Wall Street brinda alla crisi: profitti in crescita del 30%

L'INDIPENDENTE - Wednesday, October 14, 2026

Mentre da un lato si assiste a una crisi energetica senza precedenti e all’impennata dell’inflazione in tutto il mondo, dall’altro le previsioni degli analisti finanziari sugli utili delle aziende quotate in borsa non sono mai state così positive. In particolare, la piattaforma economico-finanziaria FactSet rileva che nel terzo trimestre del 2026 i profitti dell’S&P 500 – uno dei principali indici azionari statunitensi di Wall Street – sono attesi in rialzo del 29,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le stime al rialzo sono trainate soprattutto dai profitti del settore energetico e, in seconda battuta, da quello tecnologico, sostenuto soprattutto dai semiconduttori. Parzialmente diversa, invece, la situazione degli indici del Vecchio continente, dove è previsto un incremento più contenuto: per lo Stoxx Europe 600 si stima un aumento dei profitti del 21%. Una differenza dovuta alla composizione dei guadagni e ai criteri di valutazione. Non c’è dubbio, comunque, che la crisi – in particolare dell’energia – stia contribuendo ad alimentare il settore finanziario con potenziali profitti record.

In particolare, le compagnie energetiche, sullo sfondo del caro petrolio, dovrebbero espandersi del 121%, grazie soprattutto alle attività di raffinazione e commercializzazione che potrebbero aumentare del 462%. Nel secondo trimestre di quest’anno, complice il rincaro dei prezzi del greggio, le otto principali compagnie petrolifere globali (Aramco, BP, Shell, Equinor, TotalEnergies, Eni, Chevron ed ExxonMobil) hanno incassato quasi 93 miliardi di dollari, secondo i calcoli del quotidiano britannico The Guardian. Nei tre mesi tra aprile e giugno il Brent ha avuto quotazioni medie di circa 100 dollari al barile rispetto ai 67 dollari dello stesso periodo nel 2025, in base a dati dell’agenzia USA  EIA (Energy Information Administration). Anche le compagnie del settore tecnologico pesano sulle previsioni al rialzo degli utili aziendali. Secondo gli analisti, il settore dovrebbe avere un aumento degli utili del 65,1 percento, trainato in particolare dai semiconduttori. Senza questi ultimi, l’alta tecnologia si accontenterebbe di un più modesto aumento del 24,4 percento. Un dato che evidenzia l’importanza delle aspettative soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Al contrario, per quanto riguarda le stime delle aziende di servizi e apparecchiature, è prevista una flessione del nove percento.

Al momento il rapporto tra il prezzo corrente dell’indice e gli utili per azione (EPS) stimati per i prossimi 12 mesi è pari a 19: ciò significa che l’S&P 500, sempre secondo FactSet, scambia a 19 volte gli utili sui prossimi dodici mesi. In altri termini, gli investitori sono disposti a pagare 19 euro per ogni euro di profitto stimato che le aziende dell’indice genereranno nell’anno a venire. Secondo gli analisti, si tratta di un dato in linea sia con la media decennale che con quella degli ultimi cinque anni. Tuttavia, questo rapporto risulta nella media proprio perché le previsioni sui profitti sono elevate, ma se queste stime venissero disattese al ribasso, il multiplo aumenterebbe anche a quotazioni invariate, cambiando il quadro della situazione. Proprio questa componente spiega la prudenza dei listini. Differente è il contesto delle borse europee dove le stime sugli utili aziendali non sono elevate come negli USA: in Europa, lo Stoxx Europe 600 scambia a 13,7 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, vale a dire al di sotto della propria media decennale. Ciò è dovuto al fatto che una parte della crescita prevista dei profitti dipende dal petrolio e potrebbe ridimensionarsi qualora le quotazioni dell’energia scendessero.

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è il punto di contatto tra margini di profitto delle aziende quotate e inflazione. Secondo gli esperti del gruppo Pharus, infatti, il margine di profitto atteso per le aziende dell’S&P 500 “ha raggiunto il 17%, un record, e nei primi nove mesi dell’anno è salito più che nei tre anni precedenti messi insieme”. Margini che si allargano significano, in parte, aziende che riescono ad alzare i prezzi più in fretta dei costi, alimentando così l’inflazione e, di conseguenza, il costo del denaro. Le banche centrali, infatti, per tenere sotto controllo l’inflazione tendono ad alzare i tassi, come sta facendo la Fed (Federal Reserve, la Banca centrale statunitense). Ma secondo alcuni economisti, perché i rialzi della Fed abbiano davvero effetto, potrebbe servire un raffreddamento dei mercati azionari.

Mentre, dunque, il mondo affronta una grave crisi energetica e inflazionistica, i mercati finanziari cercano di ottenere i maggiori profitti speculando sulle prospettive e sulle valutazioni degli indici, ma non è detto che queste ultime trovino riscontro nei risultati reali delle aziende. Una circostanza che risulterebbe ancora più difficile se gli Stati intervenissero tassando gli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere e tecnologiche, che negli ultimi mesi hanno raggiunto nuovi record.

The post Wall Street brinda alla crisi: profitti in crescita del 30% appeared first on L'Indipendente.