Quello che vogliamo | Oroscopo di Foucault 2026(collage di stefania spinelli)
“Quello che vogliamo non è mai semplice. Ci muoviamo tra le cose che pensavamo
di volere: un volto, una stanza, un libro aperto e queste cose portano i nostri
nomi – ora ci vogliono”. [linda pastan]
QUELLO CHE VOGLIAMO | OROSCOPO DI FOUCAULT 2026
ARIETE – Se dovessimo dirlo in una sola frase, il vostro tratto principale è
questo: vivete nell’urgenza del primo passo e nella fiducia cieca dell’azione.
Lo sappiamo, nei segni di fuoco tutto è iniziativa, coraggio, imprudenza,
apertura di varchi, autoaffermazione. Voi non attendete che le condizioni siano
ideali: agite perché qualcosa accada. E spesso accade davvero, anche se il
prezzo da pagare arriva dopo.
Vale forse poco ricordarvi la genesi del vostro mito, eppure ci proviamo.Nella
mitologia greca l’Ariete dal Vello d’Oro è inviato da Nefele per salvare i figli
Frisso ed Elle da un sacrificio imminente. L’ariete compare nel momento estremo
e permette loro la fuga. Durante il viaggio Elle muore, Frisso sopravvive, e
quando la salvezza è compiuta l’ariete non viene premiato, anzi viene
sacrificato a Zeus come atto conclusivo. A Napoli si direbbe cornuto e mazziato.
L’archetipo è chiaro: l’ariete salva, inaugura, accende – ma non resta.
Chi ama pensare che le vite dipendono dal transito delle costellazioni vi
ricorderà che da metà febbraio Saturno entra nel vostro segno, introducendo un
lessico che vi è poco familiare: disciplina, responsabilità verso voi stessi,
scelte ponderate, distinzione tra impulso e decisione. Ma nessun pianeta può
farlo al posto vostro. Il punto non è diventare prudenti per forza, ma diventare
consapevoli. Continuare a essere quelli che partono per primi, oppure imparare a
restare un momento in più prima di scattare. Non per spegnere il fuoco, ma per
orientarlo. Non per rinunciare al gesto, ma per sottrarlo al sacrificio
automatico. Il mito vi ricorda che salvare tutti non è sempre possibile, e che
non ogni causa merita la vostra intera vita.
E allora arriviamo alla questione decisiva. Quello che vogliamo non è semplice:
capire cosa merita davvero il primo gesto; lottare, dunque, e scegliere con
cura per chi e per che cosa vale la pena esporsi.
TORO – In una lunga e costante tradizione astrologica il Toro è il segno della
tenacia, della forza silenziosa, della perseveranza che non ha bisogno di
clamore. È il segno che conserva, che protegge ciò che è stato conquistato, che
difende la forma contro il caos. Governato da Venere, sotto l’apparenza pacata e
ponderata custodisce un’intensità sensuale e istintiva che non ha bisogno di
essere annunciata: chi la conosce, la riconosce.
Per questo, per l’anno che viene, non vi servono grandi indicazioni, ma piccole
prudenze nel gioco dei desideri. I desideri, per voi, non mancano mai,
soprattutto nella loro forma astratta. Quest’anno, invece, vi si pone una
domanda più scomoda e più rara: che cosa volete davvero, e che cosa di ciò che
volete è disposto a diventare reale? E soprattutto: che cosa siete disposti a
cambiare?
La vostra forza, quando diventa rigidità, rischia di trasformarsi in immobilità.
E allora la vera prova non sarà resistere ancora, ma scegliere consapevolmente
cosa lasciare andare del vecchio per permettere a qualcosa di nuovo di crescere.
Non una rottura spettacolare, ma un movimento interno, lento e profondo.
C’è in voi, quest’anno, una tensione sotterranea che somiglia a una forma di
disobbedienza silenziosa: il bisogno di inceppare il mondo così com’è. Non per
distruggerlo, ma per costringerlo a rivelarsi. È un gesto che vi chiede
coraggio, non impulsività; volontà, non semplice attaccamento. Non si tratta di
rinnegare ciò che siete, ma di capire se ciò che conservate vi nutre ancora o vi
trattiene.
