Ondate di calore, alluvioni; incendi e siccità. Chi allenerà la nazionale?
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Da Pixabay
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È uscito il primo report sul rischio climatico in Italia. Sono 128 pagine che
farebbero passare notti insonni a chiunque e che invece sono passate nel
silenzio più assoluto. 128 pagine che raccontano le conseguenze economiche e
sociali degli eventi che nascondiamo giornalmente e che la politica, in
malafede, cerca di silenziare.
Quello che c’è scritto sopra è, fondamentalmente, uno scenario preoccupante.
Peggio, mille volte peggio dei commenti ad ogni sentenza che non ci piace, mille
volte peggio di quella cazzata di video fatto con l’AI del nuovo eroe dei
subumani, mille volte peggio di tutti quei talk show tv dove giornalisti e
politici indecenti generano distrazione per idioti. Peggio pure di
quell’omicidio di Bologna. Perché qui parliamo della sopravvivenza di una intera
collettività. Qui si parla di noi. Delle perdite e del declino di un sistema che
potrebbe collassare.
Si intitola “Rischio Climatico in Italia: Scenari, Costi e Opzioni di Risposta”
(disponibile in licenza creative commons: Calcaterra, M., Cammeo, J., Borghesi,
S., Carraro, C.& Tavoni), è uscito a maggio ma ne ho letto qualcosa grazie al
professor Antonello Pasini. Me lo sono andato a leggere, ci ho messo un paio di
giorni per raccogliere le idee.
E così, mentre centinaia di auto venivano letteralmente massacrate da grandinate
di palle da tennis, leggevo quelle cassandre degli autori, tutti appartenenti ad
istituzioni di primo piano nel campo dell’economia del clima e delle politiche
ambientali quali l’università di Siena, la Ca’ Foscari di Venezia, il
Politecnico di Milano e vari istituti t fondazioni, che avevano già raccontato
di questi possibili impatti. L’obiettivo del lavoro è stimare quanto potrebbe
costare il cambiamento climatico all’Italia nel corso del XXI secolo e valutare
quali politiche di adattamento possano ridurre tali costi. Gli autori hanno
combinato scenari climatici, modelli economici, dati territoriali italiani e
stime sui danni ai diversi settori economici.
Il messaggio centrale e lo dico senza tanti giri di parole è che non fare nulla,
come stiamo facendo (loro lo chiamano “inazione”) ha un costo molto superiore
rispetto agli investimenti necessari per adattarsi. Noi siamo un hotspot
climatico e questo cagionerà aree di grande sofferenza (la Pianura Padana ad
esempio) e perdite di PIL che potrebbero variare fra il 1,6% al 6%.
Quindi continuiamo pure a farci fomentare dalle gare di nuoto e di mezza
maratona di politici, continuiamo ad indignarci per temptesciòn ailand, ma poi i
cetrioli saranno di tutti.
Questo perché i danni economici cresceranno progressivamente colpendo i i
settori più vulnerabili che sono agricoltura, salute pubblica, infrastrutture,
disponibilità idrica, energia, turismo.
Il Sud Italia è l’area più esposta a causa di temperature più elevate, maggiore
frequenza delle siccità, minore disponibilità d’acqua (e se continua così ce ne
accorgeremo presto) che porterà ad un calo radicale della produttività agricola.
Inutile raccontare che crescono gli eventi estremi, nonostante i divoratori di
pattume coccolati dalla politica continuino a fare rumore anche di fronte alle
peggiori evidenze. Il rapporto evidenzia un aumento di quei 4 fattori che io
chiamo “i 4 cavalieri dell’apocalisse” (aiutati dal 5° fattore che è la
disinformazione). Ve li ricordo: ondate di calore; alluvioni; incendi; siccità.
Questi eventi comportano costi diretti (danni materiali) e indiretti (perdita di
produzione, aumento della spesa sanitaria, riduzione della produttività).
Ma dai, vuoi mettere con chi guiderà la nazionale?
L’adattamento, nonostante i subumani di cui sopra, conviene economicamente a
tutti. Uno dei messaggi più forti del documento infatti, è che investire oggi in
adattamento produce benefici economici futuri. Tra gli interventi più importanti
sono ricordati la gestione della risorsa idrica, la protezione del territorio,
le infrastrutture resilienti, i sistemi di allerta, la pianificazione urbana
(andatevi a vedere come hanno fatto il piazzale di fronte a Termini) e la
protezione delle aree costiere.
Gli autori sottolineano che l’adattamento, da solo, non è sufficiente. Se il
riscaldamento globale continuerà ad aumentare, alcuni danni diventeranno
impossibili da evitare. Per questo ribadiscono l’importanza della riduzione
delle emissioni.
Ecco. Provate a dirlo alla politica. E le supercazzole fioccheranno come la
grandine a San Benedetto di due giorni fa.
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