A Roma Est continuano a esplodere bombe: sono una ventina in pochi mesi

L'INDIPENDENTE - Friday, November 6, 2026

Il quadrante Est di Roma è ormai da mesi teatro di una raffica di esplosioni che continuano a colpire esercizi commerciali e palazzi. Si è trattato, finora, della detonazione di ordigni rudimentali che sono stati fatti scoppiare nei pressi degli obiettivi, provocando numerosi danni a vetrine, infissi, androni, marciapiedi e automobili. Gli inquirenti indagano senza sosta su una lunga lista di episodi – in tutto si contano 18 casi negli ultimi quattro mesi – che hanno gettato nel caos interi quartieri. Nonostante non abbia trovato ad ora riscontro l’ipotesi di un’unica regia dietro le bombe, l’idea degli investigatori è che a infiammare la situazione sia stato un caotico riassetto degli equilibri di potere criminale sulla Capitale, dovuto a una serie di importanti arresti andati in scena in estate. Una situazione che avrebbe comportato aspri conflitti tra le diverse fazioni in campo, alla ricerca di nuove occasioni per mettere le mani sugli affari che contano.

Ordigni ed esplosioni

Da un mese a questa parte sono esplosi almeno otto ordigni nel quadrante orientale di Roma e nell’area di Ciampino, colpendo attività commerciali e abitazioni. Tra l’8 e il 9 ottobre in via dei Platani, a Centocelle, un ordigno è esploso davanti alla concessionaria Gold Car, danneggiando la saracinesca dell’attività e quattro macchine. Già colpita da un attentato nel novembre 2025, la concessionaria è gestita da Samuel Calì, figlio di Mirko, considerato vicino al clan Senese. Il 17 ottobre, poco prima dell’una, una bomba ha divelto la serranda di un garage privato in via Bisegna, nel quartiere La Rustica. Tre giorni più tardi, il 20 ottobre, due azioni hanno colpito lo stesso imprenditore: un incendio ritenuto doloso dai primi accertamenti ha devastato il piazzale dell’autosalone Stockauto, sulla via Prenestina, distruggendo nove automobili e un furgone; poco dopo, un ordigno è esploso davanti al cancello dell’abitazione del titolare, Luciano Incalza, in via Fano Adriano, a Castelverde.

Poco dopo la mezzanotte del 23 ottobre, una bomba è poi esplosa all’ingresso del centro scommesse Vincendo, in via della Folgarella, causando il danneggiamento della porta del locale, dell’accesso di un palazzo vicino, di quattro automobili e di un motociclo. Altre deflagrazioni si sono verificate a una ventina di minuti di distanza la notte del 2 novembre. La prima ha colpito il portone di una palazzina in via di Casal Bruciato, mandando in frantumi anche alcune finestre; la seconda, avvenuta in via Giacomo Galopini, a Tor Bella Monaca, ha danneggiato l’ingresso condominiale e le porte di due appartamenti al piano terra. In ultimo, lo scorso 3 novembre, altri due ordigni scoppiati attorno alle 4 del mattino hanno devastato l’Elegant Monkey di via Massa San Giuliano, a Castelverde, distruggendo il dehors e parte degli interni. Tutto fa pensare che non sia finita qui.

La prima sequenza

La catena di attentati nella Capitale era iniziata in estate, intensificandosi con forza da fine agosto, a partire dalla bomba esplosa contro l’autonoleggio Travis Car, all’Alessandrino, gestito da Manuel Sammarco, con precedenti per spaccio. La notte successiva esplosero altri tre ordigni: uno davanti a una barberia di via Salemi, un secondo nuovamente contro la Travis Car e un terzo contro un forno a Torre Maura. Si parla dunque di quattro esplosioni in appena due notti, tre delle quali concentrate nell’arco di un’ora.

Il 3 ottobre un’altra bomba ha danneggiato la Costantino Rent Cars, alla Borghesiana, gestita dai fratelli Alessio ed Emanuele Costantino, vittime di un agguato nel 2021 per il quale sono stati condannati in primo grado Giuseppe Molisso, vicino al boss Michele Senese, e il sicario Raul Esteban Calderon. Il 4 ottobre un ordigno aveva poi colpito la sala slot Planet Win, all’Alessandrino. Poche ore dopo era stata danneggiata una vineria a Don Bosco, con due uomini incappucciati fuggiti a piedi in seguito all’esplosione. Il 6 ottobre, poi, una bomba era esplosa nel cortile di un condominio a San Basilio, costringendo all’evacuazione temporanea di cinquanta residenti.

Fragili equilibri

Come avevamo già raccontato in un articolo uscito il mese scorso su L’Indipendente, l’inchiesta sulle bombe scoppiate a Roma Est è stata affidata alla Direzione distrettuale antimafia. Tra le piste battute dagli investigatori c’è quella di un possibile legame con la ristrutturazione degli equilibri criminali seguita agli arresti di esponenti di spicco della criminalità romana. Il 9 settembre, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik – capo ultrà della Lazio assassinato il 7 agosto 2019 – sono state eseguite sette misure cautelari. Tra i destinatari figurano Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti, ritenuti dagli inquirenti presunti mandanti dell’assassinio di “Diabolik”. Quest’ultimo avrebbe pagato con la vita la crescente autonomia acquisita nel traffico di stupefacenti e il mancato versamento al clan Senese della quota dei profitti che gli veniva richiesta.

Mercoledì scorso, incontrando i giornalisti in Questura, il nuovo capo della Squadra Mobile, Gianfranco Minissale, ha affermato che dietro i 18 episodi non esisterebbe una regia unica, ma che si sta indagando su potenziali collegamenti tra alcuni di essi. Minissale ha dichiarato che alcune esplosioni potrebbero essere legate al controllo delle aree di spaccio, mentre altre potrebbero essere state originate da dissidi familiari o personali estranei al narcotraffico. «La riflessione che stiamo facendo è che la bomba stia diventando una modalità per risolvere qualsiasi tipo di situazione» ha detto alla stampa, aggiungendo che la Capitale costituisce «un unicum sia dal punto di vista investigativo che sociale per quanto riguarda le dinamiche che ruotano attorno ai fenomeni criminali».

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