Quello che vogliamo è fare del sogno non un rifugio, ma — come direbbe Pavese —
“un’unica vita, libera e palpitante”: radicata nella realtà eppure aperta al
respiro più ampio dell’immaginazione. Non sarà un anno di rotture plateali, ma
di scelte profonde. E come ogni vera scelta, vi chiederà lentezza, fedeltà a voi
stessi e quella forza rarissima che consiste nel crescere senza tradirsi.
GEMELLI – Siete il segno della mobilità mentale, della connessione, del
passaggio continuo tra idee, parole, persone. Vivete nella soglia: tra una
domanda e l’altra, tra il lavoro e il gioco, tra il bisogno di capire e quello
di condividere. Non amate le definizioni definitive perché sapete che ogni
pensiero, se resta fermo, si impoverisce. Il vostro talento naturale è il
movimento, il rischio costante è la dispersione. C’è in voi una naturale
inclinazione alla socialità, ma quest’anno vi mettiamo davanti a una distinzione
sottile e necessaria: non tutte le relazioni nutrono allo stesso modo. Alcune
stimolano, altre distraggono; alcune amplificano la vostra felicità, altre la
consumano rapidamente. Secondo lo psicologo Martin Seligman ci sono tre tipi di
vita felice. La buona vita, ovvero perseguire la crescita personale, essere
impegnati nel lavoro e nel gioco. La vita ricca di senso, ovvero agire al
servizio di qualcosa più grande di noi. La vita piacevole, ovvero cercare il
piacere attraverso la socializzazione. Tre dimensioni che conoscete bene.
Quest’anno il compito non è scegliere una sola via alla felicità, ma capire
quali relazioni rendono queste vie reali e durature. La domanda non è se stare
con gli altri – per voi è vitale – ma con chi e a quale profondità, quali sono i
legami che meritano una gioia vera e condivisa.
Per avvicinarvi a ciò che Aristotele chiamava eudaimonia, vi suggeriamo un gesto
meno ovvio di quanto sembri: rallentare il pensiero quanto basta per restare in
profondità. Restare in una conversazione, in un progetto, in una relazione, in
un luogo senza scivolare subito altrove. Non una rinuncia alla vostra natura,
solo un suo affinamento.
Quello che vogliamo è una “selezione consapevole”, una felicità, che non nasca
dall’accumulo di esperienze, ma dalla loro risonanza. Perché solo le relazioni
autentiche – anche imperfette, anche faticose – hanno la capacità di amplificare
davvero ciò che siete e ciò che potrete diventare.
CANCRO – Bruno Bettelheim, psicoanalista viennese, ha vissuto in prima persona
l’internamento in un campo di concentramento nazista. Ha poi raccontato e
analizzato la sua esperienza in un libro che in Italia è stato pubblicato con il
titolo Il prezzo della vita. In realtà (e confesso che è una scoperta per me
recente) il titolo originario del suo libro, The Informed Heart (Il cuore
informato), dice già tutto ciò che riguarda profondamente il Cancro. Lo scopo
del libro non era tanto lo studio della vita nei lager, ma “mostrare quali siano
i cambiamenti che dobbiamo operare in noi stessi” e come la vera sicurezza si
trovi nella “buona vita” e nel riuscire a far coincidere gli opposti. Sappiamo
che vivete da sempre in questo spazio di tensione: tra protezione e apertura,
tra memoria e presente, tra bisogno di sicurezza e desiderio di appartenenza.
Nei prossimi mesi questa dinamica diventa centrale e inevitabile, e questo non
dipende dai transiti planetari di quest’anno –che pure a detta degli astrologi
sollecitano l’asse emotivo e quello della responsabilità. È un processo di
crescita che sta lasciando spazio a qualcosa di più complesso e più maturo.
“Non possiamo più accontentarci di una vita in cui il cuore ha le sue ragioni
che la ragione non conosce. Il nostro cuore deve conoscere il mondo della
ragione e la ragione deve essere guidata da un cuore consapevole”. Questa frase
di Bettelheim non è un’astrazione per voi: è un compito concreto per quest’anno.
Alcune situazioni vi mostreranno che la sensibilità, se non è informata, può
diventare chiusura; e che la razionalità, se non è nutrita di affetto, diventa
arida e difensiva.
