Tag - formazione

SCUOLA E PRECARIATO: PER IL CONSIGLIO D’EUROPA “L’ITALIA VIOLA I DIRITTI DI 100 MILA INSEGNANTI DI SOSTEGNO”
L’Italia viola il diritto degli insegnanti di sostegno “a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente scelto” a causa dell’elevata percentuale di assunzioni “con contratti precari”. Inoltre “almeno il 30% non ha potuto seguire la formazione necessaria per fare questo lavoro”. Lo ha stabilito, all’unanimità, il Comitato europeo dei diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa, accogliendo così il ricorso 2021 dell’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief) contro Roma. Per lo stesso organo, a causa della precarietà degli insegnanti, violato anche il diritto a un’istruzione inclusiva degli alunni con disabilità. Abbiamo raccolto il commento di Marcello Pacifico, presidente Anief sulla decisione del Consiglio d’Europa Ascolta o scarica e sulla figura degli insegnanti di sostegno Ascolta o scarica Sulla decisione del Consiglio d’Europa è intervenuta anche Gianna Fracassi, segretaria della FLC CGIL Ascolta o scarica Abbiamo ricordato la precarietà lavorativa degli insegnanti di sostegno e di Giuseppe Follino dei COBAS scuola Ascolta o scarica
Palermo, Istruzione: tavola rotonda per una impronta radicale alternativa al neoliberalismo
C’è in corso una guerra “culturale” portata avanti dalle destre a livello internazionale contro il mondo delle università, della ricerca e più in generale dell’istruzione a cui bisogna rispondere con iniziative e progetti che prefigurano un’alternativa al modello neoliberale basato esclusivamente sulla logica del profitto. È questo in sintesi il tema trattato il 5 dicembre scorso in una partecipatissima tavola rotonda organizzata da Giuseppe Lipari, della Scuola Normale Superiore e The Alternatives Project, intitolata “Alternative all’istruzione neoliberale”, partendo dalla critica ai processi di riforma portati avanti in Italia negli ultimi anni dalla destra, in ultimo con la ministra Bernini, ma non solo dalla destra. L’iniziativa, svoltasi all’interno di EPYC (European Palermo Youth Centre) in via Pignatelli Aragona, è stata patrocinata dall’Istituto Gramsci Siciliano ed ha visto la partecipazione fra i relatori di Lorenzo Zamponi, della Scuola Normale e di Jacobin Italia, di Paola Maggio, dell’Università degli Studi di Palermo e delegata per i rapporti con gli istituti penitenziari, e di rappresentanti di associazioni e realtà educative dal basso della città. EPYC, luogo aperto a contaminazioni, come ci ha raccontato Angelo Nuzzo, uno dei responsabili, è una struttura che fa capo all’ARCI e offre spazi per lo studio, il coworking, l’istruzione per i bambini e per iniziative proposte sia da singoli che da associazioni Con i saluti non rituali, Salvatore Nicosia, presidente dell’Istituto Gramsci, ha sottolineato l’importanza del tema affrontato e la necessità che diventi una priorità della sinistra nell’ambito delle iniziative di contrasto ai processi di privatizzazione dell’istruzione. Giuseppe Lipari, aprendo i lavori e presentando la pubblicazione Education for Societal Transformation: Alternatives for a Just Future, ha ulteriormente sottolineato tale necessità esortando ad uscire fuori dalla logica del requiem e a ragionare di alternative che contrastino la logica del profitto per proporre riforme di sistema che abbiano però un’impronta radicale.  Particolarmente interessante l’esperienza raccontata da Paola Maggio, docente dell’Università di Palermo che si occupa dei progetti presso gli istituti penitenziari finalizzati a far conseguire titoli universitari ai detenuti: ad oggi già ci sono tre laureati fra il Pagliarelli e l’Ucciardone, ma le difficoltà da affrontare sul piano della burocrazia carceraria sono tantissime ed il sistema dei controlli mette a setaccio tutti gli operatori. Inoltre, il divario fra ciò che viene garantito sulla carta in materia di diritto allo studio (art. 19 dell’ordinamento penitenziario) e la realtà concreta è molto ampio ed i margini di discrezionalità di fatto impediscono che tale diritto venga pienamente tutelato. Paola Maggio cita fra tutti il caso Crisci, divenuto noto a livello europeo, nel quale è stata negata ad un detenuto, che già si era laureato, la possibilità di accedere ad un master in quanto ciò avrebbe determinato una sua maggiore pericolosità. Siamo all’assurdo! E non va certo meglio nel mondo delle Università dove si registra un calo di 10.000 posti di docenti, una precarizzazione dei rapporti di lavoro che raggiunge il 40% e tagli mirati ai finanziamenti disposti