Piantedosi approva la circolare che toglie ai medici la facoltà di negare il CPR ai migranti

L'INDIPENDENTE - Friday, November 6, 2026

Cambiano le regole per la detenzione amministrativa dei migranti. Lo ha stabilito il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con una nuova direttiva, che modifica le disposizioni del 2022 di Luciana Lamorgese. Le persone migranti in attesa di espulsione saranno portate nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) anche nel caso in cui non sia possibile effettuare la visita medica che attesti la compatibilità del loro stato di salute con il regime di trattenimento nei centri. La decisione del Viminale arriva a poche settimane dall’intervento dei magistrati di Ravenna, che hanno accusato 23 medici di aver firmato certificati incompleti o non corrispondenti alla realtà per impedire l’espulsione dei migranti e il loro trattenimento nei CPR. In generale, la direttiva prevede che sia il personale sanitario interno dei CPR, direttamente o con il supporto dell’ASL, «a far fronte ai bisogni segnalati», limitando il ricorso alle dimissioni a situazioni residuali, da applicare solo in casi strettamente necessari.

La direttiva di Piantedosi interviene sul provvedimento di Lamorgese del 2022, modificandone l’articolo 3. Al primo comma, le disposizioni previgenti sancivano che lo straniero accedesse ai CPR solo «previa visita medica» volta ad accertare «la compatibilità delle condizioni di salute o di vulnerabilità dello straniero con la convivenza in comunità ristrette». Con le modifiche introdotte da Piantedosi, rilevate in anteprima da La Verità, quotidiano che ha seguito l’inchiesta sui medici di Ravenna, e successivamente confermate anche dal Giornale, media di proprietà del deputato leghista Angelucci, la visita medica non sarà più una condizione necessaria per il trattenimento: «Nei casi in cui non sia stato possibile sottoporre a visita medica la persona da trattenere, questa accede nel centro e la visita deve essere effettuata entro 24 ore dall’ingresso da parte del medico della Asl territoriale o dell’ospedale», si legge. Inoltre, la scheda contenente la valutazione sullo stato di salute della persona migrante sarà consegnata, «in busta chiusa», dal «personale di scorta al medico dell’ente gestore» del CPR; spetterà dunque al personale sanitario del centro valutare come gestire le esigenze segnalate. Il medico del CPR può, a tal proposito, «disporre che la persona trattenuta venga alloggiata in una stanza di osservazione, posta preferibilmente nei pressi dei locali idonei all’attività sanitaria, al fine di salvaguardare la salute del singolo e della collettività». Le dimissioni vengono così configurate come una soluzione a cui ricorrere soltanto quando non sia possibile adottare misure alternative all’interno della struttura.

Le nuove disposizioni hanno l’obiettivo dichiarato di evitare che l’accertamento sanitario preliminare ostacoli il trattenimento delle persone migranti nei CPR e l’esecuzione dei rimpatri. Esse arrivano dopo l’inchiesta che ha coinvolto i medici di Ravenna, accusati di falso e interruzione di pubblico servizio. Secondo la procura, i medici avrebbero redatto 34 certificati falsi con l’obiettivo di impedire il trasferimento di decine di persone migranti nei CPR. In attesa del processo, tre medici sono stati sospesi dalla professione per dieci mesi, mentre ad altri cinque è stato vietato occuparsi dei centri per il rimpatrio. Nicola Cocco, da tempo in prima linea contro i CPR, è invece accusato di associazione a delinquere ed è indicato dagli inquirenti come il referente di una presunta rete di professionisti impegnata a ostacolare il funzionamento dei centri. L’inchiesta della procura romagnola si è successivamente estesa ad altre città italiane, arrivando a coinvolgere complessivamente 23 medici in nove località dello Stivale. Sul caso è intervenuta anche la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, che ha espresso sostegno ai professionisti coinvolti, definendo l’indagine un «grave attacco alla professione medica, alla sua deontologia e alla cura delle persone».

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