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Sudd Cobas: perché quella dell’Alba è una vittoria di importanza storica
Lo scorso lunedì 23 marzo, mentre il NO vinceva al referendum costituzionale e al governo Meloni, in Provincia di Prato è stato firmato un accordo storico tra il sindacato Sudd Cobas, l’azienda che assumerà i nove lavoratori in sciopero dell’ex-stireria … Leggi tutto L'articolo Sudd Cobas: perché quella dell’Alba è una vittoria di importanza storica sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Ricerca scientifica e maternità, una storia americana
Questa vicenda lascia l’amaro in bocca. Non perché racconta di terre rubate, massacri e bombe, ma perché ci svela un ambiente lavorativo che invece di assomigliare a un Olimpo luminoso, come ci si aspetterebbe, ricorda sempre più un’anonima stazione di scambio merci. Entreremo nell’ambito specialistico della ricerca scientifica di base, dove dovremmo incontrare donne e uomini che lavorano per il progresso dell’umanità, che noi, comuni mortali e beneficiari delle loro scoperte, dovremmo stimare e ammirare. Ma che cosa penseremmo se al contrario scoprissimo che alcuni di loro hanno sacrificato la propria umanità sull’altare della conoscenza? E, mi chiedo, è possibile produrre buona ricerca quando si abdica a ogni semplice forma di empatia verso l’altro? Quando tutto viene deformato da cinismo, efficienza, opportunismo? Non erano i grandi scienziati anche grandi umanisti? Che sta succedendo nei meandri della ricerca scientifica? Chi sono le prime vittime? Con queste domande che mi frullano in testa incontro Daniela Punzo PhD, neuroscienziata originaria di Napoli che dopo quasi sei anni di lavoro presso un laboratorio dell’UCI (Università della California, Irvine) si è trovata senza lavoro perché ha avuto la felice (?!) idea di diventare anche mamma. Come sei arrivata a lavorare all’UCI e che cosa ti è successo? Ho studiato bio-tecnologia all’Università Federico II di Napoli e ho concluso il dottorato lavorando in un laboratorio del Policlinico partenopeo nel 2018. La mia ricerca, che è anche la mia tesi di dottorato, riguarda il ruolo che giocano piccoli aminoacidi nel cervello nella regolazione della funzione glutaminergica connessa al fenomeno della schizofrenia. La posizione dominante considera quasi esclusivamente la funzione dopaminergica. Questo studio inserisce un elemento nuovo nella comprensione globale del disturbo psichiatrico. I risultati sono piuttosto promettenti. Inoltre in quegli anni ero divenuta esperta in alcune tecniche di laboratorio e il mio superiore, che mi stimava, mi disse che in un’università californiana cercavano proprio una figura con le mie competenze. Nell’aprile 2019 sono stata assunta con una posizione di post-dottorato all’UCI. Come ti sei trovata nel nuovo posto di lavoro? Lavoravo tra le dieci e le dodici ore al giorno, ma ero contenta. Mi guardi strano, vedo, ma è normale lavorare così tante ore in un laboratorio, perché le procedure richiedono tempi lunghi e grande precisione. Puoi a volte assentarti mentre una macchina lavora, ma devi stare più che attento perché basta un secondo di errore, un minimo ritardo, per buttare tutto a mare – magari un campione su cui stavi lavorando da mesi. Ma il mio lavoro mi piaceva e mi sembrava che anche la direttrice, anche lei napoletana, mi stimasse. Credevo avessimo stabilito una relazione di fiducia, invece era tutto di facciata. Me ne sono accorta nel momento in cui ho comunicato la mia gravidanza e la situazione è precipitata quando mi sono concessa tre mesi di maternità. Mi spettava di più, ma per accontentarla avevo rivisto il mio piano, illudendomi che sarebbe stata contenta. Non lo era, voleva un mese. Mi rendo conto che è il sistema che ti spinge a comportarti così freddamente perché ti lascia intendere che più facilmente verrai premiato. Ci sono regole non scritte e moralmente illegali, che a un certo punto ti impongono la scelta: o stai dentro o stai fuori. Mi vengono i brividi immaginando una donna così poco empatica da non capire l’importanza, a livello psicologico, di trascorrere in serenità i primi momenti di vita del proprio bambino. E non è solo un diritto della donna, lo è di entrambi i genitori. Altro che serenità, ora sto meglio, ma quell’anno mi è venuto un esaurimento nervoso. Al mio rientro in laboratorio, nell’autunno del 2024, non sospettavo ancora niente, pur avendo avuto diversi scambi di email perché spesso collaboravo alla ricerca da casa; però ho notato che c’era un nuovo assunto. Dopo due settimane è arrivata la doccia fredda: non ci sono abbastanza fondi, non possiamo più rinnovarti