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Referendum, Giustizia, processo a Mediterranea
Riflessioni post referendum di Casarini sul processo a Mediterranea Saving Humans Il prossimo 12 maggio ci sarà, a Ragusa, la seconda udienza del processo a Mediterranea Saving Humans per i fatti dell’11 settembre 2020, quando l’equipaggio della ONG intervenne in soccorso di 27 persone, precariamente salvate dall’equipaggio della petroliera danese Maersk Etienne, ma ovviamente sistemate in condizioni invivibili da oltre
SUL REFERENDUM E OLTRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
“Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia” è il titolo che racchiude l’intento del comunicato di Immigrital, realtà di giovani di origine migrante e operaia che si mobilita contro il razzismo sistemico, istituzionale e relazionale, da cui siamo partiti per ragionare sul contesto sociale e istituzionale Italiano che precede e persiste il referendum sulla giustizia. Il No popolare, schiacciante con due milioni di elettori in più per il no, ha visto un’affluenza al 59%, un picco nuovo di attivazione che ha bocciato la campagna elettorale governativa ancora più che la riforma. È un duro colpo contro il governo Meloni, ma è difficile definirlo una vittoria sociale su tutti i fronti. La parzialità di un discorso che incentri tutto il focus sulla difesa della giustizia fa acqua da tutte le parti: l’evidenza della differenza di partecipazione che ha interessato questo quesito referendario va messa a confronto invece con l’affossamento del referendum abrogativo sulla cittadinanza, sia per mancato raggiungimento del quorum, sia perché molti dei voti positivi sui quesiti sul lavoro avevano invece risposto no al quesito sulla cittadinanza. Lascia quindi ragionamenti aperti su chi si è mobilitato per andare a votare a fronte dell’eveidente limite di un voto che esclude tutta la popolazione senza cittadinanza, così come parte della popolazione carceraria. Se questa sconfitta referendaria non ha a suo tempo permesso l’accesso alla cittadinanza a molti, così che tanti giovani continueranno a dover conoscere le questure italiane fin dall’infanzia e la segregazione interna allo stato delle prime e seconde generazioni. Allo stesso modo, sottolinea una giustizia a due velocità, dove i quartieri popolari si configurano come laboratori di sperimentazione repressiva e mostrano plasticamente la parzialità della giustizia italiana e il volto di quella magistratura che, a questi microfoni, l’avvocato Novaro definiva “avvocatura di polizia”. Ne parliamo con Elon di Immigrital:
March 25, 2026
Radio Blackout - Info
Referendum: li abbiamo fermati. E ora?
Il No ha vinto e ha vinto con chiarezza. Ancora, dopo il 2006 e il 2016 una parte ampia e trasversale del paese ha scelto di difendere la propria Costituzione. Chi governa oggi non è all’altezza di quei legislatori che … Leggi tutto L'articolo Referendum: li abbiamo fermati. E ora? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Ce n’est qu’un début, continuons le combat – di Sapienza Precaria
Il voto referendario del 22-23 marzo 2026 può segnare una svolta importante nella politica italiana. La pretesa e l’arroganza del governo Meloni di indire un referendum confermativo sui temi della giustizia aveva l’obiettivo si spianare la strada verso un dispotismo autoritario, in linea con la negazione dei principi-base dello stato di diritto, come già [...]
March 25, 2026
Effimera
Comando supremo del movimento disobbediente – di Armando Precariaz
La guerra contro il buon senso, iniziata con baldanzosa sicumera sotto i vessilli del "cambiamo tutto per non cambiare noi", si è risolta in una disfatta di proporzioni balneari. I resti di quello che fu l’invincibile esercito della Riforma, sbandano ora in disordine verso le retrovie della Garbatella. Gli "appunti di Giorgia", un tempo [...]
