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Monti comuni
I MONTES EN MANO COMÚN, O MONTES VECIÑAIS, SONO UN TIPO DI PROPRIETÀ COLLETTIVA, DIFFUSO IN OLTRE UN QUARTO DELLA GALIZIA, CHE PREVEDE LA COLLETTIVIZZAZIONE DEI BENI AGROFORESTALI TRA I RESIDENTI MA SOPRATTUTTO LA COLLETTIVIZZAZIONE DELLA GESTIONE SOCIO-ECOLOGICA DEL TERRITORIO. NELLA SEDE DELLA COMUNITÀ DI TAMEIGA, MUNICIPIO DI MOS, AD ESEMPIO, SI TROVA UN CAFFÈ COMUNITARIO, LA PISCINA DELLA COMUNITÀ E TANTE SALE PER ATTIVITÀ DI VARIO TIPO, ,COME IL CAMPO SCUOLA, PER GRANDI E PICCOLI Foto Comunidade De Montes De Tameiga -------------------------------------------------------------------------------- La giornata era davvero calda, e lo sapevamo anche senza leggere le cifre sul cruscotto della macchina. Il vento atlantico che sfrecciava fuori dai finestrini era quello che ci voleva per fare pace con il pianeta. Le altre lo pregustavano pensando al mare che le aspettava, mentre per noi cominciava un lungo pomeriggio di lavoro. Le nostre strade si separavano una volta arrivati a Vigo; noi proseguivamo verso l’interno, mentre loro rincorrevano la brezza verso l’oceano. Dovevamo raggiungere la comunità di Tameiga, municipio di Mos, dove ci aspettavano quattro signori di una certa età, con i quali avremmo trascorso alcune ore. Il motivo dell’incontro era ricostruire, seppur parzialmente, alcuni eventi occorsi a cavallo degli anni Settanta, quando assieme ad altri i nostri interlocutori avevano portato avanti la rivendicazione per il recupero dei Montes galiziani dopo gli anni della dittatura franchista. I Montes en Mano Común, o Montes Veciñais, sono un tipo di proprietà collettiva, caratteristico della Galizia, che prevede non solo la collettivizzazione dei beni agroforestali tra i residenti ma anche – anzi soprattutto – la collettivizzazione della gestione socio-ecologica del territorio in cui vivono. Hanno rappresentato per secoli il cardine del sistema agro-silvo-pastorale delle comunità galiziane, assicurando la produzione e ri-produzione del mondo umano e più-che-umano della campagna nord-occidentale della penisola iberica. Al giorno d’oggi, i montes Galiziani sono una delle proprietà collettive più peculiari in Europa, quasi un unicum, coprendo una superficie di quasi un quarto del territorio galiziano. Discendono direttamente da forme di proprietà del diritto germanico, fondato sull’uso e non sul diritto di proprietà privata, come avviene nel diritto romano. Soprattutto, diversamente da altri omologhi (come succede in Italia) alcune comunità hanno saputo aggiornare gli usi del territorio per poter mantenere vivo il valore sociale della collettività anche quando le attività agro-silvo-pastorali sono venute meno. Oltre alla delocalizzazione della produzione agricola e forestale in altre aree del mondo, i montes (che sono stati attivi e lavorati produttivamente fino al secolo scorso) hanno subito un duro attacco durante la dittatura fascista. Il progetto autarchico di Franco trasformò la galizia nella “fabbrica di legno” della Spagna, espropriando le terre collettive. Con l’appropriazione delle terre da parte dello Stato, le comunità persero il diritto di uso delle terre, e con esso anche il sistema sociale collettivo che garantiva un governo di democrazia diretta del territorio con secoli di storia alle spalle. Oggi il paesaggio di tanta parte dei montes galiziani si presenta come una grande piantagione di eucalipti e pini, frutto delle scelte industriali del regime franchista che, come altri regimi fascisti del tempo, preferì sostenere l’industria del legno e della carta contro i sistemi agro-silvo-pastorali che sostenevano le comunità locali. Il nostro interesse per i montes galiziani è nato dentro un progetto di ricerca internazionale sul patrimonio