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Duecento cittadini contro lo Stato: la prima causa climatica italiana arriva in tribunale
Il 21 ottobre è tornata davanti ai giudici, alla Corte d’Appello di Roma, «Giudizio Universale», la causa con cui A Sud e altre 24 associazioni, insieme a 179 cittadini, accusano lo Stato italiano di non aver fatto abbastanza contro la crisi climatica e chiedono che venga condannato a ridurre le emissioni di gas serra del 92% entro il 2030. È la prima causa climatica intentata in Italia contro lo Stato, che si aggiunge alle innumerevoli altre simili intentate dai popoli contro i governi. Ciò che le accomuna è proprio la volontà di riconoscere e condannare la responsabilità delle politiche istituzionali nella devastazione climatica e ambientale. La causa è partita il 5 giugno 2021, Giornata mondiale dell’ambiente. Le richieste sono due: dichiarare lo Stato responsabile di non aver affrontato l’emergenza climatica e imporgli quel taglio delle emissioni rispetto ai livelli del 1990, una quota calcolata sulla base delle responsabilità storiche dell’Italia e delle sue capacità tecnologiche e finanziarie. Il riferimento è l’Accordo di Parigi del 2015, con cui gli Stati si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale ben sotto i 2 gradi, puntando a 1,5. Nel febbraio 2024 il Tribunale civile di Roma aveva dichiarato la domanda inammissibile per «difetto assoluto di giurisdizione»: in sostanza, secondo i giudici le scelte di politica climatica spettano a governo e Parlamento e un tribunale non può entrarci. A riaprire il caso è stata la Cassazione. A luglio 2025 le Sezioni Unite, il collegio che decide le questioni giuridiche più delicate, hanno stabilito nella causa di Greenpeace Italia, ReCommon e dodici cittadini contro ENI che in materia di clima quel difetto di giurisdizione non si può invocare. ENI, peraltro, aveva citato proprio Giudizio Universale come precedente a proprio favore. «Non chiediamo ai giudici di fare politica» ha spiegato l’avvocato dei ricorrenti Luca Saltalamacchia ma «chiediamo di verificare se lo Stato abbia rispettato obblighi giuridici precisi e misurabili, che ha sottoscritto». La causa italiana fa parte di un’ondata che i giuristi di tutto il mondo chiamano climate litigation, contenzioso climatico. Dal 1986 sono state censite oltre 3.600 cause legate al clima in 62 Paesi, più di tre quarti delle quali avviate dopo il 2015, e solo nel 2025 se ne sono aggiunte 249. Alcune hanno fatto storia. Nel 2019 la Corte suprema dei Paesi Bassi, su ricorso della fondazione Urgenda, ha confermato l’obbligo per lo Stato di tagliare le emissioni di almeno il 25% entro il 2020 rispetto al 1990. In Francia, dopo una causa sostenuta da due milioni di cittadini, nel 2021 il tribunale amministrativo di Parigi ha condannato lo Stato per non aver agito sul clima. Nell’aprile 2024 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Svizzera su ricorso di oltre duemila persone anziane, stabilendo che l’inazione climatica viola il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Infine, nel luglio 2025 la Corte internazionale di giustizia ha chiarito in un parere gli obblighi climatici degli Stati, che nel maggio 2026 l’Assemblea generale dell’ONU ha riconosciuto come obbligo giuridico con 141 voti, compreso quello dell’Italia. The post Duecento cittadini contro lo Stato: la prima causa climatica italiana arriva in tribunale appeared first on L'Indipendente.
