Salute mentale e disabilità: alla Camera il Manifesto per abbattere le barriere all’accesso alla terapia
Secondo i dati dell’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella
concezione della salute degli italiani”, realizzata dal CENSIS in collaborazione
con Lundbeck Italia, l’importanza della prevenzione nella salute mentale è
affermata dal 90,3% degli italiani che ritiene possibile e necessario
intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi di salute mentale
e del cervello.
Nella gamma di interventi di prevenzione per tutte le malattie del cervello
(cioè, dei disturbi neurologici, del neurosviluppo e psichiatrici) ritenuti più
efficaci si enfatizza la dimensione sociale e la necessità di agire su fronti
molteplici, come la promozione del benessere psicologico nella scuola (48,6%) e
la presenza di un sostegno nei luoghi della quotidianità (46,8%) tra cui quelli
di lavoro. Una quota simile (il 44,0%) indica il rilevamento precoce attraverso
gli screening sulla popolazione e richiede il potenziamento dell’attività dei
servizi dedicati alla salute mentale e del cervello (il 43,2%).
Il giudizio sull’azione di prevenzione e presa in carico messa in atto dal
Servizio Sanitario Nazionale è piuttosto critico: il 40% circa pensa che la
prevenzione sia insufficiente per tutte le malattie del cervello, mentre per il
29% lo è solo per alcune. Anche in merito alla capacità del Sistema Sanitario
italiano di dare risposte di cura, prevalgono le valutazioni negative: il 56,9%
pensa che l’azione del SSN sia poco o per nulla efficace con riferimento ai
disturbi neurologici, il 58,2% per quelli del neurosviluppo e il 65,6% per
quelli psichiatrici
(https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/01/Sintesi-del-Rapporto-Lundbeck-Censis-.pdf).
In tema di salute mentale molte persone con disabilità e i loro caregiver
incontrano barriere fisiche, logistiche e culturali. Eppure, spesso la loro
salute mentale viene messa in secondo piano rispetto agli aspetti clinici e
assistenziali. Per cercare di affrontare concretamente questo problema è stato
presentato di recente alla Camera dei deputati il Manifesto per l’accesso alla
psicoterapia promosso da Serenis (https://www.serenis.it/), centro medico
online per il benessere mentale e fisico, e FISH, Federazione Italiana per i
diritti delle persone con disabilità e famiglie (https://fishets.it/).
Il documento nasce dai risultati di una survey congiunta che mette in luce dati
che meritano attenzione: quasi il 25% delle persone con disabilità intervistate
ha dichiarato di aver rinunciato a intraprendere un percorso psicologico. Le
ragioni risiedono in barriere fisiche, logistiche, comunicative e culturali che
di fatto negano il diritto fondamentale alla salute mentale. Anche lato
caregiver emerge un’urgente necessità di supporto: infatti circa la metà dei
rispondenti (43%) ritiene che il supporto psicologico fornito non sia
adeguatamente offerto o accessibile. Un segnale chiaro, che viene confermato dal
fatto che il 50.4% dei caregiver, pur non avendo mai usufruito di un servizio di
psicoterapia online, dichiara di volerlo provare.
Un problema che potenzialmente potrebbe coinvolgere 2,9 milioni di persone con
disabilità in Italia e i 12,7 milioni di caregiver tra i 18 e i 64 anni (34,6%
della popolazione) che si prendono cura dei figli minori di 15 anni o di parenti
malati, disabili o anziani. Il cuore del Manifesto presentato è il principio di
autodeterminazione. L’obiettivo è sollecitare le istituzioni a garantire
percorsi di assistenza personalizzati, scelti liberamente dalla persona e
integrati nel proprio progetto di vita. Non si tratta solo di accessibilità
architettonica per le persone affette da disabilità, ma di una rivoluzione
culturale che possa rimuovere ogni forma di pregiudizio e disparità nel sistema
di cura.
“Non può esserci vera salute senza un adeguato benessere psicologico, ha
sottolineato Vincenzo Falabella, presidente di FISH Ets. Eppure, oggi, l’accesso
alla psicoterapia è ancora un privilegio per pochi, non un diritto garantito per
tutti. Il Manifesto condiviso con Serenis mette in luce una realtà allarmante:
il 25% delle persone con disabilità rinuncia alla psicoterapia a causa di
barriere fisiche, economiche e culturali. Il supporto psicologico deve, invece,
diventare parte integrante del Progetto di Vita, come strumento concreto di
autodeterminazione e piena partecipazione sociale. Senza un sostegno adeguato,
infatti, il diritto all’autonomia resta incompleto. Garantire un accesso equo e
universale alla psicoterapia significa rafforzare non solo le persone, ma
l’intera comunità. Vuol dire investire nella coesione sociale, prevenire
situazioni di maggiore fragilità, sostenere il benessere di milioni di
cittadini”.
E Daniele Francescon, co-founder di Serenis ha aggiunto: “Per una persona con
disabilità il nodo non è solo trovare uno psicoterapeuta: è trovare il
professionista giusto, con competenze specifiche e strumenti di comunicazione
adeguati. II digitale può abbattere barriere territoriali e logistiche, ma solo
se è progettato in modo accessibile e se facilita l’incontro con terapeuti
specializzati. Con FISH, attraverso questo Manifesto, vogliamo mettere a sistema
soluzioni concrete, perché la psicoterapia diventi una possibilità reale per
persone con disabilità e caregiver.”
Qui il Manifesto: https://www.serenis.it/manifesto-fish#1.
Giovanni Caprio