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Al CNR di Faenza, la ricerca che rifiuta la guerra
La pioggia ha accompagnato l’inizio del presidio davanti al CNR di Faenza questo venerdì. Cartelli bagnati, strumenti musicali riparati alla meglio sotto gli ombrelli in via Granarolo. Poi, lentamente, il cielo si è aperto. È uscito il sole mentre le persone continuavano a parlare di guerra, ricerca scientifica, salute, ambiente, obiezione di coscienza, diritti umani e tutela dei beni comuni. Un cambiamento atmosferico che molti hanno visto quasi come un segno poetico, un legame profondo con la natura che sembrava accogliere la richiesta di trasparenza, etica e pace. Il presidio “Ceramica per la sanità, non per le armi”, organizzato il 15 maggio davanti alla sede del CNR e dell’ISSMC di Faenza, si è svolto nel giorno dell’open day dell’istituto, mentre ricercatori e tecnici aprivano i laboratori al pubblico per mostrare le ricerche sui materiali ceramici e aerospaziali. Fuori, intanto, attivisti, associazioni e cittadini chiedevano che la ricerca pubblica non venga coinvolta in progetti militari e in collaborazioni con istituzioni israeliane legate all’industria bellica. Al megafono si sono alternati diversi esponenti della società civile e del mondo della ricerca, offrendo sguardi complementari sulla responsabilità etica delle istituzioni pubbliche, degli scienziati e dei cittadini. Ha preso la parola Linda Maggiori, giornalista, scrittrice e blogger impegnata da anni sui temi dell’ecologia integrale, della mobilità sostenibile e della giustizia sociale. È intervenuto poi Pippo Tadolini del Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile, ricordando le prossime tappe della Carovana “Diritti e Rovesci”. Successivamente si sono alternati il giovane attivista Gioele Angeli, in rappresentanza di OSA, Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Marco Cervino, ricercatore del CNR di Bologna e membro della rete nazionale “La ricerca non va in guerra”, una rete di ricercatori contrari all’uso militare della ricerca pubblica. Tutti gli interventi hanno ribadito con forza che istruzione, università e ricerca dovrebbero rimanere spazi di crescita collettiva, confronto e pace, sottraendosi alle logiche della guerra e della produzione bellica. Mentre fuori dai cancelli proseguivano gli interventi e i canti, Linda Maggiori è entrata all’interno dell’istituto per partecipare alle iniziative dell’open day, intervenendo nella conferenza dedicata alle tecnologie aerospaziali. In un resoconto condiviso successivamente sui social, la giornalista ha raccontato di avere posto domande precise sul rapporto tra ricerca scientifica e industria militare, contestando apertamente l’idea di una scienza neutrale, separata dalle conseguenze concrete delle proprie applicazioni. Di fronte alle risposte di chi definisce la tecnologia uno strumento “neutro”, né buono né cattivo, i manifestanti hanno ricordato che questa impostazione rischia di cancellare la responsabilità etica degli scienziati rispetto agli effetti concreti delle loro ricerche. Il fulcro della mobilitazione faentina è rappresentato dal progetto “Pa Swing”, acronimo di “Spinel Windows Joining by Glass”, una collaborazione scientifica avviata nel 2024 tra l’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici di Faenza e il Ministero della Difesa israeliano. Secondo documenti scientifici e segnalazioni dei ricercatori, il progetto riguarda lo sviluppo di materiali ceramici trasparenti destinati ad applicazioni per mezzi militari terrestri. La questione è stata sollevata dalla rete “La ricerca non va in guerra”, composta da ricercatori e lavoratori del CNR contrari ai progetti collegati a enti governativi coinvolti nell’attuale offensiva su Gaza e nei territori palestinesi occupati. Per i manifestanti, interrompere queste collaborazioni significa applicare concretamente il principio costituzionale che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Nei