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Spagna, il clero cede sugli abusi
di Luca Tancredi Barone·(*). A seguire una breve nota della “bottega” con il link al comunicato della Garante per l’infanzia e l’adolescenza in Sardegna. Se c’è un avversario temibile per ogni governo di sinistra spagnolo è la Chiesa cattolica, da sempre. Un’istituzione che in Spagna vanta la collaborazione lungo i 40 anni di dittatura franchista: dalla legittimazione del colpo di
Criminalizzazione, rotte migratorie e accordi di cooperazione alla frontiera euro-africana occidentale
Nel 2025 il Mediterraneo e le rotte atlantiche verso la Spagna si confermano tra i confini più letali d’Europa. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione Caminando Fronteras, tra gennaio e metà dicembre, almeno 3.090 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo via mare. Numeri drammatici, contenuti nel rapporto “Derecho a la Vida 2025” 1, pubblicato il 29 dicembre: tra le vittime si contano 192 donne e 437 bambini. Un bilancio che riaccende l’attenzione sulle politiche migratorie, sulle operazioni di soccorso e sul diritto alla vita lungo una delle rotte più pericolose al mondo. Caminando Fronteras registra un record di oltre 10.000 morti in mare durante il viaggio verso la Spagna nel 2024. In un quadro globale sempre più caratterizzato da deportazioni verso Paesi terzi, incarcerazioni e detenzioni il continuo tentativo di controllo e restringimento alla mobilità delle persone si fa pietra angolare delle pratiche di violenza razziale e coloniale dell’impianto securitario europeo. Le modalità di controllo dei corpi gettano le basi di una struttura oppressiva in grado di poter decidere delle sorti e del futuro delle persone. La visione intrinsecamente islamofobica e razzializzante, che connota gli organi europei, favorisce una totale e deliberata violenza istituzionale in grado di cancellare qualsiasi diritto alla vita, alla cittadinanza e alla mobilità. Tale visione, costruita discorsivamente e materialmente nei confronti delle persone in movimento, produce una divisione binaria tra un corpo sociale interno “noi” ed una minaccia esterna “loro”. Questa narrazione, che favorisce l’esclusione, alimenta un sistema nazionale e transnazionale basato sulla sicurezza, il controllo e la criminalizzazione. In questo contesto i dati pubblicati all’interno del report annuale 2 del collettivo Caminando Fronteras ci vengono in aiuto per svelare nella sua interezza l’architettura di frontiera. Tra il 1° gennaio e il 15 dicembre 2025 le morti causate dall’impianto frontaliero lungo il confine euro-africano occidentale 3 sono state 3090. Di queste 192 sono state donne e 437 bambinɜ e adolescenti. Le imbarcazioni scomparse con innumerevoli persone a bordo arrivano invece a quota 70. Caminando Fronteras è un collettivo nato nel 2002, frutto dell’incontro e della sinergia di vari difensori dei Diritti Umani su diversi territori del confine euro-africano occidentale. Lotta per la tutela dei diritti delle persone migranti e delle loro comunità e per un diritto alla vita, all’informazione, alla giustizia e alla memoria. Le stragi sulla frontiera spagnola sono strettamente collegate all’attivazione tardiva o inesistente delle operazioni di ricerca e soccorso, alla mancanza di coordinamento tra gli Stati coinvolti nell’area e all’omissione del dovere di salvataggio. Il rapporto, nonostante registri una diminuzione nel numero dei tentativi di attraversamento verso la Spagna, dimostra un aumento delle tragedie in mare. Al 15 dicembre 2025 si possono infatti rilevare 303 imbarcazioni andate incontro a una tragedia in mare aperto. I risultati della ricerca di Caminando Fronteras riconducono la causa principale delle morti e delle scomparse all’influenza delle politiche di controllo migratorio sull’impiego delle operazioni SAR 4. Questo fenomeno, ampiamente documentato anche dai report precedenti, risulta essere comune a tutte le rotte migratorie che conducono allo Stato spagnolo. ACCORDI DI ESTERNALIZZAZIONE E CRIMINALIZZAZIONE I numeri riportati dal collettivo spagnolo sono il riflesso di una politica europea che, mediante accordi formali e informali con Paesi terzi o Stati membri, attua pratiche di esternalizzazione e criminalizzazione delle persone in movimento. Il rapporto del 2025 presenta un’interessante mappatura di tutto un ventaglio di accordi di cooperazione transnazionale in materia di controllo e gestione delle frontiere. L’aumento dei finanziamenti a Paesi terzi mira ad estendere la frontiera il più lontano possibile dal territorio europeo. Ciò rivela e cela un tentativo di contenimento e limitazione di ogni singolo spostamento da e verso i diversi territori nazionali. La Mauritania, il Senegal, il Gambia, il Marocco e l’Algeria si ritrovano pertanto interconnessi a dinamiche di cooperazione e criminalizzazione che, seppure con sfumature diverse, condividono la stessa matrice di controllo dei corpi e della mobilità. Che sia un accordo siglato con l’UE, Frontex 5 o il governo spagnolo l’’apparato securitario svela in tutta la sua violenza la struttura dell’impianto politico. UNA COSTELLAZIONE DI SPOSTAMENTI Il report fornisce una panoramica approfondita sulle diverse rotte e pericoli della persona in movimento. I nuovi meccanismi di controllo migratorio, implementati delle politiche mauritane, ad esempio, hanno comportato una significativa diminuzione negli spostamenti lungo la rotta atlantica 6. Sebbene si sia mostrato quest’andamento ciò “non ha determinato uno spostamento dei migranti verso la rotta del Mediterraneo occidentale” 7 Questo perché si tratta di “due circuiti migratori completamente differenti, con profili, traiettorie e dinamiche non intercambiabili e che non possono essere interpretati come una sostituzione l’uno dell’altro” 8. La rotta che parte dalle coste della Mauritania ha comunque continuato a registrare il numero più alto di vittime nel 2025. L’osservatorio di Caminando Fronteras ha documentato un totale di 1319 morti in 27 tragedie, con 17 imbarcazioni scomparse. Sul lato Mediterraneo la rotta algerina, in continuità con gli anni passati, continua ad essere la più pericolosa in termini di mortalità. Nel solo anno del 2025 si contano un totale di 1037 vittime con una percentuale del 70% per quanto riguarda gli incidenti marittimi. Delle 70 imbarcazioni scomparse sul confine euro-africano occidentale 47 sono partite proprio dalle coste dell’Algeria. L’aumento delle attività migratorie fa di quest’ultima la principale rotta di transito verso lo Stato spagnolo. Lo studio di Caminando Fronteras è in grado di fornirci un’analisi dettagliata su una moltitudine di rotte migratorie connotate da diversità nelle scelte e storie di vita. Adottare un approccio di complessità si mostra sempre più necessario per evitare di osservare, mediante uno sguardo semplicistico e/o superficiale, le diverse e più svariate modalità di spostamento. Le rotte lungo il confine euro-africano occidentale sono difatti attraversate da una eterogeneità di individui che si muovono su traiettorie che chiamano in causa più di 30 Paesi differenti. «Ha 16 anni, è mio fratello. Quel giorno avrei dovuto attraversare con lui ma non ho potuto perché c’è stata una retata nel cantiere dove lavoravo come muratore e mi hanno deportato nel deserto. Ci è voluto un po’ prima che riuscissi a tornare e, quando sono rientrato ad Algeri, i miei amici mi dissero che si era imbarcato, ma da allora non avevano più avuto sue notizie. Ho provato a chiamare i telefoni dei suoi amici ma erano spenti e da allora lo sto cercando. Mi hanno detto che la barca è scomparsa, non ha mai raggiunto la Spagna. All’inizio avevo speranza. Dicevano che poteva essere in prigione. Qui, puoi marcire in prigione solo per il fatto di essere un migrante se vieni catturato in mare. Ma ormai ho perso la speranza di trovarlo in Algeria. Non so come dirlo a mia madre, non so come dirle che il suo figlio più piccolo è scomparso» M.B., Mali, fratello di una persona scomparsa 9 SPARIZIONI L’invisibilizzazione delle vittime in mare e l’occultamento delle informazioni da parte delle autorità statali si intersecano ai perenni ostacoli incontrati dalle famiglie delle persone scomparse. Tali ostacoli sono esplicitati nella difficoltà di denuncia dei casi di sparizione, nelle barriere di accesso alle informazioni e nei ritardi di avvio delle operazioni di ricerca. Queste pratiche sistemiche fanno dell’apparato securitario transfrontaliero una struttura tentacolare in grado di controllare ed influenzare le vite delle persone migranti e delle loro famiglie tra passato, presente e futuro. «La mancanza di indagini indipendenti, di trasparenza da parte delle autorità e di responsabilità politica e giuridica consente che le violazioni dei diritti si ripetano senza conseguenze.» 