliani di ieri, mercoledì, in tutta la Striscia di Gaza, hanno ucciso almeno 23 palestinesi, in uno dei giorni più mortali dall’inizio del cosiddetto cessate il fuoco a ottobre. Tra le vittime c’erano un paramedico, diversi bambini, un neonato e una farmacista. Fonti mediche e locali hanno riferito che 14 persone sono state uccise nei bombardamenti israeliani sui quartieri di Tuffah e Zeitoun della città di Gaza, tra cui un neonato di cinque mesi. Altre tre persone sono state uccise in un attacco contro le tende che ospitavano famiglie sfollate a Khan Younis, nel sud. Tra loro c’era un paramedico che si era precipitato sul posto dopo un attacco precedente per curare i feriti, prima di essere preso di mira in un secondo attacco che lo ha ucciso insieme a due sorelle, Rahaf e Remas. Almeno sette bambini figuravano tra coloro che sono stati uccisi mercoledì. Entesar Shamallakh, una farmacista della Palestinian Medical Relief Society, è stata anch’essa uccisa. Soldati israeliani hanno aperto il fuoco indiscriminatamente contro edifici residenziali nel quartiere di Al-Tuffah, a est della città di Gaza, secondo Healthcare Workers Watch (HWW), segnando il terzo operatore sanitario ucciso a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco di ottobre. Screenshot Un detenuto palestinese, Basel Haimouni, che era stato rilasciato dalle carceri israeliane nel 2011 ed esiliato a Gaza, è stato anch’egli ucciso in un attacco israeliano. Una bambina di 11 anni e suo padre sono stati uccisi in un attacco israeliano contro la loro tenda nel centro di Gaza. Secondo il portavoce della Protezione Civile Palestinese a Gaza, “La guerra non si è fermata a Gaza e i civili continuano a essere uccisi sistematicamente”. “Mentre dormivamo nella nostra casa, il carro armato ci ha bombardati e i colpi hanno colpito la nostra casa, i nostri figli sono stati martirizzati – mio figlio è stato martirizzato, il figlio e la figlia di mio fratello sono stati martirizzati… Non abbiamo nulla a che fare con nulla, siamo persone pacifiche”, ha dichiarato Abu Mohamed Habouch, parlando al funerale della sua famiglia. Gli attacchi di mercoledì sono arrivati solo pochi giorni dopo che le forze israeliane hanno ucciso circa 30 palestinesi in attacchi in tutta l’enclave, in uno dei giorni più sanguinosi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. GMO: 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni. Israele ha violato il cessate il fuoco a Gaza più di 1.520 volte in 115 giorni, uccidendo centinaia di civili e bloccando l’ingresso di aiuti tanto necessari. Israele ha ucciso più di 556 palestinesi da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore quasi quattro mesi fa, tra cui 288 bambini, donne e anziani. Almeno 71.803 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023. L’Ufficio Governativo per i Media (GMO) a Gaza ha rivelato mercoledì che le forze di occupazione israeliane hanno commesso 1.520 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da quando è entrato in vigore il 10 ottobre 2025 fino ad oggi. Queste violazioni hanno causato 559 vittime palestinesi e 1.500 feriti, nell’ambito di violazioni sistematiche dei termini del cessate il fuoco e del diritto internazionale umanitario. Secondo il comunicato, tali violazioni si sono verificate nell’arco di 115 giorni e hanno incluso 522 episodi di colpi d’arma da fuoco, 73 incursioni di veicoli militari in aree residenziali, 704 raid aerei e attacchi mirati, e 221 demolizioni di abitazioni e di vari edifici. Il GMO ha sottolineato che il 99% delle persone uccise erano civili, tra cui 288 bambini, donne e anziani, e 268 uomini. Tra i 1.500 feriti, oltre 900 erano bambini, donne e anziani, molti dei quali sono stati colpiti all’interno di quartieri residenziali e lontano da qualsiasi linea del fronte, portando il tasso di feriti civili al 99,2%. Il comunicato ha inoltre riportato l’arresto di 50 palestinesi durante questo periodo, tutti provenienti da aree residenziali e al di fuori delle linee designate del cessate il fuoco. Il GMO ha affermato che