il contratto. Ero stata scaricata in mezzo alla strada con una bambina di pochi mesi. Per fortuna il mio matrimonio sta funzionando, uno stipendio c’è, con la casa ci aiutano i genitori di mio marito e come ben sai, vendo salumi e formaggi al mercato locale. (Daniela ed io ci siamo conosciute perché mi sono fermata al banco in cui a volte lavora). Ti sei rivolta al sindacato? Sì, e hanno cercato di aiutarmi, ma io non ero iscritta. Perché non ti eri iscritta? Mi dicono che qui ce n’è uno piuttosto battagliero. Quando sono arrivata la direttrice mi ha detto senza tanti giri di parole che lì nessuno faceva parte del sindacato e mi ha consigliato di non iscrivermi. Non so se sia vero, ma io ero entusiasta di lavorare in una grande università americana e soprattutto ero più sprovveduta di oggi, per cui le ho creduto. Hai cercato altre vie per far valere i tuoi diritti? Certo. Ho una causa aperta con l’università, perché non hanno nemmeno rispettato i termini del contratto firmato, ma ormai ho capito che dovrò cedere e accettare un patteggiamento. Con la “scusa” dei fondi mancanti fanno quello che vogliono. Conosci altre storie simili alla tua? L’avvocato del sindacato con cui ho fatto una chiacchierata mi ha raccontato che ero il secondo caso di maternità negata in sei mesi. Personalmente ho assistito a mobbing e nepotismo. Per onestà ti devo dire che ci sono anche casi virtuosi, per esempio un’amica lavora in un laboratorio, sempre all’UCI, il cui il direttore, un americano, è una persona molto umana e rispetta le scelte extra-lavorative. Sostiene i giovani ricercatori come persone, non li vede solo come pedine da usare. Ci sono differenze tra fare ricerca negli Stati Uniti e in Italia? Sì. La più vistosa è il tipo di forma mentis che riceviamo durante l’intero percorso formativo. Mi spiego meglio: in Italia  s’insegna ancora a capire il senso delle procedure e a porsi domande teoriche, per esempio: come mai di alcuni farmaci a base dopaminergica, o dei comuni anti-depressivi, iniziamo a vedere gli effetti solo dopo un certo tempo dall’assunzione? Perché alla dopamina ci si assuefà e ad altre molecole attigue no? È a partire da queste domande che ho formulato la mia prima ipotesi di ricerca. Negli Stati Uniti, un po’ perché i ricercatori arrivano in laboratorio prima di noi, scolasticamente parlando, e un po’ perché gli americani sono molto più pragmatici, s’insegna subito la tecnica che serve e ognuno diventa esperto della procedura, ma sa poco delle domande teoriche che stanno alla base di ciò che sta facendo. Che consiglio vuoi dare ai giovani ricercatori italiani che come te sbarcano pieni di entusiasmo nelle università americane? Certamente di non rinunciare al sogno di fare ricerca e di metterci tutto l’amore che serve, ma di non essere sprovveduti e non cedere di fronte ad atteggiamenti arroganti e irrispettosi. Quando si è giovani e ambiziosi, come ero io e in parte ancora sono, si rischia di non vedere l’intera forma della nostra vita futura e di essere manipolati per questa nostra debolezza, Da quando sono mamma ho capito cose che mai avrei immaginato e sono grata ad Aurora (mia figlia) di essere arrivata nella mia vita. Mi manca tanto la scienza, soprattutto il disquisirne, ma non tornerei indietro. Progetti per il futuro? Sto cercando; mi piacerebbe insegnare, ovviamente scienze.     Marina Serina
March 19, 2026
Pressenza
Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera
Puntata del 10/02/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Guglielmo Sicobas Roma sullo sciopero nazionale della filiera GLS dove gli operaio. Stanno lottando contro licenziamenti e decreti sicurezza. In un loro comunicato si legge: “In solidarietà per gli 80 lavoratori autisti di camion licenziati a Roma e lasciati senza un salario da dicembre, dalla notte di ieri (11/02/26) è nuovamente sciopero dei lavoratori Gls su tutta la filiera nazionale del gruppo: ferma la merce nei principali stabilimenti, paralizzati centri hub e magazzini filiali dal nord al sud dell’Italia. Gls (già proprietà poste britanniche) fa parte del colosso finanziario Ep a sua volta parte di un ricco gruppo internazionale proprietario di industrie nei principali settori (energia, grande distribuzione, logistica, trasporti, sport, finanza…) che fattura miliardi di guadagno annui: usando scuse inaccettabili (tra cui il fallimento di una ditta in appalto -la Protopapa srl – che ha avvertito solo all’ultimo gli autisti interessati e una legislazione carente m a favore delle committenze – ad alimentare lo schiavismo di appalti e subappalti) la nota azienda multinazionale prova a colpire i