CGIL, CISL e UIL partecipano con entusiasmo ai successi di Leonardo SpA
C’era una volta una idea, sarebbe meglio definirla illusione vana, secondo cui
il sindacato avrebbe preso coscienza della necessità di riconvertire le imprese
di guerra in aziende produttrici dei beni di consumo, dal militare al civile per
essere sintetici. Tanti anni fa capimmo che CGIL, CISL e UIL non avrebbero
favorito la riconversione, ma si sarebbero invece opposte con tutte le loro
forze ad una ipotesi del genere: meglio una produzione nociva per le persone e
l’ambiente che la disoccupazione; meglio una produzione di guerra che la
chiusura degli impianti.
E questo nonostante, come riportavamo in un articolo recente, i dati indichino
che a parità di risorse gli investimenti nella protezione ambientale, rispetto a
quelli effettuati nel settore militare, genererebbero all’incirca il triplo dei
posti di lavoro. Ma la realtà odierna va ben oltre la più tetra immaginazione,
infatti se andiamo a estrapolare un passaggio dal comunicato stampa delle tre
organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil nel gruppo
Leonardo, leggiamo che il rinnovo [della piattaforma sindacale di secondo
livello] «si inserisce in un contesto di forte crescita degli ordinativi sia
nell’ambito civile che della difesa, e di risultati economici più che positivi
per il Gruppo Leonardo, posizionatosi ormai tra le prime dieci aziende globali
del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Questo successo è il frutto del
lavoro quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori che permettono al
management di affrontare le sfide del futuro, ed è per questo che l’integrativo
avrà la responsabilità di trasformare le aspettative in risposte».
Tradotto in linguaggio comprensibile Fiom, Fim e Uilm esultano davanti
all’aumento degli ordini e della produzione di Leonardo, la crescita
esponenziale del gruppo è stata resa possibile dal coinvolgimento entusiastico
delle maestranze senza le quali la multinazionale non avrebbe ottenuto le
performances attuali.
Se le principali organizzazioni sindacali del settore metalmeccanico partecipano
con entusiasmo ai successi di Leonardo sarà facile comprendere la ragione
dell’arretratezza del dibattito attorno alla guerra, all’economia di guerra e
alle tecnologie duali. Significativo un ulteriore passaggio del comunicato
congiunto: «Si chiede l’istituzione di una Commissione per confrontarsi
sull’utilizzo di nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale,
analizzandone gli impatti sull’occupazione e le professionalità e istituendo un
“dividendo tecnologico” in termini di orario o salario».
L’Intelligenza Artificiale è essenziale per i nuovi sistemi di guerra, i
bombardamenti a Gaza lo dimostrano eloquentemente, eppure i sindacati sono
ancora fermi alla valutazione degli effetti della IA, pur sapendo che numerose
ricerche attestano la prossima perdita di milioni di posti di lavoro e un
utilizzo della stessa in simbiosi con le tecnologie belliche di ultima
generazione. Ma la posizione dei tre sindacati è ancor peggiore, perché si
specula sulla tecnologia, pur sapendo che un uso della stessa avviene a fini
militari. Si pensa perfino a un ritorno economico nelle tasche dei lavoratori.
Aumentare la produzione di morte ad ogni costo sperando di ricavarne qualche
briciola salariale, è questa la Caporetto della prestigiosa Fiom.
Pensare, allora, a questi sindacati come una forza contro la guerra diventa
impresa impossibile, come ipotizzare un loro sostegno sindacale alla azione
legale intentata da Hala Abulebdeh, farmacista gazawi a cui è stata sterminata
tutta la famiglia, e a cui si sono unite invece le associazioni A Buon Diritto,
Un Ponte Per, ACLI, ARCI, Assopace Palestina, ATTAC Italia e Pax Christi e altre
per dichiarare nulli i contratti stipulati da Leonardo S.p.A. e le sue
controllate con lo Stato di Israele.
I promotori dell’iniziativa sono convinti che «lo Stato italiano, in qualità di
azionista di maggioranza di Leonardo S.p.A., stia venendo meno ai propri
obblighi costituzionali e di legge avendo continuato a esportare armamenti verso
Israele» sulla base di autorizzazioni che il Governo italiano non ha mai sospeso
né revocato. La prossima udienza sarà settimana prossima, il 16 ottobre, in un
silenzio stampa che ricorda la scorta mediatica denunciata da Raffaele Oriani.
Senza finire ostaggi della retorica costituzionalista si inizia a comprendere la
ragione per la quale il Governo voglia rivedere l’impianto della legge 185/1990
che vieterebbe in teoria la fornitura di armamenti a Paesi coinvolti in
politiche di guerra e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani
accertate a livello internazionale come è il caso di Israele
E per restare al ramo metalmeccanico, ricordando l’acquisizione della divisione
militare di Iveco, le innumerevoli join venture di Leonardo in giro per il
mondo, è di queste ore la notizia dell’ingresso di Ineos Grenadier nel settore
della difesa europea con l’acquisto italiano del fuoristrada britannico, una
mega commessa che in teoria striderebbe con il sostegno del Governo alle imprese
italiane produttrici. Ineos Automotive inizierà le consegne all’Esercito
Italiano dall’inizio del 2027 e forse l’acquisto dei mezzi britannici è merce di
scambio per altre operazioni ancora ignote. E questo acquisto ci conferma la
tendenza a riconvertire produzioni civili in militari. Con l’ordine
dell’Esercito Italiano cambia però la dimensione della presenza del marchio nel
settore: il Grenadier passa dall’essere un 4×4 civile adattabile agli impieghi
istituzionali a una piattaforma scelta direttamente per incarichi militari.
Chiudiamo con una ulteriore notizia che libera il campo da ogni equivoco sulla
propensione bellicista della Unione Europea con la spesa per la difesa degli
Stati membri arrivata ai 418 miliardi di euro nel 2025, pari al 2,2% del PIL
dell’UE, destinata, da qui a meno di tre anni, a raggiungere i 547 miliardi di
euro.
Chi avesse ancora dubbi sulla natura guerrafondaia della Unione Europea potrà
non crederci andando direttamente alle fonti.
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Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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