March 24, 2026
Effimera
COMUNICATO 24 marzo 2026 – Ha vinto la Costituzione
Una straordinaria partecipazione messa in campo, in uno slancio di orgoglio repubblicano, ha azzoppato una delle tre gambe sulle quali il Governo ha fondato il suo progetto di devastazione della Carta costituzionale. Questo ci rende felici e ci fa ben sperare. Fandonie e ricostruzioni capziose, Fedez, Garlasco, la famiglia nel bosco, stupratori e pedofili in libertà, occupazione degli spazi di comunicazione, non sono stati sufficienti per accreditare la prima “riforma epocale” del Governo: la riforma della Magistratura. Nei 7 anni della nostra esistenza e della perseveranza della nostra lotta i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti hanno sottolineato come autonomia differenziata, premierato e contro-riforma della Magistratura siano stati i cardini di un patto scellerato tra le forze per cancellare gli istituti fondamentali della Costituzione. E invece cittadine e cittadini hanno deciso diversamente: stop al tentativo di sovvertire il principio dell’equilibrio dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. I cittadini e le cittadine hanno rifiutato l’imposizione al Parlamento di un testo raffazzonato e pieno di sbavature, che avrebbe avviato l’operazione di scardinamento, avrebbe segnato un primo passo pericoloso e grave verso la sottomissione della Magistratura al potere Esecutivo, ridimensionando il ruolo del Presidente della Repubblica, depotenziando il CSM. Dopo i fallimenti delle bicamerali, quando i cittadini e le cittadine sono stati chiamati/e ad esprimere il voto sulle riforme costituzionali, nel 2006 e nel 2016, hanno detto NO e anche oggi nel 2026 i cittadini e le cittadine hanno detto la Costituzione non si tocca. Si è rafforzato, così, il legame profondo che lega il popolo italiano alla sua Carta fondamentale. Ripartiamo da questa consapevolezza; godiamoci qualche ora per rallegrarci della vittoria, ringraziando tutti e tutte coloro che – donne e uomini dei Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, impegnati nel Comitato per il NO della società civile e nel No sociale – hanno fatto la propria parte per difendere la Costituzione repubblicana dall’ennesimo attacco concepito dal Palazzo; e poi impegniamoci ancora di più per affermare le nostre ragioni, bloccando il percorso dell’Autonomia Differenziata, che il Governo vuol far procedere nonostante la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale. Approfittiamo di questo importante momento – e delle inevitabili discussioni che scatenerà nella fragile coalizione che ha sostenuto il sì – per far ripartire le battaglie sui diritti universali, così come la Carta li esprime e li garantisce, e per pretendere l’effettivo ripudio della guerra, come previsto dall’art. 11. La vittoria del NO esprime una disponibilità e una volontà di mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici, delle giovani e dei giovani, contro la guerra, contro la rimozione dei diritti e delle conquiste, contro l’Autonomia differenziata. Una volontà che si era già espressa in autunno contro il genocidio a Gaza. I dirigenti delle grandi organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese hanno la responsabilità di raccogliere subito questa forza, di mobilitarla per portare nelle piazze il NO che si è espresso nel voto, per lo Stop immediato all’AD, per il rifiuto di qualunque coinvolgimento dell’Italia nella guerra, per il ritiro del progetto di contro- riforma della sanità e della scuola. Noi ci siamo: crediamo nell’unità e nella possibilità di individuare spazi di lotta comune. La vittoria del NO ha rivendicato la nostra storia, la nostra identità repubblicana: un mandato che ci è stato assegnato da quanti/e ci hanno liberato, a prezzo della propria vita, dal nazifascismo, consegnandoci – attraverso la Costituzione del ’48 – l’impegno a garantire “diritti inviolabili e doveri inderogabili” di tutte le persone. Una responsabilità che – insieme a chi non arretra davanti ai principi della Carta; che, al contrario, vede nella loro realizzazione l’obiettivo imprescindibile – occorre esercitare senza tentennamenti e con intransigenza. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Ha vinto il NO, ha vinto la società civile
