Zack Polanski in cerca dell’ecosocialismoPer decenni, i Verdi sono stati una forza relativamente marginale nella politica
britannica, con un solo membro del Parlamento e un numero modesto ma crescente
di consiglieri locali. Tuttavia, le loro prospettive sono cambiate nel settembre
2025, dopo l’elezione di Zack Polanski a leader del partito con una piattaforma
ecopopulista. Questa nuova leadership si è definita in opposizione al Primo
Ministro laburista Keir Starmer, rifiutando la sua giustificazione del genocidio
israeliano a Gaza, così come la sua politica di austerità fiscale, le misure
anti-immigrazione e l’autoritarismo anti-protesta.
Nell’ultimo anno, il numero degli iscritti al Partito dei Verdi di Inghilterra e
Galles (esiste un partito separato in Scozia) è aumentato vertiginosamente,
passando da circa 66.000 a oltre 230.000. A febbraio, Hannah Spencer dei Verdi
ha vinto le elezioni suppletive di Gorton e Denton, sconfiggendo sia i laburisti
che Reform Uk di Nigel Farage, e a maggio i Verdi hanno ottenuto il loro miglior
risultato di sempre alle elezioni locali. Ora Polanski si candida al Parlamento
nelle elezioni suppletive di Holborn e St. Pancras. In questa competizione, il
suo obiettivo non è solo quello di sostituire Starmer (che si è dimesso da
parlamentare), ma anche di consolidare la posizione dei Verdi come opposizione
permanente di sinistra al Partito laburista. Lo stesso Polanski è insolito per
la rapidità con cui ha sviluppato la sua carriera politica. In un nuovo libro,
Russell Warfield descrive come Polanski abbia iniziato la sua carriera politica
unendosi ai Liberal Democratici nel 2015, durante la fase finale in cui il
partito attuava politiche di austerità in coalizione con i Conservatori.
Polanski è passato ai Verdi nel 2017 dopo non essere stato selezionato come
candidato dei Liberal Democratici alle elezioni suppletive, opponendosi nel
frattempo alla leadership di Jeremy Corbyn nel Partito laburista da una
posizione di destra. Eletto membro dell’Assemblea di Londra e vice leader dei
Verdi, Polanski si è poi spostato a sinistra e ha sconfitto i leader uscenti più
centristi alle elezioni per la leadership dello scorso anno. In questo contesto,
il libro di Warfield rappresenta un contributo tempestivo alla comprensione del
Partito Verde, impegnato a ritagliarsi un nuovo ruolo nella politica britannica.
Warfield è trasparente riguardo ai propri orientamenti politici. Membro di lunga
data dell’ala sinistra del Partito Verde, ha partecipato come volontario alla
campagna per la leadership di Polanski e vede il partito come uno strumento per
l’ecosocialismo. The Green Socialist è quindi particolarmente utile per
comprendere come i sostenitori più colti di Polanski percepiscono se stessi, il
loro progetto e l’uomo che attualmente ne è al centro.
L’ottimismo permea l’analisi di Warfield, ma il libro rappresenta anche un
valido punto di partenza per riflettere sulle sfide che il Partito dei Verdi si
trova ad affrontare nell’attuale contesto politico. Se da un lato l’incoerenza
della politica di Polanski può rappresentare un autentico percorso personale,
dall’altro mette in luce latenti incoerenze all’interno del progetto legato alla
sua leadership Finora Polanski ha suscitato speranza perché riesce a riproporre
efficacemente ai suoi sostenitori i principi politici e morali che già
condividono. Questo apparente tentativo di rilanciare la leadership laburista di
Corbyn ha raccolto il sostegno sia di figure di spicco e attivisti di quel
periodo, così come di una nuova generazione non formata da quell’esperienza.
Affinché questo progetto abbia successo, ora è necessario che si confrontino
collettivamente con l’attuale incoerenza della strategia elettorale,
dell’offerta politica e dell’organizzazione del partito dei Verdi.