I più colti e ironici di voi coglieranno che questa è la risposta al dilemma
della guerra Mente e Cuore cantata da Valentina Stella, ma questo non toglie
nulla alla serietà del vostro lavoro interiore per l’anno che è cominciato. “Il
cuore coraggioso deve infondere nella ragione tutto il suo colore vitale e la
ragione deve perdere la sua astratta simmetria per ammettere l’amore e le
pulsazioni della vita”.
Non è un invito a “sentire” meno, ma a sentire meglio. A non usare l’emozione
come rifugio, né la lucidità come difesa. A costruire una sicurezza che non
dipenda solo dal passato o dalle mura che avete eretto, ma da una capacità nuova
di stare nel mondo senza smarrirvi. Quello che vogliamo non è tornare a un luogo
sicuro, ma diventare noi stessi un luogo sicuro in cui cuore e ragione non si
escludano, anzi si intrecciano per permettervi di vivere – per intero – la
vostra buona vita.
LEONE – “Ho paura che tu non sappia come amo, come in te il mio costato vada
alla deriva e manchino le parole per affrontare l’invisibile (…)”. Partiamo da
qui, da questa paura sottile nominata da Candiani nella poesia Per voce di
amante, perché ci sembra che il Leone si trovi esattamente in questo punto: non
tanto nel timore di amare invano, quanto in quello di non essere riconosciuto
per la forma unica del proprio amore. Che sia con il corpo, con la presenza o
con la cura, per voi amare è sempre esporsi.
Del resto siete il segno della luce e dell’irradiazione, della volontà che si
manifesta senza ambiguità. Ma dietro questa chiarezza c’è una vulnerabilità
profonda: il bisogno che ciò che donate venga visto, accolto, compreso. Nel 2026
questa esigenza diventa centrale, e non tanto perché i transiti planetari vi
costringono a rivedere il modo in cui cercate conferma, ma perché la maturità e
la crescita personale passano per la consapevolezza che non tutto ciò che è
autentico viene immediatamente riconosciuto e non tutto ciò che brilla ha
bisogno di applausi.
Abbiamo letto che Saturno, in aspetto armonico al vostro segno per buona parte
dell’anno, vi chiede di distinguere tra il bisogno di essere visti e la
responsabilità di restare fedeli a ciò che siete, anche quando lo sguardo
dell’altro manca. Secondo altri Nettuno renderà più sottile e meno controllabile
il campo affettivo: potreste sentirvi fraintesi, o avere la sensazione che le
parole non bastino più. A nostro modesto avviso non è compito dei pianeti
decidere, è solo una vostra scelta.
Per quest’anno non vi suggeriamo di amare di meno, ma di non contrattare il
vostro amore in cambio di riconoscimento. Non tutto deve essere spiegato, non
tutto deve essere messo ai piedi dell’altro. L’invisibile che vi abita non va
domato: va onorato. Quello che vogliamo, nel profondo, non è essere applauditi,
ma essere visti senza doverci tradire o mascherare. Non è occupare il centro
della scena, è sapere che il nostro modo di amare e di essere – leale e totale –
ha diritto di esistere così com’è. Quello che vogliamo non è semplice, è giusto.
VERGINE – Ha scritto Marguerite Yourcenar che il grafico di un’esistenza umana
si compone di tre linee sinuose, prolungate all’infinito, ravvicinate e
divergenti senza posa: ciò che crediamo di essere, ciò che vogliamo essere, ciò
che siamo stati. Quest’anno la Vergine si muove esattamente dentro questo
disegno complesso, con la consueta attenzione al dettaglio e una lucidità che, a
volte, diventa severità verso se stessa. Voi siete il segno che osserva, che
analizza, che cerca coerenza tra le parti, ma spesso paga questo talento con un
eccesso di controllo.