10 Il lutto, sospeso tra temporalità diverse, mantiene le famiglie in una condizione di tensione costante, in un limbo di incertezza causato dall’impossibilità di conoscere il destino dei propri cari. Molo di Ceuta (Caminando Fronteras) «È già da parecchio tempo che stiamo cercando mio cugino, è figlio unico e i suoi genitori non riescono a gestire le procedure amministrative e di ricerca. Abbiamo scoperto da un articolo pubblicato su El Faro de Ceuta che è sepolto nel cimitero musulmano di Ceuta. Quando ho chiamato e fornito i suoi dati, mi hanno detto che potrebbero corrispondere a un corpo sepolto lì e ci hanno dato il numero della tomba, ma ho chiamato la polizia e ho scritto loro ma non mi hanno risposto. Nessuno ti fornisce informazioni chiare sulle procedure. Abbiamo una semplice richiesta: vogliamo sapere dove si trova il corpo di mio cugino e completare tutte le pratiche affinché i suoi resti possano essere riesumati e sepolti nella sua città natale, dove i suoi genitori possano visitare la sua tomba. Wellah kalbena mehrouk 3li (i nostri cuori sono ricolmi di dolore) e non sappiamo cosa fare, è un vero labirinto. Che Allah sia con noi”» A.H., Algeria, cugino di una vittima 11 CONCLUSIONI il report di Caminando Fronteras rappresenta ad oggi un importante strumento in grado di mostrare nelle sue varie sfumature accordi di esternalizzazione, meccanismi di criminalizzazione e pratiche di polizia. Ci fornisce pertanto una visione di insieme sulle pratiche, amministrative e materiali, di eliminazione ed obliterazione con cui le persone in movimento devono confrontarsi. La criminalizzazione della mobilità, la detenzione arbitraria, la violenza istituzionale, la persecuzione delle organizzazioni della società civile, unitesi allo spettro delle deportazioni, si rivelano essere le fondamenta su cui si erge l’intero impianto securitario europeo e di frontiera. Il rapporto va così ad unirsi a strumenti come la guida pratica 12 per orientare le famiglie delle persone scomparse nelle lunghe e burocraticamente tortuose attività di ricerca. La ricostruzione degli eventi legati alle vittime di frontiera e/o scomparse e il sostegno alle famiglie di queste ultime vanno a dar forma ad una serie di azioni volte alla ricerca di giustizia e dignità per le persone inghiottite dalla macchina securitaria. Rendere manifesta la memoria, le testimonianze, le esperienze, così come i numeri delle persone scomparse o decedute, è necessario non solo in quanto condanna di un sistema che criminalizza, detiene e respinge, ma anche per mostrare le diverse esperienze di vita, pratiche di stare al mondo ed esistenza di una collettività tutt’altro che uniforme, troppo spesso narrata in termini desoggetivizzanti e depoliticizzanti. Sperando di poter osservare, finalmente, nella sua interezza e complessità, una vasta gamma di soggettività in grado di auto-organizzarsi e riadattarsi a sistemi sempre più aggiornati di controllo e securitizzazione dello spazio e dei corpi. 1. Il rapporto è disponibile in inglese spagnolo ↩︎ 2. Rapporto “Monitoreo Derecho a la Vida 2025”, Caminando Fronteras (dicembre 2025) ↩︎ 3. La zona chiamata in causa fa riferimento alla regione di confine, comprendente le aree terrestri e marittime situate tra lo Stato spagnolo e la costa africana, che va dalla Guinea all’Algeria ↩︎ 4. SAR è l’acronimo di “search and rescue”. L’area SAR è un’area di mare assegnata ad uno Stato specifico, il quale diventa responsabile del coordinamento delle operazioni di ricerca e salvataggio di quella zona. Il fenomeno è definito dalla Convenzione internazionale del 1979 in materia di ricerca e soccorso marittimo. Monitoring the right to life 2024, Caminando Fronteras (2024) ↩︎ 5. Frontex è l’Agenzia europea per la gestione dei confini esterni e coordina le operazioni di controllo e sorveglianza dei confini esterni, marittimi e terrestri. Attualmente è oggetto d’inchiesta da parte del Parlamento europeo oltre che di denunce presso la Corte di giustizia europea per le pratiche di respingimento illegale e violento in frontiera. Sorgoni, B. (2022), Antropologia delle migrazioni. L’età dei rifugiati, Carocci, Roma, p. 84 ↩︎ 6. La seguente rotta contrassegna tutti quegli spostamenti in uscita verso le isole Canarie. La particolare posizione delle isole Canarie, nell’Oceano Atlantico, le rende un punto cruciale per le rotte migratorie provenienti dall’Africa. Burorrepresión: quando la violenza è anche burocratica. Un rapporto sulla frontiera sud della Spagna, Melting Pot Europa (ottobre 2024) ↩︎ 7. Monitoring the right to life 2025, Caminando Fronteras (2025), p. 15 ↩︎ 8. Ibid. ↩︎ 9. Ivi, p. 28 ↩︎ 10. Ivi, p. 19 ↩︎ 11. Ivi, p. 33 ↩︎ 12. Prodotta e tradotta in diverse lingue da Caminando Fronteras. Consulta la brochure informativa sulle scomparse in frontiera ↩︎
Lo sgombero più grande della storia della Catalogna lascia senza casa 400 persone
A pochi giorni dalle festività natalizie quattrocento persone sono state sgomberate senza alcuna alternativa da un’ex scuola di proprietà comunale in disuso da diversi anni. Alle prime luci dell’alba di mercoledì 17 dicembre si è prodotto quello che a tutti gli effetti è stato definito come «lo sgombero più grande della storia della Catalogna». Intorno alle 7 del mattino, decine di camionette delle forze dell’ordine hanno circondato l’area intorno all’Antic Institut d’Educaciò Secundaria B9, situato nel Comune di Badalona, a pochi chilometri a nord da Barcellona. Da alcuni anni centinaia di persone avevano trovato rifugio all’interno dell’edificio, in special modo quando, nel dicembre del 2020, un’altra struttura pubblica in stato di abbandono istituzionale prese fuoco e causò la morte di cinque persone residenti. Secondo quanto denunciato dagli attivisti del sindacato, le operazioni di soccorso e di spegnimento dell’incendio messe in moto dal corpo dei vigili del fuoco furono ostacolate dalla decisione presa mesi prima dal sindaco e rappresentante del Partido Popular della città, Xavier García Albiol, di interrompere l’accesso all’acqua all’interno dell’edificio. A cinque anni di distanza, lo stesso sindaco Albiol (al suo terzo mandato) ha minacciato lo sgombero dell’Istituto B9 senza offrire però alcuna alternativa né soluzione alle persone, di fatto, lasciate in mezzo alla strada.  