dal governo che costituiscono la vera e propria arma di ricatto nei confronti degli atenei per condizionarne le scelte in funzione del profitto. A parlarne è stato Lorenzo Zamponi che, evocando la guerra culturale all’università, ha richiamato alcuni gravi episodi che testimoniano la forte virata neoliberista che si vuole imprimere al mondo dell’istruzione: in cima a tutti il Defence Summit in cui il ministro Crosetto ha avanzato la proposta di costituire un unico polo fra industria, difesa e università, con ciò confermando l’intenzione di imprimere una direzione fortemente bellicistica al mondo culturale. Questa guerra all’Università, per Zamponi sta funzionando e sta portando sempre più gli atenei a innalzare il livello di precarizzazione e a ricercare fondi dai privati proprio per reagire ai tagli ai finanziamenti; inoltre, occorre dire che il governo dirotta le risorse disponibili in cambio di una sorta di rendimento politico. Zamponi si è soffermato infine sulla questione delle università telematiche sostenendo che il problema non sta tanto nella somministrazione delle lezioni on line, ma nella logica del profitto che sta alla base e che porta ad un progressivo detrimento dell’offerta culturale. Dopo gli interventi programmati, alcuni operatori di associazioni e realtà educative hanno parlato delle loro esperienze: Filippo Passantino, di “TV Terra matta”, impresa sociale ispirata al romanzo del contadino-scrittore Vincenzo Rabito, ha parlato delle iniziative finalizzate ad accompagnare i ragazzi delle periferie di Palermo (Brancaccio, Zen, Ballarò) nei percorsi di crescita; Lorella Vella, in collegamento da Cagliari, insegnante del CIDI, Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, ha sottolineato la mancanza di un vero processo democratico nell’attuazione delle riforme e il mutamento lessicale per cui la scuola non istruisce più bensì forma (con un forte richiamo al lessico aziendale), proponendo di mettere insieme scuola, riviste e associazioni per contrastare questa logica; Federica Terranova, docente e attivista di Legambiente, ha parlato dei progetti Sicilia Carbon Free e Sicilia Munnizza Free. Anche due giovani studenti hanno portato il loro contributo al dibattito, sia in termini di idee che di iniziative: Davide Raso, studente universitario dell’Associazione Intesa Universitaria, ha ricordato che difendere l’istruzione equivale a difendere la democrazia e la Costituzione, ha proposto un innalzamento della soglia della no tax zone ed equiparato i tirocini formativi ad una forma di dumping salariale; Francesco Gega, studente del Liceo Umberto e membro del sindacato studentesco d’istituto, ha raccontato l’esperienza del mercatino dei libri usati aperto a tutta la città e delle difficoltà incontrate quest’anno a realizzarlo dentro la scuola, al punto di doversi appoggiare alla chiesa vicina. Fra gli ultimi interventi, quello di Tommaso Baris, docente dell’Università di Palermo e componente del CUIR (Coordinamento Universitario in Rivolta), che ha posto l’accento sulla mobilitazione in atto che vede marciare insieme la Cgil con i sindacati di base attraverso la proclamazione di una serie di scioperi in cui fra le priorità c’è la questione dell’istruzione. Per Baris, è necessario spingere gli organi istituzionali degli atenei a schierarsi contro questa riforma fatta a pezzettini con numerosi provvedimenti poco coordinati fra loro: fino ad ora nessuno di questi organi ha preso posizione, evidenziando con ciò la forte presenza ancora oggi di forme di feudalesimo dentro le università. A conclusione di questo interessantissimo dibattito, viene da chiedersi se le alternative all’istruzione neoliberale non passano dall’idea più generale di un’alternativa al modello di società e di sviluppo, cioè da una reale trasformazione della società in senso gramsciano: sembra invece che ormai la sinistra, quella cosiddetta storica almeno, abbia abbandonato questa idea per sposare definitivamente il modello delle democrazie liberali fondate sulla logica del libero mercato e della proprietà privata.   EDUCATION FOR SOCIETAL TRANSFORMATION: ALTERNATIVES FOR A JUST FUTURE: HTTPS://RESOURCES.NORRAGEDUCATION.ORG/RESOURCE/900/EDUCATION-FOR-SOCIETAL-TRANSFORMATION-ALTERNATIVES-FOR-A-JUST-FUTURE  STUDIARE IN CARCERE UN DIRITTO “DI CARTA” O UNA GARANZIA EFFETTIVA? L’ESPERIENZA DEL POLO PENITENZIARIO UNIVERSITARIO DI PALERMO: HTTPS://JOURNALS.UNIURB.IT/INDEX.PHP/STUDI-A/ARTICLE/VIEW/5133  JACOBIN ITALIA: HTTPS://JACOBINITALIA.IT/  Enzo Abbinanti
Campi Scuola degli Alpini: formazione o avvio all’addestramento militare?
