Dopo The Floating Piers, tra una visione anti-ecologica e il pericolo dell’overtourism
Ho sempre amato le opere artistiche di Christo. Lui, per anni un mendicante
bulgaro che girovagava per Parigi e che si guadagnava da vivere facendo ritratti
su commissione, nel 1958 incontrerà la sua futura moglie, la vera artista,
Jeanne-Claude, che gli commissionerà un ritratto della madre. Fu amore a prima
vista e divennero i principali esponenti della Land Art. Fu la salvezza di
Christo che gli permise di diventare un grande genio di fama mondiale, prima
insieme a sua moglie e poi senza di lei a causa del suo decesso per tumore.
Christo è stato un grande artista che capì che l’opera d’arte non è l’artista
che la crea, ma è l’artista che dà i mezzi affinché l’opera d’arte possa essere
visibile ed ammirabile da tutti. Per questo lui per decenni ha impacchettato le
opere d’arte, consegnandole ad ognuno di noi come un regalo. Ha steso teli lungo
delle valli, che cambiavano colore in base al momento della giornata, per farci
cogliere la magia della Natura.
Ricordo come se fosse ieri quando alle 3:00 del mattino del 18 giugno 2016 mi
sono recato al molo di Sulzano (BS) per essere tra i primi visitatori di The
Floating Piers, l’installazione di Land Art degli artisti Christo e
Jeanne-Claude consistente in una rete di pontili galleggianti aperti al
pubblico, messi in opera sul Lago d’Iseo, tra Sulzano, Montisola e l’Isola di
San Paolo, dal 18 giugno al 3 luglio 2016.
Camminare su The Floating Piers è stato immenso: con l’idea geniale di far
camminare migliaia di persone sull’acqua come Cristo, la passerella diventava un
“ponte spirituale” che permetteva ad ogni singolo essere umano di essere avvolto
nella bellezza emozionante della Natura circostante. Un ponte attraverso il
quale l’artista permetteva ad ogni essere umano di mostrare la vera essenza
dell’opera d’arte: l’immenso sguardo sul paesaggio naturale.
Però, nonostante la genialità che ho sempre apprezzato, con The Floating Piers
si è dimostrato ciò che lui è sempre stato: un grande Giano Bifronte che nella
sua vita ha sempre saputo approfittarsi delle occasioni a discapito di molti e,
tra le ultime sue trovate, anche quella del The Floating Piers sul Lago d’Iseo.
Lui è sempre stato definito tra i più grandi protagonisti della Land Art, ma la
Land Art è sempre stata tutt’altro rispetto a ciò che ha sempre fatto lui:
intervento sul paesaggio destinato a sparire, effimero, ma con materiali
naturali che l’azione degli agenti atmosferici disgrega naturalmente restituendo
il contenuto dell’arte all’arte innata della Natura stessa. Ognuno di noi, nelle
proprie attività, dovrebbe pensare prima a rispettare la propria Casa Comune, e
l’arte dovrebbe fare altrettanto. Invece Christo non ha fatto altro nella sua
vita che utilizzare solo plastica e materiali che hanno sempre avuto bisogno di
un ulteriore intervento umano per essere eliminati. Senza nulla togliere alle
idee creative dell’uomo dal punto di vista artistico, credo sia importante
invece – dal punto di vista economico, politico e ambientale – capire i risvolti
della vicenda e fare un bilancio costi/ benefici sulle conseguenze odierne.
Come scrisse lo storico dell’arte Philippe Daveria su The Floating Piers:
«Obsoleta, una fiera di paese», ed aggiungendo: «Invece di impostare una
politica di rispetto e valorizzazione del territorio, ci muoviamo nel regno
dell’effimero, speranzosi che una furbata d’artista produca tanto marketing».
L’opera ha generato più di 5.600 Tonnellate di CO2 solo per la produzione dei
materiali plastici, senza contare il trasporto e l’intero assemblaggio,
realizzato usando perfino elicotteri. Mettiamoci poi il cemento depositato sul
fondo per gli ancoraggi. Per sopperire alle emissioni di questo scempio
servirebbe l’attività di un bosco di 4 mila alberi di grandi dimensioni per 50
anni. I permessi, negati negli anni in Giappone e perfino in Argentina,
ovviamente sono stati concessi dai sindaci dei comuni italiani di Sulzano e
Monte Isola, pensando certamente al ritorno economico.