October 22, 2026
L'INDIPENDENTE
[2026-10-25] Laboratorio di Biologia Politica 🪲🦇🌿 @ Serra del Parco Delle Energie Ex Snia
LABORATORIO DI BIOLOGIA POLITICA 🪲🦇🌿 Serra del Parco Delle Energie Ex Snia - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM (domenica, 25 ottobre 15:00) 🦠🍄🐝 CHE ORGANISMO MULTISPECIE SEI? 🐙🌿🦋 Scoprilo al Laboratorio di Biologia Politica! 📅 25 ottobre, ore 15:00 📍 Parco delle Energie, Roma Porta le tue fattezze di umano e preparati a trasformarti verso una assemblea oltre-umana. Come funziona? Inizia tutto da una carta pescata da un mazzo speciale 🃏 Il resto lo fanno la sorpresa e la meraviglia 🤩 Il programma del pomeriggio: 🫖 Tisanine, coccole e biscottini 🎭 Laboratorio costruzione maschere h 17.00 🎶 Musichette in vista del Climate Pride (14 novembre) ☕ Porta la tua tazza! Niente usa e getta. Un pomeriggio soffice e creativo per salutare l’autunno insieme, ritrovarci intorno ai temi che ci importano e immaginare futuri in cui l’umano non è più l’unico sul pianeta. 🌱 Hasta la simbiosi siempre! 💚 #climatepride #multispecie #oltreumano #laboratorio #attivismoclimatico
October 19, 2026
Gancio de Roma
E dopo i bollori d’estate, il super-Niño
L’estate 2026 verrà ricordata tra le più calde mai regitsrate (per Europa e Italia un record assoluto) ed è solo il preludio ad un fenomeno meteorologico planetario (El Niño) che, secondo le previsioni degli scienziati, sarà il più intenso degli ultimi mille anni. Si stima che provocherà gravi perturbazioni nelle […] L'articolo E dopo i bollori d’estate, il super-Niño su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
GIORNATA DI SCIOPERO PER STUDENTI E STUDENTESSE. AL CENTRO DELLE PROTESTE CAROVITA, DECRETO VALDITARA, REPRESSIONE, CLIMA, ASSENZA DI PROSPETTIVE
E’ giornata di sciopero studentesco, lanciata da diverse realtà, dai Collettivi autonomi e locali a Osa, contro caroscuola, carovita, repressione, decreto Valditara, precarietà abitativa, sociale e di vita. Manifestazioni da nord a sud, come a Torino, Genova, Venezia, Padova, Vicenza, Bologna, Livorno, Napoli e Roma. Non sono mancate le provocazioni di polizia e digos alla vigilia delle proteste di questo venerdì 16 ottobre. Perquisizioni e diffide a studenti e studentesse padovani sono arrivate nella notte “per sospetta istigazione a delinquere”. Sarebbero scattati anche daspo e convocazioni in questura, come denunciato dal Coordinamento Studenti Medi di Padova. “Ancora una volta, quando gli studenti protestano per le condizioni vergognose delle scuole, l’unica risposta del governo è quella di mettere tensione e paura per provare a dividerci”. Da Padova Yuki, studente del Coordinamento Studenti Medi dal corteo di questa mattina alla presenza di oltre 2mila persone. Ascolta o scarica. Sempre oggi, in alcune città, in piazza anche lo sciopero per il clima con i Fridays For Future nel tentativo di unire la lotta per la giustizia climatica a quella sociale ed economica. Nelle piazze di molte città d’Italia e di centinaia città nel mondo si torna a marciare per il clima e la tutela del pianeta. Lo sciopero per il clima, che tradizionalmente veniva convocato in questi mesi, quest’anno ha luogo dopo un’estate insopportabile. Da Torino Simona, di Fridays For Future dove la mobilitazione climatica si è unita alla protesta studentesca, con la partecipazione di migliaia di persone. Ascolta o scarica. Tra queste piazze anche Milano, dove la Questura ha prescritto piazza Scala, dirottando il presidio “Un clima per tutti, tutti per il clima” in piazza San Babila, ore 17.30. Radio Onda d’Urto ne ha parlato qui.