Foto di Armando Negro Al contrario, nei suoi profili social e in varie interviste rilasciate alla stampa locale, il popolare ha indurito la sua posizione, affermando che «il comune di Badalona non spenderà nemmeno un euro per le persone sgomberate». A motivare la brutalità di queste misure, secondo il sindaco, risiederebbe la necessità di risolvere un presunto conflitto tra la comunità che abitava lo stabile e una parte del vicinato. «Pedro e i suoi soci dicono che dobbiamo accogliere tutti, adesso tocca a lui cercar loro una casa» ha affermato Albiol alla stampa, facendo riferimento al presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez. In tutto questo, la Generalitat della Catalogna, sotto la guida del Partito Socialista Catalano (PSC), si è girata dall’altra parte, pronunciandosi con poca incisività sulla questione. «Nonostante il tempo inclemente, nonostante le mediazioni, nonostante tutto, sembra essere più importante l’opinione di un singolo, il sindaco in questo caso, che ha criminalizzato la maggioranza delle persone» mi spiega una persona che vive nel quartiere. «Hanno strumentalizzato i vicini, ma qui si può vedere quanti siamo davvero». Fin dalla prime ore del mattino, infatti, decine di persone sono accorse per donare sostegno alla causa. Residenti del vicinato, collettivi impegnati nella lotta per il diritto alla casa e sindacati antirazzisti situati di fronte al cordone della polizia hanno espresso la loro solidarietà con cori e urla mentre osservavano le persone uscire dalla struttura con i propri averi. Solo mezz’ora dopo l’inizio dello sgombero si sono verificati momenti di tensione: gli agenti della Àrea de Brigada Mòbil (BRIMO), schierati in assetto antisommossa per impedire l’accesso ai manifestanti, hanno iniziato a caricare le persone, tra cui chi è accorso per protestare e chi aveva appena subito lo sgombero, con spintoni e manganellate. Il macrodispiegamento delle forze dell’ordine previsto per l’operazione ha incluso non solo gli agenti della Guardia Urbana e dei Mossos d’Esquadra, generalmente impiegati per questo tipo di attuazioni, ma anche di più di cinquanta agenti del Cuerpo Nacional de Policia, dei quali molti appartenenti alla Brigada Provincial de Extranjeria y Fronteras de Barcelona. Questo corpo si occupa della detenzione e la deportazione delle persone senza permesso di soggiorno all’interno dei Centri di Internamento di Stranieri (CIE), strutture detentive equivalenti ai CPR italiani. Foto di Armando Negro «Non vogliono e non hanno mai avuto l’intenzione di voler gestire tutto questo» mi spiega un attivista del sindacato per la casa di Badalona. «Loro spostano povertà da una parte all’altra. Siamo in un periodo di crisi politica e loro sanno chiaramente chi dovrà pagare il prezzo di questo: la classe lavoratrice e in questo caso il proletariato migrante». L’operazione di polizia, che si è conclusa intorno alle 11 del mattino, ha prodotto varie centinaia di identificazioni e la detenzione e la deportazione di quindici persone verso il CIE della Zona Franca di Barcellona. Nonostante lo sgombero fosse stato annunciato da svariate settimane e la situazione, grazie anche alle denunce dei sindacati attivi sul territorio, fosse risultata evidentemente drammatica, durante tutta la mattina si sono recati sul posto solo due persone impiegate nei Servizi Sociali della città. Alcuni volontari dei collettivi presenti allo sgombero hanno cercato di offrire sostegno davanti alla grave inadempienza istituzionale, provando a raccogliere dati e fare un conteggio reale delle persone sgomberate. Intorno alle 18, varie persone si sono radunate dinanzi alla piazza del Comune (pattugliata e chiusa dalle forze dell’ordine) per protestare contro le misure promosse dal sindaco. Varie centinaia di manifestanti hanno sfilato per le strade della città raggiungendo il recinto della scuola B9. Qui molte delle persone senza più una casa si sono organizzate per trascorrere la notte, ricevendo da un lato il sostegno dei manifestanti che hanno portato vivande e coperte, dall’altro un’ulteriore umiliazione da parte del sindaco Albiol, che ha deciso di staccare la corrente in tutta l’area. Secondo il Centre d’Estudis d’Opinió (CEO), l’accesso alla casa è la principale preoccupazione per le persone residenti in Catalogna. La gestione di questo problema da parte del governo centrale e regionale sta mettendo in evidenza la scarsa efficacia di misure che risultano spesso inutili. L’ambiguità politica di fronte alla speculazione economica portata avanti dai fondi d’investimento crea confusione e non permette di identificare chi realmente ha generato questa situazione. Mentre vengono attuate politiche tiepide, parallelamente si affermano politici come Albiol, che per salvaguardare gli interessi dei giganti economici, instaurano la guerra dei penultimi contro gli ultimi.   L'Indipendente
Vite sacrificabili
GIOVANNA VACCARO 1 No Name Kitchen (NNK) è un movimento indipendente senza scopo di lucro che documenta e monitora la violenza alle frontiere esercitata dalla polizia e dai funzionari statali. Fondata nel 2017, l’organizzazione lavora in stretta collaborazione con le comunità colpite per raccogliere testimonianze e denunciare violazioni dei diritti umani. NNK opera a Ceuta dal febbraio 2021. Il titolo del report, pubblicato nel settembre del 2025, la cui traduzione in italiano è «Vite sacrificabili: la sofferenza dei migranti sotto le politiche UE-Marocco» 2 chiarisce fin da subito il suo contenuto. «Questo rapporto» – si spiega nell’introduzione – «intende denunciare l’impatto degli accordi strategici di esternalizzazione sulla vita dei migranti: l’esclusione, la violenza, la precarietà forzata e le morti per le quali il governo spagnolo continua a pagare milioni. Le testimonianze incluse in questo rapporto provengono dal progetto Bloody Borders, un database aperto e collaborativo che monitora la violenza alle frontiere». L’analisi si concentra sulla relazione tra le politiche migratorie europee e spagnole, i lauti finanziamenti che ne derivano a favore del Marocco, la messa a sistema della violazione dei diritti fondamentali e della violenza come elementi delle politiche di esternalizzazione e il diretto impatto che tutto questo ha sulla vita delle persone migranti che tentano di attraversare la frontiera a sud della Spagna e dell’Europa, rimanendo bloccate per mesi ed anni. Nello specifico, nel report viene analizzato quanto accade a Ceuta e Melilla evidenziando come le due enclavi spagnole siano diventate il fulcro della politica di contenimento migratorio dell’UE; rappresentando così il punto di partenza della politica di esternalizzazione verso il Marocco. Nell’analisi del contesto di tali politiche viene sottolineata, alla stregua di quanto già segnalato da Statewatch nel 2019 relativamente ai finanziamenti al Regno del Marocco da parte dell’UE e della Spagna, la difficoltà di rilevare e monitorare l’assegnazione delle spese destinate alle politiche di esternalizzazione delle frontiere 3. Le ragioni sono riconducibili sia alla molteplicità degli attori attraverso cui passano i fondi, sia alla difficoltà di tracciamento, poiché, ad esempio, anche nelle sintesi del Consiglio Europeo le indicazioni delle spese assegnate per il controllo delle frontiere non vengono distinte da quelle indirizzate ai “fondi per lo sviluppo”. In poche pagine, il report mette, dunque, in evidenza la condivisione di responsabilità tra UE, Spagna e il Marocco, partner chiave nelle politiche migratorie; nella determinazione di quello che viene definito un “regime necropolitico” che controlla la vita e la morte delle persone migranti attraverso: respingimenti a caldo, torture, trattamenti inumani e degradanti, detenzioni arbitrarie, esclusione, abusi razziali, deportazioni nel deserto del Sahara. Tutte pratiche, a cui non vengono risparmiati neanche i minori. È, inoltre, messa in luce la pericolosità dei trasferimenti delle persone in diverse città del Marocco che le allontanano dalla giurisdizione di frontiera. Anche a questo proposito vengono riportate alcune testimonianze di violenze e violazioni raccolte nell’ambito del progetto Bloody Borders. È un progetto indipendente che raccoglie testimonianze dirette di persone che hanno subito respinti illegali (pushbacks) e violenze alle frontiere europee, con l’obiettivo di portare alla luce queste pratiche, chiedere responsabilità legali e politiche, e promuovere politiche migratorie più umane e sicure. Infine, il report sottolinea come tali relazioni e finanziamenti rischino “anche di rafforzare regimi non democratici e paramilitari” e di aumentare “la dipendenza da attori non statali, aprendo la strada alla strumentalizzazione del movimento migratorio”; in quanto la creazione di vite ai margini, costrette a una precarietà forzata e al limitato accesso ai diritti e servizi essenziali, costantemente “pronte a saltare in qualsiasi momento”, risulta funzionale alla strumentalizzazione dei corpi, a fini politici. 1. Laureata in Scienze della Cooperazione Internazionale, dal 2010 mi occupo di migrazioni e politiche migratorie. Ho maturato esperienza nel settore sociale, lavorando sul monitoraggio istituzionale e indipendente del sistema di accoglienza e contribuendo con articoli e interventi pubblici. Attualmente mi dedico alla formazione tecnica per équipe di progetti sociali, alla sensibilizzazione della cittadinanza e alla formazione trasversale nell’ambito delle politiche attive per il lavoro ↩︎ 2. Consulta il rapporto ↩︎ 3. Aid, border security and EU-Morocco cooperation on migration control, StateWatch (Novembre 2019) ↩︎
