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Verso la militarizzazione della ricerca in Europa | Per costruire alternative, la proposta “La Conoscenza non marcia” – di Gennaro Avallone
Il movimento per la Palestina contro la logica militare Il movimento sociale per la Palestina e contro il genocidio è riuscito tra il 2024 e il 2025 a inserire nell'agenda politica, delle mobilitazioni e del mondo della ricerca e della formazione il tema della militarizzazione del sapere. Questa novità ha prodotto anche degli esiti [...]
October 18, 2026
Effimera
Welfare insufficiente e riforma ferma al palo per oltre 4 milioni di anziani fragili
L’Italia è sempre più anziana, ma il sistema pubblico di assistenza continua a non essere adeguato alla crescita dei bisogni. È il quadro che emerge dal report “Non autosufficienza” dell’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL. Sono oltre 4 milioni le persone anziane non autosufficienti nel Paese, mentre l’età media della popolazione ha raggiunto i 47,1 anni e un italiano su quattro ha più di 65 anni. Secondo le proiezioni, entro il 2050 gli over 65 arriveranno al 34,6% della popolazione e gli ultra 85enni raddoppieranno il proprio peso demografico. Il sistema di welfare italiano continua a scaricare sulle famiglie il peso dell’assistenza, in particolare sulle donne e sul lavoro di cura informale. Oggi 4,6 milioni di anziani vivono soli, numero destinato a salire a 6,5 milioni entro il 2050, mentre oltre 763 mila persone rinunciano a progetti di genitorialità per la necessità di assistere genitori anziani e fragili. Il rapporto evidenzia come l’invecchiamento si intrecci sempre più con povertà e disuguaglianze sociali. Tra gli anziani cresce la multimorbilità, che interessa oltre 7 milioni di persone, e aumenta il numero di over 65 che si rivolgono alla rete Caritas: in dieci anni la loro incidenza è raddoppiata dal 7,7% al 15,4% degli assistiti. Sul fronte delle politiche pubbliche, la CGIL giudica insufficiente la riforma della non autosufficienza prevista dal PNRR e attuata con il decreto legislativo 29/2024. La nuova Prestazione Universale, pensata come misura di sostegno economico per gli anziani più fragili, è limitata agli over 80 con Isee inferiore a 6.000 euro e bisogni assistenziali gravissimi. La platea potenziale riguarda appena 25 mila persone, pari allo 0,6% degli anziani non autosufficienti. Nei primi mesi di applicazione sono state accolte soltanto 2.383 domande su oltre 6.200 presentate. Anche le risorse destinate al settore appaiono inadeguate rispetto alla dimensione del fenomeno. Il Fondo nazionale per la non autosufficienza dispone di circa 982 milioni di euro nel 2025, 934 milioni nel 2026 e 1,1 miliardi nel 2027, cifre considerate insufficienti a fronte di una popolazione fragile in continua crescita. > Il Report non manca di soffermarsi sulle disuguaglianze di salute. “Si stimano > più di 7 milioni di persone (13% della popolazione) che combinano > multimorbilità e limitazioni nelle attività, una situazione che tra gli > anziani raggiunge il 35,4%. In questo contesto, il carico di malattia e di > perdita di autonomia si concentra nei gruppi sociali economicamente > svantaggiati, maggiormente esposti a condizioni sfavorevoli nel corso della > vita (ambienti sociali più degradati, lavori usuranti o precari, eccetera), > che incidono anche sulla prevenzione primaria e secondaria. Secondo il > rapporto Caritas 2026, le caratteristiche delle persone accolte mostrano come > la fragilità sanitaria si intrecci con altre forme di vulnerabilità sociale. > Si tratta prevalentemente di uomini e donne nelle età mature e anziane, spesso > soli, separati, divorziati o vedovi, con bassi titoli di studio, percorsi > lavorativi fragili o già esclusi dal mercato del lavoro. Molti vivono in > condizioni abitative precarie e in contesti caratterizzati da una limitata > accessibilità ai servizi”. Il dossier considera, tra l’altro, la programmazione sociale, sottolineando come il suo sviluppo attraverso il dialogo tra politica, amministrazione e sindacato confederale, abbia dato vita a reti sociali solide, infrastrutturazione delle politiche sociali, realtà economiche sviluppate, e dunque a livelli più alti di coesione sociale, come dimostra l’esperienza di alcune regioni italiane. > “Il concetto chiave, si legge nel dossier, deve essere quello di > <<programmazione