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Lo stato dell’integrazione degli immigrati in Europa
Il 10° Migration Observatory Report, realizzato dal Centro Studi Luca d’Agliano (https://dagliano.unimi.it/) e dal Centro per la Ricerca sulle Politiche Economiche–CEPR (https://cepr.org/), presentato nei giorni scorsi, evidenzia un’Europa profondamente cambiata, con un europeo su otto nato all’estero e con una crescita dell’occupazione e dell’istruzione tra gli immigrati, ma anche con forti divari rispetto ai cittadini nativi, soprattutto per i migranti extra UE. L’Italia risulta essere uno dei Paesi con gli immigrati meno qualificati e più concentrati nei lavori poveri e solo il 15% degli immigrati presenti in Italia risulta essere in possesso di un titolo universitario. A fare peggio di noi è soltanto la Romania. Lo studio, coordinato dall’economista Tommaso Frattini, professore di Economia presso il Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi dell’Università degli Studi di Milano, con Anissa Bouchlaghem, Assistente di ricerca Centro Studi Luca d’Agliano, utilizza i dati dell’European Labour Force Survey del 2024 e offre un quadro dettagliato su occupazione, qualità del lavoro, istruzione e provenienza geografica dei migranti, fornendo una fotografia complessa, dalla quale risulta come gli immigrati abbiano migliorato la loro condizione economica rispetto al passato, anche se le differenze con i cittadini nativi persistono e sono ancora profonde. Nell’Unione Europea gli immigrati rappresentano oggi il 12,7% della popolazione totale. Nei Paesi dell’EU14 – quelli dell’Europa occidentale che ospitano la maggior parte dei migranti – la quota arriva al 15,5%, con alcuni Stati che registrano percentuali molto elevate: il Lussemburgo ha il 56% di residenti nati all’estero, la Svizzera il 34%, la Svezia il 23%. All’opposto, Romania e Bulgaria restano sotto l’1%. Negli ultimi dieci anni il numero degli immigrati è cresciuto di circa 19 milioni di persone, dando vita ad una trasformazione strutturale che, secondo gli autori della ricerca, ha cambiato in modo permanente il mercato del lavoro europeo. L’immigrazione non è più un fenomeno marginale o temporaneo, ma un elemento stabile delle società europee. Il rapporto mette in evidenza anche il cambiamento nella composizione dei flussi migratori: oltre la metà degli immigrati presenti in Europa proviene da un altro Paese europeo: il 29% da Stati membri dell’UE e il 24% da Paesi europei extra UE. Anche se negli ultimi anni il peso dei migranti provenienti dal Medio Oriente, dal Nord Africa e dall’Asia, soprattutto dopo la crisi dei rifugiati del 2015, è sensibilmente aumentato, con la Germania che rappresenta uno degli esempi più evidenti di questo cambiamento: la quota di immigrati provenienti dall’Asia occidentale e dal Nord Africa è salita dall’8% al 20% in meno di dieci anni. In Spagna, invece, è cresciuta fortemente la presenza di cittadini provenienti dall’America Latina, in particolare dal Venezuela. Per quanto attiene all’istruzione, dai dati emerge un quadro ambivalente: gli immigrati europei sono oggi più istruiti rispetto al passato (nei Paesi EU14 la quota di laureati è passata dal 26% al 32% tra il 2015 e il 2024), ma anche i cittadini nativi hanno aumentato il proprio livello di istruzione, e spesso a ritmi ancora maggiori, con la conseguenza che il divario relativo non si è ridotto. L’Italia, secondo il rapporto, continua a distinguersi negativamente: solo il 15% degli immigrati presenti nel nostro Paese possiede un titolo universitario, il valore più basso d’Europa dopo la Romania. Inoltre, il 43% degli immigrati ha al massimo la licenza media. Gli autori del Report osservano come il basso livello medio di istruzione degli immigrati rifletta anche il basso livello educativo complessivo della popolazione italiana. Il nodo centrale resta però il lavoro: in media, gli immigrati hanno una probabilità di essere occupati inferiore di nove punti percentuali rispetto ai cittadini