
Spagna: multe e denunce ai media che hanno svelato i poliziotti infiltrati nei movimenti
L'INDIPENDENTE - Thursday, October 15, 2026BARCELLONA – Non sembra avere fine la repressione delle istituzioni spagnole contro i movimenti sociali e contro i media che la denunciano. Questo è quello che emerge dal comunicato della redazione del giornale cooperativo El Salto Diario, che riferisce di una sanzione pecuniaria di 5.000 euro imposta dall’Agenzia Spagnola per la Protezione dei Dati (AEPD) nei confronti della testata. L’accusa è di aver riportato i nomi falsi utilizzati dagli agenti, le iniziali dei nomi reali e riferimenti alle coperture impiegate durante le operazioni di infiltrazione della Policía Nacional nei movimenti sociali. Dalla redazione denunciano inoltre che, oltre alla multa, si prevede l’obbligo di censurare profondamente gli articoli, tanto da «renderli irriconoscibili». A El Salto si aggiungono anche i media La Directa, Vila Web e Diari de Balears. Le rispettive multe ammontano in tutto a più di 30.000 euro.
Il fatto non è del tutto nuovo. Nel luglio del 2026, la redazione del giornale catalano di inchiesta La Directa denunciò l’apertura di un procedimento di sanzione da parte della AEPD per le indagini sugli agenti di polizia infiltrati nei movimenti sociali e indipendentisti. Inizialmente, le denunce non erano state ammesse a tramite, ma in seguito la direzione dell’Agencia Española de Protección de Datos ha riaperto il caso e ha dato inizio al processo di multa.
Il giornale investigativo catalano La Directa portò alla luce vari casi di infiltrazioni compiute da parte di agenti di polizia tra la Catalogna e la Comunità Valenciana tra il 2020 e il 2023. Nell’operazione di infiltrazione messa a punto dalla Comisaria General de Información de la Policia Nacional sono stati coinvolti almeno quattro agenti sotto falsa identità all’interno di alcuni movimenti sociali e indipendentisti attivi nelle regioni. Nonostante il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska non abbia mai riconosciuto quanto emerso dalle inchieste, il caos politico che ne è derivato ha fatto sì che il governo spagnolo riconoscesse che l’operazione d’infiltrazione rientrasse nella categoria degli «agenti dei servizi segreti». Queste figure, a differenza dei cosiddetti «agenti sotto copertura», non richiedono supervisione giudiziaria e, di conseguenza, sfuggono ad ogni tipo di controllo. È bene ricordare che le inchieste elaborate dai giornali incriminati hanno messo alla luce gravi lesioni dei diritti umani, quali libertà sessuale, inviolabilità del domicilio, protezione dei dati e libertà politica e di opinione.
Secondo la risoluzione dell’agenzia spagnola, i giornali, tra cui El Salto Diario, vengono accusati di diffusione di informazione personale e professionale per aver riportato i nomi falsi utilizzati nel corso degli anni dagli agenti. Secondo AEDP queste «informazioni» permetterebbero l’identificazione delle persone che tra il 2020 e il 2023 si sono infiltrate nei movimenti sociali catalani e valenziani. Oltre alle sanzioni pecuniarie, viene quindi ordinato di ritirare parte delle informazioni pubblicate tra immagini e contenuti, elemento che, secondo l’avvocato della testata Raúl Maíllo «implica mutilare i testi per impedire qualsiasi tracciabilità, qualsiasi elemento oggettivo verificabile con cui si dimostri che questi agenti abbiano commesso il reato di spionaggio».
Il Centro per la Difesa dei Diritti Umani – IRIDIA denuncia che questa modalità rappresenta «un bavaglio e un grave effetto intimidatorio sul giornalismo d’inchiesta». Va difatti sottolineato il paradosso che emerge dalla questione: mentre gli agenti di polizia infiltrati godono di impunità giudiziaria e insabbiamento istituzionale, i mezzi di comunicazione che hanno scoperchiato il caso hanno subito conseguenze legali. A questo si aggiungono le storie delle persone che hanno subito le intercettazioni: nonostante siano riconosciute da vari tribunali come vittime di tortura da parte delle forze dell’ordine, queste non hanno infatti ottenuto alcun giudizio sui fatti da nessun tribunale spagnolo.
Il caso desta particolare stupore se si tengono in considerazione le modalità con le quali sono state trattate questioni similari all’estero. Ad esempio, nel Regno Unito, i corpi di polizia e il governo britannico, davanti a casi di infiltrazione nei movimenti sociali, dopo un’ondata di proteste della società civile, si sono trovati costretti ad assumere la propria responsabilità e hanno proceduto con l’indennizzo delle vittime e un protocollo di scuse formali.
Secondo Elisabet Borreda, copresidenta del Grup de Periodistes Ramon Barnils, questo procedimento sanzionatorio rappresenta un caso di SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation). Questa strategia è finalizzata ad intimorire attraverso procedimenti legali coloro che provano a criticare le attuazioni del potere costituito. Senza la necessità stretta di vincere un determinato procedimento legale, l’istituzione riesce così a disincentivare l’impegno di settori come il giornalismo indipendente, l’attivismo e il sindacalismo attuando una repressione dei diritti della libertà d’espressione.
Mentre la politica istituzionale spagnola vive il suo momento di febbre elettorale, il caso messo in luce dalle redazioni delle testate incriminate dall’AEDP mostra come, senza l’attenzione e il sostegno della società civile, il giornalismo investigativo indipendente rischia seriamente di annegare a causa di bavagli e intimidazioni sistemiche messe in atto dalle istituzioni. Un elemento da non dimenticare, specialmente in campagna elettorale.
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