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Global Sumud Flotilla, Dichiarazione di Bruxelles
Le barche della Global Sumud Flotilla arrivano in Sicilia, una dopo l’altra, prima ad Augusta e poi a Siracusa, lungo la costa orientale dell’isola. È la conclusione di una settimana di mobilitazioni dentro e fuori dall’Italia. Eventi pubblici, appuntamenti per la stampa, incontri istituzionali, iniziative culturali ad Augusta, Catania, Castellammare del Golfo, Siracusa e Roma, oltre che a Bruxelles. A ogni passo, nuove barche e nuovi partecipanti da tutto il mondo si sono uniti alla missione. La Flotilla si prepara a lasciare l’Italia, partendo da Siracusa alla volta di Gaza, “con l’intento di rompere l’assedio e creare un canale umanitario permanente”. Martedì si è svolto il congresso inaugurale della Global Sumuod Flotilla incentrato sulla Dichiarazione di Bruxelles: al centro c’è l’appello a istituire un corridoio marittimo umanitario riconosciuto dalle Nazioni Unite e fondato sul diritto internazionale. La dichiarazione di Bruxelles è basata su tre principi: * Diritto di accesso: il diritto del popolo palestinese di accedere liberamente alle proprie acque e al proprio territorio e di ricevere “continuamente e senza ostacoli” i beni di prima necessità; * Diritto all’autodeterminazione, ossia il diritto del popolo palestinese a guidare la propria ricostruzione e la ricerca della giustizia, “libero dall’imposizione di forze esterne”; * Rifiuto dell’impunità: il rifiuto del sopruso della forza militare, secondo cui “i governi possono agire impunemente”, con l’invito ad applicare gli ordini di cattura nei confronti dei politici e militari israeliani riconosciuti responsabili del genocidio.   ANBAMED
April 23, 2026
Pressenza
Gaza, operatori UNICEF uccisi dalle IDF. Global Sumud Flotilla: “Interrompere ogni rapporto con Israele è urgente e necessario”
Il 17 aprile due autotrasportatori dell’UNICEF sono stati uccisi a Nord di Gaza mentre portavano rifornimenti d’acqua potabile alla popolazione; altre due persone sono rimaste ferite. Intanto Roma e Berlino sostengono il rinnovo degli accordi di partenariato UE-Israele. L’UNICEF chiede ad Israele un’indagine su quello che nel comunicato dell’organizzazione viene definito ‘incidente’, malgrado il fatto che si sia verificato, come dichiarato, “durante le normali operazioni di trasporto dell’acqua, senza alcuna variazione nei percorsi o nelle procedure.”  Solo il 6 aprile scorso, un mezzo della World Health Organization era stato colpito dal fuoco israeliano, che aveva causato la morte dell’autista, il ferimento di un medico e di altri operatori. Mentre l’attenzione globale è dominata dalla guerra Usa -Iran, la striscia di Gaza continua a essere martoriata da attacchi indiscriminati e da sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario. A seguito dell’uccisione dei due autotrasportatori, l’UNICEF ha sospeso le attività di rifornimento, il che comporta un ulteriore peggioramento delle condizioni di sopravvivenza della popolazione civile.  Colpisce la flebile eco mediatica suscitata da questi crimini, compiuti, lo ricordiamo, durante la “tregua” siglata il 10 ottobre 2025, un accordo di pace criminale che abbiamo denunciato sin dall’inizio e che è servito unicamente a far calare il silenzio sui crimini di guerra che continuano ad essere perpetrati nella striscia di Gaza e nei territori della Cisgiordania.  Poche note ad allungare la conta disumana dei morti. A fronte di questa barbarica devastazione di ogni principio di diritto internazionale e delle reiterate violazioni dell’accordo di cessate il fuoco, i governi europei, e fra questi Roma e Berlino,  scelgono di non sospendere l’accordo commerciale UE- Israele, forti della necessità dell’unanimità per la sospensione piena del partenariato. Come afferma l’eurodeputata Left Lynn Bolylan: “Qualsiasi cosa che non sia la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele sarebbe un atto di profonda codardia morale dal quale l’UE potrebbe non riprendersi mai.” La sospensione del Memorandum di cooperazione con Israele nel settore militare, dichiarata pochi giorni or sono dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mostra quindi la sua effettiva inconsistenza politica e la natura puramente opportunistica dettata dal frangente post-referendario. Chiediamo ai gruppi parlamentari di opposizione di schierarsi in modo netto e di utilizzare tutti gli strumenti idonei a loro disposizione per avere chiarezza sullo stato di rinnovo degli accordi di partenariato UE-Israele, per i quali il Ministro degli Esteri Antonio Tajani si è espresso favorevolmente, deresponsabilizzando ancora una volta i veri artefici politici e materiali del massacro di civili palestinesi. “In aggiunta ” – dichiara la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla – “è necessario e urgente fare pressione per l’introduzione di sanzioni al governo Netanyahu , che non sono ancora state imposte. Contestiamo la narrazione secondo cui le responsabilità sarebbero da attribuire a singole “schegge impazzite”.   Pretendiamo il riconoscimento delle reali responsabilità di ciò che è accaduto e che continua a protrarsi”. L’Europa dei governi, ancora impassibile di fronte al genocidio, rinnega irreparabilmente i principi e i valori su cui è stata fondata. Urge un cambio di rotta! Global Movement to Gaza
