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Settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento 9-13 febbraio. Dalla crisi internazionale dei diritti alle piazze
A dicembre insegnanti, studenti e studentesse di 500 scuole, aderendo a una proposta didattica di Docenti per Gaza, hanno partecipato a una lezione online con Francesca Albanese con la presentazione del libro Quando il mondo dorme, che racconta le condizioni in cui vive il popolo palestinese.  Sette di queste scuole sono state segnalate pubblicamente, talvolta anche in modo erroneo e diffamatorio, da esponenti locali di Fratelli d’Italia e della Lega, che hanno trasformato una proposta didattica in uno scontro politico. Immediata la risposta del  Ministero che, invece, di difendere i/le docenti dalla gogna mediatica, ha fatto partire “ispezioni” in maniera del tutto arbitraria.  La scuola, in tutte le sue componenti, ha svolto un ruolo fondamentale, contribuendo a formare quel senso comune generale di condanna di fronte a una massima ingiustizia.  Se vogliono colpire la libertà di insegnamento, come docenti, abbiamo il dovere di difendere tale norma di rango costituzionale e rivendicarla all’interno del nostro lavoro quotidiano; se rinunciamo a parlare di Palestina e di diritti violati e a scegliere autonomamente gli/le esperti/e che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento!”.  Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Docenti per Gaza crediamo che sia molto importante reagire in modo coordinato e visibile a questo attacco alla libertà di insegnamento, anche perché niente possono gli ispettori di fronte alla normativa che ci tutela pienamente.  Ma l’attacco alla libertà di insegnamento non nasce con le recenti ispezioni, già a novembre il ministero aveva fatto una circolare che cercava di orientare, limitare e censurare l’autonomia didattica dei docenti e delle docenti.    Ancora prima di conoscere l’esito delle ispezioni , i Dirigenti hanno iniziato a censurare iniziative, eclatante il caso di Bologna e il divieto di ospitare un’iniziativa con alcuni obiettori di coscienza israeliani  o le recenti interrogazioni parlamentari su Liceo Marco Polo di Venezia “reo” di aver organizzato iniziative di educazione civica su Gaza. Per questo, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo deciso di promuovere  un’assemblea pubblica  nazionale che il 29 dicembre ha visto la partecipazione e il confronto di centinaia  tra insegnanti  ed esponenti della società civile. Dall’assemblea sono emerse varie proposte di attivazione e resistenza.  Abbiamo realizzato insieme a Docenti per Gaza un opuscolo Appunti resistenti per la libertà di insegnamento pensato sia come strumento politico sia come guida normativa: come docenti abbiamo il dovere di difendere tale norma di rango costituzionale all’interno del nostro lavoro quotidiano. Abbiamo aderito alla campagna promossa da Docenti per Gaza “La scuola non si censura” per mettere a sistema e documentare tutte le ingerenze che in questo momento il Governo e alcune aree politiche vorrebbero mettere in atto per limitare il diritto costituzionale ad un insegnamento libero e privo di censura e controllo politico.  Infine proponiamo che la settimana dal 9 al 13 febbraio diventi una settimana di mobilitazione in difesa della libertà di insegnamento. Metteremo a disposizione a tutto il corpo docente di ogni ordine e grado una serie di interventi a tema “La crisi del diritti internazionale: catastrofe e opportunità” su una pagina dedicata del nostro sito. Esperte ed esperti hanno registrato degli interventi di 20’ che potrete mostrare in classe da lunedì 9 a venerdì 13 febbraio. Questo come spunto per costruire liberamente la lezione che ciascuno riterrà più adatta al proprio contesto scolastico.  