giorni precedenti all’evento, una lettera aperta era stata indirizzata alla direttrice dell’istituto, Alessandra Sanson, chiedendo che all’interno dell’open day trovasse spazio anche una riflessione critica sul rapporto tra etica, ricerca e industria militare. Nel testo si sosteneva la necessità di “una corrispondenza fra etica che ripudia i crimini di guerra e scelte individuali e istituzionali”. Secondo quanto riferito da Linda Maggiori dopo l’incontro con la direttrice, una delegazione ha consegnato una lettera chiedendo l’interruzione della collaborazione con Israele e l’avvio di progetti sanitari con la Palestina. La dirigenza avrebbe garantito libertà di espressione e dibattito interno per il personale dell’istituto, specificando però di non avere l’autonomia necessaria per interrompere unilateralmente il progetto, decisione che spetterebbe alla direzione nazionale del CNR. Il presidio si è svolto in una data dall’alto valore simbolico, il 78° anniversario della Nakba palestinese, la “catastrofe” del 1948 che segnò l’espulsione forzata di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre. Per le realtà organizzatrici, questa ricorrenza ha permesso di collegare la memoria storica dei diritti violati alla riflessione contemporanea sulle guerre e sulle responsabilità collettive. L’iniziativa ha mostrato come ricerca, industria e molti ambiti considerati “neutrali” abbiano invece un ruolo concreto negli attuali scenari di guerra. Ma la giornata faentina non è stata soltanto una mobilitazione contro il riarmo. È stata anche una delle tappe centrali della Carovana ambientalista e sociale “Diritti e Rovesci”, promossa da RECA Emilia-Romagna e AMAS-ER. Da aprile a giugno, la Carovana attraversa tutta la regione coinvolgendo oltre 90 associazioni, comitati e realtà territoriali sui temi della crisi climatica, del consumo di suolo, dell’inquinamento, delle alluvioni, della salute pubblica e della conversione ecologica. La tappa di Faenza ha assunto un significato particolare proprio perché ha unito questi temi a una riflessione più ampia sui diritti umani: non soltanto ambiente e diritto alla salute, ma anche guerra, ricerca scientifica, obiezione di coscienza, industria militare e libertà di dissenso nei luoghi di lavoro. A Faenza, più che gli slogan, sono rimaste impresse le immagini: le persone ferme sotto la pioggia, i dialoghi davanti ai cancelli del CNR, gli strumenti musicali e i canti, le lettere consegnate a mano, le spillette con scritto “Io non collaboro con Israele” distribuite dai ricercatori obiettori di Faenza, il tentativo ostinato di aprire spazi di discussione dentro e fuori i luoghi della ricerca. Quando il sole è comparso, illuminando bandiere, striscioni e le strade ancora bagnate, il presidio non aveva certo risolto il conflitto aperto attorno ai progetti militari. Ma aveva reso visibile qualcosa di difficile da ignorare: l’esistenza di ricercatori, cittadini, studenti e lavoratori che rifiutano l’idea che la scienza possa procedere separata da coscienza ed etica. PROSSIMI APPUNTAMENTI DELLA CAROVANA “DIRITTI E ROVESCI” : * Calendario di tutti gli eventi: https://www.recaemiliaromagna.it/ * Appuntamento sotto la sede della Regione: Bologna, 26 maggio 2026, ritrovo ore 9.00 con le reti ambientaliste, che convergeranno nella stessa giornata con il sit-in pomeridiano della rete “Basta Complicità”, in cui confluiranno anche i Giovani Palestinesi, il BDS e i Sanitari Per Gaza di Bologna per consegnare tutte le firme raccolte finora. .. video qui. > Non ci hanno permesso di fare foto o filmare gli interventi. Non hanno > permesso ad un ricercatore venuto apposta da Reggio Emilia di leggere il suo > intervento. […]  ricercatori obiettori di Faenza non possono parlare > pubblicamente del loro dissenso, tanto che nessuno di loro ha potuto parlare > nel nostro presidio. Questo ci è stato implicitamente confermato dalla > direttrice e ci sembra una cosa gravissima, che lede anche i diritti dei > lavoratori. […] Noi allora continueremo a fare presidi, sia a Faenza sia a > Roma per chiedere di fermare questa complicità criminale, e per chiedere di > iniziare progetti in campo sanitario con la Palestina. > > Continueremo a sostenere i ricercatori e le ricercatrici, a fare emergere la > verità e a non lasciare che il silenzio ricopra tutto. Basta ricerca per il > Genocidio!! > Linda Maggiori Redazione Romagna
