La chitarra e il megafono, la scuola e la piazza. 17 istituti occupati a Palermo

Pressenza - Wednesday, October 28, 2026

Al cancello dell’Umberto occupato, il servizio d’ordine è costituito da un gruppo di ragazze e ragazzi che cantano attorno a una chitarra. Racconto chi sono e chiedo di poter fare un’intervista. Con gli occhi pieni di stelle vanno a chiamare un portavoce. Così conosco Giorgio Granata, attivista dell’OSA, Opposizione Studentesca d’Alternativa, un’organizzazione comunista – mi spiega – vicina a Potere al Popolo, come USB e Cambiare Rotta, ma autonoma, non strutturata come una federazione giovanile di partito. Si stupisce che io brandisca quaderno e penna bic anziché una videocamera di ultima generazione, ma poi si rassegna sorridendo a conversare su una panchina del cortile.

Com’è cominciato tutto?

Il 14 ottobre, agli Stati Generali della Scuola, ai Cantieri alla Zisa, una delegazione di otto studenti di diverse associazioni, tra cui OSA e Vucìa, a nome del corteo di migliaia di giovani, ha atteso per ore sotto il sole cocente di essere ricevuta dal ministro Valditara, fino allo scioglimento del corteo, per poi doversi accontentare di un colloquio col suo segretario (vedi Studenti in piazza contro gli Stati Generali della Scuola Siciliana: i loro corpi, le loro voci).

Da quel momento, capofila l’Umberto, in diverse scuole la comunità studentesca si è organizzata: prima presidii in ciascuna scuola e poi occupazioni. Da dieci anni non si occupava una scuola a Palermo e ora sono 17 gli istituti superiori occupati! E l’Umberto è stato il primo! – ribadisce con orgoglio. Abbiamo rintracciato un filo, quello del movimento per la Palestina e ci siamo ritrovati insieme.

Ora la parola d’ordine è: “Studenti e lavoratori uniti nella lotta” – come nel ’68, mi azzardo ad accostare – sì – mi conferma – anche in vista dello sciopero del 30 ottobre. Un altro slogan è: “rompere con la scuola caserma”.

Dunque sono molteplici le vostre motivazioni?

Guarda, ti mando per whatsApp il nostro documento su Instagram, c’è tutto.

Oggi 21 ottobre 2026 la comunità studentesca dell’Umberto dichiara la scuola occupata a seguito della rabbia e della delusione nei confronti del ministero dell’istruzione e del ministero Valditara che il 14 ottobre ha scelto di ignorare la voce di tutti gli studenti che erano scesi in piazza per ottenere un confronto. Le ragioni che ci hanno spinto ad intraprendere questa azione politica sono le politiche guerrafondaie, razziste e retrograde di questo governo che si ripercuotono su noi studenti e sulla scuola che viviamo ogni giorno.

Ne è un esempio eclatante come il governo Meloni preferisca destinare miliardi dei nostri contributi non alle scuole ed agli ospedali pubblici in condizioni fatiscenti, ma bensì alla militarizzazione ed al riarmo della nostra società (come gli 800 miliardi per il riarmo europeo) nel tentativo di portarci in guerra come unica soluzione per salvare l’imperialismo occidentale dal suo inevitabile declino. A ciò aggiungiamo che noi non tollereremo più incontri e progetti di alleanza scuola-lavoro con aziende complici di genocidio e con i militari, né tantomeno inviti ad arruolarsi, saremo la generazione che organizzerà i disertori delle vostre guerre.

Noi ci opponiamo alle riforme razziste e xenofobe, come quella del tetto del 30% sugli studenti stranieri nelle classi, che puntano a dividere e a distrarre le masse dai problemi reali della scuola con lo scopo di creare un nemico interno tra noi studenti. A scuola nessuno è straniero.

Ci schieriamo sempre a fianco dei nostri compagni degli istituti tecnici contro la riforma del 4+2 e dell’alternanza scuola-lavoro che sotto le mentite spoglie di promuovere l’ingresso nel mondo del lavoro, non è altro che l’ennesima riforma che mira a creare scuole di serie A e di serie B che non emancipano più gli studenti ma il cui scopo è quello di privarci degli strumenti di lettura del mondo e renderci lavoratori accondiscendenti e facilmente sfruttabili.

La scuola e la conoscenza devono essere un bene pubblico e non di pochi privilegiati, noi diciamo di no al modello di scuola azienda con i presidi manager ed all’autonomia scolastica che accresce sempre di più le disuguaglianze tra le scuole di periferia e quelle del centro.

Infine ribadiamo che noi la crisi non la paghiamo e troviamo inaccettabile che mentre i miliardari e le grandi imprese continuino ad incassare grandi profitti sulle nostre spalle, la gente normale fatichi ad arrivare a fine mese per l’inflazione e la speculazione sui beni di prima necessità causate dalle scelte impopolari di questo governo.

