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Voci dal CPR di Torino
Un audio di racconto registrato direttamente dalle persone recluse nel CPR di Torino, che chiedono di far uscire e di diffondere il più possibile le loro voci, direttamente da dentro quel lager. Dai racconti emergono le condizioni di detenzione all’interno del centro, la violenza ordinaria esercitata dalla polizia e le responsabilità di Sanitalia, l’azienda che gestisce la struttura, cioè che lucra sulla pelle delle persone recluse. Dalla riapertura del CPR, avvenuta lo scorso anno, le prime due aree del centro sono state rese inagibili dalle rivolte dei reclusi, in alcuni casi anche attraverso l’uso del fuoco. Da allora, la gestione procede a rotazione: si chiude un’area e se ne apre un’altra, senza interventi reali di ristrutturazione. Intanto i fondi continuano a essere incassati, mentre alcune sezioni restano danneggiate e vengono comunque utilizzate per detenere persone. Le voci raccontano anche il passaggio dal carcere al CPR, spesso conseguenza della revoca del permesso di soggiorno, e raccontano situazioni di abuso e abbandono legale.
Continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa
IL CPR di Macomer articoli ripresi da nocprtorino.noblogs.org e kritica.it Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna – sulla continuità tra carcere e CPR Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che
Taser a Milano: che il sindaco si dimetta
di Vito Totire (*).Con i link ai nostri articoli precedenti sulla questione della pistola “elettrica” usata in ordine pubblico. Una inquietante scadenza quella prevista per l’8 giugno a Milano; il Consiglio comunale vota per decidere se dare in dotazione alla polizia urbana la pistola ad impulsi elettrici. E’ il primo punto all’ordine del giorno; si può realisticamente temere una nuova
Il 13 giugno respingiamo pro-vita e remigrazione, due facce della stessa medaglia
IL 13 GIUGNO RESPINGIAMOLI! PRO-VITA E REMIGRAZIONE: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA //ORE 14.30 – PIAZZALE DEL VERANO, ROMA// Il 13 giugno 2026 Roma sarà attraversata da due cortei che, seppur distinti, si uniscono attorno a una stessa matrice. Da una parte, il “popolo antiabortista” e “pro-vita” ha organizzato la […] L'articolo Il 13 giugno respingiamo pro-vita e remigrazione, due facce della stessa medaglia su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@0
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@1
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@2
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
No ai CPR in Toscana: la Commissione 7 dà parere favorevole
Dopo che il Ministro Piantedosi ha formalizzato il progetto di un CPR a Pallerone, nel Comune di Aulla, il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune chiede a Sindaca e Giunta una posizione chiara e strutturale: nessun centro di permanenza per i rimpatri in Toscana, e un impegno concreto sul modello alternativo dell’accoglienza diffusa”Il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune ha depositato alcune settimane fa la mozione contro l’introduzione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in Toscana: è arrivata in discussione in un momento di urgenza concreta, visto che lo scorso aprile il Ministro dell’Interno ha scritto al Presidente della Regione Giani, comunicando la scelta di un’area demaniale a Pallerone, nel Comune di Aulla, come sede per un nuovo CPR toscano, avviando il relativo iter tecnico-amministrativo. L’opposizione è stata immediata, per fortuna, vedendo contrarie anche le istituzioni locali di Aulla. Il 28 maggio un incontro tra il Sindaco Valettini e il Ministro ha aperto quella che è stata definita «una pausa di riflessione», senza però alcun impegno formale a ritirare il progetto. La mozione di Sinistra Progetto Comune non si limita a dire no al CPR di Pallerone. Dice no a qualsiasi CPR in Toscana (inclusa qualsiasi ipotesi sul territorio fiorentino) e lo fa a partire da un argomento che non è NIMBY, ma costituzionale e di diritto (o meglio di diritti). I CPR, così come sono strutturati, non sono istituti penitenziari: sono strutture di trattenimento amministrativo che limitano la libertà personale di persone che non hanno commesso reati, in condizioni che numerosi studi accademici, rapporti giuridici e lo stesso Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale hanno documentato come incompatibili con la Costituzione e con gli standard internazionali di tutela dei diritti umani. La Corte costituzionale stessa ha rilevato criticità tali da mettere i giudici di fronte al «bivio tra applicare una misura che comporta la privazione della libertà personale in condizioni incompatibili con la Costituzione, o rifiutarsi di applicare la norma». La mozione richiama anche la storia recente di chi ha perso la vita nei CPR: il murales in Piazza Nannotti che Florence Must Act ha dedicato a Ousmane Sylla e Moussa Baldé testimonia come questo non sia un dibattito astratto. È una questione di corpi, di diritti sottratti, di responsabilità politica concreta. La Regione Toscana ha una storia di opposizione ai CPR. Il Consiglio comunale di Firenze non può fare meno, come abbiamo sempre chiesto anche nella precedente consiliatura. La mozione invita l’Amministrazione a proseguire nel sostegno del modello toscano di accoglienza diffusa (rafforzando le risorse per il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), i canali regolari di ingresso e i percorsi di inclusione sociale e lavorativa) e a sostenere iniziative pubbliche di informazione e confronto anche in collaborazione con il Terzo Settore. I CPR non funzionano nemmeno rispetto ai propri dichiarati obiettivi: i tassi di rimpatrio effettivo restano bassi, le condizioni di detenzione sono denunciate continuamente come inumane, il sistema si regge sulla delega agli appalti. Non ci limitiamo a dire che non vogliamo un CPR vicino a casa nostra: diciamo che i CPR non dovrebbero esistere, e che esistono alternative praticabili che l’Italia, e la Toscana in particolare, devono sperimentare. La questione non è se fare accoglienza o meno, la questione è se vogliamo un sistema fondato sulla dignità delle persone o uno fondato sul loro disciplinamento e detenzione. Come abbiamo detto in Commissione, lasciare che ci sia questo sistema di sfruttamento e dare la colpa a chi migra fa comodo, a chi sfrutta e a chi cerca facile consenso in tempi di crisi della politica. Speriamo che presto arrivi anche il voto del Consiglio comunale. Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune Redazione Toscana
June 4, 2026
Pressenza