lavoratori e attaccare il loro sindacato con l’obiettivo di abbassare il costo del lavoro e aumentare il profitto. Contro l’arroganza del padrone Gls, il SI Cobas rivendica il reintegro immediato degli 80 lavoratori licenziati, l’internalizzazione contro la precarietà e il rispetto degli accordi sindacali migliorativi del contratto nazionale per forti aumenti di salario adeguati al carovita. Come organizzazione del movimento operaio, in una fase grave della crisi internazionale di peggioramento della recessione economica e tendenza alla guerra mondiale, rilanciando la lotta per libertà sindacale e forti aumento di salario, resistiamo ai tentativi padronali di togliere ai lavoratori e dare alle grandi aziende: consapevoli che solo con le armi della solidarietà e dell’unità è possibile raggiungere il risultato di difendere l’interesse immediato dei lavoratori per migliorare le condizioni di vita, quando necessario fermando la produzione e distribuzione delle merci con picchetti di sciopero. I lavoratori dai cancelli dei loro stabilimenti agitano parole d’ordine forti e chiare per tutta la classe lavoratrice: ‘il posto di lavoro non si tocca, lo difendiamo con la lotta’. Significativamente, il riuscito sciopero nazionale in corso per ottenere importanti rivendicazione economiche è anche un’azione politica di denuncia operaia dello sfruttamento e della repressione come ulteriore risposta all’economia di guerra portata avanti da governo e padroni (bassi salari, precarietà, decreti “sicurezza” a finanziare riarmo e militarismo col tentativo di imporre politiche antioperaie e antimmigrati a schiacciare protesta e dissenso). IL NEMICO É IN CASA NOSTRA CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento è stato quello del progressivo smantellamento del settore produttivo industriale torinese e nazionale, ne abbiamo parlato al telefono Gianni Mannori responsabile per FIOM CGIL di Mirafiori. Con il nostro ospite abbiamo ripercorso un po’ lo stato in cui versa il settore automotive a Torino e le risposte che il sindacato e la classe operaia hanno provato a dare alle aziende, alla politica e alla città stessa. Infatti ha avuto luogo per 3 giorni, davanti ai cancelli storici della ex FIAT un presidio per comunicare ed informare chi tutt’ora lavora negli stabilimenti Mirafiori, appesi ad un pianificazione a brevissimo termine, peraltro conquistata grazie alle mobilitazioni operai, dello svoglimento di “Innamorati di Torino”. Si è trattato di una manifestazione per richiedere il rilancio industriale ed economico di Torino, che non può basarsi su una sola linea di produzione (quella della 500 ibrida) e che vorrebbe una pianificazione industriale seria e responsabile da parte di istituzioni locali e aziende, che negli ultimi anni, stanno solo smantellando interi settori produttivi, delocalizzando, senza creare un’alternativa a lavoratori e lavoratrici. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso CUB trasporti sull’ennesima precettazione di uno sciopero a mano del famigerato ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. Con il nostro ospite ci addentreremo nei meccanismi perversi che stanno portando ad un vertiginoso arretramento dei diritti di sciopero nel nostro paese, con la complicità della commissione di garanzia del diritto di sciopero, di fatto usata come braccio armato di un governo che non riesce e non vuole trovare gli strumenti per affrontare le crisi produttive e occupazionali della classe lavoratrice. Buon ascolto
February 18, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 10/02/2026@1
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Guglielmo Sicobas Roma sullo sciopero nazionale della filiera GLS dove gli operaio. Stanno lottando contro licenziamenti e decreti sicurezza. In un loro comunicato si legge: “In solidarietà per gli 80 lavoratori autisti di camion licenziati a Roma e lasciati senza un salario da dicembre, dalla notte di ieri (11/02/26) è nuovamente sciopero dei lavoratori Gls su tutta la filiera nazionale del gruppo: ferma la merce nei principali stabilimenti, paralizzati centri hub e magazzini filiali dal nord al sud dell’Italia. Gls (già proprietà poste britanniche) fa parte del colosso finanziario Ep a sua volta parte di un ricco gruppo internazionale proprietario di industrie nei principali settori (energia, grande distribuzione, logistica, trasporti, sport, finanza…) che fattura miliardi di guadagno annui: usando scuse inaccettabili (tra cui il fallimento di una ditta in appalto -la Protopapa srl – che ha avvertito solo all’ultimo gli autisti interessati e una legislazione carente m a favore delle committenze – ad alimentare lo schiavismo di appalti e subappalti) la nota azienda multinazionale prova a colpire i lavoratori e attaccare il loro sindacato con l’obiettivo di abbassare il costo del lavoro e aumentare il profitto. Contro l’arroganza del padrone Gls, il SI Cobas rivendica il reintegro immediato degli 80 lavoratori licenziati, l’internalizzazione contro la precarietà e il rispetto degli accordi sindacali migliorativi del contratto nazionale per forti aumenti di salario adeguati al carovita. Come organizzazione del movimento operaio, in una fase grave della crisi internazionale di peggioramento della recessione economica e tendenza alla guerra mondiale, rilanciando la lotta per libertà sindacale e forti aumento di salario, resistiamo ai tentativi padronali di togliere ai lavoratori e dare alle grandi aziende: consapevoli che solo con le armi della solidarietà e dell’unità è possibile raggiungere il risultato di difendere l’interesse immediato dei lavoratori per migliorare le condizioni di vita, quando necessario fermando la produzione e distribuzione delle merci con picchetti di sciopero. I lavoratori dai cancelli dei loro stabilimenti agitano parole d’ordine forti e chiare per tutta la classe lavoratrice: ‘il posto di lavoro non si tocca, lo difendiamo con la lotta’. Significativamente, il riuscito sciopero nazionale in corso per ottenere importanti rivendicazione economiche è anche un’azione politica di denuncia operaia dello sfruttamento e della repressione come ulteriore risposta all’economia di guerra portata avanti da governo e padroni (bassi salari, precarietà, decreti “sicurezza” a finanziare riarmo e militarismo col tentativo di imporre politiche antioperaie e antimmigrati a schiacciare protesta e dissenso). IL NEMICO É IN CASA NOSTRA CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento è stato quello del progressivo smantellamento del settore produttivo industriale torinese e nazionale, ne abbiamo parlato al telefono Gianni Mannori responsabile per FIOM CGIL di Mirafiori. Con il nostro ospite abbiamo ripercorso un po’ lo stato in cui versa il settore automotive a Torino e le risposte che il sindacato e la classe operaia hanno provato a dare alle aziende, alla politica e alla città stessa. Infatti ha avuto luogo per 3 giorni, davanti ai cancelli storici della ex FIAT un presidio per comunicare ed informare chi tutt’ora lavora negli stabilimenti Mirafiori, appesi ad un pianificazione a brevissimo termine, peraltro conquistata grazie alle mobilitazioni operai, dello svoglimento di “Innamorati di Torino”. Si è trattato di una manifestazione per richiedere il rilancio industriale ed economico di Torino, che non può basarsi su una sola linea di produzione (quella della 500 ibrida) e che vorrebbe una pianificazione industriale seria e responsabile da parte di istituzioni locali e aziende, che negli ultimi anni, stanno solo smantellando interi settori produttivi, delocalizzando, senza creare un’alternativa a lavoratori e lavoratrici. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso CUB trasporti sull’ennesima precettazione di uno sciopero a mano del famigerato ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. Con il nostro ospite ci addentreremo nei meccanismi perversi che stanno portando ad un vertiginoso arretramento dei diritti di sciopero nel nostro paese, con la complicità della commissione di garanzia del diritto di sciopero, di fatto usata come braccio armato di un governo che non riesce e non vuole trovare gli strumenti per affrontare le crisi produttive e occupazionali della classe lavoratrice. Buon ascolto
February 18, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 10/02/2026@2
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Guglielmo Sicobas Roma sullo sciopero nazionale della filiera GLS dove gli operaio. Stanno lottando contro licenziamenti e decreti sicurezza. In un loro comunicato si legge: “In solidarietà per gli 80 lavoratori autisti di camion licenziati a Roma e lasciati senza un salario da dicembre, dalla notte di ieri (11/02/26) è nuovamente sciopero dei lavoratori Gls su tutta la filiera nazionale del gruppo: ferma la merce nei principali stabilimenti, paralizzati centri hub e magazzini filiali dal nord al sud dell’Italia. Gls (già proprietà poste britanniche) fa parte del colosso finanziario Ep a sua volta parte di un ricco gruppo internazionale proprietario di industrie nei principali settori (energia, grande distribuzione, logistica, trasporti, sport, finanza…) che fattura miliardi di guadagno annui: usando scuse inaccettabili (tra cui il fallimento di una ditta in appalto -la Protopapa srl – che ha