Dopo The Floating Piers, tra una visione anti-ecologica e il pericolo dell’overtourism

Pressenza - Wednesday, July 8, 2026

Ho sempre amato le opere artistiche di Christo. Lui, per anni un mendicante bulgaro che girovagava per Parigi e che si guadagnava da vivere facendo ritratti su commissione, nel 1958 incontrerà la sua futura moglie, la vera artista, Jeanne-Claude, che gli commissionerà un ritratto della madre. Fu amore a prima vista e divennero i principali esponenti della Land Art. Fu la salvezza di Christo che gli permise di diventare un grande genio di fama mondiale, prima insieme a sua moglie e poi senza di lei a causa del suo decesso per tumore.

Christo è stato un grande artista che capì che l’opera d’arte non è l’artista che la crea, ma è l’artista che dà i mezzi affinché l’opera d’arte possa essere visibile ed ammirabile da tutti. Per questo lui per decenni ha impacchettato le opere d’arte, consegnandole ad ognuno di noi come un regalo. Ha steso teli lungo delle valli, che cambiavano colore in base al momento della giornata, per farci cogliere la magia della Natura.

Ricordo come se fosse ieri quando alle 3:00 del mattino del 18 giugno 2016 mi sono recato al molo di Sulzano (BS) per essere tra i primi visitatori di The Floating Piers, l’installazione di Land Art degli artisti Christo e Jeanne-Claude consistente in una rete di pontili galleggianti aperti al pubblico, messi in opera sul Lago d’Iseo, tra Sulzano, Montisola e l’Isola di San Paolo, dal 18 giugno al 3 luglio 2016.

Camminare su The Floating Piers è stato immenso: con l’idea geniale di far camminare migliaia di persone sull’acqua come Cristo, la passerella diventava un “ponte spirituale” che permetteva ad ogni singolo essere umano di essere avvolto nella bellezza emozionante della Natura circostante. Un ponte attraverso il quale l’artista permetteva ad ogni essere umano di mostrare la vera essenza dell’opera d’arte: l’immenso sguardo sul paesaggio naturale.

Però, nonostante la genialità che ho sempre apprezzato, con The Floating Piers si è dimostrato ciò che lui è sempre stato: un grande Giano Bifronte che nella sua vita ha sempre saputo approfittarsi delle occasioni a discapito di molti e, tra le ultime sue trovate, anche quella del The Floating Piers sul Lago d’Iseo.

Lui è sempre stato definito tra i più grandi protagonisti della Land Art, ma la Land Art è sempre stata tutt’altro rispetto a ciò che ha sempre fatto lui: intervento sul paesaggio destinato a sparire, effimero, ma con materiali naturali che l’azione degli agenti atmosferici disgrega naturalmente restituendo il contenuto dell’arte all’arte innata della Natura stessa. Ognuno di noi, nelle proprie attività, dovrebbe pensare prima a rispettare la propria Casa Comune, e l’arte dovrebbe fare altrettanto. Invece Christo non ha fatto altro nella sua vita che utilizzare solo plastica e materiali che hanno sempre avuto bisogno di un ulteriore intervento umano per essere eliminati. Senza nulla togliere alle idee creative dell’uomo dal punto di vista artistico, credo sia importante invece – dal punto di vista economico, politico e ambientale – capire i risvolti della vicenda e fare un bilancio costi/ benefici sulle conseguenze odierne.

Come scrisse lo storico dell’arte Philippe Daveria su The Floating Piers: «Obsoleta, una fiera di paese», ed aggiungendo: «Invece di impostare una politica di rispetto e valorizzazione del territorio, ci muoviamo nel regno dell’effimero, speranzosi che una furbata d’artista produca tanto marketing».

L’opera ha generato più di 5.600 Tonnellate di CO2 solo per la produzione dei materiali plastici, senza contare il trasporto e l’intero assemblaggio, realizzato usando perfino elicotteri. Mettiamoci poi il cemento depositato sul fondo per gli ancoraggi. Per sopperire alle emissioni di questo scempio servirebbe l’attività di un bosco di 4 mila alberi di grandi dimensioni per 50 anni. I permessi, negati negli anni in Giappone e perfino in Argentina, ovviamente sono stati concessi dai sindaci dei comuni italiani di Sulzano e Monte Isola, pensando certamente al ritorno economico.