La Vergine vive nell’intersezione tra volontà e misura. Non amate
l’improvvisazione: preferite capire, ordinare, rendere funzionale ciò che è
confuso. Ma quest’anno vi mette davanti a una tensione sottile: non tutto ciò
che siete può essere corretto, non tutto ciò che è stato va migliorato. Secondo
alcuni astrologi i transiti di quest’anno – in particolare quelli che
sollecitano l’asse del cambiamento e della revisione profonda – vi chiedono di
riconsiderare il rapporto con il passato, non come archivio di errori, ma come
materia viva che ha già fatto il suo lavoro. Non sappiamo se sia vero, però
sappiamo che a volte c’è una distanza, spesso dolorosa, tra ciò che siete e ciò
che vorreste diventare. Il rischio è quello di abitare perennemente la seconda
linea del grafico, quella del “non ancora”, senza concedervi il diritto di
riconoscere ciò che siete già. Per quest’anno vi invitiamo a un gesto meno
consueto ma necessario: sospendere il giudizio, almeno per un periodo. Non per
rinunciare alla vostra intelligenza critica, ma per evitare che diventi una
forma di auto-sottrazione.
Quest’anno non vi sarà chiesto di fare di più, solo di fare con maggiore fedeltà
a voi stessi perché il perfezionamento continuo non sempre equivale alla
crescita. A volte crescere significa accettare una linea sinuosa che non torna,
che devia, che non obbedisce a un disegno ideale. Quello che vogliamo non è
diventare una versione migliore secondo criteri astratti, ma riconoscere una
continuità possibile tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che scegliamo
di diventare. Non correggere la vita, ma abitarla con attenzione, rispetto e
gentilezza rivolti prima di tutto a voi stessi.
BILANCIA – Nel 1893 l’esploratore norvegese Fridtjof Nansen concepì un’impresa
che, per l’epoca, appariva impossibile. Invece di tentare la sfida di forzare i
ghiacci artici per raggiungere il Polo Nord, decise di affidarsi alla loro
deriva naturale, trasformando un ostacolo in una via. L’idea era semplice e
rivoluzionaria insieme: costruire una nave capace di resistere alla pressione
della banchisa e lasciarla intrappolare volontariamente, perché fosse il
ghiaccio stesso a trasportarla lentamente verso nord. Nacque così la Fram
(Avanti), una nave progettata non per dominare la natura, ma per collaborare con
essa.
Nel 1893 la spedizione salpò verso l’Artico e la Fram venne intenzionalmente
bloccata nei ghiacci vicino alla Siberia. Per quasi tre anni la nave rimase
intrappolata, protetta, autosufficiente, mentre la deriva la spingeva attraverso
il mare polare. Quando Nansen comprese che il movimento dei ghiacci non avrebbe
condotto direttamente al Polo, lasciò la nave con un compagno per tentare
l’avanzata in slitta. La Fram, invece, continuò il suo lento viaggio e riuscì
infine a liberarsi, tornando in Norvegia. Nansen non riuscì a raggiungere il
Polo Nord, ma vi si avvicinò come nessuno prima di lui. L’impresa fu comunque un
successo scientifico e umano, e la Fram divenne simbolo di un nuovo modo di
esplorare.
Per quest’anno vi suggeriamo di muovervi dentro questa stessa logica. Voi siete
il segno dell’equilibrio, della relazione, dell’intelligenza che nasce dal
dialogo. Ma quest’anno i transiti planetari – in particolare quelli che
sollecitano le scelte strutturali e i legami significativi – vi invitano a
comprendere che non tutto ciò che avanza lo fa per spinta diretta. A volte il
vero movimento avviene per deriva, per adattamento, per una fiducia attiva nel
processo.
Non è un anno in cui forzare decisioni o pretendere risposte immediate. Come la
Fram, siete chiamati a costruire una forma interiore capace di reggere la
pressione senza spezzarsi. Alcune situazioni sembreranno immobili, bloccate,
sospese. Ma ciò che appare fermo sta lavorando, lentamente, nella direzione
giusta.
Quando Nansen lasciò la nave per tentare un’altra via, non rinnegò l’impresa: la
completò in modo diverso. Anche voi, potreste scoprire che cambiare strategia
non significa tradire l’equilibrio, ma onorarlo. Non tutto ciò che non arriva
esattamente dove avevate immaginato è una sconfitta: alcuni risultati valgono
perché trasformano il modo in cui attraversate il cammino. Quello che vogliamo
non è controllare ogni esito, ma trovare una direzione che nasca dalla
collaborazione con ciò che accade, non dalla sua forzatura. Come la Fram, anche
voi potete avanzare lasciandovi portare, se saprete restare fedeli a voi stessi
mentre il mondo vi muove.
