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Gli Stati commercianti di carbonio
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Marcin Jozwiak su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Il mercato del carbonio ora include anche il mercato interstatale, facilitato dagli Stati. Non si tratta più solo di scambi di carbonio tra o con le aziende; ora i Paesi possono anche vendere quote di inquinamento ad altri Paesi. Questo è grave per molte ragioni. Non è una reale riduzione delle emissioni di gas serra, quindi la crisi climatica non fa che peggiorare con questo nuovo pretesto. Inoltre, gli Stati, in quanto “proprietari” del carbonio, hanno il potere di imporre queste transazioni, ad esempio, contro le comunità che difendono i propri territori. Il rapporto Grain, State Carbon Rush: More Threats to Communities and the Climate (La corsa al carbonio degli Stati: più minacce per le comunità e il clima), spiega questa nuova tendenza e come gli Stati del Sud del mondo vedano una nuova fonte di reddito nella vendita della capacità dei propri ecosistemi di assorbire carbonio ai Paesi del Nord del mondo, che poi la considerano come una propria azione per il clima. Il nuovo meccanismo, dal nome criptico di “risultati di mitigazione trasferiti a livello internazionale” (ITMO), rientra nell’ambito dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Questo articolo disciplina le modalità di scambio, negoziazione o compensazione delle emissioni, non la loro riduzione. L’articolo 6.2 stabilisce il quadro di riferimento per lo scambio tra i paesi di sequestro di carbonio e altre misure di mitigazione dei cambiamenti climatici, un concetto innovativo in questo contesto. L’articolo 6.4 fa riferimento ad altre forme di mercati del carbonio, simili a quelli già esistenti, ma con metodologie e regole presumibilmente nuove. È l’articolo preferito dalle compagnie petrolifere transnazionali e da altre grandi industrie responsabili dei cambiamenti climatici perché rinnova i mercati del carbonio, ormai screditati, aggiunge nuove aree soggette a tali mercati – come terreni agricoli, mari e coste – e, inoltre, conferisce a questi mercati un’apparenza di “integrità” grazie alla loro approvazione da parte delle normative ONU, sebbene queste siano volontarie. Gli operatori del mercato dei crediti di carbonio hanno urgente bisogno di ripulire la propria immagine, poiché il settore sta soffrendo di una mancanza di credibilità, a seguito di una serie di scandali degli ultimi anni che hanno rivelato come la maggior parte dei crediti di carbonio, la materia prima di questi mercati, non abbia un fondamento reale, ma sia fraudolenta in quanto non genera nuovo sequestro di carbonio e, in molti casi, contribuisce ad aggravare i cambiamenti climatici (Mercado de carbono: hecho para el fracaso). Pertanto, l’obiettivo è quello di proiettare l’immagine che i progetti approvati ai sensi dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi garantiscano crediti di carbonio di “elevata integrità”. Tuttavia, l’organizzazione Carbon Market Watch ha analizzato il primo gruppo di progetti approvati all’inizio del 2025 e ha scoperto che solo un credito su 26 emesso per tali progetti poteva rappresentare una reale riduzione delle emissioni di carbonio (First wave of Article 6 carbon credits misfire spectacularly). Il Messico è un paese molto ambito per i progetti di sequestro del carbonio, quasi il 90% dei quali è legato al settore forestale e prevede contratti con comunità o ejidos (proprietà terriere collettive). Ciò non sorprende, poiché, oltre alla ricchezza dei suoi ecosistemi, esiste una significativa ambiguità giuridica, la stragrande maggioranza dei progetti opera attraverso mercati volontari e le società di verifica e certificazione stabiliscono autonomamente le proprie condizioni sia in termini di contenuti che di prezzi, rendendole soggette alla volatilità dei mercati finanziari. I profitti derivanti da queste transazioni vanno quasi interamente (fino al 90%) agli intermediari. Grain osserva che la maggior parte dei progetti nei nuovi mercati del carbonio si concentra su monocolture arboree su larga scala, sulla delimitazione di aree forestali a scopo di conservazione e sulla modifica delle pratiche agricole, pastorali e zootecniche tradizionali, il che probabilmente porterà a un’ulteriore accaparramento di terre per destinare maggiori aree al sequestro del carbonio. Il rapporto rileva che tra il 2016 e il 2024, oltre 9 milioni di ettari di terreno nel Sud del mondo sono già stati espropriati per progetti di monocolture arboree e altre colture destinate alla produzione di crediti di carbonio. Ciò è avvenuto prima che i crediti di carbonio previsti dall’articolo 6 iniziassero ad essere implementati. L’ondata di accaparramento di terre comunali potrebbe peggiorare considerevolmente, così come la recinzione di terreni e aree pubbliche, ora con l’intervento dello Stato. La creazione di un maggior numero di crediti di carbonio non farà altro che allontanarci dalle reali riduzioni delle emissioni di cui abbiamo urgente bisogno. Questo nuovo mercato degli obblighi è potenzialmente più pericoloso per le comunità rispetto al mercato volontario. Conferisce ai governi un interesse finanziario nei progetti che autorizzano, coinvolgendoli direttamente in eventuali conflitti territoriali tra gli sviluppatori dei progetti e le comunità. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su La Jornada e qui con l’autorizzazione dell’autrice. Silvia Ribeiro, ricercatrice, è responsabile per l’America Latina del Gruppo ETC (Action Group on Erosion, Technology and Concentration). -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PAOLO CACCIARI: > Il neoimperialismo del carbonio -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Gli Stati commercianti di carbonio proviene da Comune-info.