Appena si è capito che il NO avrebbe vinto il referendum il mondo della politica si è messo subito in moto per strumentalizzare quella che è, invece e a tutti gli effetti, una grande vittoria della società civile, capace di mobilitarsi dal basso in difesa della nostra Costituzione. La destra di governo che si era detta pronta a “liberarsi della magistratura” ora minimizza parlando di un risultato “tecnico” senza ricadute politiche. La sinistra istituzionale (fondamentalmente il PD) che poco aveva fatto, impegnata soprattutto a ricucire le defezioni interne dei suoi esponenti sostenitori del Sì, ora si dichiara vincitrice e cerca di sfruttare la situazione. Che si sia trattato di una vittoria maturata dal basso contro le logiche del “Palazzo” può essere dimostrato da alcune constatazioni. 1 – ha votato il 10% in più degli aventi diritto rispetto ai più recenti appuntamenti elettorali. Si tratta di più di 5 milioni di nostri concittadini che avevano voltato le spalle alla politica istituzionale, ma che non si sono mostrati indifferenti rispetto ad una fondamentale questione istituzionale. 2- Si calcola che circa il 10% degli elettori dei singoli partiti ha votato in modo diverso rispetto alle indicazioni ricevute dai vertici, senza significative differenze tra destra e sinistra. Segno che la gente ha voluto capire e ragionare con la propria testa. 3 – Fondamentale è stato per l’esito del referendum, il contributo dei giovani tra i 18 e 35 anni. Più del 60% di loro ha votato per il No. Non è dunque vero che i giovani sono indifferenti ai problemi sociali. Essi, a quanto pare, sembrano lontani soprattutto dai giochini di potere della politica orchestrata da chi comanda. 4 – La campagna referendaria a sostegno del NO ha visto come protagonisti soprattutto comitati auto-organizzati da forze politiche e strutture sociali esterne alla logica istituzionale di potere, che oltre ogni differenza sono state capaci di creare un fronte unito concentrato sull’obiettivo da raggiungere. Credo in conclusione che questa capacità unitaria messa in mostra dal basso da parte delle forze presenti nei movimenti di lotta e nella società civile, sia un patrimonio che non deve essere disperso, dovendo anzi divenire punto di riferimento da mettere alla prova in tutte le future battaglie che si renderanno necessarie nell’interesse delle masse popolari. Fotoreportage della festa del No a Palermo di Gaspare Semprevivo Antonio Minaldi
March 24, 2026
Pressenza
REFERENDUM COSTITUZIONALE: AFFLUENZA QUASI AL 60%, NETTA VITTORIA DEL NO ALLA “RIFORMA” NORDIO – MELONI.
Referendum sulla giustizia: affluenza al 59%, cifra record da 20 anni per i referendum votati su due giorni. Tanta gente al voto e successo netto per il No alla riforma Nordio – Meloni. Le proiezioni finali vedono il No al 53% e il Sì al 47%. Sul fronte dei voti reali (clicca qui per consultarli) , il dato è confermato: al momento il No è attorno al 55%, contro il Sì fermo al 45%. I favorevoli alla riforma vincono solo nel Nord, dalla Lombardia e in Triveneto (ma nelle grande città il trend è inverso). In tutto il resto d’Italia, maggioranza netta dei contrari. In attesa dei risultati definitivi, è comunque già netto il successo dei contrari alla riforma della giustizia, trainato da una grande partecipazione, ben al di sopra di tutte le rilevazioni dei sondaggi precedenti al voto. Intanto già oggi, lunedì 23 marzo, appuntamenti di piazza, lanciati in particolare dal fronte del Comitato del “No sociale”, già in piazza il 14 marzo a Roma con una manifestazione nazionale lanciata da realtà come Potere al Popolo e Unione Sindacale di Base A Brescia, appuntamento lunedì 23 marzo in Largo Formentone, ore 