SCORPIONE – Ha scritto la poetessa statunitense Linda Pastan: “Quello che
vogliamo non è mai semplice. Ci muoviamo tra le cose che pensavamo di volere: un
volto, una stanza, un libro aperto e queste cose portano i nostri nomi ora ci
vogliono. Ma quello che vogliamo appare nei sogni, indossando travestimenti”.
Eccoci subito al nodo, Scorpione, perché quest’anno vi porta esattamente qui:
tra ciò che pensavate di volere e ciò che vi chiama da luoghi più profondi, meno
nominabili.
Cosa volete davvero e cosa invece avete scambiato per desiderio? Un’amica mi ha
sfidato, dicendo «per quanto puoi scrivere e studiare non comprenderai mai il
nostro segno». Temo abbia ragione, non sono certo che libri o stelle contengano
una risposta definitiva, anche se la vostra costellazione ospita una delle luci
più intense del cielo, Antares. Forse una luminosità così potente costringe a
socchiudere gli occhi; o forse non esiste stella all’altezza del vostro mistero.
Di voi, del segno che conosce la morte come passaggio e non come fine, è più
giusto parlare al plurale: scorpioni. In voi abitano desideri opposti, impulsi
che si contraddicono, fedeltà e rottura, attaccamento e necessità di
distruzione.
Secondo molti astrologi quest’anno i transiti planetari che toccano le zone più
profonde del tema – quelle legate al potere, all’intimità, alla trasformazione –
rendono impossibile continuare a vivere scegliendo una sola voce. Sarebbe un
anno durissimo se tentaste di ridurvi a una versione semplificata di voi stessi.
È invece un anno potentissimo se accettate il compito che vi viene affidato:
trovare spazio per ogni parte che vi compone, parole per ogni pensiero che vi
attraversa, rifugio persino per ciò che punge e fa male.
Siete il segno più enigmatico, legato ai cicli di morte e rinascita, dotato di
un’intelligenza lucidissima e attraversato da impulsi sessuali e da
un’aggressività passionale che non tollera mezze misure. Non a caso il vostro
motto astrologico è semplice e assoluto: io rinasco. Quest’anno la rinascita non
passa per un singolo evento risolutivo: passa per l’integrazione. Non per
scegliere tra luce e ombra, ma per abitare entrambe senza ferirvi o
autodistruggervi.
Quello che vogliamo, nel profondo, non è liberarci delle nostre contraddizioni,
ma imparare a viverle senza rinnegarne nessuna. Rinascere, ogni volta, perché
“non ricordiamo il sogno, ma il sogno ci ricorda”.
SAGITTARIO – Sapete perché questo oroscopo viene pubblicato il giorno
dell’Epifania e non a fine anno, come tutti gli altri? Perché non è un oroscopo
come gli altri e perché volevamo che le parole non si confondessero con le
retoriche zuccherine del “pace, salute, prosperità” che chiudono l’anno. Non
perché queste parole non siano fondamentali, ma perché, così come vengono
pronunciate, restano enunciazioni. E voi, Sagittario, siete il segno che non si
accontenta delle formule o degli slogan: cercate il senso delle parole, perché
solo quando hanno peso possono guidare davvero l’azione.
La speranza, per voi, non è mai astratta. Deve essere sporcata dalla realtà,
dalle imperfezioni, dalla stanchezza, dagli inciampi lungo il cammino. È un
foglio bianco che non bisogna avere timore di riempire di errori, se davvero si
vuole scrivere un finale diverso. Nel 2026 questa immagine vi descrive con
precisione: siete chiamati a rendere concreta una visione che avete già da tempo
davanti agli occhi, ma che forse avete tenuto troppo in alto, troppo lontana dal
corpo.
Siete il segno dell’orizzonte, della fiducia nel futuro, del passo lungo. Ma
quest’anno la domanda cambia tono. Non è più solo cosa volete, bensì come siete
disposti a muovervi verso ciò che volete. Siete pronti a chiedere aiuto? A non
fare tutto da soli? A rallentare il passo per non perdere chi cammina con voi?
Questo non è un anno che vi chiede di smettere di credere, ma di credere in modo
incarnato. Accettare che la speranza non è una fuga in avanti, ma un lavoro
quotidiano fatto di compromessi intelligenti, di ascolto, di fiducia condivisa.