La settimana si concluderà con presidi locali pomeridiani il giorno 13 febbraio che ogni territorio declinerà nella maniera che ritiene più opportuna scegliendo luoghi simbolici come gli uffici scolastici o le prefetture o le piazze di riferimento delle città. Se oggi l’attacco politico al mondo dell’istruzione permette che gli studenti di Azione studentesca arrivino a schedare i docenti di “sinistra”,  auspichiamo la protesta sia sostenuta dal corpo studentesco, dalla componente genitore, da tutta la comunità educante, dalle associazioni che si occupano di educazione alla pace  e dai movimenti che si oppongono alla guerra e al genocidio . Per la libertà di insegnamento, contro le schedatura degli studenti palestinesi, contro le liste di proscrizione del corpo docente, per la dignità e indipendenza della Scuola.  PER PARTECIPARE CERCA LA PIAZZA NELLA TUA CITTÀ SULLA PAGINA SETTIMANA DI MOBILITAZIONE O PROPONI E SEGNALA QUELLO CHE ACCADE NELLA TUA CITTÀ OSSERVATORIONOMIL@GMAIL.COM. Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Cagliari, Giornata della Memoria 2026: manifestazioni contro genocidi e per la resistenza
Anche quest’anno il 27 gennaio 2026 “Giornata della Memoria” è stato sentito, a Cagliari come altrove, in forte continuità con le lotte per una Palestina libera e salva dal genocidio del suo popolo nativo: i palestinesi.  Questo senza nulla togliere alle commemorazioni delle vittime della Shoah: ebrei, rom e sinti, testimoni di Geova, comunisti, omosessuali, oppositori politici, prigionieri di guerra, persone con disabilità fisica e mentale. Senza nulla togliere, ma anzi aggiungendo profondità e significato, alla storia recente vissuta non solo come memoria, ma anche come monito, perché gli orrori del passato non si ripetano nel presente. Con questo spirito è stata chiamata dal comitato antimilitarista A Foras la manifestazione che aveva per punto di concentramento piazza Garibaldi (Cagliari), con l’intento di raggiungere, attraverso un percorso pedonale, la piazza Yenne dove si tiene quotidianamente il presidio per la Palestina: qui con canzoni, poesie, discorsi, lettura dei nomi delle vittime, lettura di notizie, si ricorda ogni giorno la tragedia tuttora irrisolta della Striscia di Gaza, in cui i massacri continuano, in cui il freddo, la vita in tende squassate dal maltempo e dentro palazzi prossimi al crollo, la mancanza di medicinali e cure mediche continuano ad uccidere, così come continuano ad uccidere i militari israeliani e il blocco degli aiuti. La questura ha però visto nella manifestazione indetta da A Foras un segnale di “antagonismo” e conflittualità da riferirsi a “scenari geopolitici contemporanei, suscettibili di sovrapporsi e interferire con il significato istituzionale della ricorrenza”, e ha pertanto vietato l’iniziativa. Il comitato della manifestazione ha comunque ribadito le sue ragioni in un comunicato stampa, e ha confermato l’appuntamento fissato. Così c’è stato il raduno, super presidiato da polizia, carabinieri e guardia di finanza con grandi mezzi (pure l’idrante oltre che le camionette e le tenute antisommossa), e per quanto le vie fossero in tal modo presidiate è stato possibile che più o meno alla spicciolata ci si recasse in piazza Yenne dove si è tenuto il presidio con striscioni e bandiere palestinesi. Momenti di tensione a metà strada con un gruppo risultava troppo numeroso per le forze dell’ordine. Il consiglio comunale di Capoterra si è riunito mettendo all’o.d.g. i contenuti della Giornata della Memoria, cosa che ha richiamato quelli di “Chenabura, sardos pro Israele”, gruppo plaudente e acritico davanti a ogni mossa dei governi israeliani. Forse perché considerate emanazione irrinunciabile dell’ebraismo a cui sostengono di tenere profondamente?  Anche un gruppo di manifestanti con bandiere palestinesi ha sostato presso il consiglio comunale di Capoterra portando i contenuti della giornata all’attualità del genocidio palestinese. Che la Giornata della Memoria non sia solo una commemorazione ma rappresenti un impegno per il presente affinché i genocidi non si ripetano è ribadito anche da una mezza pagina apparsa sull’Unione Sarda, dove su una bandiera palestinese appaiono le scritte cubitali: “27 gennaio 2026 Giornata della Memoria – Mai più vuol dire mai più per nessun popolo. Avere memoria è fermare il genocidio in Palestina”, seguono i nomi e i loghi di gruppi e associazioni che hanno dato la loro adesione a questa iniziativa.  