partecipata>>. Programmare significa scegliere un modello di > società, definire priorità politiche locali, avere una visione progettuale di > medio-lungo termine. La programmazione sociale deve essere orientata alla > costruzione di una rete di protezione e sicurezza sociale capace di > anticipare, raccogliere, interpretare e prendere in carico i bisogni, > prevenire le emergenze, con servizi e investimenti orientati alla cura del > presente e del futuro dei territori e delle persone che vi abitano, crescono, > lavorano, partecipano, invecchiano. L’infrastrutturazione sociale è > strumentale a rafforzare e garantire lo sviluppo economico e culturale, la > coesione sociale nel territorio, secondo un’idea emancipatoria-inclusiva e non > assistenzialistica o corporativa della cittadinanza”. Per questo, appare necessario, a parere della CGIL, che il sindacato sappia nutrire la relazione con il territorio, attraverso: assemblee territoriali diffuse; confronto con la società civile (partiti, associazioni, comitati di quartiere, collettivi, movimenti, etc.); assemblee nei luoghi di lavoro; confronto con e tra tutte le categorie e i loro delegati; attivazione di tutti i soggetti presenti e coinvolti. Per la CGIL serve un cambio di paradigma: più assistenza domiciliare, rafforzamento del servizio pubblico, integrazione tra sanitario e sociale, valorizzazione del lavoro di cura e investimenti strutturali in grado di garantire diritti esigibili su tutto il territorio nazionale. Una sfida che riguarda non solo gli anziani, ma il futuro della coesione sociale del Paese. Qui il dossier della CGIL – Area Stato Sociale e Diritti “Non autosufficienza. Welfare e azione sindacale”: https://files.cgil.it/version/c:MjllMWU1Y2EtNmZiMC00:Y2FhMGY0ODItNTliNy00/Non%20autosufficienza.pdf. Giovanni Caprio
September 28, 2026
Pressenza
“La Conoscenza Non Marcia”. Il 28 si parte con la petizione in tutte le piazze
Il 28 settembre nelle piazze in tutta Italia comincerà la raccolta firme per la petizione popolare “La Conoscenza Non Marcia”. A promuoverla è la rete “La conoscenza non marcia”, una campagna di scopo contro la militarizzazione del mondo della formazione, che negli ultimi mesi ha riscosso non poco successo in […] L'articolo “La Conoscenza Non Marcia”. Il 28 si parte con la petizione in tutte le piazze su Contropiano.
September 22, 2026
Contropiano
La petizione de “La conoscenza non marcia” si può ora firmare
Per firmare la petizione de “La conoscenza non marcia“, clicca sul seguente link, autenticati tramite SPID e cerca la petizione n.1536. https://petizionionline.camera.it/petizioni/web/home.html Ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, ogni cittadino può «rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità». Ai sensi dell’art. 109 del Regolamento della Camera dei deputati poi, ogni petizione «viene esaminata dalle Commissioni competenti e l’esame in Commissione può concludersi con una risoluzione diretta ad interessare il Governo alle necessità esposte nella petizione ovvero con una decisione di abbinamento con un eventuale progetto di legge all’ordine del giorno». Riportiamo i tre strumenti che la petizione chiede alla Camera dei Deputati di riconoscere e normare: 1. VIETARE COLLABORAZIONI tra istituzioni scolastiche e accademiche e il complesso militare-industriale: * progetti di didattica, ricerca e Terza missione con industrie belliche, con istituzioni (incluse università) di Paesi che attuano genocidio, oppressione coloniale, segregazione e pulizia etnica (come Israele), e con organizzazioni internazionali (es. NATO) che alimentano guerre e riarmo; * partecipazione di docenti a organizzazioni militari o legate all’industria bellica (es. Med-Or); * finanziamenti e partnership con aziende belliche e con realtà che collaborano con governi violatori del diritto internazionale; * corsi, master, scuole di specializzazione, eventi didattici e di orientamento in università e scuole in collaborazione con forze armate e forze dell’ordine, che devono restare fuori dal sistema educativo; * eventi con forze armate e con forze dell’ordine dentro le scuole su tematiche educative che esulano dai loro compiti specifici. 