Il governo spagnolo apre due centri di detenzione per migranti in Mauritania
Un’inchiesta di El Salto ricostruisce finanziamenti e strategie dietro i meccanismi di esternalizzazione delle frontiere. Questa inchiesta, pubblicata da El Salto, ricostruisce la recente apertura di due centri di detenzione per persone migranti in Mauritania da parte del governo spagnolo, analizzando gli accordi, i finanziamenti e le implicazioni delle politiche migratorie esternalizzate. Ringraziamo la redazione 1 e gli autori dell’inchiesta per averci concesso l’autorizzazione a tradurre e pubblicare il loro lavoro in italiano. La traduzione è stata curata da Juan Torregrosa. Entrambi i centri di detenzione sono stati costruiti dall’agenzia di cooperazione spagnola FIAP, del Ministero degli Affari Esteri e riservano spazi e persino culle per privare della libertà anche i migranti minorenni. Dizionario della RAE: Carcere: 1.f. Luogo destinato alla detenzione dei prigionieri. Dal 17 ottobre scorso la Mauritania dispone di due nuovi centri di detenzione per migranti, uno situato a Nouakchott, capitale del Paese, e l’altro a Nouadhibou, al confine con il Sahara occidentale occupato illegalmente dal Marocco. Entrambi i centri sono stati avviati dalla Fondazione per l’Internazionalizzazione delle Amministrazioni Pubbliche (FIAP), un’agenzia di cooperazione del governo spagnolo che dipende dal Ministero degli Affari Esteri. Le autorità spagnole affermano che questi spazi sono ispirati ai Centri di Assistenza Temporanea per Stranieri (CATE) delle Isole Canarie e ammettono che, a differenza della Spagna, priveranno della libertà anche i minori, compresi i neonati in fase di allattamento, cosa che la legislazione spagnola proibisce. Una fonte spagnola coinvolta nella creazione di questi centri afferma che, nonostante il loro nome ufficiale, “si tratta ovviamente di centri di detenzione” e precisa che i bambini saranno trattenuti lì solo se accompagnati da un familiare. Due fonti mauritane confermano questa affermazione. La FIAP, il governo mauritano e la Delegazione dell’Unione Europea in Mauritania non rispondono a nessuna delle domande formulate per questo articolo. Il centro di detenzione costruito dal governo spagnolo a Nouakchott dispone di almeno 107 posti, comprese due culle per neonati, secondo i documenti della FIAP a cui ha avuto accesso questa indagine, mentre quello di Nouadhibou avrà almeno 76 posti, oltre ad altre due culle. I lavori e le forniture per la realizzazione di questi edifici sono stati finanziati con fondi spagnoli e del Fondo fiduciario di emergenza dell’Unione Europea, attraverso il progetto di polizia Associazione Operativa Congiunta (POC, acronimo francese), guidato dalla FIAP. Il presidente della Repubblica Islamica di Mauritania, Mohamed Ould El Ghazouani, accoglie il presidente Pedro Sánchez all’aeroporto di Nouakchott. Fernando Calvo MONCLOA La Spagna esternalizza i propri confini in Mauritania Per comprendere la storia dietro le carceri per migranti che la Spagna ha aperto in Mauritania, bisogna risalire al 15 maggio 2024, quando 15 governi dell’Unione Europea hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, chiedendo di seguire l’esempio di Giorgia Meloni, presidente del governo italiano, che ha avviato un centro di detenzione per migranti in Albania. Il governo spagnolo non ha firmato quella missiva, ma una settimana prima, l’8 maggio 2024, aveva assegnato all’impresa edile CADG i lavori per allestire due centri di detenzione per migranti in Mauritania. Tre mesi dopo, nell’agosto 2024, il presidente spagnolo e la presidente europea si sono recati in Mauritania e hanno promesso di inviare oltre 500 milioni di euro al governo militare del generale Mohamed Ould El Ghazouani.  La FIAP non specifica se abbia messo in atto alcun meccanismo o protocollo per impedire alle autorità mauritane di maltrattare e torturare i detenuti. Negli ultimi anni, l’esecutivo presieduto da Pedro Sánchez ha anche aumentato il trasferimento di intelligence e attrezzature di polizia al regime mauritano con l’obiettivo di reprimere la partenza di imbarcazioni dirette alle Isole Canarie. Questo subappalto del controllo migratorio a Paesi terzi, noto come “esternalizzazione delle frontiere” e attuato attraverso la FIAP, ha portato la Mauritania a raddoppiare i raid per arrestare i migranti. Agenti della Guardia Civil e della Polizia Nazionale Spagnola dispiegati nel Paese partecipano a queste operazioni, che includono perquisizioni domiciliari senza autorizzazione giudiziaria e arresti arbitrari per motivi razziali. L’apertura di due centri di detenzione per migranti ha comportato una spesa totale di almeno 1.080.625 euro di fondi europei, secondo i documenti ufficiali a cui ha avuto accesso questa indagine. Tutti i contratti sono stati assegnati senza gara pubblica da parte della FIAP e hanno beneficiato di finanziamenti europei. La Mauritania è diventata una delle priorità finanziarie della FIAP in coincidenza con l’aumento del flusso migratorio sulla “rotta delle Canarie”. Senza andare oltre, il 1° novembre questa agenzia ha erogato 160.000 euro (senza gara d’appalto) per acquistare un numero indeterminato di veicoli 4×4 e droni con visori notturni per la polizia mauritana. In una comunicazione della FIAP successiva alla pubblicazione di questo articolo, l’agenzia nega categoricamente che l’appalto sia stato aggiudicato senza gara pubblica e sostiene che i contratti sono stati aggiudicati con “procedura pubblica” in base alla prima disposizione aggiuntiva della legge sugli appalti pubblici che regola i contratti all’estero. Questa agenzia di cooperazione del Ministero degli Affari Esteri, coinvolta nello scandalo di corruzione noto come “caso Mediador” o “caso Tito Berni”, non specifica se abbia messo in atto alcun meccanismo o protocollo per impedire alle autorità mauritane di maltrattare e torturare i detenuti, né fornisce il regolamento che ne disciplinerà il funzionamento. Sul suo sito web, la FIAP riconosce che questi centri contribuiranno a “determinare se [i migranti detenuti] sono vittime di tratta, minori non accompagnati, persone vulnerabili o richiedenti protezione internazionale” e assicura che i detenuti rimarranno in custodia per un massimo di 72 ore. Questa agenzia di cooperazione spagnola non ha risposto a nessuna delle domande poste, sostenendo che porCausa non è un mezzo di comunicazione. Inaugurazione del centro di detenzione per migranti a Nouakchott (Mauritania) – Foto Delegazione dell’UE in Mauritania L’inaugurazione di entrambi gli spazi ha avuto luogo lo scorso 17 ottobre alla presenza di agenti della Polizia Nazionale spagnola, rappresentanti dell’Unione Europea e del Ministro dell’Interno mauritano. La Spagna conta più di 80 funzionari e agenti della Guardia Civil, della Polizia Nazionale e del CNI dispiegati in modo permanente in Mauritania. Tre fonti con accesso a questi centri di detenzione affermano che le carceri per migranti della FIAP in Mauritania sono già pronte, ma non sono ancora entrate in fase operativa, quindi