Per il rilascio immediato

Pressenza - Saturday, October 17, 2026

 

 La Procura di Roma ha comunicato i nomi dei responsabili delle violenze commesse ai danni degli attivisti della Global Sumud Flotilla, intercettati e sequestrati durante le scorse missioni per raggiungere Gaza. “Che l’Europa sanzioni. Embargo militare, rottura degli accordi e giustizia per le violazioni del diritto penale da parte di Israele”.  

La Procura di Roma ha messo nero su bianco i nomi della catena di comando israeliana, da Katz e Ben Gvir ai vertici di IDF, Marina, Polizia e Servizio Penitenziario. Eurojust conferma che le inchieste sono in tutta Europa. Ora i governi europei hanno un obbligo politico e giuridico: sanzionare, isolare, rompere ogni accordo.

C’è un momento in cui le istituzioni e i governi sono obbligati a scegliere da che parte stare. Quel momento è adesso. La Procura di Roma ha messo nero su bianco i nomi dell’intera catena di comando israeliana responsabile delle violenze subite dagli attivisti della Global Sumud Flotilla. Dai ministri Israel Katz e Itamar Ben Gvir ai vertici delle forze armate, della polizia e del sistema penitenziario, la magistratura italiana ha iscritto nel registro degli indagati l’intera filiera di comando per i reati di tortura, sequestro di persona, lesioni personali, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio.

E Eurojust, agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria, ha ufficialmente coordinato un incontro tra le autorità giudiziarie dei paesi coinvolti, sancendo che le violenze subite dagli attivisti riguardano un sistema criminale transnazionale che attraversa il Mediterraneo e chiama in causa le responsabilità di uno Stato terzo. 

Si attendono ora risposte chiare e condanne formali dalle istituzioni e dai governi: sanzionare Israele, imporre un embargo militare totale, rompere gli accordi di cooperazione e sospendere ogni forma di collaborazione diplomatica, economica e scientifica per le violazioni commesse. 

I NOMI DELLA CATENA DI COMANDO ISRAELIANA 

L’indagine della Procura di Roma, condotta dal pm Stefano Opilio sotto la supervisione del procuratore capo Francesco Lo Voi, con il supporto del ROS dei Carabinieri e del Nucleo Antiterrorismo, ha identificato e iscritto nel registro degli indagati l’intera filiera di comando, politica, militare e di polizia. Sul piano politico, sono indagati il ministro della Difesa Israel Katz e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir. Sul piano militare, per la prima missione, sono indagati il capo di Stato Maggiore delle IDF, generale Eyal Zamir; il comandante in capo della Marina, vice ammiraglio David Saar Salama; il capo di Stato Maggiore della Marina, maggior generale Tal Politis; il comandante della Shayetet 13, colonnello Eldad Borochovich; e il comandante della base navale di Ashdod, colonnello Eitan Paz.

Per la seconda missione, la catena è identica, salvo per il comandante in capo della Marina, vice ammiraglio Eyal Harel, e il capo di Stato Maggiore, maggior generale Guy Levy. Per quanto riguarda i membri della polizia e del sistema penitenziario, sono indagati il capo della Polizia israeliana, Daniel Levy; il capo del Servizio Penitenziario (IPS), Kobi Yaakobi; il comandante della prigione di Ktzi’ot, generale Menachen Bibas; il comandante dell’unità operativa “Nahshon”, Assaf Zagori; e il comandante della MAGAV, Berik Yitzchak. 

Indagini analoghe sono in corso anche in Spagna, Francia, Svezia, Portogallo, Polonia, Olanda, Australia, Finlandia, Slovacchia e Belgio e, per garantire il coordinamento e lo scambio informativo tra le autorità giudiziarie dei diversi paesi, è stata coinvolta l’Eurojust, l’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale.

Questo passaggio evidenzia che le violenze subite dagli attivisti della Global Sumud Flotilla non rappresentano una questione bilaterale tra Italia e Israele, bensì un sistema di violazioni che coinvolge cittadini di tutta Europa e che richiede una risposta giudiziaria e politica coordinata a livello continentale. 

“La magistratura italiana sta facendo ciò che la politica europea si ostina a non fare: chiamare in causa le responsabilità dei vertici israeliani. La politica – ora più che mai – non può più tentennare, e invocare l’immunità diplomatica o la ragion di Stato per giustificare il proprio silenzio e la propria complicità. Ci si aspetta ora la risposta di Bruxelles e Roma” – riporta la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla.

La portavoce Delia:“Esprimersi rispetto alle violenze subite da noi attivisti europei non preclude di condannare aspramente quelle, tanto più gravi e sistemiche, che il popolo palestinese subisce da sempre. Non possiamo pretendere che il diritto internazionale diventi oggetto della discussione e venga rispettato soltanto quando le vittime hanno un passaporto europeo: il diritto internazionale non può essere applicato a geometria variabile.” 

