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Una scia di ordigni colpisce Roma Est: otto esplosioni in cinque settimane
Otto esplosioni in poco più di un mese hanno colpito sei attività commerciali e un palazzo tra la periferia orientale e quella meridionale di Roma. L’ultimo ordigno è scoppiato nella notte del 6 ottobre a San Basilio, causando peraltro l’evacuazione di una cinquantina di persone. In una fase precedente erano finiti nel mirino autonoleggi, una barberia, un forno, una sala slot e una vineria della Capitale. Gli inquirenti stanno ricostruendo possibili collegamenti tra gli attentati. Tra le piste al vaglio degli investigatori ci sono intimidazioni, racket e contrasti negli ambienti dello spaccio e della criminalità organizzata, ma ad oggi l’esistenza di un’unica regia è ancora da dimostrare. La sequenza di attacchi ha avuto inizio nella notte tra il 28 e il 29 agosto, con un ordigno piazzato davanti alla Travis Car di via Casilina 953, all’Alessandrino. Il titolare dell’autonoleggio, Manuel Sammarco, risulta pregiudicato per spaccio: nel 2023 fu trovato con oltre un chilo di droga. La notte successiva, intorno alle 2, una bomba è esplosa davanti a una barberia di via Salemi, tra Due Leoni e Tor Bella Monaca, chiusa da circa un anno. Pochi minuti dopo è stata nuovamente colpita la Travis Car, con un ordigno che ne ha squarciato la serranda. Verso le 3, un’altra esplosione ha distrutto l’ingresso di un forno in via delle Alzavole, a Torre Maura, nei pressi del commissariato Casilino, danneggiando violentemente la saracinesca e anche un pezzo di marciapiede. Nell’arco di sole due notti, insomma, si sono verificate ben quattro esplosioni, tre delle quali concentrate in circa un’ora di tempo. Dopo alcune settimane, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre una nuova esplosione davanti alla Costantino Rent Cars, in via Casilina, alla Borghesiana, ha provocato il danneggiamento dell’ingresso dell’attività e di un’automobile. I titolari, i fratelli Alessio ed Emanuele Costantino, di 26 e 28 anni, erano stati feriti il 13 luglio 2021 in un agguato al Roxy Bar di viale Alessandrino. Giuseppe Molisso, braccio destro del boss della camorra romana Michele Senese, ha subito in primo grado una condanna a 14 anni come mandante; il sicario Raul Esteban Calderon è stato invece condannato a 12 come esecutore. Gli investigatori hanno ascoltato i fratelli e stanno esaminando le immagini delle telecamere. La sera del 4 ottobre, verso le 23.30, un ordigno artigianale ha colpito invece la sala slot Planet Win di via Antonio Bottini, all’Alessandrino, a poche decine di metri dal Roxy Bar, danneggiando anche due vetture. Alle 5 del mattino successivo un’altra esplosione si è verificata davanti a una vineria di via Calpurnio Fiamma, a Don Bosco. Danneggiati saracinesca, vetrine, interno del locale e, anche in questo caso, alcune automobili. Le telecamere hanno immortalato due uomini incappucciati che, dopo che la deflagrazione ha fatto scattare gli airbag della loro auto, sono scappati a piedi; vicino sono stati trovati un casco e due passamontagna. L’ultimo episodio in ordine di tempo porta l’attenzione a San Basilio: alle 2.15 della notte del 6 ottobre, una bomba carta è esplosa nel cortile del palazzo di via Filottrano 11, danneggiando vetri e serrande delle abitazioni. Cinquanta residenti, fra cui bambini e anziani fragili, sono stati allontanati durante la messa in sicurezza. Su questi episodi sta indagando anche la Direzione distrettuale antimafia. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori ci sono, tra gli altri, le misure cautelari del 9 settembre contro Michele Senese, Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, accusati di essere i mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, capo ultrà della Lazio eliminato a Roma il 7 agosto del 2019. Secondo l’ordinanza del gip, Piscitelli è stato ucciso poiché, pur essendo affiliato al clan Senese, si era ritagliato un ruolo troppo autonomo nel traffico degli stupefacenti, non rispettando i patti sulla percentuale degli ingenti introiti che avrebbe dovuto versare alla consorteria criminale. Gli investigatori che ora indagano sulle recenti esplosioni valutano se tali provvedimenti possano avere modificato gli equilibri criminali nell’area, alimentando nuovi conflitti. Intanto il presidente del VII Municipio, Francesco Laddaga, ha chiesto un confronto urgente in prefettura sulla sicurezza. The post Una scia di ordigni colpisce Roma Est: otto esplosioni in cinque settimane appeared first on L'Indipendente.