per il momento nessun migrante detenuto vi avrebbe pernottato. Inizialmente era prevista anche la partecipazione all’inaugurazione del commissario Abdel Fattah, capo dell’Ufficio per la lotta contro l’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani della polizia mauritana. Fattah, incaricato di ricevere e gestire i dispositivi per il controllo dei flussi migratori che la Spagna fornisce alla Mauritania attraverso la FIAP, alla fine non ha partecipato alla cerimonia perché è stato sollevato dal suo incarico dopo che si è scoperto che riceveva tangenti dai trafficanti di esseri umani che organizzano i cayucos dirette alle Canarie, in cambio di informazioni errate fornite alla Guardia Civil, come rivelato da un’indagine di porCausa e dai quotidiani El País e Le Monde. Nel 2022 Fattah è stato insignito della medaglia al merito di polizia dal Ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska. Questo ufficiale della polizia mauritana, cugino dell’ex presidente Mohamed Ould Abdel Aziz, è libero e non ha accuse a suo carico. Il commissario mauritano destituito, Abdel Fattah, riceve la medaglia al merito di polizia dalle mani del Ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, nel 2022. PH: Agenzia Mauritana di Informazione Le aziende coinvolte Falcon Consultores, la società che ha redatto lo studio tecnico di queste carceri, non ha risposto alle domande poste per questo articolo. CADG, che ha realizzato i lavori e fornito anche arredi e attrezzature, sottolinea di avere “regole severe” per evitare pratiche corrotte e conflitti di interesse in conformità con le “norme etiche internazionali” e chiede di risolvere le questioni relative a queste carceri per migranti con la FIAP. In Mauritania entrambe le società si sono aggiudicate diversi contratti di TRAGSA, un’azienda di proprietà dello Stato spagnolo. Da quando Pedro Sánchez è arrivato alla Moncloa, TRAGSA è responsabile di diversi contratti relativi al controllo dell’immigrazione, come i lavori di ammodernamento delle recinzioni di confine di Ceuta e Melilla. Essendo costituita come società privata, i giornalisti non possono richiedere informazioni sui suoi contratti e sulle sue attività ai sensi della legge sulla trasparenza. In risposta alle domande poste, TRAGSA riconosce di aver ricevuto «un incarico dalla FIAP per la realizzazione del progetto costruttivo e l’esecuzione dei lavori dei centri di detenzione temporanea a Nouakchott e Nouadhibou» e chiarisce che successivamente, su richiesta della FIAP, «è stato deciso» e alla fine non ha eseguito tali lavori. FIAP sostiene che la risoluzione del contratto sia avvenuta in termini amichevoli e ha inviato il fascicolo che lo dimostra successivamente alla pubblicazione dell’articolo su El Salto. Il team di giornalisti che ha redatto questa informazione ha inviato alcune domande anche alle autorità della Mauritania, tramite il Ministero dell’Interno e l’ambasciata a Madrid. Il governo mauritano non ha risposto a nessuna delle domande poste, né ha chiarito cosa intende fare con i migranti privati della libertà nelle due prigioni costruite dalla Spagna. Abbandoni nel deserto sponsorizzati dalla Spagna e dall’UE Il regime mauritano effettua retate – con il sostegno e le informazioni fornite dalla Guardia Civil, dalla Polizia Nazionale e dal CNI – per arrestare arbitrariamente persone di colore, compresi bambini in età lattante. Le autorità mauritane utilizzano quad, veicoli 4×4, droni e dispositivi tecnologici forniti dalla FIAP per effettuare questi arresti. I migranti arrestati vengono privati di tutti i loro effetti personali (compresi documenti d’identità e telefoni), condotti in carcere e sottoposti a soggiorni di diversi giorni in condizioni disumane, senza cibo, acqua né accesso ai servizi igienici. Almeno due agenti della Polizia Nazionale spagnola si recano settimanalmente in questi centri, a Nouakchott e Nouadhibou, per rilevare le impronte digitali e scattare fotografie ai detenuti. L’ottenimento di questi dati non è banale: dal 2003 la Spagna e la Mauritania hanno un accordo in base al quale le autorità spagnole possono espellere cittadini di Paesi terzi verso la Mauritania.  Ogni settimana la Polizia Nazionale spagnola di stanza in Mauritania riceve liste con i nomi e cognomi delle persone che gli agenti mauritani abbandonano in zone remote. Infine, i detenuti vengono abbandonati in zone remote come Gogui, al confine desertico con il Mali, un territorio con un’alta presenza dell’organizzazione jihadista JNIM, affiliata ad Al Qaeda nel Sahel. Tra i migranti che subiscono questi abbandoni nel deserto spiccano persone con profilo di richiedenti asilo in fuga dalla guerra in Paesi come il Mali o il Niger e dalla violenza politica in nazioni come la Guinea Conakry. Ogni settimana la Polizia Nazionale spagnola di stanza in Mauritania riceve liste con i nomi e cognomi delle persone che gli agenti mauritani abbandonano in zone remote. Le prove a sostegno di queste informazioni sono contenute in un’inchiesta giornalistica coordinata da Lighthouse Reports, con la partecipazione di porCausa, e in un ampio rapporto dell’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch. L’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sono a conoscenza di questi abusi, secondo documenti interni a cui porCausa ha avuto accesso. Tra queste vittime ci sono giovani come Sady Traoré, un musicista maliano fuggito da Bamako (Mali) dopo aver ricevuto minacce per aver organizzato concerti contro il colpo di Stato militare nel suo Paese. Traoré ha deciso di stabilirsi temporaneamente in Mauritania, ma dopo essere stato abbandonato due volte nel deserto dalle forze mauritane, ha deciso di emigrare in Spagna. Questo giovane è arrivato alle Canarie nel gennaio 2024 e da allora non ha potuto esercitare il suo diritto di chiedere asilo. Traoré attualmente dorme sotto un ponte in una località vicino a Valencia e sopravvive svolgendo lavori occasionali come bracciante nel settore agricolo. Il Comitato spagnolo di aiuto ai rifugiati (CEAR) sta cercando di aiutarlo a ottenere un appuntamento per richiedere l’asilo. Fundación porCausa Il giornalismo è una professione rischiosa in Mauritania. Un professionista dell’informazione che ha collaborato a questo reportage ha deciso di non firmare per paura di ritorsioni. Per motivi di sicurezza, questa informazione omette anche il nome e i dettagli di diverse fonti umane, tra cui diversi migranti vittime di questo schema e una mezza dozzina di funzionari delle forze di sicurezza spagnole e mauritane. Questa indagine è stata condotta con il sostegno del Pulitzer Center. La Fondazione porCausa è un’organizzazione indipendente di giornalismo e ricerca sulle migrazioni. Il lavoro di porCausa è reso possibile dalla sua comunità di soci. Anche tu puoi unirti a noi tramite questo link. Se desideri inviare informazioni sensibili a porCausa o El Salto, contattaci tramite Signal senza rivelare la tua identità al seguente numero di telefono: +33 7 81 52 99 58. El Salto è un progetto di circa 200 persone e oltre 10.000 soci, che promuove un giornalismo radicalmente diverso: indipendente, autogestito, orizzontale e assembleare. È un medium democratico, a proprietà collettiva, decentralizzato e finanziato dalla comunità, non da grandi corporazioni. Il suo obiettivo principale è contribuire alla trasformazione sociale attraverso giornalismo di qualità, analisi, inchiesta e anche umorismo. Melting Pot Europa
Il governo spagnolo apre due centri di detenzione per migranti in Mauritania