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OTTIMISMO
Mentre Warfield rilancia gli appelli di alcuni membri dei Verdi per una nuova
attenzione all'”organizzazione comunitaria” (un’ambizione vaga che ha al
contempo preoccupato e eluso gran parte della sinistra britannica per diversi
anni), la leadership di Polanski continua a definire il successo in termini di
vittorie elettorali. La sua strategia distintiva è stata quella di massimizzare
il potenziale del partito con un’offerta politica ecopopulista e una
comunicazione più sofisticata. Warfield accetta il compito necessariamente
difficile di analizzare un progetto elettorale di questo tipo mentre non solo è
in corso, ma è ancora nelle sue fasi iniziali.
Il libro è stato pubblicato prima delle elezioni suppletive di Makerfield, che
hanno portato al ritorno di Andy Burnham alla Camera dei Comuni come deputato
laburista e alla sua vittoria contro Starmer come Primo ministro. Ciò significa
che questo contesto, di fondamentale importanza, è ora escluso dall’analisi.
Senza dubbio, la candidatura di Polanski al Parlamento nelle prossime elezioni
suppletive di Holborn e St Pancras costituirà un capitolo decisivo di questa
storia. Procedendo a ritroso, colloca il progetto Polanski in una linea di
progressi elettorali e di spostamenti a sinistra nel recente passato dei Verdi.
Ciò include in particolare i periodi di leadership di Natalie Bennett e Caroline
Lucas, nonché una tradizione ecosocialista all’interno del partito che risale
alla metà degli anni 2000. Tuttavia, questa storia ottimistica dell’avanzata
inizialmente lenta e costante dei Verdi, ora in rapida accelerazione, è
complicata dai recenti eventi. L’arrivo di Burnham come Primo ministro rende più
difficile il compito di Polanski, che deve differenziarsi da un leader laburista
apparentemente autentico e relativamente popolare, disposto a criticare il
neoliberismo. Questa sfida è stata sottolineata dalle elezioni suppletive per la
carica di sindaco della Greater Manchester del 30 luglio, vinte nettamente dai
laburisti nonostante le presuntuose affermazioni dei Verdi di essere gli unici
in grado di sconfiggere l’ala più radicale del partito Reform. Una sconfitta di
Polanski a Holborn e St Pancras non segnerebbe la fine del suo progetto.
Tuttavia, rallentando ulteriormente l’avanzata dei Verdi, solleverebbe
interrogativi sulla capacità del partito di adattarsi al nuovo contesto sotto la
sua guida.
OBIETTIVO
D’altro canto, una vittoria di Polanski a Holborn e St Pancras rinnoverebbe
probabilmente la fiducia del partito nella possibilità di vincere ovunque,
soprattutto per danneggiare il governo laburista da sinistra. Tuttavia, anche un
simile risultato non dovrebbe oscurare la profonda incoerenza che sottende
l’attuale strategia elettorale dei Verdi. Nell’analisi di Warfield, possiamo
individuare tre distinti obiettivi elettorali espressi dal partito: soppiantare
i laburisti; fermare Reform UK; e rappresentare un blocco sociale progressista.
Nel libro, Polanski viene citato mentre afferma di puntare a sostituire il
Partito laburista come principale partito di sinistra. In questa visione, i
Verdi si vedono pronti a capitalizzare su un più ampio riallineamento della
politica britannica, con i vecchi partiti in declino irreversibile. Tuttavia,
questa tendenza è oggi meno evidente di quanto apparisse un anno fa. Così come
Reform Uk di Farage ha faticato a soppiantare completamente i Conservatori, il
Partito laburista ha consolidato la propria posizione sostituendo il
profondamente inadeguato Starmer con il populismo centrista di Burnham. Questa
strategia mobilita l’identità nord-inglese e l’anima operaia di Burnham contro
il sistema di Westminster, offrendo al contempo soluzioni parziali alla crisi
del costo della vita. Polanski, per ora, ha perso il suo monopolio della
speranza nella politica britannica, il che significa che non può più
semplicemente riempire lo spazio lasciato libero dal Partito laburista.