nativi. E le motivazioni non sono soltanto culturali o linguistiche, ma soprattutto i meccanismi istituzionali dell’Unione Europea: libera circolazione, riconoscimento più semplice dei titoli di studio e maggiore facilità di accesso alle professioni regolamentate. Inoltre, gli immigrati continuano ad essere impiegati in lavori meno qualificati e meno retribuiti, con il 18% degli immigrati che lavora in mansioni elementari, contro appena il 6% dei nativi. E in Italia la situazione è ancora più negativa, con solo il 16% degli immigrati che lavora in professioni altamente qualificate. Tuttavia, qualcosa sta cambiando: tra il 2015 e il 2024 sono aumentati gli immigrati occupati in lavori altamente qualificati (dal 29% al 34%). Per questo, come sottolineano gli autori dello studio, occorre superare letture semplicistiche del fenomeno migratorio e considerare come l’integrazione sia un processo lento, influenzato da istruzione, origine geografica, durata della permanenza e soprattutto dalle politiche nazionali. Integrazione fondamentale, poiché l’Europa è ormai una società strutturalmente multiculturale e il futuro economico del continente dipenderà anche dalla capacità di valorizzare il capitale umano degli immigrati. Nei prossimi anni sarà cruciale la capacità di trasformare la crescita quantitativa dell’immigrazione in una reale integrazione qualitativa. Perché, conclude lo studio, gli immigrati sono già parte integrante dell’Europa. Resta da capire se l’Europa sarà capace di integrarli davvero. Qui la sintesi del Rapporto (in italiano): https://dagliano.unimi.it/wp-content/uploads/2026/05/Executive-summary_10thReport_ITA.pdf. Qui il Rapporto completo (in inglese): https://dagliano.unimi.it/wp-content/uploads/2016/08/10th-Migration-Observatory-Report.pdf.   Giovanni Caprio
June 1, 2026
Pressenza
Al CNR di Faenza, la ricerca che rifiuta la guerra
La pioggia ha accompagnato l’inizio del presidio davanti al CNR di Faenza questo venerdì. Cartelli bagnati, strumenti musicali riparati alla meglio sotto gli ombrelli in via Granarolo. Poi, lentamente, il cielo si è aperto. È uscito il sole mentre le persone continuavano a parlare di guerra, ricerca scientifica, salute, ambiente, obiezione di coscienza, diritti umani e tutela dei beni comuni. Un cambiamento atmosferico che molti hanno visto quasi come un segno poetico, un legame profondo con la natura che sembrava accogliere la richiesta di trasparenza, etica e pace. Il presidio “Ceramica per la sanità, non per le armi”, organizzato il 15 maggio davanti alla sede del CNR e dell’ISSMC di Faenza, si è svolto nel giorno dell’open day dell’istituto, mentre ricercatori e tecnici aprivano i laboratori al pubblico per mostrare le ricerche sui materiali ceramici e aerospaziali. Fuori, intanto, attivisti, associazioni e cittadini chiedevano che la ricerca pubblica non venga coinvolta in progetti militari e in collaborazioni con istituzioni israeliane legate all’industria bellica. Al megafono si sono alternati diversi esponenti della società civile e del mondo della ricerca, offrendo sguardi complementari sulla responsabilità etica delle istituzioni pubbliche, degli scienziati e dei cittadini. Ha preso la parola Linda Maggiori, giornalista, scrittrice e blogger impegnata da anni sui temi dell’ecologia integrale, della mobilità sostenibile e della giustizia sociale. È intervenuto poi Pippo Tadolini del Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile, ricordando le prossime tappe della Carovana “Diritti e Rovesci”. Successivamente si sono alternati il giovane attivista Gioele Angeli, in rappresentanza di OSA, Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Marco Cervino, ricercatore del CNR di Bologna e membro della rete nazionale “La ricerca non va in guerra”, una rete di ricercatori contrari all’uso militare della ricerca pubblica. Tutti gli interventi hanno ribadito con forza che istruzione, università e ricerca dovrebbero rimanere spazi di crescita collettiva, confronto e pace, sottraendosi alle