PABLO FERNÁNDEZ, JOSÉ BAUTISTA, FUNDACIÓN PORCAUSA Questa inchiesta, pubblicata da El Salto, ricostruisce la recente apertura di due centri di detenzione per persone migranti in Mauritania da parte del governo spagnolo, analizzando gli accordi, i finanziamenti e le implicazioni delle politiche migratorie esternalizzate. Ringraziamo la redazione di El Salto 1 e gli autori dell’inchiesta per averci concesso l’autorizzazione a tradurre e pubblicare il loro lavoro in italiano. La traduzione è stata curata da Juan Torregrosa. Entrambi i centri di detenzione sono stati costruiti dall’agenzia di cooperazione spagnola FIAP, del Ministero degli Affari Esteri, e riservano spazi e persino culle per privare della libertà anche i migranti minorenni. Dizionario della RAE: Carcere: 1.f. Luogo destinato alla detenzione dei prigionieri. Dal 17 ottobre scorso la Mauritania dispone di due nuovi centri di detenzione per migranti, uno situato a Nouakchott, capitale del Paese, e l’altro a Nouadhibou, al confine con il Sahara occidentale occupato illegalmente dal Marocco. Entrambi i centri sono stati avviati dalla Fondazione per l’Internazionalizzazione delle Amministrazioni Pubbliche (FIAP), un’agenzia di cooperazione del governo spagnolo che dipende dal Ministero degli Affari Esteri. Le autorità spagnole affermano che questi spazi sono ispirati ai Centri di Assistenza Temporanea per Stranieri (CATE) delle Isole Canarie e ammettono che, a differenza della Spagna, priveranno della libertà anche i minori, compresi i neonati in fase di allattamento, cosa che la legislazione spagnola proibisce. Una fonte spagnola coinvolta nella creazione di questi centri afferma che, nonostante il loro nome ufficiale, “si tratta ovviamente di centri di detenzione” e precisa che i bambini saranno trattenuti lì solo se accompagnati da un familiare. Due fonti mauritane confermano questa affermazione. La FIAP, il governo mauritano e la Delegazione dell’Unione Europea in Mauritania non rispondono a nessuna delle domande formulate per questo articolo. Il centro di detenzione costruito dal governo spagnolo a Nouakchott dispone di almeno 107 posti, comprese due culle per neonati, secondo i documenti della FIAP a cui ha avuto accesso questa indagine, mentre quello di Nouadhibou avrà almeno 76 posti, oltre ad altre due culle. I lavori e le forniture per la realizzazione di questi edifici sono stati finanziati con fondi spagnoli e del Fondo fiduciario di emergenza dell’Unione Europea, attraverso il progetto di polizia Associazione Operativa Congiunta (POC, acronimo francese), guidato dalla FIAP. Il presidente della Repubblica Islamica di Mauritania, Mohamed Ould El Ghazouani, accoglie il presidente Pedro Sánchez all’aeroporto di Nouakchott. Fernando Calvo MONCLOA LA SPAGNA ESTERNALIZZA I PROPRI CONFINI IN MAURITANIA Per comprendere la storia dietro le carceri per migranti che la Spagna ha aperto in Mauritania, bisogna risalire al 15 maggio 2024, quando 15 governi dell’Unione Europea hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, chiedendo di seguire l’esempio di Giorgia Meloni, presidente del governo italiano, che ha avviato un centro di detenzione per migranti in Albania. Il governo spagnolo non ha firmato quella missiva, ma una settimana prima, l’8 maggio 2024, aveva assegnato all’impresa edile CADG i lavori per allestire due centri di detenzione per migranti in Mauritania. Tre mesi dopo, nell’agosto 2024, il presidente spagnolo e la presidente europea si sono recati in Mauritania e hanno promesso di inviare oltre 500 milioni di euro al governo militare del generale Mohamed Ould El Ghazouani. > La FIAP non specifica se abbia messo in atto alcun meccanismo o protocollo per > impedire alle autorità mauritane di maltrattare e torturare i detenuti. Negli ultimi anni, l’esecutivo presieduto da Pedro Sánchez ha anche aumentato il trasferimento di intelligence e attrezzature di polizia al regime mauritano con l’obiettivo di reprimere la partenza di imbarcazioni dirette alle Isole Canarie. Questo subappalto del controllo migratorio a paesi terzi, noto come “esternalizzazione delle frontiere” e attuato attraverso la FIAP, ha portato la Mauritania a raddoppiare i raid per arrestare i migranti. Agenti della Guardia Civil e della Polizia Nazionale Spagnola dispiegati nel paese partecipano a queste operazioni, che includono perquisizioni domiciliari senza autorizzazione giudiziaria e arresti arbitrari per motivi razziali. L’apertura di due centri di detenzione per migranti ha comportato una spesa totale di almeno 1.080.625 euro di fondi europei, secondo i documenti ufficiali a cui ha avuto accesso questa indagine. Tutti i contratti sono stati assegnati senza gara pubblica da parte della FIAP e hanno beneficiato di finanziamenti europei. La Mauritania è diventata una delle priorità finanziarie della FIAP in coincidenza con l’aumento del flusso migratorio sulla “rotta delle Canarie”. Senza andare oltre, il 1° novembre questa agenzia ha erogato 160.000 euro (senza gara d’appalto) per acquistare un numero indeterminato di veicoli 4×4 e droni con visori notturni per la polizia mauritana. In una comunicazione della FIAP successiva alla pubblicazione di questo articolo, l’agenzia nega categoricamente che l’appalto sia stato aggiudicato senza gara pubblica e sostiene che i contratti sono stati aggiudicati con “procedura pubblica” in base alla prima disposizione aggiuntiva della legge sugli appalti pubblici che regola i contratti all’estero. Questa agenzia di cooperazione del Ministero degli Affari Esteri, coinvolta nello scandalo di corruzione noto come “caso Mediador” o “caso Tito Berni”, non specifica se abbia messo in atto alcun meccanismo o protocollo per impedire alle autorità mauritane di maltrattare e torturare i detenuti, né fornisce il regolamento che ne disciplinerà il funzionamento. Sul suo sito web, la FIAP riconosce che questi centri contribuiranno a “determinare se [i migranti detenuti] sono vittime di tratta, minori non accompagnati, persone vulnerabili o richiedenti protezione internazionale” e assicura che i detenuti rimarranno in custodia per un massimo di 72 ore. Questa agenzia di cooperazione spagnola non ha risposto a nessuna delle domande poste, sostenendo che porCausa non è un mezzo di comunicazione. Inaugurazione del centro di detenzione per migranti a Nouakchott (Mauritania) – Foto Delegazione dell’UE in Mauritania L’inaugurazione di entrambi gli spazi ha avuto luogo lo scorso 17 ottobre alla presenza di agenti della Polizia Nazionale spagnola, rappresentanti dell’Unione Europea e del ministro dell’Interno mauritano. La Spagna conta più di 80 funzionari e agenti della Guardia Civil, della Polizia Nazionale e del CNI dispiegati in modo permanente in Mauritania. Tre fonti con accesso a questi centri di detenzione affermano che le carceri per migranti della FIAP in Mauritania sono già pronte ma non sono ancora entrate in fase operativa, quindi nessun migrante detenuto avrebbe pernottato in esse per il momento. Inizialmente era prevista anche la partecipazione all’inaugurazione del commissario Abdel Fattah, capo dell’Ufficio per la lotta contro l’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani della polizia mauritana. Fattah, incaricato di ricevere e gestire i dispositivi per il controllo dei flussi migratori che la Spagna fornisce alla Mauritania attraverso la FIAP, alla fine non ha partecipato alla cerimonia perché è stato sollevato dal suo incarico dopo che si è scoperto che riceveva tangenti dai trafficanti di esseri umani che organizzano i cayucos dirette alle Canarie, in cambio di informazioni errate fornite alla Guardia Civil, come rivelato da un’indagine di porCausa e dai quotidiani El País e Le Monde. Nel 2022 Fattah è stato insignito della medaglia al merito di polizia dal ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska. Questo ufficiale della polizia mauritana, cugino dell’ex presidente Mohamed Ould Abdel Aziz, è libero e non ha accuse a suo carico. Il commissario mauritano destituito, Abdel Fattah, riceve la medaglia al merito di polizia dalle mani del ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, nel 2022. PH: Agenzia Mauritana di Informazione LE AZIENDE COINVOLTE Falcon Consultores, la società che ha redatto lo studio tecnico di queste carceri, non ha risposto alle domande poste per questo articolo. CADG, che ha realizzato i