October 16, 2026
Radio Onda d`Urto
La Conad non deve passarla liscia
SE C’È UN LUOGO IN CUI LO SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA DI OGGI TROVA UN FORTE ORIZZONTE DI SENSO È REGGIO EMILIA, DOVE UN CORTEO BOSCHIVO RAGGIUNGERÀ QUEL CHE RESTA DI BOSCO OSPIZIO, DEVASTATO PER FARE SPAZIO A UN SUPERMERCATO CONAD, MALGRADO IL RICORSO DI CITTADINI E REALTÀ AMBIENTALISTE ACCOLTO AL CONSIGLIO DI STATO. PER QUESTO UN APPELLO PROMOSSO DA 19 ASSOCIAZIONI, BLOG, RIVISTE (CI SIAMO ANCHE NOI DI COMUNE), GRUPPI DI BASE PROMUOVE UN PRIMO BOICOTTAGGIO NAZIONALE DI MASSA DI CONAD IL 6 NOVEMBRE. “È NOTO CHE UN CALO ANCHE SOLO DEL 5 PER CENTO NELLE VENDITE FA CAMBIARE “IDEA” ANCHE AI GIGANTI….” IN ARRIVO ALTRE ADESIONI Bosco Ospizio di Reggio Emilia: qualche settimana fa. Foto Bosco Ospizio -------------------------------------------------------------------------------- Nonostante gli appelli e la difesa coraggiosa di reggiane/i, le ruspe della Conad hanno distrutto gran parte del Bosco Ospizio. Con formalismi di ogni genere il Comune di Reggio Emilia ha lasciato fare… in base a vecchi accordi. Tempi “vecchi” appunto ma nel frattempo è esplosa una grave crisi climatica che peggiora ogni anno: distruggere un bosco è un attentato diretto alla salute delle persone. Ridicole le scuse Conad-Comune tipo “stiamo piantando nuovi alberi”: se pure cresceranno… ci vorranno trent’anni perché ci aiutino. Conad ha violato il suo «Codice Etico» e ogni decenza. Noi associazioni di base sottoscritte non crediamo che sia tollerabile. L’unica cosa che interessa a Conad sono i soldi subito? Bene, noi vogliamo organizzare un boicottaggio in tutta Italia. È noto che un calo anche solo del 5 per cento nelle vendite fa cambiare “idea” anche ai giganti. Proviamoci. Abbiamo deciso una prima giornata di mobilitazione in tutte le città dove siamo presenti per venerdì 6 novembre, con volantini ai supermercati e magari con la pubblica e collettiva restituzione delle tessere Conad. Se la nostra prima protesta mostrerà una rete solida e riscuoterà consensi – e nuove adesioni – proporremo una seconda mobilitazione prima di Natale, periodo “delicato” per chi deve vendere. Facciamo pagare a Conad gli alberi distrutti. * ABC – Ambiente Bene Comune (Mestre) * Archivio “Marco Pezzi” (Bologna) * Assemblea anarchica imolese * Attac Italia * Bologna respira * Bottega d’arte sociale aps (Imola) * Centro Documentazione Polesano – Badia Polesine (Rovigo) * centro Francesco Lorusso (Bologna) * circolo “Chico” Mendes – Bologna * Cobas Imola * Comune-info * Gas (gruppo acquisto solidale) di Imola * Giolli cooperativa * Il rosso non è il nero – Savona * La bottega del barbieri * Movimento decrescita felice * Odissea blog * Opera di Imola * Salviamo gli alberi a Cesena Adesioni: pkdick@fastmail.it -------------------------------------------------------------------------------- Punto di riferimento essenziale della protesta è un blog con cui camminiamo insieme da molti anni: La bottega del barbieri -------------------------------------------------------------------------------- . . -------------------------------------------------------------------------------- Cinque chiarimenti in vista del 6 novembre 1- Il nostro appello sta ancora girando; lo ripubblicheremo il 3 novembre con le adesioni vecchie e nuove (però mandatecele entro ottobre, per favore). Grazie da subito a chi ci aiuterà a farlo girare. 2 – Ovviamente fin dall’inizio abbiamo coinvolto (per mail) le realtà reggiane che per ora non ci hanno risposto; molto ci piacerebbe la loro adesione o il loro «placet». 