Lo scorso 31 agosto si sono chiusi i Campi Scuola dell’Associazione Nazionale Alpini. Parliamo di 13 campi organizzati in tutta Italia e ai quali hanno partecipato oltre 600 tra ragazze e ragazzi di età compresa tra i 17 ai 24 anni (clicca qui per la pagina Facebook). Questi Campi sono stati ideati ad arte per suscitare entusiasmo e partecipazione tra i giovani anche in prospettiva di una scelta di vita e di lavoro in ambito militare, la premessa è quella di far conoscere gli alpini, la storia del Corpo il loro operato insieme ad alcune discipline come quelle legate alla protezione civile, al primo soccorso, alle attività che si svolgono in montagna. Tra i Campi Scuola ve n’era uno appositamente pensato per i maggiorenni ai quali è stato presentato un piano specifico destinato alla scelta di vestire la divisa come militari di professione in ogni Forza armata e in particolare nel corpo degli alpini insieme allo sfoggio dei mezzi militari. Ancora una volta assistiamo a dei progetti costruiti ad arte per avvicinare giovani e giovanissimi, far loro credere che una scelta all’interno delle forze armate sia una soluzione a tutti i problemi, una scelta di vita e di lavoro da riproporre alle future generazioni. Non una parola viene spesa sul ruolo e sulle funzioni delle Forze armate, sulla tragicità della guerra, su come vengono reclutati in Ucraina giovani e giovanissimi strappati da scuole e villaggi per diventare carne da macello al fronte. Alle scuole si propone l’adesione ad un progetto https://www.alpinirivoli.com/progetto-alpini-a-scuola.html e militari legati all’associazione girano per gli istituti con lo scopo di attirare studenti e studentesse per attività alla apparenza innocue e salutari come dei campi estivi in montagna. Peccato che il vero scopo di questi campi sia ben altro che vivere in mezzo alla natura, prepararsi alla idea della guerra, disposti a farne parte diventando militari di professione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Blocchiamo tutto per una nuova scuola, per una nuova università, per un mondo nuovo!
Riportiamo il resoconto scritto da Cambiare Rotta e dall’Opposizione Studentesca di Alternativa riguardo alla tripla assemblea studentesca svoltasi il 15 e 16 novembre nelle città di Bologna, Roma e Bari. Un sunto che parla di organizzazioni giovanili vive e attive che sono in prima linea contro la tendenza alla guerra […] L'articolo Blocchiamo tutto per una nuova scuola, per una nuova università, per un mondo nuovo! su Contropiano.