April 23, 2026
Pressenza
GLOBAL SUMUD FLOTILLA: CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PER ANNUNCIARE L’IMMINENTE PARTENZA
La delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha tenuto oggi, mercoledi 22 aprile, una conferenza stampa alla Camera dei Deputati a Roma per annunciare l’imminente partenza, per discutere i punti e le fasi della missione e continuare a fare pressione sul governo italiano perché cessi immediatamente ogni cooperazione militare ed economica con Israele. Nel corso della conferenza stampa ci sono stati aggiornamenti in merito ai dettagli del processo che vede coinvolto l’equipaggio italiano come parte lesa per il trattamento ricevuto dal rapimento in acque internazionali alle carceri israeliane. Al parlamento di Bruxelles si è svolto invece il “Global Sumud Parliamentary Congress” incentrato sulla Dichiarazione di Bruxelles con l’appello a istituire un corridoio marittimo umanitario riconosciuto dalle Nazioni Unite e fondato sul diritto internazionale. Tra gli altri è intervenuta anche Francesca Albanese Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967- OHCHR. La partenza ufficiale è prevista da Siracusa:  giovedi 23 aprile si incontreranno le barche italiane con quelle provenienti da Barcellona, venerdi 24 dalle 10.00 la partenza della flotta verso Gaza.  Vi proponiamo l’intervento della portavoce italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia che mriosponde alla domanda “perche’ una nuova missione?” Ascolta o scarica 
April 22, 2026
Radio Onda d`Urto
La Global Sumud Flotilla ostacola una nave MSC in rotta verso Israele
Due giorni fa, 13 navi della Global Sumud Flotilla si sono sganciate dalla piccola flotta che era partita da Barcellona, per intercettare e deviare la MSC Maya, una nave cargo della compagnia della famiglia Aponte, risaputamente coinvolta in traffici con Israele e le colonie illegali in Cisgiordania. L’imbarcazione, più o […] L'articolo La Global Sumud Flotilla ostacola una nave MSC in rotta verso Israele su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano
22 aprile: il giorno del Global Sumud Parliamentary Congress
Al convegno “Smantellare l’apartheid coloniale: dal diritto internazionale alla liberazione palestinese”, in svolgimento a Brussels e trasmesso in diretta su YouTube, verrà presentata la Dichiarazione su finalità e metodi degli interventi realizzati per garantire l’accesso dei soccorsi umanitari a Gaza. DICHIARAZIONE DI BRUSSELS Per coordinare l’azione politica a sostegno dei diritti dei palestinesi e del rispetto del diritto internazionale, sulle questioni della crisi umanitaria a Gaza, degli obblighi giuridici internazionali e degli interventi e provvedimenti riguardo ai trasferimenti di armi, alle responsabilità per i crimini commessi e alla garanzia e tutela dell’accesso umanitario interverranno numerosi politici e giuristi di varie nazioni, funzionari delle Nazioni Unite e leader della società civile (vedi elenco), tra cui le italiane Francesca Albanese, Annalisa Corrado, Benedetta Scuderi e Cecilia Strada, e * Rashida Tlaib — Member of the United States Congress * Jeremy Corbyn — Member of Parliament of United Kingdom * Irene Montero — Member of the European Parliament, former Spanish Minister * Manon Aubry — Member of the European Parliament, Co-Chair of The Left * Rima Hassan — Member of the European Parliament * Mustafa Barghouti — Palestinian National Initiative * Michael Fakhri — UN Special Rapporteur on the Right to Food * Diana Buttu — Palestinian-Canadian lawyer and former PLO Il programma dei lavori, che iniziano alle 8:30 e proseguono fino alle 17:30 di mercoledì 22 aprile, è pubblicato online alla pagina https://gscongress.org/#agenda Al termine del congresso, relatori e partecipanti marceranno fino al Parlamento europeo. Redazione Italia
April 22, 2026
Pressenza
Una nuova partenza verso Gaza
Partirà a giorni la nuova missione per rompere l’assedio a Gaza. Il ruolo delle soggettività organizzate in questa fase, a partire da settembre-ottobre, è stato quello di riconoscere il momento […] The post Una nuova partenza verso Gaza first appeared on notav.info.