3- Ci sono arrivate alcune adesioni individuali (fra le prime quelle di Alessandro Ghebreigziabiher) che però non pubblichiamo. Il nostro intento infatti è che il 6 novembre gruppi e associazioni si impegnino nel volantinaggio “di massa” davanti ai negozi Conad. Certo può farlo anche un singolo, meglio se polipo… come dice la battuta in voga durante i volantinaggi. 4 – Da due città ci sono giunti messaggi quasi analoghi che in sintesi dicevano: “Ci piacerebbe aderire ma la nostra associazione riceve molti prodotti da Conad che noi distribuiamo alle persone più povere…”. Ci aspettavamo qualcosa del genere perché il silenzio si compra in due modi: con la pubblicità sui media e con le “donazioni” (di solito prodotti in scadenza) spacciate per animo nobile. Questo non riguarda solo Conad ma tutti i “grandi” che così si sentono al riparo da ogni domanda scomoda su qualità e sicurezza delle merci, scelte politiche e nell’organizzazione del lavoro interno, etica e conflitti di interessi. 5 – Per il 6 novembre noi proporremmo un testo da distribuire ma ovviamente ognuna/o cambierà o aggiungerà. Ci piacerebbe però avere un riscontro in modo da segnalare la mappa della «prima giornata». Per proseguire… -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La Conad non deve passarla liscia proviene da Comune-info.
October 16, 2026
Comune-info
[2026-10-16] Questo clima non è vita! Sciopero e corteo fino al MASE @ Piramide Cestia
QUESTO CLIMA NON È VITA! SCIOPERO E CORTEO FINO AL MASE Piramide Cestia - piazzale Ostiense (venerdì, 16 ottobre 17:00) Questo clima non è vita - Sciopero per il clima 16/10 La questura ci impedisce di manifestare sotto la sede del MASE Quest’estate in Europa abbiamo visto 35.000 morti in eccesso per le ondate di calore, siamo in emergenza climatica. I governi in tutto il mondo, dopo anni di campagne contro attivist3 e a favore di chi causa la crisi climatica, ora non hanno parole per giustificarsi di fronte agli eventi meteorologici estremi che devastano i nostri territori. Prima non c’è acqua e si muore di caldo, poi ce n’è troppa e si muore travolti dalle alluvioni. Siamo arrabbiat3 e preoccupat3 per le persone intorno a noi, quelle a cui vogliamo bene, le più fragili. Le nostre città sono diventate invivibili per tre mesi all'anno e, nonostante il solito negazionismo antiscientifico e deresponsabilizzante, tutt3 abbiamo chiaro che non possiamo stare a guardare mentre continuano le colate di cemento. Vogliamo città che tornino ad essere spazio pubblico, non di speculazione, e luoghi di giustizia sociale e climatica, pianificate con chi le abita. La presenza capillare di spazi verdi e spazi naturali urbani è probabilmente una delle differenze più rilevanti fra la città presente e la città futura. Ridare spazio al suolo naturale, alla creazione di corridoi ecologici e alle aree umide significa offrire alla collettività benessere e servizi dal valore ecologico ed economico enormemente superiore a quelli provocati dal suolo sigillato. Ci sono delle gravissime responsabilità, chi sta distruggendo il nostro pianeta deve pagare. Chi sta continuando a bruciare il futuro di tutti e tutte deve essere fermato. Il 16 Ottobre ci stiamo mobilitando per manifestare in molte città italiane. Il nostro obiettivo a Roma è manifestare sotto la sede del MASE - il ministero dell’ambiente e dell'energia, il soggetto responsabile della catastrofe in corso. Denunciamo che, senza ragioni plausibili, la questura di Roma ci sta negando questo diritto. PARTENZA A PIRAMIDE ALLE ORE 17 PER ANDARE AL MASE. Aderisci e vieni a dire perché vuoi manifestare anche tu sotto al MASE! QUESTO CLIMA NON È VITA - IL MASE AGISCA
October 13, 2026
Gancio de Roma
Occultamento creativo