June 9, 2026
Comune-info
Extinction Rebellion tappezza Roma con manifesti di Meloni in manganello. “L’Unica Sicurezza è questo Clima di Merda”
Durante la notte Extinction Rebellion ha incollato su muri e bacheche di diversi quartieri di Roma manifesti raffiguranti Giorgia Meloni nel mezzo di un’alluvione munita di manganello con la scritta “L’Unica Sicurezza è questo Clima di Merda”. Tra questi, anche uno alto più di due metri, incollato in via Guendalina Borghese a Garbatella, a pochi metri dalla sede di Fratelli d’Italia dove è partita la carriera politica della premier. Con questo ultimo messaggio, il movimento conclude la settimana di proteste nella Capitale, iniziata con un’ondata di calore anomala e conclusa con trombe d’aria che ieri notte hanno fatto cadere diversi alberi in città. La settimana di manifestazioni preavvisate e azioni dirette lanciata per esigere politiche climatiche serie e radicali in vista delle prossime elezioni, e che ha visto l’inasprimento di misure repressive come conseguenza diretta dei decreti sicurezza promossi ed approvati dal governo Meloni. Dopo quello che è successo martedì – con il sequestro per oltre 7 ore di 6 persone che stavano provando ad appendere uno striscione nel giorno della Festa della Repubblica – abbiamo deciso di lasciare un ultimo messaggio alla città” commenta Extinction Rebellion.“Se non è più possibile manifestare nelle piazze in nome della sicurezza pubblica, faremo in modo che siano i muri a parlare: l’unica sicurezza di cui dovrebbe importarci è questo clima di merda, e le temperature e i temporali di questa settimana ne sono un esempio”. Il riferimento è alle pesantissime misure repressive disposte dalla Questura di Roma nei confronti del movimento nei giorni precedenti. Dalle restrizioni sull’occupazione in tenda di piazza del Viminale costretta ad essere spostata in piazza dell’Esquilino senza motivazioni, alle denunce – a cui probabilmente seguiranno multe per migliaia di euro – per una performance di 20 minuti sotto palazzo Venezia, fino al sequestro di 6 persone per oltre 7 ore impedendogli di dare notizie ai loro legali. “Hanno raccontato per mesi che il decreto sicurezza serviva ad arginare la violenza nelle piazze. Questo è il risultato: persone non violente trattate come criminali e con migliaia di euro di multa da pagare”. Nello specifico, il nuovo Decreto Sicurezza, approvato dal governo e definito dagli esperti dell’ONU “il più grave attacco alla libertà di protesta degli ultimi decenni”, introduce nuovi reati, aggravanti e sanzioni amministrative, in particolare legati a manifestazioni e proteste. Nel frattempo, nel corso della settimana la città è stata colpita da due diversi eventi climatici estremi: un’ondata di calore eccezionale e violenti temporali che hanno causato danni diffusi. “Due eventi climatici estremi nell’arco di una sola settimana ci ricordano quanto la crisi climatica sia ormai diventata un problema sociale e sanitario”, dichiara Extinction Rebellion. “Mentre il governo continua a parlare di sicurezza pubblica in relazione all’inasprimento delle pene nei confronti delle manifestazioni, le persone continuano a morire e a pagare i danni causati da ondate di calore estreme, incendi e alluvioni”. L’ondata di calore sull’Europa centrale e occidentale che ha raggiunto il suo picco la scorsa settimana ha visto raggiungere i 38 gradi in diverse città italiane, e temperature fino a 16 gradi sopra la media del periodo nelle zone europee più colpite. Sulle Alpi lo zero termico ha superato i 4000 metri, una quota superiore alla maggior parte delle vette, che, esponendo i nevai montani a uno scioglimento precoce, riduce le riserve idriche alpine e aumenta il rischio di siccità nei periodi estivi, specialmente quando questi eventi si verificano così presto nella stagione. In Italia, come nel resto del mondo, gli eventi estremi si verificano con sempre più frequenza a causa della crisi climatica, con perdite e danni che affliggono la popolazione: si stima che negli ultimi 30 anni siano morte 38.000 persone in Italia a causa di eventi climatici estremi, e che in dieci anni si siano accumulati 19 miliardi di euro di danni derivanti da frane e alluvioni. Le azioni di questi giorni sono state un piccolo campanello d’allarme e l’inizio di una lunga ondata di agitazione che crescerà fino alle prossime elezioni, affinché sia un monito per tutte le forze politiche, dalla maggioranza all’opposizione” conclude Extinction Rebellion. “Perché le uniche sicurezze da garantire sono quella sociale, sanitaria, lavorativa e climatica”. Extinction Rebellion