2. costituire un ORGANO DI CONTROLLO E SUPERVISIONE nelle istituzioni dell’istruzione scolastica e universitaria di ogni ordine e grado e negli enti di ricerca, per monitorare, rendere pubblici e intervenire in merito a qualsiasi accordo, partnership, iniziative di scambio, protocolli di intesa e su ogni aspetto etico che riguarda le azioni di atenei, scuole o enti di ricerca in rapporto con altri enti pubblici o privati. Tale organo, da costituirsi necessariamente composto da figure indipendenti al fine di garantirne la credibilità, deve poter essere interpellato mediante meccanismi di partecipazione democratica sia dalla componente studentesca che dal personale (docente e non docente). 3. garantire l’OBIEZIONE DI COSCIENZA nelle scuole, nelle università e negli enti di ricerca, per consentire, in protezione da qualunque controllo del potere esecutivo e dalla ‘gerarchia interna’ (incluso un pregiudizio sul lavoratore), il rifiuto di mansioni legate al complesso militare-industriale e il settore della difesa: gite in basi militari, collaborazioni universitarie con il comparto bellico, accordi di ricerca. Il docente, ricercatore, personale amministrativo potrà, in coerenza con l’obiezione di coscienza prevista dalla legge, astenersi dall’attività se nel suo dipartimento/ scuola/ centro/ facoltà venga organizzata un’iniziativa bellica. Lo studente potrà rifiutare di partecipare a corsi o ad incontri comunque finalizzati alla logica della guerra senza che da tale rifiuto derivi alcun pregiudizio al proprio andamento scolastico o universitario. Da giovedì 28 settembre i banchetti sono nelle piazze di tutta Italia. Firma anche tu! Antropolog3 per la Palestina (PROMOTORE) Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (PROMOTORE) Cambiare Rotta (PROMOTORE) Sanitari per Gaza (PROMOTORE) USB P.I. – Università (PROMOTORE) USB P.I. – Scuola (PROMOTORE) CUB – SUR Accademiche e accademici italo palestinesi Movimento studenti palestinesi in Italia UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese Comunità Palestinese di Roma e del Lazio Centro Culturale Handala Ali – Napoli BDS Italia Rete antisionista e anticolonialista per la Palestina Antonio Mazzeo – militante antimilitarista e autore Alessandro Ferretti – fisico, docente PoliTo FISI SSB scuola Docenti per Gaza CALP – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali Movimento per il diritto all’abitare – Roma Rete dei comunisti Potere al Popolo Coordinamento NO NATO Coordinamento per il boicottaggio di Israele – Pisa Coordinamento Palestina Rieti Collettivo Studentesco Corto Circuito – Rieti Sociologia di posizione Emancipatory Social Science Assemblea precaria Firenze Cobas Scuola Firenze Cobas scuola Puglia Cobas Scuola Sicilia Cobas scuola Umbria Cobas scuola Ancona Cobas scuola Cagliari Cobas scuola Como Cobas scuola Genova Cobas scuola Grosseto Cobas scuola Macerata Cobas scuola Varese Coordinamento no Nato – Firenze Assemblea antimilitarista Firenze Scuole non Caserme No comando NATO CUIR – Coordinamento Universitario in Rivolta – Palermo Comitato Solidarietà con la Palestina in Terzo RUP – Rete Università per la Palestina Rifondazione Comunista – Rieti Comitato Sapienza Per la Palestina Comitato promotore Ingegneria – Sapienza Ex collettivo di Fabbrica GKN SDS Studenti di Sinistra – Firenze Scuole per la Palestina Studentxlapalestina -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Una domanda scomoda sulla guerra irrompe nel confronto tra candidati rettori alla Sapienza
Mercoledi scorso come studenti e rappresentanti di Cambiare Rotta, abbiamo partecipato al dibattito tra i candidati alla carica di Rettore della Sapienza. In questi mesi avevamo già denunciato la blindatura del processo elettorale, gestito a colpi di articoli di giornale e incontri istituzionali, dove la partecipazione studentesca viene sostituita dalla […] L'articolo Una domanda scomoda sulla guerra irrompe nel confronto tra candidati rettori alla Sapienza su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
L’apartheid dei palestinesi nelle università israeliane denunciata da un rapporto di Adalah
Nelle aule universitarie israeliane vige un regime disciplinare discriminatorio fondato sull’appartenenza etnico-nazionale, configurabile come una vera e propria forma di apartheid all’interno dell’istruzione superiore. È la conclusione a cui giunge il rapporto investigativo intitolato “Apartheid in Israeli Academia: Palestinian Students After 7 October 2023“, redatto da Adalah – Centro Legale […] L'articolo L’apartheid dei palestinesi nelle università israeliane denunciata da un rapporto di Adalah su Contropiano.
