Dopo 35 anni di proteste, Benetton vende i latifondi in Patagonia

L'INDIPENDENTE - Thursday, November 5, 2026

Nel 1991, il Gruppo Benetton mise per la prima volta le mani sulle terre argentine. Acquisendo la Compañía de Tierras del Sud Argentino (CTSA) per 50 milioni di dollari, il Gruppo fondato da quattro fratelli del trevigiano prendeva pieno possesso di migliaia di ettari di terre sottratte illegalmente dal governo di Buenos Aires alla popolazione originaria, i mapuche. Le rivendicazioni da parte dei gruppi nativi non si sono mai fermate, ma l’azienda ha sempre dichiarato la propria estraneità ai fatti, rivendicando la «legalità» dei propri possedimenti sulla base degli accordi con il governo argentino. Il controllo italiano sulle terre mapuche è durato oltre tre decadi, segnati da rivendicazioni e proteste delle popolazioni locali, a volte finite nel sangue. Ora, a distanza di trentacinque anni, il Gruppo ha ceduto gli oltre 900 mila ettari di terreno ai soci fondatori dell’argentina Adecoagro, gigante dell’agroindustria.

La CTSA era stata creata nel 1889, originariamente con il nome di The Argentine Southern Land Company Limited. Serviva allo Stato argentino per permettere ai coloni britannici di amministrare le terre cedute loro dal governo di Buenos Aires come pagamento per aver finanziato la “Conquista del deserto” – la campagna genocidiaria con la quale le terre della Patagonia vennero sottratte con la forza alle popolazioni native. Era questa l’eredità che l’azienda portava con sè quando, nel 1991, finì nelle mani della famiglia trevigiana, cambiando il nome in Compañía de Tierras del Sud Argentino. E grazie ad essa, Luciano Benetton divenne, di fatto, il principale latifondista dell’Argentina, con possedimenti che sono arrivati ad estendersi per 900 mila ettari, un territorio pari all’intera regione delle Marche. I possedimenti si estendono per la maggior parte (60%) nella regione di Santa Cruz, ma anche in quella del Chubut, di Río Negro e di Buenos Aires. Circa 280 mila degli oltre 300 mila capi di bestiame che pascolano in queste terre sono ovini, destinati alla produzione della lana impiegata nella produzione dei capi d’abbigliamento del marchio Benetton.

Per le popolazioni native, il gruppo italiano – come i tanti altri che occupano le terre sulle quali i mapuche rivendicano diritti ancestrali – non era il benvenuto. Fino a tempi recenti, le proteste e le azioni contro Benetton sono state innumerevoli. Non solo per rivendicare il diritto alla terra, ma anche per denunciare come, nel tempo, l’azienda abbia chiuso l’accesso a strade e corsi d’acqua. Nel 2010, Benetto ha pubblicato un comunicato (aggiornato poi negli anni) nel quale rivendica la «legalità» e la «assoluta legittimità» della propria posizione, in quanto frutto di accordi con lo Stato argentino. Quella mapuche, al contrario, poggia su rivendicazioni «ancestrali e storiche», e dunque «non legali». Benetton, riporta la nota, si è trovata coinvolta come «protagonista involontaria» di un problema secolare, nel quale non giocherebbe alcun ruolo. Nel frattempo, chi lotta per il diritto alla propria terra, sottratta con la violenza, viene perseguito o incarcerato. O addirittra ucciso, come successo a Santiago Maldonado. Argentino, 28 anni, il 1° luglio 2017 stava partecipando a un’azione di protesta nella Regione del Chubut, all’interno dei possedimenti di Benetton, quando la gendarmeria ha risposto con cariche e proiettili di piombo al lancio di sassi da parte degli attivisti. Quando gli agenti sono riusciti a disperdeli, di Maldonado si sono perse le tracce. Sarà ritrovato settimane dopo, sulla riva del fiume Chubut, morto per cause mai chiarite. Il caso fece scalpore al punto da spingere alcune associazioni italiane a interrogare il governo circa la posizione di Benetton nella vicenda. Era stata presentata anche una interrogazione in Parlamento, che tuttavia non era giunta a nulla di conclusivo.

Ora, le terre passeranno nelle mani dei soci proprietari di Adecoagro, azienda fondata nel 2002 dall’argentino Mariano Bosch che negli anni si è estesa anche in Brasile e Uruguay. Attiva in una gran varietà di attività, dalla produzione di zucchero, etanolo ed energia alla produzione di riso, fino all’allevamento di capi di bestiame e alla produzione di fertilizzanti, Adecoagro dichiara di avere un «modello operativo sostenibile». Nel 2025 è stata acquisita da Tehter, colosso globale delle criptovalte, che al momento detiene quasi il 75% delle quote dell’azienda. Benetton non ha chiarito il perchè della vendita, dopo tanto tempo, nè a quanto ammonti il ricavato dell’operazione. Secondo la stampa, l’intera operazione rientrerebbe nel piano avviato nel 2022 da Alessandro Benetton, che intendeva concentrare il portafoglio del gruppo su settori strategici.

Nel mezzo di queste operazioni, rimangono le lotte delle popolazioni locali. Per loro non cambierà nulla, se non il nome sui titoli di proprietà delle terre sulle quali rivendicano diritti ancestrali.

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