June 4, 2026
Pressenza
Un’ondata di calore epocale
-------------------------------------------------------------------------------- Siamo nel mezzo di un’ondata di calore tra le più intense, lunghe ed estese mai registrate a scala secolare in maggio sul continente europeo, a causa di un anticiclone subtropicale bloccato con asse – alle quote della media troposfera – disteso dal Marocco all’Europa centrale (nell’immagine in alto, la carta di previsione ECMWF, Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, delle anomalie termiche medie di questa settimana in superficie). Solo tra alcuni giorni sarà possibile un bilancio climatologico dell’episodio – che fin da ora si annuncia comunque epocale – tuttavia da martedì 26 maggio, l’osservatorio meteorologico SMI di Moncalieri Collegio Carlo Alberto (Torino) ha già stabilito un nuovo primato di temperatura massima per maggio nella serie di dati avviata nel 1865, con 37,6 °C nel sito di misura storico (capannina meteorologica sulla facciata Nord dell’edificio, a 20 metro di altezza sul suolo urbano). Ampiamente superato il record precedente (36,5 °C, 24 maggio 2009). Precisiamo che si tratta di un valore almeno 4 °C superiore a quanto rilevato (sia sull’aerea terrazza pochi metri soprastante, sia nelle zone extraurbane adiacenti, a causa del surriscaldamento tardo-pomeridiano della facciata del Collegio, tuttavia il dato conserva un elevato valore climatologico in quanto i termometri sono sempre stati collocati in posizione e condizioni confrontabili in oltre un secolo e mezzo, fino a oggi). A confermare l’eccezionalità su periodi di misura di almeno cinquanta-ottanta anni delle temperature raggiunte oggi – circa 10 °C sopra media sulle massime giornaliere – intervengono altre stazioni, a partire da quelle delle reti dell’Aeronautica Militare e dell’ENAV, tra cui Torino-Caselle (33,6 °C, che supera a sua volta il record di maggio già stabilito il 25 maggio con 32,8 °C), Novara-Cameri (34,4 °C), Milano-Malpensa (33,0 °C), Piacenza-San Damiano (34,8 °C), Dobbiaco (30,3 °C), Sarzana-Luni (33,2 °C). Nel resto d’Europa, nuovi record di temperatura massima per maggio sono stati stabiliti in centinaia di località, dalla Spagna, alla Francia, alle isole britanniche, dove spicca in particolare il caso dei Kew Gardens di Londra: i sorprendenti 34,8 °C e 35,0 °C registrati rispettivamente il 25 e 26 maggio costituiscono di gran lunga dei primati per maggio non solo per la stazione londinese, ma anche per tutto il Regno Unito, superando di ben 2 °C il massimo storico precedente che era di 32,8 °C (varie località inglesi, maggio 1922 e 1944). [Società Meteorologica Italiana – NIMBUS, diretta da Luca Mercalli] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un’ondata di calore epocale proviene da Comune-info.
May 28, 2026
Comune-info
[2026-06-05] Liberiamoci dal cemento @ CSOA Ex-Snia
LIBERIAMOCI DAL CEMENTO CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (venerdì, 5 giugno 20:00)  5 Giugno MEME SHOW di Filosofia Coatta + QUIZZONE + CENA vegana || Giornata Mondiale dell'Ambiente CSOA EX SNIA - Via Prenestina 173 In occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente stiamo cucinando una serata pazzeska Celebriamo la natura a partire dalle sue fondamenta: il suolo, in difesa del quale abbiamo dedicato energia e determinazione nell'ultimo anno.   • Durante la CENA vegana ci divertiremo con il QUIZZONE per scoprire cosa succede nella nostra città rispetto al consumo di suolo. • A seguire MEME-SHOW su crisi climatica e difesa del suolo di Filosofia Coatta  Per una città pubblica, foresta e che respira, liberiamoci dal cemento!  Ti aspettiamo dalle ore 20:00, ingresso a offerta libera. Porta chi vuoi!