October 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Esplosioni nella periferia di una città che soffoca di caldo e petrolio
Sulle esplosione alla pompa di benzina a Roma Est di venerdì 3 luglio si è scritto molto. Per fortuna hanno preso parola in modo chiaro e netto anche comitati, gruppi e collettivi che operano in un territorio con un tessuto sociale e culturale tra i più attivi della capitale. Il collettivo di Casale Garibaldi, poche ore dopo l’esplosione, scriveva: «Nei mesi scorsi con il comitato “Albero magico” insieme ai comitati genitori delle scuole, dei residenti e le realtà di zona, abbiamo sollevato pubblicamente la questione della pericolosità della presenza di una azienda di smaltimento metalli e di una pompa di benzina/GPL accanto a una scuola dell’infanzia e primaria. Se fosse successo un mese fa, in piena attività scolastica, poteva essere una strage, così come è una fortuna che il circolo sportivo con il suo centro estivo e la piscina “villa De Sanctis” fossero ancora chiuse al momento dell’esplosione». di Milos Skakal Una delle lamiere della pompa GPL, volata via a decine di metri dalla zona dell’esplosione Il collettivo di Borgata Gordiani invece scriveva: «Al caldo asfissiante si aggiungono il fuoco, il fumo e le esplosioni. È lo scenario apocalittico generato dall’incidente alla pompa GPL di via dei Gordiani di questa mattina, che segue di pochi giorni l’esplosione di un bus ATAC su via Prenestina. Non è compito nostro ricercare le responsabilità sui singoli casi, ma abbiamo sempre più chiara una cosa: viviamo in un quadrante insicuro. E non per la microcriminalità e lo spaccio, che sicuramente sono problemi che vanno affrontati (ma davvero, sul piano sociale e non solo con la polizia), ma per la loro conformazione. Densità abitativa altissima e tanti luoghi potenzialmente letali, come una pompa GPL a pochi metri da un centro estivo, dai palazzi e dai campi sportivi. Ricordate, poi, pochi anni fa gli incendi agli sfasci di via Palmiro Togliatti, che generarono giorni interi di nubi tossiche? O quello di pochi giorni fa a Centocelle, con l’obbligo per gli abitanti di tenere le finestre chiuse. Ecco. Non sono “casi isolati”, ma qualcosa di ciclico e strutturale. Chi vive nei quartieri popolari non è tutelato. Non lo siamo di fronte al cambiamento climatico, che soffoca le nostre vite e alimenta gli incendi, non lo siamo nella conformazione dei territori che diventano bombe a orologeria che ogni tanto, ma sempre più spesso, esplodono lanciando segnali e, soprattutto, causando feriti, case distrutte e paura, non lo siamo quando saliamo su mezzi pubblici antiquati, vecchi e insicuri». Da entrambi i post emergono le questioni chiave, cioè il carattere sistemico e strutturale del problema e le evidenti responsabilità, che rispetto alla strage mancata per un soffio verranno decretate dalla magistratura, ma rispetto all’abbandono delle periferie della metropoli risalgono a decine di anni fa e si sono accumulate colpevolmente giunta dopo giunta fino a quella attuale. Sulla base di queste consapevolezze, il Comitato Genitori della Scuola Simonetta Salacone ha convocato una assemblea per mercoledì 9 luglio, nel piazzale antistante la scuola di via Romolo Balzani. Nella convocazione scrivono che quanto accaduto è «la conseguenza diretta di una scelta precisa: quella di privilegiare la logica industriale a discapito del diritto alla salute e alla sicurezza, specialmente dei più piccoli. Non si tratta di un incidente, ma del risultato di decisioni che non hanno