The Floating Piers era un progetto che lui aveva già proposto a moltissimi altri laghi e tutti l’avevano rigettato perché sapevano della personalità alquanto controversa di Christo. Poi la fortuna lo baciò. Christo viveva nella sua storica casa-studio al 48 di Howard Street nel quartiere di Soho a Manhattan, a circa un chilometro e mezzo dalla Beretta Gallery di New York situata sulla Madison Avenue.  Successe che i suoi vicini di casa a New York, i coniugi Beretta, proprietari della storica azienda d’armi Beretta e della bella Isola di San Paolo, decisero di aiutarlo in questa sua opera. Mentre Christo ci dava in pasto la bella favoletta dell’opera progettata dalla moglie per amore del Lago d’Iseo, in realtà non l’aveva mai preso in considerazione: il Lago d’Iseo fu l’ultima ruota del carro.

Dietro al marketing, ai materiali e ai dipendenti tutto rigorosamente “made in Italy”, si nascondevano tutti gli illeciti tra cui i 250 blocchi di cemento armato da 7 tonnellate ciascuno che fissavano la Passerella sul fondo del Lago. Secondo il Dipartimento di Ingegneria Idraulica dell’Università degli Studi di Brescia, la rimozione di questi blocchi avrebbe provocato un’ulteriore contaminazione delle acque lacustri, poiché sul fondale è presente una quantità di fosforo di 15 volte superiore del fosforo presente nelle acque: cosa che non era inizialmente prevista nel progetto dal momento che la passerella doveva solo galleggiare. Insomma, oltre a farci “camminare nella bellezza”, con la sua Land Art, Christo ci ha regalato anche la promozione di una visione anti-ecologica: cosa di cui invece dovremmo ravvederci.

I media mainstream e locali hanno parlato fin da subito della presunta filantropia di Christo che si accollava la spesa di 18 milioni di euro senza commissioni, sponsorizzazioni, vendita di cataloghi. In realtà non è stato tutto idilliaco. I suoi numerosi bozzetti preparatori  infatti vennero venduti con un costo che andava dai 120/180mila dollari, con dimensione 34×56 cm, ai 1,2 milioni di dollari. Già nel 2015 un suo bozzetto con un base d’asta di 180mila dollari fu venduto a 334mila. A questo si aggiunsero le litografie e le foto scattate da Christo stesso che, senza o con firma autorale, vanno dai 200 ai 6.000 €.

Poca attenzione si è prestata sui costi sostenuti dal settore pubblico per la realizzazione e la gestione dell’evento del 2016: accanto ai circa 18 milioni di euro investiti direttamente da Christo, vi sono le spese affrontate da enti e amministrazioni per sicurezza, sanità, trasporti e servizi straordinari. Costi che, secondo quanto sostenuto nel comunicato, non sarebbero mai stati rendicontati in maniera completa.

Nel bel mezzo di questa “furbata d’artista”, il danno economico fu evidente. L’opera avrebbe dovuto portare, secondo le stime, 40milioni di euro mentre, in 16 giorni, sono stati incassati 88,1milioni di € di cui: 76,5%, pari a 67,4 milioni, vennero fatturati grazie all’evento. Miracolo economico? No. L’analisi del Comitato Territoriale di Confcommercio stabilì come il volume di affari di quanti si trovavano nei punti di arrivo fosse triplicato (bar, ristoranti, etc …) mentre per gli operatori dell’accoglienza il fatturato cadde anche del 70%.

In quel periodo moltissimi settori sono stati penalizzati e molto comuni lacustri hanno incrementato del 38% il canone per l’occupazione del suolo. I maggiori comuni che hanno guadagnato sono stati Montisola, Sulzano ed Iseo, gli stessi comuni che vennero diffamati nel 2019 dallo stesso artista nel film che riprendeva il work-in-progress dell’installazione. Per non parlare infine dei lavoratori pagati in voucher anche dopo mesi. Christo non è mai stato un grande onesto nel suo lavoro anzi è sempre stato un grande approfittatore, nonostante fosse un grande artista.

In seguito alla sua morte, Christo – come nostra abitudine -, in quanto personaggio famoso, è stato immediatamente santificato: moine su moine di ciò che è stato.