solo 29.603 camion di aiuti, commercio e carburante sono entrati a Gaza, su un totale previsto di 69.000, con un tasso di conformità di appena il 43%. I camion di carburante hanno rappresentato solo il 14% del volume concordato. Ha inoltre osservato che Israele non ha rispettato gli obblighi del protocollo umanitario, inclusi l’ingresso di tende, rifugi e case mobili, macchinari pesanti per la rimozione delle macerie e il recupero delle vittime, forniture mediche, la riapertura del valico di Rafah e il funzionamento della centrale elettrica di Gaza. Ha inoltre condannato le violazioni in corso lungo la linea gialla (la zona cuscinetto). Il GMO ha anche avvertito che le continue violazioni minano pericolosamente il cessate il fuoco, aggravando la catastrofe umanitaria a Gaza. Ha ritenuto Israele pienamente responsabile del deterioramento delle condizioni e delle morti civili. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
February 5, 2026
InfoPal
Human Rights Watch: Israele sta commettendo un genocidio a Gaza
Gaza. Philippe Bolopion, direttore esecutivo di Human Rights Watch, ha accusato le forze israeliane di commettere un genocidio nella Striscia di Gaza, affermando che l’organizzazione ha documentato numerosi crimini commessi dal governo israeliano contro i civili. In dichiarazioni ad Al Jazeera, Bolopion ha osservato che il governo degli Stati Uniti non ha adottato misure serie per fermare le atrocità a Gaza. Ha inoltre sottolineato che la violenza dei coloni in Cisgiordania ha raggiunto il suo picco, provocando lo sfollamento dei residenti dei campi profughi. In uno sviluppo correlato, Human Rights Watch aveva precedentemente dichiarato che il governo israeliano ha ostacolato il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare nelle loro terre. L’organizzazione ha ribadito che lo sfollamento dei palestinesi è tuttora in corso, definendo queste azioni un crimine contro l’umanità commesso dal governo israeliano. Sul terreno, fonti mediche hanno riferito che dall’alba di oggi 24 civili sono stati uccisi in attacchi aerei israeliani su Gaza, in una chiara violazione dell’accordo di cessate il fuoco. Questi sviluppi avvengono mentre le forze israeliane continuano a violare l’accordo di cessate il fuoco raggiunto con Hamas, entrato in vigore lo scorso ottobre
February 5, 2026
InfoPal
Genocidio a Gaza: giorno 851. 5 Palestinesi uccisi nelle ultime 24 ore. Dal cessate il fuoco, 526 palestinesi sono stati uccisi e 1.447 feriti a causa delle violazioni israeliane. Rafah riapre per 5 pazienti, 20.000 in attesa di cure, 900 già morti
Gaza -InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in Italia. Una vergogna nella vergogna. Nel frattempo, con il Board of Peace, il processo di colonizzazione israelo-statunitense della Striscia prosegue impunemente. Il Ministero della Salute di Gaza ha annunciato lunedì che cinque salme palestinesi sono state trasportate negli ospedali della Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore. Tra loro, due corpi sono stati recuperati da sotto le macerie, oltre a quattro feriti. Secondo il Ministero, il bilancio totale delle vittime e dei feriti dall’inizio della guerra genocida israeliana contro Gaza, il 7 ottobre 2023, ha raggiunto quota 71.800 e 171.555 feriti. Il Ministero ha osservato che molte vittime rimangono intrappolate sotto le macerie e sulle strade, poiché le squadre di emergenza e di protezione civile non sono ancora in grado di raggiungerle a causa dei continui attacchi e delle restrizioni di accesso. Dall’entrata in vigore dell’ultimo cessate il fuoco, l’11 ottobre 2025, 526 palestinesi sono stati uccisi e 1.447 feriti a causa delle violazioni israeliane. Inoltre, 717 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie durante questo periodo. Bombardamenti contro funerale. Ieri, Israele ha bombardato una casa di condoglianze nel campo profughi di Al-Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Secondo le prime notizie, oltre una dozzina di palestinesi sono rimasti feriti, tra cui bambini piccoli. Rafah riapre per 5 