Appello sulla vicenda di Youssef Siher e Sagia Hammoud
Come professionisti e professioniste del diritto, e realtà della società civile
impegnate nella tutela dei diritti umani, denunciamo con fermezza i gravissimi
profili di allarme democratico emersi nella vicenda giudiziaria che coinvolge
Youssef Siher e Sagia Hammoud. Il caso costituisce un ulteriore segnale del
progressivo arretramento delle garanzie dello Stato di diritto: dalla
criminalizzazione del dissenso politico alla costruzione di colpevoli nell’arena
mediatica, fino alle indebite pressioni esercitate sul dibattito pubblico da
esponenti dell’Esecutivo in relazione a decisioni dell’autorità giudiziaria.
Sono dinamiche che, nel loro insieme, mettono a rischio principi costituzionali
irrinunciabili e la stessa qualità democratica del Paese.
In un contesto segnato dal susseguirsi di interventi normativi di impronta
securitaria e da politiche migratorie sempre più restrittive, assistiamo alla
sistematica rappresentazione del dissenso come minaccia all’ordine pubblico e
alla costruzione di un «nemico interno» su cui indirizzare paura e ostilità
sociale. La vicenda di Siher e Hammoud, anche in ragione della loro origine
araba e appartenenza religiosa musulmana, rischia di essere piegata a questa
logica di stigmatizzazione, alimentando pregiudizi e discriminazioni anziché un
confronto pubblico fondato sui fatti e sul rispetto delle garanzie individuali.
Desta particolare preoccupazione il ricorso a ipotesi di reato di eccezionale
gravità, con richiami alla matrice terroristica, per condotte che devono essere
sottoposte a un rigoroso accertamento della loro effettiva rilevanza penale:
senza anticipare alcun giudizio sull’esito delle indagini, non è ammissibile che
la gravità delle qualificazioni giuridiche prospettate si traduca, di per sé, in
una presunzione di pericolosità o di colpevolezza.
La libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della
Costituzione e dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, non
può essere compressa attraverso un’indebita dilatazione della rilevanza penale
di dichiarazioni, opinioni o forme di dissenso. L’evocazione del terrorismo
esige un riscontro puntuale degli elementi costitutivi delle relative
fattispecie: diversamente, il diritto penale rischia di degenerare in uno
strumento di intimidazione politica, in contrasto con i principi di legalità,
offensività e proporzionalità.
Parimenti inaccettabili, sul piano istituzionale, appaiono le espressioni di
disprezzo rivolte dalla Presidente del Consiglio e da esponenti del Governo
all’operato della GIP a seguito del rigetto della richiesta cautelare. Il potere
esecutivo può esprimere valutazioni politiche, ma non può pretendere che la
giurisdizione si conformi alle aspettative governative né delegittimare una
decisione giudiziaria per il solo fatto che essa non corrisponde a tali
aspettative. L’indipendenza della magistratura, la soggezione dei giudici
soltanto alla legge e la separazione dei poteri non sono ostacoli all’azione
politica sono presìdi essenziali di democrazia contro l’arbitrio.
Condanniamo, inoltre, la campagna di esposizione e stigmatizzazione mediatica
che ha accompagnato la vicenda, rappresentando gli indagati, in talune
ricostruzioni giornalistiche, come responsabili già individuati dei fatti di
Milano. È una deriva incompatibile con il principio di presunzione di non
colpevolezza sancito dall’art. 27, secondo comma, della Costituzione e dall’art.
6, paragrafo 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre che
lesiva della dignità delle persone coinvolte. La libertà di stampa, pilastro di
ogni ordinamento democratico, comporta la responsabilità di informare con
accuratezza, di distinguere i fatti dalle ipotesi accusatorie e di non
sostituire il processo con un verdetto pronunciato sulle pagine dei giornali o
nei dibattiti televisivi.
Come costantemente riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte europea dei
diritti dell’uomo, il ruolo della stampa quale «cane da guardia» della
democrazia esige autonomia critica nei confronti del potere, non adesione a
campagne di delegittimazione preventiva.
Rifiutiamo una concezione del diritto penale come strumento di governo del
conflitto sociale e di neutralizzazione del dissenso. In particolare, il ricorso
sistematico alla decretazione d’urgenza, unitamente all’ingerenza dell’esecutivo
nella sfera del potere giudiziario, rivela una preoccupante tendenza, diffusa
nei Paesi occidentali, alla progressiva alterazione degli equilibri
costituzionali e alla concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo,
secondo una deriva di chiara impronta autoritaria.
Rivolgiamo pertanto un appello a tutte le professioniste e a tutti i
professionisti del diritto, alle organizzazioni democratiche e agli organi di
informazione affinché difendano senza ambiguità le garanzie costituzionali, la
libertà di espressione, il diritto di difesa e l’indipendenza della
giurisdizione. Chiediamo che ogni ulteriore attività investigativa e processuale
nei confronti di Youssef Siher e Sagia Hammoud si svolga nel pieno rispetto
della presunzione di non colpevolezza, del contraddittorio e dei diritti della
difesa, senza condizionamenti politici né processi mediatici. La difesa dello
Stato di diritto si misura precisamente dalla capacità di assicurare tali
garanzie anche — e soprattutto — quando il clima politico e mediatico vorrebbe
sacrificarle.
Possono aderire giuristi, avvocati e associazioni nell’ambito del diritto
compilando il modulo in calce al documento qui linkato
> COMUNICATO SULLA VICENDA DI YOUSSEF SIHER E SAGIA HAMMOUD
Redazione Italia