18. Sulla piazza bresciana Giorgio Cremaschi, del Comitato del “No sociale”. Ascolta o scarica Le piazze del No Sociale in Italia: BOLOGNA, da Via Ferrarese 2 verso Piazza del Nettuno ore 18 BRESCIA, Largo Formentone ore 18 CAGLIARI, Piazza Yenne ore 18:30 CASERTA, Piazza Vanvitelli ore 18:30 CUNEO, Via Roma (lato Duomo) ore 19:00 FIRENZE, Piazza Ognissanti ore 18 GENOVA, Piazza Caricamento ore 18:30 GROSSETO, Piazza Rosselli (Piazza della Vasca) ore 18 MILANO, Piazzale Loreto ore 18 NAPOLI, Largo Berlinguer ore 18 PADOVA, Via VII Febbraio (Liston) ore 19:00 PALERMO, Piazza Verdi ore 18 PAVIA, Piazza Vittoria ore 18:30 PERUGIA, Piazza Italia ore 19:00 PISA, Piazza XX Settembre ore 18 RIMINI, Piazza Cavour ore 19:00 ROMA, Piazza Ss Apostoli ore 18 TORINO, Piazza Castello (di fronte alla Prefettura) ore 18:30 VERONA, Piazza Isolo dalle 18 GENOVA, piazza Caricamento h18:30 LIVORNO, Piazza Grande ore 19:00
March 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Referendum costituzionale ed elezioni in Slovenia
Domenica 22 marzo (e per quanto riguarda il referendum anche lunedì 23 marzo) sarà una data importante sia per gli elettori in Italia che per quelli in Slovenia. In Italia la nostra costituzione si trova nuovamente sotto attacco con la proposta di modifica costituzionale che riguarda ben sette articoli. Il partito della Rifondazione comunista invita i propri iscritti e simpatizzanti a votare convintamente NO al quesito referendario ritenendo che le modifiche proposte vadano in direzione antidemocratica con il chiaro intento di arrivare ad un controllo governativo della magistratura e con il concreto rischio di derive autoritarie. Invece gli elettori sloveni domenica saranno chiamati a rinnovare il parlamento. La sfida tra le attuali forze di governo di centrosinistra e l’opposizione di centrodestra capitanata dal sempiterno Janez Janša sembra molto aperta. Il partito della Rifondazione comunista auspica chiaramente che a vincere non sia una compagine che di fatto a livello internazionale sostiene i criminali governi e le ancor più criminali politiche promosse e proposte da Israele con Netanyahu e dagli Usa con Trump. Pertanto Rifondazione comunista invita eventuali suoi simpatizzanti che hanno la cittadinanza slovena di votare domenica, se non lo hanno già fatto per posta, per quelle forze di sinistra che si sono schierate per il riconoscimento della Palestina e la condanna delle politiche genocide del governo israeliano e per proposte di tipo sociale all’avanguardia. Partito della Rifondazione comunista – Federazione di Trieste   V nedeljo 22. marca (in za italijanske volivce tudi v ponedeljek, 23. marca) bo pomemben dan tako za italijanske kot slovenske volilce. V Italiji je ustava znova pod udarom z referedumom, ki zadeva ustavne spremembe kar sedmih členov. Stranka komunistične prenove vabi svoje člane in simpatizerje, da se referenduma udeležijo in s prepričanjem prekrižajo NE na volilnici, saj gredo predlagane spremembe v smer protidemokratičnega in avtoritarnega sistema v katerem naj bi vlada nadzorovala sodstvo. Vendar konec tedna bodo odšli na volišča tudi slovenski državljani za državnozborske volitve s prenovitvijo parlamenta. V igri sta dve opciji med sedanjo levosredinsko vlado in alternativo, ki jo predstavlja zimzeleni Janez Janša. Izid je dokaj negotov. V stranki komunistične prenove smo resnično zaskrbljeni, da bi prevladala koalicija, ki na svetovni ravni podpira kriminalno politiko Izraela in ZDA oziroma Netanyahuja in Trumpa. Ravno zato SKP vabi vse svoje volivce in simpatizerje, ki imajo tudi slovensko državljanstvo, da če tega niso že naredili po pošti, naj gredo v nedeljo na volišče in oddajo svoj glas tistim levo usmerjenim strankam, ki so se v teh letih jasno opredelile za priznanje Palestine in proti genocidni politiki Izraela ter si izborile izboljšanje socialnih razmer in pravic v Sloveniji. Stranka komunistične prenove – Tržaška federacija Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