Net@, ovvero: la propaganda militarista-sionista dentro le nostre scuole
Le sorprendenti ‘scoperte’ dell’inchiesta di Assemblea Scuola Torino sul progetto avviato in Israele nel 2003, importato a Milano nel 2018 e ora in procinto di espandersi in tutte le scuole italiane. L’obiettivo del programma didattico è diffondere la rivoluzione digitale “made in Israel”, come affermato dal CEO di Appleseeds  Academy, Dafna Gaber Lifshitz, dichiarando “Dobbiamo puntare molto sulle scuole e abbiamo insegnanti giovani e carismatici che dovranno sfidare un sistema scolastico spesso molto tradizionale portando energia e innovazione”. Net@ si presenta come un progetto di PCTO (da poco Formazione Scuola-Lavoro), proposto agli studenti come un’opportunità imperdibile per sviluppare digital and social skills utili per la propria crescita umana, professionale e imprenditoriale. L’immagine che vogliono trasmettere è legata a un approccio innovativo, interculturale e utile a colmare diseguaglianze digitali soprattutto nelle zone economicamente e socialmente più svantaggiate. Lo scopo è diffondere competenze digital high-tech, in inglese, per studenti delle scuole superiori. Il progetto di durata pluriennale, spesso si presenta come ‘giovane’ perché, a differenza delle lezioni curricolari standard, è condotto da universitari che capiscono gli studenti e, di conseguenza, sono in grado di proporre un insegnamento molto più efficace rispetto alla scuola tradizionale. All’interno del programma viene insegnato come creare siti web per sponsorizzare prodotti, avviare start up, parlare in pubblico, il time management, ecc. Il programma del terzo e quarto anno in particolare prevede di occuparsi anche di cyber security. Tutto questo è gratuito per le famiglie perché sponsorizzato da istituti, fondazioni, associazioni private e dalle stesse scuole. Quindi un progetto per i giovani, coinvolgente dove la politica non c’entra assolutamente nulla. O quasi. Net@ è un progetto nato in Israele nel 2003. Lì viene pubblicizzato come un merito il fatto che chi esce dopo anni di formazione con Net@ sia in grado di rappresentare una risorsa preziosa per il mercato miliardario delle start up della cybersicurezza e delle tecnologie di guerra, focalizzate sul deep tech, anche per la necessità di dare risposta ai ‘problemi’ di ‘difesa’ e ‘sicurezza’ del paese (che questo settore rappresenti già un rischio per la nostra privacy e le nostre democrazie ce l’hanno rivelato scandali come il software “Pegasus” e lo spyware “Graphite”, spiando decine di migliaia di cittadini tra capi di stato, giornalisti e attivisti in tutto il mondo). Un altro fiore all’occhiello dei promotori di Net@ è che il 56% dei diplomati si arruola nelle unità tecnologiche d’élite dell’IDF. Dal 2018 Net@ si è diffuso per la prima volta all’estero con un progetto pilota a Milano. A offrire i locali e promuovere a Milano il progetto è la Comunità ebraica, la stessa che ha recentemente invitato Adi Karni,  un militare dell’IDF accusato di probabili crimini di guerra, a incontrare gli studenti dei licei per raccontare che a Gaza ha visto “solo odio”, che “stiamo facendo il lavoro sporco per voi” e spiegando che “l’Islam avanza in Europa”. La volontà, esplicitamente espressa dagli organizzatori fin da subito, è di portarlo nel resto del territorio italiano e anche esportarlo in altri paesi. Net@ è promosso e sostenuto dal Keren Hayesod, fondo nazionale di costruzione d’Israele e la centrale finanziaria del movimento sionista mondiale, e dall’Agenzia ebraica per Israele (Jewish Agency for Israel – Sochnut, organizzazione sionista israeliana che sostiene l’ebraicità di Israele) che dal 1967 si occupa anche delle attività dei coloni israeliani insediatisi in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nelle alture del Golan. Oltre alla Jewish Agency for Israel e al Keren Hayesod, altri partner sono l’Appleseeds Academy, l’Associazione Educazione Digitale Italia, la Fondazione Camis De Fonseca e Proedi Media. In un video pubblicato in rete la CEO di Appleseeds, Dafna Lifshitz, afferma che i finanziamenti più importanti di Net@ arrivano dalla USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale – agenzia governativa statunitense creata nel 1961 per contrastare l’influenza dell’Unione Sovietica nel mondo, che aveva la funzione di sostenere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e viene indicata come uno dei suoi strumenti di soft power, da alcuni paesi accusata di essere una copertura della CIA e di essere parte delle politiche di interventismo degli Stati Uniti nel mondo). A partire dal 2019 il progetto è arrivato a Torino all’Istituto Germano Sommeiller e alla scuola ebraica. I docenti inizialmente sono Shinshinim, ovvero giovani israeliani che hanno completato la scuola superiore e rimandano di un anno il servizio militare obbligatorio per prestare servizio nelle comunità ebraiche all’estero. Il loro nome è un acronimo ebraico per “Shnat Sherut” o “anno di servizio”. Agiscono come ambasciatori culturali, portando la cultura e lo stile di vita israeliani, la lingua ebraica e le tradizioni