May 27, 2026
Gancio de Roma
Sindaco Barattoni, la invitiamo ad essere con noi alla carovana ecologista
Il Comune di Ravenna accolga e faccia propri gli obiettivi di Santa Marta Lettera aperta Gentile Sindaco, come sosteneva Don Lorenzo Milani, preferiamo non usare le parole “Egregio Sindaco”, perché l’espressione egregio significa ex grege, cioè fuori dal gregge, cioè lontano dalla gente. E siccome riteniamo che un Sindaco debba sempre essere in mezzo alla gente, debba stare nel suo gregge, preferiamo chiamarla gentile Sindaco, perché della Sua gentilezza non abbiamo alcun dubbio, e chiederLe di compiere un gesto di vicinanza a una parte del Suo “gregge”, partecipando alle iniziative che dal 19 al 23 maggio  si terranno a Ravenna, nel quadro della                                   CAROVANA ECOLOGISTA promossa da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) ed AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna), che si sta svolgendo in tutta la regione, e sta facendo tappa nei luoghi più significativi  di criticità ecologica. Il pomeriggio di MARTEDI 19, in via D’Azeglio 42, presso la Galleria Dis-Ordine sarà inaugurata la mostra fotografica “Cattive acque/Dark waters”, che illustra in maniera comparativa le devastazioni che l’estrattivismo fossile ha inferto a due aree del mondo lontane ma accomunate da un analogo destino. La mostra resterà aperta tutti i pomeriggi dal 19 al 23 in orario 17-19 e una Sua visita, specie nel momento dell’inaugurazione, ci farebbe ovviamente molto piacere. Invece, la mattina di SABATO 23 dalle 10 saremo presenti a Punta Marina, di fronte alla skyline del rigassificatore, e a mezzogiorno davanti alla centrale turbogas di Casalborsetti, e anche qui saremmo lieti di poterLa avere come ospite dell’iniziativa e confrontarci con Lei. Immaginiamo che Lei conosca bene le posizioni di “Per il Clima-Fuori dal Fossile”, e non Le chiediamo certo di sposarle di punto in bianco. Ma crediamo anche che il confronto delle Istituzioni con quella parte di società civile che si batte per un vero cambio di passo nel rapporto fra cittadinanza e problemi ambientali sia importante e possa vivere positivamente anche i momenti di conflittualità. La recente convenzione internazionale che si è svolta a Santa Marta, in Colombia, per iniziativa del Governo di quel Paese e di quello dei Paesi Bassi, ha segnato un momento fondamentale di convergenza fra i movimenti sociali e numerose realtà scientifiche, politiche, sindacali e anche statuali, sull’assunto che nell’estrema criticità climatico-ambientale in cui ci troviamo (con tutti i risvolti in termini bellici !), non sia più sufficiente cercare di agire sulla gestione delle emissioni inquinanti e climalteranti, ma si debba con decisione, intraprendere la strada della loro progressiva eliminazione. Cioè, bisogna iniziare da subito il processo di fuoriuscita dal sistema imperniato sulle fonti fossili. La lettera inviata da Lei alla presidente Meloni sull’energia e a proposito del  progetto Agnes, comparsa circa due mesi fa sulla stampa locale, deve diventare oggetto di discussione pubblica, e pertanto ci preme intervenire per sollecitarLa ad essere conseguente con quanto da Lei affermato. La Presidente del Consiglio ha dimostrato non solo di non conoscere il progetto di eolico e fotovoltaico previsto per Ravenna, e di non avere una vera strategia nazionale, ma anche di non avere alcuna consapevolezza di quale sia l’urgenza di agire per cercare di contrastare la crisi climatico-ambientale nella quale siamo immersi e che potrebbe rapidamente diventare totalmente ingovernabile. Come Lei ben sa, tutta la comunità scientifica da decenni va sostenendo (e letteralmente implorando ad una politica fino ad ora pressoché sorda) che l’uscita dal fossile è la conditio sine qua non per tentare di porre rimedio alla situazione, già disastrosa. Noi, in buona compagnia con gli studiosi più competenti, siamo sempre più convinti che la parola diversificazione, così spesso utilizzata,  non debba essere una specie di mantra utilizzato per stare con i piedi in troppe scarpe, bensì debba voler dire una cosa sola: iniziare a produrre con decisione energia da rinnovabili, e contemporaneamente iniziare a ridurre con decisione il ricorso alle fonti fossili. La politica governativa, a partire dalla legge sulle comunità energetiche e quella sulle “aree idonee”, per non parlare dei colossali sussidi tutt’ora erogati ai colossi del fossile, è tutta un “bastone fra le ruote” alle possibilità di sviluppo di un modello alternativo, basato sulla produzione e il consumo decentrati e governati dal basso, in grado già oggi –  solo che lo si voglia – di supplire ai mancati approvvigionamenti dovuti alla crisi ormai permanente, ed anche di iniziare a sostituire stabilmente il fossile con l’energia rinnovabile. Sosteniamo che ad ogni Kilowatt in più prodotto da