September 10, 2026
Contropiano
Una petizione contro la militarizzazione della formazione
E’ da tenere sott’occhio con la massima attenzione la conferenza stampa di lancio di una petizione “per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata”, prevista per il prossimo martedì 1° settembre, presso piazza Capranica – Montecitorio, a Roma. […] L'articolo Una petizione contro la militarizzazione della formazione su Contropiano.
August 29, 2026
Contropiano
La conoscenza non marcia! Petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata
1 SETTEMBRE ORE 15:30 MONTECITORIO – PIAZZA CAPRANICA – CONFERENZA STAMPA: LA CONOSCENZA NON MARCIA! Nasce una petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata . Il cammino inesorabile che sembra aver intrapreso l’intero Occidente verso una guerra totale non risparmia l’istruzione: in diversi documenti ufficiali dell’UE, nel piano programmatico quinquennale del Governo Meloni, e in diverse dichiarazioni del ministro della difesa Guido Crosetto, si evidenza la possibilità, finanche la irrinunciabile necessità di una incorporazione totale dell’istruzione di ogni ordine e grado (dalle elementari all’università) nell’economia e nell’ideologia bellica.  Come campagna “La Conoscenza Non Marcia” abbiamo denunciato la crescente presenza militare nelle scuole come normalizzazione dell’apparato bellico e repressivo, dalle visite scolastiche in caserme e basi militari a corsi di formazione tenuti da forze dell’ordine ed esercito, così come il pericoloso definanziamento delle università che sta comportando una sempre più diretta canalizzazione dei fondi per la ricerca attraverso quell’industria della morte che abbiamo già visto all’opera nella complicità con il genocidio del popolo palestinese. Progetti come il Rome Technopole, o quello della cittadella dell’aerospazio a Torino, indicano una direzione pericolosa da arrestare immediatamente: da un lato il diretto assorbimento di grossa parte del settore della ricerca pubblica a servizio dell’industria militare, della NATO e dei progetti di riarmo dell’Unione Europea; dall’altro la presenza sempre più forte della Nato e di Leonardo (o di MBDA, o Thales) nei dipartimenti universitari, nella didattica e nella direzione degli ambiti di ricerca, travalicando, a quel punto, qualsiasi dibattito sensato sul “dual use”.  “La conoscenza non marcia” vuole fermare tutto ciò: docenti, ricercatori e ricercatrici, studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori non sono disposti a studiare e lavorare per fomentare guerre, riarmo e militarizzazione. Per questo abbiamo costruito una raccolta firme a sostegno di una petizione popolare per introdurre misure normative che vietino qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola/università e filiera militare-industriale. La presenteremo con una conferenza stampa il prossimo 1 settembre alle ore 15:30 presso Montecitorio, Piazza Capranica, invitiamo la stampa e chiunque sia interessato a contribuire alla campagna a partecipare. Antropolog3 per la Palestina (PROMOTORE) Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (PROMOTORE) Cambiare Rotta (PROMOTORE) Sanitari per Gaza (PROMOTORE) USB P.I. – Università (PROMOTORE) USB P.I. – Scuola (PROMOTORE) CUB – SUR Accademiche e accademici italo palestinesi Movimento studenti palestinesi in Italia UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese Comunità Palestinese di Roma e del Lazio Centro Culturale Handala Ali – Napoli BDS Italia Rete antisionista e anticolonialista per la Palestina Antonio Mazzeo – militante antimilitarista e autore Alessandro Ferretti – fisico, docente PoliTo SSB scuola Docenti per Gaza CALP – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali Movimento per il diritto all’abitare – Roma Rete dei comunisti Potere al Popolo Coordinamento NO NATO Coordinamento per il boicottaggio di Israele – Pisa Coordinamento Palestina Rieti Collettivo Studentesco Corto Circuito – Rieti Sociologia di posizione Emancipatory Social Science Assemblea precaria Firenze Cobas Scuola Firenze Cobas scuola Puglia Cobas Scuola Sicilia Cobas scuola Umbria Cobas scuola Ancona Cobas scuola Cagliari Cobas scuola Como Cobas scuola Genova Cobas scuola Grosseto Cobas scuola Macerata Cobas scuola Varese Coordinamento no Nato – Firenze Assemblea antimilitarista Firenze Scuole non Caserme No comando NATO CUIR – Coordinamento Universitario in Rivolta – Palermo Comitato Solidarietà con la Palestina in Terzo RUP – Rete Università per la Palestina Rifondazione Comunista – Rieti Comitato Sapienza Per la Palestina Comitato promotore Ingegneria – Sapienza Ex collettivo di Fabbrica GKN SDS Studenti di Sinistra – Firenze Scuole per la Palestina Studentxlapalestina -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Le inaccettabili condizioni di lavoro dei professionisti dello spettacolo
