
L’Unione europea sta preparando una stretta agli affitti brevi
L'INDIPENDENTE - Saturday, September 5, 2026Centri storici presi d’assalto, affitti sempre più cari e rete dei servizi sotto stress. La condizione vissuta da anni dalle città europee è una conseguenza del turismo di massa, che attrae capitale (straniero e non) in cambio dell’espulsione dei residenti. Si moltiplicano i tentativi degli enti locali di contrastare il fenomeno, tanto in Italia quanto nel resto d’Europa, soprattutto meridionale, riunitasi nella Rete SET (Sud Europa di fronte alla Turistizzazione). Per provare a mettere ordine tra i vari interventi, la Commissione europea ha preparato un regolamento che presenterà nei prossimi giorni ai Paesi membri. Un criterio unico definirà le aree sotto stress abitativo, all’interno delle quali sarà pienamente legittimo porre dei freni agli affitti brevi.
L’Affordable Housing Act è in dirittura d’arrivo. Ad aprile si è conclusa la fase di consultazione pubblica, dove i soggetti più disparati — cittadini, enti, associazioni e imprese — hanno potuto condurre la propria attività di lobbying sulla Commissione europea. Il risultato di questi interessi contrapposti verrà presentato il 9 settembre. Nodo cruciale sarà la definizione di area sotto stress abitativo. Secondo una bozza del regolamento visionata dall’ANSA, lo status emergenziale dovrebbe scattare nel momento in cui «il prezzo medio di transazione di un’abitazione, rapportato al reddito disponibile medio della popolazione di tale area (“rapporto prezzo-reddito”), è pari o superiore alla soglia di 8». Una condizione che potrebbe verificarsi ad esempio se il prezzo medio delle transazioni immobiliari in una città o in un quartiere fosse di 240mila euro e il reddito medio degli abitanti di 30mila.
In questo scenario servirebbero 8 anni di stipendio (senza contare tasse o spese di vita) per comprare una casa. Parliamo di una condizione di severa inaccessibilità abitativa. Almeno considerando i principali studi in materia, a partire dalla scala di Demographia, che fissa a 3 la soglia di un rapporto prezzo-reddito accessibile. Da 5 in poi, invece, il rapporto denota una condizione di forte stress abitativo, con la vita dei residenti minacciata un contesto immobiliare insostenibile. Se la bozza circolata dovesse essere confermata dalla Commissione, potrebbe materializzarsi il rischio di un intervento parziale, lasciando fuori quartieri o città a rischio.
Ad ogni modo, i territori che ricadranno nella fattispecie di area sotto stress abitativo saranno legittimati a salvaguardare il diritto alla città — per dirla alla Lefebvre — adottando misure quali la limitazione degli affitti brevi. Firenze e Verona si sono già mosse verso questa direzione. In Europa la Catalogna detta la linea, ponendosi come avanguardia nella lotta alla speculazione immobiliare. Gli enti locali che si sono mossi autonomamente lo hanno fatto accettando il rischio di eventuali contenziosi basati sul diritto europeo. Si pensi ad esempio alla Direttiva Servizi, che definisce la locazione a breve termine un’attività economica senza particolari vincoli, nonostante l’impatto sulla quotidianità di milioni di persone. Sul tema si sprecano gli studi di sociologi e urbanisti. Nel 2020 Miquel‐Àngel Garcia‐López ha dimostrato che mediamente, a Barcellona, l’attività di Airbnb ha aumentato gli affitti dell’1,9% e i prezzi di transazione del 4,6%. Per i quartieri con la più alta concentrazione di annunci Airbnb si stima che gli affitti siano aumentati del 7%.
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