rinnovabili debba corrispondere un Kilowatt in meno di derivazione fossile. Invece, purtroppo, si continua ad affidare ad un mercato “libero” (cioè eminentemente speculativo) la gestione dell’intero settore. Ci consenta però di sottolineare che anche i poteri locali, fino ad ora, non hanno brillato per impegno nella transizione. Gentile Sindaco, non si può in eterno attendere che le scelte della “grande politica” forniscano le soluzioni ed ognuno deve fare la sua parte. Delegare alla Presidente Meloni, o alle scelte dell’Europa, o peggio ancora a un impossibile ravvedimento degli imperialismi, avrà come risultato, semplicemente e letteralmente, la distruzione del genere umano. Allora, Le chiediamo che il Comune di Ravenna si aggreghi al grande movimento che si è creato a Santa Marta, e del quale abbiamo l’onore di essere un piccolo granello, e concretamente, in tal senso, sollecitiamo: 1. Che tutti gli edifici pubblici di Ravenna raggiungano rapidamente la completa autosufficienza energetica tramite fonti rinnovabili 2. Che i trasporti pubblici e i mezzi di mobilità di proprietà del Comune siano definitivamente e completamente elettrificati 3. Che si studi in tempi brevi un complessivo intervento di riconversione sostenibile del porto di Ravenna 4. Che si tracci un percorso chiaro e temporalmente definito di abbandono dell’uso del fossile a Ravenna e della sua sostituzione con la produzione energetica da rinnovabili, precipuamente quella prodotta dal basso, puntando sulla progressiva autosufficienza energetica di quartieri e frazioni, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche nelle loro varie espressioni 5. Che il Comune di Ravenna faccia pressione sulla Regione affinché in tempi rapidi vengano discusse e approvate le proposte di legge d’iniziativa popolare che gran parte del movimento ambientalista regionale ha presentato già da tre anni (nonché la PdL riguardante l’autonomia differenziata), e che giacciono tutt’ora nei cassetti dell’Istituzione regionale 6. Che assieme al mondo associativo e alla società civile si formulino le proposte più adeguate sulle le aree idonee ad ospitare gli impianti rinnovabili 7. Che Eni e Snam cessino di essere interlocutori largamente privilegiati dell’Istituzione comunale e divengano componenti della realtà sociale al pari di tutte le altre aziende e realtà imprenditoriali, limitando la loro pervasività di intervento nelle istituzioni culturali ed educative 8. Che si dichiari la necessità che il settore dell’energia debba essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni Sulla base di questi punti, rivendichiamo che la società civile impegnata nella difesa dell’ambiente, della biodiversità, della libertà dal mortifero binomio fossile-guerra, sia riconosciuta come interlocutore stabile e costruttivo dell’Istituzione che Lei presiede. L’aspettiamo, MARTEDI 19 pomeriggio alla mostra, e SABATO 23 mattina al nostro presidio a Punta Marina. Coordinamento ravennate Per il Clima- Fuori dal Fossile Ravenna, maggio 2026 Redazione Romagna
May 14, 2026
Pressenza
[2026-05-12] Dialoghi costituenti: Città, Clima, Salute @ Casa del Parco delle Energie
DIALOGHI COSTITUENTI: CITTÀ, CLIMA, SALUTE Casa del Parco delle Energie - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM (martedì, 12 maggio 17:30) Tra i molti problemi sollevati dalla crescente frequenza degli estremi climatici, spicca la fragilità delle nostre città. Una vulnerabilità che non dipende soltanto dall'intensità dei fenomeni atmosferici, ma dalla cronica inadeguatezza delle strategie di adattamento con cui governiamo l'esposizione agli eventi dei nostri territori. Roma lo sa già oggi: nelle giornate di afa estiva, le piazze assolate e le strade spogliate dai filari alberati restituiscono un caldo soffocante, con ricadute sulla salute delle persone più fragili da un punto di vista sanitario, o più vulnerabili da un punto di vista socioeconomico. Nei quartieri più densamente edificati, l'assenza di verde aggrava tali ricadute e dove al disagio economico si somma la povertà di parchi, l'aspettativa di vita scende fino a un anno sotto la media cittadina. Di fronte a quelle che ormai rappresentano disuguaglianze climatiche, un numero crescente di città ha scelto di rispondere con strategie intersettoriali e multidisciplinari per regolare gli usi del suolo, capaci di tenere insieme politiche climatiche e urbanistiche, tutele paesistiche e regolamenti edilizi, mobilità e recupero dello spazio pubblico. Ancorate a piani cogenti, queste strategie non si limitano a frenare il consumo di suolo: rafforzano le reti ecologiche, preservano le connessioni con il sistema idrografico minore, moltiplicano le dotazioni verdi progettandone qualità, accessibilità e camminabilità per favorire, con la cura del territorio forme più sane e sostenibili di fruizione della città. Roma non è estranea a