ebraiche alle comunità locali prima di arruolarsi nell’esercito. A maggio 2022 il Keren Hayesod decide di non continuare il programma all’estero per mancanza di risorse. L’organizzazione e la diffusione presso le scuole sono allora affidate alla Fondazione Camis de Fonseca che da quel momento le promuove a Torino e dall’anno 2023/2024 il progetto parte anche al Liceo Monti di Chieri. La Fondazione Camis De Fonseca (ora anche associazione), con lo scopo di trovare partner italiani per poter continuare il progetto, finanzia “Grow in tech” composta generalmente da giovani studenti universitari che, una volta formati in Israele e alla metodologia, possono entrare nelle classi. Recentemente sono stati coinvolti nel progetto anche Merende Digitali e ESSE I Solutions. Lo scopo è quello di creare un ‘nuovo’ progetto Net@ Italia, ‘ripulito’, ma sempre funzionale alle organizzazioni e agli obiettivi strategici originari. Questo è stato detto in modo esplicito e pubblico durante un convegno del 21 maggio 2023 organizzato nella sede della Fondazione Camis De Fonseca in cui, tra gli altri passaggi significativi, viene data la parola al rappresentante del Keren Hayesod per l’Italia, Eyal Avneri, il quale dice: “Stiamo lavorando tutti insieme per continuare il progetto Net@ a Torino con formatori italiani e farò il possibile, per la parte mia, per aiutarvi a realizzarlo, mettendo i contatti con Net@ in Israele, almeno a distanza. Sarà, secondo me, una bellissima collaborazione internazionale. […] Vi auguro un in bocca al lupo e spero di vedervi tutti a novembre in Israele”. Durante le attività capita che partecipi la fondatrice della Fondazione De Fonseca, Laura Camis De Fonseca che, sui social, condivide post dove vengono attaccati come antisemiti Papa Bergoglio, la Chiesa Cattolica e agenzie dell’ONU. Si arriva a leggere che “le organizzazioni internazionali sono peggio di una barzelletta, sono diventati organismi criminali che aiutano i jihadisti” e che “gli Stati europei e l’Europa quasi tutta, esattamente come la Chiesa, si riallacciano alle loro vergognose tradizioni antiebraiche”. La fondazione De Fonseca si occupa di geopolitica e ha una posizione politica sul conflitto israelo-palestinese. Basta scorrere velocemente il sito per capire che è una celebrazione del progetto israeliano con una visione piuttosto parziale. Durante l’anno scolastico vengono invitati esperti che propongono un’idea di scuola e di formazione estremamente aziendalistica e imprenditoriale. Altre attività didattiche hanno avuto anche lo scopo di dare una visione estremamente positiva di Israele come “una terra nata da sogni e speranze”, tecnologica, green e inclusiva. Nel 2022 tra gli studenti che partecipano al progetto viene proposto un concorso dal titolo “Israele. Storia, tradizione, sostenibilità e innovazione tecnologica”. I vincitori hanno in premio un viaggio d’istruzione in Israele: visite al museo della diaspora, al Muro del pianto, alla tomba di Ben Gurion. In conclusione, Net@ è un cavallo di Troia che promuove un’idea di scuola aziendale e imprenditoriale al servizio del mercato, valorizza ‘risorse’ per il mondo delle start up e della cybersicurezza, legato mani e piedi al genocidio di Gaza, alla pulizia etnica e alla diaspora palestinese. Forma futuri soldati d’élite nelle unità tecnologiche ed è ideato, organizzato e diffuso da organizzazioni, Istituti e fondazioni sioniste che, non solo negano o non condannano quanto sta avvenendo in Palestina da ottant’anni, ma che ne sono, spesso, direttamente coinvolti. Forse, ancora peggio, Net@ si presenta come un’organizzazione tecnologica giovanile che, proponendo parole d’ordine accattivanti come Be your best self, Be involved, Be open-minded, Be unlimited, Be cool sta consapevolmente formando un movimento giovanile e una parte della futura leadership economica e politica, con lo scopo di renderli funzionali ai suoi obiettivi strategici e organici alla sua ideologia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Se la scuola non si arruola
di Valentina Pazé* La politica insiste nel preparare la guerra ma, per fortuna, l’attrazione per le armi appartiene più alla classe politica che ai cittadini. “La scuola non si arruola”, …
[Ora di buco] No al Mim, Ministero dell'Istruzione Militare
La trasmissione viaggia per le strade e le piazze d'Italia con corrispondenze con Terni, Roma, Bari, Viterbo, Cagliari, Palermo contro la censura del convegno di formazione per il personale della scuola, promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Il divieto del Ministero dell’Istruzione a convegno su scuola e guerra è gravissimo
Il 4 Novembre avrebbe dovuto tenersi uno straordinario convegno formativo per il personale delle scuole, le adesioni erano andate ben oltre le previsioni (1300 circa), ma nella mattina del 31 Ottobre il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato agli organizzatori, il CESTES (Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali), l’avvio del procedimento […] L'articolo Il divieto del Ministero dell’Istruzione a convegno su scuola e guerra è gravissimo su Contropiano.