The Floating Piers era un progetto che lui aveva già proposto a moltissimi altri
laghi e tutti l’avevano rigettato perché sapevano della personalità alquanto
controversa di Christo. Poi la fortuna lo baciò. Christo viveva nella sua
storica casa-studio al 48 di Howard Street nel quartiere di Soho a Manhattan, a
circa un chilometro e mezzo dalla Beretta Gallery di New York situata sulla
Madison Avenue. Successe che i suoi vicini di casa a New York, i coniugi
Beretta, proprietari della storica azienda d’armi Beretta e della bella Isola di
San Paolo, decisero di aiutarlo in questa sua opera. Mentre Christo ci dava in
pasto la bella favoletta dell’opera progettata dalla moglie per amore del Lago
d’Iseo, in realtà non l’aveva mai preso in considerazione: il Lago d’Iseo fu
l’ultima ruota del carro.
Dietro al marketing, ai materiali e ai dipendenti tutto rigorosamente “made in
Italy”, si nascondevano tutti gli illeciti tra cui i 250 blocchi di cemento
armato da 7 tonnellate ciascuno che fissavano la Passerella sul fondo del Lago.
Secondo il Dipartimento di Ingegneria Idraulica dell’Università degli Studi di
Brescia, la rimozione di questi blocchi avrebbe provocato un’ulteriore
contaminazione delle acque lacustri, poiché sul fondale è presente una quantità
di fosforo di 15 volte superiore del fosforo presente nelle acque: cosa che non
era inizialmente prevista nel progetto dal momento che la passerella doveva solo
galleggiare. Insomma, oltre a farci “camminare nella bellezza”, con la sua Land
Art, Christo ci ha regalato anche la promozione di una visione anti-ecologica:
cosa di cui invece dovremmo ravvederci.
I media mainstream e locali hanno parlato fin da subito della presunta
filantropia di Christo che si accollava la spesa di 18 milioni di euro senza
commissioni, sponsorizzazioni, vendita di cataloghi. In realtà non è stato tutto
idilliaco. I suoi numerosi bozzetti preparatori infatti vennero venduti con un
costo che andava dai 120/180mila dollari, con dimensione 34×56 cm, ai 1,2
milioni di dollari. Già nel 2015 un suo bozzetto con un base d’asta di 180mila
dollari fu venduto a 334mila. A questo si aggiunsero le litografie e le foto
scattate da Christo stesso che, senza o con firma autorale, vanno dai 200 ai
6.000 €.
Poca attenzione si è prestata sui costi sostenuti dal settore pubblico per la
realizzazione e la gestione dell’evento del 2016: accanto ai circa 18 milioni di
euro investiti direttamente da Christo, vi sono le spese affrontate da enti e
amministrazioni per sicurezza, sanità, trasporti e servizi straordinari. Costi
che, secondo quanto sostenuto nel comunicato, non sarebbero mai stati
rendicontati in maniera completa.
Nel bel mezzo di questa “furbata d’artista”, il danno economico fu evidente.
L’opera avrebbe dovuto portare, secondo le stime, 40milioni di euro mentre, in
16 giorni, sono stati incassati 88,1milioni di € di cui: 76,5%, pari a 67,4
milioni, vennero fatturati grazie all’evento. Miracolo economico? No. L’analisi
del Comitato Territoriale di Confcommercio stabilì come il volume di affari di
quanti si trovavano nei punti di arrivo fosse triplicato (bar, ristoranti, etc
…) mentre per gli operatori dell’accoglienza il fatturato cadde anche del 70%.
In quel periodo moltissimi settori sono stati penalizzati e molto comuni
lacustri hanno incrementato del 38% il canone per l’occupazione del suolo. I
maggiori comuni che hanno guadagnato sono stati Montisola, Sulzano ed Iseo, gli
stessi comuni che vennero diffamati nel 2019 dallo stesso artista nel film che
riprendeva il work-in-progress dell’installazione. Per non parlare infine dei
lavoratori pagati in voucher anche dopo mesi. Christo non è mai stato un grande
onesto nel suo lavoro anzi è sempre stato un grande approfittatore, nonostante
fosse un grande artista.
In seguito alla sua morte, Christo – come nostra abitudine -, in quanto
personaggio famoso, è stato immediatamente santificato: moine su moine di ciò
che è stato.