questa tensione: orti urbani, giardini di vicinato, grandi parchi costituiscono presidi di cittadinanza attiva e consapevole, anche conflittuale. Mentre in Assemblea capitolina è aperta la revisione degli strumenti fondamentali di governo urbano — le Norme Tecniche del Piano Regolatore, i vari stralci del Piano Clima, la Memoria per il Verde – manca ancora la capacità di ricondurli a un sistema organico di indirizzi normativi e obiettivi di adattamento. A difesa della città, del suo patrimonio ambientale, dei suoi abitanti. INTERVENGONO Chiara Badaloni, DEP Lazio: Infrastrutture Verdi e Blu Grazia Pagnotta, RRR: Le Disuguaglianze climatiche Luisa Sodano, Insieme 17 APS: Rinverdire la Salute Urbana Chiara Belingardi, Genitori Di Donato: Strade scolastiche Lorenzo Paglione, RRR: Camminabilità, spazio pubblico e salute MODERA Alessandra Valentinelli: RRR
May 11, 2026
Gancio de Roma
L’importanza di essere stati a Santa Marta
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Niek Verlaan da Pixabay -------------------------------------------------------------------------------- Mentre gli occhi di tutti il mondo sono abbagliati dai vascelli in fiamme e dalle azioni piratesche dello Stretto di Hormutz, sempre più segno della decadenza e dell’insicurezza dell’economia del petrolio, in un altro mare dove i pirati scorrazzavano in altri tempi, si è tenuta – nell’indifferenza non lungimirante dell’attenzione internazionale – una conferenza la cui importanza sarà colta solo fra qualche anno. A Santa Marta, città colombiana affacciata sui Caraibi dal 25 al 28 maggio si è tenuta la prima conferenza internazionale sull’uscita dai combustibili fossili. Ne diamo una prima valutazione, rispettivamente dall’Italia come spettatore e da oltreoceano come partecipante. La conferenza presieduta da Colombia e Paesi Bassi ha radunato 57 Paesi, con esperti, diverse organizzazioni e realtà della società civile che si sono incontrati per discutere concretamente e ponderatamente di come uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili per un approvvigionamento energetico a livello mondiale compatibile con l’emergenza climatica. Mai momento è sembrato più propizio: i conflitti in Medio Oriente, l’aumento globale del prezzo dell’energia, i ricatti legati a gas e petrolio, evidenziano come il futuro del Pianeta passi per l’abbandono dei fossili. Diversi paesi partecipanti, tra cui l’ospitante Colombia, la Spagna ma anche Regno Unito e Olanda hanno ribadito come l’economia del petrolio, del gas e del carbone non sia più in grado di dare stabilità al progresso, al benessere e alla sicurezza delle civiltà che si basano sulla loro estrazione e consumo. In questo senso la conferenza di Santa Marta ha rappresentato un primo passo di risveglio, da più parti auspicato ma mai realmente intrapreso a livello delle istituzioni mondiali. La conferenza ha visto alternarsi diversi momenti finalizzati a rendere protagoniste le diverse categorie di attori coinvolte nel processo che si va delineando. Il primo giorno si sono tenuti gli incontri interministeriali, per poi procedere il giorno 25 aprile con il capitolo accademico che ha coinvolto più di 400 esperti di tutto il mondo e che ha dato vita al lancio di un nuovo gruppo di accademici e scienziati che si prefigge di fornire un supporto esperto alle nazioni che desiderano creare piani concreti di transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili. Domenica 26 aprile è stata invece la giornata del People Pre-Summit organizzato dalle reti Climate Action Network e Fossil Fuel Treaty e dell’assemblea globale delle rappresentanze sindacali, che si sono svolte all’Università della Magdalena e hanno visto il vibrante alternarsi di laboratori, incontri tematici, talleurs insieme a stand e banchetti che hanno dimostrato quanto ricco e vivo è l’ecosistema dell’attivismo climatico, ambientale e di genere in Sud America. Sia il Capitolo Accademico, che il People Pre-Summit e l’assemblea delle rappresentanze sindacali hanno prodotto documenti, rispettivamente la People’s Declaration e il documento di posizionamento politico sindacale “Transitione giusta e democrazia energetica”. Entrambi costituiscono una road map partecipata di uscita dal fossile con soluzioni e proposte dalle organizzazioni. Questi documenti sono stati poi recepiti nell’ultima parte della conferenza di Santa Marta, il cosiddetto segmento di Alto livello, dove tutti i ministri dei paesi aderenti si sono riuniti e hanno dato avvio al loro percorso di pianificazioni di uscita dal fossile. Per l’Italia era presente il delegato speciale per il clima, Francesco Corvaro, che nel suo intervento ha ribadito la necessità di diversi e nuovi spazi dove ravvivare il multilateralismo, con altresì la necessità di coinvolgere in questi spazi anche i big player della scena globale. I giorni della conferenza di Santa