avvertito solo all’ultimo gli autisti interessati e una legislazione carente m a favore delle committenze – ad alimentare lo schiavismo di appalti e subappalti) la nota azienda multinazionale prova a colpire i lavoratori e attaccare il loro sindacato con l’obiettivo di abbassare il costo del lavoro e aumentare il profitto. Contro l’arroganza del padrone Gls, il SI Cobas rivendica il reintegro immediato degli 80 lavoratori licenziati, l’internalizzazione contro la precarietà e il rispetto degli accordi sindacali migliorativi del contratto nazionale per forti aumenti di salario adeguati al carovita. Come organizzazione del movimento operaio, in una fase grave della crisi internazionale di peggioramento della recessione economica e tendenza alla guerra mondiale, rilanciando la lotta per libertà sindacale e forti aumento di salario, resistiamo ai tentativi padronali di togliere ai lavoratori e dare alle grandi aziende: consapevoli che solo con le armi della solidarietà e dell’unità è possibile raggiungere il risultato di difendere l’interesse immediato dei lavoratori per migliorare le condizioni di vita, quando necessario fermando la produzione e distribuzione delle merci con picchetti di sciopero. I lavoratori dai cancelli dei loro stabilimenti agitano parole d’ordine forti e chiare per tutta la classe lavoratrice: ‘il posto di lavoro non si tocca, lo difendiamo con la lotta’. Significativamente, il riuscito sciopero nazionale in corso per ottenere importanti rivendicazione economiche è anche un’azione politica di denuncia operaia dello sfruttamento e della repressione come ulteriore risposta all’economia di guerra portata avanti da governo e padroni (bassi salari, precarietà, decreti “sicurezza” a finanziare riarmo e militarismo col tentativo di imporre politiche antioperaie e antimmigrati a schiacciare protesta e dissenso). IL NEMICO É IN CASA NOSTRA CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento è stato quello del progressivo smantellamento del settore produttivo industriale torinese e nazionale, ne abbiamo parlato al telefono Gianni Mannori responsabile per FIOM CGIL di Mirafiori. Con il nostro ospite abbiamo ripercorso un po’ lo stato in cui versa il settore automotive a Torino e le risposte che il sindacato e la classe operaia hanno provato a dare alle aziende, alla politica e alla città stessa. Infatti ha avuto luogo per 3 giorni, davanti ai cancelli storici della ex FIAT un presidio per comunicare ed informare chi tutt’ora lavora negli stabilimenti Mirafiori, appesi ad un pianificazione a brevissimo termine, peraltro conquistata grazie alle mobilitazioni operai, dello svoglimento di “Innamorati di Torino”. Si è trattato di una manifestazione per richiedere il rilancio industriale ed economico di Torino, che non può basarsi su una sola linea di produzione (quella della 500 ibrida) e che vorrebbe una pianificazione industriale seria e responsabile da parte di istituzioni locali e aziende, che negli ultimi anni, stanno solo smantellando interi settori produttivi, delocalizzando, senza creare un’alternativa a lavoratori e lavoratrici. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso CUB trasporti sull’ennesima precettazione di uno sciopero a mano del famigerato ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. Con il nostro ospite ci addentreremo nei meccanismi perversi che stanno portando ad un vertiginoso arretramento dei diritti di sciopero nel nostro paese, con la complicità della commissione di garanzia del diritto di sciopero, di fatto usata come braccio armato di un governo che non riesce e non vuole trovare gli strumenti per affrontare le crisi produttive e occupazionali della classe lavoratrice. Buon ascolto
February 18, 2026
Radio Blackout - Info
Riconciliare la sinistra
Se accettiamo la lezione di Rodrigo Nunes sulla melanconia e quella dell'ex presidente Mujica sulla concretezza, la risposta è chiara: l’unità non nasce dal culto della sinistra antifascista, nasce dalla sua funzione. Quando la sinistra torna a essere utile ai bisogni materiali del popolo, allora smette di essere una definizione e torna a essere un fatto. Continua a leggere→
February 14, 2026
Rizomatica
Calo di morti sul lavoro: gennaio 2026 fa sperare …
… in una inversione di tendenza. di Carlo Soricelli (*) Osservatorio di Bologna morti sul lavoro  Report 2026  – 65 morti sui LUOGHI DI LAVORO (senza quelli “in itinere”) al 31 gennaio 2026. Con itinere si contano 86 morti complessivi quest’anno 31 gennaio 2025: 90 morti sui luoghi di lavoro. 112 morti con itinere Dopo 18 anni di monitoraggio, sto finalmente assistendo
February 1, 2026
La Bottega del Barbieri