La condizione di lavoro nel cinema e nello spettacolo dal vivo si caratterizza per la discontinuità, per le difficoltà nell’accesso al welfare, per la difficoltà di programmare gli impegni futuri, per i tempi non riconosciuti per la preparazione, lo studio e l’autopromozione, per i ritmi frenetici e gli orari lunghi nei periodi di lavoro, per le condizioni di salute e sicurezza, per le molestie, le retribuzioni, la difficoltà nel far rispettare i contratti nazionali, per il ricatto di una domanda di lavoro spesso sottopagata o in nero e per l’impatto e i rischi dell’Intelligenza Artificiale sul settore. E’ quanto certifica una ricerca del Sindacato lavoratori della comunicazione–SLC Cgil e della Fondazione Di Vittorio, dal titolo “Scena e Schermo. Indagine sulle condizioni di lavoro nel mondo del live e del cineaudiovisivo”, realizzata sulla base di 2.300 questionari. Il principale dato che emerge è la continuità e la presenza di elementi trasversali al Cinema quanto al Live, settori a volte attraversati dalle stesse professionalità, diversi per alcuni aspetti, dal tipo di lavoro alla committenza, ma con importanti tratti comuni su tutto ciò che riguarda la condizione di lavoro e la strutturale discontinuità. A eccezione di chi lavora in pianta stabile nelle Fondazioni e nei Teatri nazionali (sono una minoranza del campione, l’11,5% e non tutti con contratto a tempo indeterminato), la condizione di lavoro è per tutti e tutte discontinua, fatta di tanti lavori e spesso tanti committenti (il 75% ha più commesse, il 70% più committenti), dove il contratto a tempo indeterminato è quasi una anomalia e anche tra chi lavora da tempo si susseguono periodi di lavoro frenetico a periodi di inattività (il 73% del campione dichiara di aver avuto periodi di non lavoro negli ultimi 12 mesi, per la metà di questi anche oltre i 4 mesi). Sono lavoratori e lavoratrici continuamente alla prova con l’incertezza (solo il 15% del campione ha certezza dei propri programmi quando finirà l’attuale impegno lavorativo), alle prese con programmi e impegni che frequentemente saltano (62%), ritardano (69%) o si sovrappongono (76%). Più o meno sempre impegnati nell’attività non retribuita di autopromozione (riguarda il 90% delle professioni interpretative, per le quali nel 73% dei casi occupa “tanto” tempo) e formazione continua (il 73% dell’intero campione svolge formazione, circa un terzo fa formazione mentre lavora, un altro terzo nei periodi di non lavoro e, pressoché tutti, 85%, a proprio carico), con una buona parte di lavoro informale di preparazione perlopiù non pagato (condizione che riguarda l’80% del campione e nel 58% dei casi non è retribuita). “È un mondo discontinuo, quindi, ma al tempo stesso frenetico nei periodi di attività, si legge nella ricerca. Molti degli intervistati dichiarano infatti ritmi di lavoro alti (73%, soprattutto nel Cinema) e orari ben oltre le 40 ore a settimana (il 50% del campione lavora oltre le 40 ore, di questi circa il 60% senza che le ore extra vengano retribuite). Un mondo in cui è difficile assentarsi anche quando si sta male (solo il 12% è stato in malattia negli ultimi 2 anni e il 50% dice che è alta la probabilità di lavorare anche quando dovrebbe essere in malattia) e in cui, non meno che in molte altre professioni, la fatica fisica e lo stress mentale logorano i corpi (il 70% dichiara di soffrire di disturbi muscolo-scheletrici e di stress, con percentuali molto alte, a seconda della professione, di disturbi specifici, alla vista, all’udito, alla voce etc). Per non parlare della tossicità delle relazioni e degli ambienti di lavoro, soprattutto per le donne (il 50% delle donne dichiara di aver subito recentemente o in passato molestie sul lavoro. È un dato molto negativo, trasversale a tutte le professioni, non soltanto quelle interpretative e ben superiore all’ultimo dato Istat disponibile: 13%, indagine del 2022). È un mondo, inoltre, in cui c’è poca remora a offrire proposte di lavoro sottopagate (indipendentemente dal fatto che abbiano