Marta hanno saputo trasmettere grande energia ed entusiasmo sia nei movimenti che nei rappresentanti governativi più attivamente presenti. Un impeto vero e proprio che sarà fondamentale per far sì che il multilateralismo sopravviva e diventi realmente efficace. “Finalmente una conferenza per il clima che funziona” – hanno commentato con malcelata ironia alcuni osservatori. Sebbene questo processo non sia all’interno della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e non voglia essere dichiaratamente competitivo con lo svolgimento dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), esso sarà di grande beneficio ai processi ufficiali che seguiranno Santa Marta. In una situazione in cui la governance globale è fortemente compromessa, aver trovato un “luogo dall’altra parte del mondo” dove poter immaginare e dimostrare che un futuro senza fossile si può fare e pianificare senza dover pensare a resistenze polarizzanti e inevitabili tensioni geopolitiche nonché influenze lobbistiche produce una boccata di aria fresca rigenerante per tutto il movimento ambientalista. Il prossimo appuntamento sarà nell’Isola di Tuvalu, d’intesa con la repubblica d’Irlanda, in quello che potrebbe essere il processo “staminale” della svolta sulle negoziazioni internazionali per il clima. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su i blog del fattoquotidiano.it -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: Lo speciale dedicato alla conferenza di Santa Marta realizzato da A Sud -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’importanza di essere stati a Santa Marta proviene da Comune-info.
May 8, 2026
Comune-info
Ravenna deve ascoltare il messaggio di Santa Marta
In Colombia, a Santa Marta, si è aperto ieri 24 aprile, il summit globale per l’uscita dai fossili, promossa da Paesi Bassi e Colombia, al quale parteciperanno quarantacinque Stati (stranamente ci sarà anche l’Italia). Ma nei grandi mezzi d’informazione se ne parla pochissimo. La situazione mondiale catastrofica sta dimostrando , qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che il legame guerre-dipendenza dai fossili è la ragione principale dell’esplodere dei conflitti, dei massacri, dei genocidi. Pur di mettere le mani su quanto più petrolio e gas possibile, la maggior parte dei criminali che guidano il mondo, è disposta a rischiare la distruzione del genere umano. Mentre, intanto, la crisi climatico-ambientale avanza a passi da gigante battendo sempre nuovi record. La prima conferenza globale ospitata nella città colombiana di Santa Marta è interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili, e ambisce a colmare il divario tra impegni dichiarati e politiche effettivamente perseguite, che caratterizza da decenni le scelte della maggior parte delle istituzioni in tutto il mondo. Non dovrebbero riprodursi, quindi l’inefficacia e le estenuanti trattative nei vertici COP; a Santa Marta si cerca di costruire strumenti e alleanze mirati ad accelerare davvero la transizione, con l’obiettivo dichiarato e primario della progressiva eliminazione di carbone, petrolio e gas. In questo periodo, crisi energetica e tensioni geopolitiche risultano strettamente intrecciate al controllo delle risorse fossili, e l’energia continua a essere il più importante fattore di conflitto e di ridefinizione degli equilibri globali. La scelta di molti governi di rafforzare la dipendenza da fonti fossili, rallentando gli investimenti nella transizione, non fa che peggiorare la situazione. Santa Marta proverà a rilanciare un’agenda alternativa, fondata sull’assunto che la crisi climatica non può essere affrontata solo mettendo qualche “toppa” sulle emissioni, ma richiede un intervento diretto sulla produzione e sull’uso delle fonti, causa prima del problema. La partecipazione dell’Italia è un elemento di contraddizione, considerato che negli ultimi mesi il governo ha operato scelte energetiche difficilmente conciliabili con gli obiettivi della conferenza: principalmente, il rinvio della chiusura delle centrali a carbone fino al 2038, il ruolo centrale attribuito al gas, le posizioni espresse in sede Ue per la soppressione degli Ets. Ma la cosa più importante, dal nostro punto di vista, è la presenza significativa della società civile, rappresentata da oltre 2.600 le organizzazioni. La Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile è presente con una sua delegazione. Ravenna e il suo territorio devono ascoltare e interloquire attivamente con il messaggio di Santa Marta. Infatti, com’è ben noto, conviviamo con una realtà estremamente condizionata dalla presenza del sistema fossile: pozzi di trivellazione, depositi di GNL, rigassificatore, espansione dei gasdotti, progetti mistificanti la realtà come quello del CCS, fanno del nostro territorio una vera e propria zona di sacrificio sull’altare del profitto dei colossi del