Picchiati, accusati di terrorismo ed espulsi: l’odissea dei volontari italiani in Palestina

L'INDIPENDENTE - Saturday, October 24, 2026

Erano arrivati in Cisgiordania per consegnare a un’associazione palestinese i fondi raccolti in Italia, e ne sono stati cacciati. Manuel Tartarotti, di 35 anni, e il padre Alberto, 67, sono stati arrestati martedì 20 ottobre nel villaggio di Khallat al-Dabaa, a Masafer Yatta, e trattenuti per oltre 24 ore prima di essere espulsi con il divieto di rientrare in Israele per dieci anni. Due giorni dopo, il 22 ottobre, è toccato a un altro gruppo di volontari internazionali che accompagnava i contadini palestinesi nella raccolta delle olive: tra loro cinque italiane, fermate dalle forze israeliane nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, e portate nella stazione di polizia della colonia di Kiryat Arba. L’Ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato Generale a Gerusalemme hanno chiesto alle autorità israeliane «chiarimenti urgenti sulle circostanze del fermo» ha fatto sapere la Farnesina, mentre la polizia israeliana ha accusato gli attivisti di essersi «nascosti dietro la raccolta delle olive» per entrare in una zona militare chiusa e ne ha annunciato l’espulsione.

«Ci hanno bendati e caricati su un furgone militare» ha raccontato Manuel Tartarotti al portale altoatesino Salto.bz, spiegando di essere stato picchiato nel retro del mezzo. Padre e figlio sono stati trasferiti in una base militare a Hebron, interrogati, sottoposti a prelievo di impronte e DNA e tenuti ammanettati fino a sera: «Ero con mio padre in una cella lurida, ma almeno ero con lui» racconta Tartarotti figlio. I due viaggiavano con una carovana di Youth of Sumud, un gruppo di giovani palestinesi che pratica la resistenza nonviolenta, accompagna pastori e contadini nei campi e i bambini a scuola per scoraggiare le aggressioni dei coloni oltre a documentare gli abusi. Secondo Manuel, stavano filmando da lontano alcune demolizioni, seduti su un muretto, dove nessun cartello segnalava divieti.

Sui Tartarotti la polizia israeliana sostiene invece che abbiano preso parte a una raccolta di olive «non autorizzata» vicino ad at-Tuwani, si siano rifugiati in una zona di tiro militare all’arrivo degli agenti e si siano «identificati» con al-Haq. Al-Haq è una delle più note organizzazioni palestinesi per i diritti umani, con sede a Ramallah, che documenta le violazioni commesse dall’occupazione. Nel 2021 l’allora ministro della Difesa Benny Gantz ha bollato l’organizzazione come terroristica insieme ad altre cinque ong, accusandole di legami con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Ma nel luglio 2022 nove governi europei, tra cui quello italiano, hanno dichiarato di non aver ricevuto da Israele «alcuna informazione sostanziale» che giustificasse un cambio di posizione, mentre nel 2025 a colpire al-Haq sono state le sanzioni di Washington.

Gli arresti arrivano nel pieno dell’ennesima stagione di violenze. Nelle prime due settimane di ottobre l’ONU ha registrato almeno 160 attacchi di coloni legati alla raccolta delle olive, molti con la protezione o la partecipazione delle forze israeliane. Nel mirino sono finiti anche un fotoreporter del Washington Post e, il 17 ottobre vicino a Taybeh, diplomatici belgi, francesi e polacchi, aggrediti da coloni mascherati. Per i palestinesi la raccolta delle olive è da anni un atto di resistenza, e la presenza di volontari internazionali, come quelli dell’ISM, serve proprio a proteggerla. Ed è questa presenza che Israele sembra ora voler allontanare.

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