LE VIOLAZIONI ACCERTATE 

Le indagini hanno ricostruito con precisione la dinamica degli abbordaggi, avvenuti in acque internazionali in violazione del diritto marittimo, con la distruzione dei dispositivi di streaming e il sequestro dei telefoni e degli apparecchi elettronici dei partecipanti. È emerso un quadro di trattamenti degradanti e sistematici: privazione della libertà personale, sovraffollamento, trasferimenti al porto di Ashdod e al carcere di Ktzi’ot, percosse, lesioni, minacce di morte, insulti e accuse di terrorismo.

La Procura ha accertato la privazione ripetuta di cibo, l’omissione deliberata di cure mediche anche di fronte a evidenti necessità, condizioni igieniche precarie e privazione del sonno. È stata inoltre riscontrata una completa assenza di assistenza legale e l’impossibilità di comunicare tempestivamente con i rappresentanti diplomatici e con i propri avvocati.

Per quanto riguarda la seconda missione (aprile-maggio 2026), le indagini hanno documentato gli stessi schemi di violenza, ma con metodi ancora più brutali: percosse al buio, uso di taser e spari con proiettili di gomma contro gli attivisti. Nel giugno 2026 la Procura ha inoltrato una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele per ottenere informazioni utili a ricostruire i fatti e stabilire le responsabilità. 

IL RUOLO DEL TEAM LEGALE ITALIANO 

Il team legale della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha raccolto le testimonianze, assistito i connazionali, depositato gli esposti e contribuito alla costruzione del quadro probatorio che oggi consente alla magistratura italiana di procedere contro i responsabili. 

La delegazione italiana esprime profonda soddisfazione per il lavoro della Procura di Roma e per la determinazione con cui i magistrati italiani hanno ricostruito una catena di violenze che le autorità israeliane hanno tentato di nascondere: “Quanto accaduto rappresenta un segnale forte contro il senso di impunità di Israele. In questo senso la cooperazione giudiziaria europea e la tutela multilivello dei diritti fondamentali devono riconoscersi come valori fondamentali e concreti.

Nella strategia legale della Global Sumud Flotilla ogni giurisdizione nazionale coinvolta rappresenta la possibilità di promuovere azioni legali per incrinare l’impunità che viene concessa a Israele. Ci auguriamo che le autorità nazionali facciano la loro parte nell’agevolare la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele afnché la giustizia possa davvero fare il suo corso”, riporta il team italiano. 

LE NOSTRE RICHIESTE AI GOVERNI EUROPEI 

Chiediamo all’Europa e a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea di assumersi le proprie responsabilità politiche e giuridiche. In particolare chiediamo: 

1.Sanzioni immediate contro Israele. Sanzioni mirate contro i responsabili delle violenze – ministri, ufficiali, comandanti – e sanzioni settoriali contro lo Stato che li protegge. L’Unione Europea dispone di uno strumento di sanzioni per i diritti umani, il regime globale di sanzioni: lo attivi senza ulteriori rinvii. 

2.Embargo militare totale. Blocco immediato di ogni esportazione e importazione di armi, munizioni, componenti e tecnologia militare verso e da Israele. Nessun paese europeo può continuare a commerciare armi con chi commette crimini e viola il diritto. 

3.Rottura degli accordi di cooperazione. Sospensione immediata dell’Accordo di associazione UE Israele, che all’articolo 2 vincola le parti al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Sospensione di ogni accordo bilaterale in materia di difesa, sicurezza, intelligence e ricerca. Fine dei programmi di cooperazione scientifica e tecnologica.

4.Fine della complicità diplomatica. Nessuna accoglienza di rappresentanti israeliani sotto mandato di arresto internazionale. Arresti e non accoglienza per soldati e ufficiali coinvolti in crimini di guerra. Nessuna copertura politica per chi viola il diritto internazionale. 

5.Piena cooperazione giudiziaria. Riscontro immediato alle richieste di assistenza giudiziaria internazionale, coordinamento stabile tra le procure europee attraverso Eurojust, e sostegno all’azione della Corte Penale Internazionale. 

6.Liberazione dei prigionieri politici e fine della criminalizzazione della solidarietà. Chiediamo la liberazione immediata dei prigionieri politici detenuti in Palestina, in Italia e in tutto il mondo, rei della solidarietà e del sostegno alla Palestina. Chiediamo la fine della criminalizzazione della solidarietà con il popolo palestinese, che in Italia prende la forma del disegno di legge sull’antisemitismo, in Tunisia si traduce negli arresti politici di Wael Nawar, Nabil Chennoufi, Ghassan Boughediri e Ghassan Henchiri e in Europa si manifesta con misure cautelari, denunce e intimidazioni contro chi protesta. La solidarietà non va repressa e criminalizzata. 

IL NOSTRO APPELLO 

Israele va sanzionato, isolato, imputato. 

Non bastano le indagini, non bastano i nomi. Serve un atto politico di rottura. La magistratura ha fatto la sua parte, la società civile ha fatto la sua parte, gli attivisti hanno messo i propri corpi e la propria libertà in gioco. Ora tocca alla politica, che ancora una volta può rimarcare la propria complicità. 

Noi continueremo a mobilitarci per chiedere libertà, verità e giustizia, finché ogni responsabile non sarà chiamato a rispondere delle proprie azioni. 

Per la Palestina libera – dal fiume al mare.

Global Sumud Italia Ufficio Stampa & Relazioni Esterne 

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