fossile, e la politica locale eè sempre stata sottomessa o connivente con le scelte che hanno creato questa situazione. Crediamo sia ora di avviare la vera svolta e muovere i veri primi passi di fuoriuscita dal fossile. L’11 aprile è partita una Carovana promossa da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e da AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna). Dopo le prime due tappe a Piacenza e a Parma, e dopo gli attesi appuntamenti nelle altre province emiliane, dalla metà di maggio la Carovana approderà in Romagna. La tappa ravennate avrà luogo sabato 23 maggio mattina, con appuntamenti a Punta Marina e a Casalborsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei nostri territori. L’auspicio è che una vera pianificazione gestita democraticamente possa portare alla sostituzione dei fossili, quanto più possibile rapida, con un nuovo modello, basato sulle rinnovabili, sulla produzione decentrata e diffusa, su un vero piano di risparmio, efficientamento e moderazione dei consumi energetici. A questo appuntamento chiamiamo la cittadinanza e le associazioni, i rappresentanti istituzionali che vogliono perseguire la transizione, le singole persone che chiedono un futuro per le nuove generazioni. Si deve aprire, come chiede il vertice di Santa Marta, un ciclo politico che metta realmente al centro la questione energetica e la transizione ecologica. Ma per costruire questo scenario, bisogna che prenda forza una visione complessiva in cui il settore dell’energia venga “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Non è più sostenibile che le necessità vitali delle persone e degli ecosistemi debbano dipendere ed essere subordinate alle speculazioni finanziarie, alle bufere geopolitiche e in generale ad una logica di mercato, nella quale gli interessi di pochi sopravanzano di gran lunga quelli di intere popolazioni. Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” Redazione Romagna
April 27, 2026
Pressenza
Una conferenza sul clima senza lobbisti del petrolio
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Ehimetalor Akhere Unuabona su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Della conferenza internazionale sul clima in corso a Santa Marta, città porto carbonifero colombiano, dal 24 al 28 aprile, se ne parla poco, ma è un vero peccato perché rappresenta qualche cosa di nuovo nella lotta alla catastrofe climatica. Nel metodo e nel merito. Guidati da un significativo gruppo di governi dei paesi del sud globale – i più colpiti dagli effetti devastanti del surriscaldamento globale – decine di delegazioni ufficiali (oltre a Colombia, Brasile, Filippine, Messico, Senegal, Camerun, Figi, Turchia, Vietnam e molti altri stati ci sarà il Belgio e non pochi governi europei) e organizzazioni della società civile si riuniscono per la prima volta autonomamente, per autoconvocazione fuori dalle estenuanti liturgie onuiste. Dopo cinquant’anni di Cop (conferenze intergovernative), tanto spettacolari, quanto inconcludenti, l’uscita dagli accordi sul clima del maggiore inquinatore storico planetario (gli Stati Uniti) ha finalmente reso evidente che non vi possono essere soluzioni consensuali senza fuoriuscita dall’era dei fossili. E qui sta la novità di contenuto rispetto ai passati accordi stipulati in sede Onu: l’obiettivo è la phase-out dalle fonti fossili. In discussione è il percorso su come raggiungere la fuoriuscita dai sistemi energetici inquinanti, non la meta. Rimarranno fuori dalla porta della conferenza di Santa Marta i lobbisti delle compagnie petrolifere. Sono invece chiamati ad assumersi le loro responsabilità i decisori politici di ogni singolo stato, di ogni singolo parlamento. Con la conferenza di Santa Marta non sarà loro più consentito nascondersi dietro trattative infinite e mediazioni paralizzanti. Chi non farà la propria parte, anche unilateralmente, per libera scelta e per quel che serve, non sarà meno complice di quegli stati che si arricchiscono continuando ad estrarre, raffinare, vendere e consumare combustibili fossili. Ora lo scontro è chiaro. Da una parte i grandi inquinatori, dall’altra i popoli indigeni, i contadini, le comunità locali che si prendono cura dei loro territori. Da una parte le industrie estrattive e gli accaparratori delle risorse naturali, dall’altra le attività economiche che condividono equamente e preservano i beni comuni naturali. Da una parte i mercanti dei permessi di inquinamento (crediti di emissione), dall’altra vere politiche di transizione energetica orientate alla sostenibilità ecologica e all’equità sociale. Ci rimane un mistero da chiarire: cosa andrà a fare a Santa Marta la delegazione che il governo italiano sembra abbia deciso di inviare. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una conferenza sul clima senza lobbisti del petrolio proviene da Comune-info.
April 22, 2026
Comune-info