NELL’ESTATE TRA LE PIÙ CALDE MAI REGISTRATE, LA MAGGIOR PARTE DEI SERVIZI GIORNALISTICI SUL CALDO ESTREMO NON HA FATTO RIFERIMENTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, NÉ ALLE 57 AZIENDE DI COMBUSTIBILI FOSSILI RESPONSABILI DELL’80% DELLE EMISSIONI GLOBALI DI CARBONIO DAL 2016 A OGGI, NÉ ALLE INDUSTRIE CHE NE RENDONO POSSIBILE LA LORO ATTIVITÀ, COME QUELLA DELLA COMUNICAZIONE. INTANTO PETROLIO E GAS VENGONO RACCONTATI ANCORA COME RISORSE INDISPENSABILI PER LA SICUREZZA ENERGETICA E LA STABILITÀ ECONOMICA (DI CHI?). LA PORTATA DEI DATI DELL’ULTIMO RAPPORTO DI CLEAN CREATIVES – SUI LEGAMI COMMERCIALI TRA LE GRANDI AZIENDE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI E LE AGENZIE GLOBALI DI PUBBLICHE RELAZIONI E PUBBLICITÀ – È IMPRESSIONANTE -------------------------------------------------------------------------------- L’estate 2026 verrà ricordata tra le più calde mai registrate (per Europa e Italia un record assoluto) ed è solo il preludio a un fenomeno meteorologico planetario, El Niño, che, secondo le previsioni degli scienziati, sarà il più intenso degli ultimi mille anni. Si stima che provocherà gravi perturbazioni nelle catene di approvvigionamento globali e condizioni meteorologiche devastanti, rischiando di “spingere 50 milioni di persone verso una condizione di grave insicurezza alimentare…”. 16 ottobre, torno lo Sciopero per il clima promosso da Friday for future Eppure, i media mainstream continuano a non collegare questi eventi al cambiamento climatico. Il fenomeno è sempre più evidente e ormai un paradosso anche di fronte a eventi catastrofici come quelli accaduti in Nepal, o nelle nostre stesse regioni. Nonostante i titoli sul caldo estremo, la maggior parte dei servizi giornalistici non ha fatto alcun riferimento al cambiamento climatico, né alle 57 aziende di combustibili fossili responsabili dell’80% delle emissioni globali di carbonio dal 2016 a oggi, né alle industrie che ne rendono possibile l’attività, come quella della comunicazione. È l’opera migliore, quella più meschina e viscida, è quella realizzata dal marketing delle grandi compagnie petrolifere. Mentre i colossi del petrolio realizzavano profitti per 93 miliardi di dollari in soli tre mesi (di extra profitti non se ne parla anzi, noialtri li eleviamo a eroi) grazie alla guerra in Iran (per non parlare di ciò che accadde col gas appena si aprì il fronte ucraino) le loro agenzie continuavano ad applicare la strategia di occultamento creativo. Le campagne pubblicitarie odierne presentano petrolio e gas come risorse indispensabili per la sicurezza energetica e la stabilità economica, proprio mentre la domanda di questi combustibili sta rallentando e il solare fotovoltaico ha coperto la quota maggiore (27%) della crescita della domanda globale di energia. In pratica abbiamo le soluzioni necessarie, ma l’industria dei combustibili fossili alimenta paura e insicurezza per ritardare azioni. Al riguardo, è uscito il rapporto periodico di Clean Creatives (che contiene un database pubblico) che mappa e documenta i legami commerciali tra le grandi aziende dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) e le agenzie globali di pubbliche relazioni (PR) e pubblicità. L’obiettivo dell’iniziativa è smascherare il supporto reputazionale e di marketing che l’industria dei combustibili fossili riceve da parte del settore creativo. Secondo Clean Creatives, le compagnie petrolifere e del gas non operano da sole per ripulire la propria immagine pubblica, ma si affidano ad agenzie che creano campagne di “greenwashing” e copertura strategica. La portata dei dati è impressionante. Il rapporto infatti, raccoglie migliaia di contratti documentati a livello globale (provenienti da registri pubblici, candidature a premi di settore e portfolio creativi) che coinvolgono centinaia di agenzie di public relations