Alcune illusioni cadranno, ed è un bene: vi costringeranno a distinguere tra ciò
che vi ispira davvero e ciò che vi distrae con promesse troppo facili. Quello
che vogliamo è già nell’orizzonte. È il gesto sottile e difficile di diventare
poliglotti nella propria lingua madre: imparare a dire ciò che sentiamo con più
registri, più voci, più umanità. Perché la vera sfida, quest’anno, è restare
fedeli a ciò che ci muove, anche quando questo richiede pazienza, collaborazione
e il coraggio di non sapere tutto subito.
CAPRICORNO – Nel 1912, durante lo sciopero delle operaie tessili di Lawrence, in
Massachusetts, il movimento sindacale e femminista statunitense marciò sotto uno
slogan che aveva preso in prestito le parole di un poema scritto l’anno
precedente da James Oppenheim: “Hearts starve as well as bodies / give us bread,
but give us roses” (“Anche i cuori soffrono la fame come i corpi: dateci il
pane, ma dateci anche le rose”). Molti anni dopo, Ken Loach riprese quelle
parole per raccontare in un film una storia di lavoro sfruttato, paura,
solidarietà fragile e dignità ostinata. Una storia in cui la lotta non riguarda
solo la sopravvivenza, ma il diritto a una vita che abbia qualità, tempo,
rispetto.
Il Capricorno, più di ogni altro segno, conosce il valore del pane. Conoscete la
fatica, la responsabilità, la costruzione lenta e ostinata di ciò che garantisce
stabilità. Siete il segno che regge, che tiene, che non molla anche quando il
peso è sproporzionato. Quest’anno vi mette davanti a una sfida meno comoda: non
basta resistere. Non basta garantire la sopravvivenza materiale se il prezzo è
la rinuncia sistematica al desiderio, al tempo, alla bellezza. Vale nelle
relazioni, nel lavoro, nelle amicizie.
Dicono gli astrologi seri che i transiti planetari di quest’anno toccano il
vostro segno in profondità. Abbiamo letto che Saturno, vostro pianeta guida, vi
chiede ancora rigore, ma in una forma più matura: non solo disciplina, bensì
responsabilità verso voi stessi. Pare anche che Plutone continui il suo lavoro
di trasformazione strutturale, smontando ciò che avete costruito solo perché “si
deve”, solo perché “ha sempre funzionato”. Non sappiamo se sia vero, però vi
invitiamo a fare cadere alcune certezze, non per punizione, ma perché non sono
più abitabili. Il lavoro, le relazioni, gli obiettivi: tutto ciò che resta in
piedi quest’anno dovrà avere un senso profondo, non solo utilità. Perciò,
quest’anno, quando si tratterà di dover scegliere, non fatelo.
Quest’anno qualcosa di radicale, anche se silenzioso: pretendere sempre il pane
e le rose. Ci saranno divisioni interne, paure, tentazioni di tornare indietro.
La vera maturità, quest’anno, non è stringere ancora i denti: è ammettere che
anche il cuore ha fame. Quello che vogliamo non è solo resistere, né
semplicemente riuscire, ma costruire una vita che non ci costringa a scegliere
tra sopravvivere ed essere vivi. Nel 2026 siamo chiamati a una forma nuova di
autorità: quella di chi sa dire che il pane è necessario, ma che senza le rose
non basta più.
ACQUARIO – Una mia vecchia amica ritiene che in ogni contesto, per esempio
“cucinando”, sia possibile creare. E ricorda sempre che per Elsa Morante la sola
frase d’amore era: “Hai mangiato?”. Non perché l’amore si riduca alla cura
pratica, ma perché ogni creazione, per esistere, ha bisogno di passare dal
corpo. Ed è qui che ci viene in mente un verso di una poesia di Chandra Livia
Candiani: “L’anima ha le ali, ma è il corpo che ne porta la fatica”. Se avete la
pazienza di leggere, vi sarà chiaro il perché.
L’Acquario vive naturalmente nel registro dell’aria: pensiero, visione, ideale.
Siete capaci di immaginare forme nuove di relazione, di amicizia, di convivenza,
molto prima che il mondo sia pronto ad accoglierle. In amore come nella vita,
siete chiamati a trovare un equilibrio sottile tra aspirazione e realtà. L’amore
ideale resta per voi una bussola imprescindibile; senza, vi sentireste traditi.