April 20, 2026
notav.info
La vittoria della crudeltà nell’ombra della tregua
Da Barcellona a Marsiglia, da Napoli a Venezia e da diversi altri porti di tutto il Mediterraneo, le Flotille prendono il mare dirette verso Gaza. Bisogna agire, bisogna far presto. Intanto, nelle prigioni della Palestina ma anche nei cortili degli ospedali trasformati in centri di detenzione, la dignità umana viene ogni giorno spogliata e bendata. La fame, con i forni che non sono in grado di produrre pane, è strutturale, mentre oltre il sessanta per cento dei farmaci oncologici è esaurito. C’è poi la Gaza che nessuno racconta, quella dei tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze rimasti senza casa, spesso senza genitori. La tregua, ormai lo sappiamo, esiste solo sulla carta. La prepotenza ha smesso da tempo di avere bisogno di qualche maschera. La tregua in Palestina, ormai lo sappiamo, esiste solo sulla carta. La realtà palestinese si rivela, infatti, come un organismo che viene lentamente privato dell’ossigeno, basta seguire il filo rosso che unisce le celle gelide delle prigioni alle strade polverose di Gaza, dove il pane è diventato un miraggio e la cura una cosa impossibile. Quello che emerge dalle testimonianze raccolte, tra gli altri, da il manifesto e dai rapporti di agenzie come Save the Children e Oxfam non è una crisi passeggera, ma un sistema di sofferenza metodica che ha smesso persino di cercare giustificazioni. Il “vortice nero” delle carceri inghiotte vite come quella di Issa Al-Qarnawi, un fotografo che ha visto la propria esistenza ridursi a mesi di oscurità e privazioni, o quella di Mahmoud Al-Halabi, che a soli sedici anni è stato strappato alla sua famiglia mentre cercava semplicemente di rimediare del cibo durante la carestia. Nelle stanze degli interrogatori e nei cortili degli ospedali trasformati in centri di detenzione, la dignità umana viene spogliata e bendata, lasciando padri come quello di Hassan Badi a cercare tracce dei propri figli tra i resti senza nome dell’ospedale Nasser. È un dolore che la madre di Mohammed definisce “un vuoto infinito”, una nostalgia che uccide lentamente nell’attesa di una notizia che il sistema di occultamento israeliano nega con deliberata crudeltà. Fuori dalle mura delle prigioni, la violenza cambia forma ma non intensità. La fame a Gaza è diventata una minaccia strutturale: il World Food Programme documenta come la stragrande maggioranza della popolazione viva in un’insicurezza alimentare acuta, aggravata da un blocco che impedisce persino l’ingresso dei pezzi di ricambio per i generatori dei panifici. E mentre si smette di produrre pane, si smette anche di curare. I dati di “Physicians for Human Rights” ci dicono che oltre il sessanta per cento dei farmaci oncologici è esaurito; a Gaza, avere un tumore nel 2026 significa affrontare una condanna silenziosa scritta dall’assenza di chemioterapia. Intanto, in Cisgiordania, la tragedia si espande nell’indifferenza generale, con un numero di minori rimasti senza casa che è aumentato del mille per cento, delineando i contorni di una “seconda Gaza” che nessuno sembra voler vedere. Siamo ormai immersi in un tempo in cui la prepotenza e la forza non hanno più bisogno di maschere. La cronaca di questi giorni non è che la conferma di un mondo in cui la crudeltà vince e resta impunita, sovrana su un’umanità che ha imparato a restare indifferente a tutto. La Palestina è lasciata sola, non per una tragica fatalità, ma perché il potere ha deciso che la sofferenza dei suoi figli non ha più alcun peso sulla bilancia della storia. Davanti a questo naufragio della coscienza, resta un’unica, terribile questione aperta: “come rimanere umani?” Comune-info
April 19, 2026
Pressenza
Milano, in Piazza Mercanti si leggono i nomi e le testimonianze dei prigionieri politici palestinesi