e pubblicità e decine di grandi gruppi di holding internazionali. La piattaforma permette di cercare in modo trasparente, agenzie, clienti e singoli contratti per verificare chi lavora con i colossi dell’energia. Introduce anche dei riconoscimenti satirici (F-Badges) per evidenziare comportamenti specifici delle agenzie, come collaborazioni di lunga data, contratti multipli o la partecipazione a campagne di greenwashing premiate nei festival della creatività. Il progetto non si limita a denunciare ma punta a spingere i professionisti della comunicazione, i leader delle agenzie e i brand famosi a rifiutare contratti con il settore fossile, invitandoli a firmare un impegno formale (The Pledge) per orientare la creatività verso un futuro sostenibile. Il report di Clean Creatives punta il dito sia contro i grandi committenti (le aziende energetiche) sia contro le holding e le agenzie di comunicazione che gestiscono i loro contratti. Perché mentre noi guardiamo Valeria Marini che cade, Luciano Spalletti che litiga o un politico che mente, mentre riceviamo notizie su questi fatti senza che nessuno mai dica quali sono le cause (lo fanno volutamente), ci facciamo condizionare pure da gente continua a spingerci verso “quella” forma di consumo e che pian piano ci spinge ai limiti fisiologici del nostro corpo. E se una volta l’estate era gioia e divertimento, adesso è reclusione e sgomento. -------------------------------------------------------------------------------- Fonte principale: ABC, CBS, and NBC aired nearly 200 segments about three U.S. heat events without mentioning climate change -------------------------------------------------------------------------------- .LE -------------------------------------------------------------------------------- ASCOLTA ANCHE L’INTERVISTA A LUCA MERCALLI: > Il futuro del clima è oggi -------------------------------------------------------------------------------- . . . . . -------------------------------------------------------------------------------- Questo articolo è stato qui pubblicato anche in relazione al progetto CORE . -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Occultamento creativo proviene da Comune-info.
October 13, 2026
Comune-info
Data Center, a Milano i comitati rilanciano la moratoria: la questione è chi decide
La manifestazione del 10 ottobre in piazza della Scala a Milano ha segnato un passaggio significativo nella mobilitazione contro la proliferazione dei Data Center. Oltre un migliaio di persone, in rappresentanza di decine di comitati provenienti prevalentemente dalla Lombardia ma anche da altre regioni, hanno portato nel centro della metropoli […] L'articolo Data Center, a Milano i comitati rilanciano la moratoria: la questione è chi decide su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
[entropia massima] Collettiva
presentazione della stagione 2026-2027 di Entropia Massima e i suoi quattro temi principali con Estrattivismo dei dati, Emergenza 0, Antropologica e Libera scienza in libero stato
October 5, 2026
Radio Onda Rossa
L’estate sta finendo
LA CRISI CLIMATICA NON È PIÙ UN RISCHIO DA PROIETTARE NEL FUTURO: È GIÀ ENTRATA NELLA NOSTRA ESPERIENZA QUOTIDIANA, MODIFICANDO ABITUDINI, TERRITORI, ECONOMIE E PERFINO IL MODO IN CUI PERCEPIAMO LE STAGIONI. EPPURE, MENTRE I SUOI EFFETTI DIVENTANO SEMPRE PIÙ EVIDENTI E COSTOSI, LA TRANSIZIONE ECOLOGICA CONTINUA A ESSERE RACCONTATA SOPRATTUTTO COME UN PROBLEMA DI RISORSE. FORSE, ALLORA, LA DOMANDA DA PORRE È UN’ALTRA: QUANTO CI COSTA DAVVERO NON CAMBIARE? Quando ero bambino sognavo l’arrivo dell’estate e me la godevo fino in fondo come un tempo finalmente dedicato a quell’insieme di attività libere dalla costrizione e basate solo sui