logiche della guerra e della produzione bellica. Mentre fuori dai cancelli proseguivano gli interventi e i canti, Linda Maggiori è entrata all’interno dell’istituto per partecipare alle iniziative dell’open day, intervenendo nella conferenza dedicata alle tecnologie aerospaziali. In un resoconto condiviso successivamente sui social, la giornalista ha raccontato di avere posto domande precise sul rapporto tra ricerca scientifica e industria militare, contestando apertamente l’idea di una scienza neutrale, separata dalle conseguenze concrete delle proprie applicazioni. Di fronte alle risposte di chi definisce la tecnologia uno strumento “neutro”, né buono né cattivo, i manifestanti hanno ricordato che questa impostazione rischia di cancellare la responsabilità etica degli scienziati rispetto agli effetti concreti delle loro ricerche. Il fulcro della mobilitazione faentina è rappresentato dal progetto “Pa Swing”, acronimo di “Spinel Windows Joining by Glass”, una collaborazione scientifica avviata nel 2024 tra l’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici di Faenza e il Ministero della Difesa israeliano. Secondo documenti scientifici e segnalazioni dei ricercatori, il progetto riguarda lo sviluppo di materiali ceramici trasparenti destinati ad applicazioni per mezzi militari terrestri. La questione è stata sollevata dalla rete “La ricerca non va in guerra”, composta da ricercatori e lavoratori del CNR contrari ai progetti collegati a enti governativi coinvolti nell’attuale offensiva su Gaza e nei territori palestinesi occupati. Per i manifestanti, interrompere queste collaborazioni significa applicare concretamente il principio costituzionale che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Nei giorni precedenti all’evento, una lettera aperta era stata indirizzata alla direttrice dell’istituto, Alessandra Sanson, chiedendo che all’interno dell’open day trovasse spazio anche una riflessione critica sul rapporto tra etica, ricerca e industria militare. Nel testo si sosteneva la necessità di “una corrispondenza fra etica che ripudia i crimini di guerra e scelte individuali e istituzionali”. Secondo quanto riferito da Linda Maggiori dopo l’incontro con la direttrice, una delegazione ha consegnato una lettera chiedendo l’interruzione della collaborazione con Israele e l’avvio di progetti sanitari con la Palestina. La dirigenza avrebbe garantito libertà di espressione e dibattito interno per il personale dell’istituto, specificando però di non avere l’autonomia necessaria per interrompere unilateralmente il progetto, decisione che spetterebbe alla direzione nazionale del CNR. Il presidio si è svolto in una data dall’alto valore simbolico, il 78° anniversario della Nakba palestinese, la “catastrofe” del 1948 che segnò l’espulsione forzata di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre. Per le realtà organizzatrici, questa ricorrenza ha permesso di collegare la memoria storica dei diritti violati alla riflessione contemporanea sulle guerre e sulle responsabilità collettive. L’iniziativa ha mostrato come ricerca, industria e molti ambiti considerati “neutrali” abbiano invece un ruolo concreto negli attuali scenari di guerra. Ma la giornata faentina non è stata soltanto una mobilitazione contro il riarmo. È stata anche una delle tappe centrali della Carovana ambientalista e sociale “Diritti e Rovesci”, promossa da RECA Emilia-Romagna e AMAS-ER. Da aprile a giugno, la Carovana attraversa tutta la regione coinvolgendo oltre 90 associazioni, comitati e realtà territoriali sui temi della crisi climatica, del consumo di suolo, dell’inquinamento, delle alluvioni, della salute pubblica e della conversione ecologica. La tappa di Faenza ha assunto un significato particolare proprio perché ha unito questi temi a una riflessione più ampia sui diritti umani: non soltanto ambiente e diritto alla salute, ma anche guerra, ricerca scientifica, obiezione di coscienza, industria militare e libertà di dissenso nei luoghi di lavoro. A