Ma quest’anno vi invita a riconoscere che l’amore reale non è la negazione
dell’ideale, bensì il luogo in cui l’ideale si misura con il limite, con la
stanchezza, con il tempo condiviso. Ricordate: l’anima può continuare a volare,
solo se il corpo accetta di portarne il peso.
Secondo gli astrologi seri, Plutone nel vostro segno renderà questo processo
ineludibile. Non vi chiede di rinunciare alla libertà, ma di darle più di una
forma. L’amore è una pratica che può assumere più forme: a volte cucinare per
l’altro, a volte insegnare all’altro a farlo, a volte semplicemente sedersi
insieme senza sapere esattamente cosa verrà servito. Si tratta di trovare un
equilibrio tra la vostra doppia natura: l’Acquario uraniano, che spinge verso il
nuovo e teme ogni vincolo, e quello saturnino, che comprende che la libertà non
è assenza di peso, ma assunzione consapevole di ciò che è reale. Quest’anno non
vi si chiede di risolvere questa tensione, vi suggeriamo di usarla come motore
creativo.
Quello che vogliamo non è un amore pensato così bene da non dover essere
vissuto, né una realtà così pesante da spegnere il desiderio. Vogliamo un amore
in cui l’anima continui ad avere le ali e il corpo, nel portarne la fatica,
possa dire: io esisto.
PESCI – Se dovessimo indicare uno dei “mali” del nostro tempo, potremmo dire,
senza tema di smentita, che è questa sovrabbondanza di immagini che ogni giorno
scorrono sugli schermi: tutto è visibile, tutto è accessibile, tutto è già visto
prima ancora di essere vissuto. Non è una critica al progresso, né un rimpianto
nostalgico; è la constatazione che, in questo gioco di specchi, qualcosa si
incrina. Si può assistere a tutto – persino all’orrore – e restare immobili.
Nel suo libro Quando il mondo dorme, Francesca Albanese cita le parole del
monaco buddhista Thich Nhat Hanh: “Dopo aver visto, bisogna agire. Altrimenti, a
cosa serve vedere?”. È a voi che queste parole parlano più direttamente, perché
siete il segno che vede più degli altri, ma non sempre riesce a restare presente
nella propria vita.
I Pesci sono sensibilità pura, empatia senza confini, capacità di sentire il
mondo come se non esistessero separazioni. Ma proprio questa dote, nel tempo
dell’eccesso di immagini, rischia di trasformarsi in stanchezza emotiva, in
ritiro, in una sorta di anestesia dolce. Sentire tutto può diventare,
paradossalmente, un modo per non riuscire più ad agire.
Secondo gli astrologi “seri”, il 2026 arriva come un anno di svolta perché segna
la fine di un lungo ciclo: Saturno conclude il suo passaggio nel vostro segno
nei primi mesi dell’anno. È stato un transito severo, che vi ha costretti a fare
i conti con i limiti, con il corpo, con la responsabilità di dare forma a ciò
che sentite. Ora qualcosa si allenta, ma non per tornare all’indistinto: per
scegliere cosa fare di ciò che avete imparato. Nettuno, vostro pianeta guida, ha
lasciato i Pesci, ma non vi ha abbandonati: ha lasciato in eredità una domanda
radicale sul senso, sulla compassione e sulla verità. Non sappiamo se queste
previsioni siano giuste; sappiamo però che quest’anno si presta a trasformare la
vostra sensibilità in gesti concreti. Non salvare il mondo – questo vi
esaurirebbe – ma salvare la vostra presenza nel mondo.
Poiché sapete leggere le vite degli altri come fossero libri aperti, ma spesso
ignorate i segnali che arrivano dalla vostra, il compito del 2026 è imparare una
forma nuova di cura verso voi stessi: non restare inerti davanti a ciò che vi
ferisce, non dissolvervi in ciò che sentite. Quello che vogliamo, nel profondo,
non è smettere di vedere né proteggerci chiudendo gli occhi, ma trovare il
coraggio di agire a partire da ciò che vediamo e in difesa di ciò che proviamo,
anche quando è scomodo, anche quando ci espone. Fare della nostra sensibilità
una forza viva.