accettato o meno, al 77% sono capitate negli ultimi due anni offerte di lavoro pagato poco), non pagate (51%) o in nero (45%). Una condizione di costante ricatto che è spesso l’unica alternativa per i più giovani che vogliono accedere alla professione, ma che comunque continua a essere proposta in larga parte a tutti, rendendo così più debole anche la condizione di chi è arrivato a un punto tale della propria carriera da potersi permettere di rifiutare. E il futuro è reso ancora più incerto dal rischio delle nuove tecnologie digitali, percepite da tutti, anche dai più giovani, come rischiose, non soltanto per la possibile perdita di posti di lavoro (il 35% percepisce un rischio alto), ma soprattutto per la svalorizzazione delle professionalità (58%), la riduzione dei salari (42,5%), la violazione del copyright (57%) e dai dati sensibili (56%), ma soprattutto la peggiore qualità del prodotto realizzato (58%). I più preoccupati lavorano nel doppiaggio (preoccupazione alta 85%), ma percentuali molto alte si registrano anche per fotografi, figuranti, trucco e acconciatura (sopra il 60%), casting (56%), post produzione (50%). Molto preoccupati anche sceneggiatori, attori e cantanti. Qui  la sintesi dei risultati della ricerca: https://www.fondazionedivittorio.it/sites/default/files/articles-attachments/2026-07/SCENA%20E%20SCHERMO%20bozza%20conclusioni%20con%20alcuni%20dati.pdf Giovanni Caprio
August 13, 2026
Pressenza
L’azienda israeliana Netafim in un progetto di ricerca “sensibile” dell’Università di Bologna
Siamo venuti a conoscenza di una delle varie collaborazioni che l’Università di Bologna continua imperterrita a portare avanti con partner israeliani: si tratta di un progetto di ricerca sperimentale che fra i vari aspetti riguarda la misurazione dei volumi idrici nei campi di prova e fra i partner dell’iniziativa figura anche l’israeliana NETAFIM. Insomma, i buoni propositi dello scorso settembre sembrano svaniti nel nulla, come avevamo già documentato (clicca qui). Netafim è un’azienda leader mondiale nata nel 1965 nel Kibbutz Hatzerim, situato nel deserto del Negev in Israele. Fondata nel 1965 in Israele da agricoltori locali uniti e creata per coltivare la terra arida del deserto e superare condizioni climatiche estreme.  L’attività portata avanti da Netafim rientra fra quelle boicottate attraverso la campagna di BDS denominata PACBI, perché è chiaro come tutte le innovazioni scientifiche applicate all’irrigazione, alla gestione del suolo ed alla produzione agricola rafforzano le politiche di occupazione portate avanti illegalmente dai coloni israeliani nei territori palestinesi. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rinnoviamo il nostro invito agli Atenei e alle istituzioni italiane ad astenersi da progetti e collaborazioni “sensibili” come quello in questione, che restituiscono l’immagine di un’università complice dell’occupazione dei territori palestinesi fuori dalle regole del diritto internazionale e dalle risoluzioni dell’ONU. La multinazionale Netafim è citata in recenti rapporti ONU – come quello della relatrice speciale Francesca Albanese – per il ruolo delle sue tecnologie di irrigazione a goccia nello sfruttamento di terra e risorse idriche nei territori palestinesi occupati (Clicca qui). Qieste le principali contestazioni mosse a NETAFIM: – Sfruttamento idrico: I sistemi dell’azienda hanno facilitato l’espansione delle coltivazioni intensive israeliane nella Valle del Giordano. – Disparità di accesso: Le comunità e i contadini palestinesi subiscono una forte limitazione nell’accesso all’acqua. – Economia dell’occupazione: Le critiche evidenziano come tali tecnologie agrotecniche abbiano affiancato e sostenuto gli interessi coloniali nei territori occupati. Di recente, l’UE ha introdotto pacchetti di sanzioni contro organizzazioni di coloni e singoli individui ritenuti responsabili di attacchi e abusi contro i palestinesi in Cisgiordania. Riteniamo grave che  atenei , istituzioni ed enti pubblici attivino collaborazioni con aziende corresponsabili delle politiche anti-arabe e anti-palestinesi: un grave passo falso che rischia di implicare responsabilità, non solo morali, anche per tutte le istituzioni italiane che scelgono questa strada. FUORI ISRAELE DALLE NOSTRE UNIVERSITÀ! Gruppo Università, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università --------------------------------------------------------------------------------