Faenza, più che gli slogan, sono rimaste impresse le immagini: le persone ferme sotto la pioggia, i dialoghi davanti ai cancelli del CNR, gli strumenti musicali e i canti, le lettere consegnate a mano, le spillette con scritto “Io non collaboro con Israele” distribuite dai ricercatori obiettori di Faenza, il tentativo ostinato di aprire spazi di discussione dentro e fuori i luoghi della ricerca. Quando il sole è comparso, illuminando bandiere, striscioni e le strade ancora bagnate, il presidio non aveva certo risolto il conflitto aperto attorno ai progetti militari. Ma aveva reso visibile qualcosa di difficile da ignorare: l’esistenza di ricercatori, cittadini, studenti e lavoratori che rifiutano l’idea che la scienza possa procedere separata da coscienza ed etica. PROSSIMI APPUNTAMENTI DELLA CAROVANA “DIRITTI E ROVESCI” : * Calendario di tutti gli eventi: https://www.recaemiliaromagna.it/ * Appuntamento sotto la sede della Regione: Bologna, 26 maggio 2026, ritrovo ore 9.00 con le reti ambientaliste, che convergeranno nella stessa giornata con il sit-in pomeridiano della rete “Basta Complicità”, in cui confluiranno anche i Giovani Palestinesi, il BDS e i Sanitari Per Gaza di Bologna per consegnare tutte le firme raccolte finora. .. video qui. > Non ci hanno permesso di fare foto o filmare gli interventi. Non hanno > permesso ad un ricercatore venuto apposta da Reggio Emilia di leggere il suo > intervento. […]  ricercatori obiettori di Faenza non possono parlare > pubblicamente del loro dissenso, tanto che nessuno di loro ha potuto parlare > nel nostro presidio. Questo ci è stato implicitamente confermato dalla > direttrice e ci sembra una cosa gravissima, che lede anche i diritti dei > lavoratori. […] Noi allora continueremo a fare presidi, sia a Faenza sia a > Roma per chiedere di fermare questa complicità criminale, e per chiedere di > iniziare progetti in campo sanitario con la Palestina. > > Continueremo a sostenere i ricercatori e le ricercatrici, a fare emergere la > verità e a non lasciare che il silenzio ricopra tutto. Basta ricerca per il > Genocidio!! > Linda Maggiori Redazione Romagna
May 17, 2026
Pressenza
Dati nostri, IA loro: l’università come organismo ospite
Fra chi lavora, a vario titolo, nell’università italiana, moltissimi hanno ricevuto un invito personale, per posta elettronica, all’evento visibile qui: La conferenza è organizzata da Elsevier e ospitata da un’università italiana. Ha un titolo poco determinato: >  Tomorrow Today in Research Italia 2026 e anche la presentazione, la quale dà per scontato che la ricerca abbia dei leader, vale a dire dei capi, è così vaga da sembrare scritta da qualche LLM. > Giornata di condivisione, dialogo e ispirazione sui temi chiave legati al > supporto dei leader della ricerca attraverso dati e intelligenza artificiale, > per promuovere una governance intelligente, un impatto significativo e > un’innovazione affidabile. Chi ha la pazienza di continuare a leggere apprende che lo scopo dell’incontro è promuovere la cosiddetta intelligenza artificiale nella ricerca. Quale? Forse quella che la casa editrice ricava dall’uso come dati di addestramento della gran quantità di testi che riceve gratuitamente, se non facendosi pagare dagli enti cui appartengono gli autori? E che offre, naturalmente, a pagamento? Preoccupa che alla maggioranza degli oratori, composta da dipendenti di Elsevier, si aggiunga un alto funzionario dell’agenzia governativa italiana per la valutazione di stato della ricerca, la quale è ora diventata ancor più governativa . Il nesso fra la valutazione di stato, che richiede 1. armi di valutazione di massa, bibliometriche e statistiche 2. la loro imposizione amministrativa 3. il lavoro gratuito dei ricercatori come fornitori di testi e dati che fungano da materia prima di dette armi e un oligopolista commerciale dei dati quale Elsevier pare, qui, clamoroso ed evidente. Simul stabunt, simul cadent. E le università che fanno? Fanno da ospiti (nel senso biologico del termine)?  