“Ha saputo vivere la realtà del nostro lago cogliendone l’essenza artistica che,
grazie a lui, ci ha resi famosi in tutto il mondo. Non possiamo non dedicargli,
come Sindaci del Sebino ed io in particolare, un pensiero che va al di la della
retorica commemorativa ma che abbraccia i più profondi sentimenti di vicinanza e
di stima.” – questo è il lagnoso latrato/saluto che il comune di Iseo fece a
Christo, dopo solo un anno da quando lo stesso artista aveva in un documentario
insultato pesantemente le istituzioni locali e il nostro territorio. Da un lato
si evidenziò come effettivamente le nostre istituzioni versino in una condizione
borderline, mentre dall’altro lato si mise in risalto l’arroganza dell’artista
nel pretendere la pappa pronta sempre in qualunque posto vada. Questa è soltanto
una delle tante ipocrisie della nostra società del benpensare e del perbene, ma
la morte non cancella le proprie azioni. La vita di Christo ha generato tanta
arte e tanta genialità quanto impatto equivalente di migliaia di altre persone,
e questo è parassitismo. Christo di Cristo aveva veramente poco.
Ma non è tutto. Il 2024 è stato un anno storico per il turismo del Lago: per la
prima volta, infatti, le presenze turistiche hanno superato la soglia del
milione raggiungendo un milione e 18mila presenze. Numeri certificati dai dati
dell’Osservatorio di Regione Lombardia sui 23 Comuni di Visit Lake Iseo. Un
dibattito dunque che sorge spontaneo visto l’incremento di quasi 60mila presenze
(+6,17%) rispetto al 2023 e che assume un rilievo ancora maggiore se confrontato
con il 2016, l’anno del «Floating Piers» di Christo, dove le presenze furono
722mila. Ma dall’altro solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello e
l’impatto del turismo.
«Ad oggi il pericolo dell’overtourism per il Lago d’ Iseo non esiste – ha
spiegato a giugno 2025 Riccardo Venchiarutti il sindaco di Iseo e presidente di
«Visit Lake Iseo», l’associazione che concorda 23 Comuni del Lago d’ Iseo –
certamente negli ultimi anni la crescita è stata importante come dimostrano i
numeri»
Sebbene le amministrazioni locali considerino il fenomeno un “successo
sostenibile”, la realtà è ben diversa. Associazioni come Legambiente segnalano
criticità da anni, sostenendo che il Lago d’Iseo attraversa una forte crescita
turistica, con oltre un milione di visitatori annui con picchi di massa che si
concentrano principalmente nei mesi di agosto e nei fine settimana.
Nel 2024, il motore di questa ascesa è stato in gran parte il turismo
internazionale che costituisce quasi il 60%. La Germania si è confermato il
mercato leader con un quarto delle presenze seguita dall’Olanda (13%), Francia,
Svizzera e Regno Unito. Curiosa anche la crescita di visitatori da Polonia e
Danimarca attorno ai 20mila. Mercati sui quali l’associazione ha investito in
promozione negli ultimi anni. Iseo si posiziona in testa con oltre 450mila
presenze, rappresentando il 44% del flusso turistico totale. A seguire, nella
classifica delle destinazioni più frequentate, Lovere con 67mila presenze. Poco
distanti, Pisogne e Marone si attestano entrambe intorno ai 55 mila visitatori.
E ancora: Sarnico (42mila), Paratico (34mila) e Monte Isola (24mila presenze).
Le statistiche estate 2025 elaborate dall’Infopoint di Lovere, dove vengono
conteggiati con rigore tutti gli ingressi di chi chiede informazioni, rivelavano
che dal 1 giugno all’11 agosto 2025 sono entrate 8.395 persone contro le 7.213
dello stesso periodo nel 2024. Gli italiani continuavano a rappresentare la
maggioranza, 4.489, ma erano ormai tallonati dagli stranieri (3.906), in
prevalenza tedeschi, francesi, olandesi e inglesi. Nel 2025 Iseo ha continuato a
rappresentare il principale motore turistico del lago, con oltre 518mila
presenze registrate, circa la metà dell’intero movimento turistico del Sebino.
E’ del 3 luglio 2026 la notizia che, dopo The Floating Piers, il Lago d’Iseo
grazie a Christo ha 400mila turisti in più rispetto a 10 anni fa. Prima
dell’installazione, le presenze annue erano 722mila mentre, nel 2025, sono
lievitate del 57,3%. Ad avere un riscontro di boom di turismo sono stati i paesi
di Parzanica, Solto Collina, Tavernola Bergamasca e Costa Volpino.
Questa non è una favola che possiamo continuare a raccontarci. Il turismo di
massa (overtourism) post- Christo e post-Covid sta sconvolgendo l’equilibrio tra
residenti, visitatori e turisti di molti paesi del Lago d’Iseo. Ne è convinto
Dario Balotta, presidente di Legambiente Basso Sebino, che concentra
l’attenzione su un problema che negli ultimi tempi si è acuito: «Non che prima
non ci fossero visitatori e turisti, ma tolte alcune giornate da bollino rosso
la vita trascorreva ancora tranquilla».