mai messo al primo posto il benessere delle persone e la qualità della vita del territorio. Di fronte alla scuola ferita, a un Quartiere duramente colpito, la nostra pazienza è finita. Come Comitato dei Genitori, non ci accontentiamo più di rassicurazioni. Pretendiamo un cambio di rotta immediato e garanzie reali, non più promesse: la messa in sicurezza e la bonifica della zona, lo spostamento definitivo delle attività industriali, il ripristino nel più breve tempo possibile della funzionalità della scuola». C’è un tema che è ulteriormente sotteso alle questioni che emergono dai post e che si discuteranno nella assemblea di mercoledì. L’esplosione è avvenuta durante due settimane di caldo insopportabile, in cui Roma si è trasformata in un forno permanente nel quale non si riusciva a trovare riparo, giorno e notte. L’emergenza climatica causata dai combustibili fossili e la pompa di benzina ovviamente hanno un nesso, perché viviamo in una società ancora oggi drogata di petrolio e suoi derivati, viviamo in città pensate per farci consumare petrolio, viviamo in una capitale a misura di auto e pensata esclusivamente per le auto. > La transizione ecologica, tuttavia, non sarà di certo avere colonnine per > ricaricare le auto elettriche anziché le pompe di benzina a Villa De Santis, > come qualche pensatore liberal ha detto in questi giorni. Trasformazione ecologica sarà stravolgere completamente l’idea di città che si è stratificata negli anni, per avere meno cemento, molte meno auto private, zero consumo di suolo, mezzi pubblici funzionanti e frequenti, piste ciclabili degne di questo nome, parchi tutelati e protetti in quanto rifugi climatici anziché asfaltati per costruire stadi e centri commerciali, come vuole fare la giunta Gualtieri a Pietralata. Siamo ben lontano da quel risultato. Da Centocelle oggi si raggiunge il centro con la metro C ogni 13-17 minuti quando ti va bene, le piste ciclabili sono ancora molto poche e strette come quella sulla Prenestina, i parchi pochissimi, nonostante sia tra i quadranti più densamente abitati. La condizione ecosistemica di Roma Est poi è analoga a quella di altre zone periferiche, colpite dagli “incendi stagionali” come in questi giorni Magliana. Come più volte abbiamo scritto, anche gli incendi sono il combinato composto di emergenza climatica e assenza di cura del territorio cittadino periferico da parte delle amministrazioni. Se non si mette radicalmente in discussione il paradigma secondo cui le città vengono anzitutto messe a valore – a vantaggio del capitale che investe – la rotta non cambierà e avremo zone periferiche abbandonate, con mezzi pubblici fatiscenti, cemento, sfasciacarrozze a fuoco ogni estate e auto che soffocano ogni arteria stradale. Nel frattempo giunte di ogni colore continueranno a bearsi per aver costruito stadi, centri commerciali e porti crocieristici, come quello che si vuole fare a Fiumicino, mentre il centro storico è consegnato nelle mani dell’imprenditoria turistica arraffona e di Airbnb. Per fortuna da assemblee come quelle di mercoledì si può ripartire, per denunciare queste politiche ecocide e per invertire la rotta, perché il famoso “diritto alla città” non sia un miraggio lontano ma possa essere un orizzonte, necessariamente di lotta e per tutt3. La foto di copertina è di Valentina Manco SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Esplosioni nella periferia di una città che soffoca di caldo e petrolio proviene da DINAMOpress.
July 9, 2025
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