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Comune-info - Thursday, January 15, 2026Pensare e praticare il comune, con tentativi ed errori, oggi vuol dire resistere alla guerra che ovunque distrugge la vita. Pensare e praticare il comune, con tentativi ed errori, significa resistere allo strombazzato progresso/sviluppo, che si è sempre tradotto in vivere bene per una minoranza di persone del mondo. Vuol dire smettere di saccheggiare madre terra, ma anche costruire spazi collettivi per dialogare e organizzarci e rompere così l’apatia e l’indifferenza. Pensare e praticare il comune, con tentativi ed errori, per le comunità indigene è prima di tutto memoria delle lotta di resistenza e di amore per la vita che per secoli i popoli hanno protetto. “Perché con tentativi ed errori? Perché tutti portiamo chip di pratiche patriarcali e individualiste… Non possiamo rinunciare a proteggere e guarire la casa di tutte e di tutti che è Madre Terra – scrive María Elena Aguayo Hernández – Senza di essa non possiamo essere. Come non possiamo essere, se non siamo in comune…”
Foto El TekpatlIl comune. Che significa? Quali radici remote collegano queste due parole? Come capirle e ri-significare nella geografia in cui abito? Chi, chi rende possibile il comune? Perché è necessario capirlo e praticarlo? Chi si oppone al comune e perché? Mi colpisce o mi giova il comune?
Guerre e ancora guerre è la storia dell’umanità. Guerra che distrugge la vita. Guerra che trasforma il paesaggio. Guerra che distrugge la comunità. Guerra che lascia conseguenze irreparabili sia fisiche che psicologiche nell’individuo. Guerra che rompe il tessuto sociale. Guerra che schiavizza. Guerra che cancella l’identità degli individui. Guerra che avvelena. Guerra che sottomette, impone e costruisce esseri sottomessi, obbedienti e paurosi. Guerra che giova a un piccolo gruppo di umanità; coloro che vivono nell’opulenza, in modo lussurioso, volgare, immorale e decadente.
Guerra che nonostante tutta la sua crudeltà non ha potuto cancellare il comune; perché è memoria di lotta di resistenza di Amore per la Vita. Memoria dei popoli originari che lo hanno saputo conservare com’era; prima della guerra che ha spogliato, saccheggiato, ucciso e in nome del dio della guerra ha imposto un prepotente. Il comune non è stato cancellato; i popoli millenari lo hanno saputo curare e preservare come un seme. L’hanno depositato attraverso il baratto, la tequio (il lavoro collettivo gratuito diffuso nelle comunità zapatiste, ndr); affinché donne e uomini lo proteggano; lo risignifichino, lo nutrino con nuove conoscenze e pratiche. Perché il comune sarà diverso ma uguale a quello che hanno vissuto i nostri antenate e antenati che hanno camminato, resistito e difeso la vita.
C’è stato un tempo lontano in cui la casa era di tutte e di tutti; perché l’umanità viveva in piccole comunità dove il comune portava beneficio a queste perché tutte e tutti lavoravano per garantire ciò che la comunità richiedeva. Ma un piccolo gruppo, che invidiava e bramava, voleva possedere più degli altri e attraverso la menzogna e l’inganno, ha convinto gli altri che il piccolo gruppo era stato scelto da presunti dei per essere i privilegiati. Non tutti sono stati convinti da questa farsa ed è stato allora che sono stati aggrediti con la violenza, gli aggressori hanno portato i frutti del lavoro di donne e uomini a proprio vantaggio. Il comune è stato vietato, per dare posto alla proprietà privata che favoriva i presunti scelti dagli dei. Così la religione e la guerra si sono imposte nella società. C’è stato allora chi ha stabilito le regole, poi le leggi che imponevano la proprietà privata come il diritto di pochi e l’obbedienza e l’obbligo del lavoro per molti.
In un tempo il dio della guerra e il suo rappresentante sulla terra come sovrano hanno espanso la guerra in tutto il pianeta Terra; così come oggi gli stati più potenti. Leggi, accordi e trattati sono serviti a garantire lo spoglio dei popoli originari che non hanno smesso di resistere e difendere il loro territorio ancestrale come la Palestina, come i popoli originari di Aya Yala.
Viviamo forme patriarcali sistemiche come il capitalismo che depreda i corpi umani; per generare ricchezze, corpi che una volta spremuti ed esausti vengono gettati via. Proprio come depreda la casa di tutte e tutti; cioè Madre Terra; quella che è stata voracemente sfruttata, saccheggiata per costruire progetti, per fabbricare armi per la guerra; per l’industria che genera prodotti che sono merci che hanno inondato il pianeta con migliaia di tonnellate di spazzatura che inquinano; terra, aria e acqua.
E tutto questo per cosa? Per mantenere i lussi estremi di una minoranza della società che non può soddisfare il suo bisogno di possedere di più; per avere una vita sterile, vana, lussuriosa e immorale. Perché ha un vuoto profondo che rafforza la sua individualità, il suo egocentrismo; perché non capisce cosa significa la Vita e la sua enorme diversità.
Per questo pensare il comune, praticarlo con tentativi ed errori significa resistere allo strombazzato “progresso” e/o “sviluppo” che non è altro che la morte.
Perché praticare il comune con tentativi ed errori? Perché siamo stati costruiti per servire il sistema; e in noi e noi portiamo chip di pratiche patriarcali, misogine, individualiste, sessiste… e altre taras sistemiche. Così anche la tv e i social network sono serviti a massificare la popolazione. Il sovraccarico di informazioni è così opprimente che le persone si scoraggiano e l’apatia e l’indifferenza permeano la popolazione. Una consapevolezza critica, riflessiva e costruttiva è essenziale. Dobbiamo costruire spazi collettivi per organizzarci, dialogare, raggiungere accordi e agire.
Non possiamo accettare la guerra come una via d’uscita; non possiamo accettare più pandemie di quelle che già abbiamo; non possiamo accettare di normalizzare il traffico di droga e l’arruolamento di centinaia di giovani come opzione di fronte alla mancanza di opportunità; non possiamo normalizzare le sparizioni e le centinaia di fosse clandestine; non possiamo accettare un’ulteriore distruzione della natura a vantaggio delle imprese; non possiamo rinunciare al diritto di Verità e Giustizia né alla difesa del territorio-acqua; non possiamo rinunciare al diritto di vivere bene; né alla costruzione di autonomia.
Non possiamo rinunciare a difendere, proteggere e guarire la casa di tutte e di tutti che è Madre Terra; quella che ci accoglie, quella che ci nutre e quella che ci allevia. Senza di essa non possiamo essere; come non possiamo essere, se non siamo noi in comune.
Maria Elena Aguayo Hernández, Città del Messico
Pubblicato in rete da El Tekpatl, spazio di comunicazione indipendente (e qui con l’autorizzazione di El Tekpatl e dell’autrice)
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