4 novembre 2025: Convegno nazionale – formazione online “La Scuola non si arruola”
IL 4 NOVEMBRE NON È LA NOSTRA FESTA! CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLA CULTURA, CONTRO IL RIARMO E LE POLITICHE DI GUERRA, PER SOSTENERE LA PALESTINA. COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA. CONVEGNO NAZIONALE ONLINE ISCRIVERSI SU PIATTAFORMA SOFIA (ID CORSO 101607) O TRAMITE LINK: HTTPS://FORM.JOTFORM.COM/USB_SCUOLA/CONVEGNO-4-NOVEMBRE Con la legge n. 27 del 1 marzo 2024 è stata istituita, il 4 novembre, la Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, data in cui i/le docenti delle scuole di ogni ordine e grado vengono invitati/e ad accompagnare i propri studenti e studentesse a celebrazioni che esaltano i valori della patria e del sacrificio, con particolare riferimento al primo conflitto mondiale. «Si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi molto giovani, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi», recita la legge. Si tratta invece, a nostro avviso, di un salto di qualità della ideologia militarista che porta dentro le scuole di ogni ordine e grado una forte ventata di nazionalismo, attraverso la retorica del compimento dell’unità nazionale, e di militarismo, con ampio ricorso alla retorica del sacrificio. La storia ci ricorda invece che la Prima Guerra Mondiale fu, per il nostro Paese, oltre che un atto di aggressione, una vera e propria carneficina. Simili celebrazioni – la prima guerra Mondiale venne preceduta da aggressioni coloniali dell’Italia monarchica e liberale che cercava di entrare nel novero delle grandi potenze – rappresentano dunque un ulteriore passo avanti rispetto al processo di normalizzazione della guerra, in un contesto Europeo e mondiale che, con i progetti di riarmo e l’investimento di ingentissime risorse nella difesa e nella sicurezza, avrà presto ripercussioni dirette sulle spese sociali, sul welfare, sull’istruzione, sulla sanità. Questo anno poi è purtroppo tragicamente automatico parlare del genocidio in Palestina, espressione più evidente di quel riordinamento economico-politico-militare mondiale che non può prescindere dalla guerra e dal colonialismo. Un Genocidio in diretta e in corso, che il mondo della scuola non vuole appoggiare ma vuole anzi in ogni modo contrastare. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università consideriamo il 4 novembre non una giornata di festa e da celebrare, ma piuttosto una giornata di lutto. Una narrazione falsa che tace sulla violenza e le distruzioni della guerra, che marginalizza la cultura della pace e l’educazione improntata sulla risoluzione pacifica dei conflitti. Ci opponiamo con forza e determinazione al militarismo e alla guerra e a gran voce diciamo “Il 4 novembre non è la nostra festa!”, invitando così i/le docenti a disertare le iniziative ad esso legate, a denunciarle e a partecipare al convegno che abbiamo organizzato per il mattino e alle mobilitazioni previste per il pomeriggio in tutta Italia. PER QUESTI MOTIVI, INSIEME AL CESTES, L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ HA ORGANIZZATO PER IL 4 NOVEMBRE 2025 UN CONVEGNO NAZIONALE ONLINE VALIDO COME CORSO DI AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE CON IL SEGUENTE PROGRAMMA: 8.15-8.30 ACCOGLIENZA IN PIATTAFORMA Roberta Leoni, docente e presidente Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università Cultura della difesa e militarizzazione dell’istruzione Luciano Vasapollo, direttore CESTES, Università La Sapienza Roma Una politica culturale del sociale per il mondo multipolare della pace Antonio Mazzeo, docente e giornalista Rearm Europe e militarizzazione
del sapere Marco Meotto, docente e ricercatore Sguardi coloniali. Il genocidio
nella didattica della storia: dall’inizio del Novecento
alla Palestina odierna Mjriam Abu Samra, ricercatrice e attivista italo-palestinese Critica decoloniale dell’accademia neoliberale: la conoscenza
non marcia Raffaele Spiga, BDS Italia Boicottare il pensiero unico militare Tommaso Marcon, studente, OSA La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara Leonardo Cusmai, studente universitario Cambiare Rotta L’università ai tempi della crisi