May 5, 2026
ROARS
Puntata del 07/04/2026@0
Il primo argomento di questa puntata è stato il  CCNL Istruzione e ricerca siglato pochi giorni fa, ne  abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale. Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno organizzando a riguardo. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando quello che rimane della scuola pubblica. Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc. Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’ ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI (Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo giocare giochiamo”. L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza. IL COMUNICATO: “Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo. La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato, quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui lavoratori. Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della realtà che ci circonda. Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano, perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci, continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI, spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento, abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati. Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia. Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia 21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme. Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio vogliono giocare, giochiamo. Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro, per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11 aprile 2026: SCIOPERO” Buon ascolto
April 12, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 07/04/2026@1
Il primo argomento di questa puntata è stato il  CCNL Istruzione e ricerca siglato pochi giorni fa, ne  abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale. Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno organizzando a riguardo. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando quello che rimane della scuola pubblica. Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc. Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’ ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI (Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo giocare giochiamo”. L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza. IL COMUNICATO: “Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo. La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato, quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui lavoratori. Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della realtà che ci circonda. Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano, perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci, continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI, spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento, abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati. Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia. Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia 21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme. Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio vogliono giocare, giochiamo. Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro, per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11 aprile 2026: SCIOPERO” Buon ascolto
April 12, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 07/04/2026@2
Il primo argomento di questa puntata è stato il  CCNL Istruzione e ricerca siglato pochi giorni fa, ne  abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale. Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno organizzando a riguardo. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando quello che rimane della scuola pubblica. Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc. Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’ ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI (Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo giocare giochiamo”. L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza. IL COMUNICATO: “Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo. La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato, quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui lavoratori. Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della realtà che ci circonda. Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano, perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci, continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI, spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento, abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati. Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia. Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia 21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme. Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio vogliono giocare, giochiamo. Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro, per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11 aprile 2026: SCIOPERO” Buon ascolto
April 12, 2026
Radio Blackout - Info
La fretta sulla firma sul contratto Scuola e Ricerca è un insulto all’intelligenza
La firma messa di fretta sullo stralcio della parte economica nel rinnovo del Contratto nazionale del comparto Istruzione e Ricerca appare quanto meno improvvida visto quanto sta accadendo nel mondo, con una guerra che sta facendo schizzare nuovamente prezzi ed inflazione. Uno scenario che è definito come particolarmente incerto e con […] L'articolo La fretta sulla firma sul contratto Scuola e Ricerca è un insulto all’intelligenza su Contropiano.