Facciamo notare, infine, che a questa Giornata della memoria fanno da sfondo le mosse repressive del governo per tacitare il profondo dissenso sulla situazione in Palestina, le note del Ministero dell’istruzione e del merito (prive di valore giuridico) trasmesse alle USR che raccomandano la presenza di contradditorio nelle iniziative informative sulla Palestina, le ispezioni ministeriali verso le scuole che non si sono “attenute” a tali direttive, le indagini verso chi ha partecipato a manifestazioni che le questure hanno cercato di bloccare (dalle parti di Cagliari gli ultimi sono gli indagati di “maistrali”), l’avanzamento parlamentare di un disegno di legge che criminalizza la critica alle scelte politiche dello stato d’Israele, l’incriminazione di attivisti palestinesi, o semplici portatori di idee espresse pubblicamente, inquadrati come “terroristi”. In ciò la Giornata della Memoria ha messo il dito sugli attuali tentativi di imbavagliare le critiche che non piacciono al potere.   Di seguito alcune foto della manifestazione a Cagliari.  Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Massa, 24 gennaio: manifestazione di solidarietà contro la repressione
Ieri, sabato 24 gennaio 2026, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha partecipato alla bellissima manifestazione tenutasi a Massa, dove oltre 5.000 persone hanno voluto testimoniare il loro NO alla repressione di Stato e la loro solidarietà verso il popolo palestinese. Una repressione che nei giorni scorsi ha colpito duramente il movimento a livello locale con la notifica di 37 denunce (oltre a svariate multe) a carico di studenti e studentesse, dirigenti sindacali, semplici cittadini e cittadine, colpevoli solo di aver scioperato e manifestato con determinazione a settembre e ottobre scorsi contro il genocidio in Palestina. Come Osservatorio abbiamo sottolineato che il mondo della scuola non è disposto a chinare la testa e ad accettare l’obbedienza a regole e leggi ingiuste e improntate alla repressione e alla criminalizzazione di ogni forma di dissenso. Rimane infatti ferma la nostra convinzione che oggi come mai è assolutamente necessario opporre Resistenza a quella “cultura della difesa” con la quale dall’alto si vorrebbe inculcare nelle menti dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze l’idea del sacrificio e dell’ineluttabilità della guerra. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ribadisce convintamente il proprio sostegno a tutte le persone colpite dai provvedimenti repressivi e invita studenti e studentesse, genitori e genitrici, personale scolastico, cittadini e cittadine a lavorare insieme per creare un fronte comune contro la guerra dei padroni. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Massa-Carrara -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Domusnovas (SU), manifestazione davanti alla RWM, fabbrica di bombe e droni da guerra
Domenica 19 ottobre 2025 si è svolta la manifestazione presso lo stabilimento della RWM di Domusnovas (SU), contro la produzione bellica di questa fabbrica a capitale Rheinmetall, contro la commercializzazione di ordigni di morte quali le famigerate bombe MK 82, 84 ecc. (con cui la coalizione saudita causò un disastro umanitario bombardando lo Yemen), e ancora mine navali, proiettili d’artiglieria (che riforniscono la guerra in Ucraina), droni da combattimento su progetto fornito dall’israeliana U-Vision, commercializzati in Paesi NATO. Alla chiamata, partita dal comitato Stop RWM e dal Comitato sardo di solidarietà per la Palestina, ha risposto la partecipazione di un centinaio di manifestanti di Cagliari e del Sud Sardegna, sia persone venute per la prima volta a manifestare contro la RWM che appartenenti a comitati e associazioni che da tempo hanno preso posizione in merito: Cagliari