culturale e il cambiamento climatico. È vero che quando si parla di patrimonio culturale in genere si pensa ad edifici, statue o centri storici; per le montagne e i loro ecosistemi si dovrebbe parlare di patrimonio naturale e ci vengono in mente parchi nazionali, non certo musei. Invece, la storia dei montes della Galizia ci ricorda che il paesaggio intorno a noi – soprattutto in contesti fortemente antropizzati come quelli europei – è sempre un ibrido di natura e storia, cultura ed ecologia. È questo uno dei principi cardine della convenzione europea sul paesaggio del 2000 che proprio sottolinea il rapporto dialettico tra comunità umane e ambiente. Nel caso dei montes siamo in presenza non solo di un insieme di pratiche che determinano un certo esito paesaggistico, ma di un’idea di vita collettiva in grado di produrre un’alternativa radicale allo stato presente delle cose, basato sull’individualismo proprietario. Mentre eravamo pronti a raccogliere storie di resistenze passate e magari capire meglio l’evoluzione di un’idea di proprietà collettiva negli ultimi cinquant’anni, forse eravamo meno pronti a entrare in una comunità di montes come appare oggi. Sebbene la giornata fosse caldissima, una strana ondata di calore per la regione più atlantica della Spagna, appena varcato il cancello della comunità l’aria si era fatta più fresca. Non era suggestione: semplicemente stavamo parcheggiando l’automobile all’ombra degli alberi, dove, poco lontano, si vedeva un’area picnic attrezzata con bagni, acqua corrente e barbecue in pietra. Davanti a noi un grande edificio con un caffè comunitario – insomma gestito a prezzi popolari dalla comunità per la comunità – con una terrazza panoramica con vista impagabile sulla costa di Vigo, con il vento dell’oceano che ti accarezza anche a distanza di chilometri. Poco più in basso, la piscina della comunità. Ai piani superiori gli uffici della comunità, sale per riunioni e corsi di vario tipo. Alle pareti poster colorati annunciavano le attività per l’estate: il campo scuola per i più piccoli, concerti, spettacoli e le attività del coro (che si svolgono sotto nella sala concerti, sempre della comunità); quest’estate ci sarebbe anche stata la nostra scuola estiva che avrebbe portato lì una ventina di giovani ricercatori e ricercatrici da tutto il mondo interessate a studiare il patrimonio culturale, i commons e il cambio climatico. Siamo arrivati alla nostra intervista collettiva quasi tramortiti. Ci tornavano in mente le narrazioni tossiche che cercano di demolire ogni possibilità di alternativa. I sacerdoti dell’ineluttabile presente chiedono provocatoriamente a chi, come noi, critica il sistema capitalistico se voglia forse tornare nelle caverne oppure lo sfidano a elencare le cose alle quali sarebbe disposto a rinunciare per “il bene dell’ambiente”. Come se provare a non morire di tossicità fosse un favore che facciamo all’ambiente. Ammirando la piscina dalla terrazza della caffetteria, la vicenda dei montes galiziani sembrava l’incarnazione di quell’idea di Keito Saito sulla frugalità individuale e il lusso collettivo. Sarà che Samuele è diventato una star con il suo galiziano quasi perfetto, ma tutti ci salutano come se ci conoscessimo da sempre e per un pomeriggio ci sembra possibile l’impossibile, un altro modo di pensare la vita dentro una collettività che non presuppone sacrifici. Difficile pensare che ci si sacrifichi mentre si mangia un gelato al fresco degli alberi – non eucalipti – chiacchierando mentre si osserva l’oceano. I paradisi, tuttavia, non esistono; d’altra parte se esistessero ci si entrerebbe da morti e quindi, tutto sommato, non possono avere una grande attrattiva sui vivi. I montes hanno tanti problemi, molti dovuti all’eredità del regime franchista che ne ha