May 17, 2026
Pressenza
Contro la chiusura dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del CNR
L’Unione Sindacale di Base esprime forte contrarietà rispetto alla decisione del Consiglio Nazionale delle Ricerche di procedere all’eliminazione dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali, struttura che da oltre quarant’anni rappresenta un presidio fondamentale per la ricerca pubblica nel campo del diritto internazionale, dei diritti umani, delle migrazioni, dell’ambiente e della cooperazione tra i popoli. La notizia, riportata da Il Fatto Quotidiano, conferma una deriva ormai evidente all’interno del CNR: smantellare competenze strategiche e ridurre gli spazi di ricerca critica, pubblica e indipendente. USB ritiene gravissimo che, in una fase storica segnata da guerre, crisi geopolitiche, restrizione dei diritti e ridefinizione degli equilibri internazionali, si scelga proprio di colpire un istituto dedicato allo studio del diritto internazionale e alla tutela dei diritti fondamentali. Dietro la retorica della “razionalizzazione” si nasconde ancora una volta una logica puramente aziendalista che considera la ricerca pubblica solo in funzione dell’immediata spendibilità economica, penalizzando invece quei settori che producono conoscenza critica, autonomia culturale e funzione democratica. USB denuncia inoltre l’assenza di un reale confronto con lavoratrici, lavoratori e comunità scientifica. Le scelte strategiche sul futuro degli enti pubblici di ricerca non possono essere assunte nelle stanze dei vertici amministrativi senza trasparenza e partecipazione. Difendere l’ISGI significa difendere l’idea stessa di ricerca pubblica come bene comune, libera dalle pressioni politiche ed economiche e capace di contribuire allo sviluppo civile e democratico del Paese. USB Ricerca chiede: – il ritiro immediato del provvedimento di soppressione dell’Istituto; – l’apertura di un confronto pubblico con personale e comunità scientifica; – un piano di rilancio della ricerca pubblica fondato su investimenti, stabilizzazione del personale e valorizzazione delle competenze; – il rispetto dell’autonomia scientifica degli enti pubblici di ricerca. USB sarà al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e di tutte le realtà accademiche e sociali che si opporranno a questa scelta sbagliata e miope. Unione Sindacale di Base
May 13, 2026
Pressenza
28 aprile: amianto e vittime
Un articolo di Vito Totire. Con una poesia di Yuleisy Cruz Lezcano dedicata a Antonio Caliendo, morto nentre lavorava in un’officina ad Acerra. Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’amianto OTTANTA MILIONI DI EURO ALLA FINCANTIERI PER RECUPERARE LE “PERDITE” LEGATE AI RISARCIMENTI CHE FINCANTIERERI HA DOVUTO, PER SENTENZE DEI TRIBUNALI, ALLE VITTIME ! QUALCUNO HA PERCEPITO SEGNALI DI OPPOSIZIONE
WORKING CLASS HEROES: LA SITUAZIONE DI PRECARI E PRECARIE NEGLI ENTI DI RICERCA ITALIANI (CNR)