lavori e fornito anche arredi e attrezzature, sottolinea di avere “regole severe” per evitare pratiche corrotte e conflitti di interesse in conformità con le “norme etiche internazionali” e chiede di risolvere le questioni relative a queste carceri per migranti con la FIAP. In Mauritania entrambe le società sono anche aggiudicatrici di diversi contratti di TRAGSA, un’azienda di proprietà dello Stato spagnolo. Da quando Pedro Sánchez è arrivato alla Moncloa, TRAGSA è responsabile di diversi contratti relativi al controllo dell’immigrazione, come i lavori di ammodernamento delle recinzioni di confine di Ceuta e Melilla. Essendo costituita come società privata, i giornalisti non possono richiedere informazioni sui suoi contratti e sulle sue attività ai sensi della legge sulla trasparenza. In risposta alle domande poste, TRAGSA riconosce di aver ricevuto «un incarico dalla FIAP per la realizzazione del progetto costruttivo e l’esecuzione dei lavori dei centri di detenzione temporanea a Nouakchott e Nouadhibou» e chiarisce che successivamente, su richiesta della FIAP, «è stato deciso» e alla fine non ha eseguito tali lavori. FIAP sostiene che la risoluzione del contratto sia avvenuta in termini amichevoli e ha inviato il fascicolo che lo dimostra successivamente alla pubblicazione dell’articolo su El Salto. Il team di giornalisti che ha redatto questa informazione ha inviato alcune domande anche alle autorità della Mauritania, tramite il Ministero dell’Interno e l’ambasciata a Madrid. Il governo mauritano non ha risposto a nessuna delle domande poste né ha chiarito cosa intende fare con i migranti privati della libertà nelle due prigioni costruite dalla Spagna. ABBANDONI NEL DESERTO SPONSORIZZATI DALLA SPAGNA E DALL’UE Il regime mauritano effettua retate – con il sostegno e le informazioni fornite dalla Guardia Civil, dalla Polizia Nazionale e dal CNI – per arrestare arbitrariamente persone di colore, compresi bambini in età lattante. Le autorità mauritane utilizzano quad, veicoli 4×4, droni e dispositivi tecnologici forniti dalla FIAP per effettuare questi arresti. I migranti arrestati vengono privati di tutti i loro effetti personali (compresi documenti d’identità e telefoni), condotti in carcere e sottoposti a soggiorni di diversi giorni in condizioni disumane, senza cibo, acqua né accesso ai servizi igienici. Almeno due agenti della Polizia Nazionale spagnola si recano settimanalmente in questi centri, a Nouakchott e Nouadhibou, per rilevare le impronte digitali e scattare fotografie ai detenuti. L’ottenimento di questi dati non è banale: dal 2003 la Spagna e la Mauritania hanno un accordo in base al quale le autorità spagnole possono espellere cittadini di paesi terzi verso la Mauritania. > Ogni settimana la Polizia Nazionale spagnola di stanza in Mauritania riceve > liste con i nomi e cognomi delle persone che gli agenti mauritani abbandonano > in zone remote. Infine, i detenuti vengono abbandonati in zone remote come Gogui, al confine desertico con il Mali, un territorio con un’alta presenza dell’organizzazione jihadista JNIM, affiliata ad Al Qaeda nel Sahel. Tra i migranti che subiscono questi abbandoni nel deserto spiccano persone con profilo di richiedenti asilo in fuga dalla guerra in paesi come il Mali o il Niger e dalla violenza politica in nazioni come la Guinea Conakry. Ogni settimana la Polizia Nazionale spagnola di stanza in Mauritania riceve liste con i nomi e cognomi delle persone che gli agenti mauritani abbandonano in zone remote. Le prove a sostegno di queste informazioni sono contenute in un’inchiesta giornalistica coordinata da Lighthouse Reports, con la partecipazione di porCausa, e in un ampio rapporto dell’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch. L’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sono a conoscenza di questi abusi, secondo documenti interni a cui porCausa ha avuto accesso. Tra queste vittime ci sono giovani come Sady Traoré, un giovane musicista maliano fuggito da Bamako (Mali) dopo aver ricevuto minacce per aver organizzato concerti contro il colpo di Stato militare nel suo Paese. Traoré ha deciso di stabilirsi temporaneamente in Mauritania, ma dopo essere stato abbandonato due volte nel deserto dalle forze mauritane, ha deciso di emigrare in Spagna. Questo giovane è arrivato alle Canarie nel gennaio 2024 e da allora non ha potuto esercitare il suo diritto di chiedere asilo. Traoré attualmente dorme sotto un ponte in una località vicino a Valencia e sopravvive svolgendo lavori occasionali come bracciante nel settore agricolo. Il Comitato spagnolo di aiuto ai rifugiati (CEAR) sta cercando di aiutarlo a ottenere un appuntamento per richiedere l’asilo. -------------------------------------------------------------------------------- Fundación porCausa Il giornalismo è una professione rischiosa in Mauritania. Un professionista dell’informazione che ha collaborato a questo reportage ha deciso di non firmare per paura di ritorsioni. Per motivi di sicurezza, questa informazione omette anche il nome e i dettagli di diverse fonti umane, tra cui diversi migranti vittime di questo schema e una mezza dozzina di funzionari delle forze di sicurezza spagnole e mauritane. Questa indagine è stata condotta con il sostegno del Pulitzer Center. La Fondazione porCausa è un’organizzazione indipendente di giornalismo e ricerca sulle migrazioni. Il lavoro di porCausa è reso possibile dalla sua comunità di soci. Anche tu puoi unirti a noi tramite questo link. Se desideri inviare informazioni sensibili a porCausa o El Salto, contattaci tramite Signal senza rivelare la tua identità al seguente numero di telefono: +33 7 81 52 99 58. 1. El Salto è un progetto di circa 200 persone e oltre 10.000 soci, che promuove un giornalismo radicalmente diverso: indipendente, autogestito, orizzontale e assembleare. È un medium democratico, a proprietà collettiva, decentralizzato e finanziato dalla comunità, non da grandi corporazioni. Il suo obiettivo principale è contribuire alla trasformazione sociale attraverso giornalismo di qualità, analisi, inchiesta e anche umorismo ↩︎
Spagna: il governo annuncia l'avvio di un'indagine su Meta per presunte violazioni della privacy
Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che il suo governo avvierà un'indagine nei confronti di Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, per una possibile violazione della privacy degli utenti delle sue applicazioni social. Come riferisce l'agenzia di stampa Reuters, l'inchiesta nasce da una ricerca condotta da diversi centri di ricerca internazionali, che hanno scoperto che l'azienda avrebbe utilizzato un meccanismo nascosto per tracciare l'attività web degli utenti di dispositivi Android, ha dichiarato l'ufficio di Sánchez in un comunicato. «In Spagna, la legge è al di sopra di qualsiasi algoritmo o grande piattaforma tecnologica», ha affermato Sánchez, secondo quanto riportato nella nota. «E chiunque violi i nostri diritti ne pagherà le conseguenze». Il governo ha dichiarato che Meta potrebbe aver violato diverse normative dell'Unione Europea in materia di sicurezza e privacy, tra cui il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), la Direttiva ePrivacy, il Digital Markets Act e il Digital Services Act. Fonte qui
Sarri sarri skapunk e guerra sporca
Un viaggio ai Paesi Baschi degli anni 70-90 accompagnati dalla storia di uno dei grandi gruppi dello ska punk basco, i Kortatu e del principale braccio armato del terrorismo di Stato, i GAL. Crisi del petrolio, deindustralizazione fortissima, disoccupazione, mentre altrove nello Stato Spagnolo il 77 segna la fine tappa di un momento di effervescenza politica dopo la morte di Franco, in Euskadi continuano e anzi si moltiplicano i movimenti sociali. In queste condizioni il punk rock attecchisce assieme a fanzine, radio libere, centri sociali (i gaztetxes) e iniziative autogestite e assemblearie, oltre ai movimenti operai e a quelli nazionalisti....