pazienti, 20.000 in attesa di cure, 900 già morti Solo una manciata di palestinesi malati e feriti è stata autorizzata ad attraversare il valico di Rafah nel primo giorno di riapertura parziale, mettendo a nudo il rigido controllo israeliano imposto dopo oltre 20 mesi di chiusura. Sebbene inizialmente i funzionari parlassero di circa 200 movimenti, Israele ha consentito l’uscita di soli cinque pazienti, ognuno accompagnato da due parenti, mentre decine di persone sono state ritardate o bloccate dai controlli di sicurezza israeliani e le ambulanze hanno atteso per ore al confine. La riapertura limitata avviene in un momento in cui circa 20.000 palestinesi necessitano urgentemente di evacuazione medica, tra cui oltre 11.000 pazienti oncologici, con il sistema sanitario di Gaza devastato dagli attacchi israeliani, tra cui la distruzione dell’unico ospedale oncologico specializzato della Striscia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che 900 pazienti sono già morti in attesa di lasciare Gaza, e i funzionari sanitari palestinesi riferiscono che 4.000 pazienti con referti ufficiali non sono ancora in grado di attraversare. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
February 3, 2026
InfoPal
ROJAVA: COSA PREVEDE IL CESSATE IL FUOCO TRA AMMINISTRAZIONE AUTONOMA E DAMASCO? COME CI SI È ARRIVATI?
Oggi, lunedì 2 febbraio 2026, in Siria sono stati compiuti i primi passi per implementare sul terreno l’accordo di cessate il fuoco annunciato nei giorni scorsi dal cosiddetto governo di transizione di Damasco e dall’Amministrazione autonoma del Rojava. L’intesa è stata raggiunta dopo un mese di offensiva su larga scala da parte delle milizie di Al Jolani e di resistenza da parte delle Forze Democratiche Siriane. L’accordo prevede un cessate il fuoco permanente, con l’allontanamento di entrambi gli eserciti dalla linea del fronte, e una road map per l’integrazione delle strutture militari e civili costruite dalla rivoluzione confederale all’interno dello stato siriano. Secondo il testo, le Forze democratiche siriane verrano integrate dal Ministero della Difesa siriano in blocco, come brigate che si occuperanno della difesa del cantone di Cizire (Heseke, Qamishlo, Derik) e del cantone dell’Eufrate, quello di Kobane. Anche le Ypj, le Unità di protezione delle donne, non dovranno sciogliersi, anche se su questo punto le trattative sulle modalità di integrazione sono ancora in corso. Le Forze democratiche siriane non potranno entrare nelle città di Heseke e Qamishlo, ma dovranno limitarsi alle basi fuori città. Così come non vi potranno entrare le truppe di Al Jolani/Al Sharaa. La sicurezza interna delle città sarà garantita dalle forze di sicurezza interna dell’Amministrazione autonoma (Asayish), che verranno integrate dal Ministero dell’Interno di Damasco. Sul piano civile l’intesa prevede il passaggio della gestione di alcune infrastrutture (come i pozzi petroliferi e l’aeroporto di Qamishlo) e dei confini (Semalka, con la regione del Kurdistan in Iraq, e Nusaybin, con lo stato turco) a Damasco, con il mantenimento dei funzionari e dipendenti dell’Ammministrazione autonoma, cui verrà garantito il mantenimento del posto di lavoro. Le istituzioni dell’autogoverno, organizzate da 14 anni secondo il modello del confederalismo democratico, non verranno sciolte e continueranno a svolgere le loro funzioni. In base all’accordo, inoltre, i diplomi e i certificati rilasciati dalle istituzioni educative dell’Amministrazione autonoma saranno riconosciuti dal governo centrale. In questa cornice oggi, lunedì 2 febbraio, un primo contingente di truppe del cosiddetto governo di transizione siriano è entrato – in maniera simbolica e sotto la supervisione delle Forze democratiche siriane – nella grande città di Heseke. Il centinaio di uomini di Damasco, spiegano le Forze democratiche siriane, se ne andranno non appena avranno portato a termine il proprio incarico di supervisione delle prime fasi dell’accordo. Lo stesso dovrebbe accadere domani a Qamishlo. “A questo accordo si è arrivati con la Resistenza. Per