Il CNR, cioè il Consiglio Nazionale delle Ricerche, è stato al centro di diverse proteste nelle ultime settimane. I precari uniti del CNR, una sigla che rappresenta i precari, che sono ormai circa un terzo del totale, hanno anche piantato le tende davanti alla sede del CNR; tra le altre iniziative la mobilitazione a Pisa lo scorso 10 dicembre in occasione della celebrazione per i 25 anni dall’inaugurazione dell’area di ricerca di Pisa. Ci sono 9mila circa che lavorano negli enti del Cnr in forma stabile, e circa 4mila che lo fanno con contratti a scadenza. Nella trasmissione di oggi sentiremo Giovanna Rinaldi, dell’esecutivo nazionale USB Ricerca e rappresentante sindacale nell’INAF, l’Istituto nazionale di astrofisica. Un paio d’anni fa la sua storia di uscita dal precariato è diventata famosa: in quei giorni veniva raccontato con orgoglio un progetto a cui aveva contribuito l’Inaf, per raggiungere in 7 anni le lune di Giove. Per uscire dalla precarietà, Giovanna Rinaldi ci ha messo 14 anni: il doppio degli anni necessari per raggiungere le lune di Giove, insomma. Sentiremo il racconto di Antonio Sanguinetti, sociologo dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (Irpps) del CNR che si occupa di migrazioni, welfare, invecchiamento della popolazione. Come migliaia di altre persone, il suo contratto scadrà a marzo con la fine dei fondi PNRR. Con Maria Antonietta Pascali, RSU Usb all’area di ricerca di Pisa, oltre alla situazione di chi vive in condizioni di precarietà, ragioniamo anche le differenze di salario tra chi fa ricerca in Italia e nel resto d’Europa: differenze anche del 40%. C’è poi la storia di Edwige Pezzulli, la pagina wikipedia a lei dedicata racconta i numerosi premi che ha vinto, un curriculum che va dalla divulgazione scientifica (trasmissioni Rai come Superquark e dedicate all’approfondimento scientifico) a studi sui problemi aperti dell’astrofisica. Anche il suo contratto è scaduto, e come dice lei nell’intervista, “non ho ricevuto nemmeno una mail per dire che non sarebbe stato rinnovato”. Ha rinunciato a un lavoro negli USA, eppure qua sembra non esserci posto per lei. Ascolta la trasmissione Working Class Heroes, la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto dedicata ai temi del lavoro: in questa puntata ci occupiamo dei precari e delle precarie negli enti di ricerca italiani. Ascolta o scarica
December 22, 2025
Radio Onda d`Urto
Precariə della ricerca di nuovo in piazza per chiedere contratti e stabilizzazione
Mercoledì 10 dicembre le precarie e i precari del Consiglio nazionale della ricerca si sono accampatə di fronte all’entrata dell’istituto per chiedere la stabilizzazione dei loro contratti. Con i fondi del Pnrr il numero di personale assunto con borse di studio e contratti a scadenza è aumentato vertiginosamente. Ad oggi, sono 4mila le lavoratrici e i lavoratori precariə del Cnr su un totale di 9mila unità di personale. Questi contratti a termine scadranno ad aprile 2026, creando una crisi occupazionale nel settore della ricerca pubblica. Il video di Milos Skakal. La copertina è a cura di DinamoPress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Precariə della ricerca di nuovo in piazza per chiedere contratti e stabilizzazione proviene da DINAMOpress.
December 12, 2025
DINAMOpress
#norearm - Oggi a #Palermo, (martedì 2 dicembre) ore 16 - Istituto per la Ricerca e l'Innovazione Biomedica (IRIB) del #CNR SEMINARIO con ANTONIO MAZZEO (Giornalista e attivista - esperto Interazionale in tema “militarizzazione” dei territori e della società)
December 2, 2025
Antonio Mazzeo
#nowar #norearm #Palermo, martedì 2 dicembre ore 16 - Istituto per la Ricerca e l'Innovazione Biomedica (IRIB) del #CNR SEMINARIO con ANTONIO MAZZEO (Giornalista e attivista - esperto Interazionale in tema “militarizzazione” dei territori e della società) L’evolversi degli eventi socio-politici degli ultimi tempi sta spingendo verso rapporti sempre più marcati tra le aziende del comparto militare e le Istituzioni della ricerca.
November 30, 2025
Antonio Mazzeo
Finiti i soldi del PNRR migliaia di lavoratori a rischio licenziamento
Do you remember il PNRR? I soldi arrivati a pioggia negli anni scorsi dal piano di ripresa europeo, dovevano servire a far ripartire l’economia dopo il collasso dovuto alla pandemia. I recenti governi italiani (con Conte, Draghi e Meloni) sono riusciti a fare un doppio “capolavoro” negativo. Il primo è […] L'articolo Finiti i soldi del PNRR migliaia di lavoratori a rischio licenziamento su Contropiano.