“Ha saputo vivere la realtà del nostro lago cogliendone l’essenza artistica che, grazie a lui, ci ha resi famosi in tutto il mondo. Non possiamo non dedicargli, come Sindaci del Sebino ed io in particolare, un pensiero che va al di la della retorica commemorativa ma che abbraccia i più profondi sentimenti di vicinanza e di stima.” – questo è il lagnoso latrato/saluto che il comune di Iseo fece a Christo, dopo solo un anno da quando lo stesso artista aveva in un documentario insultato pesantemente le istituzioni locali e il nostro territorio. Da un lato si evidenziò come effettivamente le nostre istituzioni versino in una condizione borderline, mentre dall’altro lato si mise in risalto l’arroganza dell’artista nel pretendere la pappa pronta sempre in qualunque posto vada. Questa è soltanto una delle tante ipocrisie della nostra società del benpensare e del perbene, ma la morte non cancella le proprie azioni. La vita di Christo ha generato tanta arte e tanta genialità quanto impatto equivalente di migliaia di altre persone, e questo è parassitismo. Christo di Cristo aveva veramente poco.

Ma non è tutto. Il 2024 è stato un anno storico per il turismo del Lago: per la prima volta, infatti, le presenze turistiche hanno superato la soglia del milione raggiungendo un milione e 18mila presenze. Numeri certificati dai dati dell’Osservatorio di Regione Lombardia sui 23 Comuni di Visit Lake Iseo. Un dibattito dunque che sorge spontaneo visto l’incremento di quasi 60mila presenze (+6,17%) rispetto al 2023 e che assume un rilievo ancora maggiore se confrontato con il 2016, l’anno del «Floating Piers» di Christo, dove le presenze furono 722mila. Ma dall’altro solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello e l’impatto del turismo.

«Ad oggi il pericolo dell’overtourism per il Lago d’ Iseo non esiste – ha spiegato a giugno 2025 Riccardo Venchiarutti il ​​sindaco di Iseo e presidente di «Visit Lake Iseo», l’associazione che concorda 23 Comuni del Lago d’ Iseo – certamente negli ultimi anni la crescita è stata importante come dimostrano i numeri»

Sebbene le amministrazioni locali considerino il fenomeno un “successo sostenibile”, la realtà è ben diversa. Associazioni come Legambiente segnalano criticità da anni, sostenendo che il Lago d’Iseo attraversa una forte crescita turistica, con oltre un milione di visitatori annui con picchi di massa che si concentrano principalmente nei mesi di agosto e nei fine settimana.

Nel 2024, il motore di questa ascesa è stato in gran parte il turismo internazionale che costituisce quasi il 60%. La Germania si è confermato il mercato leader con un quarto delle presenze seguita dall’Olanda (13%), Francia, Svizzera e Regno Unito. Curiosa anche la crescita di visitatori da Polonia e Danimarca attorno ai 20mila. Mercati sui quali l’associazione ha investito in promozione negli ultimi anni.  Iseo si posiziona in testa con oltre 450mila presenze, rappresentando il 44% del flusso turistico totale. A seguire, nella classifica delle destinazioni più frequentate, Lovere con 67mila presenze. Poco distanti, Pisogne e Marone si attestano entrambe intorno ai 55 mila visitatori. E ancora: Sarnico (42mila), Paratico (34mila) e Monte Isola (24mila presenze).

Le statistiche estate 2025 elaborate dall’Infopoint di Lovere, dove vengono conteggiati con rigore tutti gli ingressi di chi chiede informazioni, rivelavano che dal 1 giugno all’11 agosto 2025 sono entrate 8.395 persone contro le 7.213 dello stesso periodo nel 2024. Gli italiani continuavano a rappresentare la maggioranza, 4.489, ma erano ormai tallonati dagli stranieri (3.906), in prevalenza tedeschi, francesi, olandesi e inglesi. Nel 2025 Iseo ha continuato a rappresentare il principale motore turistico del lago, con oltre 518mila presenze registrate, circa la metà dell’intero movimento turistico del Sebino.

E’ del 3 luglio 2026 la notizia che, dopo The Floating Piers, il Lago d’Iseo grazie a Christo ha 400mila turisti in più rispetto a 10 anni fa. Prima dell’installazione, le presenze annue erano 722mila mentre, nel 2025, sono lievitate del 57,3%. Ad avere un riscontro di boom di turismo sono stati i paesi di Parzanica, Solto Collina, Tavernola Bergamasca e Costa Volpino.

Questa non è una favola che possiamo continuare a raccontarci. Il turismo di massa (overtourism) post- Christo e post-Covid sta sconvolgendo l’equilibrio tra residenti, visitatori e turisti di molti paesi del Lago d’Iseo. Ne è convinto Dario Balotta, presidente di Legambiente Basso Sebino, che concentra l’attenzione su un problema che negli ultimi tempi si è acuito: «Non che prima non ci fossero visitatori e turisti, ma tolte alcune giornate da bollino rosso la vita trascorreva ancora tranquilla».