Socialforum, Movimento Nonviolento, Sardigna Natzione, USB, Cobas Scuola Cagliari, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, A Foras. C’era il pacifista Marco Loi della Sumud Flotilla. Anche due giorni prima, venerdì 17, si è svolto un sit in davanti al Consiglio regionale, via Roma, su iniziativa della CSS – Confederazione Sindacale Sarda, e altri comitati, per chiedere la riconversione della fabbrica ad una produzione non compromessa con la guerra e la distruzione di massa. Un mese prima, il 16 settembre un ampio insieme di associazioni ambientaliste e antimilitariste consegnava, per la  Presidente Todde, una relazione dettagliata in cui si è chiesto che la Regione non approvi lo studio di Valutazione di Impatto Ambientale presentato dalla RWM.  Infatti la Regione Sardegna dovrà presto pronunciarsi sulla VIA ex post presentata tre anni fa dalla RWM in seguito alla bocciatura inflitta dal Consiglio di Stato all’azienda per una causa intentata da Italia Nostra, USB, Assotziu Consumadoris de Sardigna contro l’ampliamento della fabbrica avvenuto scavalcando norme edilizie e ambientali. In particolare la sentenza del Consiglio di Stato ha contestato la mancanza della Valutazione di Impatto Ambientale da cui l’azienda era stata esentata dall’allora giunta regionale di centro sinistra. La recentissima sentenza del TAR (17 ottobre) chiede che la Regione si esprima entro 60 giorni sulla VIA ex post presentata dalla RWM. Consapevoli di queste cruciali questioni che sono state anche esposte in alcuni interventi, i manifestanti hanno percorso un tratto di strada sino a fermarsi ad una certa distanza dall’ingresso della fabbrica, strettamente presidiata da polizia e carabinieri, hanno atteso il cambio turno dei dipendenti che però sono stati portati da un autobus attraverso la strada privata di un’azienda adiacente. Sono stati visti scendere dall’autobus e fare un tratto a piedi verso la fabbrica. E in quel momento, tra i fischi di disapprovazione, è scattato il paragone con quella classe operaia che invece ha bloccato il transito ai porti delle navi contenenti materiale bellico.       Più tardi al rientro, una potente locomotiva di tir che camminava verso la fabbrica è andata a trovarsi davanti al corteo che procedeva in direzione opposta e costringeva la locomotiva a tornare indietro. Quale micidiale carico di morte sarà sistemato su quei tir? E quale sarà la sua destinazione? Forse darà un contributo al genocidio che si svolge nella Striscia di Gaza, a cui la RWM è sospettata di aver fornito armi, anche se di questo non c’è la prova provata? Abbiamo osservato come l’informazione riguardo all’RWM è aumentata tra le persone che partecipano alle manifestazioni e intervengono pubblicamente. Questi prossimi due mesi saranno certamente significativi per le prese di posizione verso la Regione perché non ceda a prevedibili pressioni per l’approvazione della VIA, che significherà la messa in azione delle nuove linee e una produzione triplicata di ordigni bellici. Certo, la crisi industriale generale a cui assistiamo, di cui la crisi del polo industriale di Portovesme non è che un caso particolare, rende prevedibile una svolta sempre più accentuata verso l’economia di guerra, ma è ancora possibile ostacolare questa tendenza e cercare altre vie d’uscita. LA POLITICA E L’OPINIONE PUBBLICA CONTRARIE AL RIARMO POSSONO FARE LA DIFFERENZA. Qui alcuni scatti della manifestazione. VolantinoManifestazione19Ottobre2025Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari
L’Osservatorio contro la militarizzazione sullo sciopero e manifestazione 4 ottobre