March 21, 2026
Pressenza
Votiamo NO a una Magistratura sottomessa a governo e poteri forti
La parola a Piero Calamandrei: “Nella preparazione della Costituzione, il governo non deve avere alcuna ingerenza…” […] “Nel campo del potere costituente il governo non può avere alcuna iniziativa, neanche preparatoria”. […] “Quando l’Assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti”. Oggi nei banchi del governo siedono addirittura coloro che hanno scritto la riforma costituzionale, così come accadde con la riforma del governo Berlusconi 2, bocciata dai cittadini e dalle cittadine nel 2006; così come con la riforma Renzi-Boschi, bocciata nel 2016. Nessuno grida allo scandalo, nessuno trova disdicevole una situazione così antitetica rispetto alla nostra tradizione repubblicana, relativamente giovane, ma fondata su principi saldissimi. Siamo ancora davvero una democrazia costituzionale? Due precisazioni: parlando della riforma della magistratura, non stiamo trattando solo di una materia tecnica. Guai ad affrontare l’appuntamento referendario con questa convinzione e con questo spirito: si mancherebbe di cogliere il senso profondo (e profondamente negativo, connesso con la nostra vita quotidiana) che un’eventuale vittoria del SI’ comporterebbe. Non sottovalutatela, non relegatela all’ambito di ciò che riguarda solo “gli esperti”. Si tratta di tutti/e noi, si tratta della Repubblica – questa parola sostituita intenzionalmente dagli pseudo-valori della Patria – e del suo funzionamento per garantire l’interesse generale, l’uguaglianza, la democrazia. L’ordine giudiziario deve essere autonomo e indipendente dagli altri poteri dello Stato. Tale indipendenza è essenziale per pervenire ad una giustizia imparziale, in grado di verificare e assicurare che a tutti/e siano garantiti i diritti, anche contro decisioni del potere, sia esso esecutivo sia esso legislativo. E poi: la riforma non prevede la soluzione ai problemi che assillano il nostro Paese da tempo immemorabile, primo tra tutti la lunghezza dei processi; né tantomeno arginerà gli episodi di cosiddetta “malagiustizia”; paradossalmente, quest’ultimo aspetto potrebbe persino peggiorare. Guardatevi da chi afferma il contrario, come in tantissimi/e sostenitori del SI’ hanno fatto nel corso di questa terribile campagna referendaria. Ed ora un appello: qualsiasi cosa dobbiate fare, anche la più importante, domenica o lunedì trovate un momento per affermare la nostra dignità repubblicana, attraverso una intransigente difesa della Costituzione del ’48, per l’ennesima volta sottoposta ad una consistente manomissione; come sempre, maldestra, becera, secondo alcuni impraticabile, certamente incurante della tutela dei principi sui quali la Carta ha fondato la sua identità. Non si tratta di una rivendicazione passatista o conservatrice; al contrario, della richiesta di impossessarci nuovamente dello spirito che la anima, per ribadirlo più forte, in maniera più convinta, contro coloro che – per tradizione, cultura, identità – vedono in essa soltanto un intralcio da neutralizzare. Difendiamo la separazione dei poteri, strumento dell’interesse generale: si depotenzia la magistratura con l’obiettivo di ridurre fortemente il controllo di legalità rispetto al quale il potere Esecutivo è particolarmente insofferente. I fautori del SI hanno sciorinato certezze, snocciolato dichiarazioni, evocato precedenti: la riforma, secondo loro necessaria, pone la magistratura al passo con le grandi democrazie; oltre a scongiurare la libera circolazione di stupratori, pedofili, extra-comunitari (posti rigorosamente sullo stesso piano). Ciò che, invece, risulta chiaro è che – se passasse la de-forma della magistratura – il nostro Paese rappresenterebbe un unicum da vari punti di vista; un unicum in negativo, dal momento che l’operazione rappresenterebbe un vantaggio solo per la casta (frutto di leggi elettorali vergognose e di liste bloccate dal clientelismo e dall’amichettismo) e un detrimento assoluto per cittadine e cittadini. 