April 2, 2026
Contropiano
Israele finanzia la ricerca su cosa determina il successo del boicottaggio accademico. Semplice: il genocidio su Gaza!
Il MOST, Ministero dell’Innovazione, della Scienza e della Tecnologia israeliano, ha recentemente annunciato lo stanziamento di fondi di ricerca specifici per indagare le cause della crescente ondata di boicottaggio accademico contro le istituzioni del Paese. L’iniziativa punta a comprendere le dinamiche che alimentano il movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) nei campus globali, un fenomeno che nel 2025 è passato da proteste sporadiche a una sistematica esclusione di Israele da importanti programmi internazionali, come il network di ricerca europeo Horizon Europe.  LA STRATEGIA DI ISRAELE: COMPRENDERE PER CONTRASTARE Mentre l’accademia israeliana lancia l’allarme per un isolamento definito “senza precedenti”, il governo cerca risposte strutturali. I nuovi fondi mirano a mappare l’impatto del boicottaggio, particolarmente sentito nelle scienze umane e sociali e tra i giovani ricercatori, le cui collaborazioni internazionali sono crollate. Le autorità israeliane inquadrano spesso queste campagne come tentativi di “delegittimazione” dello Stato o come espressioni di pregiudizio, sostenendo che le università siano spazi che dovrebbero restare immuni dalle tensioni geopolitiche.  LA REPLICA DEL BDS: “LE RAGIONI SONO GIÀ NOTE” La risposta del comitato nazionale del BDS non si è fatta attendere. Attraverso i propri canali ufficiali, il movimento ha definito “ironica” e superflua la ricerca di fondi, offrendo quello che definiscono uno “spoiler”: le ragioni risiedono nel “regime di genocidio, apartheid e occupazione militare” esercitato contro il popolo palestinese.  Secondo i sostenitori del boicottaggio, le istituzioni accademiche israeliane non sono osservatori neutrali, ma attori complici che: – Forniscono supporto materiale alle operazioni militari a Gaza. – Ospitano basi militari o centri di ricerca congiunti con l’industria della difesa. – Sviluppano giustificazioni legali per le politiche di occupazione nei territori palestinesi.  UN SISTEMA UNIVERSITARIO “SULL’ORLO DEL BARATRO” L’efficacia del boicottaggio sta scuotendo le fondamenta della ricerca israeliana. Rapporti recenti indicano una drastica riduzione delle conferenze internazionali in Israele e una crescente difficoltà per i ricercatori locali nell’ottenere visti o pubblicazioni su riviste estere. Mentre Israele tenta di analizzare scientificamente il fenomeno per arginarlo, il movimento di solidarietà internazionale, sostenuto da organizzazioni come il BDS Movement, ribadisce che la fine dell’isolamento accademico è indissolubilmente legata alla cessazione delle operazioni militari e al rispetto del diritto internazionale. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Le navi posacavi: imbarcazioni fondamentali per la rete Internet
> Da trognon, 21.12.25 Un piccolo studio personale sulle navi posacavi Orange Marine e Alcatel Submarine Networks. Recentemente ho visto il documentario di ARTE intitolato “Internet, un gigante molto vulnerabile” [Internet, un géant très vulnérable]. Il documentario adotta un approccio piuttosto poco critico e la domanda latente è soprattutto quella relativa al miglioramento della resilienza delle reti Internet. Tuttavia, permette di vedere l’interno di diverse infrastrutture strategiche, come i data center. Si parla anche molto dei cavi in fibra ottica sottomarini, un’infrastruttura fondamentale per il funzionamento di Internet e per lo scambio di informazioni in tutto il mondo. I cavi sottomarini: una sfida strategica Questi cavi sono spesso descritti come un punto debole della rete. Si trovano sul fondo del mare, dove vengono posizionati da navi posacavi, e possono subire danni a causa di diverse cose: tempeste (possono essere spostati dalle correnti o risalire in superficie), incidenti di pesca (le reti dei pescherecci possono danneggiarli) o veri e propri atti di sabotaggio (per esempio, le navi della flotta segreta russa lascerebbero volontariamente trascinare le loro ancore per tagliare i cavi “nemici”). Questi cavi risalgono verso le coste, dove si trovano stazioni di atterraggio che li collegano alla rete elettrica o in fibra ottica terrestre. Il documentario illustra l’importanza della manutenzione continua della rete di questi cavi, resa possibile dalla flotta mondiale di navi posacavi. Queste grandi imbarcazioni sono dotate di attrezzature speciali per installare e riparare i cavi sottomarini. Senza di esse, la rete si guasterebbe rapidamente. Così ho deciso di fare qualche ricerca su questa flotta industriale strategica e, dato che vivo in Francia e parlo/scrivo in francese, sulla flotta francese di navi posacavi. La flotta di navi posacavi Innanzitutto mi ha sorpreso scoprire che esistono “solo” un centinaio di navi di questo tipo in tutto il mondo! La Francia si colloca in una buona posizione nella classifica dei paesi proprietari di queste navi, insieme a Stati Uniti, Russia, Giappone e Regno Unito. È superfluo sottolineare che hanno molto lavoro da fare, vista la rapida espansione delle reti di dominazione digitale. Ciò significa che un numero inferiore di navi equivale a una rete indebolita e a un rallentamento della sua espansione. Secondo Wikipedia, queste navi possono rimanere in mare da 30 a 45 giorni con un equipaggio di 60-120 persone. Questi mezzi presentano