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università è impegnato, insieme a tante realtà sociali, sindacali e politiche, a sostegno della Flotilla (a bordo della quale anche Stefano Bertoldi, un nostro attivista), pertanto si dichiara disponibile allo sciopero generale se la Flotta di aiuti umanitari sarà fermata dall’esercito Israeliano e alla manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma. Facciamo nostra la denuncia avanzata dai Giuristi democratici che in una nota hanno dimostrato la illegittimità dell’operato di Israele e il carattere genocida della guerra intrapresa contro il popolo palestinese. Mentre scriviamo non è dato sapere quale sarà l’accoglienza di Israele alla flotta di aiuti umanitari, dalle dichiarazioni in Parlamento del Ministro Crosetto e dalla nota del Presidente della Repubblica Mattarella si evince che il nostro paese si limiterà a scortare la Flotta verso le acque palestinesi (ma impropriamente definite israeliane) dopo gli attacchi subiti da parte di droni nel corso della navigazione. Non entriamo nel merito delle dichiarazioni del Governo perché non aggiungono elementi utili, perseverando nella solita narrazione ossia della legittimità di Israele di rispondere al terrorismo internazionale criticandone gli eccessi e la sproporzione tra offesa e difesa. Non una parola sul genocidio, sull’utilizzo di armi governate dalla intelligenza artificiale, non una parola sul Piano Trump in 21 punti che prevede in sostanza l’espulsione dei palestinesi dalla striscia di Gaza, una feroce pulizia etnica che andrebbe condannata e avversata senza reticenze di sorta. L’Osservatorio sarà presente a tutte le prossime mobilitazioni e nell’occasione ricordiamo la indizione di sciopero per il 4 novembre, una data simbolica per contrastare la cultura di guerra e il militarismo imperanti nelle scuole e nell’università. Alla luce degli ultimi eventi, sciopero del 22 settembre incluso, nei prossimi giorni promuoveremo una nuova assemblea on line aperta a chiunque voglia sostenere questa data di sciopero e di mobilitazione nell’ottica di rafforzare il movimento contro la guerra nel nostro Paese.
Cagliari, 26 settembre: ancora un enorme corteo per la Palestina
Venerdì 26 settembre ancora un immenso corteo a Cagliari, il terzo nel giro di una settimana, dopo quello del 19 e dello sciopero del 22 settembre. Corteo dedicato alla Palestina, a Gaza, alla Sumud Flotilla, contro il genocidio e la deportazione dei palestinesi. La manifestazione, organizzata dal gruppo Can’t Stay Silent e dal Comitato Sardo di Solidarietà per la Palestina, è di nuovo partita da via Roma, davanti al palazzo del Consiglio regionale, come il venerdì 19, ma questa volta si è svolta in notturna, e verso le 20, arrivati davanti al palazzo del Comune di Cagliari, il corteo ha consegnato all’amministrazione comunale una bandiera palestinese da esporre sul municipio, cosa che è avvenuta da una grande finestra che si affaccia sul largo Carlo Felice tra applausi, cori, canti per la Palestina. Il corteo, animatissimo e molto folto, ha proseguito per piazza Ienne, via Manno e piazza Costituzione col Bastione di San Remy da cui si allungava una grande bandiera della Palestina. C’era anche un banchetto dove si tagliavano e cucivano bandiere palestinesi. Si sono succeduti interventi del Comitato Sardo di Solidarietà per la Palestina, che raggruppa varie realtà dell’attivismo di base – sociale, sindacale e politico della zona metropolitana e dintorni. Dopo Fawzi Ismail (Sardegna Palestina) due studentesse universitarie sono intervenute denunciando l’ateneo di Cagliari che anche adesso, nella fase più feroce del genocidio palestinese, stringe collaborazioni con l’università di Tel Aviv nell’ambito di studi di archeologia (AIPMA). Su questo saranno chieste spiegazioni al Rettore durante il prossimo senato accademico. Un intervento molto atteso è provenuto da una imbarcazione della Sumud Flotilla, ancora ferma a Creta insieme alle altre, del pacifista sardo Marco Loi, di Villaputzu. Marco, il cui discorso si è udito molto chiaramente, grazie al buon collegamento e all’ottimo impianto installato nella piazza, ci ha confermato l’intenzione della maggioranza di non accettare la consegna degli aiuti per mano di intermediari – secondo quanto proposto da ultimo anche dal presidente Mattarella, ma di procedere verso Gaza, al fine non solo di consegnare gli aiuti ma anche di rompere con l’isolamento e il blocco imposti illegalmente da Israele. Si rivendica pertanto l’intento politico della Global Sumud Flotilla promossa dal Comitato Internazionale Rompere l’Assedio di Gaza. Ricorda che si entrerà presto ad un punto molto delicato e rischioso della missione e arriveranno altri attacchi.  