14 minuti di soliloquio della presidente del Consiglio circolati sui social, in cui la “riforma” viene spiegata a colpi di sapienti omissioni delle parti critiche (Travaglio ha scritto “o non la conosce e ci prende per scemi”), nonché il suo video tutorial “Una croce per la riforma” (io propongo, invece, che il nostro NO metta per sempre una croce sulla riforma) dimostrano tutta la considerazione che ha dei cittadini e delle cittadine di questo paese colei che solo pochi giorni fa – rispetto all’attacco di Israele e Usa all’Iran, la guerra-lampo ancora in corso – ha affermato “Né condivido né condanno”: l’amica di Trump, l’ammiratrice del genocida Netanyahu. Noi dei Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti abbiamo aderito con convinzione al “No sociale,” così come al “Comitato per il NO della società civile”. L’autoritarismo che domina il mondo ha tante facce: tecnocrazie; uomini o donne soli al comando; esclusione dei popoli non solo da ogni forma di decisione, ma persino di informazione. Nel nostro Paese, in particolare, l’autoritarismo si concentra nelle 3 gambe del progetto eversivo e securitario del governo Meloni – riforma della magistratura, autonomia differenziata, premierato, nonché i loro corollari, come i decreti sicurezza – che per questo devono essere ostacolati e combattuti. Il movimento cui abbiamo dato vita 7 anni fa ha partecipato attivamente alla campagna di sensibilizzazione contro la de-forma della magistratura. La nostra lotta per affermare la centralità dell’uguaglianza sostanziale non può che intercettare quella per l’uguaglianza formale. Ma c’è di più; abbiamo da sempre sottolineato come – dietro la Riforma del Titolo V e dietro il tentativo di concretizzare quanto previsto dal c. 3 dell’art. 116, ovvero l’autonomia differenziata – si nascondesse un intento ancor più eversivo: una sostanziale riforma istituzionale, caratterizzata dall’alleggerimento – se non dall’annullamento – della centralità del ruolo del Parlamento e della cornice della legge nazionale, per spostare la potestà legislativa esclusiva su altri soggetti – i presidenti delle Regioni (i sedicenti “governatori” e i loro assoggettati Consigli); oggi anche i sindaci, considerata la riforma dell’art. 114, voluta fortemente da Gualtieri. Determinando, di fatto, 20 e più repubblichette, ciascuna con le proprie norme e con diritti garantiti non più sulla base del principio di uguaglianza, ma del certificato di residenza; dando vita a profili di cittadinanza – e dunque a diritti – rispondenti alle possibilità economiche della regione nella quale si risiede. Fine di fatto della Repubblica “una e indivisibile”, come prescrive inequivocabilmente l’art. 5 della Carta. Il nostro NO – di noi che lavoriamo incessantemente per la pace, ne difendiamo i valori fondativi, ne esaltiamo i percorsi e la storia – deve ribadire che l’Italia ripudia la guerra; che non vogliamo vivere in un mondo in cui pochi decidono – possono decidere – grazie al silenzio-assenso di tutti gli altri. Un no al suo carico di morte e alla disumanizzazione; alle conseguenze che paghiamo noi, lavoratori e lavoratrici e tutte le fasce più deboli della società, per sostenere il profitto di pochi; un no a un’economia guidata dall’industria bellica, che decapita da qui a chissà quando qualsiasi tentativo di investire in sanità ed istruzione, privandoci di diritti universali, ridotti a un valore prestazionale che li mortifica e li conduce irreversibilmente sotto l’egemonia del privato. Mentre noi vogliamo – qui ed ora – giustizia sociale e dignità del lavoro. Un no, insomma, che rivendica la nostra storia, la nostra identità repubblicana: un mandato che ci è stato assegnato da quanti ci hanno liberato, a prezzo della propria vita, dal nazifascismo, consegnandoci – attraverso la Costituzione del ’48 – “diritti inviolabili e doveri inderogabili”. Redazione Italia
March 21, 2026
Pressenza