
Cinque morti nel giro di poche ore: l’Italia ha vissuto l’ennesima giornata nera sul lavoro
L'INDIPENDENTE - Thursday, November 5, 2026C’è un filo che collega luoghi molto distanti tra loro: Casarano, in provincia di Lecce; San Nicolò, nel piacentino; San Leucio del Sannio, un piccolo Comune da 3mila anime in provincia di Benevento; Trecate, nel novarese; e Venezia, in località Marghera. Ieri hanno fatto da sfondo all’ennesima giornata nera sul lavoro che si è consumata in Italia. Cinque persone, quattro operai e il titolare di una ditta edile, sono morte mentre lavoravano, aggiornando il bilancio di questa strage silenziosa. Soltanto poche ore prima l’INAIL aveva pubblicato i dati su infortuni e malattie professionali, denunciando che, tra gennaio e settembre 2026, 823 persone sono morte sul lavoro, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025.
La vittima più giovane della giornata nera di ieri aveva appena 25 anni. Era un operaio di un’azienda che lavorava gli inerti, attiva nella frazione Casale Maccabei del Comune di San Leucio del Sannio. Non si conosce ancora il nome della vittima, né tantomeno è stata accertata la dinamica dell’incidente mortale. Secondo le prime ricostruzioni, il 25enne sarebbe precipitato da un impianto, morendo sul colpo. «Ancora un morto sul lavoro e sempre con le stesse e poco chiare dinamiche. Oggi è toccato ad un giovane di appena 25 anni, venuto dal Camerun in cerca di una nuova vita ed invece ha trovato la morte», ha dichiarato Nicola Ricci, segretario generale della CGIL Campania.
Un operaio di 34 anni è invece la vittima di Marghera. Stava lavorando per Fincantieri all’interno di una nave in costruzione. Improvvisamente è stato colto da un malore, presto degenerato. L’ipotesi al momento più quotata è quella dell’intossicazione da sostanza nociva, avvalorata dal fatto che altri due lavoratori si sono sentiti male. L’area è stata sgomberata per procedere coi rilievi ambientali e accertare le cause dell’incidente che ha portato alla morte di Marius Hurba.
Aveva 54 anni Marco Carini, l’operaio ucciso ieri in provincia di Piacenza. È stato travolto da un’auto mentre svolgeva una lettura dei contatori dell’acqua in un pozzetto d’ispezione. Ai Carabinieri il compito di ricostruire la dinamica. Pino De Rosa, segretario UGL UTL, nel frattempo si interroga sul rispetto delle norme di sicurezza: «Il lavoratore era solo mentre entrava nei tombini o era affiancato da un collega? Aveva in dotazione l’apposita dotazione di sicurezza per segnalare la propria presenza nei tombini e con la mole di lavoro da svolgere aveva il tempo materiale di posizionarla ogni volta?». Dalla CGIL sostengono che «l’attività risulterebbe riconducibile a un servizio esternalizzato nell’ambito degli affidamenti di IREN. Chiediamo al gruppo di chiarire l’intera catena degli appalti e degli eventuali subappalti», lungo la quale spesso finiscono per sbiadirsi responsabilità e vincoli, come denunciato durante la campagna referendaria del giugno 2025, conclusasi poi con un nulla di fatto a causa del mancato raggiungimento del quorum.
A Trecate, in provincia di Novara, un operaio 57enne è rimasto gravemente ferito dallo schiacciamento provocato da una gru. A nulla è servita la corsa in ospedale. Antonio Fasciani è morto poco dopo il ricovero a causa dei gravi traumi riportati. Lavorava per conto della MC Prefabbricati all’interno di un cantiere per l’ampliamento della fabbrica chimica MacDermid. La morte nel leccese di Bashkim Rushani, 61enne a capo di una ditta edile, chiude l’ennesima giornata nera vissuta dall’Italia. Il 61enne stava lavorando «al rifacimento di alcuni pilastri», spiega Tommaso Moscara, segretario generale della CGIL di Lecce, che aggiunge: «Il mondo del lavoro salentino piange la nona vittima nel 2026».
Soltanto poche ore prima l’INAIL aveva pubblicato il suo rapporto periodico sulle denunce di infortuni e malattie professionali. Nei primi nove mesi del 2026, da gennaio a settembre, si sono registrati 823 morti sul lavoro, contro i 784 dell’anno scorso, nello stesso periodo. Viene dunque riscontrato un aumento del 5%. Lo stesso è avvenuto per le denunce di infortunio complessive, che hanno raggiunto la cifra di 457.879, contro le 435.883 del 2025. Nel conteggio, specifica l’INAIL, sono inclusi anche gli infortuni degli studenti, sempre più coinvolti nelle aziende attraverso i percorsi di scuola-lavoro. Delle 823 vittime sul lavoro, 13 sono studenti, 6 in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
La CGIL, che non ha aderito allo sciopero generale del 30 ottobre, ha lanciato la sua mobilitazione per il 20 novembre, sottolineando che tra le ragioni della protesta c’è anche la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. «La Confederazione rivendica interventi più incisivi per prevenire infortuni, malattie professionali e morti sul lavoro. La tutela della vita di chi lavora deve diventare una priorità effettiva, sostenuta da investimenti, prevenzione, controlli e responsabilità lungo tutta la catena degli appalti».
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