Raggiungere un bacino di sostenitori più ampio, al di là della sua base
elettorale naturale, per costruire una coalizione sociale eterogenea motivata a
sostenere la sua insurrezione ecopopulista, è un compito ben più arduo.
Questo clima politico turbolento complica ulteriormente il secondo obiettivo
della missione elettorale dei Verdi: fermare Farage e il suo partito Reform Uk.
Mentre le elezioni suppletive di Gorton e Denton hanno dimostrato la capacità
dei Verdi di svolgere questo ruolo, anche altri partiti hanno dimostrato di
poterlo fare. Oltre alla riconferma del sindaco di Greater Manchester da parte
del Partito laburista, Plaid Cymru (partito gallese di centrosinistra, ndt) ha
consolidato il blocco anti-Reform nelle elezioni suppletive di Caerphilly dello
scorso anno. Inoltre, al di là delle singole elezioni suppletive, il Partito
laburista ha le maggiori pretese a livello nazionale di rappresentare la fazione
anti-Reform, essendo l’unico partito in grado di integrare plausibilmente sia
gli elettori dei Verdi che quelli di Reform nella propria coalizione. Infatti,
sebbene sia i Verdi che Reform siano animati da un’energia anti-establishment,
entrambi mancano di un impulso genuinamente maggioritario; ciascuno si rivolge a
basi sociali distinte, che difficilmente voteranno in massa per l’altro. Questo
pone un limite di consenso relativamente basso per entrambi i partiti.
Il terzo obiettivo elettorale dei Verdi, il meno esplicitamente discusso da
Warfield, sembra quindi essere il più realizzabile. Il Partito laburista
potrebbe rappresentare il baluardo elettorale più solido contro l’estrema
destra, ma i Verdi possono affermare con sicurezza di essere la principale
opposizione politica. Mentre Burnham continua a seguire Reform con politiche
migratorie regressive e passi indietro sull’azione climatica, i Verdi di
Polanski possono distinguersi come portabandiera dei diritti dei migranti, della
giustizia climatica e della solidarietà antifascista e palestinese. Offrendo
costantemente un’alternativa di principio a Reform nel dibattito pubblico, i
Verdi potrebbero assicurarsi un posto permanente nella sinistra politica
britannica senza dover scendere ai compromessi necessari per una vittoria
elettorale netta.
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ECOSOCIALISMO
Dal resoconto di Warfield emerge chiaramente che alcune frange dei sostenitori
di Polanski non si accontentano di un partito che si limita a riproporre le
posizioni progressiste a una minoranza di elettori. Warfield, come la fazione
del partito Greens Organise (composta principalmente da attivisti non formati al
corbynismo), è impegnato in una politica ecosocialista. Sebbene Warfield
attribuisca questa etichetta a Polanski (anche nel titolo del libro),
quest’ultimo preferisce definirsi un ecopopulista. In realtà, non ho trovato
alcuna traccia pubblica di un utilizzo proattivo del termine ecosocialista da
parte di Polanski. Ciò mette in luce una contraddizione non solo all’interno del
Partito dei Verdi, ma anche all’interno dello stesso progetto di Polanski.
Questa distinzione tra ecopopulismo ed ecosocialismo non è solo semantica.
Rappresenta infatti anche una tensione latente tra Polanski, la figura che ha
catalizzato l’ascesa dei Verdi, e gli elementi politicamente più ambiziosi della
sua base. Se l’ecosocialismo è una politica ideologica (socialismo entro limiti
ecologici, secondo Warfield), l’ecopopulismo è una strategia comunicativa (la
costruzione di un popolo mobilitato contro un nemico socio-ecologico, come
nell’appello a sostenere il 99% contro l’1% ultra-élite). Sebbene possano essere
complementari, l’uno non implica necessariamente l’altro. L’uso che Polanski fa
dell’ecopopulismo è relativamente semplice, impiegato per segnalare un
ambientalismo implicito mentre parla principalmente di disuguaglianza.
