Il rifiuto popolare dell’estrema destra

Comune-info - Friday, October 30, 2026

Per i grandi media e gli intellettuali, la vittoria di Lula è dovuta al suo genio e alla capacità dei suoi collaboratori di utilizzare i social. Nelle favelas la pensano in modo molto diverso. “I giovani e le madri si sono identificati come contrari a Bolsonaro, cosa che non accade spesso tra chi vive in quartieri marginalizzati – scrive Raúl Zibechi – Non erano sostenitori di Lula… ma rifiutavano attivamente il candidato di estrema destra. Sebbene la militarizzazione delle favelas sia aumentata sotto il governo di Lula, il rifiuto di Bolsonaro deriva da un’esperienza vissuta, perché la sua vittoria avrebbe incoraggiato i paramilitari a intensificare la loro presenza e la loro aggressività contro i giovani poveri, neri…”. Del resto, ovunque i deliri elettorali sono accompagnati da rozze semplificazioni delle lotte popolari che riflettono, aggiunge Zibechi, “una prospettiva verticistica, coloniale e patriarcale che rimarrà egemonica a lungo, perché le culture cambiano a passo di lumaca…”

Foto MST – Movimento dos Trabalhadores Sem Terra

A seconda del punto di vista, si giunge a conclusioni completamente diverse. I media mainstream e gli intellettuali attribuiscono la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva al suo genio e al ruolo svolto dai socialdemocratici, sostenendo che il conflitto elettorale abbia generato fino a 11 milioni di “soldati” a sostegno del presidente.

Nel complesso di Maré, il più grande agglomerato di favelas di Rio de Janeiro, con oltre 130.000 abitanti, nella zona nord della città, la situazione è diversa da come viene descritta dai media, solitamente concentrati nelle aree abitate dalla classe media e alta. I giovani e le madri che frequentano il Museo di Maré, uno spazio comunitario dedicato alla memoria del quartiere, e le conversazioni che si svolgono per le ripide strade, nei negozi e nei ristoranti, ci mostrano l’altra faccia della realtà.

Nei giorni precedenti il ​​secondo turno di votazioni, una tensione innegabile permeava la favela, ben diversa da quella che i residenti provano quando la Polizia Militare fa irruzione, sparando e uccidendo; A differenza di quanto accaduto in altre occasioni, quando c’erano tensioni con i cartelli della droga, nella favela non si discute apertamente di politica; tutti sono cauti perché sanno di essere osservati e vulnerabili.

Durante quella settimana cruciale, tra i vicini sono scoppiate brevi e piccole discussioni, a favore o contro l’uno o l’altro candidato. In tutte le attività a cui ho partecipato, i giovani e le madri si sono chiaramente identificati come contrari a Bolsonaro, cosa che non accade spesso tra chi vive in quartieri marginalizzati. Non erano sostenitori di Lula; cioè, non appartenevano al Partito dei Lavoratori (PT) né appoggiavano direttamente Lula, ma rifiutavano attivamente il candidato di estrema destra.

Sebbene la militarizzazione delle favelas sia aumentata sotto il governo di Lula, il rifiuto di Bolsonaro deriva da un’esperienza vissuta, perché la sua vittoria avrebbe incoraggiato i paramilitari ad intensificare la loro presenza e la loro aggressività contro i giovani poveri, neri e residenti nelle favelas. Nel frattempo, le madri temono per le loro figlie, spesso vittime di molestie e persino di stupri da parte di uomini armati di estrema destra.

Domenica, la gente ha respirato gioia; i fuochi d’artificio sono esplosi e centinaia di persone si sono riversate nelle strade, lasciando le favelas per raggiungere la zona costiera dove si concentravano i festeggiamenti. C’era entusiasmo collettivo, ma anche sollievo per aver impedito a un miliziano di accedere al governo.

Da quanto ho potuto constatare e comprendere nel corso di diversi giorni, si è verificata una reazione comunitaria massiccia e potente, non diretta da Lula, dal PT o dai social media, come sostengono gli analisti dei media mainstream e gli intellettuali della sinistra elettorale. Si è trattato di un atteggiamento, come avrebbe detto Immanuel Wallerstein, “spontaneo nel senso più profondo del termine”, che non è semplice spontaneità, ma una decisione collettiva in spazi dominati dal popolo.

Coloro che sostengono che siano gli uomini forti, e non il popolo, a fare la storia, affermano che Lula abbia ribaltato le elezioni, come se le persone fossero argilla nelle mani dei “grandi uomini” della storia. Preferiscono persino attribuire un carattere magico ai social media, suggerendo che possano cambiare la realtà con un semplice “mi piace”. Il cosiddetto “esercito” di Lula, creato dal deputato André Janones, avrebbe sconfitto l’estrema destra, che spesso viene etichettata come fascismo. Ma il fascismo è mai stato sconfitto alle urne?

Al contrario, credo che coloro che spiegano tutto attraverso figure autoritarie e i social media nutrano una profonda sfiducia nella capacità del popolo di trovare la propria strada. Chi ha guidato il popolo a resistere a cinque secoli di colonialismo e sterminio? Le rivoluzioni a cui abbiamo assistito nel corso della storia non sono mai state orchestrate dai media. Le rivolte popolari in Cile nel 2019, in Colombia nel 2021, in Brasile nel giugno 2013 e tante altre sono state amplificate dai social media, non istigate da essi.

Questa rozza semplificazione delle lotte popolari riflette una prospettiva verticistica, coloniale e patriarcale che rimarrà egemonica a lungo, perché le culture cambiano a passo di lumaca. Non è forse la storia fatta dal popolo, e non si dice forse che “la storia di tutte le società finora esistite è storia di lotte di classe”? È un peccato che chi si definisce di sinistra ripeta analisi così profondamente radicate nel capitalismo.

I social media non possono essere una scorciatoia per comprendere e spiegare la resistenza e le lotte dei popoli. È impossibile ottenere un profondo cambiamento politico e sociale attraverso di essi. Se così fosse, Lula dovrebbe prestare il suo “esercito” di WhatsApp al popolo palestinese. Sembra una follia, vero? Alcuni di noi preferiscono ancora la lotta sul campo, faccia a faccia. Lo scambio con le madri che cercano i loro figli scomparsi, ascoltare e sentire il loro dolore, vale molto di più dei milioni di “soldati” mobilitati tramite internet.

APPUNTAMENTO CON ZIBECHI E BIFO Giovedì 19 novembre (ore 18), la redazione di Comune promuove un incontro presso il Polo civico Esquilino, Roma, con Raúl Zibechi e Franco Berardi Bifo, collegati on line, sul tempo che viviamo, a partire dal libero Dopo la tormenta. La sfida comunitaria (eleuthera) di Zibechi (sarà possibile acquistare il libro a prezzo scontato)

L'articolo Il rifiuto popolare dell’estrema destra proviene da Comune-info.