specifiche caratteristiche tecniche, determinate dal loro ruolo, che include il trasporto e la posa di cavi, e sono dotati di un sistema di zavorramento significativo, che utilizza acqua di mare. Per ulteriori dettagli, consultare la pagina di Wikipedia “Câblier” e la relativa sezione “Caratteristiche”. In Francia, il mercato delle navi posacavi è essenzialmente suddiviso tra due aziende: Orange Marine e Alcatel Submarine Networks (ASN). Alcatel Submarine Network è uno dei tre principali operatori mondiali del settore. Nel 2024, lo Stato francese ha acquisito l’80% del capitale di ASN da Nokia, che detiene ancora il resto dell’azienda. La flotta di ASN è composta da 7 navi posacavi: le navi Île de Bréhat, Île de Batz, Île de Sein, Île d’Aix e Île d’Yeu sono destinate alla posa di cavi sottomarini. Le navi Île d’Ouessant e Île de Molène sono invece destinate alla manutenzione dei cavi. L’armatore della flotta è “Louis-Dreyfus Armateurs”. Lo storico stabilimento dell’azienda si trova a Calais (950 Quai de la Loire), dove vengono prodotti e imbarcati i cavi. Un altro sito industriale si trova a Dunkerque (2405 route du Pertuis du Môle 2). A Les Ulis, nell’Essonne (1 avenue du Canada), la società possiede un importante data center e la sua sede centrale. È presente anche un sito al 21 quai Gallieni a Suresnes, dove si trova la sede centrale dell’armatore. Infine, l’azienda possiede un sito di produzione a Greenwich (Inghilterra) e un altro a Trondheim (Norvegia). Louis-Dreyfus Armateur gestisce anche la flotta di navi posacavi della malese Optic Marine Service (OMS Group). Si tratta di una storica compagnia di navigazione francese che, ad esempio, gestisce il porto di Cherbourg e che è specializzata nel trasporto marittimo industriale (eolico offshore, aeronautico e posa di cavi). In Francia, il gruppo dispone di infrastrutture a Suresnes, Dunkerque, Blagnac e La Ciotat. La flotta di Orange Marine è composta da otto navi: la N/C Léon Thévenin, la N/C René Descartes, la N/C Raymond Croze, la N/C Antonio Meucci, la N/C Teliri, la N/C Pierre de Fermat (con base a Brest presso la BMA, Base Marine Atlantique), l’Urbano Monti e la Sophie Germain, con base a La Seyne-sur-Mer. Orange Marine dispone di due basi navali in Francia, a Brest e a La Seyne-sur-Mer, vicino a Tolone, e di una in Italia, a Catania. La sede sociale si trova al 21 di Rue Jasmin, a Parigi. A Fuveau, vicino ad Aix-en-Provence, nella zona industriale Saint-Charles, Orange Marine dispone di impianti industriali per la progettazione e la produzione dei propri veicoli sottomarini e dei robot di profondità utilizzati per la manutenzione e l’installazione dei cavi. Sul sito web di Orange Marine è possibile trovare informazioni dettagliate su ciascuna delle sue mega-macchine, nonché sulle navi e sulle basi navali del gruppo. Una volta effettuate queste ricerche, mi sono divertito a seguire alcune navi utilizzando i siti myshiptracking.com o marinetraffic.com. In questo modo, ho potuto conoscere i cantieri in cui lavorano gli equipaggi delle navi, studiare le loro rotte e i loro porti di attracco. Si tratta di uno studio molto istruttivo e rivelatore della materialità di tutta questa economia basata sul cloud e sui dati. Un elenco più o meno aggiornato di tutte le navi posacavi è disponibile sulla pagina di Wikipedia “Elenco delle navi posacavi in servizio nel mondo”. Cosa ce ne facciamo di tutto ciò? Per me, queste navi contribuiscono attivamente alla distruzione del pianeta e alla sua colonizzazione capitalista. Il loro ruolo è fondamentale per tenere il mondo al passo con una società di sorveglianza e autocontrollo basata sulle tecnologie digitali e dell’informazione. Ma come possiamo fermarle? Una grande nave non è facile da fermare, eppure c’è sempre un modo. Atti di pirateria consapevoli dimostrano che le navi non sono irraggiungibili. In Perù, nel 2023, due petroliere sono state attaccate dai membri dell’associazione indigena per lo sviluppo e la conservazione del Bajo Puinahua. A bordo di piroghe hanno lanciato bottiglie Molotov e lance contro l’equipaggio! Lo stesso anno, nei pressi di Arcachon, una ventina di imbarcazioni da diporto più piccole sono andate in fumo direttamente nel porto. È successo anche a Fréjus nel 2020, a Marsiglia in diverse occasioni, nel Lot e ancora a Saint-Nazaire e a Saint-Cyprien. Nel 2014, persino la barca dei gendarmi ha preso fuoco a Évian! E quando non è possibile attaccare direttamente la barca, c’è sempre l’infrastruttura portuale: alla fine di dicembre 2024, ad Amsterdam, degli anarchici hanno danneggiato due gru, rompendo le console dei computer e le leve di comando. Con la progressiva elettrificazione dei porti, è facile immaginare che questi ultimi diventeranno più vulnerabili alle interruzioni di corrente. E poi, naturalmente, le navi hanno un equipaggio, un comando e degli armatori. Le società a cui appartengono hanno sedi, organigrammi e luoghi di produzione. La creatività non ha limiti. Il mio piccolo studio sulle navi posacavi finisce qui. Sta a te continuarlo, usare questo testo come meglio credi e modificarlo a tuo piacimento!
Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro
Europa tra Cina e Usa La dipendenza tedesca nei confronti della Cina è stata paragonata a quella che aveva verso il gas russo prima della guerra in Ucraina. Per la Germania allontanarsi dalla Cina sarà difficile e doloroso, sempre che sia possibile, insiste il Post. Merz in Cina con una […] L'articolo Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano