Tag - spagna

Le ombre sioniste sui disastri ferroviari spagnoli
I 68 morti dell’incidente ferroviario spagnolo, nel pieno della campagna elettorale per rinnovare il Parlamento e forse anche il governo, sono diventati un problema politico che indebolisce la posizione di Sanchez. Il fatto che l’incidente – avvenuto sulla linea dell’alta velocità, teoricamente la più sicura e sorvegliata – sia stati […] L'articolo Le ombre sioniste sui disastri ferroviari spagnoli su Contropiano.
November 3, 2026
Contropiano
Michiko Kodama, sopravvissuta a Hiroshima: “Un No categorico alla guerra e al possesso di armi nucleari”
In occasione dell’evento Mai più Hiroshima. Il ruolo della Spagna nel disarmo nucleare, abbiamo avuto modo di conversare con Michiko Kodama (Kodama-san), sopravvissuta a Hiroshima, segretaria generale della Nihon Hidankyo, Confederazione delle Associazioni delle Vittime della Bomba Atomica e Premio Nobel per la Pace 2024. L’evento, organizzato dall’Alleanza per il disarmo nucleare, si è tenuto presso l’Ateneo di Madrid. Come sta andando il viaggio in Spagna? È la mia prima visita in Spagna e in effetti si sta rivelando molto fruttuosa. Sto imparando molto, conoscendo molte persone; è molto gratificante essere qui. Attualmente in Europa ci sono molte manifestazioni contro le guerre. Ha trovato la gente più ricettiva al messaggio contro le armi nucleari? Approvo le manifestazioni, ad esempio quelle degli insegnanti che si stanno svolgendo ora in Spagna. Percepisco un clima in cui tutti cercano di lottare per proteggere i propri diritti e questo clima mi gratifica davvero. Non posso che incoraggiarvi e applaudirvi perché abbiamo davvero molte cause comuni per cui lottare. L’attuale governo giapponese vuole che il Giappone abbandoni il principio pacifista della sua Costituzione per tornare a militarizzarsi e riarmarsi. Qual è la sua opinione? Non solo a titolo personale, ma anche come attivista, insieme a tutta la confederazione, ci opponiamo frontalmente alla politica che sta portando avanti la nostra prima ministra. Invece di investire denaro per il benessere del popolo, ciò che sta facendo è acquistare armi dagli Stati Uniti. Ma c’è un motivo di speranza perché molte madri e studenti, contrari a questa politica, si stanno organizzando per manifestare davanti al Congresso. In qualità di sopravvissuta a Hiroshima, qual è il suo messaggio per la Spagna e per il mondo? Come attivista, mi impegnerò davvero con tutte le mie forze, ma la realtà in cui ci troviamo è che le bombe atomiche, le testate nucleari, stanno aumentando. Oggi ne abbiamo circa 12.000. Quando fecero esplodere la bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki, ce n’erano poche. Quindi stiamo davvero andando in una direzione chiara in cui c’è un investimento e un interesse nel mantenere le armi nucleari. Per questo voglio lanciare un appello affinché l’umanità sia consapevole che non può rivivere l’inferno che ho vissuto io o l’inferno che potrebbero vivere loro. Per me è un no categorico. Nel mio intervento voglio sottolineare e mettere in evidenza il no categorico alla guerra e al possesso di qualsiasi arma nucleare. Noi sopravvissuti abbiamo vissuto quell’esperienza, ma fino alla morte ne porteremo il peso e avremo il nostro inferno dentro di noi. La conferenza che terrò verterà proprio su questo: oltre alla mia esperienza personale, intendo sensibilizzare sull’effetto devastante delle bombe atomiche che continuiamo a portare con noi. Noi sopravvissuti non vogliamo che la seconda o la terza generazione vivano la stessa esperienza. Quale ruolo può svolgere la Spagna nella lotta per la messa al bando delle armi nucleari? Il mio desiderio è che il governo spagnolo firmi il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, ovvero che prenda coscienza del pericolo che queste possono causare e che, unendo le forze, si vada avanti per sensibilizzare l’umanità. È l’unica cosa che chiederei al governo spagnolo. Vuole inviare un ultimo messaggio o aggiungere qualche altro commento? Mi è sembrato un Paese davvero interessante perché la popolazione è molto appassionata alla politica attuale e questo mi dà speranza; imparo moltissimo da loro, dal fatto che ci sia un interesse comune alla discussione, soprattutto per il benessere della popolazione e vederlo e constatarlo qui mi ha dato molta forza. Essendo stati vittime di due bombe, il fatto che il Giappone non abbia firmato il TPAN è per noi qualcosa di incomprensibile. Quindi, insieme a questi gruppi di manifestanti, continueremo a fare pressione sul governo affinché ne prenda coscienza. È stato molto interessante sentire che in Giappone madri e giovani stanno protestando… Sono 10 anni che tengo conferenze nelle scuole superiori. Per me è stato quindi un piacere che proprio quegli studenti abbiano preso coscienza della questione, si siano recati al Congresso e abbiano raccolto firme, che poi hanno consegnato al Ministero degli Affari Esteri. E ho avuto l’onore di accompagnarli alla manifestazione, consolidando questa unione. Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo   Juana Pérez Montero
October 30, 2026
Pressenza
I tredici giorni che possono sconvolgere l’Europa
Non era mai accaduto che nel giro di tredici giorni ci fossero tre scioperi generali in Europa e uno sciopero intercontinentale. E’ quanto previsto per il 30 ottobre in Italia, il 5 novembre in Francia, l’11 novembre in Spagna. E per lo stesso 30 ottobre i sindacati dei portuali hanno […] L'articolo I tredici giorni che possono sconvolgere l’Europa su Contropiano.
October 29, 2026
Contropiano
SPAGNA: ENNESIMO INCIDENTE FERROVIARIO SULLA LINEA AD ALTA VELOCITA’. 68 LE VITTIME
Sono almeno 68 le vittime del disastro ferroviario sulla linea dell’alta velocità fra Madrid e Siviglia, con la collisione di un treno contro un altro fermo sui binari, secondo l’ultimo bilancio ufficiale del governo della Comunità autonoma di Castilla-La Mancia. Un’italiana risulta dispersa mentre altri quattro connazionali che erano a bordo di uno dei convogli stanno bene. All’origine del disastro ferroviario un guasto al sistema di segnalamento che avrebbe imposto la gestione manuale della circolazione e un operatore avrebbe dato per errore il via libera al treno poi schiantatosi contro quello fermo sui binari. Sanchez ha annunciato 3 giorni di lutto nazionale. Il Sindicato Español de Maquinistas y Ayudantes Ferroviarios (Semaf) ha espresso il suo dolore e le sue condoglianze per il grave incidente avvenuto sulla linea ad Alta Velocità Madrid-Sevilla, ha tuttavia confermato la giornata di sciopero per questo giovedì 29 ottobre. Semaf ha chiesto la massima prudenza nel valutare le possibili cause dello scontro finché i fatti non saranno chiariti con precisione e non si disporrà di informazioni ufficiali, con l’obiettivo di evitare congetture. A suo giudizio, la priorità imprescindibile in queste ore è prestare assistenza alle vittime e accompagnare i loro familiari. Parallelamente, il sindacato ha ribadito ai propri iscritti che resta confermata la convocazione dello sciopero per il 29 ottobre, proposto in difesa della sicurezza ferroviaria e per rivendicare che si rispettino gli impegni assunti in vista di promuovere un cambiamento strutturale in questo ambito. Allo stesso modo, la rappresentanza dei macchinisti ha informato il resto dei professionisti del settore che sta analizzando la messa in atto di nuove azioni e misure complementari volte a rafforzare le condizioni di sicurezza in tutta la rete ferroviaria. Nel servizio il giornalista Lorenzo Tecleme Ascolta o scarica 
October 28, 2026
Radio Onda d`Urto
[Nota di classe] Tutt* in piazza! (1/5: trasmissione intera)
Corrispondenza da Madrid con una compagna che ci aggiorna sulle mobilitazioni in corso nelle scuole e nelle università: le richieste specifiche (molto simili a quelle nostre) e la saldatura con le lotte degli altri settori sociali. Seconda corrispondenza con una genitrice dell'Albertelli che spiega quanto accaduto a tre studenti minorenni davanti al liceo sabato 24 ottobre: qui la lettera di un gruppo di loro sulla vicenda che pone seri interrogativi sulla deriva autoritaria della polizia. Stessi comportamenti avvenuti nel liceo Giordano Bruno dove la polizia è intervenuta e ha condotto in commissariato un gruppo di studenti e studentesse che avevano annunciato l’occupazione della scuola: il racconto di alcune protagoniste. Terminiamo con l'analisi politica di un docente di scuola secondaria che riflette sullo sciopero generale indetto da diversi sindacati di base per venerdì 30 ottobre. Tutt* in piazza!   
October 28, 2026
Radio Ondarossa
Spagna, scontro tra treni: decine di morti e oltre un centinaio di feriti
Due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Mora, Orgaz e Urda, nella provincia spagnola di Toledo. L’incidente è avvenuto poco prima delle 9 di questa mattina, coinvolgendo un treno della Renfe partito intorno alle 8 da Madrid, con destinazione Siviglia, e un convoglio Iryo che circolava in senso opposto. Secondo i media spagnoli, diversi vagoni sono rimasti distrutti e quattro sono deragliati, precipitando lungo una scarpata. A bordo dei convogli ci sarebbero state almeno 400 persone. Il bilancio delle vittime è in aggiornamento: i dati parziali riferiscono di almeno 30 morti e più di un centinaio di feriti. L’incidente rischia di superare, in termini di vittime, il disastro di Adamuz dello scorso gennaio, quando due treni si scontrarono lungo la stessa linea ferroviaria, provocando 46 morti e 120 feriti. The post Spagna, scontro tra treni: decine di morti e oltre un centinaio di feriti appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
L'INDIPENDENTE
La Spagna va al voto con le strade in fermento per il diritto alla casa
L’anticipo delle elezioni – che si sarebbero dovute tenere nel 2027 – è stata l’ennesima mossa del cavallo della carriera di Pedro Sánchez che verrà ricordato, tra le altre cose, sicuramente per il suo opportunismo e la capacità di cadere sempre in piedi, contro ogni pronostico: così andò nel 2023, sempre con elezioni anticipate e prima ancora contro le cospirazioni interne al suo stesso partito per escluderlo dalla leadership. Fino a poco tempo fa si parlava di un governo in agonia, senza maggioranza parlamentare e che da tre anni non riusciva ad approvare la legge di bilancio statale. Un governo costantemente sotto il fuoco incrociato della destra politica e giudiziaria e campagne di lawfare, nonché indebolito dai casi di corruzione ai vertici del PSOE. Soprattutto, un Sánchez incapace di determinare il discorso politico pubblico, in particolare dopo la tragedia di Ceuta: gestita in maniera fallimentare come problema di ordine pubblico e sicurezza nazionale, invece che come crisi umanitaria, il governo ha prestato il fianco alla retorica xenofoba della destra. Non è bastato nemmeno l’appoggio di Sánchez alla causa palestinese e le frizioni con Israele: sicuramente sono state le posizioni più coraggiose tra i partiti socialdemocratici europei ostaggi di correnti filosioniste, ma hanno avuto risalto soprattutto all’estero. Invece il tanto decantato miracolo economico spagnolo è rimasto limitato alla crescita del PIL, a cui non sono seguite misure realmente redistributive e che non è bastato a contrastare l’aumento dell’inflazione, che è più alta della media europea. Per cambiare il quadro è servita l’irruzione nel discorso politico dei movimenti sociali in difesa del diritto alla casa. Per gli Spagnoli l’accesso alla casa è il problema che più li preoccupa, prima ancora della crisi economica e l’immigrazione. Una volta scadute e non rinnovate le misure d’emergenza pianificate durante la pandemia, in particolare la moratoria degli sfratti, solo il paziente lavoro quotidiano dei sindacati degli inquilini, fatto di picchetti e supporto legale, ha evitato la totale espulsione delle classi popolari dai quartieri gentrificati. A settembre, lo sfratto violento e la successiva morte in ospedale di Maricarmen Abascal, la donna madrilena ottantasettenne e in difficili condizioni di salute, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese. Il fatto che queste mobilitazioni possano avvantaggiare i socialisti alle elezioni è un paradosso, se pensiamo che il PSOE è stato sempre difensore del primato del libero uso della proprietà privata della casa sopra ogni regolamentazione e ha fatto da tappo per una riforma strutturale del mercato degli affitti. Ma nella concitazione del picco delle proteste, il governo non ha esitato a proporre due decreti legge per venire incontro ai movimenti. Erano due decreti di diverso tenore: il primo, moderato ed emergenziale, puntava a un ulteriore blocco degli sfratti senza alternativa, esenzioni fiscali ai proprietari in cambio della riduzione degli affitti, prestiti a tasso zero garantiti dallo stato per l’acquisto della prima casa; il secondo proponeva gli affitti a tempo indeterminato. Il primo avrebbe avuto una maggioranza parlamentare – così si diceva – mentre il secondo andava incontro a bocciatura sicura perché non sufficientemente negoziato col parlamento. La sorpresa del voto contrario della destra catalanista anche al primo decreto ha fatto naufragare la proposta ed è in questo momento che il PSOE ha deciso che era arrivato il momento di sciogliere le camere e andare a elezioni, con la forza dell’ “almeno ci abbiamo provato”. In effetti, non è chiaro quanto davvero avessero voluto provarci, visto che pochi mesi prima una legge simile fu proposta dall’ala sinistra del governo (Sumar) e fu bocciata dagli stessi socialisti, come tante altre proposte analoghe precedenti. Mesi prima non c’era un movimento sociale a fare pressione, ma si sarebbero potuti evitare tanti sfratti e la morte di Maricarmen. > La campagna elettorale improvvisa mette i movimenti di lotta per la casa in > una posizione complicata: da un lato, le loro rivendicazioni sono radicali e > strutturali, difficilmente ricevibili dai socialisti; dall’altro, la paura di > un governo di estrema destra rende complicato mantenersi neutrali. In altre parole, le elezioni anticipate hanno smorzato sul nascere un conflitto che avrebbe indebolito innanzitutto il governo, e hanno costretto il movimento a ragionare a breve termine. A queste difficoltà si aggiunge la totale frammentazione dei partiti alla sinistra del PSOE: Sumar, alleanza di partiti con Ada Colau capolista, e Podemos sono ai ferri corti e andranno separati in praticamente tutti i collegi, giustificando gli appelli al voto utile per i socialisti. D’altro canto, non sarà facile per le destre appropriarsi di questo tema, PP e VOX sono piegate su posizioni trumpiste e neoliberiste e l’unico loro jolly a disposizione sarà indicare i migranti come responsabili del caro affitti (ed è da vedere se questa retorica possa far presa sull’elettorato in così poco tempo). A vantaggio delle destre c’è però l’estrema localizzazione all’ambito metropolitano sia del problema della casa che delle proteste e quindi una Spagna rurale che con tutta probabilità voterà maggioritariamente per loro. > La speranza è che il caos venga risolto non in ambito parlamentare, ma > dall’eccedenza dei movimenti. Lo sciopero generale dell’11 novembre, il primo > dal 2012, sarà uno sciopero sociale difficile da confinare in un’ottica > elettoralistica. Sono passati quindici anni dalle acampadas del 2011, che portarono a una primavera politica spagnola, a una prima rottura col regime del bipartito PP-PSOE nato dalla transizione post-franchista e all’emergere di una nuova generazione politica e di partiti come Podemos. Ora quel ciclo si sta chiudendo, forse insieme a quegli stessi partiti. Intorno al diritto all’abitare si sta ricomponendo quel movimento che negli ultimi anni è stato protagonista contro il genocidio in Palestina e le lotte per il clima, aggiungendo una rivendicazione materiale e di classe che tocca direttamente fasce di popolazione spesso escluse dal dibattito politico, senza contare che da mesi sono in mobilitazioni anche gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie, il personale medico e, più recentemente, gli studenti universitari. Le contemporanee rivolte in Francia e Italia echeggiano anche in Spagna, in analogia con le primavere arabe e i movimenti europei che nel 2011 fecero da catalizzatore per gli indignados. I presupposti ci sono tutti per una riedizione di quegli eventi, con una differenza sostanziale: se in passato le richieste erano più democrazia e meno corruzione, ora si punta al cuore del regime capitalista e di guerra, data l’evidente impossibilità di conciliarlo con nuove politiche di welfare. Tutte le foto dell’autore Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostrainformazionelibera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580 L'articolo La Spagna va al voto con le strade in fermento per il diritto alla casa proviene da DINAMOpress.
October 26, 2026
DINAMOpress
“Se questa è Europa: Ceuta mette alla prova il Patto UE su migrazione e asilo”
Dal 30 luglio 2026, Ceuta è tornata al centro del dibattito europeo. L’attraversamento non autorizzato di decine di migliaia di persone in pochi giorni ha messo nuovamente in crisi il dispositivo di frontiera tra Spagna e Marocco. L’ennesima crisi che si somma, tra le altre, alla strage di Beliounech del 2005, a quella del Tarajal del 2015 e quella di Barrio Chino del 2022.  Secondo l’Associazione Marocchina per i Diritti Umani e Caminando Fronteras, questa estate hanno perso la vita almeno 141 persone. Un numero che si aggiunge al macabro conto di vittime di una frontiera che da vent’anni continua a uccidere. L’ennesima strage, ma la prima dall’entrata in vigore del nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo. Che cosa succede quando le garanzie previste dal diritto europeo incontrano le pratiche quotidiane di una frontiera? E cosa resta di quelle garanzie per chi non riesce nemmeno ad accedere alle procedure di asilo? È a partire da queste domande che nasce “Se questa è Europa. Ceuta: il Patto UE su migrazione e asilo alla prova della prima crisi del dispositivo di frontiera” 1, il rapporto di monitoraggio giuridico curato da Nicola Datena, Luna Selimovic’ e Clara Tacconi per l’associazione di promozione sociale Le Carbet. Il rapporto ricostruisce le procedure applicate dalla Spagna tra il 12 giugno e il 13 ottobre 2026, dai giorni precedenti agli attraversamenti di massa fino allo sgombero del campo del Guano di fine settembre. L’analisi si basa sulla normativa, sui documenti ufficiali e sulle verifiche condotte direttamente sul territorio tra l’8 e il 13 ottobre ed evidenzia serie contraddizioni tra le garanzie previste dalla normativa e le pratiche adottate sul campo. FUORI DALLE PROCEDURE: ESPULSIONI SOMMARIE E RITORNI FORZATI Un primo aspetto problematico sollevato dal rapporto è che la Spagna ha iniziato ad applicare i regolamenti del Patto attraverso una semplice istruzione amministrativa, in assenza della legge nazionale di attuazione e del meccanismo indipendente di monitoraggio previsto dalla normativa europea. Ma il problema non si esaurisce nelle modalità con cui le nuove norme sono state recepite.  “Le regole del Patto valgono solo per chi arriva al CATE (Centro di Accoglienza Temporanea per Stranieri – ndr) e chiede asilo. Prima e dopo prevalgono regole esterne alla procedura, informali e non prevedibili.” Le persone che non accedono al CATE del Tarajal per formalizzare la domanda di asilo affrontano destini differenti: respingimenti a caldo, permanenze prolungate senza identificazione ed espulsioni sommarie verso il Marocco attraverso un varco nella recinzione. All’interno del rapporto, anche alcune testimonianze dirette di queste pratiche di espulsioni informali: “La polizia oggi è arrivata e ha detto ai giovani “alzatevi e venite con noi, vi porteremo al valico di frontiera, vi prenderemo le impronte digitali e scopriremo la vostra identità, chi siete. e poi vi riporteremo nei campi temporanei”. Quindi i ragazzi si sono fidati di loro, ma quando sono arrivati alla frontiera li hanno costretti ad uscire in Marocco. – R., Ceuta, 11 ottobre 2026 Oltre alle violazioni dei diritti fondamentali che comportano queste pratiche, il rapporto sottolinea anche che queste modalità di consegna non permettono nemmeno di distinguere tra rientri volontari ed espulsioni vere e proprie, sollevando serie perplessità anche sulla trasparenza dei dati ufficiali forniti dal Governo spagnolo. Foto tratte dal rapporto SGOMBERI DEI CAMPI INFORMALI E PRECARIETÀ COME STRUMENTI DI GESTIONE Un altro aspetto analizzato dal rapporto è la gestione delle persone rimaste escluse da strutture di accoglienza e di riparo dopo gli attraversamenti di questa estate.  Come denunciato da No Name Kitchen, molte persone si erano riversate nelle spiagge di Ceuta perché nelle zone boscose, dove si erano inizialmente riparate, hanno subito aggressioni notturne e rastrellamenti. Gli sgomberi dei ripari di fortuna sulle spiagge della città hanno ridotto la presenza visibile delle persone sfollate, che tuttavia non hanno ricevuto soluzioni abitative alternative: numerose persone si sono disperse nei quartieri della città e nuovamente nelle zone montuose circostanti, spesso senza accesso all’assistenza e alle tutele necessarie. Lo sgombero del campo del Guano, che conclude il periodo preso in esame dal rapporto, rappresenta una delle tappe di questo processo. > Le persone sono spaventate dall’incontro con le autorità e spesso decidono di > vivere nascoste. Accoglienza insufficiente, sgomberi, violenze e informazioni contraddittorie contribuiscono a rendere sempre più insostenibile la permanenza sul territorio. È proprio su questo punto che il rapporto solleva una delle questioni più rilevanti: la precarietà è soltanto una conseguenza dell’emergenza oppure è diventata, nei fatti, una modalità di gestione della stessa? Quando mancano un alloggio, un’assistenza adeguata e prospettive credibili, restare può diventare sempre più difficile. Il ritorno in Marocco rischia allora di apparire come l’unica alternativa possibile, anche in assenza di un provvedimento formale di espulsione. Il rapporto invita così a interrogarsi sulle forme indirette attraverso cui il controllo delle frontiere può condizionare le scelte e i movimenti delle persone migranti. “UN HOTSPOT SU SCALA TERRITORIALE”  Il report prende in considerazione anche gli effetti della gestione dell’emergenza sul territorio di Ceuta, che arriva a definire “un hotspot su scala territoriale”.  > Le persone sulla base di procedure informali di polizia sono state confinate > nell’intera città di Ceuta, senza provvedimenti individuali e senza alcun tipo > di procedura formale. La gestione dell’emergenza finisce così per coinvolgere l’intero spazio urbano, mentre l’insufficienza dell’accoglienza e la mancanza di prospettive alimentano l’isolamento di chi è rimasto bloccato a Ceuta. Il risultato è una situazione in cui le persone rimangono intrappolate in uno spazio ristretto, esposte all’incertezza delle procedure e alla difficoltà di costruire alternative alla propria permanenza. A questa situazione si aggiunge l’assenza di solidarietà da parte degli altri Stati europei, che lascia alla Spagna il peso della gestione degli arrivi senza una risposta condivisa a livello dell’Unione. Una contraddizione che interroga direttamente il principio di solidarietà sul quale dovrebbe fondarsi il sistema europeo comune di asilo. “Il Patto prometteva la condivisione della responsabilità tra Stati membri. La risposta degli altri Stati è stata la chiusura. (…) Non risulta che il meccanismo di solidarietà del Reg. 2024/1351 sia stato attivato o discusso per la Spagna. La Spagna, dal canto suo, non ha distribuito le persone nemmeno sul proprio territorio. La solidarietà si è rovesciata in contenimento.” Foto tratte dal rapporto LE QUESTIONI SOLLEVATE DAL RAPPORTO RIGUARDANO ANCHE L’ITALIA Per quanto riguarda l’Italia, le autrici del rapporto avvertono: “Il decreto del 21 luglio 2026 estende la frontiera a intere province, con il rischio di creare spazi di trattenimento come quello di Ceuta”. A partire dal caso di Ceuta, Se questa è Europa chiede quindi di concentrare la nostra attenzione oltre la gestione contingente di una crisi. Il Patto europeo su migrazione e asilo va valutato non soltanto attraverso le disposizioni che introduce, ma anche osservando cosa accade alle persone quando quelle disposizioni vengono applicate, quando le procedure non sono accessibili a tuttə e quando l’emergenza giustifica interventi che incidono sulla libertà di movimento e sulle possibilità di chiedere protezione. La questione è capire quale spazio rimanga per le garanzie fondamentali quando le procedure di frontiera diventano il principale strumento di governo della mobilità e quando l’emergenza rischia di trasformarsi in una condizione permanente. Su questo gli autori e le autrici del rapporto giungono a una conclusione netta, che non lascia spazio a dubbi: ”Alla prima prova reale, il Patto non ha mantenuto le sue promesse. Con la sua entrata in vigore i problemi sono rimasti invariati, le violazioni dei diritti fondamentali si sono aggravate e i problemi di gestione delle richieste di protezione internazionale sono diventati più complessi e macchinosi”. 1. Scarica il rapporto completo ↩︎