un anno Al Jolani ha cercato di imporre una debacle totale alle conquiste della rivoluzione. La resistenza sul terreno e la mobilitazione generale, in Kurdistan e in Europa, di queste settimane hanno fatto capire al regime e i suoi padrini occidentali che non avrebbe conquistato le regioni a maggioranza curda con la stessa facilità con cui ha preso le regioni a maggioranza araba del sud dell’Amministrazione autonoma”, commenta Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Ovviamente è un compromesso: oggi la rivoluzione è abbastanza forte da non accettare meno di questo, ma non è abbastanza forte da ottenere di più”, aggiunge Berera. “Il fatto che l’accordo venga implementato e rispettato è tutto da vedere, perché è stato stipulato con un nemico tra i più feroci. Non è detto che lo stato siriano mantenga la parola data. L’unica garanzia sono la mobilitazione generale della società del Rojava e la Resistenza“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
February 2, 2026
Radio Onda d`Urto
L’analisi satellitare rivela la distruzione di 2.500 edifici a Gaza dopo il cessate il fuoco
Gaza – MEMO. Un’analisi di immagini satellitari pubblicata dal quotidiano statunitense The New York Times ha rivelato una distruzione diffusa nella Striscia di Gaza dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Le immagini mostrano che oltre 2.500 edifici sono stati distrutti nell’ambito di operazioni di demolizione su larga scala condotte dall’esercito di occupazione israeliano. Le immagini mostrano interi quartieri rasi al suolo, insieme alla distruzione di vaste aree di terreni agricoli in diverse parti di Gaza. Ciò riflette l’entità dei danni alle infrastrutture, alle aree residenziali e alle terre agricole durante il periodo successivo al cessate il fuoco. L’analisi fornisce prove visive dell’ampio impatto degli attacchi dell’esercito di occupazione israeliano. Evidenzia le gravi sfide umanitarie che i residenti di Gaza devono affrontare, in particolare gli sforzi per ricostruire e ripristinare una vita normale tra la distruzione massiccia e la una grave carenza di risorse. Il bilancio delle vittime dell’offensiva israeliana contro Gaza è salito a 71.412 persone uccise e 171.314 ferite dal 7 ottobre 2023. Si ritiene che un numero di vittime sia ancora intrappolato sotto le macerie o giaccia nelle strade. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco il 10 ottobre dello scorso anno, 442 persone sono state uccise e 1.236 ferite. Durante questo periodo, sono stati recuperati 688 corpi.
January 16, 2026
InfoPal
127.000 tende inadatte a fornire riparo mentre una nuova tempesta polare colpisce Gaza
Gaza. Circa 127.000 tende nei campi per sfollati di Gaza, ritenute inadatte all’abitazione, stanno ora affrontando il sistema di bassa pressione polare più rigido dell’inverno e le temperature più fredde, in un contesto di carenze critiche che superano il 70 per cento nei mezzi di riscaldamento e nelle coperte. L’Ufficio Governativo per i Media di Gaza (GMO) ha riferito che 127.000 delle 135.000 tende presenti nei campi per sfollati sono diventate inabitabili e sono ora esposte a una tempesta polare che porta gelate intense. Secondo il GMO, le famiglie sfollate di Gaza stanno affrontando una grave carenza di coperte, biancheria da letto e altri beni essenziali per il riparo. La situazione è particolarmente drammatica per coloro che vivono in tende logore in aree remote e isolate, il che aggrava ulteriormente la loro sofferenza nelle attuali e severe condizioni meteorologiche.
January 16, 2026
InfoPal
Nuova strage a Gaza, Israele uccide 13 palestinesi inclusi 5 bambini
Nonostante l’accordo di tregua, gli attacchi dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza hanno causato ieri la morte di 13 palestinesi, tra cui 5 bambini.  Nel sud della Striscia di Gaza, un drone ha colpito una tenda in un campo profughi e ha causato la morte di quattro persone, tra cui […] L'articolo Nuova strage a Gaza, Israele uccide 13 palestinesi inclusi 5 bambini su Contropiano.
January 9, 2026
Contropiano