Da qualche anno le presenze sono cresciute in modo esponenziale, «ma i servizi locali sono rimasti inalterati. Per esempio, la pulizia a Sulzano, esclusa la raccolta differenziata, viene gestita da un solo operatore ecologico, mentre la viabilità da un solo vigile urbano. Anche a Sale Marasino ci sono un solo operatore ecologico e un solo vigile. A Montisola gli operatori ecologici in organico sono tre, ma si devono accollare la raccolta differenziata. Pure qui un solo vigile. Nemmeno il record di turisti del 2023 ha spinto le amministrazioni comunali a dotarsi di strutture di contenimento e gestione degli effetti provocati da quello che anche sul Sebino si può definire overtourism» – affermava Balotta.

Secondo Dario Balotta “l’effetto di The Floating Piers ha portato visibilità internazionale e più turisti, ma non ha fermato la fuga da molti Comuni del lago. Crescono parcheggi e affitti brevi, mentre i benefici economici restano limitati”. A dieci anni da The Floating Piers, l’installazione dell’artista Christo che nel giugno 2016 portò sul lago d’Iseo oltre un milione di visitatori, Europa Verde invita a riflettere sugli effetti che quell’evento ha avuto sul territorio.

La straordinaria visibilità internazionale conquistata dal Sebino non si sarebbe tradotta in uno sviluppo diffuso e duraturo ma si sarebbe caratterizzata in un aumento dei visitatori giornalieri “mordi e fuggi, con effetti negativi sulla qualità dei servizi e della vita locale”. «Neppure un evento di portata mondiale come The Floating Piers è riuscito a invertire la tendenza allo spopolamento di gran parte del territorio lacustre – sostiene il rappresentante di Europa Verde -, apportando al contrario benefici economici limitati e concentrati in alcuni settori tra cui campeggi, alberghi, ristorazione e affitti turistici, nonostante un forte consumo di suolo e da una crescita urbanistica caotica».

Se il turismo cozza con gli interessi della popolazione locale, qualcosa non sta funzionando per il verso giusto. Se il turismo di massa invade la vivibilità della zona, vuol dire che non abbiamo una territorio strutturato per accogliere masse di turisti.

Inoltre che la crescita demografica registrata in alcuni Comuni è stata accompagnata da un importante consumo di suolo e da una forte espansione edilizia. Secondo i dati demografici relativi al periodo 2015-2025, Sulzano è passata da 1.689 a 1.961 residenti, con una crescita del 16%; mentre Paratico ha registrato un incremento ancora più consistente, passando da 3.925 a 5.019 abitanti (+28%).

In tutto ciò Montisola, pur essendo stata il simbolo dell’opera di Christo e il principale polo di attrazione dell’evento, continua a registrare il reddito medio più basso del Sebino.

Europa Verde punta inoltre l’attenzione sugli effetti ambientali della crescita dei flussi turistici. Balotta cita la realizzazione di nuovi parcheggi, tra cui due interventi attualmente in corso a Sulzano, e richiama il progetto dei 94 posti auto previsti sul lungolago di Clusane. Opere che, secondo il movimento ambientalista, rischiano di aggravare il consumo di suolo e compromettere aree di pregio naturalistico.

Questi palesi segnali di overtourism sembrano non interessare il G16, il coordinamento dei Comuni del lago nato per promuovere strategie condivise di sviluppo turistico. Secondo Balotta, il consorzio si sarebbe progressivamente limitato ad attività di marketing territoriale, senza affrontare in maniera efficace le conseguenze della crescita dei flussi turistici.

L’overtourism (o sovraffollamento turistico) minaccia i centri storici e gli ecosistemi naturali. Provoca danni concreti, come l’aumento dei rifiuti e la distruzione degli habitat. Inoltre, accelera la gentrificazione e la crisi abitativa, costringendo i residenti a trasferirsi a causa degli affitti alle stelle, mentre gli ecosistemi sono messi costantemente sotto pressione, eccessivo consumo di risorse e un’impennata nella produzione di rifiuti solidi non differenziati.

Non ci resta che sperare che, nel decennale dell’evento, Regione Lombardia, Visit Lake Iseo e i Comuni promuovano iniziative con l’occasione di analizzare in modo approfondito gli effetti positivi e negativi dell’evento e delle sue conseguenze a dieci anni di distanza, valutando le opportunità effettivamente colte dal territorio.

Lorenzo Poli