Se in piazza Duomo a Milano si lotta, nella vicina piazza dei Mercanti ci si raccoglie, si riflette. In quella piazza, le donne del Silenzio per la pace, il gruppo di Porti Aperti contro le morti nel Mediterraneo e altri uomini e donne da anni si trovano regolarmente per denunciare le tante ingiustizie di questo mondo. Così il gruppo che si ritrova in piazza Duomo per la Palestina, quotidianamente, da mesi, trasversale a decine di lotte, di gruppi, di iniziative di questa città, si è dato appuntamento nella stessa piazza dove sei mesi fa aveva letto i nomi delle migliaia di bimbi uccisi a Gaza. In quell’occasione si era deciso di cercare i nomi dei 10mila prigionieri politici palestinesi per leggerli in piazza. Giusto e importantissimo leggere i nomi di coloro che sono stati uccisi, ma urgente e decisivo ricordare coloro che sono a un passo dall’abisso, rinchiusi negli inferni delle carceri israeliane. Liberarli deve essere una priorità. Se quella tra israeliani e palestinesi fosse davvero una guerra, ci sarebbero prigionieri da una parte e dall’altra, ci sarebbero le carceri israeliane e quelle palestinesi. Ogni tanto si farebbe uno scambio di prigionieri, come avviene in tutte le guerre. I gruppi armati palestinesi quel 7 ottobre ci hanno provato, malamente. Hanno cercato di avere prigionieri da scambiare. Li abbiamo chiamati per due anni ostaggi. Va bene, erano ostaggi, ma allora lo sono anche i 10mila palestinesi nelle mani degli aguzzini delle prigioni israeliane. Quei gruppi armati palestinesi ci hanno provato, gli è andata malissimo. In quanti abbiamo pensato che in fondo siano caduti in una trappola? E invece in questi due anni si è palesato il volgare razzismo coloniale dello Stato di Israele, e, ahimè, di buona parte del popolo israeliano. Da queste pagine abbiamo sempre sostenuto quella fetta di popolazione israeliana che lotta a fianco dei palestinesi, gruppi importantissimi, ma ancora insufficienti, devono crescere e crescere. Il razzismo è ancora dominante. Quel regime di apartheid si è squadernato nel momento in cui si è passati da quel rapporto che usarono i nazisti di dieci morti a uno, a quello ordinato dal governo criminale israeliano di 100 a uno. Solo 100 morti palestinesi bilanciano un morto israeliano, un ostaggio israeliano vale 100 ostaggi palestinesi. Ma è uno scambio truccato. Gli ostaggi israeliani sono stati rilasciati a poco a poco: erano uomini e donne ai quali i gruppi che li detenevano davano comunque da mangiare, quando fuori dai nascondigli, nella distruzione totale di Gaza, i bambini morivano di fame. Uomini e donne sui quali non si è sfogata la vendetta, il sadismo, non sono state inferte torture. Non sto separando questa vicenda tra “buoni” e “cattivi”, sarebbe troppo facile e ingenuo. Sto restituendo delle immagini che a gran parte dei potenti del mondo (e quindi a ruota a tutti i loro mezzi di disinformazione e propaganda) sono sembrate normali. È normale vedere uscire dalle carceri israeliane uomini distrutti, fatti a pezzi. È normale che decine e decine di prigionieri siano morti nelle carceri israeliane. È normale che molte volte non siano neppure restituiti i corpi dei morti ai loro cari, o che a questi siano stati espiantati organi. Qual è il limite? C’è? Qualcuno che ha più mezzi delle migliaia di uomini e donne che riempiono le piazze, vuole decidersi a porlo? Se fossimo nella situazione di 90 anni fa, nel 1936 in Spagna, migliaia di giovani starebbero partendo a sostenere una resistenza antifascista. Oggi credo non si faccia non perché non ci siano quei giovani, ma perché la sproporzione degli armamenti è tale che sarebbe solo un massacro in più. Forse già alla partenza ci esploderebbero i telefonini nelle tasche. In questi giorni stanno salpando ancora una volta decine di imbarcazioni verso la striscia di Gaza. Hanno armi? Neanche una. Hanno aiuti. A proposito: che fine hanno fatto gli aiuti della precedente Global Sumud Flotilla? Quelli che erano stati raccolti nei porti, che erano stati caricati? Quelli che il nostro governo a suo tempo disse: “Ma bastava dirlo, li portavamo noi, tornate pure a casa, grazie…” Vergogna. Torniamo a ieri, 17 aprile, Giornata internazionale per i prigionieri politici palestinesi. Decine e decine di donne e uomini si sono raccolti in Piazza Mercanti intorno a un leggio e a un microfono. La piazza era stata allestita magnificamente. Passando si capiva subito di cosa si trattasse. Alle 16.30 è iniziata questa Via Crucis: fogli in mano a persone che erano in fila per leggere la testimonianza di qualcuno che da dentro il carcere raccontava torture, vessazioni, violenze subite, incubi. Stringevano quei fogli come se fossero passati sotto una porta o volati da una feritoia. Parole scritte con mani tremanti da qualcuno che è riuscito ad uscire vivo (?) da quegli inferni. Scritte con le lacrime agli occhi che rende quasi impossibile scrivere. O scritte da uomini o donne che sono riusciti a farlo su pezzi di carta igienica o cartine di sigarette, o che semplicemente hanno passato queste parole di bocca in bocca fino a portarle fuori, come una piccola fiammella accesa che non deve spegnersi. Altro che fiaccola olimpica, qui c’erano lumini protetti da venti e piogge, difesi da corpi martoriati, per far uscire questi brandelli di preziosissime verità, senza le quali nulla sarebbe successo. Quelle parole dicono semplicemente questo: è successo, continua a succedere e dobbiamo fare tutto il possibile per fermare i responsabili di tali atrocità. Dobbiamo, sì, noi. Solo noi che siamo fuori possiamo salvare queste vite. Le resistenze interne non sono più possibili, il cappio si è stretto troppo. Per salvare il pilota statunitense, due settimane fa, si è mobilitato un intero esercito. Noi dobbiamo mobilitare il mondo. Ieri in Piazza Mercanti si sono ascoltate parole messe dentro a bottiglie e gettate in mare, non si è fatta una “celebrazione”. È stato un atto politico, la forte e decisa denuncia di una situazione insostenibile, ma anche una giornata di formazione per attivisti e attiviste i quali, mentre leggevano ed ascoltavano, si ripetevano dentro, uniti, stretti, con accenni di lacrime e con cuori gonfi, la versione del 2026 del motto di allora: “No pasaran!” Per la cronaca: hanno letto tra gli altri l’anziano e amato Basilio Rizzo, a lungo consigliere comunale e  l’ottantenne, ma traboccante energia Moni Ovadia; ha terminato la splendida cantante Silvia Zaru che da pochi giorni ha imparato a memoria, e con ottima pronuncia, una canzone palestinese. Grazie alle donne e agli uomini che hanno organizzato e dato vita a questo ennesimo tassello di un puzzle che somma pezzi ogni giorno, e che dovrà presto “precipitare” in una marea, a riempire le piazze, le strade, al seguito di un popolo che resiste. Oggi intanto a Milano, si misureranno le forze di una destra arrogante, capace di mentire e di ferire, simile a quella di sempre, che riesce a trascinare gente delusa e incattivita; dall’altra parte ci sarà chi si oppone a una deriva raccapricciante e vuole un mondo dove l’amore prevalga sull’odio, la vita sulla morte, la pace e la giustizia su guerra e ingiustizia.     Andrea De Lotto
April 18, 2026
Pressenza
Catania. USB ancora ‘equipaggio di terra’ per la nuova Global verso Gaza
Appuntamento di piazza il 17 e 18 aprile a Catania Non siamo ingranaggi della guerra e del genocidio Esistono questioni che non possono più essere aggirate, né nascoste dietro la retorica istituzionale: la guerra oggi passa dalle nostre mani. Passa dai porti, dagli aeroporti, dalle ferrovie. Passa dalla logistica, dall’industria, […] L'articolo Catania. USB ancora ‘equipaggio di terra’ per la nuova Global verso Gaza su Contropiano.
April 18, 2026
Contropiano