Tutti noi come equipaggio “a terra” dobbiamo contribuire alla riuscita facendoci sentire e bloccando anzitutto i traffici di armi e materiale bellico. Ennio Cabiddu (dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) che ha presentato Marco, ricorda che in Sardegna la RWM, con la sua produzione di bombe, proiettili e droni da combattimento su progetto della U-Vision, ditta israeliana, dà il suo contributo al genocidio anche se per ora è costretta a produrre in un capannone a Musei perché le nuove linee di produzione sono state dichiarate illegali da una sentenza del Consiglio di Stato. Come è stato detto anche nel precedente intervento da Claudia Ortu (Potere al Popolo), la RWM vorrebbe farsi approvare dalla Regione il piano di Valutazione di Impatto Ambientale in modo da legalizzare i nuovi impianti per triplicare la produzione. La Regione non deve dare quel permesso, non deve approvare la Valutazione di Impatto Ambientale prodotta dall’azienda bellica. Gli interventi riscuotono applausi e la gente in piazza continua per lunghe ore notturne ad ascoltare letture, musica, brani di artisti che portano i loro contributi per la Palestina.     Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari
Castelli Romani, 27 settembre corteo partecipato con Osservatorio contro la militarizzazione
Sabato 27 settembre 2025 l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha partecipato con passione al grande corteo ai Castelli Romani che ha bloccato per un lungo tratto la via Appia: è partito da Genzano, ha attraversato Ariccia e si è concluso ad Albano Laziale. Dopo gli interventi nella piazza principale di Genzano delle associazioni promotrici (Castelli per Gaza, Emergency, NUDM castelli, Stop Rearm Europe e tante altre) e dei sindaci di Genzano e Albano contro il genocidio in Palestina, contro il riarmo e la guerra, a sostegno della Global Sumud Flottilla e di Tommy, lo skipper dei castelli romani in viaggio verso Gaza, circa 2000 persone hanno invaso le strade con la loro creatività e determinazione, facendo lungo il percorso flashmob improvvisati e molto rumore con le cacelores. La partecipazione di docenti, di bambini e ragazzi di tutte le età di ogni ordine e grado di scuola era evidente e non sono mancati cori condivisi anche dagli abitanti e dai negozianti chiusi al passaggio del corteo, contro il colonialismo sionista assassino, per la resistenza palestinese e per la liberazione di Anan Yaeesh, palestinese detenuto nelle carceri italiane. Qui alcuni scatti del corteo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Roma
La Spezia, 27 settembre: Osservatorio contro la filiera bellica di Seafuture
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha partecipato alla grande manifestazione che ieri, sabato 27 settembre si è tenuta a La Spezia contro la fiera bellica Seafuture, a sostegno della Palestina e della missione della Global Sumud Flottiglia. Al termine del corteo sono state montate le tende davanti all’arsenale militare, una acampada che si collega a quanto sta succedendo in molte città d’Italia. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insieme a molte altre realtà, è fortemente impegnato per la demilitarizzazione di La Spezia e per contrastare l’economia di guerra su cui ruota da decenni la nostra città. Qui un articolo in cui viene citata Serena Tusini dell’Osservatorio sulla vicenda de La Spezia. Qui l’intervento di Cristina Ronchieri dell’Osservatorio alla manifestazione a La Spezia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Liguria
Grottaglie, sabato 27 settembre: manifestazione davanti allo stabilimento Leonardo SpA
