
Appello sulla vicenda di Youssef Siher e Sagia Hammoud
Pressenza - Friday, November 6, 2026In un contesto segnato dal susseguirsi di interventi normativi di impronta securitaria e da politiche migratorie sempre più restrittive, assistiamo alla sistematica rappresentazione del dissenso come minaccia all’ordine pubblico e alla costruzione di un «nemico interno» su cui indirizzare paura e ostilità sociale. La vicenda di Siher e Hammoud, anche in ragione della loro origine araba e appartenenza religiosa musulmana, rischia di essere piegata a questa logica di stigmatizzazione, alimentando pregiudizi e discriminazioni anziché un confronto pubblico fondato sui fatti e sul rispetto delle garanzie individuali.
Desta particolare preoccupazione il ricorso a ipotesi di reato di eccezionale gravità, con richiami alla matrice terroristica, per condotte che devono essere sottoposte a un rigoroso accertamento della loro effettiva rilevanza penale: senza anticipare alcun giudizio sull’esito delle indagini, non è ammissibile che la gravità delle qualificazioni giuridiche prospettate si traduca, di per sé, in una presunzione di pericolosità o di colpevolezza.
La libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione e dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, non può essere compressa attraverso un’indebita dilatazione della rilevanza penale di dichiarazioni, opinioni o forme di dissenso. L’evocazione del terrorismo esige un riscontro puntuale degli elementi costitutivi delle relative fattispecie: diversamente, il diritto penale rischia di degenerare in uno strumento di intimidazione politica, in contrasto con i principi di legalità, offensività e proporzionalità.
Parimenti inaccettabili, sul piano istituzionale, appaiono le espressioni di disprezzo rivolte dalla Presidente del Consiglio e da esponenti del Governo all’operato della GIP a seguito del rigetto della richiesta cautelare. Il potere esecutivo può esprimere valutazioni politiche, ma non può pretendere che la giurisdizione si conformi alle aspettative governative né delegittimare una decisione giudiziaria per il solo fatto che essa non corrisponde a tali aspettative. L’indipendenza della magistratura, la soggezione dei giudici soltanto alla legge e la separazione dei poteri non sono ostacoli all’azione politica sono presìdi essenziali di democrazia contro l’arbitrio.
Condanniamo, inoltre, la campagna di esposizione e stigmatizzazione mediatica che ha accompagnato la vicenda, rappresentando gli indagati, in talune ricostruzioni giornalistiche, come responsabili già individuati dei fatti di Milano. È una deriva incompatibile con il principio di presunzione di non colpevolezza sancito dall’art. 27, secondo comma, della Costituzione e dall’art. 6, paragrafo 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre che lesiva della dignità delle persone coinvolte. La libertà di stampa, pilastro di ogni ordinamento democratico, comporta la responsabilità di informare con accuratezza, di distinguere i fatti dalle ipotesi accusatorie e di non sostituire il processo con un verdetto pronunciato sulle pagine dei giornali o nei dibattiti televisivi.
Come costantemente riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il ruolo della stampa quale «cane da guardia» della democrazia esige autonomia critica nei confronti del potere, non adesione a campagne di delegittimazione preventiva.
Rifiutiamo una concezione del diritto penale come strumento di governo del conflitto sociale e di neutralizzazione del dissenso. In particolare, il ricorso sistematico alla decretazione d’urgenza, unitamente all’ingerenza dell’esecutivo nella sfera del potere giudiziario, rivela una preoccupante tendenza, diffusa nei Paesi occidentali, alla progressiva alterazione degli equilibri costituzionali e alla concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo, secondo una deriva di chiara impronta autoritaria.
Rivolgiamo pertanto un appello a tutte le professioniste e a tutti i professionisti del diritto, alle organizzazioni democratiche e agli organi di informazione affinché difendano senza ambiguità le garanzie costituzionali, la libertà di espressione, il diritto di difesa e l’indipendenza della giurisdizione. Chiediamo che ogni ulteriore attività investigativa e processuale nei confronti di Youssef Siher e Sagia Hammoud si svolga nel pieno rispetto della presunzione di non colpevolezza, del contraddittorio e dei diritti della difesa, senza condizionamenti politici né processi mediatici. La difesa dello Stato di diritto si misura precisamente dalla capacità di assicurare tali garanzie anche — e soprattutto — quando il clima politico e mediatico vorrebbe sacrificarle.
Possono aderire giuristi, avvocati e associazioni nell’ambito del diritto compilando il modulo in calce al documento qui linkato