desideri. L’estate di quest’anno ha letteralmente stravolto questi parametri e sappiamo che, secondo gli studiosi del clima, le prossime saranno persino peggio. In un mondo normale, il tema di una radicale transizione ecologica dovrebbe quindi essere l’oggetto primario del confronto politico, sociale e culturale. Non è così e, dopo quattro decenni di politiche liberiste, ancora tocca sentire che i costi di una trasformazione ecologica della società sono troppo onerosi e che il sistema delle imprese non potrebbe farsene carico. Ecco perché, pur essendo una battaglia per la vita (che altro?), occorre scendere sul terreno dell’economia per confutare la narrazione dominante. Proviamo a farlo con quattro riflessioni. La prima riguarda non tanto i futuri costi della transizione ecologica, ma quanto già oggi ci costa non fare nulla. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi sono costati al nostro Paese 145 miliardi di euro, più di metà dei quali solo nell’ultimo decennio, mentre se consideriamo solo l’ultimo triennio il costo diventa di 13 miliardi all’anno. Se ai costi diretti aggiungiamo anche i costi indiretti (perdita di produttività, costi sanitari etc.) la cifra sale in maniera esorbitante: l’anno in corso è già costato all’Europa 180 miliardi di euro (pari all’1% del Pil europeo, esattamente la stima di crescita prefissata, che quindi è già evaporata). La seconda riflessione non ha bisogno di grandi evidenze: come mai i soldi per la transizione ecologica non ci sono, mentre per il riarmo e la guerra non si bada a spese? Secondo i dati dell’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per la Difesa, la spesa militare aggregata degli Stati membri nel 2025 ha raggiunto i 418 miliardi di euro (45 miliardi per l’Italia), con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente e con una proiezione al 2029 di 547 miliardi. La terza riflessione riguarda le imprese, dalle quali, secondo la narrazione dominante, ogni trasformazione dovrebbe passare e ogni cambiamento dovrebbe essere governato. Com’è noto da tempo, l’idea che, finanziando le imprese a pioggia, si produca a cascata benessere sociale, appartiene ormai alle favole. La relazione fra economia e finanza è ormai ribaltata e se una volta si poteva dire che la finanza fosse il mezzo e l’economia il fine, oggi è vero l’opposto. Basti vedere l’aumento del transito di risorse che dalle imprese, invece che in ricerca e innovazione tecnologica, finiscono direttamente in Borsa. Solo per fare un esempio, negli Usa la pratica del buyback (riacquisto delle proprie azioni per diminuirne il numero e farne salire il valore e i conseguenti utili) è arrivata alla spropositata cifra di 1400 miliardi di dollari (pari all’intero Pil dell’Italia). Da ultimo, ma non per importanza, resta il fardello della trappola del debito, un meccanismo tortuoso a cui nessuno sembra voler mettere mano. Sta di fatto che, nonostante da oltre trenta anni il bilancio del nostro Paese chiuda in avanzo primario (lo Stato spende meno di quanto ricava), la voragine degli interessi da pagare obbliga il nostro Paese a un perenne indebitamento, dentro un circolo vizioso di debito/austerità/interessi senza fine. Solo per dare l’idea, dal 2016 al 2025 abbiamo già pagato 714 miliardi solo per gli interessi sul debito, e si prevede che ne spenderemo altri 94 mld nel 2026, 101 mld nel 2027 e 107 mld nel 2028 (più del 4% del Pil). Come si vede, le risorse ci sono e si tratta solo di volontà politica. Fermare il riarmo, transizione ecologica, fine della trappola del debito per spendere in stato sociale. Serve altro a chi dice di voler cambiare il Paese? L'articolo L’estate sta finendo proviene da Comune-info.
October 5, 2026
Comune-info