Da questa occupazione vogliamo ottenere l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, l’interruzione di tutti i rapporti tra la scuola e la filiera militare e lo stato genocida di Israele e che la spesa pubblica per la scuola si allinei quantomeno alla media europea del 4,7% a discapito di quella militare.

Vi siete dati un’organizzazione interna?

La nostra è un’occupazione bianca: i docenti e il personale amministrativo entrano, ma non si svolgono lezioni. Abbiamo un nostro calendario di attività che normalmente a scuola non si possono espletare: una compagna di Non Una Di Meno è venuta a discutere di educazione sessuale, ora relegata in un angolino del programma di Educazione Civica e solo dietro autorizzazione dei genitori.

È venuto Fabrizio Chiodo, ricercatore che ha collaborato alla realizzazione del vaccino cubano antiCovid, che ci ha spiegato le conseguenze del bloqueo contro Cuba. Anche di questo abbiamo documentazione (e mi manda un altro post di Instagram).

Oggi (ieri 27 ottobre, ndR) abbiamo avuto il piacere di costruire con gli studenti dell’Umberto occupato una iniziativa in solidarietà con il popolo cubano e la sua rivoluzione. Nell’ultimo anno abbiamo visto un grave inasprimento del Bloqueo, fino al punto di definirlo un vero e proprio “genocidio silenzioso” nei confronti del popolo dell’isola. La colpa è solo quella di non inginocchiarsi all’imperialismo, di aver scelto autonomamente un percorso di sviluppo alternativo tarato sul benessere collettivo e lo sviluppo sociale, e non sull’interesse di pochi privati. Per questo motivo il modello cubano incute timore alle classi politiche occidentali che vogliono a tutti gli effetti cancellare qualsiasi alternativa possibile al futuro di guerra e precarietà verso cui stanno conducendo la nostra generazione.

Fra il 27 e il 28 Ottobre si terranno le votazioni riguardo alla fine del blocco economico posto dagli Stati Uniti a Cuba, anche il nostro paese sarà chiamato in causa e proprio per questo motivo abbiamo il dovere di costruire la solidarietà internazionalista e antimperialista anche a partire dalle scuole occupate. ¡CUBA NO ESTA SOLA!

E ancora è venuta l’associazione Libera a parlare di antimafia e anticapitalismo necessariamente inttrecciati, abbiamo incontrato il cantante attivista Picciotto, rapper e operatore sociale, e Cambiare Rotta ha fatto orientamento universitario.

Fate rete con le altre scuole della città?

Non c’è un vero e proprio coordinamento delle scuole occupate, ma siamo in contatto tramite le organizzazioni di appartenenza. OSA, per esempio, è collegata a livello nazionale e internazionale, ha svolto una missione di solidarietà a Cuba ed è vicina agli studenti francesi. Del resto si va ad aiutare e si riceve aiuto dalle altre scuole. Così è stato al momento di occupare.

Avete progetti?

Per ora lo sciopero generale del 30 ottobre. Lo sciopero coinvolge gente anche non politicizzata e dunque è importante, ma occorre muoversi in modo non disordinato, altrimenti tutto si sgonfia come dopo le manifestazioni dello scorso autunno per la Palestina, che forse però una traccia hanno lasciato se siamo ancora qui.

Gli altri studenti, quelli che non dormono a scuola, come reagiscono?

Ogni mattina siamo più di seicento nell’assemblea che apre la giornata, nel cortile interno. Molti partecipano alle attività proposte. Sempre più cominciano ad avvicinarsi. L’occupazione funziona come un catalizzatore.

Ci sono professori che si sono uniti a voi e hanno accettato di collaborare a seminari autogestiti? – chiedo ricordando tutti i miei trascorsi (68 e 77 da studentessa, ma dall’89 in poi docente coinvolta nelle occupazioni, penso alla Pantera, all’Onda e così via)

Lo abbiamo proposto, ma nessuno ha accettato (e condividiamo una tristezza). Il corpo docente è diviso (come la società, mi viene da pensare).

Le ragazze hanno creato propri spazi separati?

Dentro la scuola non ci sono compagne di NUDM o Camurrìa, niente femministe. Perciò nessuna iniziativa così. (Ma una studentessa, che passandoci accanto ascolta, mi strizza l’occhio: – Però, può essere un’idea! -)

E contro la discriminazione razziale?

Ci sono pochi ragazzi di origine extraeuropea e non c’è differenza tra noi. Abbiamo fatto assemblee in merito. Ma essere antirazzisti dev’essere una postura intima, dev’essere dentro ognuno di noi, è imprescindibile dalle lotte intersezionali.

Intanto il megafono richiama a un lavoro di gruppo nelle classi. Sciamano, ridono, vorrei fotografarli, a loro piacerebbe, ma sono minorenni, così mi accontento degli striscioni…

Arrivederci a venerdì 30 in piazza!

Daniela Musumeci