sconvolto gli equilibri sociali ed ecologici. Altri sono dovuti all’emigrazione massiccia e allo spopolamento. Nell’intervista collettiva che abbiamo fatto questo maggio, ci hanno raccontato anche delle divisioni interne, dovute soprattutto al tentativo di quelli che chiamavano caciques (signorotti locali che furono spesso alleati silenziosi del potere franchista) di impossessarsi dei beni comuni. Non siamo finiti in paradiso, però qualche dubbio sulla favola triste che non ci sono alternative c’è venuto, mentre rientravamo a casa chiedendoci come sarebbe successo se invece ci fossimo fermati lì… -------------------------------------------------------------------------------- Il progetto di cui si parla in questo articolo è “WRENCH – Whispers of Time. Heritage as narrative of climate change” (finanziato attraverso la Belmont Forum dall’Agencia Estatal de Investigación, PCI2024-153536). Nel sito web di WRENCH sono disponibili molti materiali della ricerca. Sui commons come sistemi socioecologici si rimanda a Massimo De Angelis, Omnia Sunt Communia (Zed Books 2017) e al suo nuovo libro Sumud in uscita per Editpress. Sui montes galiziani si veda Xesús Balboa e Anna Maria Savelli, L’utilizzazione del ‘monte’ nella Galizia del secolo XIX (Quaderni Storici, 1992) e Grupo de Estudos da Propiedade Comunal – IDEGA, Os montes veciñais en man común: O patrimonio silente: naturaleza, economía, identidade e democracia na Galicia rural (Edicións Xerais de Galicia, 2006). -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Communia -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Monti comuni proviene da Comune-info.
July 22, 2026
Comune-info
“NEVEDIVERSA 2026”: NUOVO RAPPORTO DI LEGAMBIENTE CON LE PROPOSTE PER UN USO DIVERSO DELLA MONTAGNA
Il rapporto “Neve Diversa 2026” di Legambiente fotografa una montagna italiana sempre più segnata dalla crisi climatica e dalla difficoltà del modello turistico basato sullo sci. Le nevicate infatti sono sempre più scarse e negli ultimi decenni il manto nevoso medio si è costantemente ridotto. Di conseguenza la pratica dello sci diventa sempre più dipendente dall’innevamento artificiale, facendo aumentare i costi energetici quindi ambientali e pesando sempre maggiormente anche sulle istituzioni che lo finanziano. Rilevante è anche il problema degli impianti dismessi: Legambiente ne ha recensiti 273, ai quali si aggiungono centinaia di strutture turistiche abbandonate o sottoutilizzate lungo l’arco alpino e negli Appennini. In questo contesto le politiche pubbliche continuano ad alimentare con importanti flussi di capitali il “sistema neve”, a discapito di investimenti per un turismo alternativo e sostenibile. Nonostante il settore dello sci rimanga economicamente rilevante per diverse regioni, è comunque in rallentamento: diminuiscono infatti gli sciatori giornalieri e i soggiorni turistici invernali. Nel rapporto sono anche riportati gli effetti nefasti dei grandi eventi realizzati in montagna, come le recenti Olimpiadi Milano-Cortina, durante i quali “il businnes ha preso il sopravvento sulle ambizioni civiche e simboliche”. rappresentate dallo sport. Mancanza di trasparenza su costi e progettazione, opere inutili per territori e residenti, consumo di suolo e mancanza di tutele paesaggistiche, sono alcuni dei passaggi contenuti nel rapporto e che trovano conferma nella recente notizia dei problemi tecnici alla pista da bob di Cortina d’Ampezzo. Si tratterebbe di danni strutturali che hanno portato all’annullamento dei campionati Italiani di bob, skeleton e slittino, originariamente programmati dal 10 al 12 marzo, allo Sliding Centre “Eugenio Monti”. I lavori erano stati completati nel 2025, ma gli ispettori hanno già segnalato vari problemi, tra componenti mancanti o danneggiate, strumentazione