Cercasi nuovo nemico: manuale per fabbricare un capro espiatorio
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Milano, 30 ottobre 2026. Foto Sara Gandini
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Segue un’immaginaria riunione dell’altrettanto fantomatica organizzazione CIMUN,
il Comitato Internazionale per il Mantenimento di un Utile Nemico:
«Signori», esordisce il segretario generale, «vi ho convocato perché qui urge un
cambio radicale di strategia».
«Perché mai?» domanda il delegato statunitense. «Da noi ha funzionato per ben
due mandati».
«Ha detto bene, collega» replica l’altro. «Ha funzionato: passato prossimo, dove
la parola che conta è proprio la prima, passato. D’altronde, i dati parlano
chiaro…».
«Quali dati?» interviene il membro nostrano. «Sono tutte le balle della sinistra
che…».
«Collega!» lo interrompe il segretario. «Qui non siamo in onda e, poi, non serve
che facciate costantemente propaganda… Siete al governo, cribbio!».
Un silenzio imbarazzato cala tra gli interessati e tutti gli altri presenti. Il
segretario coglie l’occasione per arrivare al punto.
«Vedete, siamo finiti in un paradosso che ci inchioda e ci costringe a ragionare
sul futuro. Volevamo ottenere il potere e abbiamo usato come capro espiatorio i
migranti, gli stranieri, i diversi… Insomma, quelli. Lo facciamo ormai da
decenni e riconosco che ha funzionato. Ma poi, una volta arrivati al governo,
abbiamo applicato le nostre politiche razziste, punitive, repressive, disumane e
quant’altro. Risultato? Gli arrivi di questa gente sono in calo!».
«Come?», «Cosa?», «Sul serio?», esclamano in tanti.
«Ordine, signori, ordine!» interviene il segretario. «Sul serio, sì. Sia in
Europa sia negli Stati Uniti, i rapporti parlano chiaro: i numeri sono in calo
negli ultimi anni. Se vogliamo continuare a occupare le poltrone che contano e,
soprattutto, a ricevere fondi da coloro che ci spalleggiano, abbiamo bisogno di
anticipare i tempi. Mi dispiace dirlo, ma occorre un nuovo nemico…».
Gemiti di paura e sgomento si levano tra i presenti. Nessuno era preparato a una
simile eventualità. Per fortuna, il segretario ha già pronta la ricetta.
«Signori, vi prego, ascoltate. Ho sviluppato un decalogo che ci aiuti a
individuare il prossimo capro espiatorio da sfruttare per conservare le
posizioni conquistate con tanta fatica in questi anni.
Primo: deve essere riconoscibile. Meglio se identificabile attraverso
caratteristiche etniche, religiose, culturali, linguistiche o sociali. Il nemico
deve poter essere indicato con un dito.
Secondo: deve essere percepito come estraneo. Anche se vive nel Paese da
generazioni, bisogna convincere la popolazione che non appartenga veramente alla
comunità.
Terzo: deve essere numericamente sovrastimato. Pochi diventano moltissimi. Le
eccezioni diventano una presunta invasione. I numeri reali sono un dettaglio
fastidioso, come sapete.
Quarto: deve essere ritenuto responsabile di problemi complessi come la
disoccupazione, la criminalità, l’inflazione, il degrado urbano e la crisi
abitativa. Meglio attribuire tutto a un unico colpevole anziché affrontare le
cause strutturali. Ma questo lo sapete meglio di me.
Quinto: deve essere rappresentato come una minaccia permanente. Non basta dire
che è pericoloso oggi. Bisogna suggerire che lo sarà sempre di più domani. La
paura del futuro è un investimento politico redditizio. Ed è proprio il futuro
che oggi è a rischio, signori miei.
Sesto: deve essere dipinto come moralmente inferiore. Non si prendono più di
mira soltanto comportamenti individuali, ma si costruisce l’immagine di
un’intera categoria umana come corrotta, violenta, parassitaria o incapace di
integrarsi.
Settimo: deve essere privato della propria individualità. Oggigiorno, è
risaputo, non esistono più persone con storie, professioni, famiglie e
aspirazioni. Esiste soltanto una categoria collettiva. Un individuo virtuoso
diventa un’eccezione irrilevante. Ma anche questo vi è noto.
Ottavo: deve essere associato a nemici interni. Chi lo ha aiutato?! I soliti:
intellettuali, giornalisti, associazioni, oppositori politici e magistrati. Così
il dissenso diventa complicità con il nemico.
Nono: deve essere rappresentato come una minaccia alla sopravvivenza della
nazione. Messe da parte le reali questioni di politica pubblica, ci si concentra
sui rischi per l’identità, la sicurezza e persino la sopravvivenza collettiva.
Infine, il decimo punto, il più importante e quanto mai attuale in questo
momento: deve essere un nemico che non può mai essere definitivamente sconfitto.
Questo è il requisito fondamentale: se il problema scomparisse, scomparirebbe
anche la sua utilità politica. Ed è proprio ciò a cui andiamo incontro se
continuiamo di questo passo. Occorre rinnovare continuamente l’allarme. Abbiamo
bisogno di nuova carne da macello, non so se mi spiego. Qualcuno ha un’idea?».
Le proposte fin qui arrivate sono le seguenti: i possessori di due o più
telecomandi, quelli che mettono la sveglia alle 6:00 e si alzano alle 7:45, i
mangiatori di pizza con l’ananas, gli utilizzatori di calzini spaiati, i
proprietari di piante finte e quelli che dicono “io non guardo la televisione”
ma conoscono tutti i programmi. Ma dateci tempo e vedrete che un altro nemico lo
troviamo. O ce lo inventiamo, che poi è la stessa cosa, no?
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