November 26, 2025
Contropiano
Francesca Albanese: il video integrale dell’incontro a La Sapienza
IL VIDEO INTEGRALE DELL’EVENTO IL TESTO DI LANCIO DELL’EVENTO A CURA DI ASSEMBLEE PRECARIE UNIVERSITARIE – LA SAPIENZA, CNR CONTRO LE GUERRE, COMITATO SAPIENZA PER LA PALESTINA Nel suo ultimo rapporto, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per il Territorio Palestinese Occupato, Francesca Albanese, evidenzia la complicità di ampi comparti economici della Global Minority (il cosiddetto Occidente) nel genocidio che Israele sta perpetrando in Palestina. Settori chiave come l’industria militare, lo sviluppo tecnologico in ambito di Intelligenza Artificiale, cloud-computing e riconoscimento biometrico, l’industria auto-motive, e il settore immobiliare e finanziario sono fondamentali nel dare un contributo attivo al genocidio: senza di essi, Israele non potrebbe portare a termine lo sterminio e la pulizia etnica che ogni giorno osserviamo in diretta. > La complicità corporate dell’Occidente è remunerativa, le aziende citate nel > rapporto stanno guadagnando miliardi grazie al genocidio. Questa connivenza spiega in parte anche l’immobilismo dei governi europei, che in due anni di genocidio non sono stati capaci di andare oltre dichiarazioni vuote e ipocrite, mentre continuavano a fornire armi e supporto economico-finanziario a Netanyahu e ai criminali di guerra di cui si circonda. Nel rapporto di Francesca Albanese, ben sei paragrafi vengono dedicati al settore accademico e di ricerca. Sono citati il Massachusetts Institute of Technology, il Politecnico di Monaco di Baviera e l’Università di Edimburgo per i loro progetti e collaborazioni con il Ministero della Difesa Israeliano e con l’azienda bellica di proprietà dello Stato di Israele, Israel Aerospace Industries (IAI), leader nella produzione di droni ampiamente utilizzati nel genocidio a Gaza. L’accademia del nostro Paese è quindi esente da responsabilità nel genocidio? Nemmeno per idea! Nel rapporto avrebbero potuto essere citate diverse Università o Enti di Ricerca italiani, solo la mancanza di spazio (i rapporti hanno una lunghezza massima prestabilita) ha salvato, ancora per poco, la faccia dell’accademia italiana. Numerose Università/Enti di ricerca del nostro paese collaborano, infatti, direttamente o indirettamente, con IAI attraverso partenariati europei finanziati dallo schema Horizon Europe ed è lunga la lista degli istituti e dei dipartimenti che collaborano con università israeliane, tutte pienamente coinvolte nel perpetrare il regime di occupazione e di apartheid cui Israele sottopone la popolazione palestinese ormai da quasi sessant’anni, come ben documentato da Maya Wind nel suo recente libro Torri d’avorio e d’acciaio. > Non è solo una questione etica, che dovrebbe tuttavia essere sufficiente per > boicottare immediatamente tutte le collaborazioni con industrie belliche e > università israeliane: è una questione di diritto internazionale, a seguito > del pronunciamento, lo scorso luglio, della Corte Internazionale di Giustizia > e della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del settembre > 2024. A milioni, gli studenti e le studentesse sono scesə in piazza, chiedendo a gran voce il boicottaggio, con diverse vittorie, anche in Italia. Ma molti atenei ed enti di ricerca si rifiutano di interrompere le collaborazioni: il “prestigio”, i soldi e le pressioni politiche valgono più delle vite palestinesi. Molti Rettori e Presidenti di Enti pubblici di ricerca preferiscono avere le mani sporche di sangue, ma piene di denaro. E il disciplinamento di ricercatorə e docenti è ancora più agevole in un mondo della ricerca precarizzato e definanziato da anni e ancor più da questo governo: se la proporzione di finanziamenti da parte di aziende belliche come Leonardo S.p.A. continua ad aumentare rispetto ai finanziamenti pubblici, come è possibile rifiutare? Se sempre più contratti a tempo determinato vengono banditi su commesse belliche, come è possibile sottrarsi? In questo dibattito con Francesca Albanese, oltre a rivendicare la legittimità del boicottaggio accademico, vogliamo porre al centro del dibattito il ruolo dei saperi, della Ricerca e dell’Università all’interno di questa società sempre più militarizzata, che prevede un’accademia arruolata nel genocidio e nelle guerre del futuro. > Ribadiamo con convinzione che dal nostro punto di vista i saperi devono essere > autonomi dalle logiche belliche e da quelle del profitto. Saperi liberi e critici, elaborati nell’interesse collettivo, come risposta dal basso all’orizzonte di morte e distruzione che i mercanti al governo ci propongono a reti unificate. Ne parleremo con Francesca Albanese, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul Territorio Palestinese Occupato e Linda Maggiori, giornalista, venerdì 5 settembre, alle ore 10 in aula C a Scienze Politiche, Università La Sapienza, Roma. L’immagine di copertina è a cura di DinamoPress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Francesca Albanese: il video integrale dell’incontro a La Sapienza proviene da DINAMOpress.
September 8, 2025
DINAMOpress