tecnologica difettosa, danni a tubazioni e sistemi di controllo. Su richiesta del comune di Cortina d’Ampezzo, tramite il sindaco, si attende il piano di intervento da 1 milione di euro per il ripristino dell’impianto dalla Fondazione Milano‑Cortina e dalla Simico (Società Infrastrutture Milano-Cortina). Alla luce di una lunga analisi sullo stato delle montagne e sull’impatto dell’attività antropica, Legambiente chiede un cambio di strategia: la montagna deve puntare su un turismo più diversificato e sostenibile, capace di valorizzare le attività outdoor, la natura e la cultura locale durante tutto l’anno. Le proposte dell’associazione sono contenute all’interno del “Manifesto della Carovana dell’accoglienza” ne quale “Legambiente sintetizza dieci punti centrali: ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare; ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani; la montagna è un territorio fragile e va rispettato; la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista; la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile; un turismo partecipato a servizio della comunità; le montagne sono necessarie; sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole; ogni luogo possiede una cultura peculiare; le montagne non dividono ma uniscono”. Ci presenta il contenuto del rapporto “Neve Diversa 2026”, Vanda Bonardo responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente Cipra Italia. Ascolta o scarica
March 11, 2026
Radio Onda d`Urto
[2026-02-26] Olimpiadi Milano Cortina - Proiezione del film "Il Grande Gioco" @ CSOA Ex-Snia
OLIMPIADI MILANO CORTINA - PROIEZIONE DEL FILM "IL GRANDE GIOCO" CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (giovedì, 26 febbraio 16:30) Giovedì 26 febbraio il CSOA Ex-Snia ospita la proiezione di “Il grande gioco Milano-Cortina: il rovescio delle medaglie” documentario prodotto dal laboratorio Off Topic Lab e dal C.I.O. 2026 – Comitato Insostenibili Olimpiadi. Un viaggio dentro la macchina dei Giochi Milano-Cortina 2026, che promettono sostenibilità e inclusione ma, tra grandi opere e vetrine globali, drenano risorse dai territori a beneficio di pochi, rivelando la logica predatoria che accomuna tutti i mega-eventi. A seguire, dibattito con gli interventi di Beatrice Citterio, ricercatrice e autrice, presenterà la fanzine “Giochi Preziosi”, e di Filippo Tantillo, esperto di politiche dello sviluppo e trasformazioni territoriali. Filo conduttore della serata sarà l’analisi critica di un modello di sviluppo estrattivo che trova nelle Olimpiadi un esempio emblematico, ma che attraversa molte località montane tra Alpi e Appennini, riproducendo le stesse dinamiche speculative nei territori metropolitani. L’iniziativa è il primo appuntamento di un percorso condiviso tra Ivy Roots, Alpinismo Orizzontale e APE Roma: una serie di incontri per mettere in discussione il paradigma patologico dello sviluppo in montagna e immaginare alternative possibili. 📍 CSOA Ex Snia ✅ Free entry 📆 Giovedì 26 febbraio 🧗🏻‍♀️ 16.30-19.30 Arrampicata Libera 🍻 19:00 Bar e Polenta 🫕 📺 20:00 Proiezione "Il grande gioco" 👥 interventi e dibattito 🔗 Evento a cura e con la partecipazione di Lokomotiv Prenestino CSOA Ex-Snia Alpinismo Orizzontale Il Grande Gioco Beatrice Citterio A.P.E. Roma C.I.O. 2026 Off Topic Lab Lago Bullicante Ex-Snia
February 20, 2026
Gancio de Roma
Come degradare l’Appennino fra Liguria ed Emilia
del GRIG (Gruppo di intervento Giuridico). A seguire il link per firmare la petizione «Sì all’energia rinnvabile, no alla speculazione energetica». Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (5 febbraio 2026) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto per la realizzazione della centrale eolica Ferriere proposto dalla società milanese Ferriere Wind s.r.l.
February 7, 2026
La Bottega del Barbieri
Il Mega Maga è sempre aperto
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- In un paese dell’appennino molisano non hanno molto rispetto per lo slogan Make America Great Again, noto come “Maga”, utilizzato da Trump ma prima ancora da Clinton. La “casa degli oggetti” messa su un anno fa a Capracotta si chiama Mega Maga, dove Maga in realtà sta per magazzino. Presto diventerà un Repair Café, un Caffè delle riparazioni, cioè uno spazio aperto alla comunità nel quale le persone possono portare oggetti rotti e imparare a ripararli grazie all’aiuto di volontari. Ma già oggi è possibile portare e ritirare oggetti al Mega Maga, al momento completamente autogestito, tanto da essere sempre aperto: un semplice chiavistello, infatti, senza alcun lucchetto, permette di aprire dall’esterno la porta di questo capannone di due piani abbracciato da un piccolo giardino. Le spese dell’affitto, spiega Antonio D’Andrea, che più di altri ha creduto nell’idea, sono per ora coperte dalle donazioni. Nel Mega Maga trovano spazio mobili, elettrodomestici, lampadari, piatti, coperte ma anche libri e giocattoli. “Quando hanno portato una macchina da cucire ho pensato che sarebbe bello creare l’Angolo del cucito per recuperare i tanti abiti che abbiamo raccolto – dice Antonio – E poi l’Angolo della falegnameria, l’Angolo artistico e ovviamente l’Angolo del tè…”. Intanto mostra un forno praticamente mai utilizzato: era di una signora che non c’è più, i figli l’hanno portato sperando che possa essere finalmente utile a qualcuno. Colpisce la quantità di lana accumulata. “Stiamo immaginando di ricavarne dei cuscini paraspifferi, indispensabili qui in montagna, o dei teli per la pacciamatura in agricoltura, oppure della bambole ribelli dedicate a Rosa Luxemburg”, dice convinto Antonio. L’idea è che una volta a settimana qualcuno doni del proprio tempo non solo per aggiustare o trasformare qualche oggetto ma anche per insegnare ad aggiustare. Al momento, Pietro, che sa far di tutto con gli attrezzi, ha cominciato frequentare il Mega Maga. C’è anche Michele, che invece ha messo a disposizione il suo camioncino per ritirare gli oggetti più ingombranti. E nel paese altri si stanno interrogando su come dare una mano. Tutto senza l’intermediazione del denaro. Di certo, il grande tavolo di legno posto al centro del salone sarà il piano di appoggio per tanti aggiustatori. Diverse associazioni della regione hanno cominciato a conoscere il Mega Maga (per contatti è possibile scrivere a barchettaebbra at gmail.com). E il Comune? “Purtroppo la cooperativa che gestisce il porta a porta non è del paese e quindi è difficile creare una relazione”, spiega Antonio. Di certo, tra mille difficoltà, questo luogo sembra pronto a ridare vita a tanti oggetti, mettendo in discussione la logica delle discariche, ma anche a ricomporre relazioni e a immaginare un futuro diverso per un territorio alla prese con lo spopolamento. Ha scritto Vito Teti: «Abbiamo bisogno, per salvarci, per salvare la specie, se siamo ancora in tempo, di una grande rivoluzione culturale, morale, di rigenerare i luoghi e i cuori, di un nuovo vocabolario, di nuove parole, di nuove pratiche… Dobbiamo pensare altrimenti…» (leggi Il mio paese non è un borgo). -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Avviare un Caffè delle riparazioni -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il Mega Maga è sempre aperto proviene da Comune-info.
October 9, 2025
Comune-info
Lo sport dei grandi eventi e la devastazione dei territori
Ad un anno dalla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 che avanzano divorando territori e risorse pubbliche, e a due settimane dalla giornata di mobilitazione nazionale La montagna non si arrende, sabato 25 gennaio al Circolo Arci Guernelli, Ape Bologna insieme alla Palestra Popolare Gino Milli incontrano il Comitato Insostenibili Olimpiadi e Ape Milano in una serata dedicata a sport popolare e territorio. * Qui la registrazione completa: no frame * Valerio della LupoRosso e Abo di Ape Milano su sport popolare e lotte a proposito delle Olimpiadi invernali 2026: no frame * Elio di OffTopic e Martino di...
January 25, 2025
Radio spore