L’ecosocialismo, tuttavia, è carico di un significato più profondo. Warfield lo
descrive come un progetto per costruire un’economia entro i limiti ecologici,
abbandonando sia il movente del profitto sia la ricerca della crescita perpetua.
Ciò implica una politica essenzialmente rivoluzionaria di rottura con le logiche
fondamentali del capitalismo, anche se gli ecosocialisti verdi non la esprimono
necessariamente in questi termini. Questo non significa che gli ecosocialisti
debbano adottare lo stile dei rivoluzionari irriducibili. È però necessario
chiarire politicamente le contraddizioni tra transizione socio-ecologica e
capitalismo, soprattutto considerando l’urgenza della crisi climatica.
L’ecosocialismo implica simultaneamente sia la convinzione di ciò che si deve
fare, sia l’incertezza su come realizzarlo, in un contesto di crisi strutturali
senza precedenti. Significa offrire un’alternativa programmatica a una strategia
di crescita basata sulla combinazione di rimilitarizzazione, intelligenza
artificiale e produzione di combustibili fossili – una strategia
socio-ecologicamente distruttiva alla quale il Partito laburista di Burnham
aderisce ancora. Se l’attuale approccio politico dei Verdi è un elenco di
politiche di sinistra più o meno accettabili (e talvolta contraddittorie),
l’ecosocialismo implica un passaggio verso un programma di pianificazione
ecologica democratica e di sperimentazione in transizione.
ORGANIZZAZIONE
Per gli ecosocialisti verdi che prendono sul serio questa politica, la questione
chiave è se la struttura organizzativa del partito sia attualmente in grado di
sviluppare e promuovere questa alternativa. La risposta, in modo piuttosto
evidente, è no. Warfield sostiene che il principale motivo di ottimismo non
risiede in Polanski stesso, bensì nella composizione del partito e nelle sue
strutture democratiche. Sebbene questa affermazione rappresenti un utile
correttivo alla tendenza a investire eccessivamente in leader inevitabilmente
inadeguati, sottovaluta i limiti della democrazia e della cultura del partito.
Attualmente, i Verdi hanno una struttura che permette a qualsiasi membro di
partecipare alle conferenze di partito e di votare sulle mozioni programmatiche.
Sebbene questo possa apparire partecipativo, in realtà si limita ad aggregare le
preferenze individuali anziché coltivare una democrazia collettiva. Chi si
auto-seleziona per determinare le politiche del Partito Verde non è soggetto ad
alcuna responsabilità democratica, e chi non può partecipare alle conferenze non
ha l’opportunità di plasmare la propria composizione politica. Questa non è la
deliberazione di massa necessaria per sviluppare un’analisi condivisa e un
programma ecosocialista coerente che porti avanti il progetto. Inoltre, la
mancanza di un vincolo di disciplina democratico per consiglieri o parlamentari
significa che sono liberi di ignorare gli iscritti al partito o di dare priorità
alle preoccupazioni locali rispetto alla promozione di obiettivi collettivi. La
composizione di Greens Organise dimostra che non ha imparato la lezione più
importante dal Labour di Corbyn. Come altri progetti falliti a sinistra, la
fazione ha declassato le questioni organizzative anziché comprendere che
risolverle in modo soddisfacente è una condizione preliminare per un successo
duraturo a livello internazionale. Ma gli ecosocialisti verdi devono essere
pronti ad affrontare i limiti del partito. Le sue strutture democratiche non
sono qualcosa da celebrare, ma da rimodellare completamente al servizio di una
vita di partito collettiva.
*Chris Saltmarsh è uno scrittore ecosocialista e si occupa di ricerca sul
movimento ambientalista in Gran Bretagna. Questo articolo è uscito su
JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.
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