tra militarizzazione, repressione
e riforme Roberta Leoni Conclusioni Modera: Lorenzo Giustolisi, CESTES MODALITÀ DI ISCRIZIONE: È POSSIBILE ISCRIVERSI SU PIATTAFORMA SOFIA (ID CORSO 101607) O TRAMITE LINK: HTTPS://FORM.JOTFORM.COM/USB_SCUOLA/CONVEGNO-4-NOVEMBRE MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE: IL LINK CON CUI CONNETTERSI VERRÀ INVIATO VIA MAIL. Il CESTES è ente accreditato al MIM, per il corso si può fruire di un permesso giornaliero
 per formazione ai sensi del’ art. 36 del CCNL 2019/21 Per info:
 scrivere a info@formazione-cestes.it
 o telefonare a Silvia Bisagna 349/7221900 FUORI I MILITARI, IL MILITARISMO E LA GUERRA DALLA SCUOLA! COSA POSSIAMO FARE SE IL 4 NOVEMBRE SIAMO INDIVIDUATI COME ACCOMPAGNATORI/TRICI A INIZIATIVE PER LA GIORNATA DELLE FORZE ARMATE? 1) Iscriverci al convegno organizzato dall’Osservatorio per la mattina del 4 novembre (consulta il sito dell’Osservatorio per prendere visione del programma e scaricare il modulo di domanda da produrre alla scuola); la formazione è un diritto: come docenti abbiamo 5 giorni all’anno di permesso retribuito per la formazione e se il preside dovesse fare problemi nella concessione del permesso, si può scrivere all’Osservatorio (osservatorionomili@gmail.com) e avrete il supporto, anche normativo, necessario; 2) Presentare una dichiarazione di indisponibilità o una rimostranza (in allegato o da scaricare dal sito dell’Osservatorio); si tratta di un documento in cui si ribadisce la propria obiezione di coscienza relativamente alla presenza dei militari in ambiente scolastico; il preside potrebbe o individuare un/a sostituto/a oppure procedere con ordine di servizio oppure tacere; nel secondo e terzo caso consigliamo di procedere con la procedura prevista per la rimostranza che comunque può essere presentata anche indipendentemente dalla dichiarazione di indisponibilità. Ricordiamo che, in ogni caso, se l’attività prevista per il 4 novembre si tenesse fuori dalla scuola, non sussiste alcun obbligo per il docente di accompagnare la classe (le uscite didattiche sono svolte sempre su base volontaria); Presentare un atto di rimostranza, un atto perfettamente legale e previsto dalla normativa in base al quale un dirigente della pubblica amministrazione non può impartire ordini con vizi legislativi. Se vi viene chiesto di accompagnare una classe a una qualche forma di parata militare senza che questa attività sia stata deliberata dal Collegio Docenti e/o dal Consiglio di Classe, potete opporvi. Di fronte a una circolare che vi individua come accompagnatori/trici dovete richiedere (per scritto) un ordine di servizio; quando arriva l’ordine di servizio potete utilizzare il modello di atto di rimostranza scaricabile dal sito dell’Osservatorio (meglio protocollare il tutto nella segreteria della scuola). Di fronte a una rimostranza, il preside ha due strade: a) Non risponde; a questo punto la rimostranza si intende accolta e non sussiste più l’obbligo previsto dalla circolare o dall’ordine di servizio su cui la rimostranza stessa è stata prodotta; b) Il preside reitera l’ordine di servizio; a questo punto il lavoratore ha due scelte: o ottempera oppure decide di resistere con la consapevolezza che può incorrere in provvedimenti disciplinari (sui quali l’Osservatorio dà la massima disponibilità a dare l’eventuale copertura legale). A4-LA-SCUOLA-NON-SI-ARRUOLADownload
“Per difendere Università e Scuole dall’invasione dell’industria bellica”
LA CONOSCENZA NON MARCIA. Per difendere Università e Scuole dall’invasione dell’industria bellica, dalla logica militare, dalla collaborazione con il genocidio del popolo palestinese. PREMESSA Assistiamo a una crescente invasione del settore dell’istruzione e della ricerca da parte della filiera militare industriale e del suo dispiegamento ideologico. Il processo di militarizzazione […] L'articolo “Per difendere Università e Scuole dall’invasione dell’industria bellica” su Contropiano.