Consumo di suolo: 280 mila metri quadrati cancellati ogni giorno

Pressenza - Thursday, October 29, 2026

Nel 2025 le superfici impermeabilizzate hanno raggiunto il 7,19% della superficie nazionale: 21.644 km² risultano coperti da edifici, infrastrutture, piazzali, impianti e altre superfici artificiali. Solo nell’ultimo anno cemento e asfalto hanno cancellato altri oltre 10.200 ettari di aree naturali, pari a più di 102 km². I ripristini si fermano invece a 746 ettari e il bilancio resta negativo per quasi 9.500 ettari. La Sicilia aggiunge poco più di 1.600 ettari di nuovo suolo artificiale, il Lazio più di 1.400 ettari, Puglia e Lombardia superano i 1.000. Quest’ultima insieme a Veneto e Campania restano anche le regioni con la quota più alta di superfici coperte da edifici e infrastrutture: rispettivamente il 12,27%, l’11,87% e il 10,65%. Dal 2006 le nuove coperture artificiali interessano il 96% dei Comuni italiani e il suolo consumato avanza anche nelle aree più fragili: in un anno +1.106 ettari nelle zone a rischio alluvione e 707 ettari nelle aree a rischio frana.

Sono alcuni dei risultati contenuti nell’edizione 2026 del Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, il lavoro, curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che quest’anno non ha misurato soltanto il fenomeno, ma ha reso disponibile anche una prima mappatura nazionale di suolo potenzialmente recuperabile.

“Dal 2006 al 2025, si legge nel Rapporto, nel 96% (7.578 su 7.896) Cei comuni italiani si è registrato un aumento del suolo consumato. Gli incrementi sono stati di almeno 5 ettari in 4.205 Comuni (il 53%) e superiori a 10 ettari in più di un terzo dei casi (2.907 Comuni). Nell’ultimo anno, in circa due terzi dei Comuni sono state rilevate nuove superfici artificiali, nel 20% la crescita è stata di almeno un ettaro, mentre gli incrementi più consistenti, oltre i 5 ettari, hanno interessato circa il 5% dei Comuni. I valori più alti di nuovo consumo di suolo interessano i Comuni di Tuscania (+319 ettari), Montalto di Castro (+316 ettari) e Catania (+198 ettari). Se si esclude il contributo dei nuovi impianti fotovoltaici a terra, in netta crescita nel 2025 con quasi 2.800 ettari rilevati (valore più alto di oltre 1.000 ettari rispetto allo scorso anno), i Comuni con la maggiore crescita annuale di aree artificiali sono Roma (74 ettari), Foggia (72 ettari), Cerignola (53 ettari) e Campagna (51 ettari)”.

Oltre la metà delle nuove superfici artificiali (il 52,6%) è legata ai cantieri che si estendono su 5.387 ettari. I nuovi edifici coprono 725 ettari di suolo naturale e 435 ettari di cantieri preesistenti, per una crescita complessiva di 1.160 ettari. Piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali aumentano di 1.230 ettari, le attività estrattive e le infrastrutture coinvolgono rispettivamente 392 e 506 ettari, considerando anche le opere costruite su cantieri già esistenti. Tra i fenomeni che crescono più rapidamente la logistica, che in un anno aggiunge 390 ettari, soprattutto in Piemonte (+115 ettari) e nel Lazio (+59). Prosegue l’estensione anche del fotovoltaico a terra (+2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021) e degli impianti eolici (+118 ettari comprese le infrastrutture collegate).

Oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città: nel 2025 scompaiono 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea, riduzioni che si riflettono anche sulle temperature estive. Nelle zone più impermeabilizzate il suolo raggiunge valori superiori di oltre 10°C rispetto alle aree rurali circostanti, con punte che localmente arrivano a 12°C. Dove gli alberi sono più presenti, invece, le temperature risultano fino a 1,6°C più basse. Tuttavia, come si sottolinea nel Rapporto, “la relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, della popolazione residente. Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro-capite aumenta di quasi 2 m2/ab rispetto al 2024. Si passa, infatti, da 347 m2 /ab nel 2006 a 367 m2 /ab nel 2025. In dieci anni dal 2006 al 2016 il suolo consumato per abitante era aumentato di 3,1 m2 /ab mentre tra il 2016 e il 2025 si è registrata una crescita cinque volte maggiore, pari a 16,6 m2/ab”.

Per i ricercatori dell’ISPRA-SNPA il fenomeno si può quindi ridurre: con oltre 2.100 km² di superfici disponibili l’Italia può iniziare a recuperare terreno, a rigenerare le città, realizzare nuovi spazi verdi urbani, depavimentare e limitare il consumo di suolo che, nel 2025, come si evidenziava, ha segnato il record, avanzando di altri 102 km2 a un ritmo superiore a 3 m² al secondo, pari a oltre 280mila metri quadrati al giorno. Le opportunità individuate sul territorio nazionale comprendono anche 3.281 km² di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 km² di tetti utilizzabili per l’installazione di impianti fotovoltaici. A queste si aggiungono quasi 9,6 milioni di abitazioni non occupate che possono essere recuperate e riutilizzate. Le aree pubbliche urbane idonee al ripristino superano complessivamente i 35mila ettari, con le maggiori estensioni nel Lazio, in Lombardia e in Veneto. Tra i Comuni il primato spetta alla città di Roma.

“Oggi la conoscenza ambientale, ha sottolineato Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra-Snpa, non serve solo a descrivere i problemi, ma a costruire le soluzioni. E il valore di questo Rapporto sta proprio in questo: non solo fotografa l’avanzata del consumo di suolo, ma fornisce indicazioni concrete su come contrastarlo e individua le opportunità per lo sviluppo sostenibile dei territori e delle città. Ispra e il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente mettono a disposizione dati, analisi e strumenti che permettono di individuare percorsi alternativi alla perdita di suolo e di orientare le scelte verso il recupero e la rigenerazione di ciò che già esiste.”

Qui per approfondire e scaricare il Rapporto Ispra-Snpa: https://www.snpambiente.it/pubblicazioni/report-snpa/consumo-di-suolo-ecosistemi-urbani-e-stato-del-territorio-edizione-2026/

Giovanni Caprio