Da qualche anno le presenze sono cresciute in modo esponenziale, «ma i servizi
locali sono rimasti inalterati. Per esempio, la pulizia a Sulzano, esclusa la
raccolta differenziata, viene gestita da un solo operatore ecologico, mentre la
viabilità da un solo vigile urbano. Anche a Sale Marasino ci sono un solo
operatore ecologico e un solo vigile. A Montisola gli operatori ecologici in
organico sono tre, ma si devono accollare la raccolta differenziata. Pure qui un
solo vigile. Nemmeno il record di turisti del 2023 ha spinto le amministrazioni
comunali a dotarsi di strutture di contenimento e gestione degli effetti
provocati da quello che anche sul Sebino si può definire overtourism» –
affermava Balotta.
Secondo Dario Balotta “l’effetto di The Floating Piers ha portato visibilità
internazionale e più turisti, ma non ha fermato la fuga da molti Comuni del
lago. Crescono parcheggi e affitti brevi, mentre i benefici economici restano
limitati”. A dieci anni da The Floating Piers, l’installazione dell’artista
Christo che nel giugno 2016 portò sul lago d’Iseo oltre un milione di
visitatori, Europa Verde invita a riflettere sugli effetti che quell’evento ha
avuto sul territorio.
La straordinaria visibilità internazionale conquistata dal Sebino non si sarebbe
tradotta in uno sviluppo diffuso e duraturo ma si sarebbe caratterizzata in un
aumento dei visitatori giornalieri “mordi e fuggi, con effetti negativi sulla
qualità dei servizi e della vita locale”. «Neppure un evento di portata mondiale
come The Floating Piers è riuscito a invertire la tendenza allo spopolamento di
gran parte del territorio lacustre – sostiene il rappresentante di Europa Verde
-, apportando al contrario benefici economici limitati e concentrati in alcuni
settori tra cui campeggi, alberghi, ristorazione e affitti turistici, nonostante
un forte consumo di suolo e da una crescita urbanistica caotica».
Se il turismo cozza con gli interessi della popolazione locale, qualcosa non sta
funzionando per il verso giusto. Se il turismo di massa invade la vivibilità
della zona, vuol dire che non abbiamo una territorio strutturato per accogliere
masse di turisti.
Inoltre che la crescita demografica registrata in alcuni Comuni è stata
accompagnata da un importante consumo di suolo e da una forte espansione
edilizia. Secondo i dati demografici relativi al periodo 2015-2025, Sulzano è
passata da 1.689 a 1.961 residenti, con una crescita del 16%; mentre Paratico ha
registrato un incremento ancora più consistente, passando da 3.925 a 5.019
abitanti (+28%).
In tutto ciò Montisola, pur essendo stata il simbolo dell’opera di Christo e il
principale polo di attrazione dell’evento, continua a registrare il reddito
medio più basso del Sebino.
Europa Verde punta inoltre l’attenzione sugli effetti ambientali della crescita
dei flussi turistici. Balotta cita la realizzazione di nuovi parcheggi, tra cui
due interventi attualmente in corso a Sulzano, e richiama il progetto dei 94
posti auto previsti sul lungolago di Clusane. Opere che, secondo il movimento
ambientalista, rischiano di aggravare il consumo di suolo e compromettere aree
di pregio naturalistico.
Questi palesi segnali di overtourism sembrano non interessare il G16, il
coordinamento dei Comuni del lago nato per promuovere strategie condivise di
sviluppo turistico. Secondo Balotta, il consorzio si sarebbe progressivamente
limitato ad attività di marketing territoriale, senza affrontare in maniera
efficace le conseguenze della crescita dei flussi turistici.
L’overtourism (o sovraffollamento turistico) minaccia i centri storici e gli
ecosistemi naturali. Provoca danni concreti, come l’aumento dei rifiuti e la
distruzione degli habitat. Inoltre, accelera la gentrificazione e la crisi
abitativa, costringendo i residenti a trasferirsi a causa degli affitti alle
stelle, mentre gli ecosistemi sono messi costantemente sotto pressione,
eccessivo consumo di risorse e un’impennata nella produzione di rifiuti solidi
non differenziati.
Non ci resta che sperare che, nel decennale dell’evento, Regione Lombardia,
Visit Lake Iseo e i Comuni promuovano iniziative con l’occasione di analizzare
in modo approfondito gli effetti positivi e negativi dell’evento e delle sue
conseguenze a dieci anni di distanza, valutando le opportunità effettivamente
colte dal territorio.
Lorenzo Poli