Si è svolta ieri, sabato 27 settembre 2025, una manifestazione nonviolenta di dissenso davanti alla sede di Grottaglie (TA) della Leonardo SpA, l’azienda compartecipata dallo Stato italiano che produce e vende strumenti di morte in tutto il mondo. In un contesto geopolitico fortemente instabile, con venti di guerra che si agitano sia nella zona russo-ucraina, con l’impegno della NATO in prima linea nel tentativo di arrestare la Russia, sia nella zona del Mediterraneo, dove è in corso un genocidio da parte di un alleato dell’Italia, il popolo pacifista pugliese chiede di arrestare la produzione di strumenti di morte e riconvertire immediatamente l’industria. Proprio la Puglia, negli anni ’80, fu con don Tonino Bello il laboratorio politico pacifista da cui prese spunto la Legge 185 del 9 luglio 1990. Quella legge fu pensata per disciplinare l’esportazione, l’importazione e il transito di materiali di armamento in Italia, introducendo un rigoroso sistema di controllo governativo e parlamentare. Quella legge era pensata per vietare la vendita di armi verso paesi in conflitto o che violano i diritti umani, tutelando così principi di pace e responsabilità internazionali, ma, purtroppo, oggi quella legge viene impunemente ignorata, avviando triangolazioni commerciali che permettono alle nostre armi di giungere anche in Israele per massacrare la popolazione palestinese. Per questo numerose persone, legate ai vari movimenti pacifisti e nonviolenti della Puglia, si sono date appuntamento a Grottaglie davanti alla fabbrica della Leonardo SpA per manifestare contro le politiche di guerra che prevedono il riarmo e la difesa europea in seno all’agenda imposta dalla NATO, ma anche per chiedere contro ai prossimi governatori della regione, considerate le imminenti elezioni, quale sia il loro orientamento sulla militarizzazione del nostro territorio. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università c’erano diversi docenti, attivisti e attiviste. In particolare, Sabina Palladini di Lecce ha preso la parola per denunciare le varie complicità delle università italiane con Leonardo SpA e con le scuole in un processo di israelizzazione e militarizzazione che avrà affetti deleteri sulle future generazioni, se non viene arrestato immediatamente. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università “Forse l’ultima alternativa di pace per il mondo sei proprio tu, povero operaio, che vivi all’epicentro di questo apocalittico vortice di morte. Non scoraggiarti. Tu sei la nostra superstite speranza.  Se tutti gli ottantamila tuoi compagni di lavoro si mobiliteranno, il sogno di Isaia diventerà presto realtà”. (Don Tonino Bello – All’operaio che lavora in una fabbrica d’armi)
Bisceglie, 2 ottobre 2025: Corteo contro il genocidio in Palestina
La rete dei diritti e tante altre realtà associative della città dicono: STOP al GENOCIDIO in Palestina ed esprimono il proprio sostegno alla Global Sumud Flotilla. La manifestazione si terrà il giorno 2 ottobre, a partire dalle 18,30 e avrà i colori della Palestina (ammesse solo bandiere della pace e della Palestina). A quanti parteciperanno si rivolge l’invito a indossare una maglia rossa, verde, bianca o nera, come i colori che compongono la bandiera palestinese. Il programma della manifestazione sarà divulgato in seguito. Unisciti al corteo contro il genocidio e la violazione dei diritti umani. Fatti sentire: informazione, boicottaggio, mobilitazione… ogni azione conta! Oltre alle associazioni facenti parte già da anni della Rete dei Diritti (Amnesty International, Anpi “sez. Michele Daddato”, Arci “Oltre i confini”, Caritas zona pastorale di Bisceglie, CGIL Bisceglie, Cobas scuola Puglia, Don Pierino Arcieri – Servo per Amore, E.P.A.S.S. odv, Meic, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, Pax Christi Bisceglie, Ziwanda) aderiscono anche ADS Ponte, Argomenti 2000, Diritti in Comune, Futuro Anteriore, Movimento dei Focolari Bisceglie e diversi singoli cittadini e cittadine, sgomenti di fronte al genocidio nella Striscia di Gaza. Evento Facebook. NON RESTARE INDIFFERENTE. PARTECIPA E FAI GIRARE QUESTO MESSAGGIO QUANTO PIÙ PUOI!