Sarri sarri punk e guerra sporca
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«Mi hanno accusato di voler andare in Europa»
Profilazione razziale ed etnica, estorsione, arresti di massa, detenzione per giorni senza accesso a cibo e cure mediche, espulsioni collettive, percosse e torture: queste sono solo alcune delle violazioni che migranti e richiedenti asilo hanno subito negli ultimi anni, per mano delle forze di sicurezza, nel contesto del controllo delle frontiere e dell’immigrazione in Mauritania. Nel frattempo, quelle stesse forze hanno continuato a ricevere sostegno finanziario e materiale dall’Unione Europea e dalla Spagna 1. Il report di agosto 2025, redatto dall’organizzazione internazionale Human Rights Watch 2, cerca di fare chiarezza su questa situazione attraverso indagini e testimonianze raccolte dal 2020 al 2025 3.  Situata a sud del Marocco, la Repubblica Islamica di Mauritania confina con l’Oceano Atlantico, il Senegal, il Mali, l’Algeria e il Sahara occidentale occupato dal Marocco. Il Paese ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960, ma le sue istituzioni democratiche sono state soggette a forme di controllo militare per quasi cinquant’anni, trasformandolo in una sorta di eterna “democrazia pretoriana” 4. Questa continuità di leadership è dimostrata dall’elezione di Mohamed Ould Ghazouani, ex direttore generale della Sicurezza Nazionale e Capo di Stato Maggiore dell’esercito, nelle elezioni del 2019.  La Mauritania è comunque considerata dalla comunità internazionale uno Stato più affidabile rispetto ad alcuni dei suoi vicini del Sahel, anche perché le ultime elezioni hanno avviato un nuovo programma politico che mira a realizzare riforme in diversi settori, migliorare i servizi pubblici fondamentali e porre maggiore enfasi sulla giustizia sociale. Destinazione e paese di transito principalmente per i migranti dell’Africa occidentale e centrale, la Mauritania ospita anche richiedenti asilo e rifugiati, la maggior parte dei quali provenienti dal Mali, dove negli ultimi anni il conflitto armato e la violenza sono peggiorati.  Nonostante ciò, la Mauritania è ancora minacciata da fragilità profondamente radicate, come la diffusa disoccupazione e la persistente rivalità tra la maggioranza della popolazione mauritana nera – haratin e afromauritani – e l’élite minoritaria dei Bidhan, discendenti di arabi e berberi, che predominano nelle forze di sicurezza e ai livelli più alti del governo. Inoltre, il Paese è particolarmente soggetto ai cambiamenti climatici e al terrorismo islamico proveniente dai confini porosi. A causa delle crescenti pressioni migratorie e dell’insicurezza nel Sahel, tuttavia, la Mauritania ha acquisito importanza geostrategica per l’UE e in particolare per la Spagna, le cui Isole Canarie distano circa 700 chilometri dalla città più settentrionale del Paese, Nouadhibou. La rotta migratoria marittima dal nord-ovest dell’Africa alle Canarie, nota come “rotta atlantica” o “rotta nord-occidentale africana”, è diventata sempre più attiva dal 2020, diventando una delle rotte irregolari più trafficate e mortali verso l’Europa. Nel 2024, un numero record di quasi 47.000 migranti e richiedenti asilo – provenienti principalmente dall’Africa occidentale, centrale o settentrionale, con i maliani in testa – è arrivato alle Canarie su piccole imbarcazioni 5. Il 7 marzo 2024, l’Unione Europea e la Mauritania hanno siglato un accordo sulla migrazione del valore di 210 milioni di euro. L’accordo è stato promosso dall’UE e sostenuto dal governo spagnolo, preoccupato per l’aumento dell’immigrazione clandestina: a gennaio, sono stati registrati oltre 7.000 arrivi sulle isole 6. L’obiettivo è ridurre questi arrivi sostenendo le forze di frontiera e di sicurezza mauritane nella lotta al traffico di esseri umani e rafforzando le capacità di gestione e sorveglianza dei confini, col supporto di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera 7 . L’accordo promette anche fondi per la creazione di posti di lavoro nel paese, il rafforzamento del sistema di asilo e dei programmi di migrazione legale. In realtà, come emerge chiaramente dal report, l’accordo e, più in generale, la politica di esternalizzazione dei confini europei, hanno permesso ed esacerbato le violazioni dei diritti umani. Infatti, i progetti dell’UE tra il 2015 e il 2023, per un valore di almeno 61 milioni di euro, hanno adottato un approccio di securitizzazione che ha dato priorità al sostegno alle forze di controllo delle frontiere e dell’immigrazione della Mauritania, in particolare alla polizia, alla guardia costiera e alla gendarmeria, senza adeguate garanzie per affrontare i rischi di violazioni dei diritti umani.  PH: Lauren Seibert/Human Rights Watch Questo dato non include i 100 milioni di euro di finanziamenti concessi alla Mauritania nel 2024, per i quali l’UE non ha pubblicato alcun bilancio disaggregato, né include i milioni di euro di sostegno dell’UE alle forze armate mauritane per motivi di sicurezza e di “integrità territoriale”, che possono sovrapporsi al controllo delle frontiere. A livello bilaterale, anche la Spagna ha continuato e aumentato il sostegno al controllo delle frontiere da parte delle forze mauritane, in particolare della guardia costiera. Come denuncia il rapporto, le forze di sicurezza mauritane, col supporto europeo, hanno spesso sottoposto migranti e richiedenti asilo provenienti dai paesi africani a vessazioni e arresti arbitrari. Le autorità hanno preso di mira individui o gruppi sulla base di informazioni o supposizioni secondo cui fossero privi di documenti, stessero pianificando partenze irregolari verso i paesi nordafricani o la Spagna, o fossero coinvolti nel traffico di persone migranti; alcuni hanno utilizzato il controllo dell’immigrazione anche come pretesto per estorcere denaro. Sono riportati anche casi di tortura e di stupro compiuti dalla polizia.   Human Rights Watch ha intervistato 78 vittime di abusi, di cui molti hanno affermato che le forze di sicurezza li hanno sottoposti a profilazione razziale o hanno dimostrato un trattamento razzista perché neri: «Se hai la pelle nera, non ti rispettano, ti insultano e ti prendono i documenti», ha detto una persona migrante rientrato in Senegal 8. «Quando vedono me, una straniera, è come se vedessero qualcosa di strano o di losco», ha aggiunto una donna togolese a Nouakchott 9.  Altro fattore critico sono i centri di detenzione. Definiti dalle autorità “centri di transito”, in realtà sono vere e proprie prigioni in cui i migranti vengono rinchiusi per giorni o settimane, prima di venire espulsi, in condizioni disumane: si lasciano dormire per terra, in stanze sovraffollate, con accesso limitato ai bagni, alle cure mediche e al cibo.  Oltre a ciò, il rapporto mostra come il governo mauritano abbia regolarmente espulso gruppi di persone ai confini con Mali e Senegal, usando dei bus che partono dai centri di detenzione di Nouakchott e abbandonano i migranti in aree remote in cui è difficile chiedere aiuto: «li scaricano al confine senza cibo, senza soldi per il trasporto», ha dichiarato una rappresentante della comunità gambiana 10. È chiaro, quindi, che gli incentivi dell’UE e le pressioni per controllare i flussi migratori hanno incoraggiato i duri approcci descritti in questo rapporto, replicando la strategia europea documentata anche in Tunisia, Libia e Marocco. Il governo della Mauritania ha respinto le conclusioni del rapporto 11, affermando di aver recentemente adottato misure volte a proteggere i diritti delle persone migranti, e la Commissione Europea ha dichiarato che il suo accordo è fondato sul rispetto dei diritti umani 12. Nonostante ciò, l’impatto dei controlli migratori lungo la rotta atlantica negli ultimi cinque anni e gli abusi commessi dalle forze di sicurezza mauritane rivelano che l’esternalizzazione delle frontiere dell’UE ha spesso ignorato, o aggravato, le violazioni dei diritti. Come dichiara un operatore umanitario intervistato da Human Rights Watch, ancora una volta «gli africani stanno facendo il lavoro per l’UE, e loro lo sanno» 13. 1. EU Projects on Border Control and Migration Management in Mauritania ↩︎ 2. “They Accused Me of Trying to Go to Europe”. Migration Control Abuses and EU Externalization in Mauritania, HRW (27 agosto 2025) ↩︎ 3. Human Rights Watch ringrazia tutte le persone che hanno fornito testimonianze e prove per questo rapporto, nonché i partner che hanno offerto un prezioso supporto alla ricerca, tra cui l’Association Mauritanienne des Droits Humains (AMDH); l’Association Mauritanienne pour la Citoyenneté et le Développement (AMCD); l’Association Malienne des Expulsés; DIADEM Senegal; e altri ↩︎ 4. Per approfondire ISPI ↩︎ 5. EU deal fuelling Mauritania’s abuse of migrants – rights group, BBC (27 agosto 2025) ↩︎ 6. The EU-Mauritania migration deal is destined to fail, Al Jazeera (marzo 2024) ↩︎ 7. L’Ue firma un nuovo partenariato sulla migrazione con la Mauritania. E impegna 210 milioni di euro, EuroNews (marzo 2024) ↩︎ 8. Intervista di Human Rights Watch con Abdou Khadre Diop, leader dell’Association des Migrants de retour au Sénégal, Dakar, Senegal, 22 febbraio 2023 ↩︎ 9. Intervista di Human Rights Watch con una donna togolese, Nouakchott, Mauritania, 21 giugno 2022 ↩︎ 10. Intervista di Human Rights Watch con rappresentante della comunità del Gambia, Nouakchott, Mauritania, settembre 2023 ↩︎ 11. Qui la risposta del governo ↩︎ 12. Reply – Human Rights Watch Report on Mauritania ↩︎ 13.  “They Accused Me of Trying to Go to Europe”, p. 1 ↩︎